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Riassunto esame di Principi e tutela dei BBCC, prof. Dalli, libro consigliato Codice dei Beni Culturali Appunti scolastici Premium

Sunto per l'esame di Principi e Tutela dei Beni Culturali del prof. Dalli, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Codice dei Beni Culturali (parte I e II compresa negli appunti), dell'università degli Studi di Pisa - Unipi.

Esame di Principi e Tutela dei Beni Culturali docente Prof. G. Dalli

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ESTRATTO DOCUMENTO

La conversione di un appartamento in un ristorante

*

Cosa hanno in comune queste opere/lavori?

Incidono sull'integrità del bene in modo potenzialmente pregiudizievole

1. NON sono diretti alla conservazione di esso ma hanno altre finalità, riconducibili all'interesse (privato)

2. dei proprietari dello stabile

Altre opere/lavori sullo stesso edificio:

il consolidamento strutturale (adeguamento alla normativi antisismica)

* Il rifacimento delle facciate

* Il restauro della superfici decorate

* La rimozione dell'intonaco per mette in luce una parte affrescata

*

Cosa hanno in comune?

Sono anche queste opere/lavori che incidono sulla integrità del bene, anch'essi potenzialmente lesivi

1. In tutti questi casi però, la finalità è quella conservativa

2.

Entrambi i gruppi di interventi sono potenzialmente pregiudizievoli quindi hanno bisogno di una

autorizzazione da parte del Ministero.

Misure di conservazione (artt. 29 e segg.) [elencazione delle modalità di restauro]

1. La conservazione del patrimonio culturale è assicurata mediante una coerente, coordinata e

programmata attività di studio, prevenzione, manutenzione e restauro.

2. Per prevenzione si intende il complesso delle attività idonee a limitare le situazioni di rischio

connesse al bene culturale nel suo contesto. [la definizione del codice sembra richiama re il concetto

di misure di protezione e carattere limitativo. In realtà la prevenzione è un misura di protezione e

carattere conservativo. La differenza, ciò che caratterizza la prevenzione è il fatto che si un obbligo

di fare. La norma ci impone interventi di prevenzione.]

quale differenza rispetto alle altre due misure di conversazione ovvero manutenzione e restauro?

12/04/2016

Protezione e conservazione

Prevenzione -> in quanto rivolta al "contesto" in cui è collocato il bene, la "prevenzione" si definisce misura

conservativa "indiretta" perché non si tocca il bene.

Proprio per differenziarsi

Nello scavo archeologico

Lo studio e i saggi preliminari per individuare la zona ove si presume si trovino i reperti

Allestimento del cantiere

La messa in sicurezza del cantiere di scavo

La collocazione di una copertura al cantiere per proteggere i reperti e il lavoro degli archeologi

Tutte attività riconducibili alle fasi di studio e prevenzione.

La conservazione (art. 29)

"3. Per manutenzione si intende il complesso delle attività e degli interventi destinati al controllo

delle condizioni del bene culturale e al mantenimento dell'integrità, dell'efficienza funzionale e

dell'identità del bene e delle sue parti.

4. Per restauro si intende l'intervento diretto sul bene attraverso un complesso di operazioni

finalizzate all'integrità materiale ed al recupero del bene medesimo, alla protezione ed alla

trasmissione dei suoi valori culturali. Nel caso di beni immobili situati nelle zone dichiarate a rischio

sismico in base alla normativa vigente, il restauro comprende l'intervento di miglioramento

strutturale. 40

Manutenzione Restauro

controllo condizioni recupero

integrità/identità materiale Identità culturale

La manutenzione: serve a mantenere l'integrità di ciò che è "visibile" dell'opera

Il restauro: serve e recuperare ciò che è ancora nascosto/inespresso

Misure di protezione:

Limitative Esecutive

(obblighi di fare)

Divieti studio - opere e lavori

Opere e lavori-> sul "contesto" o indiretti (prevenzione) - manutenzione - restauro

Perché il legislatore

Art. 34 - Definizione di restauro (testo unico - 1999)

1- ai fini del presente Capo, per restauro si intende l'intervento diretto sulla cosa volta e mantenere l'integrità

materiale e ad assicurare la conservazione e la protezione dei suoi valori culturali

Nel testo unico (1999) la conservazione era riferita solo al restauro

Con il codice del 2004 con conservazione si intende anche la manutenzione, la prevenzione lo studio e

ovviamente anche il restauro.

Si è voluto includere espressamente tutta una serie di attività, oltre il restauro di contributi statali e

agevolazioni fiscali.

Art. 29 comma 6

"6. Fermo quanto disposto dalla normativa in materia di progettazione ed esecuzione di opere su beni

architettonici, gli interventi di manutenzione e restauro su beni culturali mobili e superfici

decorate di beni architettonici sono eseguiti in via esclusiva da coloro che sono restauratori di beni

culturali ai sensi della normativa in materia."

Professionalità necessarie:

Architetti

• Conservatori beni culturali

• Paesaggisti

• Ingegneri

• Articolo 9-bis (Professionisti competenti ad eseguire interventi sui beni culturali)

In conformità a quanto disposto dagli articoli 4 e 7 e fatte salve le competenze degli operatori delle

1. professioni già regolamentate, gli interventi operativi di tutela, protezione e conservazione dei

beni culturali nonché quelli relativi alla valorizzazione e alla fruizione dei beni stessi, di cui ai titoli

I e II della parte seconda del presente codice, sono affidati alla responsabilità e all'attuazione,

secondo le rispettive competenze, di archeologi, archivisti, bibliotecari, demoetnoantropologi,

antropologi fisici, restauratori di beni culturali e collaboratori restauratori di beni culturali, esperti

di diagnostica e di scienze e tecnologia applicate ai beni culturali e storici dell'arte, in possesso di

adeguata formazione ed esperienza professionale.

Le misure di conservazione, a differenze delle misure di protezione consistenti in divieti (obblighi di non

fare), si esprimono in un dovere positivo "di fare" imposto per legge al proprietario.

41

Quanto dovere riguarda tutti i soggetti proprietari possessori o detentori di BBCC senza distinzione tra:

> soggetti pubblici

> soggetti privati

Art. 30 - obblighi conservativi

"1. Lo Stato, le regioni, gli altri enti pubblici territoriali nonché ogni altro ente ed istituto pubblico hanno

l'obbligo di garantire la sicurezza e la conservazione dei beni culturali di loro appartenenza.

3. I privati proprietari, possessori o detentori di beni culturali sono tenuti a garantirne la conservazione."

Interventi conservativi:

Interventi volontari -> dovuti per legge, ma l'iniziativa è del PPD -> art. 31

Imposti -> dovuti per legge, ma l'iniziativa è del MiBACT -> artt. 32-33:

Esecuzione indiretta (provvede il PPD)

• Esecuzione diretta (provvede il ministero che manda i restauratori)

N.B. Gli oneri sono sempre a carico del PPD

I costi degli interventi sono sempre a carico del proprietario, possessore o detentore del bene?

Il Codice prevede la possibilità che il ministero sostenga i costi

Oneri in tutto o in parte a carico del MiBACT (artt. 34 e 35)

In quali casi e per quanto?

Interventi VOLONTARI -> a discrezione del MiBACT fino al 50%*

Interventi IMPOSTI ->*

(Entrambi gli interventi)*:

Interventi di particolare rilevanza

A. Relativi a beni in uso o godimento pubblico

B.

Fino al 100%

Tipologia di contributo statale (MiBACT)

Artt. 36 e 37

"In conto capitale" ovvero:

A.

Il MiBACT rimborsa le spese sostenute dal PPD

A lavori ultimati

A. Per S.A.L.

B.

B. "In conto interessi" ovvero:

Il MiBACT paga gli interessi alle banche che hanno prestato i soldi al PPD

Agevolazione fiscali (min. Economia e comuni)

Art. 31, comma 2

Articolo 38 (Accessibilità al pubblico dei beni culturali oggetto di interventi conservativi)

"1. I beni culturali restaurati o sottoposti ad altri interventi conservativi con il concorso totale o

parziale dello Stato nella spesa, o per i quali siano stati concessi contributi in conto interessi, sono

resi accessibili al pubblico secondo modalità fissate, caso per caso, da appositi accordi o

convenzioni da stipularsi fra il Ministero ed i singoli proprietari all'atto della assunzione dell'onere

della spesa ai sensi dell'articolo 34 o della concessione del contributo ai sensi degli articoli 35 e 37."

Procedimento di autorizzazione (art. 21, comma 5). -> (è un procedimento amministrativo)

Interventi volontari

Istanza dell'interessato -> progetto o descrizione tecnica dell'intervento -> Soprintendenza: > No (con la

motivazione); > Sì; > Sì con prescrizioni 42

Domanda

Se la Soprintendenza resta siete scaduto il termine del procedimento autorizzatorio (120 gg.)?

Che significa questo silenzio?

Il silenzio non ha alcun significato. La Soprintendenza è inadempiente ad un obbligo (di provvedere)

previsto dalla legge. (Ci si può rivolgere al TAR)

Il procedimento di esecuzione (art. 33) -> (è un procedimento amministrativo)

Interventi imposti

D'ufficio la Soprintendenza sulla base di una relazione tecnica che giustifica la necessità di un intervento

conservativo -> manda una comunicazione al proprietario del bene ->PROCEDIMENTO

AMMINISTRATIVO -> PROVVEDIMENTO AMMINISTRATIVO: a. Esecuzione indiretta: l'intervento

deve presentare un progetto -> vedi la procedura di autorizzazione; b. Il MiBACT provvede direttamente

N.B. Il proprietario che lascia deteriorare il bene commette un illecito ed è sottoposto a sanzioni.

Fino ad ora abbiamo visto la fisiologia del sistema di protezione dei BBCC;

Sinteticamente:

Sono proprietario del BC:

Non posso eseguire opere/lavori che pregiudichino l'integrità del bene (divieto)

A. Non posso mutarne l'utilizzo se la nuova destinazione è incompatibile con la natura culturale del bene

B. (divieto)

Prima di intervenire su di esso, anche per finalità conservative (obbligo di fare), devo sempre chiedere

C. l'autorizzazione preventiva alla soprintendenza (divieto)

Ottenuta l'autorizzazione, mi devo attenere alle eventuali indicazioni operative che questa mi ha dato

D. (prescrizioni)

La patologia del sistema:

Eseguo opere/lavori che pregiudicano l'integrità del bene (divieto)

A. Utilizzo il bene in modo incompatibile con l'interesse culturale che lo caratterizza (divieto)

B. Eseguo su bene un intervento conservativo (obbligo di fare), senza aver prima chiesto l'autorizzazione

C. alla soprintendenza (divieto)

Ho ottenuto l'autorizzazione, ma non rispetto le indicazioni operative che mi ha dato la soprintendenza

D. (prescrizioni)

Come fa il Ministero ad accorgersi della patologia del sistema?

Artt. 18 e 19

Art. 18 - Vigilanza

"1. La vigilanza sui beni culturali, [...] compete al Ministero."

Articolo 19 (Ispezione)

"1. I soprintendenti possono procedere in ogni tempo, [...] ad ispezioni volte ad accertare l'esistenza e

lo stato di conservazione o di custodia dei beni culturali."

Vigilanza e ispezioni sono prerogative "strumentali" per l'esercizio della funzione di tutela. -> Capo (II) del

Titolo II del Codice

13/04/2016

1750: Proibizione Cardinale Valenti Gonzaga

1802: Editto Card. Doria Pamphilij

1820-21: Editto Pacca

Protezione e conservazione

Art. 18 - Vigilanza

"1. La vigilanza sui beni culturali, [...] compete al Ministero."

43

A chi compete?

Al MiBACT

Su che cosa?

1. Sui BBCC (pubblici e privati)

2. Sulle cose. Di cui l'art. 12 comma 1 ovvero

Di proprietà pubblica e "assimilata"

• Che devono ancora essere oggetti di "verifica"

3. Sul contesto/ambiente in cui sono collocati

le cose di proprietà privata non ancora dichiarate di interesse culturale (art. 13) -> vedi Ispezione (art. 19)

Articolo 19 (Ispezione)

"1. I soprintendenti possono procedere in ogni tempo, [...] ad ispezioni volte ad accertare

l'esistenza e lo stato di conservazione o di custodia dei beni culturali."

Se posso "accertarne l'esistenza", evidentemente e si deve trattare di una cosa che non + stata ancora

"dichiarata"n bene "potenzialmente" ovvero non ancora esistente.

Vigilanza e ispezioni sono prerogative "strumentali" per l'esercizio della funzione di tutela. -> Capo (II) del

Titolo II del Codice.

Cosa succede dopo che il MiBACT ha riscontrato una patologia del sistema (un violazione della regole)?

Il ministero che prerogative ha?

Accertata violazione dei divieti e delle prescrizioni imposte dal Codice e/o dal Ministero -> Misure cautelari

(art. 28) -> ordine di sospensione

Articolo 28 (Misure cautelari e preventive)

"1. Il soprintendente può ordinare la sospensione di interventi iniziati contro il disposto degli

articoli 20, 21, 25, 26 e 27 ovvero condotti in difformità dall'autorizzazione.

2. Al soprintendente spetta altresì la facoltà di ordinare l'inibizione o la sospensione di interventi

relativi alle cose indicate nell'articolo 10, anche quando per esse non siano ancora intervenute la

verifica di cui all'articolo 12, comma 2, o la dichiarazione di cui all'articolo 13.

3. L'ordine di cui al comma 2 si intende revocato se, entro trenta giorni dalla ricezione del

medesimo, non è comunicato, a cura del soprintendente, l'avvio del procedimento di verifica o di

dichiarazione."

A contenuto limitativo (DIVIETI)

prescrizioni di tutela indiretta (artt. 45 - 47)

1. Autorizzazione per mostre ed esposizioni (art. 48)

2. Manifesti e cartelli pubblicitari (art. 49)

3. Articolo 45 (Prescrizioni di tutela indiretta)

"1. Il Ministero ha facoltà di prescrivere le distanze, le misure e le altre norme dirette ad evitare che

sia messa in pericolo l'integrità dei beni culturali immobili, ne sia danneggiata la prospettiva o la

luce o ne siano alterate le condizioni di ambiente e di decoro."

Sintesi:

Il MiBACT

• Norme

• Evitare

• Pericolo

• Integrità dei BBCC immobili

Qual è la differenza con la misure di prevenzione (art. 29 - comma 2)?

Articolo 45 (Prescrizioni di tutela indiretta) -> divieto

44

"1. Il Ministero ha facoltà di prescrivere le distanze, le misure e le altre norme dirette ad evitare che

sia messa in pericolo l'integrità dei beni culturali immobili, ne sia danneggiata la prospettiva o la

luce o ne siano alterate le condizioni di ambiente e di decoro.

Articolo 29 (Conservazione) -> obbligo di fare -> rivolto al proprietario

"2. Per prevenzione si intende il complesso delle attività idonee a limitare le situazioni di rischio

connesse al bene culturale nel suo contesto"

Rischio= Pericolo

In comune:

Il fine: eliminare i rischi per l'integrità del bene

L'oggetto: il contesto in cui è collocato il bene

Diverso

La natura giuridica dell'obbligo (divieto =/= obbligo di fare)

L'identità del soggetto destinatario

In particolare

Sulla natura giuridica dell'obbligo imposto dal vincolo di tutela indiretta

Vincolo di tutela indiretta

Divieti ("...prescrivere la distanze, le misure e le altre norme...")

Obblighi di NON FARE

Non è una "misura conservativa" poiché non impone interventi.

Vengono definite indirette perché riguardano il contesto.

A differenza della prevenzione questo contesto non è nella disponibilità del PPD del bene (immobile).

Le prescrizioni si rivolgono ai:

Proprietari degli immobili o delle aree vicini

1. Che non hanno di per sé interesse culturale

2.

Vincolo di tutela indiretto

La prescrizioni/norme riguardo il "contesto" in cui il bene è collocato (come li misure di prevenzione)

È quindi una misura di protezione "indiretta" in quanto attua una forma di tutela del bene culturale che si

rivolge all'esterno di questo ("...evitare che sia messa in pericolo...").

Articolo 49 - Manifesti e cartelli pubblicitari

1. È vietato collocare o affiggere cartelli o altri mezzi di pubblicità sugli edifici e nelle aree tutelati

come beni culturali. Il collocamento o l'affissione possono essere autorizzati dal soprintendente

qualora non danneggino l'aspetto, il decoro o la pubblica fruizione di detti immobili. [...]

2. Lungo le strade site nell'ambito o in prossimità dei beni indicati al comma 1, è vietato

collocare cartelli o altri mezzi di pubblicità, salvo autorizzazione rilasciata ai sensi della normativa in

materia di circolazione stradale e di pubblicità sulle strade e sui veicoli, previo parere favorevole

della soprintendenza

[...]

3. In relazione ai beni indicati al comma 1 il soprintendente, valutatane la compatibilità con il loro

carattere artistico o storico, rilascia o nega il nulla osta o l'assenso per l'utilizzo a fini pubblicitari

delle coperture dei ponteggi predisposti per l'esecuzione degli interventi di conservazione, [...]

La norma prende in considerazione tre ipotesi:

Cartelli o altri mezzi di pubblicità di collocare su edifici o nelle aree tutelate

1. Lungo le strade site in prossimità o nell'ambito degli edifici o aree tutelate

2. Coperture dei ponteggi nel caso di interventi conservativi sui beni o in aree tutelate

3.

Articolo 48 - Autorizzazione per mostre ed esposizioni

45

Il "prestito" consiste in:

Uno "spostamento" (circolazione materiale)

1. Temporaneo

2. Art. 21 (Interventi soggetti ad autorizzazione)

"1. Sono subordinati ad autorizzazione del Ministero: a) la rimozione o la demolizione, anche con

successiva ricostituzione, dei beni culturali;

b) lo spostamento, anche temporaneo, dei beni culturali mobili, salvo quanto previsto ai commi 2 e

3;

2. Lo spostamento di beni culturali, dipendente dal mutamento di dimora o di sede del detentore, è

preventivamente denunciato al soprintendente, che, entro trenta giorni dal ricevimento della

denuncia, può prescrivere le misure necessarie perché i beni non subiscano danno dal trasporto."

Articolo 48 (Autorizzazione per mostre ed esposizioni)

E' soggetto ad autorizzazione il prestito per mostre ed esposizioni: a) delle cose mobili indicate

1. nell'articolo 12, comma 1; b) dei beni mobili indicati nell'articolo 10, comma 1; c) dei beni mobili

indicati all'articolo 10, comma 3, lettere a), ed e); d) delle raccolte e dei singoli beni ad esse

pertinenti, di cui all'articolo 10, comma 2, lettera a), delle raccolte librarie indicate all'articolo 10,

commi 2, lettera c), e 3, lettera c), nonché degli archivi e dei singoli documenti indicati all'articolo

10, commi 2, lettera b), e 3, lettera b).

Cosa deve valutare il Ministero per rilasciare l'autorizzazione?

Esigenze di "conservazione" dei beni

1. Esigenze di "fruizione" pubblica, per i beni di proprietà statale

2.

A quali condizioni rilascia l'autorizzazione?

Adozione, da parte del richiedente, delle misure necessarie per garantire l'integrità del bene

1. Stipula di polizza assicurativa contro i danni adeguata al valore di beni prestati

2.

CIRCOLAZIONE INTERNAZIONALE

(Artt. 64-bis e segg.):

- La nozione di "circolazione"

- Le norme del Codice in tema di "circolazione"

- Uscita definitiva

- Uscita temporanea

- L'attestato di libera circolazione

- L'acquisto coattivo

- L'ingresso nel territorio

Con il termine "circolazione" il Codice si riferisce a due ipotesi:

Al passaggio della proprietà (circolazione giuridica)

A. Al trasferimento fisico o materiale del bene da un luogo ad un altro (circolazione materiale)

B.

Circolazione giuridica

Beni mobili.- beni immobili

Circolazione materiale

C.

Beni mobili

"Potere di fatto" (possesso - detenzione) =/= "circolazione materiale" (spostamento da un luogo ad un altro)

Il trasferimento del possesso a seguito, ad esempio nel caso di vendita riguarda sia i beni culturali mobili, sia

i beni culturali immobili nel senso che il nuovo proprietario dell'immobile vi si trasferirà o comunque,

materialmente lo gestirà e utilizzerà secondo i propri interessi (possesso o potere di fatto)

Il possesso si trasferisce a un soggetto ad un altro ma il bene resta fermo.

46

Nel caso di vendita di un bene mobile, di solito, il nuovo proprietario (acquirente) lo trasferirà presso la

propria sede o dove meglio crede.

