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Lo specchio dell'io

Capitolo 1

Occuparsi dell'autoritratto da un punto di vista psicologico è diverso dal punto di vista storico o estetico. La dimensione psicologica è in questo senso un elemento accessorio che però, nel caso dell'autoritratto, assume un ruolo oggettivamente importante. Alcune volte si tende a proiettare sul passato tensioni ed inquietudini che appartengono all'età contemporanea, caricando l'autoritratto di valenze che non gli appartengono.

Nel passato molti autori si auto-figurano in veste di pittori, magari ad imitazione dei maestri del passato e non hanno molto di intimistico. L'opera diventa la proiezione del modo in cui l'artista ritiene di essere visto o di dover essere visto, è rivolto agli altri e non è molto personale. L'autoritratto in sé, invece, per il tempo che l'artista impiega a stare solo con se stesso e a contemplarsi, a confrontarsi con la propria immagine allo specchio, ha una forte ricaduta psicologica.

Non solo autoritratti di artisti

Un problema dell'autoritratto è quello dell'uomo con la propria immagine, al di là del fatto che egli si faccia o no l'autoritratto. Il difficile rapporto dell'uomo con la propria immagine è un bisogno profondo ed è comune a tutti gli uomini e non solo agli artisti. Occuparsi dell'autoritratto significa cercare di cogliere l'essenzialità del gesto. L'artista ha un grande grado di consapevolezza artistica, dovendo tener conto di norme e canoni tradizionali, non è completamente libero.

Autoritratto come autoproiezione

Non tutti gli artisti amano autoritrarsi. Esiste l'autoritratto esplicito e autoproiezione che comprende anche l'autoritratto nascosto tra le altre figure. Questo sta all'origine dell'autoritratto, quando non c'erano le condizioni storiche, sociali e culturali perché l'artista potesse autorappresentarsi in modo diretto.

Il primo esempio (secondo Cicerone) è stato quello di Fidia che si sarebbe autoritratto nella figura di Dedalo sullo scudo di Minerva. È frequente l'autoritratto celato nell'opera, dove l'artista figura tra i santi o tra i volti anonimi. Esempio: Giotto nell'affresco Giudizio universale nella Cappella degli Scrovegni a Padova.

Autore mascherato è la modalità di autorappresentarsi più diffusa nel basso medioevo e del Rinascimento. Il pittore recita una parte di un personaggio presente in una storia, guarda verso lo spettatore, occupa uno spazio privilegiato per questo è identificabile. L'autoritratto da visitatore invece segna un posto in avanti sulla via della coscienza, si presenta come un corpo estraneo alla storia al cui interno penetra (esempio: Dürer, martirio dei 10.000 cristiani).

Abbiamo anche l'inserimento contestuale dell'autore, in cui l'artista si figura all'interno della propria opera non come personaggio ma bensì come ritratto (esempio: Perugino, al Cambio di Perugia). Queste varie forme di autorappresentazione sono un modo che consente all'artista di essere comunque presente all'interno delle proprie opere e testimoniare la propria presenza.

L'autoritratto nelle vesti di altri

Il fatto di rappresentarsi nelle vesti di altri può implicare un processo di identificazione con il personaggio scelto e avere quindi una certa rilevanza psicologica. Rappresentarsi nei panni di Cristo costituisce un caso particolare, data l'elevata valenza simbolica ma anche psicologica di questa identificazione che può far pensare a un complesso di onnipotenza da parte dell'artista. Dürer nell'autoritratto del 1500: secondo Panofsky questa identificazione con Cristo da parte di Dürer non va identificata come una forma di blasfemo narcisismo ma va collocata nel particolare contesto ideologico e iconografico del tempo.

L'autoritratto nascosto o in veste di altri non è solo una prerogativa del passato, ma lo si trova anche in epoca contemporanea, seppure in modalità diverse. Anche nell'autoritratto contemporaneo l'artista si rappresenta in più versioni, partendo da quello che gli è proprio, l'essere pittore, a finire, come nel caso di Picasso, ad essere un pugile.

L'autoritratto come travestimento

Negli artisti c'è innata la tendenza al travestimento, che si riallaccia al bisogno profondo di ogni uomo: quel bisogno di essere e sperimentare tutto di cui parla Freud. Interprete d'eccezione Duchamp.

Un esempio è anche quello di Picasso. Nel suo caso l'autoritratto non rientra nello scavo interiore, nell'angoscia della scoperta dell'altro in sé e quindi nella perdita dell'identità. In Picasso c'è, in opposto, il bisogno di riconoscersi sempre in personaggi nuovi e questa dimensione altra non lo spaventa affatto, anzi diviene una delle ragioni della sua arte. Picasso vuole riconoscersi ed essere riconosciuto in questa molteplicità.

Ritratti in forma di autoritratti e autoritratti in forma di ritratti

Ci sono sia ritratti in forma di autoritratti (nel caso di Marzia rappresentata mentre dipinge il suo autoritratto), sia autoritratti in forma di ritratti come quadri già dipinti (Perugino al Cambio di Perugia).

Autoritratto mentale e autoritratto come negazione di soggettività

Vi sono molti autoritratti che mirano a una discreta somiglianza fisica e ve ne sono altri che, senza venir meno a questa somiglianza si autoraffigurazione fisica, vogliono essere soprattutto l'espressione di un'emozione interna, di un sentimento.

