Capitolo 1: Piacersi e sentirsi capaci
La definizione più comunemente accettata di autostima è “valutazione globale di sé” e “orientamento positivo o negativo verso di sé”.
(S)Valutarsi
Due dimensioni dell’autostima:
- Self-liking: “Mi piaccio”, star bene con sé stessi. Risulta legato a:
- Essersi sentiti e sentirsi accettati, accolti e sostenuti;
- Ha natura affettiva, porta a ricercare l’approvazione e sguardi positivi da parte degli altri;
- Oscilla nelle dimensioni “approvato-disapprovato” come poli di minimo e massimo self-liking.
- Self-competence: “Ho talento”, pensare di avere potenzialità per riuscire. Risulta legato a:
- Percepirsi capaci nell’ottenere ciò che si desidera e nell’apprezzare i propri risultati. Si sviluppa manipolando l’ambiente con successo e facendo sì che le intenzioni si traducano in realtà;
- Ha natura cognitiva: fa particolare riferimento al senso di efficacia personale, di controllo sul proprio agire;
- Oscilla nelle dimensioni “forte-debole” come poli di minimo e massimo self-liking.
Entrambi – self-liking e self-competence – si sviluppano in un ambiente sociale (fanno perno sulle relazioni: ci fa percepire di sentirsi accolti e percepire di riuscire o venire rifiutati e fallire). Sono due dimensioni correlate: più una persona si sente accettata, più apprezza i risultati del proprio impegnarsi > è possibile risollevare una dimensione agendo sull’altra.
Piacere a chi?
Una delle principali fonti di autostima è il reflected-appraisal (valutazione riflessa), per cui le persone tendono a basare i propri personali giudizi di autostima sulle opinioni e sulle percezioni che altri esprimono sulla loro persona o anche sul gruppo (le donne, gli italiani, i giovani…).
Se l’accettazione o il rifiuto che percepiamo riguardano:
- Ciò che abbiamo fatto > sistema di fiducia:
- Credere di poter cambiare, migliorare, crescere;
- Le doti e le capacità si sviluppano nel tempo (convinzione incrementale): critica al comportamento, apertura al cambiamento, padroneggiare e superare sé stessi, flessibile;
- I risultati che si ottengono sono lo specchio di come si è cambiati.
- Ciò che siamo > sistema di paura:
- Dubitare delle proprie caratteristiche e capacità;
- Si nasce con doti e capacità predeterminate (convinzione entitaria): critica alla persona, tendenza alla chiusura, volersi dimostrare bravi, rigida;
- I risultati ottenuti sono lo specchio di chi sei.
Piacere a chi, quindi? A sé stessi: sta a noi scegliere di accoglierci in modo incrementale e con questo piacerci e migliorarci. Come fare? Cominciando con il dirsi, fino a crederci (tecnica del saying is believing per cambiare le attitudini: a forza di dirmelo, ci credo):
- Io non sono l’immagine che di me stesso offro e chi altri riflettono;
- Non posso vivere con il costante timore di deludere le aspettative altrui;
- Mi stimo per ciò che faccio, dico, esprimo, per il potenziale che sviluppo;
- Posso piacere agli altri, ma devo soprattutto piacere a me.
Non si tratta quindi di mostrarsi bravi bensì di mostrare le proprie forze, cioè di lavorare non per la propria immagine ma per la propria persona.
Riesco quindi valgo
Il contingent self-worth è il sentire di valere in base alle contingenze, ai risultati positivi, ai meriti. Vi sono persone che più di altre fanno dipendere il valore di sé – quindi anche l’autostima – dai risultati ottenuti secondo un meccanismo del tipo “riesco quindi valgo”: la loro autostima cresce di fronte a risultati in linea con le attese o superiori, diminuisce in caso contrario, con la conseguenza di un’autostima instabile.
Chi fa dipendere in misura eccessiva il valore di sé dai risultati manifesta un consistente calo nell’autostima quando ottiene risultati inferiori alle attese, mentre non ho un corrispondente incremento dell’autostima quando le cose vanno bene e i risultati confermano il suo valore > meccanismo “non sono all’altezza” > depressione, disengagement (mollare perché non fa per me, non sono portato). Rischio per aspettative elevati in ambiti centrali per sé.
Metodi:
- Ridurre il confronto sociale (confrontarsi con sé stessi, piuttosto). Tecnica dello shifting standards: pone il confronto sociale ad un livello più adeguato ma rischia di svilire e limitare (si attingono informazioni sulla propria adeguatezza dalle immagini culturalmente trasmesse). Porta a deprimersi e sottostimarsi anche se si va bene in un ambito;
- Modalità “pesce grosso nello stagno piccolo” (Big fish little pond effect): porsi in ambienti nei quali il paragone fa uscire vincenti;
- La più produttiva, definire il sé con un’immagine elaborata personalmente e non data da ciò che gli altri ci trasmettono.
Preoccupati o fiduciosi?
Differenza: il giudizio che formuliamo verso noi stessi è una sentenza oppure serve a prendere spunto per migliorarci? Due approcci:
- Self-worrying (preoccupato): caratterizzato da incertezza, preoccupazione, valutazioni negative di sé (anche a fronte di risultati positivi), paura di sbagliare, desiderio di compiacere, timore di non valere > può comportare ansia e depressione. Sostiene una motivazione mossa da paura e volta a dimostrarsi capace. Può spingere a sottostimarsi, deprimersi, sviluppare ansia, bloccarsi.
- Self-confident (fiducioso): fiducia e senso di sfida, valutazione positiva di sé (anche in seguito a risultati negativi), desiderio di competere, sicurezza di valere. Sostiene forme motivazionali caratterizzate da speranza e sentirsi capaci. Spinge all’azione, alla competizione, alla risoluzione di eventuali problemi e difficoltà.
Crescita dell’autostima
Gli individui con elevata autostima tendono ad essere emotivamente stabili, estroversi, coscienziosi, amicali e aperti all’esperienza.
- L’autostima cresce fino ai 21-23 anni, dopo di che si ha un incremento minimo, stabile fino ai 60 anni, dopo di che cala;
- Non ci sono differenze di genere nella crescita;
- Stabilità emotiva ed estroversione sono le due dimensioni che più influiscono sull’autostima;
- La percezione dello stato di salute ha un effetto minimo in senso positivo;
- Il reddito non ha influenza sulla crescita;
- L’autostima è frenata se non cresce anche la percezione di controllo (mastery), o senso di padronanza;
- Chi ha un livello d’istruzione superiore mantiene una maggiore autostima per tutto l’arco della vita.
L’autostima continuerà a crescere finché continueremo a nutrire fiducia in noi stessi, percepiremo controllo e padronanza, avremo qualcuno che farà sentire che valiamo.
Capitolo 2: Successo, motivazione e autostima
Insucesso e autostima
Differenza tra chi soccombe al fallimento e chi ne trae forza. Due strategie:
Modalità self-defin...
-
Riassunto esame Psicologia della personalità, prof. Moè, libro consigliato Autostima, cos'è e come si coltiva, Moè
-
Riassunto esame Psicologia della personalità e delle differenze individuali, docente De Beni, libro consigliato "Ps…
-
Riassunto esame di Psicologia della personalità e delle differenze individuali, docente Moè, libro consigliato Psic…
-
Riassunto esame Psicologia della Personalità e delle differenze individuali, prof. Moè, libro consigliato "Psicolog…