Anche in questo caso si trasferisce il possesso da un oggetto ad un altro, ma, a differenza di prima, si sposta

anche il bene -> Potere di fatto + spostamento materiale

Nella maggior parte die casi la "circolazione giuridica" e la "circolazione materiale" di beni mobili

coincidono nel senso che la prima comporta anche la seconda

Oppure la circolazione giuridica non comporta sempre anche la circolazione materiale

es. Vendo la mia collezione vincolata con l'accordo che essa rimarrà esposta presso la mia galleria ove si

trova attualmente

Circolazione giuridica e circolazione materiale COINCIDONO

A. Circolazione giuridica e circolazione materiale NON COINCIDONO

B. Circolazione materiale senza circolazione giuridica

Circolazione giuridica senza circolazione materiale

Le norme del Capo IV del codice si occupano della sola "circolazione giuridica" (vendita, trasferimento

proprietà)

Sia dei beni mobili, sia dei beni immobili

1. Senza distinzione tra circolazione (giuridica) in ambito nazionale o internazionale e

2. Imponendo:

3. Divieto di alienazione (BBCC pubblici)

• Obbligo di preventiva autorizzazione (BBCC pubblici)

• Obbligo di denuncia (BBCC privati)

Le norme Capo V si occupano esclusivamente della "circolazione materiale"

Die soli nemo materiali

1. In ambito internazionale ovvero dell'uscita e dell'entrata nel territorio nazionale e della UE

2. Imponendo:

3. Divieti all'uscita definitiva

Autorizzazione all'uscita temporanea

La norme del Capo III (art . 21) si occupa della circolazione materiale in ambito nazionale

19/04/2016

Le norme sulla circolazione materiale internazionale

uscita definitiva

* Uscita temporanea

* L'attestato di libera circolazione

* Acquisto coattivo

* Ingresso nel territorio nazionale

* Uscita dal territorio UE

* Circolazione interna alle UE

*

Uscita del territorio nazionale (artt. 65 e segg.):

Uscita definitiva

A. Uscita temporanea

B. Uscita definitiva:

A. 47

Generale divieto di uscita definitiva dei BBCC dal territorio nazionale (DIVIETO ASSOLUTO = un divieto

che nella norma in cui viene posto non è prevista una eventuale deroga ovvero non contempla

l'autorizzazione)

Articolo 65 (Uscita definitiva)

1. E' vietata l'uscita definitiva dal territorio della Repubblica dei beni culturali mobili indicati

nell'articolo 10, commi 1, 2 e 3.[riferimento a tutte le categorie di BBCC]

Il divieto opera quindi, con riferimento sia ai beni pubblici sia ai beni privati ma riguarda anche le cose

mobili di proprietà pubblica (e soggetti similari) in attesa di verifica (Art. 12) -> art. 65 comma 2

Art. 65 comma 2

2. E' vietata altresì l'uscita: a) delle cose mobili appartenenti ai soggetti indicati all'articolo 10,

comma 1, che siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre cinquanta

anni, fino a quando non sia stata effettuata la verifica prevista dall'articolo 12;"

B Uscita temporanea

.

Uscita sottoposta ad un termine (di tempo) definito per degli scopi prestabiliti previa autorizzazione del

Ministero (DIVIETO RELATIVO). L'uscita temporanea è regolata degli artt. 66 e 67

SINTESI:

Il codice (art. 65 e segg.) prende in considerazione solo i beni culturali mobili a prescindere dalla

1. appartenenza pubblica o privata degli stessi

Al Ministero non interessa a che titolo per quali ragioni si intende far uscire il bene dal territorio

2. nazionale (es. circolazione giuridica)

Per i BBCC è infatti imposto il divieto assoluto di circolazione materiale (uscita definitiva) verso

3. l'estero

È ammessa solo un'uscita temporanea (artt. 66 e 67)

4.

Divieto di uscita definitiva

Divieto assoluto che riguarda i beni culturali tutti e le cose di proprietà pubblica ancora da verifica (ex lege

ovvero non è necessario che intervenga il ministero con un provvedimento) vi altresì una categoria di "cose

di interesse culturale particolarmente importante o eccezionale, indicate con provvedimento ad hoc dal

MiBACT (art 65, comma 2, lett. b)

Art. 65

b) dei beni, a chiunque appartenenti, che rientrino nelle categorie indicate all'articolo 10, comma 3, e

che il Ministero, sentito il competente organo consultivo, abbia preventivamente individuato e, per

periodi temporali definiti, abbia escluso dall'uscita, perché dannosa per il patrimonio culturale in

relazione alle caratteristiche oggettive, alla provenienza o all'appartenenza dei beni medesimi.

L'uscita temporanea è consentita perché è imposto per legge il rientro entro un termine definito.

L'uscita temporanea è vietata salvo l'autorizzazione del ministero cioè l'attestato di circolazione temporanea

(DIVIETO RELATIVO). L'uscita è limitata per:

Tempo

* Motivi

* Condizioni

*

Determinate dalla legge (Codice) e dal provvedimento autorizzatorio dal Ministero.

Ricorrendo a queste condizioni, possono lasciare il territorio nazionale:

BBCC mobili (art 65 comma 1) e

* Le cose mobili di proprietà pubblica in attesa di "verifica"

* 48

Non anche le categorie di cose "bloccate"con provvedimento ministeriale ex art. 65 comma 2 lett. b

Tempo (art. 71, comma 5) -> non più di 18 mesi (= o < 18) "5. L'attestato indica anche il termine per il

* rientro delle cose o dei beni, che è prorogabile su richiesta dell'interessato, ma non può essere comunque

superiore a diciotto mesi dalla loro uscita dal territorio nazionale, salvo quanto disposto dal comma 8."

Motivo -> "per manifestazioni, mostre o esposizioni d'arte di alto interesse culturale sempre che ne siano

* garantite l'integrità e la sicurezza)

Condizioni (art. 71) ->

* Rilascio di attestato di circolazione temporanea del Ministero

1. assicurazione contro i danni

2. Cauzione (garanzia per l'ipotesi di mancato o ritardato rientro -> La somma sarà pari al valore del BC)

3.

Possibili deroghe (art 67)

Termine

1. Assicurazione

2. Cauzione

3.

Articolo 67 (Altri casi di uscita temporanea)

"1. Le cose e i beni culturali indicati nell'articolo 65, commi 1, 2, lettera a), e 3 possono essere autorizzati ad

uscire temporaneamente anche quando:

a) costituiscano mobilio privato dei cittadini italiani che ricoprono, presso sedi diplomatiche o consolari,

istituzioni comunitarie o organizzazioni internazionali, cariche che comportano il trasferimento all'estero

degli interessati, per un periodo non superiore alla durata del loro mandato;

b) costituiscano l'arredamento delle sedi diplomatiche e consolari all'estero;

c) debbano essere sottoposti ad analisi, indagini o interventi di conservazione da eseguire

necessariamente all'estero;

d) la loro uscita sia richiesta in attuazione di accordi culturali con istituzioni museali straniere, in regime di

reciprocità e per la durata stabilita negli accordi medesimi, che non può essere superiore a quattro anni,

rinnovabili una sola volta.

Domanda

Cosa succede quando il bene culturale autorizzato a lasciare temporaneamente il nostro territorio:

Ritorna danneggiato oppure

A. Non rientra più e se ne perdono le tracce

B.

A chi vanno i soldi dell'assicurazione e quelli della cauzione?

Nel caso di danni, l'indennizzo che paga l'assicurazione va al proprietario del bene a cui il MiBACT imporrà

di eseguire un intervento manutentivo

Nel caso in cui il bene sparisca, i soldi della cauzione sono incamerati dal MiBACT

Art. 66 comma 2

2. Non possono comunque uscire:

i beni suscettibili di subire danni nel trasporto o nella permanenza in condizioni ambientali

a) sfavorevoli;

i beni che costituiscono il fondo principale di una determinata ed organica sezione di un museo,

b) pinacoteca, galleria, archivio o biblioteca o di una collezione artistica o bibliografica.

Attestato di libera circolazione

Ovvero l'autorizzazione del MiBACT all'uscita definitiva dal territorio nazionale

26/04/2016

L'attestato di libera circolazione

La libera uscita può apparire un controsenso dato che abbiamo visto i rilevanti e assoluti divieti di uscita dei

BBCC dal territorio nazionale. 49

Ricordiamoci che siamo nell'ambito della normativa che tutela il patrimonio culturale italiano.

I casi di uscita definitiva contemplati dal Codice non possono però riguardare "beni" culturali (divieto

assoluto)

Il Codice si occupa quindi delle "cose" che hanno interesse culturale non ancora accertato.

I casi ammessi di uscita definitiva

Art. 65 comma 3

3. Fuori dei casi previsti dai commi 1 e 2 [uscita definitiva vietata], è soggetta ad autorizzazione, secondo le

modalità stabilite nella presente sezione e nella sezione II di questo Capo, l'uscita definitiva dal territorio

della Repubblica:

delle cose, a chiunque appartenenti, che presentino interesse culturale, siano opera di autore non più

a) vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre cinquanta anni;

degli archivi e dei singoli documenti, appartenenti a privati, che presentino interesse culturale;

b) delle cose rientranti nelle categorie di cui all'articolo 11, comma 1, lettere f), g) ed h), a chiunque

c) appartengano.

SINTESI

Non si tratta di BBCC

* L'interesse culturale deve essere ancora accertato

* Non sono cose di proprietà pubblica (e dei soggetti assimilati)

* Sono cose di privati non ancora "dichiarate" (art. 13)

*

Attenzione!

Per attivare la proceduta non occorre un interesse qualificato, ma è sufficiente che la cosa rivesta un interesse

anche "minimo" o "ordinario" (si pensi, ad esempio, al caso di reperti archeologici)

Sarà poi il MiBACT a valutare in sede di rilascio dell'attestato di libera circolazione, il grado di interesse

culturale.

Articolo 68 (Attestato di libera circolazione)

"4. Nella valutazione circa il rilascio o il rifiuto dell'attestato di libera circolazione gli uffici di

esportazione accertano se le cose presentate, in relazione alla loro natura o al contesto storico-

culturale di cui fanno parte, presentano interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico,

bibliografico, documentale o archivistico, a termini dell'articolo 10. Nel compiere tale valutazione

gli uffici di esportazione si attengono a indirizzi di carattere generale stabiliti dal Ministero, sentito il

competente organo consultivo. [...]

6. Il diniego comporta l'avvio del procedimento di dichiarazione, ai sensi dell'articolo 14. A tal

fine, contestualmente al diniego, sono comunicati all'interessato gli elementi di cui all'articolo 14,

comma 2, e le cose sono sottoposte alla disposizione di cui al comma 4 del medesimo articolo."

Il diniego dell'attestato di libera circolazione mi impedisce a tempo indefinito di inviare all'estero il bene.

Tale limitazione delle prerogative del proprietario del BC è ammessa solo e ci troviamo di fronte a BC

ovvero cose cose che rivestono un interesse "particolarmente importante" o "eccezionale" (art. 10 comma 3).

Il diniego dell'attestato di libera circolazione impone al Ministero di attivarsi per "dichiarare" tale interesse

(artt. 13 e segg.). La cosa, cioè, deve essere "trasformata" in bene.

Procedura di rilascio dell'attesto (artt. 68, 69 e 70)

SOGGETTO INTERESSATO (cosa deve fare):

1. Richiesta di rilascio dell'attestato

2. Presentazione delle cose

3. Indicazione del loro valore venale

-> l'Ufficio esportazione si deve relazionale agli uffici centrali e si deve attenere alle direzioni generali del

MiBACT -> l'ufficio accerta l'interesse culturale e il suo grado -> verifica la congruità del valore

dichiarato. Il MiBACT: 50

Opzione A. Rilascia l'attestato (validità 3 anni)

Opzione B. Nega l'attestato -> dichiara l'interesse culturale (art.13) con processo di vincolo.

Opzione C. L'ufficio propone al MiBACT l'acquisto coattivo: - a. Il MiBACT non si attiva -> subentra la

Regione - b. Il MiBACT decide di acquistare e notifica il provvedimento - c. L'interessato rinuncia

Articolo 70 (Acquisto coattivo)

Entro il termine indicato all'articolo 68, comma 3, l'ufficio di esportazione, qualora non abbia già

1. provveduto al rilascio o al diniego dell'attestato di libera circolazione, può proporre al Ministero

l'acquisto coattivo della cosa per la quale è richiesto l'attestato di libera circolazione, dandone

contestuale comunicazione alla regione e all'interessato, al quale dichiara altresì che l'oggetto

gravato dalla proposta di acquisto resta in custodia presso l'ufficio medesimo fino alla conclusione

del relativo procedimento. In tal caso il termine per il rilascio dell'attestato è prorogato di sessanta

giorni.

Il Ministero ha la facoltà di acquistare la cosa per il valore indicato nella denuncia. Il

2. provvedimento di acquisto è notificato all'interessato entro il termine perentorio di novanta giorni

dalla denuncia. Fino a quando non sia intervenuta la notifica del provvedimento di acquisto,

l'interessato può rinunciare all'uscita dell'oggetto e provvedere al ritiro del medesimo.

L'acquisto coattivo è un provvedimento "ablatorio" come la prelazione artistica (art 60).

Cosa hanno in comune? Come la prelazione artistica

Impone al Ministero il pagamento del valore preventivamente indicato dall'interessato

1. È un provvedimento che viene adottato solo se il proprietario della cosa intende disporne

2.

Differenza dalla "prelazione artistica" l'acquisto coattivo sulla circolazione

Ha ad oggetto una "cosa" e non un "bene" culturale

1. Non presuppone una vendita già conclusa (circolazione giuridica), ma solo la volontà del proprietario

2. di trasferire in modo definitivo l'oggetto all'estero (circolazione materiale)

La legge (il Codice) consente al proprietario di sottrarsi all'acquisto coattivo, prima che sia emanato il

3. provvedimento, rinunciando a far uscire l'oggetto.

Ingresso nel territorio nazionale

Si tratta di cose di interesse culturale provenienti dall'estero che entrano nel territorio nazionale

Articolo 72 (Ingresso nel territorio nazionale)

1. La spedizione in Italia da uno Stato membro dell'Unione europea o l'importazione da un Paese

terzo delle cose o dei beni indicati nell'articolo 65, comma 3, sono certificati, a domanda,

dall'ufficio di esportazione.

2. I certificati di avvenuta spedizione e di avvenuta importazione sono rilasciati sulla base di

documentazione idonea ad identificare la cosa o il bene e a comprovarne la provenienza dal

territorio dello Stato membro o del Paese terzo dai quali la cosa o il bene medesimi sono stati,

rispettivamente, spediti o importati. Ai fini del rilascio dei detti certificati non è ammessa la

produzione, da parte degli interessati, di atti di notorietà o di dichiarazioni sostitutive dei medesimi,

rese ai sensi delle vigenti disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione

amministrativa.

3. I certificati di avvenuta spedizione e di avvenuta importazione hanno validità quinquennale e

possono essere prorogati su richiesta dell'interessato.

Perché si può avere interesse a ottenere il rilascio del certificato di importazione/spedizione in Italia?

Per rispondere, occorre porsi un'altra domanda ovvero; cosa succede agli oggetti che hanno interesse

culturale quando escono definitivamente (e legittimamente) dal territorio nazionale?

51

Queste cose vengono trasferite sul territorio di un altro Stato e sono sottoposte alle regole di tutela di

quello Stato.

Colui che lo ha importato potrebbe però avere interesse a riportarlo nel Pese di origine oppure a trasferirlo

nuovamente in altro stato (i pensi al caso di chi commercia in cose d'arte o antiche)

Onde evitare di sottostare alla disciplina del Paese di importazione (ove l'oggetto è appena stato trasferito),

l'interessato può ottenere dal MiBACT (nel caso dell'Italia) un certificato che ne attesti la provenienza.

L'oggetto, così, non sottostarà ai relativi controlli, né alle norme di tutela, né potrà essere "dichiarato"

bene culturale ai sensi della nostra normativa.

L'uscita dal territorio nazionale potrà avvenire senza alcune verifica o condizionamento.

L'attestato di libera circolazione è atto dovuto.

Capo VI e VII

Ritrovamenti e scoperte

L'oggetto dei ritrovamenti

• La proprietà dei reperti

• Ricerche archeologiche

• L'archeologia preventiva

• Articolo 88 (Attività di ricerca)

Le ricerche archeologiche e, in genere, le opere per il ritrovamento delle cose indicate all'articolo 10

1. in qualunque parte del territorio nazionale sono riservate al Ministero.

Attività

* Ricerca/ritrovamento

* Reperti archeologici

* Cose indicate all'articolo 10

*

L'oggetto dei ritrovamenti

Art. 88 attività -> Ricerca/ ritrovamento: a. Reperti archeologici (scavo) - b. Cose indicate all'art. 10

("ricerca invasiva")

I reperti

Reperti= cose di interesse archeologico

Le cose mobili o immobili:

Che costituiscono testimonianza delle civiltà del passato e

1. Che si trovano nel sottosuolo o sui fondali marini

2.

È la collocazione in questi contesti (sottosuolo e fondo del mare) che caratterizza come "archeologico"

l'interesse dei reperti

I reperti archeologici hanno sempre un interesse storico e possono avere un parallelo interesse artistico e/o

atnoantropologico

Artt. 88 del Codice dei BBCC

Per "ricerche archeologiche" si intendono tutte quelle attività scientificamente finalizzate al ritrovamento di

reperti

Tipo di ricerche:

Attività di studio:

A. Valutazione delle fonti documentali

1. Analisi della conformazione dei luoghi

2.

B. Attività di scavo

L'art. 88 si riferisce alla ricerca archeologica intesa quale attività che determina una alterazione fisica del

suolo (lo "scavo archeologico")

Non di riferisce all'attività - altrettanto importante - di verifica delle fonti documentali e dell'analisi della

conformazione dei luoghi anche con strumenti tecnologicamente avanzati ma non invasivi (attività di studio).

52

L'attività "invasiva" presuppone l'esercizio di un potere autoritativo che si esprime in provvedimenti

amministrativi ablatori o limitativi

L'attivi "invasiva" determina infatti:

alterazione materiale

* Alterazione giuridica

*

Dei luoghi su cui viene esercitata

Articolo 88 (Attività di ricerca)

Le ricerche archeologiche e, in genere, le opere per il ritrovamento delle cose indicate all'articolo

1. 10 in qualunque parte del territorio nazionale sono riservate al Ministero.

Non si tratta delle ricerche archeologiche

* Si tratta delle opere eseguite in contesti di superficie

* Che - come le ricerche archeologiche - comportano la trasformazione fisica del contesto

*

E le ricerche che non ha queste caratteristiche è riservata al solo Ministero?

Se non si tratta di ricerca "invasiva", qualunque soggetto, ente o istituzione, pubblica o privata, ha il diritto di

svolgere attività di ricerca e studio senza dover ottenere l'autorizzazione (concessione) del Ministero. (Vedi

Art. 9 della Costituzione "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e

tecnica..." e 33 "L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento...")

La riserva dell'art. 88 del Codice significa che spetta al solo Ministero:

L'attività di ricerca che costituisce funzione di tutela del patrimonio storico artistico

1. Che implica l'esercizio di poteri conformativi (autoritativi) per intervenire nella proprietà altrui,

2. trasformandola fisicamente e giuridicamente, al fine di garantire l'integrità del patrimonio

Art. 19 (Ispezione)

I soprintendenti possono procedere in ogni tempo, con preavviso non inferiore a cinque giorni, fatti

1. salvi i casi di estrema urgenza, ad ispezioni volte ad accertare l'esistenza [=ricerca] e lo stato di

conservazione o di custodia dei beni culturali. (43)

Articolo 90 (Scoperte fortuite)

Chi scopre fortuitamente cose immobili o mobili indicate nell'articolo 10 ne fa denuncia entro

1. ventiquattro ore al soprintendente o al sindaco ovvero all'autorità di pubblica sicurezza e provvede

alla conservazione temporanea di esse, lasciandole nelle condizioni e nel luogo in cui sono state

rinvenute. Della scoperta fortuita sono informati, a cura del soprintendente, anche i carabinieri

preposti alla tutela del patrimonio culturale.

In sostanza si tratta di un'attività di ricerca che comporta:

Limitazioni della proprietà altrui

A. La trasformazioni fisica e giuridica del contesto

B. Il rischio che dell'attività di ricerca possa derivare un pregiudizio per la cosa da ritrovare o ritrovata

C.

La proprietà dei reperti

Articolo 91 (Appartenenza e qualificazione delle cose ritrovate)

Le cose indicate nell'articolo 10, da chiunque e in qualunque modo ritrovate nel sottosuolo o sui

1. fondali marini, appartengono allo Stato e, a seconda che siano immobili o mobili, fanno parte del

demanio o del patrimonio indisponibile, ai sensi degli articoli 822 e 826 del codice civile.

L'art. 91 si riferisce a tutte le cose indicate all'art. 10 o solo ad alcune che si trovano in una particolare

situazione?

Quelle che si trovano in una particolare situazione.

Le cose immobili e mobili che presentano interesse cultuale + che costituiscono una "testimonianza avente

valore di civiltà" + ritrovate nel sottosuolo o sui fondali marini = reperti archeologici

53

Le cose di pregio o di valore, anche antiche e di interesse culturale, che vengono ritrovate in contesti di

superficie a chi appartengono?

Esempi:

un disegno di Leonardo

* In libro antico

* Un affresco celato da uno strato di intonaco

* I gioielli di famiglia

* Oro e gioielli provenienti di una rapina di cui si è persa memoria

*

Sono cose di pregio, anche di interesse culturale, ma non solo, nascoste e poi ritrovate.

Codice Civile (1942)

Art. 932 [Codice Civile] (Tesoro)

[Regola] Tesoro è qualunque cosa mobile di pregio, nascosta o sotterrata, di cui nessuno può provare

d'essere il proprietario.

[Eccezione] Il tesoro appartiene a propria trio del fondo in cui si trova [=contesto] [...]

[Eccezione dell'eccezione] Per il ritrovamento degli oggetti d'interesse storico, archeologico,

paletnologico, paleontologico, artistico, si osservano le disposizioni delle leggi speciali

Regola: la cosa di pregio e di valore appartiene a chi dimostra di esserne il proprietario

Il "tesoro" è di colui che dimostra di esserne proprietario. In mancanza, è del proprietario del fondo.

Codice dei BBCC

* "Cose di interesse culturale trovati un superficie (come sopra)

"Reperti archeologici" (sono di proprietà dello stato art. 91)

*

Il proprietario è tenuto (Art. 90):

A denunciare la scoperta al Soprintendenza, al Sindaco o alle autorità di P.S.