Che dire poi dell'autoritratto mentale: l'artista non vuole rappresentare il suo volto, ma vuole dare un volto alla sua anima, al suo mondo interiore, al suo stato mentale. Ci troviamo di fronte ad un autoritratto come oggettivazione della psiche dell'autore. In questi casi il concetto fisico è secondario (Bacon).

Un altro caso è quello dell'autoritratto somigliante fisicamente ma la cui valenza non è psicologicamente quella di un'autorappresentazione. L'artista si serve del proprio corpo e del proprio viso per esprimere concetti, condizioni, tematiche che hanno poco a che fare con la propria persona (Warhol, Magritte).

Autoritratto e poetica funzionale

L'idea poetica funzionale può essere associata a quella che possiamo definire una semplice pulsione autobiografica, cioè al fatto che l'artista si rappresenta comunque attraverso la propria opera, sentendo che fisicamente gli appartiene, come nel caso della scrittura.

Autoritratto e pulsione autobiografica

Una distinzione va fatta per l'autoritratto inteso come riproduzione grafica della propria immagine e quello di universale pulsione autobiografica. Un artista può riprodurre nell'opera qualcosa che appartiene al suo mondo: come oggetti o figure che alludono al suo privato. Altre volte questa pulsione autobiografica si esprime semplicemente nel bisogno di lasciare una traccia del proprio vissuto attraverso l'opera, come prolungamento del sé.

L'autorappresentazione pre-fisiognomica e l'autoritratto come impronta

Autoritratti che nascono dalle impronte, lasciate anche senza intenzione, ma che possono essere sentite come testimonianze esplicite di un corpo e del suo passaggio. L'impronta rispetto all'ombra o al riflesso possiede una fisicità, una materialità, che è per sé un'oggettivazione dell'io, del corpo che lo rappresenta.

L'impronta, a differenza dell'ombra o del riflesso, può contare su una sua autonomia e su una stabilità e una durata che la rendono indipendente dall'oggetto che l'ha marcata: l'impronta esiste anche quando l'oggetto è assente. Quando l'uomo decide intenzionalmente di lasciare una propria traccia, come per testimoniare il suo passaggio, prevede l'uso dell'impronta per essere inequivocabilmente associata alla propria persona.

Ombra e riflesso

Il ritratto e l'autoritratto come impronta sono strettamente associati al motivo dell'ombra e del riflesso. L'impronta assicura la durata, lo specchio la somiglianza e l'ombra la continuità. Il profilo dell'ombra è collegato all'origine del ritratto, mentre la frontalità dello specchio e del suo riflesso dell'autoritratto.

L'ombra non supporta bene la frontalità dell'autoritratto, riducendosi a una macchia nera priva di riconoscibilità fisionimica.

Gli autoritratti non ritratti e il meccanismo della protezione

Alcune volte si parla di autoritratto con opere che non hanno nulla dell'autoritratto. Secondo Rella, la stanza da letto di Van Gogh sarebbe un autoritratto. Soprattutto il Campo di grano con corvi è un autoritratto che rende conto di una verità oggettiva: l'autoritratto al pari dell'autobiografia può elaborare i suoi contorni senza però che tutto diventi autoritratto. È un'idea di identificazione.

I meccanismi di identificazione, nella misura in cui l'artista si identifica negli oggetti, persone e situazioni, fanno sì che rappresentando quelle figure rappresenti se stesso. Ci troviamo nell'ambito della poetica dell'artista come ad esempio Antonio Ligabue che aveva un rapporto stretto con la natura e con gli animali e si può dire che quando dipinge gli animali infondo dipinge se stesso come animale. Anche le nature morte di Frida Kahlo, fungono da autoritratti.

Nei bambini e nei malati mentali, con un psichismo più elementare e originario, di solito non c'è un'immediata pulsione alla rappresentazione della propria immagine ma tendono a rappresentarsi attraverso immagini e figure (alberi, case, animali, etc).

Autobiografia e autoritratto

Potremmo pensare a un'omologia sul piano psicologico tra autobiografia e autoritratto. Ma ci sono differenze nel pensiero visivo e quello verbale: il primo è più vicino all'inconscio ed è più diretto ed emozionale, invece il secondo è più articolato e descrittivo e quindi più simile a un pensiero cosciente. L'uomo attraverso l'autobiografia e l'autoritratto intende sempre comunicare qualcosa e la parola è il veicolo privilegiato per esprimere la consapevolezza della complessità delle cose.

Nel caso della pittura d'autore, con il controllo dell'immagine formale con l'uso di codice, è molto forte e quindi può risultare anche qui ingenuo parlare di comunicazione primitiva-emozionale. Il generale impatto emotivo di un'immagine, comunque, è più violento e meno contenibile di un testo scritto. Rappresentarsi attraverso le parole e l'immagine non è la stessa cosa. La scrittura risulta più adatta perché permette di descrivere dettagli; la pittura o la fotografia invece nell'immagine racchiude specificità e frammentarietà. Infatti, ogni autoritratto costruisce un momento particolare di vita di un'artista.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Donato-93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dell'arte e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Ferrari Stefano.
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