1. A provvede alla loro conservazione

2.

> Se le cose ritrovate hanno un interesse culturale "particolarmente importante" ai sensi dell'art. 10 comma 3

(BBCC di proprietà privata), il MiBACT avvia il procedimento di dichiarazione che istituisce il vincolo di

tutela sul bene.

Perché l'art. 91 prende in considerazione solo le cose di interesse culturale trovate nel sottosuolo o sul fondo

del mare?

Le cose che si trovano nel sottosuolo o sul fondo del mare (i reperti archeologici) non appartengono a

nessuno, nel senso che ben difficilmente qualcuno porterebbe dimostrare di esserne il proprietario.

Le cose di interesse culturale che invece vengono ritrovate "in superficie", nella maggior parte dei casi sono

riconducibili alla proprietà di qualcuno che, come spesso accade, prima della scoperta ne ignorava l'esistenza

e/o l'interesse.

La proprietà dei reperti

interesse culturale

* Scoperta nel sottosuolo o sul fondo del mare

* Proprietà dello Stato

*

Cose di interesse culturale + scoperta + nel sottosuolo o sul fondale marino= acquisto "a titolo originario"

Acquisto "a titolo originario" significa che lo stato rappresenta "il primo" (e unico) proprietario dei reperti.

Non si è cioè verifica alcun passaggio della titolarità delle cose da un precedente proprietario allo Stato

(acquisto c.d. "A titolo derivativo")

Due applicazione di questo principio:

I reperti archeologici sono di proprietà dello Stato ancor prima della scoperta, quando ancora sono nascosti

• nel sottosuolo o sul fondo del mare

Il "premio" per lo scopritore (artt. 92 e 93) non è né un corrispettivo, ma un riconoscimento - e dunque un

• incentivo - per la collaborazione nel recuperare una cosa (già) di proprietà dello Stato

Perché i reperti archeologici sono di proprietà dello Stato ab origine?

Perché non spettano al proprietario del contesto in cui sono stati ritrovati?

54

Nel sottosuolo e sul fondo del mare si trova larga parte del patrimonio culturale ancora sconosciuto e

inesplorato di cui nessuno può rivendicare. La proprietà riserva allo Stato, di questo patrimonio (nelle

intenzione del legislatore) significa impedirne il depauperamento e sopratutto garantirne la fruibilità pubblica

La legge del 20 giugno del 1909 n. 364 è a prima legge post unitaria che riconosce la proprietà dello Stato

sui reperti archeologi scoperti nel sottosuolo

A partire da quella legge, a tutte le scoperte successive di reperti archeologici si applica la regola

dell'acquisto a titolo originario a favore dello Stato

I reperti trovati nel sottosuolo scoperti in epoca precedente alla legge 20 giugno 1909 n. 364 o acquistati in

epoca successiva di chi li deteneva legittimamente possono essere legittimamente di proprietà di privati

Gli interessi (pubblici e privati) sono l'ambiente naturale con i suoi colori e le sue sfumatura

Le regole del codice in tema di valorizzazione sono il camaleonte che adatta la sua livrea ai coloro e alle

sfumature dell'ambiente in ci vive

L'accordo e la convezione sono le cellule specializzate della pelle ovvero lo strumento che consente di

adattare le regola (la livrea del camaleonte) agli interessi (i rapporti)

Ambiente=interessi (pubblici. E privati)

Camaleonte=le regole del codice (valorizzazione)

Le cellule specializzate=accordo/convenzione (strumento)

L'accordo esprime la sintonia tra interesse pubblico e interesse privato. La "preda" del camaleonte è la

risultante di questa sintonia. Sia l'interesse pubblico che l'interesse privato raggiungono i propri obbiettivi.

Valorizzazione dei BBCC

In che cosa consiste?

Art. 6 - Valorizzazione del patrimonio culturale

1. La valorizzazione consiste nell'esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette a [1°]

promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad [2°] assicurare le migliori condizioni di

utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso, anche da parte delle persone diversamente

abili, al fine di promuovere lo sviluppo della cultura. Essa comprende anche la [3°] promozione ed

il sostegno degli interventi di conservazione del patrimonio culturale. [...]

2. La valorizzazione è attuata in forme compatibili con la tutela e tali da non pregiudicarne le

esigenze.

3. La Repubblica favorisce e sostiene la partecipazione dei soggetti privati, singoli o associati, alla

valorizzazione del patrimonio culturale.

Valorizzazione, obiettivi: 1°,2°,3°

promuovere la conoscenza del patrimonio culturale

*

Obiettivo comune alla "tutela" che si raggiunge indirettamente attraverso la conservazione del patrimonio

culturale

* assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso

Obiettivo della valorizzazione è incrementare la qualità e la quantità della fruizione pubblica del patrimonio

culturale. La fruizione pubblica costituisce il presupposto della valorizzazione.

promuovere e sostener gli interventi di conservazione

*

La valorizzazione quale strumento per garantire anche le risorse necessarie alla tutela

Una volta individuati gli obiettivi in che cosa consiste la "valorizzazione" del patrimonio culturale?

55

il codice è volutamente generico e - a differenza della tutela (art. 3 e 29) - non individua specificatamente le

attività riconducibili alla "valorizzazione"

Art. 111 (Attività di valorizzazione)

1. Le attività di valorizzazione dei beni culturali consistono nella costituzione ed organizzazione stabile di

risorse, strutture o reti, ovvero nella messa a disposizione di competenze tecniche o risorse finanziarie o

strumentali, finalizzate all'esercizio delle funzioni ed al perseguimento delle finalità indicate all'articolo 6.

A tali attività possono concorrere, cooperare o partecipare soggetti privati.

Perché il codice non specifiche ulteriormente il contenuto e la tipologia delle attività di valorizzazione del

patrimonio culturale?

Per ampliare il più possibile gli strumenti a disposizione al fine di raggiungere gli obiettivi indicati nell'art. 6.

Individuare gli obiettivi/le finalità, è rimessa ai soggetti coinvolti la scelta dei mezzi per raggiungerli.

Una volta stabilito il principio che la valorizzazione può essere attuata solo se compatibile con le esigenze di

tutela (art. 6 c.2), è opportuno non imbrigliare l'iniziativa degli enti pubblici e dei soggetti privati coinvolti.

Privati

Due tipi di soggetti privati e due tipi di interessi coinvolti nella valorizzazione.

Proprietari di BBCC e/o di istituti e luoghi della cultura

1. Imprese che vogliono investire nella valorizzazione

2. Art. 111

1. Le attività di valorizzazione dei beni culturali consistono .[..] A tali attività possono concorrere,

cooperare o partecipare soggetti privati.

2. La valorizzazione è ad iniziativa pubblica o privata.

3. La valorizzazione ad iniziativa pubblica si conforma ai principi di libertà di partecipazione,

pluralità dei soggetti, continuità di esercizio, parità di trattamento, economicità e trasparenza della

gestione.

4. La valorizzazione ad iniziativa privata è attività socialmente utile e ne è riconosciuta la finalità di

solidarietà sociale.

Valorizzazione dei BBCC

Le norme/regole

Fonti normative (regolano una serie indeterminati di casi ricorrenti)

* Fonti provvedimentali o contrattuali (disciplinano il caso concreto sulla base delle regole previste dalle

* fonti normative)

Quali soggetti della Repubblica possono fare norme, leggi, in merito alla valorizzazione dei BBCC?

Art. 117 della Costituzione: Lo stato centrale (Parlamento e Senato), le Regioni (consigli regionali),

Alcuni dei principi fissati dal Codice

1. Prevalenza delle regole di "tutela" sulle attività della "valorizzazione"

Art. 6 (Valorizzazione del patrimonio culturale)

1. La valorizzazione consiste nell'esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette a promuovere

la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione

pubblica del patrimonio stesso, anche da parte delle persone diversamente abili, al fine di promuovere lo

sviluppo della cultura. Essa comprende anche la promozione ed il sostegno degli interventi di conservazione

del patrimonio culturale. In riferimento al paesaggio, la valorizzazione comprende altresì la riqualificazione

56

degli immobili e delle aree sottoposti a tutela compromessi o degradati, ovvero la realizzazione di nuovi

valori paesaggistici coerenti ed integrati.

2. La valorizzazione è attuata in forme compatibili con la tutela e tali da non pregiudicarne le esigenze.

3. La Repubblica favorisce e sostiene la partecipazione dei soggetti privati, singoli o associati, alla

valorizzazione del patrimonio culturale.

2. Principio della "libertà du partecipazione" e della "pluralità dei soggetti" che possono contribuire alla

valorizzazione del patrimonio culturale

Art. 111

3. La valorizzazione ad iniziativa pubblica si conforma ai principi di libertà di partecipazione,

pluralità dei soggetti, continuità di esercizio, parità di trattamento, economicità e trasparenza

della gestione.

3. Principio dell'Evidenza pubblica" nella scelta del gestore esterno "privato" della valorizzazione

Art. 115 - forme di gestione

3. La gestione indiretta è attuata tramite concessione a terzi delle attività di valorizzazione [...]

mediante procedure di evidenza pubblica, sulla base della valutazione comparativa di specifici

progetti.

Il "provvedimento amministrativo" solo nella fasi di gestione delle scelte di fruizione e la valorizzazione.

Fase di "gestione" degli strumenti e delle risorse destinate ala fruizione e alla valorizzazione-

I provvedimento concessori attribuiscono diritti al privato che precedentemente non gli appartenevano

10/05/2016

Le fasi di gestione (art. 115):

Diretta: attuata dalla stessa amministrazione a cui appartengono i beni o gli istituti e luogni della cultura

A. da valorizzare. Ci vuole un personale che sia adeguatamente formato (adeguata autonomia scientifica,

organizzativa e contabile - idoneo personale tecnico art. 115 c.2)

Indiretta

B. Spesso la gestione diretta è affidata alle società "in house", è una valorizzazione in cui è sempre la stessa

A. amministrazione PPD che svolge attività di valorizzazione attraverso società create appositamente per

tale scopo. Società c.d. "In house" -> il patrimonio è interamente dell'amministrazione a cui

appartengono i beni e gli istituti e luoghi della cultura da valorizzare.

Il caso di "ALES" s.p.a. Arte lavoro e servizio -> società per azioni interamente partecipata dal

MIBACT che eroga servizi finalizzati alla conservazione, fruizione e valorizzazione dei BBCC.

Essendo una società "in house" l'affidamento della gestione dei servizi avviene direttamente senza

gara con i concorrenti privati

B. Attraverso l'affidamento delle attività di valorizzazione ad un soggetto esterno all'ente a cui

appartengono i beni o gli istituti/luoghi della cultura da valorizzare. Provvedimento amministrativo di

"concessione" all'esito di una "gara pubblica": Bando -> Gara -> Scelta -> Concessione

Quando si ricorre alla gestione indiretta?

Art. 115

migliorare il livello di valorizzazione

* Garantire la sostenibilità economico-finanziaria

* L'efficacia della valorizzazione

*

Quando occorre reperire quelle risorse che l'amministrazione non ha o che può reperire con costi ingenti

Come si attribuisce la concessione? 57

Mediante procedure ad "evidenza pubblica" (gara) sulla base della valutazione comparativa di specifici

progetti (art. 115 c.3)

La scelta deve cioè rispettare i principi di "imparzialità" e "trasparenza" della procedura.

La procedura deve cioè rispettare una serie di requisiti ovvero:

Preceduta dalla pubblicazione di un "bando"

1. Nel quale deve essere indicata l'attività di valorizzazione che richiede l'amministrazione, i requisiti di

2. partecipazione dei candidati e i criteri di giudizio ai quali si atterrò l'amministrazione nel valutare i

progetti che saranno presentati;

Una volta presentate le candidature e i progetti, dovrà essere resa pubblica la decisione dell'ente

3. In cui dovrà essere evidenziata la motivazione della scelta del progetto ritenuto migliore, in base ai

4. parametri contenuti nel bando

Valorizzazione dei BBCC

Finalità (art. 6)

Assicurare le migliore condizione di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso

Forme di valorizzazione:

Servizi per il pubblico (art. 117)

Nell'ambito degli istituti e luoghi della cultura.

Non sono servizi essenziali a garantire la fruizione pubblica (come invece il servizi di vigilanza, pulizia,

manutenzione, biglietteria).

In questo senso si definiscono "aggiuntivi" o servizi di assistenza culturale e di ospitalità.

Articolo 117 (Servizi per il pubblico) In vigore dal 24 aprile 2008

1. Negli istituti e nei luoghi della cultura indicati all'articolo 101 possono essere istituiti servizi di

assistenza culturale e di ospitalità per il pubblico.

2. Rientrano tra i servizi di cui al comma 1:

il servizio editoriale e di vendita riguardante i cataloghi e i sussidi catalografici, audiovisivi e

a) informatici, ogni altro materiale informativo, e le riproduzioni di beni culturali;

i servizi riguardanti beni librari e archivistici per la fornitura di riproduzioni e il recapito del prestito

b) bibliotecario;

la gestione di raccolte discografiche, di diapoteche e biblioteche museali;

c) la gestione dei punti vendita e l'utilizzazione commerciale delle riproduzioni dei beni;

d) i servizi di accoglienza, ivi inclusi quelli di assistenza e di intrattenimento per l'infanzia, i servizi di

e) informazione, di guida e assistenza didattica, i centri di incontro;

i servizi di caffetteria, di ristorazione, di guardaroba;

f) l'organizzazione di mostre e manifestazioni culturali, nonché di iniziative promozionali.

g) 3. I servizi di cui al comma 1 possono essere gestiti in forma integrata con i servizi di pulizia, di

vigilanza e di biglietteria.

4. La gestione dei servizi medesimi è attuata nelle forme previste dall'articolo 115.

Sintesi della forme di "gestione indiretta":

gestione indiretta e congiunta in senso verticale:

*

Il concessionario svolge tutti i servizi aggiuntivi del medesimo istituto e luogo della cultura (A.T.I.)

Pro Contro

incrementa l'efficienza del servizio perché favorisce la Nell'ambito dello stesso istituto e luogo della cultura i

specializzazione delle imprese (con riferimento al servizi aggiuntivi sono gestiti da un unico concessionario

medesimo istituto o al medesimo servizio erogato) (gestione congiunta in senso verticale) ma restano fuori i

servizi essenziali

58

gestione indiretta e congiunta in senso orizzontale:

*

Il concessionario si occupa del medesimo servizio "aggiuntivo" in tutti i luoghi o istituti appartenenti alla

stessa amministrazione che gli ha dato la concessione

Pro Contro

incrementa l'efficienza del servizio perché favorisce la Nell'ambito dello stesso istituto e luogo della cultura

specializzazione delle imprese (con riferimento al operano una pluralità di gestori esterni (gestione

medesimo istituto o al medesimo servizio erogato) congiunta in senso orizzontale) con la necessità di

reciproco coordinamento

* gestione indiretta e integrata:

(Art. 117 c.3) il concessionario è affidatario sia dei servizi aggiuntivi sia dei servizi "essenziali" (biglietteria,

quello di vigilanza, pulizia, manutenzione, ecc...) del medesimo istituto

Pro Contro

Unico interlocutore (A.T.I.) per l'amministrazione che È conveniente - dal punto di vista delle imprese - solo per

gestisce l'istituto o il luogo della cultura. Rende più gli istituti e i luoghi della cultura in grado di attrarre molti

efficiente il coordinamento dei servizi e la gestione visitatori

dovrebbe risultare più economica per l'amministrazione

"global service":

*

Al concessionario sono affidati tutti i servizi (essenziali e aggiuntivi) di tutti gli istituti e luoghi della cultura

dell'amministrazione.

Pro Contro

Consente all'amministrazione di avere un unico Esclude dal mercato le imprese medio-piccole, più

interlocutore che coordina tutti i servizi di ogni istituto e specializzate ed efficienti che però non possono

luogo della cultura. Dovrebbe essere la forma di gestione competere sui coti con quelle più grandi

indiretta meno onerosa per l'amministrazione

Valorizzazione dei BBCC

Promuovere e sostener gli interventi di conservazione

Il sistema tradizionale di reperimento dei fondi

Fondazioni -> contributo -> a. Volontariato o b. P.A. -> attuazione progetto

La fondazione dà un contributo che può essere destinato alla P.A. o ad un museo, oppure il volontariato che

può fare da veicolo per questo contributo.

L'art 121 si occupa degli accordi tra ministero o altri enti pubblici e le fondazioni bancarie

Articolo 121 (Accordi con le fondazioni bancarie)

Il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali, ciascuno nel proprio ambito, possono

1. stipulare, anche congiuntamente, protocolli di intesa con le fondazioni conferenti di cui alle

disposizioni in materia di ristrutturazione e disciplina del gruppo creditizio, che statutariamente

perseguano scopi di utilità sociale nel settore dell'arte e delle attività e beni culturali, al fine di

coordinare gli interventi di valorizzazione sul patrimonio culturale e, in tale contesto, garantire

l'equilibrato impiego delle risorse finanziarie messe a disposizione. La parte pubblica può

concorrere, con proprie risorse finanziarie, per garantire il perseguimento degli obiettivi dei

protocolli di intesa. 59

Sponsorizzazione di BC (art. 120) <- ci deve essere ritorno economico

Articolo 120 (Sponsorizzazione di beni culturali)

1. E' sponsorizzazione di beni culturali ogni contributo, anche in beni o servizi, erogato per la

progettazione o l'attuazione di iniziative in ordine alla tutela ovvero alla valorizzazione del

patrimonio culturale, con lo scopo di promuovere il nome, il marchio, l'immagine, l'attività o il

prodotto dell'attività del soggetto erogante. [...] La verifica della compatibilità di dette iniziative

con le esigenze della tutela è effettuata dal Ministero in conformità alle disposizioni del presente

codice.

Sponsor: 2 soggetti

1. Colui che eroga (sponsor)

2. E colui che riceve (sponsee)

Le forme di sponsorizzazione garantiscono un ritorno di immagine (pubblicità) c

11/05 Art. 120 - Sponsorizzazione dei BBCC

2. La promozione di cui al comma 1 avviene attraverso l'associazione del nome, del marchio,

dell'immagine, dell'attività o del prodotto all'iniziativa oggetto del contributo, in forme

compatibili con il carattere artistico o storico, l'aspetto e il decoro del bene culturale da tutelare o

valorizzare, da stabilirsi con il contratto di sponsorizzazione.

Che cosa prevede il contratto di sponsorizzazione?

La forma attraverso cui il marchio si associa all'intervento conservativo o di valorizzazione

Art. 49

3. In relazione ai beni indicati al comma 1 il soprintendente, valutatane la compatibilità con il loro

carattere artistico o storico, rilascia o nega il nulla osta o l'assenso per l'utilizzo a fini pubblicitari

delle coperture dei ponteggi predisposti per l'esecuzione degli interventi di conservazione, per

un periodo non superiore alla durata dei lavori. A tal fine alla richiesta di nulla osta o di assenso deve

essere allegato il contratto di appalto dei lavori medesimi.

Che cosa prevede il contratto di sponsorizzazione?

Art. 120

3. Con il contratto di sponsorizzazione sono altresì definite le modalità di erogazione del

contributo nonché le forme del controllo, da parte del soggetto erogante, sulla realizzazione

dell'iniziativa cui il contributo si riferisce.

La sponsorizzazione com "negozio a prestazioni corrispettive"

Natura del contributo dello sponsor

Beni o servizi:

Denaro

A. Attrezzatura

B. Progettazione e/o esecuzione

C.

Sponsorizzazione passiva

Lo sponsor non ha un ruolo attivo ma affida l'intervento ad un'altra azienda

Parte storica

Economia e società in Europa e in Italia

1600 - 1700

La più completa e innovativa legislazione in materia di tutela del patrimonio culturale si forma in un modello

di Stato "assoluto" come quello pontificio.

Lo tutela nella Roma del Rinascimento

Presupposti e contesto storico 60

Lo stato pontificio era, anche territorialmente, di una certa consistenza. Lo stato aveva come sovrano il "Papa

Re", detentore del potere temporale e del potere spirituale.

1. Lo stato della chiesa, il Papa come Sovrano assoluto -> amministrazione e norme - provvedimentali

"La massa della popolazione è ignara di cose letterarie e priva di cultura...a bisogno d'essere colpita da

spettacoli grandiosi...per questo noi abbiamo voluto riparare le mura dell'Urbe...abbiamo restaurato quaranta

basiliche"

Da testamento di Papa Niccolò V

2. Trasformazione urbanistica della città

Nel periodo medievale Roma ha raggiunto il minimo storico di abitanti, le vestigia della città imperiale sono

state depredate e distrutte.

Il periodo della "cattività avignonese" (1309 - 1377) contribuisce a determinare uno stato di anarchia e

instabilità politica tra le varie fazioni nobiliari e quella comunale.

Il definitivo ritorno a Roma del Papa (Martino V Colonna nel 1420) segna l'avvio di una nuova fase in cui il

pontefice recuperata l'autorità del sovrano e amministratore della cosa pubblica, promuovere una serie di

opere monumentali e artistico-architettonico che trasformano la città.

3. Mecenatismo culturale - L'arte come veicolo del potere temporale

Le norme

Divieto di demolire, distruggere, danneggiare, spogliare gli edifici pubblici (civili.o religiosi) e i resti

1. della Roma antica senza licenza del pontefice

Martino V Colonna, 1424

Pio II Piccolomini, 1462

Sisto IV Della Rovere, 1474

2. Divieto di alienazione delle opere d'arte nelle chiese

Sisto IV Della Rovere

3. Nomina di specifici funzionari con ruoli di controllo (es. i "Maestri delle Strade" istituiti da Martino V

Colonna nel 1425)

Leone X Medici (1513 - 1521) nomina Raffaello quale "Ispettore generale di Belle Arti" (1515)

* Paolo III Farnese (1534- 1549), istituisce il titolo di "Commissario delle antichità" (1534), incarico che

* sarà conferito (forse) a Michelangelo

Giulio III Del Monte (1550 - 1555) istituisce la carica di "Soprastante e conservatore degli antichi edifici e

* delle antichità" (1555) fissando per la prima volta con precisione compiti e poteri dell'ufficio di tutela

*

I Limiti di questa prima regolamentazione

Genericità/disorganicità

1. Contraddittorietà dei provvedimenti

2. Scarsi controlli

3.

Editti dei cardinali camerlenghi (1624 - 1820)

Nel '600 e nel '700 a Roma si sviluppa e si raffina la produzione di regola sulla tutela del patrimonio

culturale. Fonti normative (editti) organiche e strutturate.

È la disciplina più avanza dell'epoca, dalla quale altri Stati italiani mutueranno le regole.

Parallelamente si costruisce anche l'organizzazione delle competenze per farle rispettare.

Il cardinale camerlengo: 61

Una sorte di "capo del Governo" o "Primo Ministro" dello Stato Pontificio. Il titolo gli attribuiva anche le

competenze di una specie di "Ministro dei BBCC" dello Stato Pontificio.

Il cardinale camerlengo è il vertice della camera Apostolica (Il Governo) comporta da cardinali e vescovi

nominati dal Papa:

* un auditore generale

vari segretari di camera

*

Questi sono tutti organi non tecnici a cui si affiancano figura che hanno funzione di esperti (tecnici).

I "tecnici" che coadiuvano il Camerlengo:

il "Commissario sopra le Antichità e le Cave" - competenze:

*

> vigilanza sul rispetto degli editti

> fornisce pareri

> esegue controlli

Coadiuvato, fino al 1750, da un "aiutante" assunto e pagato dallo stesso Commissario.

Dal 1750, com l'Editto Valenti, sono previsto tre "Assessori", organi tecnici assunti dalla Camera Apostolica

(specializzati in: Pittura, Scultura, Altre Antichità).

Nel corso del Seicento e soprattutto del Settecento la normativa di tutela dello Stato pontificio si sedimenta,

si consolida e si perfeziona.

Da una disciplina frammentaria si passa ad una più complessa e organica che si occupa delle seguenti

materie:

Circolazione delle opere

* Ritrovamenti e scoperte archeologiche (fortuite o dietro ricerca)

* Conservazione (interventi di natura conservativa)

*

I principali editti

Aldobrandini (1624)

• Sforza (1686)

• Altieri (1686)

• Spinola (1701, 1704, 1717)

• Albani (1726, 1739)

Dato comune a tutti questi editti:

La proibizione, o comunque, le forti limitazioni alla "estrazione" delle opere d'arte dalla città di Roma e dal

territorio dello Stato.

Editto Valenti (1750)

Titolo

"Proibizione della estrazione delle Statue di marmo o Metallo, Pitture, Antichità e simili"

L'oggetto riguarda le limitazioni dell'estrazione ma collegate a questo tema sono previste norme sulla

conservazione dei monumenti e sugli scavi archeologici

Caratteristiche

Riprende i contenuti degli editti emanati in precedenza integrandoli in un unico, organico, provvedimento.

Rappresenta una sorte di "Testi Unico dei BBCC" dell'epoca.

Due novità:

Isituisce gli "Assessori"

1. Individua nei musie capitolini i luoghi in cui conservare e oper confiscate ai contravventori dell'editto

2.

Perché gli Assessori

Testo prog. Emiliani ,p. 77 (metà pagina, seconda paragrafo)

L'esportazione ("estrazione") è vietata ("proibita") salvo autorizzazione ("nostra licenza")del cardine

Camerlengo . 62

L'esportazione non è quindi vietate in assoluto

Il commissario e gli assessori (infra) rappresentano quindi gli organi "tecnici" della Camera Apostolica (Il

Ministero) diretta dal Cardinale Camerlengo

Procedura di rilascio della licenza:

Supplica (domanda dell'interessato) alla Camera Apostolica

1. Visita dell'Assessore e sua relazione (gratis)

2. Sottoscrizione del Commissario (eventuale visita diretta)

3. Licenza (autorizzazione)

4. Imballaggio dell'opera

5. Apposizione del sigillo alla Dogana previa verifica (Assessore) della corrispondenza tra la licenza e le

6. cose imballate

Pene per l'estrazione fatta i violazione dell'editto

500 ducati d'oro (1/3 della R.C.A., 1/3 all'Accusatore che rimarrà segreto, 1/3 al Commissario o

1. all'Assessore)

Confisca delle cose (pena accessoria)

2. Pene corporali, "secondo le qualità delle persone e delitti a nostro arbitrio, e si procederà con ogni rigore

3. di giustizia e sommariamente"

Le pene per le violazione in materia di ricerche archeologica abusiva sono le stesse

Chi le decide e le applica?

Il cardinale camerlengo e l'uditore generale che hanno una giurisdizione esclusiva in materia

Vedi Editto Albani, 1733

17/05/2016

Editto dei cardinali camerlenghi (1624 - 1820)

La vendita di "cose antiche" (circolazione giuridica)

L'editto Valenti non contempla espressamente questa fattispecie (a parte la vendita dei reperti archeologici,

su cui infra)

Ci pensava già l'Editto Spinola del 1717 in virtù del quale:

L'Editto Spinola imponeva:

L'obbligo di denuncia della vendita

1. L'autorizzazione da parte del Cardinale Camerlengo

2.

L'obbligo di "denunciare" la vendita era (come oggi) funzionale a permettere il controllo sugli spostamenti

del bene anche al fine di rendere più efficace il divieto di estrazione.

Lo scavo archeologico:

Deve essere autorizzato

1. Deve essere controllato dal commissario e/o assessore

2.

Editti dei cardinali camerlenghi

Per tutta la seconda metà del Settecento, pur nella vigenza dell'editto Valenti, molte opere della cultura

rinascimentale e reperti della Roma antica lasciano comunque lo Stato potificio (neoclasicismo,

collezionismo legato al grand tour, la Roma del Settecento è il più importante centro mondiale del

commercio antiquato).

Perché?

L'editto Valenti, così come i precedente, non costituiva una normativa completa e adeguata per impedire tale

indiscriminata "estrazione"?

Prevalentemente non si tratta di contrabbando ma di "estrazioni" lecite.

63

Non è l'editto in sé che non funzionava, ma sono le scelte dei controllori (gli specifici provvedimenti

autorizzatori) che aprono la breccia.

Regioni pratiche

L'influenza dei richiedenti sul pontefice e sulle gerarchie pontificie (es. sovrani di stati stranieri, grande

* aristocrazia);

L'incremento della domanda proveniente dalla emergente classe borghese

* Le difficoltà finanziarie di una parte dell'aristocrazia romana

* La diffusa prassi (pur vietata dagli editti) di pagare il Commissario e/o l'assessore di turno

* l'applicazione della tassa di esportazione (in % al valore venale

*

7 maggio 1796 (il Direttorio a Napoleone Bonaparte)

"Cittadino generale, il Direttorio esecutivo è convinto che per voi la gloria delle belle arti e quella dell'armata

ai vostri ordini siano inscindibili.

L'Italia deve all'arte la maggior parte delle sue ricchezze e delle sua fama; ma è venuto il momento di

trasferirne il regno in Francia, per consolidare e abbellire il regno della libertà.

Il Museo nazionale deve racchiudere tutti i più celebri monumenti artistici, e voi non mancherete di

arricchirlo di quelli che esso si attende dalle attuali conquiste dell'armata d'Italia e da quelle che il futuro le

riserva.

Questa gloriosa campagna, oltre a porre la Repubblica in grado di offrire la pace ai propri nemici, deve

riparare le vandaliche devastazioni interne sommando allo splendore dei trionfi militari l'incanto consolare e

benefico dell'arte.

Il Direttorio esecutivo vi esorta pertanto a cercare, riunire e far portare a Parigi tutti i più preziosi oggetti di

questo genere, e a dare ordini precisi per l'illuminata esecuzione di tali disposizioni"

Editto Doria Pamphilij (1802)

Viene emanato all'indomani della caduta della Repubblica giacobina, una volta rientrato a Roma Pio VIII

Chiramonti.

Racchiude le regole fissata nel chirografo (provvedimento del Papa) di Pio VII elaborate dall'abate, giurista e

commissario alla antichità, Carlo Fea.

Non si sovrappone

La premessa dell'editto ci dice alcune cosa sulla impostazione del provvedimento:

Le opere da tutelare non sono quelle "antiche" ma è tutta la "cultura" che deve essere protetta

1. La cultura come "industria e produzione"

2. Come nell'Editto Valenti, si sottolinea il ruolo pedagogico dell'opera d'arte ("istruzione pubblica") e di

3. modello per gli artisti ("quelli che le professano")

Si individua nelle nuove acquisizione da parte dello Stato, tramite ricerche e requisiti sl marcato, i

4. rimedio contro le spoliazione del passato (secondo una "politica" già intrapresa ma non codificata nel

corso del Settecento)

Antonio Canova "superCommissario"

Dalla lettera di nomina del Cardinale Doria Pamphilij indirizzata al Canova

Nuova gerarchia:

I: pontefice

II: Camerlengo

III: Ispettore Generale

IV: commissario

V: 3 Assessori

Il divieto di estrazione da "relativo" (editto Valenti) diventa "assoluto".

L'estrazione (nell'E. Doria Pamphilij): 64

È sempre vietata

1. Non è configurabile l'autorizzazione ovvero una deroga, caso per caso, al divieto

2. Neanche il Camerlengo, volendo potrebbe acconsentire all'estrazione

3.

Vendita e circolazione interna ammesse:

P. 115, punto 5

Entro la città di Roma: libera

A. Fuori della Città di Roma ma entro i confini dello Stato: autorizzazione del Camerlengo pervia verifica

B. dei "tecnici" e con la garanzia/conferma dell'effettivo luogo di destinazione

Fuori dello Stat: esportazione assolutamente vietata

C.

Obbligo di denunciare il proprio patrimonio

P. 119 punto 11

Obbligo di denunciare il patrimonio di proprietà privata

1. Le opere denunciata sono sottoposte a controlli periodici da parte dell'ispettore, del commissario o degli

2. assessori

Pena in caso di perdita delle opere

P. 122 punto 16

Pena in caso di violazione delle norme dell'editto

Ammenda (1/3 RCA, 1/3 accusatore, 1/3 Ispettore/Commissario)

1. Pene corporali

2. Confisca

3. Prezzo valore (in caso di perdita)

4.

Antonio Canova a Parigi

Decisa l'appoggio delle potenze vincitrice che sanciranno il principi o di diritto internazionale della

"inseparabilità delle opere d'arte dal paese di appartenenza" (Trattato di Parigi, 1814 e Convenzione

d'armistizio, 3 luglio 115=

Su esplicita disposizione del cardinal Consalvi le opere recuperate non torneranno nelle chiese da cui erano

state rimosse, ma saranno conservate nella neocostruita pinacoteca vaticana

La tutela dei BBCC nel regno d'Italia

Garantire il vigore dei vincoli fedecommissari c.d. "Artistici" introdotti dalla legislazione pontifici

1. Mantenere in vigore i provvedimenti degli Stati preunitari

2. Approvare una legge organica di tutela

3.

I vincoli signorili ed ecclesiastici alla proprietà privata:

il "fedecommesso": una formula di successione ereditaria che impone l'inalienabilità e l'indivisibilità dei

* ben ereditati;

Il "maggiorasco": istituto, sempre di diritto successorio, di origine spagnola in base al quale il patrimonio

* familiare veniva trasmesso per intero al partenti più vicino di sesso maschile o al più anziano.

La "manomorta": vincolo che impedisce il frazionamento e a vendita della proprietà ecclesiastica

* La "decima": tassa dovuta al clero dai contadini pari ad un decimo del raccolto

* La "banalità": l'obbligo per i contadini di servirsi, a pagamento, del mulino, del forno e di altri strumenti

* del signore

I "laudenti": somme fisse dovute dai contadini al signore all'atto de trasferimento del possesso del fondo

*

La rivoluzione francese cancella i diritti signorili ed ecclesiastici ritenuti incompatibili con l'inviolabilità

della proprietà privata, i libero esercizio dei commerci e dell'attività d'impresa da parte di ogni cittadino

(liberalismo politico, liberalismo economico)

> principi che saranno propri dello Stato liberale 65

Nello stato pontificio i vincoli signorili sono, però, anche strumento della tutela

Motuproprio di Pio VII del 6 luglio 1816 (vedi Volpe)

...

Il fedecommesso artistico in "parole povere"

Il nobile proprietario di una raccolta e/o di un museo, con il testamento, li lasciava agli eredi con l'obblio di

garantirne la conservazione, l'indivisibilità e l'inalienabilità.

Lo stato pontificio si faceva garante di queste disposizione testamentarie su approvazione del Cardinale

Camerlengo

Evoluzione dell'istituto

La natura di collezione, raccolta, galleria o museo, ancorché privati, in quanto però lasciati dal defunto "a

vantaggio e a gradimento del pubblico"

Faceva sì che tali patrimoni restassero assoggettati ad un controllo pubblico perpetuo, a prescindere dalla

volontà dell'erede e anche dopo l'esaurirsi del casato.

La repubblica romana (1848 - 1849)

La tutela dei BBCC nel Regno d'Italia

***

Pietro Leopoldo di Toscana

Legge 5 agosto 1780 sugli scavi e sui rinvenimenti di antichità

"Volendo Noi liberare i nostri amatissimi sudditi dei pregiudizi ai quali sono stati finqui soggetti per gli Stati

municipali e le Leggi emanati dai nostri RR Predecessori in materia di Tesori, Scavi e di estrazione fuori di

Stato di antichi monumenti e volendo richiamare questi oggetti alla naturale equità. Comandiamo:..

Che avvenire permesso a ciascuno, senza alcuna preventiva licenza, l'intraprendere scavi, per ritrovare e

1. ritrovati far propri monumenti dei passati secoli, monete o altre cose preziose antiche...

3. Sarà permesso a chiunque il contrattare, abolita qualunque privativa, e trasportare da un luogo all'altro,

2. anco ordini delle Dogane per il pagamento delle Gabelle nei casi e nei modi che siano dovute"

Ben altro tenore rispetto aol

Notifica<ione 5 marzo 1849 dell'Impero d'Austria

"Sua Maestà l'Imperatore, considerando le misure in parte attuate ed in parte designate dai Governi

rivoluzionari dell'Alta e Media Italia, e nominatamente dai prvvisorj Governi repubblicani di Venezia e

Roma per la vendita ed esportazione dei tesori d'arte esistenti in quei musei ..."

I governi repubblicani furono effettivamente provvisori

Con l'appoggio dell'Austria, della Francia e dei Borbone poi IX può tornare a Roma

La legislazione unitaria in tema di fedecommessi artistici

All'interno della classe dirigente del regno

Lo Statuto Albertino

Art 29

"Tutte le proprietà, senza alcune eccezione, sono inviolabili. Tuttavia quando l'interesse pubblico

legalmente accertato lo esiga, si può essere tenuti a cederle in tutto o in parte, mediante giusta indennità,

conformemente alle leggi" -> espropriazione, valente in tutto il territorio del Regno. Unica forma di tutela

Codice Civile (1865) = Codice Napoleonico

Art. 436

"La proprietà è il diritto di godere e disporre delle cose nella maniera più assoluta, purché non se ne faccia

un uso vietato dalle leggi o dai regolamenti" 66

Le norme di tutela del patrimonio

Non le decide più il Pontefice e il Cardinale Camerlengo ma una assemblea di eletti e nominati dal Re

espressione di una società (una élite) in rapida trasformazione

In materia di fedecommessi

Il Codice Civile (1865)

Artt. 24 e 25 disposizioni transitorie

Disponevano, fra l'altro, lo scioglimento dei fedecommessi, dei maggioraschi e di ogni altra sostituzione

fedecommissaria

1870 20 settembre - Presa di Porta Pia: fine regno di Napoli.

Il Regio Decreto 27 novembre 1870 n. 6030

"...gli artt. 24 e 25 delle disposizioni transitorie del Codice Civile sono sospese nei territori di Roma e

Provincia..." (SALVI)

Legge 28 giugno 1871 n.282

"Gli artt. 24 e 25...si applicano..."Ai fedecommessi, ai maggioraschi ed altre sostituzioni fedecommisarie ed

ai vincoli ordinari nella provincia romana" (vincoli CANCELLATI) MA

Art. 4

Viene Disposta la "...inalienabilità e indivisibilità delle collezioni romane [quelle relative alle opere d'arte]

finché non sia per legge speciale altrimenti provveduto..." (SALVO)

La schizofrenia del legislatore

Segno che l'abolizione di fedecommessi artistici dell'ex Stato pontifico costituiva nel parlamento del Regno

d'Italia questione politicamente "sensibile" e controversa.

Approvare una legge organica di tutela

La linea politica dei governi liberali impedisce l'approvazione di una legge di tutela dei patrimonio culturale

nazionale almeno per tutto l'ottocento

La disciplina di tutela dello stato unitario si formerà secondo "cerchi concentrici".

Obiettivo minimale ma essenziale = mantenere in vigore la normativa di tutela dei decaduti Stati

A. Preunitari

Disciplinare l'organizzazione amministrativa della tutela

B. Approvare una legge organica di tela del Regno d'Italia

C.

Legge 28 giugno 1871 n. 286

"...finché non sia provveduto con legge generale, continueranno ad avere rigore le leggi ed i regolamenti

speciali attinenti alla conservazione e dei monumenti e degli oggetti d'arte" degli stati italiani preunitari

Il limite principale

La disomogeneità della normativa, che cambiava ad territori a territorio del regno in corrispondenza al

variare dei confini degli ex stati preunitari

Per tutta la seconda metà dell'Ottocento, nonostante la vigenza delle normative di tutela degli ex Stati

preunitari, il patrimonio culturale italiano è oggetto di continue illecite esportazioni.

Ad ogni episodio che colpisce l'opinione pubblica segue in Parlamento la presentazione di progetti di legge

organica che però non superano l'esame dell'assemblea.

Il progetto di legge del Ministro Correnti (1872)

"La necessità di una elgge linerale...[nonosante] le ardue ede elevate questioni di diritti che essa inbvolge,

tali che un origetti guà prima iniziato dal Ministero della pubblica istruzione nel 1868...parve essere contrario

ed ..."

Il progetto di legge del Ministro Correnti (1872) 67

norme di conservazione a carico anche dei proprietari privati

* Vigilanza al Ministero PI e alle sue articolazioni territoriali (concessioni provinciali)

*

*

Il progetto di legge de Ministro Martini (1892)

Più rispettoso delle prerogative dei proprietari, il prgeto si caratterizza per:

la libertà di esportazione, salvo il diritto dello stato i esercutare l'acquisto coattivo entri in termini assai

* ristretti ub nidi da bib isticakre uk cinnercui di opere d'arte

La previsione di un catalogo di opere di "sommo interesse storico artistico" la cui estrazione doveva

* rimanere comunque vietata

***

Legge 27 giugno 1907 n. 386. Sul consiglio superiore gli uffici e il personale delle antichità e belle arti

Legge 14 luglio 1907 n. 500 che istituisce un fondo per il finanziamento delle attività di tutela del Ministero

Legge 20 giugno 1909 n. 364. Norme per l'inalienabilità delle antichità e delle belle arti

Luigi Rava e Giovanni Rosadi, come Giolitti, appartengono a quelle nuova classe dirigente cresciuta

nell'Italia post-unitaria.

Una classe dirigente che ha tagliato ogni legame con quel passato risorgimentale dal quel provenivano

numerosi esponenti della destra storica, prima, e delle sinistra storica successivamente.

Legge 20 giugno 1909 n. 364

I tratti caratterizzanti

• vincolo di inalienabilità per le cose di interesse culturale di proprietà pubblica (art. 2);

il vincolo alla proprietà privata non deriva dalla inclusione dell’opera o monumento nel catalogo

• ministeriale, ma dalla notifica di una specifico provvedimento che qualifica l’interesse culturale del bene

(artt. 4-7);

da quel momento il proprietario è sottoposto agli obblighi di conservazione (pena l’esproprio del bene) e a

• quello di denuncia in caso di vendita (prelazione);

il divieto di esportazione riguarda tutte le “cose” di interesse culturale, a prescindere dalla loro inclusione

• nei cataloghi del Ministero e dalla stessa notifica del vincolo (art. 8);

è previsto l’obbligo di denuncia all’Ufficio di esportazione con la facoltà del Ministero, in alternativa

• all’apposizione del vincolo, di acquistarle coattivamente (art. 9);

misure di protezione (artt. 12-13);

• vincoli di tutela indiretta (art. 14);

• è stabilita la proprietà dello Stato sulle cose ritrovate nel sottosuolo, salvo il pagamento di ¼ del valore al

• proprietario del fondo (art. 15);

viene riconfermata l’istituzione di un fondo per il finanziamento delle acquisizioni e viene disciplinata la

• destinazione dei proventi dei biglietti di ingresso a musei e gallerie, delle multe e ammende, dei proventi

per le concessioni/riproduzioni delle opere di proprietà statale (artt. 19-28);

viene riconfermata l’applicazione delle norme di tutela delle raccolte ex-fedecommissarie (art. 40).

• 68

L’organizzazione interna del Mibac

Stato e Ministero evidentemente non sono sinonimi.

Il riferimento al ministero restringe l’ambito della competenza indicata, fare rifermento al ministero significa

fare riferimento ad un organo più circoscritto.

Il ministero è stato. Lo stato non si indentifica solo con il ministero. Il Ministero è un organo dello Stato.

Lo Stato = pubblica amministrazione, insieme di soggetti a cui l’ordinamento giuridico assegna il compito di

attuare le finalità di interesse generale che riguarda un’intera comunità, fanno parte dello stato solo i soggetti

che perseguono un interesse collettivo. È un potere/dovere di agire nell’interesse pubblico. Dentro ci stanno

sia le persone giuridiche che quelle fisiche.

Nella pubblica amministrazione operano vari soggetti.

È l’ordinamento giuridico (legge) che indica le finalità generali, gli obbiettivi di interessi pubblico e i soggetti

a cui sono attribuite le funzioni per perseguire questi interessi pubblici.

Art. 9 della Costituzione “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.

Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”

Il Codice dei BBCC ci dice quali sono i soggetti che esercitano le funzioni amministrative per raggiungere

quegli obbiettivi, quelle funzioni che regolano un caso specifico, e ci indica anche gli strumenti per raggiugere

gli obiettivi fissati dell’art. 9, ossia le fonti provvedimentali e quelle contrattuali, infatti l’art. 4 attribuisce

esclusivamente le funzioni di tutela al Mibac, l’art. 7 invece non attribuisce una funzione specifica al ministero

ma prende in considerazione anche le regioni e gli altri enti pubblici territoriali, che attuano la valorizzazione

attraverso il contratto.

[Presidenza del consiglio dei ministri=vertice del governo composto da tutti i ministri]

Il ministero è composto da strutture e strumenti (edifici, mezzi, strumenti scientifici), dalle risorse

economiche, finanziamenti statali e da entrate esterne, proventi di concessione in uso di spazi, dei biglietti,

donazioni ecc… poi il ministero è composto dalle risorse umane, di varia tipologia, il personale tecnico

(archeologi, storici dell’arte, architetti soprattutto) e il personale amministrativo e consulenti esterni, pagati

a prestazione. Ci sono poi partecipazioni del ministero in forme di società ovvero il ministero mette i soldi

per svolgere una attività legata alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale. Le due principali

società in cui il ministero investo sono “Arpus” (interventi conservativi sul patrimonio culturale) e “Ales”.

Il ministero fa parte del governo, complesso di ministeri al cui vertice c’è un presidente che li coordina.

In quali fonti normative sono scritte le regole che disciplinano le funzioni e la divisione del ministero? È la

legge (in base all’art. 95 della Costituzione) che stabilisce l’organizzazione interna dei ministeri. I pubblici

uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge (art. 97 Costituzione).

Il ministero dei Beni e delle attività culturali è stato istituito nel 1975, prima le funzioni di tutela era all’interno

del ministero della pubblica istruzione, ed è stato istituito con un decreto legge, cosa abbastanza anomala,

per porre il parlamento difronte al fatto compiuto.

Poi il ministero è stato rifondato nel 1998 da un decreto legislativo è ha preso la denominazione di MIBAC,

un altro passaggio del 99, un decreto legislativo ha modificato nuovamente la sua struttura. Tra i regolamenti

che hanno disciplinato la struttura del mibac l’ultimo è del 2009.

Struttura aggiornata al 2009 tramite DPR (Decreto del Presidente della Repubblica)

Quali sono i criteri che stabiliscono la struttura del ministero?

tra una sede centrale e una articolazione periferica del

Il primo criterio è quello che distingue

• ministero. Il mibac ha infatti una sede centrale a Roma e poi ha delle sedi dislocate sul territorio

nazionale. l’amministrazione

Il secondo criterio è quello che distingue gli organi interni tra quelli che svolgono

• attiva organi consultivi

(quelli che prendono le decisioni) e gli (danno i pareri ma non prendono

decisioni) fra organi dotati di potere di indirizzo politico e organi titolari

Il terzo criterio è quello che distingue

• di attività di gestione o attuative (difatti i provvedimenti non sono mai firmati dal ministro, i

provvedimenti amministrativi del ministero sono firmati dagli organi di gestione, organi interni del

ministero).

La sede centrale del ministero ha sede a Roma esso è composto da uffici divisi al loro interno, complessi di

uffici che si occupano del patrimonio culturale.

C’è la sede a Roma ma il ministero ha una articolazione territoriale, ci sono infatti sede periferiche in ogni

capoluogo di regione.

Gli organi di amministrazione attiva hanno titolo di emanare provvedimenti amministrativi, gli organi

consultivi (dicono la propria, esprimono dei pareri) non prendono decisione né amministrative né politiche

ma coadiuvano gli organi di amministrazione attiva nella fase istruttoria della procedura per arrivare al

provvedimento amministrativo, esprimono pareri obbligatori che possono impedire l’emanazione del

provvedimento amministrativo. Gli organi consultivi sono composti da esperti esterni al ministero, nominati

dal ministro. La loro opinione viene fatta con ragioni scientifiche.

Articolazione centrale con sede a Roma organi

Il Ministro e gli Uffici di sua diretta collaborazione, Segreteria Generale, 8 Direzioni Generali –

consultivi: Consiglio superiore per i BBCC e P, 7 comitati tecnico scientifici.

organi interni, dell’articolazione centrale,

Altri che non si trovano nella sede centrale sono: gli Istituti

autonomi dotati di autonomia speciale, il Comando Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale, gli

Istituti centrali.

ministro (organo politico)

Il dà la direzione politica del ministero, significa che ha il compito di determinare

gli indirizzi che deve perseguire il ministero per i beni culturali, fissa gli obiettivi e verifica se poi gli organi

dell’amministrazione hanno raggiunti questi obiettivi. Gli uffici hanno l’obbligo di attuare tali obiettivi.

Nel mibac il Ministro ha la funzione di indirizzo politico e gli uffici del ministero attuano questi indirizzi. Si

distingue quindi una responsabilità politica e una ammnistrativa.

Come si esprime la funzione di indirizzo politico? Esprime la gestione, i programmi e verifica se i risultati sono

in linea con i programmi dati. Quindi il ministro non si occupa dell’atto amministrativo ma di indirizzare

l’attività amministrativa verso certi obiettivi.

Nelle funzione di indirizzo politico ce n’è una particolarmente importante, a parte quella di impartire

direttive, quella di individuare e assegnare le risorse agli uffici (materiali, finanziarie, personale). L’attuazione

degli obiettivi viene fatta attraverso la gestione autonoma di tali risorse attraverso gli atti amministrativi.

L’organo di governo e gli organi della gestione amministrativa attiva sono due compartimenti stagno, ciò si

verifica considerando che un ministro non può mai sostituirsi ad un dirigente.

Il ministro ha bisogno di funzionari che lo aiutino a stabile obiettivi concreti e realizzabili quindi ha bisogno

di una serie di uffici, al vertice del palazzo a Roma, in cui ci sono funzionari che lo istruiscono sulla materia e

che quindi dovrebbero fargli prendere decisioni più assennate, fungendo da supporto e raccordo con gli altri

organi dell’amministrazione: le direzioni generali e gli istituti centrali e periferici, uffici in diretta

collaborazione proprio perché devono istruire il ministro e condividono con lui la responsabilità politica. I

funzionari sono scelti dal ministro e cessano il loro incarico insieme a quello del ministro. Sotto il ministro c’è

il segretario generale che è una figura che condivide con il ministro la responsabilità politica e che coordina

l’attività, fa da snodo tra il ministro e gli uffici in stretta collaborazione del ministro, quelli dotati di

amministrazione attiva, ovvero gli istituti centrali, le direzioni generali e gli istituti dotati di speciale

autonomia. Anche il segretario generale ha un incarico limitato.

Non è il ministro che impegna verso l’esterno il ministero ma gli organi di amministrazione attiva ossia le 8

direzioni generali, gli istituti centrali, gli istituti speciali che emanano atti amministrativi in rappresentanza

del ministero.

Il comando carabinieri per la tutela del patrimonio culturale: è un organo del ministero che opera sulla base

delle direttive del ministro stesso, senza lo snodo del segretario. Esso è un organo che non fa parte del

ministero della difesa ma è sotto la direzione del ministro del BBCC, è stato uno dei primi servizi di polizia per

la tutela del patrimonio culturale in Europa e nel mondo. Le sue principali funzioni sono quelle di garantire la

sicurezza del patrimonio culturale, svolge la funzione di controllo dei siti archeologici, recupera le opere

d’arte esportate illegittimamente e/o trafugate (collaborando con l’Interpool). Ha dei nuclei sparsi sul

territorio.

Direzioni generali: svolgono l’amministrazione attiva quindi emanano provvedimenti amministrativi. Le

direzioni generali del Mibac sono raggruppamenti di uffici. Attuano l’indirizzi che dà il ministero. Le direzioni

generali sono 8, a noi ne interessano 3. Direzione generale per le antichità: per i beni archeologici. Direzione

generale per il paesaggio, le belle arti, l’architettura e le arti contemporanee. Direzioni generali per i beni

archivistici e librari. La direzione generale per la valorizzazione del patrimonio culturale (introdotta nel 2009).

Direzioni generali per il cinema e lo spettacolo.

Categorie di provvedimenti che emanano le direzioni generali: es. il pagamento del premio per il

ritrovamento di un bene archeologico lo paga la direzione generale per le antichità. Emanano i principali

provvedimenti legati alla circolazione internazionale, emana l’attesto di libera circolazione. Ricorsi

amministrativi gerarchici.

La direzione generale per la valorizzazione è stata creata nel 2009, prima ogni direzione generale si occupava

autonomamente di tale attività

Direzione generale: provvedimento di vincolo

Organi consultivi, quelli che non prendono decisioni ma danno il loro parere nella fase istruttoria dle

provvedimento amministrativo. Nella sede centrale del ministero ce ne sono due il Consiglio superiore per i

BBCC e P (fornisce pareri al ministro), organo fatto da più membri e i 7 comitati tecnico scientifici (forniscono

pareri alle direzioni generali). Essi sono composti da esperti e da membri esterni al ministero, non a lui

dipendente. I comitati tecnici scientifici esprimono pareri facoltativi non vincolanti.

singoli comitati tecnico scientifici

I intervengono anche nel fornire indicazione sull’impiego delle risorse

economiche del ministero. Sono composti da 1 rappresentante del personale tecnico scientifico del

ministero, da 2 esperti di chiara fama nominati dal ministro, 1 professore universitario di ruolo nominato dal

consiglio universitario.

Il consiglio superiore per i BBCC e i P: le funzioni sono le stesse, pareri e proposte. Esso deve essere

necessariamente interpellato dal ministero quando decide gli obiettivi e le risorse da assegnare. Si esprimono

anche in materia di proposte di legge.

Istituti centrali e quelli dotati di autonomia speciale: organi che non hanno sede nella sede centrale anche

se sono organi centrali. Hanno una particolare autonomia pur facendo parte della struttura interna del

ministero. Sono piccoli ministeri che si danno leggi da soli, si autogestiscono e gestiscono i propri

finanziamenti. Fra gli istituti centrali di autonomia ci sono le soprintendenze speciali che hanno maggiore

autonomia nella gestione e nel recupero della risorse, nel regolamentare il loro funzionamento. Per i beni

archeologici ci sono soprintendenze speciali a Napoli-Pompei e a Roma. Ci sono anche soprintendenze per i

beni artistici e paesaggistici che sono le soprintendenze speciali per i poli museali di Venezia, Napoli, Roma e

Firenze dotati di speciali autonomia, e istituti con larghe autonomie come l’Istituto Superiore per il restauro

e l’Opificio delle Pietre Dure.

soprintendenza

La (“normale”) è una articolazione territoriale periferica (la più periferica del mibac), non sta

insieme agli organi centrali del ministero ma è una dipendenza dell’organo di vertice dell’articolazione

territoriale che è la direzione regionale; ha una minima autonomia scientifica e nessuna autonomia

finanziaria e di organizzazione.

soprintendenza speciale

La ha una spiccata autonomia sia scientifica che finanziaria che organizzativa che la

rende indipendente dalla direzione regionale.

L’articolazione periferica

Abbiamo le direzioni regionali, organi di vertice a livello periferico, abbiamo le soprintendenze per i beni

architettonici, archivistici, artistici, paesaggistici, storici, etnoantropologici. Ci sono anche gli organi consultivi

a livello periferico ovvero i Comitati regionali di coordinamento. Musei, Archivi, Biblioteche statali sono

organi periferici del ministero.

Le direzioni regionali sono la fotocopia delle direzioni generali (le 8) che si trovano nel ministero, non hanno

autonomia economica o scientifica o organizzativa, ma emanano la maggior parte dei provvedimenti del

Codice. (es. provvedimento di vincolo, vincolo di tutela indiretta, decide in che misura va finanziato un

intervento conservativo).

Nella gerarchia periferica le direzioni generali e le soprintendenze dialogano tra loro, al contrario di quello

che avviene per gli stessi organi a livello centrale in cui hanno le direzioni, funzioni amministrative, e i comitati

hanno parere solo consultivo, e possono quindi delegarsi delle funzioni, nello specifico le direzioni regionali

possono delegare delle funzioni alle soprintendenze che sono loro sottoposte. (es. la prelazione)

Domande Dalli

1. le categorie di provvedimento amministrativo

esempio di provvedimento limitativo

le caratteristiche del provvedimento amministrativo

nella gerarchia delle fonti, a quale gradino corrisponde?

Discrezionalità e limiti per legge e per motivazione

differenze con la fonte contrattuale

l'interessato in che posizione si trova?

Ricorso

2. acquisto coattivo

3. i fidecommessi

4. le varie norme tra 1861 e 1871

quale idea politica contrastava con il regime di tutela?

5. la tutela su quali fonti si basa? (fonte provvedimentale)

6. il codice in che rapporto pone la tutela rispetto alla valorizzazione?

Perché ci sono più regole di tutela rispetto a quelle di valorizzazione?

7. competenze legislative tra stato e regioni

8. il codice come definisce la valorizzazione?

Individuare gli obiettivi (Art 6 comma 1 )

esempio di valorizzazione per MIGLIORARE il servizio (Art 117)

la sponsorizzazione, perché è legata alla valorizzazione (Art 120 e Art 6)

9. forme conservative (Art 20 e seguenti)

distinzione tra prevenzione, manutenzione e restauro

10. fasi del procedimento amministrativo

11. gli interventi conservativi sono un obbligo ? (Art 30)

12. che potere ha il ministero per controllare la conservazione che deve essere garantita? (Art 18, 19 e

28)

13. Art 10

presunzione relativa di culturalità

categorie del comma 2

presunzione assoluta di culturalità

beni per relationem (Art 10 comma 3 lettera d ), esempio del "Tuttomondo" per frequentanti

14. le componenti del provvedimento amministrativo

l'importanza delle motivazioni

cosa accade se il provvedimento non è motivato?

15. misure di protezione

divieti : relativi (Art 21) e assoluti (Art 20) , distinzione

distinzione tra demolizione (Art 21) e distruzione (Art 20)

opere e lavori di qualunque genere (Art 21 comma 4) , perché rimane una definizione aperta'

(riferimento a Art 29 )

misure di conservazione (Art 29)

tutela indiretta a confronto con la protezione(Obblighi di fare e Divieti)

il "contesto" a cui si rivolge il vincolo di tutela indiretta

16. Circolazione

giuridica e materiale

in ambito nazionale e in ambito internazionale

richiesta di autorizzazione, licenza di esportazione

Art 72, certificato

uscita temporanea

17. Unità d'Italia, prima legge di tutela unitaria, come ci si arriva?

1) definizione in generale del provvedimento amministrativo

2) la denuncia nella circolazione nazionale

3) fruizione e luoghi della cultura

4) valorizzazione i principi e i tre scopi

5) articolo 10

6) struttura del provvedimento amministrativo e le sue fasi

7) sulla parte storica chiede uno dei tre editti che abbiamo fatto oppure la gerarchia dei poteri o

l'unione del regno d'Italia

Principali leggi in materia di beni culturali dal 1900 in poi;

• Nozione di T.U.;

• Codice dei BBCC;

• Categorie di Provvedimento Amministrativo che si trovano nel Codice (4 tipologie);

• Dichiarazione di interesse culturale (provv. ammin. limitativo di diritto);

• Editto Valenti (caratteristiche rispetto agli editti precedenti);

• Parti in cui è suddiviso il codice;

• Struttura della parte del codice relativa ai BBCC;

• Circolazione materiale (cose di interesse culturale – BBCC uscita temporanea);

• Appartenenza delle cose ritrovate nel sottosuolo o sui fondali; o Ragioni dell’appartenenza statale dei

ritrovamenti (due, una giuridica e una politica);

• Regola fondamentale che pone l’Editto Valenti; o Fasi della concessione della licenza per estrazione

del bene;

• Archeologia preventiva; o Interesse dell’ente committente o Interesse archeologico

• Espropriazione per interesse archeologico (provv. ammin. ablatorio, espropriazione indiretta);

• Vincolo di tutela indiretta, obblighi di NON fare;

• Prelazione artistica;

• Come e perché molte opere vengono estratte da Roma nonostante l’Editto Valenti;

• Art. 10

• Misure di protezione

• Leggi in materia di tutela dall’Unità d’Italia, tre grandi cambiamenti

-Tutela,

-Fruizione

-Valorizzazione. ( i principi della valorizzazione con particolare riferimento a quello dell'evidenza

pubblica),

-i provvedimenti amministrativi,

-l'espropriazione,

- la circolazione,

- i ritrovamenti,

- la struttura del ministero.

-le leggi del regno d'Italia

-definizione di bene culturale (art.10)

-conservazione

-ricerche archeologiche

-circolazione internazionale dei beni

-art . 1 : a quale altra fonte normativa fa riferimento ( art.9 della costituzione ) e gli altri riferimenti alla

costituzione , ovvero art . 117 .

-differenza tra tutela e valorizzazione ,

-il bando di gara .

-scavo preventivo , perché si fa e le 3 fasi .

-l'Editto Valenti , confrontandolo con l'Editto Doria Pamphilj .

-i ritrovamenti e le scoperte

-tre editti dei camerlenghi,

-la formazione del regno d'italia.

-art 34

-misure di protezione, vendita dei beni culturali di proprietà privata, ruolo del camerlengo

-Differenza codice e testo unico

-Qual è la parte "nuova" del codice

-Art 10 (da saper benissimo i primi 3commi)

-Rapporto tra tutela-valorizzazione-fruizione

-Editti valenti e doria-pamphilj

D. Lgs. 22 gennaio 2004 n. 42

Codice dei beni culturali e del paesaggio

PARTE PRIMA

Disposizioni generali

Articolo 1 (Principi)

1. In attuazione dell'articolo 9 della Costituzione, la

Repubblica tutela e valorizza il patrimonio culturale in

coerenza con le attribuzioni di cui all'articolo 117 della

Costituzione e secondo le disposizioni del presente codice.

2. La tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale

concorrono a preservare la memoria della comunità

nazionale e del suo territorio e a promuovere lo sviluppo della

cultura.

3. Lo Stato, le regioni, le città metropolitane, le province e i

comuni assicurano e sostengono la conservazione del

patrimonio culturale e ne favoriscono la pubblica fruizione e

la valorizzazione.

4. Gli altri soggetti pubblici, nello svolgimento della loro

attività, assicurano la conservazione e la pubblica fruizione

del loro patrimonio culturale.

5. I privati proprietari, possessori o detentori di beni

appartenenti al patrimonio culturale, ivi compresi gli enti

ecclesiastici civilmente riconosciuti, sono tenuti a garantirne

la conservazione.

6. Le attività concernenti la conservazione, la fruizione e la

valorizzazione del patrimonio culturale indicate ai commi 3, 4

e 5 sono svolte in conformità alla normativa di tutela.

! 1

Articolo 2 (Patrimonio culturale)

1. Il patrimonio culturale è costituito dai beni culturali e dai

beni paesaggistici.

2. Sono beni culturali le cose immobili e mobili che, ai sensi

degli articoli 10 e 11, presentano interesse artistico, storico,

archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico

e le altre cose individuate dalla legge o in base alla legge

quali testimonianze aventi valore di civiltà.

3. Sono beni paesaggistici gli immobili e le aree indicati

all'articolo 134, costituenti espressione dei valori storici,

culturali, naturali, morfologici ed estetici del territorio, e gli

altri beni individuati dalla legge o in base alla legge.

4. I beni del patrimonio culturale di appartenenza pubblica

sono destinati alla fruizione della collettività,

compatibilmente con le esigenze di uso istituzionale e sempre

che non vi ostino ragioni di tutela.

Articolo 3 (Tutela del patrimonio culturale)

1. La tutela consiste nell'esercizio delle funzioni e nella

disciplina delle attività dirette, sulla base di un'adeguata

attività conoscitiva, ad individuare i beni costituenti il

patrimonio culturale ed a garantirne la protezione e la

conservazione per fini di pubblica fruizione.

2. L'esercizio delle funzioni di tutela si esplica anche

attraverso provvedimenti volti a conformare e regolare diritti

e comportamenti inerenti al patrimonio culturale.

Articolo 4 (Funzioni dello Stato in materia di tutela del

patrimonio culturale)

1. Al fine di garantire l'esercizio unitario delle funzioni di

tutela, ai sensi dell'articolo 118 della Costituzione, le funzioni

! 2

stesse sono attribuite al Ministero per i beni e le attività

culturali, di seguito denominato «Ministero», che le esercita

direttamente o ne può conferire l'esercizio alle regioni,

tramite forme di intesa e coordinamento ai sensi dell'articolo

5, commi 3 e 4. Sono fatte salve le funzioni già conferite alle

regioni ai sensi del comma 6 del medesimo articolo 5.

2. Il Ministero esercita le funzioni di tutela sui beni culturali

di appartenenza statale anche se in consegna o in uso ad

amministrazioni o soggetti diversi dal Ministero.

Articolo 5 (Cooperazione delle regioni e degli altri enti

pubblici territoriali in materia di tutela del patrimonio

culturale)

1. Le regioni, nonché i comuni, le città metropolitane e le

province, di seguito denominati «altri enti pubblici

territoriali», cooperano con il Ministero nell'esercizio delle

funzioni di tutela in conformità a quanto disposto dal Titolo I

della Parte seconda del presente codice.

[2. Le funzioni di tutela previste dal presente codice che

abbiano ad oggetto manoscritti, autografi, carteggi,

incunaboli, raccolte librarie, nonché libri, stampe e incisioni,

non appartenenti allo Stato, sono esercitate dalle regioni.

Qualora l'interesse culturale delle predette cose sia stato

riconosciuto con provvedimento ministeriale, l'esercizio delle

potestà previste dall'articolo 128 compete al Ministero.

[ABROGATO ]

3. Sulla base di specifici accordi od intese e previo parere

della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le

regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, di seguito

denominata «Conferenza Stato-regioni», le regioni possono

esercitare le funzioni di tutela su manoscritti, autografi,

carteggi, incunaboli, raccolte librarie, libri, stampe e

incisioni, carte geografiche, spartiti musicali, fotografie,

pellicole o altro materiale audiovisivo, con relativi negativi e

matrici, non appartenenti allo Stato.

! 3

4. Nelle forme previste dal comma 3 e sulla base dei principi

di differenziazione ed adeguatezza, possono essere individuate

ulteriori forme di coordinamento in materia di tutela con le

regioni che ne facciano richiesta.

5. Gli accordi o le intese possono prevedere particolari forme

di cooperazione con gli altri enti pubblici territoriali.

6. Le funzioni amministrative di tutela dei beni paesaggistici

sono esercitate dallo Stato e dalle regioni secondo le

disposizioni di cui alla Parte terza del presente codice, in

modo che sia sempre assicurato un livello di governo unitario

ed adeguato alle diverse finalità perseguite.

7. Relativamente alle funzioni esercitate dalle regioni ai sensi

dei commi 3, 4, 5 e 6, il Ministero esercita le potestà di

indirizzo e di vigilanza e il potere sostitutivo in caso di

perdurante inerzia o inadempienza.

Articolo 6 (Valorizzazione del patrimonio culturale)

1. La valorizzazione consiste nell'esercizio delle funzioni e

nella disciplina delle attività dirette a promuovere la

conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le

migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del

patrimonio stesso, anche da parte delle persone diversamente

abili, al fine di promuovere lo sviluppo della cultura. Essa

comprende anche la promozione ed il sostegno degli

interventi di conservazione del patrimonio culturale. In

riferimento al paesaggio, la valorizzazione comprende altresì

la riqualificazione degli immobili e delle aree sottoposti a

tutela compromessi o degradati, ovvero la realizzazione di

nuovi valori paesaggistici coerenti ed integrati.

2. La valorizzazione è attuata in forme compatibili con la

tutela e tali da non pregiudicarne le esigenze.

3. La Repubblica favorisce e sostiene la partecipazione dei

soggetti privati, singoli o associati, alla valorizzazione del

patrimonio culturale. ! 4

Articolo 7 (Funzioni e compiti in materia di valorizzazione

del patrimonio culturale)

1. Il presente codice fissa i principi fondamentali in materia di

valorizzazione del patrimonio culturale. Nel rispetto di tali

principi le regioni esercitano la propria potestà legislativa.

2. Il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali

perseguono il coordinamento, l'armonizzazione e

l'integrazione delle attività di valorizzazione dei beni pubblici.

Articolo 7-bis (Espressioni di identità culturale collettiva)

1. Le espressioni di identità culturale collettiva contemplate

dalle Convenzioni UNESCO per la salvaguardia del

patrimonio culturale immateriale e per la protezione e la

promozione delle diversità culturali, adottate a Parigi,

rispettivamente, il 3 novembre 2003 ed il 20 ottobre 2005,

sono assoggettabili alle disposizioni del presente codice

qualora siano rappresentate da testimonianze materiali e

sussistano i presupposti e le condizioni per l'applicabilità

dell'articolo 10.

Articolo 8 (Regioni e province ad autonomia speciale)

1. Nelle materie disciplinate dal presente codice restano

ferme le potestà attribuite alle regioni a statuto speciale ed

alle province autonome di Trento e Bolzano dagli statuti e

dalle relative norme di attuazione.

Articolo 9 (Beni culturali di interesse religioso)

1. Per i beni culturali di interesse religioso appartenenti ad

enti ed istituzioni della Chiesa cattolica o di altre confessioni

religiose, il Ministero e, per quanto di competenza, le regioni

provvedono, relativamente alle esigenze di culto, d'accordo

con le rispettive autorità. ! 5

2. Si osservano, altresì, le disposizioni stabilite dalle intese

concluse ai sensi dell'articolo 12 dell'Accordo di

modificazione del Concordato lateranense firmato il 18

febbraio 1984, ratificato e reso esecutivo con legge 25 marzo

1985, n. 121, ovvero dalle leggi emanate sulla base delle

intese sottoscritte con le confessioni religiose diverse dalla

cattolica, ai sensi dell'articolo 8, comma 3, della Costituzione.

Articolo 9-bis (Professionisti competenti ad eseguire

interventi sui beni culturali)

1. In conformità a quanto disposto dagli articoli 4 e 7 e fatte

salve le competenze degli operatori delle professioni già

regolamentate, gli interventi operativi di tutela, protezione e

conservazione dei beni culturali nonché quelli relativi alla

valorizzazione e alla fruizione dei beni stessi, di cui ai titoli I

e II della parte seconda del presente codice, sono affidati alla

responsabilità e all'attuazione, secondo le rispettive

competenze, di archeologi, archivisti, bibliotecari,

demoetnoantropologi, antropologi fisici, restauratori di beni

culturali e collaboratori restauratori di beni culturali, esperti

di diagnostica e di scienze e tecnologia applicate ai beni

culturali e storici dell'arte, in possesso di adeguata

formazione ed esperienza professionale.

PARTE SECONDA

Beni culturali

TITOLO I

Tutela

Capo I

Oggetto della tutela

! 6

Articolo 10 (Beni culturali)

1. Sono beni culturali le cose immobili e mobili appartenenti

allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali,

nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone

giuridiche private senza fine di lucro, ivi compresi gli enti

ecclesiastici civilmente riconosciuti, che presentano interesse

artistico, storico, archeologico o etnoantropologico.

2. Sono inoltre beni culturali:

a) le raccolte di musei, pinacoteche, gallerie e altri luoghi

espositivi dello Stato, delle regioni, degli altri enti pubblici

territoriali, nonché di ogni altro ente ed istituto pubblico;

b) gli archivi e i singoli documenti dello Stato, delle regioni,

degli altri enti pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente

ed istituto pubblico;

c) le raccolte librarie delle biblioteche dello Stato, delle

regioni, degli altri enti pubblici territoriali, nonché di ogni

altro ente e istituto pubblico, ad eccezione delle raccolte che

assolvono alle funzioni delle biblioteche indicate all'articolo

47, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 24

luglio 1977, n. 616.

3. Sono altresì beni culturali, quando sia intervenuta la

dichiarazione prevista dall'articolo 13:

a) le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico,

storico, archeologico o etnoantropologico particolarmente

importante, appartenenti a soggetti diversi da quelli indicati

al comma 1;

b) gli archivi e i singoli documenti, appartenenti a privati, che

rivestono interesse storico particolarmente importante;

c) le raccolte librarie, appartenenti a privati, di eccezionale

interesse culturale;

d) le cose immobili e mobili, a chiunque appartenenti, che

rivestono un interesse, particolarmente importante a causa

del loro riferimento con la storia politica, militare, della

letteratura, dell'arte, della scienza, della tecnica,

dell'industria e della cultura in genere, ovvero quali

testimonianze dell'identità e della storia delle istituzioni

pubbliche, collettive o religiose;

e) le collezioni o serie di oggetti, a chiunque appartenenti, che

non siano ricomprese fra quelle indicate al comma 2 e che,

! 7

per tradizione, fama e particolari caratteristiche ambientali,

ovvero per rilevanza artistica, storica, archeologica,

numismatica o etnoantropologica, rivestano come complesso

un eccezionale interesse.

4. Sono comprese tra le cose indicate al comma 1 e al comma

3, lettera a):

a) le cose che interessano la paleontologia, la preistoria e le

primitive civiltà;

b) le cose di interesse numismatico che, in rapporto all'epoca,

alle tecniche e ai materiali di produzione, nonché al contesto

di riferimento, abbiano carattere di rarità o di pregio;

c) i manoscritti, gli autografi, i carteggi, gli incunaboli,

nonché i libri, le stampe e le incisioni, con relative matrici,

aventi carattere di rarità e di pregio;

d) le carte geografiche e gli spartiti musicali aventi carattere

di rarità e di pregio;

e) le fotografie, con relativi negativi e matrici, le pellicole

cinematografiche ed i supporti audiovisivi in genere, aventi

carattere di rarità e di pregio;

f) le ville, i parchi e i giardini che abbiano interesse artistico

o storico;

g) le pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi aperti urbani di

interesse artistico o storico;

h) i siti minerari di interesse storico od etnoantropologico;

i) le navi e i galleggianti aventi interesse artistico, storico od

etnoantropologico;

l) le architetture rurali aventi interesse storico od

etnoantropologico quali testimonianze dell'economia rurale

tradizionale.

5. Salvo quanto disposto dagli articoli 64 e 178, non sono

soggette alla disciplina del presente Titolo le cose indicate al

comma 1 che siano opera di autore vivente o la cui esecuzione

non risalga ad oltre cinquanta anni, se mobili, o ad oltre

settanta anni, se immobili, nonché le cose indicate al comma

3, lettere a) ed e), che siano opera di autore vivente o la cui

esecuzione non risalga ad oltre cinquanta anni.

! 8

Articolo 11 (Cose oggetto di specifiche disposizioni di tutela)

1. Sono assoggettate alle disposizioni espressamente

richiamate le seguenti tipologie di cose:

a) gli affreschi, gli stemmi, i graffiti, le lapidi, le iscrizioni, i

tabernacoli ed altri elementi decorativi di edifici, esposti o

non alla pubblica vista, di cui all'articolo 50, comma 1;

b) gli studi d'artista, di cui all'articolo 51;

c) le aree pubbliche di cui all'articolo 52;

d) le opere di pittura, di scultura, di grafica e qualsiasi

oggetto d'arte di autore vivente o la cui esecuzione non

risalga ad oltre cinquanta anni, a termini degli articoli 64 e

65, comma 4;

e) le opere dell'architettura contemporanea di particolare

valore artistico, a termini dell'articolo 37;

f) le fotografie, con relativi negativi e matrici, gli esemplari di

opere cinematografiche, audiovisive o di sequenze di

immagini in movimento, le documentazioni di manifestazioni,

sonore o verbali, comunque realizzate, la cui produzione

risalga ad oltre venticinque anni, a termini dell'articolo 65,

comma 3, lettera c);

g) i mezzi di trasporto aventi più di settantacinque anni, a

termini degli articoli 65, comma 3, lettera c), e 67, comma 2;

h) i beni e gli strumenti di interesse per la storia della scienza

e della tecnica aventi più di cinquanta anni, a termini

dell'articolo 65, comma 3, lettera c);

i) le vestigia individuate dalla vigente normativa in materia di

tutela del patrimonio storico della Prima guerra mondiale, di

cui all'articolo 50, comma 2.

1-bis. Per le cose di cui al comma 1, resta ferma

l'applicabilità delle disposizioni di cui agli articoli 12 e 13,

qualora sussistano i presupposti e le condizioni stabiliti

dall'articolo 10.

Articolo 12 (Verifica dell'interesse culturale)

1. Le cose indicate all'articolo 10, comma 1, che siano opera

di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga ad oltre

cinquanta anni, se mobili, o ad oltre settanta anni, se

! 9

immobili, sono sottoposte alle disposizioni della presente

Parte fino a quando non sia stata effettuata la verifica di cui

al comma 2.

2. I competenti organi del Ministero, d'ufficio o su richiesta

formulata dai soggetti cui le cose appartengono e corredata

dai relativi dati conoscitivi, verificano la sussistenza

d e l l ' i n t e re s s e a r t i s t i c o , s t o r i c o , a rc h e o l o g i c o o

etnoantropologico nelle cose di cui al comma 1, sulla base di

indirizzi di carattere generale stabiliti dal Ministero

medesimo al fine di assicurare uniformità di valutazione.

3. Per i beni immobili dello Stato, la richiesta di cui al comma

2 è corredata da elenchi dei beni e dalle relative schede

descrittive. I criteri per la predisposizione degli elenchi, le

modalità di redazione delle schede descrittive e di

trasmissione di elenchi e schede sono stabiliti con decreto del

Ministero adottato di concerto con l'Agenzia del demanio e,

per i beni immobili in uso all'amministrazione della difesa,

anche con il concerto della competente direzione generale dei

lavori e del demanio. Il Ministero fissa, con propri decreti, i

criteri e le modalità per la predisposizione e la presentazione

delle richieste di verifica, e della relativa documentazione

conoscitiva, da parte degli altri soggetti di cui al comma 1.

4. Qualora nelle cose sottoposte a verifica non sia stato

riscontrato l'interesse di cui al comma 2, le cose medesime

sono escluse dall'applicazione delle disposizioni del presente

Titolo.

5. Nel caso di verifica con esito negativo su cose appartenenti

al demanio dello Stato, delle regioni e degli altri enti pubblici

territoriali, la scheda contenente i relativi dati è trasmessa ai

competenti uffici affinché ne dispongano la

sdemanializzazione qualora, secondo le valutazioni

dell'amministrazione interessata, non vi ostino altre ragioni di

pubblico interesse.

6. Le cose di cui al comma 4 e quelle di cui al comma 5 per le

quali si sia proceduto alla sdemanializzazione sono

liberamente alienabili, ai fini del presente codice.

! 10

7. L'accertamento dell'interesse artistico, storico,

archeologico o etnoantropologico, effettuato in conformità

agli indirizzi generali di cui al comma 2, costituisce

dichiarazione ai sensi dell'articolo 13 ed il relativo

provvedimento è trascritto nei modi previsti dall'articolo 15,

comma 2. I beni restano definitivamente sottoposti alle

disposizioni del presente Titolo.

8. Le schede descrittive degli immobili di proprietà dello Stato

oggetto di verifica con esito positivo, integrate con il

provvedimento di cui al comma 7, confluiscono in un archivio

informatico, conservato presso il Ministero e accessibile al

Ministero e all'Agenzia del demanio, per finalità di

m o n i t o r a g g i o d e l p a t r i m o n i o i m m o b i l i a re e d i

programmazione degli interventi in funzione delle rispettive

competenze istituzionali.

9. Le disposizioni del presente articolo si applicano alle cose

di cui al comma 1 anche qualora i soggetti cui esse

appartengono mutino in qualunque modo la loro natura

giuridica.

10. Il procedimento di verifica si conclude entro centoventi

giorni dal ricevimento della richiesta.

Articolo 13 (Dichiarazione dell'interesse culturale)

1. La dichiarazione accerta la sussistenza, nella cosa che ne

forma oggetto, dell'interesse richiesto dall'articolo 10, comma

3.

2. La dichiarazione non è richiesta per i beni di cui

all'articolo 10, comma 2. Tali beni rimangono sottoposti a

tutela anche qualora i soggetti cui essi appartengono mutino

in qualunque modo la loro natura giuridica.

! 11

Articolo 14 (Procedimento di dichiarazione)

1. Il soprintendente avvia il procedimento per la

dichiarazione dell'interesse culturale, anche su motivata

richiesta della regione e di ogni altro ente territoriale

interessato, dandone comunicazione al proprietario,

possessore o detentore a qualsiasi titolo della cosa che ne

forma oggetto.

2. La comunicazione contiene gli elementi di identificazione e

di valutazione della cosa risultanti dalle prime indagini,

l'indicazione degli effetti previsti dal comma 4, nonché

l'indicazione del termine, comunque non inferiore a trenta

giorni, per la presentazione di eventuali osservazioni.

3. Se il procedimento riguarda complessi immobiliari, la

comunicazione è inviata anche al comune e alla città

metropolitana.

4. La comunicazione comporta l'applicazione, in via

cautelare, delle disposizioni previste dal Capo II, dalla

sezione I del Capo III e dalla sezione I del Capo IV del

presente Titolo.

5. Gli effetti indicati al comma 4 cessano alla scadenza del

termine del procedimento di dichiarazione, che il Ministero

stabilisce ai sensi delle vigenti disposizioni di legge in

materia di procedimento amministrativo.

6. La dichiarazione dell'interesse culturale è adottata dal

Ministero.

Articolo 15 (Notifica della dichiarazione)

1. La dichiarazione prevista dall'articolo 13 è notificata al

proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo della

cosa che ne forma oggetto, tramite messo comunale o a mezzo

posta raccomandata con avviso di ricevimento.

2. Ove si tratti di cose soggette a pubblicità immobiliare o

mobiliare, il provvedimento di dichiarazione è trascritto, su

! 12

richiesta del soprintendente, nei relativi registri ed ha

efficacia nei confronti di ogni successivo proprietario,

possessore o detentore a qualsiasi titolo.

2-bis. Dei beni dichiarati il Ministero forma e conserva un

apposito elenco, anche su supporto informatico.

Articolo 16 (Ricorso amministrativo avverso la dichiarazione)

1. Avverso il provvedimento conclusivo della verifica di cui

all'articolo 12 o la dichiarazione di cui all'articolo 13 è

ammesso ricorso al Ministero, per motivi di legittimità e di

merito, entro trenta giorni dalla notifica della dichiarazione.

2. La proposizione del ricorso comporta la sospensione degli

effetti del provvedimento impugnato. Rimane ferma

l'applicazione, in via cautelare, delle disposizioni previste dal

Capo II, dalla sezione I del Capo III e dalla sezione I del

Capo IV del presente Titolo.

3. Il Ministero, sentito il competente organo consultivo,

decide sul ricorso entro il termine di novanta giorni dalla

presentazione dello stesso.

4. Il Ministero, qualora accolga il ricorso, annulla o riforma

l'atto impugnato.

5. Si applicano le disposizioni del decreto del Presidente della

Repubblica 24 novembre 1971, n. 1199.

Articolo 17 (Catalogazione)

1. Il Ministero, con il concorso delle regioni e degli altri enti

pubblici territoriali, assicura la catalogazione dei beni

culturali e coordina le relative attività.

2. Le procedure e le modalità di catalogazione sono stabilite

con decreto ministeriale. A tal fine il Ministero, con il

! 13

concorso delle regioni, individua e definisce metodologie

comuni di raccolta, scambio, accesso ed elaborazione dei dati

a livello nazionale e di integrazione in rete delle banche dati

dello Stato, delle regioni e degli altri enti pubblici territoriali.

3. Il Ministero e le regioni, anche con la collaborazione delle

università, concorrono alla definizione di programmi

concernenti studi, ricerche ed iniziative scientifiche in tema di

metodologie di catalogazione e inventariazione.

4. Il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali,

con le modalità di cui al decreto ministeriale previsto al

comma 2, curano la catalogazione dei beni culturali loro

appartenenti e, previe intese con gli enti proprietari, degli

altri beni culturali.

5. I dati di cui al presente articolo affluiscono al catalogo

nazionale dei beni culturali in ogni sua articolazione.

6. La consultazione dei dati concernenti le dichiarazioni

emesse ai sensi dell'articolo 13 è disciplinata in modo da

garantire la sicurezza dei beni e la tutela della riservatezza.

Capo II

Vigilanza e ispezione

Articolo 18 (Vigilanza)

1. La vigilanza sui beni culturali, sulle cose di cui all'articolo

12, comma 1, nonché sulle aree interessate da prescrizioni di

tutela indiretta, ai sensi dell'articolo 45, compete al

Ministero.

2. Sulle cose di cui all'articolo 12, comma 1, che

appartengano alle regioni e agli altri enti pubblici territoriali,

il Ministero provvede alla vigilanza anche mediante forme di

intesa e di coordinamento con le regioni medesime.

! 14

Articolo 19 (Ispezione)

1. I soprintendenti possono procedere in ogni tempo, con

preavviso non inferiore a cinque giorni, fatti salvi i casi di

estrema urgenza, ad ispezioni volte ad accertare l'esistenza e

lo stato di conservazione o di custodia dei beni culturali. (43)

1-bis. Con le modalità di cui al comma 1 i soprintendenti

possono altresì accertare l'ottemperanza alle prescrizioni di

tutela indiretta date ai sensi dell'articolo 45.

Capo III

Protezione e conservazione

Sezione I

Misure di protezione

Articolo 20 (Interventi vietati)

1. I beni culturali non possono essere distrutti, deteriorati,

danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro

carattere storico o artistico oppure tali da recare pregiudizio

alla loro conservazione.

2. Gli archivi pubblici e gli archivi privati per i quali sia

intervenuta la dichiarazione ai sensi dell'articolo 13 non

possono essere smembrati.

Articolo 21 (Interventi soggetti ad autorizzazione)

1. Sono subordinati ad autorizzazione del Ministero:

a) la rimozione o la demolizione, anche con successiva

ricostituzione, dei beni culturali; ! 15

b) lo spostamento, anche temporaneo, dei beni culturali

mobili, salvo quanto previsto ai commi 2 e 3;

c) lo smembramento di collezioni, serie e raccolte;

d) lo scarto dei documenti degli archivi pubblici e degli

archivi privati per i quali sia intervenuta la dichiarazione ai

sensi dell'articolo 13, nonché lo scarto di materiale

bibliografico delle biblioteche pubbliche, con l'eccezione

prevista all'articolo 10, comma 2, lettera c), e delle

biblioteche private per le quali sia intervenuta la

dichiarazione ai sensi dell'articolo 13;

e) il trasferimento ad altre persone giuridiche di complessi

organici di documentazione di archivi pubblici, nonché di

archivi privati per i quali sia intervenuta la dichiarazione ai

sensi dell'articolo 13.

2. Lo spostamento di beni culturali, dipendente dal

mutamento di dimora o di sede del detentore, è

preventivamente denunciato al soprintendente, che, entro

trenta giorni dal ricevimento della denuncia, può prescrivere

le misure necessarie perché i beni non subiscano danno dal

trasporto.

3. Lo spostamento degli archivi correnti dello Stato e degli

enti ed istituti pubblici non è soggetto ad autorizzazione, ma

comporta l'obbligo di comunicazione al Ministero per le

finalità di cui all'articolo 18.

4. Fuori dei casi di cui ai commi precedenti, l'esecuzione di

opere e lavori di qualunque genere su beni culturali è

subordinata ad autorizzazione del soprintendente. Il

mutamento di destinazione d'uso dei beni medesimi è

comunicato al soprintendente per le finalità di cui all'articolo

20, comma 1.

5. L'autorizzazione è resa su progetto o, qualora sufficiente,

su descrizione tecnica dell'intervento, presentati dal

richiedente, e può contenere prescrizioni. Se i lavori non

iniziano entro cinque anni dal rilascio dell'autorizzazione, il

soprintendente può dettare prescrizioni ovvero integrare o

variare quelle già date in relazione al mutare delle tecniche di

conservazione. ! 16

Articolo 22 (Procedimento di autorizzazione per interventi di

edilizia)

1. Fuori dei casi previsti dagli articoli 25 e 26,

l'autorizzazione prevista dall'articolo 21, comma 4, relativa

ad interventi in materia di edilizia pubblica e privata è

rilasciata entro il termine di centoventi giorni dalla ricezione

della richiesta da parte della soprintendenza.

2. Qualora la soprintendenza chieda chiarimenti o elementi

integrativi di giudizio, il termine indicato al comma 1 è

sospeso fino al ricevimento della documentazione richiesta.

3. Ove sorga l'esigenza di procedere ad accertamenti di

natura tecnica, la soprintendenza ne dà preventiva

comunicazione al richiedente ed il termine indicato al comma

1 è sospeso fino all'acquisizione delle risultanze degli

accertamenti d'ufficio e comunque per non più di trenta

giorni.

4. Decorso inutilmente il termine stabilito, il richiedente può

d i f f i d a re l ' a m m i n i s t r a z i o n e a p ro v v e d e re . S e

l'amministrazione non provvede nei trenta giorni successivi al

ricevimento della diffida, il richiedente può agire ai sensi

dell'articolo 21-bis della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, e

successive modificazioni.

Articolo 23 (Procedure edilizie semplificate)

1. Qualora gli interventi autorizzati ai sensi dell'articolo 21

necessitino anche di titolo abilitativo in materia edilizia, è

possibile il ricorso alla denuncia di inizio attività, nei casi

previsti dalla legge. A tal fine l'interessato, all'atto della

denuncia, trasmette al comune l'autorizzazione conseguita,

corredata dal relativo progetto. ! 17

Articolo 24 (Interventi su beni pubblici)

1. Per gli interventi su beni culturali pubblici da eseguirsi da

parte di amministrazioni dello Stato, delle regioni, di altri enti

pubblici territoriali, nonché di ogni altro ente ed istituto

pubblico, l'autorizzazione necessaria ai sensi dell'articolo 21

può essere espressa nell'ambito di accordi tra il Ministero ed

il soggetto pubblico interessato.

Articolo 25 (Conferenza di servizi)

1. Nei procedimenti relativi ad opere o lavori incidenti su beni

culturali, ove si ricorra alla conferenza di servizi, l'assenso

espresso in quella sede dal competente organo del Ministero

con dichiarazione motivata, acquisita al verbale della

conferenza e contenente le eventuali prescrizioni impartite per

la realizzazione del progetto, sostituisce, a tutti gli effetti,

l'autorizzazione di cui all'articolo 21.

2. Qualora l'organo ministeriale esprima motivato dissenso,

la decisione conclusiva è assunta ai sensi delle vigenti

disposizioni di legge in materia di procedimento

amministrativo.

3. Il destinatario della determinazione conclusiva favorevole

adottata in conferenza di servizi informa il Ministero

dell'avvenuto adempimento delle prescrizioni da quest'ultimo

impartite.

Articolo 26 (Valutazione di impatto ambientale)

1. Per i progetti di opere da sottoporre a valutazione di

impatto ambientale, l'autorizzazione prevista dall'articolo 21

è espressa dal Ministero in sede di concerto per la pronuncia

sulla compatibilità ambientale, sulla base del progetto

definitivo da presentarsi ai fini della valutazione medesima.

2. Qualora dall'esame del progetto effettuato a norma del

comma 1 risulti che l'opera non è in alcun modo compatibile

! 18

con le esigenze di protezione dei beni culturali sui quali essa è

destinata ad incidere, il Ministero si pronuncia

negativamente, dandone comunicazione al Ministero

dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. In tal

caso, la procedura di valutazione di impatto ambientale si

considera conclusa negativamente.

3. Se nel corso dei lavori risultano comportamenti

contrastanti con l'autorizzazione espressa nelle forme di cui

al comma 1, tali da porre in pericolo l'integrità dei beni

culturali soggetti a tutela, il soprintendente ordina la

sospensione dei lavori.

Articolo 27 (Situazioni di urgenza)

1. Nel caso di assoluta urgenza possono essere effettuati gli

interventi provvisori indispensabili per evitare danni al bene

tutelato, purché ne sia data immediata comunicazione alla

soprintendenza, alla quale sono tempestivamente inviati i

progetti degli interventi definitivi per la necessaria

autorizzazione.

Articolo 28 (Misure cautelari e preventive)

1. Il soprintendente può ordinare la sospensione di interventi

iniziati contro il disposto degli articoli 20, 21, 25, 26 e 27

ovvero condotti in difformità dall'autorizzazione.

2. Al soprintendente spetta altresì la facoltà di ordinare

l'inibizione o la sospensione di interventi relativi alle cose

indicate nell'articolo 10, anche quando per esse non siano

ancora intervenute la verifica di cui all'articolo 12, comma 2,

o la dichiarazione di cui all'articolo 13.

3. L'ordine di cui al comma 2 si intende revocato se, entro

trenta giorni dalla ricezione del medesimo, non è comunicato,

a cura del soprintendente, l'avvio del procedimento di verifica

o di dichiarazione. ! 19

4. In caso di realizzazione di lavori pubblici ricadenti in aree

di interesse archeologico, anche quando per esse non siano

intervenute la verifica di cui all'articolo 12, comma 2, o la

dichiarazione di cui all'articolo 13, il soprintendente può

richiedere l'esecuzione di saggi archeologici preventivi sulle

aree medesime a spese del committente.

Sezione II

Misure di conservazione

Articolo 29 (Conservazione)

1. La conservazione del patrimonio culturale è assicurata

mediante una coerente, coordinata e programmata attività di

studio, prevenzione, manutenzione e restauro.

2. Per prevenzione si intende il complesso delle attività idonee

a limitare le situazioni di rischio connesse al bene culturale

nel suo contesto.

3. Per manutenzione si intende il complesso delle attività e

degli interventi destinati al controllo delle condizioni del bene

culturale e al mantenimento dell'integrità, dell'efficienza

funzionale e dell'identità del bene e delle sue parti.

4. Per restauro si intende l'intervento diretto sul bene

attraverso un complesso di operazioni finalizzate all'integrità

materiale ed al recupero del bene medesimo, alla protezione

ed alla trasmissione dei suoi valori culturali. Nel caso di beni

immobili situati nelle zone dichiarate a rischio sismico in

base alla normativa vigente, il restauro comprende

l'intervento di miglioramento strutturale.

5. Il Ministero definisce, anche con il concorso delle regioni e

con la collaborazione delle università e degli istituti di ricerca

competenti, linee di indirizzo, norme tecniche, criteri e

modelli di intervento in materia di conservazione dei beni

culturali. ! 20

6. Fermo quanto disposto dalla normativa in materia di

progettazione ed esecuzione di opere su beni architettonici, gli

interventi di manutenzione e restauro su beni culturali mobili

e superfici decorate di beni architettonici sono eseguiti in via

esclusiva da coloro che sono restauratori di beni culturali ai

sensi della normativa in materia.

7. I profili di competenza dei restauratori e degli altri

operatori che svolgono attività complementari al restauro o

altre attività di conservazione dei beni culturali mobili e delle

superfici decorate di beni architettonici sono definiti con

decreto del Ministro adottato ai sensi dell'articolo 17, comma

3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, d'intesa con la

Conferenza Stato-regioni.

8. Con decreto del Ministro adottato ai sensi dell'articolo 17,

comma 3, della legge n. 400 del 1988 di concerto con il

Ministro dell'università e della ricerca sono definiti i criteri

ed i livelli di qualità cui si adegua l'insegnamento del

restauro.

9. L'insegnamento del restauro è impartito dalle scuole di alta

formazione e di studio istituite ai sensi dell'articolo 9 del

decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368, nonché dai centri

di cui al comma 11 e dagli altri soggetti pubblici e privati

accreditati presso lo Stato. Con decreto del Ministro adottato

ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge n. 400 del 1988

di concerto con il Ministro dell'università e della ricerca sono

individuati le modalità di accreditamento, i requisiti minimi

organizzativi e di funzionamento dei soggetti di cui al

presente comma, le modalità della vigilanza sullo svolgimento

delle attività didattiche e dell'esame finale, abilitante alle

attività di cui al comma 6 e avente valore di esame di Stato,

cui partecipa almeno un rappresentante del Ministero, il titolo

accademico rilasciato a seguito del superamento di detto

esame, che è equiparato al diploma di laurea specialistica o

magistrale, nonché le caratteristiche del corpo docente. Il

procedimento di accreditamento si conclude con

provvedimento adottato entro novanta giorni dalla

presentazione della domanda corredata dalla prescritta

documentazione. ! 21

9-bis. Dalla data di entrata in vigore dei decreti previsti dai

commi 7, 8 e 9, agli effetti dell'esecuzione degli interventi di

manutenzione e restauro su beni culturali mobili e superfici

decorate di beni architettonici, nonché agli effetti del possesso

dei requisiti di qualificazione da parte dei soggetti esecutori

di detti lavori, la qualifica di restauratore di beni culturali è

acquisita esclusivamente in applicazione delle predette

disposizioni.

10. La formazione delle figure professionali che svolgono

attività complementari al restauro o altre attività di

conservazione è assicurata da soggetti pubblici e privati ai

sensi della normativa regionale. I relativi corsi si adeguano a

criteri e livelli di qualità definiti con accordo in sede di

Conferenza Stato-regioni, ai sensi dell'articolo 4 del decreto

legislativo 28 agosto 1997, n. 281.

11. Mediante appositi accordi il Ministero e le regioni, anche

con il concorso delle università e di altri soggetti pubblici e

privati, possono istituire congiuntamente centri, anche a

carattere interregionale, dotati di personalità giuridica, cui

affidare attività di ricerca, sperimentazione, studio,

documentazione ed attuazione di interventi di conservazione e

restauro su beni culturali, di particolare complessità. Presso

tali centri possono essere altresì istituite, ove accreditate, ai

sensi del comma 9, scuole di alta formazione per

l'insegnamento del restauro. All'attuazione del presente

comma si provvede nell'ambito delle risorse umane,

strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente,

senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Articolo 30 (Obblighi conservativi)

1. Lo Stato, le regioni, gli altri enti pubblici territoriali

nonché ogni altro ente ed istituto pubblico hanno l'obbligo di

garantire la sicurezza e la conservazione dei beni culturali di

loro appartenenza.

2. I soggetti indicati al comma 1 e le persone giuridiche

private senza fine di lucro, ivi compresi gli enti ecclesiastici

civilmente riconosciuti, fissano i beni culturali di loro

! 22

appartenenza, ad eccezione degli archivi correnti, nel luogo

di loro destinazione nel modo indicato dal soprintendente.

3. I privati proprietari, possessori o detentori di beni culturali

sono tenuti a garantirne la conservazione.

4. I soggetti indicati al comma 1 hanno l'obbligo di

conservare i propri archivi nella loro organicità e di

ordinarli. I soggetti medesimi hanno altresì l'obbligo di

inventariare i propri archivi storici, costituiti dai documenti

relativi agli affari esauriti da oltre quaranta anni ed istituiti in

sezioni separate. Agli stessi obblighi di conservazione e

inventariazione sono assoggettati i proprietari, possessori o

detentori, a qualsiasi titolo, di archivi privati per i quali sia

intervenuta la dichiarazione di cui all'articolo 13. Copia degli

inventari e dei relativi aggiornamenti è inviata alla

soprintendenza, nonché al Ministero dell'interno per gli

accertamenti di cui all'articolo 125.

Articolo 31 (Interventi conservativi volontari)

1. Il restauro e gli altri interventi conservativi su beni

culturali ad iniziativa del proprietario, possessore o detentore

a qualsiasi titolo sono autorizzati ai sensi dell'articolo 21.

2. In sede di autorizzazione, il soprintendente si pronuncia, a

richiesta dell'interessato, sull'ammissibilità dell'intervento ai

contributi statali previsti dagli articoli 35 e 37 e certifica

eventualmente il carattere necessario dell'intervento stesso ai

fini della concessione delle agevolazioni tributarie previste

dalla legge.

2-bis. L'ammissione dell'intervento autorizzato ai contributi

statali previsti dagli articoli 35 e 37 è disposta dagli organi

del Ministero in base all'ammontare delle risorse disponibili,

determinate annualmente con decreto ministeriale, adottato di

concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze.

! 23

Articolo 32 (Interventi conservativi imposti)

1. Il Ministero può imporre al proprietario, possessore o

detentore a qualsiasi titolo gli interventi necessari per

assicurare la conservazione dei beni culturali, ovvero

provvedervi direttamente.

2. Le disposizioni del comma 1 si applicano anche agli

obblighi di cui all'articolo 30, comma 4.

Articolo 33 (Procedura di esecuzione degli interventi

conservativi imposti)

1. Ai fini dell'articolo 32 il soprintendente redige una

relazione tecnica e dichiara la necessità degli interventi da

eseguire.

2. La relazione tecnica è inviata, insieme alla comunicazione

di avvio del procedimento, al proprietario, possessore o

detentore del bene, che può far pervenire le sue osservazioni

entro trenta giorni dal ricevimento degli atti.

3. Il soprintendente, se non ritiene necessaria l'esecuzione

diretta degli interventi, assegna al proprietario, possessore o

detentore un termine per la presentazione del progetto

esecutivo delle opere da effettuarsi, conformemente alla

relazione tecnica.

4. Il progetto presentato è approvato dal soprintendente con

le eventuali prescrizioni e con la fissazione del termine per

l'inizio dei lavori. Per i beni immobili il progetto presentato è

trasmesso dalla soprintendenza al comune e alla città

metropolitana, che possono esprimere parere motivato entro

trenta giorni dalla ricezione della comunicazione.

5. Se il proprietario, possessore o detentore del bene non

adempie all'obbligo di presentazione del progetto, o non

provvede a modificarlo secondo le indicazioni del

soprintendente nel termine da esso fissato, ovvero se il

progetto è respinto, si procede con l'esecuzione diretta.

! 24

6. In caso di urgenza, il soprintendente può adottare

immediatamente le misure conservative necessarie.

Articolo 34 (Oneri per gli interventi conservativi imposti)

1. Gli oneri per gli interventi su beni culturali, imposti o

eseguiti direttamente dal Ministero ai sensi dell'articolo 32,

sono a carico del proprietario, possessore o detentore.

Tuttavia, se gli interventi sono di particolare rilevanza ovvero

sono eseguiti su beni in uso o godimento pubblico, il

Ministero può concorrere in tutto o in parte alla relativa

spesa. In tal caso, determina l'ammontare dell'onere che

intende sostenere e ne dà comunicazione all'interessato.

2. Se le spese degli interventi sono sostenute dal proprietario,

possessore o detentore, il Ministero provvede al loro

rimborso, anche mediante l'erogazione di acconti ai sensi

dell'articolo 36, commi 2 e 3, nei limiti dell'ammontare

determinato ai sensi del comma 1.

3. Per le spese degli interventi sostenute direttamente, il

Ministero determina la somma da porre a carico del

proprietario, possessore o detentore, e ne cura il recupero

nelle forme previste dalla normativa in materia di riscossione

coattiva delle entrate patrimoniali dello Stato.

Articolo 35 (Intervento finanziario del Ministero)

1. Il Ministero ha facoltà di concorrere alla spesa sostenuta

dal proprietario, possessore o detentore del bene culturale per

l'esecuzione degli interventi previsti dall'articolo 31, comma

1, per un ammontare non superiore alla metà della stessa. Se

gli interventi sono di particolare rilevanza o riguardano beni

in uso o godimento pubblico, il Ministero può concorrere alla

spesa fino al suo intero ammontare.

! 25

2. La disposizione del comma 1 si applica anche agli

interventi sugli archivi storici previsti dall'articolo 30, comma

4.

3. Per la determinazione della percentuale del contributo di

cui al comma 1 si tiene conto di altri contributi pubblici e di

eventuali contributi privati relativamente ai quali siano stati

ottenuti benefici fiscali.

Articolo 36 (Erogazione del contributo)

1. Il contributo è concesso dal Ministero a lavori ultimati e

collaudati sulla spesa effettivamente sostenuta dal

beneficiario.

2. Possono essere erogati acconti sulla base degli stati di

avanzamento dei lavori regolarmente certificati.

3. Il beneficiario è tenuto alla restituzione degli acconti

percepiti se gli interventi non sono stati, in tutto o in parte,

regolarmente eseguiti. Per il recupero delle relative somme si

provvede nelle forme previste dalla normativa in materia di

riscossione coattiva delle entrate patrimoniali dello Stato.

Articolo 37 (Contributo in conto interessi)

1. Il Ministero può concedere contributi in conto interessi sui

mutui o altre forme di finanziamento accordati da istituti di

credito ai proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo

di beni culturali per la realizzazione degli interventi

conservativi autorizzati.

2. Il contributo è concesso nella misura massima

corrispondente agli interessi calcolati ad un tasso annuo di

sei punti percentuali sul capitale erogato.

3. Il contributo è corrisposto direttamente dal Ministero

all'istituto di credito secondo modalità da stabilire con

convenzioni. ! 26

4. Il contributo di cui al comma 1 può essere concesso anche

per interventi conservativi su opere di architettura

contemporanea di cui il Ministero abbia riconosciuto, su

richiesta del proprietario, il particolare valore artistico.

Articolo 38 (Accessibilità al pubblico dei beni culturali

oggetto di interventi conservativi)

1. I beni culturali restaurati o sottoposti ad altri interventi

conservativi con il concorso totale o parziale dello Stato nella

spesa, o per i quali siano stati concessi contributi in conto

interessi, sono resi accessibili al pubblico secondo modalità

fissate, caso per caso, da appositi accordi o convenzioni da

stipularsi fra il Ministero ed i singoli proprietari all'atto della

assunzione dell'onere della spesa ai sensi dell'articolo 34 o

della concessione del contributo ai sensi degli articoli 35 e

37.

2. Gli accordi e le convenzioni stabiliscono i limiti temporali

dell'obbligo di apertura al pubblico, tenendo conto della

tipologia degli interventi, del valore artistico e storico degli

immobili e dei beni in essi esistenti. Accordi e convenzioni

sono trasmessi, a cura del soprintendente, al comune e alla

città metropolitana nel cui territorio si trovano gli immobili.

Articolo 39 (Interventi conservativi su beni dello Stato)

1. Il Ministero provvede alle esigenze di conservazione dei

beni culturali di appartenenza statale, anche se in consegna o

in uso ad amministrazioni diverse o ad altri soggetti, sentiti i

medesimi.

2. Salvo che non sia diversamente concordato, la

progettazione e l'esecuzione degli interventi di cui al comma 1

sono assunte dall'amministrazione o dal soggetto medesimi,

ferma restando la competenza del Ministero al rilascio

dell'autorizzazione sul progetto ed alla vigilanza sui lavori.

! 27

3. Per l'esecuzione degli interventi di cui al comma 1, relativi

a beni immobili, il Ministero trasmette il progetto e comunica

l'inizio dei lavori al comune e alla città metropolitana.

Articolo 40 (Interventi conservativi su beni delle regioni e

degli altri enti pubblici territoriali)

1. Per i beni culturali appartenenti alle regioni e agli altri

enti pubblici territoriali, le misure previste dall'articolo 32

sono disposte, salvo i casi di assoluta urgenza, in base ad

accordi con l'ente interessato.

2. Gli accordi possono riguardare anche i contenuti delle

prescrizioni di cui all'articolo 30, comma 2.

3. Gli interventi conservativi sui beni culturali che

coinvolgono lo Stato, le regioni e gli altri enti pubblici

territoriali nonché altri soggetti pubblici e privati, sono

ordinariamente oggetto di preventivi accordi programmatici.

Articolo 41 (Obblighi di versamento agli Archivi di Stato dei

documenti conservati dalle amministrazioni statali)

1. Gli organi giudiziari e amministrativi dello Stato versano

all'archivio centrale dello Stato e agli archivi di Stato i

documenti relativi agli affari esauriti da oltre trent'anni,

unitamente agli strumenti che ne garantiscono la

consultazione. Le liste di leva e di estrazione sono versate

settant'anni dopo l'anno di nascita della classe cui si

riferiscono. Gli archivi notarili versano gli atti notarili

ricevuti dai notai che cessarono l'esercizio professionale

anteriormente all'ultimo centennio.

2. Il soprintendente all'archivio centrale dello Stato e i

direttori degli archivi di Stato possono accettare versamenti

di documenti più recenti, quando vi sia pericolo di

dispersione o di danneggiamento, ovvero siano stati definiti

! 28

appositi accordi con i responsabili delle amministrazioni

versanti.

3. Nessun versamento può essere ricevuto se non sono state

effettuate le operazioni di scarto. Le spese per il versamento

sono a carico delle amministrazioni versanti.

4. Gli archivi degli uffici statali soppressi e degli enti pubblici

estinti sono versati all'archivio centrale dello Stato e agli

archivi di Stato, a meno che non se ne renda necessario il

trasferimento, in tutto o in parte, ad altri enti.

5. Presso gli organi indicati nel comma 1 sono istituite

commissioni di sorveglianza, delle quali fanno parte il

soprintendente all'archivio centrale dello Stato e i direttori

degli archivi di Stato quali rappresentanti del Ministero, e

rappresentanti del Ministero dell'interno, con il compito di

vigilare sulla corretta tenuta degli archivi correnti e di

deposito, di collaborare alla definizione dei criteri di

organizzazione, gestione e conservazione dei documenti, di

proporre gli scarti di cui al comma 3, di curare i versamenti

previsti al comma 1, di identificare gli atti di natura riservata.

La composizione e il funzionamento delle commissioni sono

disciplinati con decreto adottato dal Ministro di concerto con

il Ministro dell'interno, ai sensi dell'articolo 17, comma 3,

della legge 23 agosto 1988, n. 400. Gli scarti sono autorizzati

dal Ministero.

6. Le disposizioni del presente articolo non si applicano al

Ministero degli affari esteri; non si applicano altresì agli stati

maggiori della difesa, dell'esercito, della marina e

dell'aeronautica, nonché al Comando generale dell'Arma dei

carabinieri, per quanto attiene la documentazione di carattere

militare e operativo.

Articolo 42 (Conservazione degli archivi storici di organi

costituzionali)

1. La Presidenza della Repubblica conserva i suoi atti presso

il proprio archivio storico, secondo le determinazioni assunte

! 29

dal Presidente della Repubblica con proprio decreto, su

proposta del Segretario generale della Presidenza della

Repubblica. Con lo stesso decreto sono stabilite le modalità di

consultazione e di accesso agli atti conservati presso

l'archivio storico della Presidenza della Repubblica.

2. La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica

conservano i loro atti presso il proprio archivio storico,

secondo le determinazioni dei rispettivi uffici di presidenza.

3. La Corte Costituzionale conserva i suoi atti presso il

proprio archivio storico, secondo le disposizioni stabilite con

regolamento adottato ai sensi della vigente normativa in

materia di costituzione e funzionamento della Corte

medesima.

[3-bis. La Presidenza del Consiglio dei ministri conserva i

suoi atti presso il proprio archivio storico, secondo le

determinazioni assunte dal Presidente del Consiglio dei

ministri con proprio decreto. Con lo stesso decreto sono

stabilite le modalità di conservazione, di consultazione e di

accesso agli atti presso l'archivio storico della Presidenza del

Consiglio dei ministri. ABROGATO ]

Articolo 43 (Custodia coattiva)

1. Il Ministero ha facoltà di far trasportare e

temporaneamente custodire in pubblici istituti i beni culturali

mobili al fine di garantirne la sicurezza o assicurarne la

conservazione ai sensi dell'articolo 29.

1-bis. Il Ministero, su proposta del soprintendente

archivistico, ha facoltà di disporre il deposito coattivo, negli

archivi di Stato competenti, delle sezioni separate di archivio

di cui all'articolo 30, comma 4, secondo periodo, ovvero di

quella parte degli archivi degli enti pubblici che avrebbe

dovuto costituirne sezione separata. In alternativa, il

Ministero può stabilire, su proposta del soprintendente

archivistico, l'istituzione della sezione separata presso l'ente

inadempiente. Gli oneri derivanti dall'attuazione dei

! 30

provvedimenti di cui al presente comma sono a carico

dell'ente pubblico cui l'archivio pertiene. Dall'attuazione del

presente comma non devono, comunque, derivare nuovi o

maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Articolo 44 (Comodato e deposito di beni culturali)

1. I direttori degli archivi e degli istituti che abbiano in

amministrazione o in deposito raccolte o collezioni artistiche,

archeologiche, bibliografiche e scientifiche possono ricevere

in comodato da privati proprietari, previo assenso del

competente organo ministeriale, beni culturali mobili al fine

di consentirne la fruizione da parte della collettività, qualora

si tratti di beni di particolare pregio o che rappresentino

significative integrazioni delle collezioni pubbliche e purché

la loro custodia presso i pubblici istituti non risulti

particolarmente onerosa.

2. Il comodato non può avere durata inferiore a cinque anni e

si intende prorogato tacitamente per un periodo pari a quello

convenuto, qualora una delle parti contraenti non abbia

comunicato all'altra la disdetta almeno due mesi prima della

scadenza del termine. Anche prima della scadenza le parti

possono risolvere consensualmente il comodato.

3. I direttori adottano ogni misura necessaria per la

conservazione dei beni ricevuti in comodato, dandone

comunicazione al comodante. Le relative spese sono a carico

del Ministero.

4. I beni sono protetti da idonea copertura assicurativa a

carico del Ministero. L'assicurazione può essere sostituita

dall'assunzione dei relativi rischi da parte dello Stato, ai sensi

dell'articolo 48, comma 5.

5. I direttori possono ricevere altresì in deposito, previo

assenso del competente organo ministeriale, beni culturali

appartenenti ad enti pubblici. Le spese di conservazione e

custodia specificamente riferite ai beni depositati sono a

carico degli enti depositanti, salvo che le parti abbiano

! 31

convenuto che le spese medesime siano, in tutto o in parte, a

carico del Ministero, anche in ragione del particolare pregio

dei beni e del rispetto degli obblighi di conservazione da

parte dell'ente depositante. Dall'attuazione del presente

comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico

della finanza pubblica.

6. Per quanto non espressamente previsto dal presente

articolo, si applicano le disposizioni in materia di comodato e

di deposito. Sezione III

Altre forme di protezione

Articolo 45 (Prescrizioni di tutela indiretta)

1. Il Ministero ha facoltà di prescrivere le distanze, le misure

e le altre norme dirette ad evitare che sia messa in pericolo

l'integrità dei beni culturali immobili, ne sia danneggiata la

prospettiva o la luce o ne siano alterate le condizioni di

ambiente e di decoro.

2. Le prescrizioni di cui al comma 1, adottate e notificate ai

sensi degli articoli 46 e 47, sono immediatamente precettive.

Gli enti pubblici territoriali interessati recepiscono le

prescrizioni medesime nei regolamenti edilizi e negli

strumenti urbanistici.

Articolo 46 (Procedimento per la tutela indiretta)

1. Il soprintendente avvia il procedimento per la tutela

indiretta, anche su motivata richiesta della regione o di altri

enti pubblici territoriali interessati, dandone comunicazione

al proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo

dell'immobile cui le prescrizioni si riferiscono. Se per il

numero dei destinatari la comunicazione personale non è

possibile o risulta particolarmente gravosa, il soprintendente

comunica l'avvio del procedimento mediante idonee forme di

pubblicità. ! 32

2. La comunicazione di avvio del procedimento individua

l'immobile in relazione al quale si intendono adottare le

prescrizioni di tutela indiretta e indica i contenuti essenziali

di tali prescrizioni.

3. Nel caso di complessi immobiliari, la comunicazione è

inviata anche al comune e alla città metropolitana.

4. La comunicazione comporta, in via cautelare, la

temporanea immodificabilità dell'immobile limitatamente agli

aspetti cui si riferiscono le prescrizioni contenute nella

comunicazione stessa.

5. Gli effetti indicati al comma 4 cessano alla scadenza del

termine del relativo procedimento, stabilito dal Ministero ai

sensi delle vigenti disposizioni di legge in materia di

procedimento amministrativo.

Articolo 47 (Notifica delle prescrizioni di tutela indiretta e

ricorso amministrativo)

1. Il provvedimento contenente le prescrizioni di tutela

indiretta è notificato al proprietario, possessore o detentore a

qualsiasi titolo degli immobili interessati, tramite messo

comunale o a mezzo posta raccomandata con avviso di

ricevimento.

2. Il provvedimento è trascritto nei registri immobiliari e ha

efficacia nei confronti di ogni successivo proprietario,

possessore o detentore a qualsiasi titolo degli immobili cui le

prescrizioni stesse si riferiscono.

3. Avverso il provvedimento contenente le prescrizioni di

tutela indiretta è ammesso ricorso amministrativo ai sensi

dell'articolo 16. La proposizione del ricorso, tuttavia, non

comporta la sospensione degli effetti del provvedimento

impugnato. ! 33

Articolo 48 (Autorizzazione per mostre ed esposizioni)

1. E' soggetto ad autorizzazione il prestito per mostre ed

esposizioni:

a) delle cose mobili indicate nell'articolo 12, comma 1;

b) dei beni mobili indicati nell'articolo 10, comma 1;

c) dei beni mobili indicati all'articolo 10, comma 3, lettere a),

ed e);

d) delle raccolte e dei singoli beni ad esse pertinenti, di cui

all'articolo 10, comma 2, lettera a), delle raccolte librarie

indicate all'articolo 10, commi 2, lettera c), e 3, lettera c),

nonché degli archivi e dei singoli documenti indicati

all'articolo 10, commi 2, lettera b), e 3, lettera b).

2. Qualora l'autorizzazione abbia ad oggetto beni

appartenenti allo Stato o sottoposti a tutela statale, la

richiesta è presentata al Ministero almeno quattro mesi prima

dell'inizio della manifestazione ed indica il responsabile della

custodia delle opere in prestito.

3. L'autorizzazione è rilasciata tenendo conto delle esigenze

di conservazione dei beni e, per quelli appartenenti allo Stato,

anche delle esigenze di fruizione pubblica; essa è subordinata

all'adozione delle misure necessarie per garantirne l'integrità.

I criteri, le procedure e le modalità per il rilascio

dell'autorizzazione medesima sono stabiliti con decreto

ministeriale.

4. Il rilascio dell'autorizzazione è inoltre subordinato

all'assicurazione delle cose e dei beni da parte del

richiedente, per il valore indicato nella domanda, previa

verifica della sua congruità da parte del Ministero.

5. Per le mostre e le manifestazioni sul territorio nazionale

promosse dal Ministero o, con la partecipazione statale, da

enti o istituti pubblici, l'assicurazione prevista al comma 4

può essere sostituita dall'assunzione dei relativi rischi da

parte dello Stato. La garanzia statale è rilasciata secondo le

procedure, le modalità e alle condizioni stabilite con decreto

ministeriale, sentito il Ministero dell'economia e delle finanze.

Ai corrispondenti oneri si provvede mediante utilizzazione

delle risorse disponibili nell'ambito del fondo di riserva per le

! 34

spese obbligatorie e d'ordine istituito nello stato di previsione

della spesa del Ministero dell'economia e delle finanze.

6. Il Ministero ha facoltà di dichiarare, a richiesta

dell'interessato, il rilevante interesse culturale o scientifico di

mostre o esposizioni di beni culturali e di ogni altra iniziativa

a carattere culturale, ai fini dell'applicazione delle

agevolazioni previste dalla normativa fiscale.

Articolo 49 (Manifesti e cartelli pubblicitari)

1. E' vietato collocare o affiggere cartelli o altri mezzi di

pubblicità sugli edifici e nelle aree tutelati come beni

culturali. Il collocamento o l'affissione possono essere

autorizzati dal soprintendente qualora non danneggino

l'aspetto, il decoro o la pubblica fruizione di detti immobili.

L'autorizzazione è trasmessa, a cura degli interessati, agli

altri enti competenti all'eventuale emanazione degli ulteriori

atti abilitativi.

2. Lungo le strade site nell'ambito o in prossimità dei beni

indicati al comma 1, è vietato collocare cartelli o altri mezzi

di pubblicità, salvo autorizzazione rilasciata ai sensi della

normativa in materia di circolazione stradale e di pubblicità

sulle strade e sui veicoli, previo parere favorevole della

soprintendenza sulla compatibilità della collocazione o della

tipologia del mezzo di pubblicità con l'aspetto, il decoro e la

pubblica fruizione dei beni tutelati.

3. In relazione ai beni indicati al comma 1 il soprintendente,

valutatane la compatibilità con il loro carattere artistico o

storico, rilascia o nega il nulla osta o l'assenso per l'utilizzo a

fini pubblicitari delle coperture dei ponteggi predisposti per

l'esecuzione degli interventi di conservazione, per un periodo

non superiore alla durata dei lavori. A tal fine alla richiesta

di nulla osta o di assenso deve essere allegato il contratto di

appalto dei lavori medesimi. ! 35

Articolo 50 (Distacco di beni culturali)

1. E' vietato, senza l'autorizzazione del soprintendente,

disporre ed eseguire il distacco di affreschi, stemmi, graffiti,

lapidi, iscrizioni, tabernacoli ed altri elementi decorativi di

edifici, esposti o non alla pubblica vista.

2. E' vietato, senza l'autorizzazione del soprintendente,

disporre ed eseguire il distacco di stemmi, graffiti, lapidi,

iscrizioni, tabernacoli nonché la rimozione di cippi e

monumenti, costituenti vestigia della Prima guerra mondiale

ai sensi della normativa in materia.

Articolo 51 (Studi d'artista)

1. E' vietato modificare la destinazione d'uso degli studi

d'artista nonché rimuoverne il contenuto, costituito da opere,

documenti, cimeli e simili, qualora esso, considerato nel suo

insieme ed in relazione al contesto in cui è inserito, sia

dichiarato di interesse particolarmente importante per il suo

valore storico, ai sensi dell'articolo 13.

2. E' altresì vietato modificare la destinazione d'uso degli

studi d'artista rispondenti alla tradizionale tipologia a

lucernario e adibiti a tale funzione da almeno vent'anni.

Articolo 52 (Esercizio del commercio in aree di valore

culturale e nei locali storici tradizionali)

1. Con le deliberazioni previste dalla normativa in materia di

riforma della disciplina relativa al settore del commercio, i

comuni, sentito il soprintendente, individuano le aree

pubbliche aventi valore archeologico, storico, artistico e

paesaggistico nelle quali vietare o sottoporre a condizioni

particolari l'esercizio del commercio.

1-bis. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 7-bis, i

comuni, sentito il soprintendente, individuano altresì i locali,

! 36

a chiunque appartenenti, nei quali si svolgono attività di

artigianato tradizionale e altre attività commerciali

tradizionali, riconosciute quali espressione dell'identità

culturale collettiva ai sensi delle convenzioni UNESCO di cui

al medesimo articolo 7-bis, al fine di assicurarne apposite

forme di promozione e salvaguardia, nel rispetto della libertà

di iniziativa economica di cui all'articolo 41 della

Costituzione.

1-ter. Al fine di assicurare il decoro dei complessi

monumentali e degli altri immobili del demanio culturale

interessati da flussi turistici particolarmente rilevanti, nonché

delle aree a essi contermini, i competenti uffici territoriali del

Ministero, d'intesa con la regione e i Comuni, adottano

apposite determinazioni volte a vietare gli usi da ritenere non

compatibili con le specifiche esigenze di tutela e di

valorizzazione, comprese le forme di uso pubblico non

soggette a concessione di uso individuale, quali le attività

ambulanti senza posteggio, nonché, ove se ne riscontri la

necessità, l'uso individuale delle aree pubbliche di pregio a

seguito del rilascio di concessioni di posteggio o di

occupazione di suolo pubblico. In particolare, i competenti

uffici territoriali del Ministero, la regione e i Comuni avviano,

d'intesa, procedimenti di riesame, ai sensi dell'articolo 21-

quinquies della legge 7 agosto 1990, n. 241, delle

autorizzazioni e delle concessioni di suolo pubblico, anche a

rotazione, che risultino non più compatibili con le esigenze di

cui al presente comma, anche in deroga a eventuali

disposizioni regionali adottate in base all'articolo 28, commi

12, 13 e 14, del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114, e

successive modificazioni, nonché in deroga ai criteri per il

rilascio e il rinnovo della concessione dei posteggi per

l'esercizio del commercio su aree pubbliche e alle disposizioni

transitorie stabilite nell'intesa in sede di Conferenza unificata,

ai sensi dell'articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003,

n. 131, prevista dall'articolo 70, comma 5, del decreto

legislativo 26 marzo 2010, n. 59 recante attuazione della

direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del

Consiglio del 12 dicembre 2006 relativa ai servizi nel mercato

interno. In caso di revoca del titolo, ove non risulti possibile il

trasferimento dell'attività commerciale in una collocazione

alternativa potenzialmente equivalente, al titolare è

! 37

corrisposto da parte dell'amministrazione procedente

l'indennizzo di cui all'articolo 21-quinquies, comma 1, terzo

periodo, della legge 7 agosto 1990, n. 241, nel limite massimo

della media dei ricavi annui dichiarati negli ultimi cinque

anni di attività, aumentabile del 50 per cento in caso di

comprovati investimenti effettuati nello stesso periodo per

adeguarsi alle nuove prescrizioni in materia emanate dagli

enti locali. Capo IV

Circolazione in ambito nazionale

Sezione I

Alienazione e altri modi di trasmissione

Articolo 53 (Beni del demanio culturale)

1. I beni culturali appartenenti allo Stato, alle regioni e agli

altri enti pubblici territoriali che rientrino nelle tipologie

indicate all'articolo 822 del codice civile costituiscono il

demanio culturale.

2. I beni del demanio culturale non possono essere alienati,

né formare oggetto di diritti a favore di terzi, se non nei limiti

e con le modalità previsti dal presente codice.

Articolo 54 (Beni inalienabili)

1. Sono inalienabili i beni del demanio culturale di seguito

indicati:

a) gli immobili e le aree di interesse archeologico;

b) gli immobili dichiarati monumenti nazionali a termini della

normativa all'epoca vigente;

c) le raccolte di musei, pinacoteche, gallerie e biblioteche;

! 38

d) gli archivi;

d-bis) gli immobili dichiarati di interesse particolarmente

importante ai sensi dell'articolo 10, comma 3, lettera d);

d-ter) le cose mobili che siano opera di autore vivente o la cui

esecuzione non risalga ad oltre cinquanta anni, se incluse in

raccolte appartenenti ai soggetti di cui all'articolo 53.

2. Sono altresì inalienabili:

a) le cose appartenenti ai soggetti indicati all'articolo 10,

comma 1, che siano opera di autore non più vivente e la cui

esecuzione risalga ad oltre cinquanta anni, se mobili, o ad

oltre settanta anni, se immobili, fino alla conclusione del

procedimento di verifica previsto dall'articolo 12. Se il

procedimento si conclude con esito negativo, le cose

medesime sono liberamente alienabili, ai fini del presente

codice, ai sensi dell'articolo 12, commi 4, 5 e 6;

[b) le cose mobili che siano opera di autore vivente o la cui

esecuzione non risalga ad oltre cinquanta anni, se incluse in

raccolte appartenenti ai soggetti di cui all'articolo 53;

ABROGATO]

c) i singoli documenti appartenenti ai soggetti di cui

all'articolo 53, nonché gli archivi e i singoli documenti di enti

ed istituti pubblici diversi da quelli indicati al medesimo

articolo 53;

[d) le cose immobili appartenenti ai soggetti di cui all'articolo

53 dichiarate di interesse particolarmente importante, ai sensi

dell'articolo 10, comma 3, lettera d). ABROGATO]

3. I beni e le cose di cui ai commi 1 e 2 possono essere

oggetto di trasferimento tra lo Stato, le regioni e gli altri enti

pubblici territoriali. Qualora si tratti di beni o cose non in

consegna al Ministero, del trasferimento è data preventiva

comunicazione al Ministero medesimo per le finalità di cui

agli articoli 18 e 19.

4. I beni e le cose indicati ai commi 1 e 2 possono essere

utilizzati esclusivamente secondo le modalità e per i fini

previsti dal Titolo II della presente Parte.

! 39

Articolo 55 (Alienabilità di immobili appartenenti al

demanio culturale)

1. I beni culturali immobili appartenenti al demanio culturale

e non rientranti tra quelli elencati nell'articolo 54, comma 1,

non possono essere alienati senza l'autorizzazione del

Ministero.

2. La richiesta di autorizzazione ad alienare è corredata:

a) dalla indicazione della destinazione d'uso in atto;

b) dal programma delle misure necessarie ad assicurare la

conservazione del bene;

c) dall'indicazione degli obiettivi di valorizzazione che si

intendono perseguire con l'alienazione del bene e delle

modalità e dei tempi previsti per il loro conseguimento;

d) dall'indicazione della destinazione d'uso prevista, anche in

funzione degli obiettivi di valorizzazione da conseguire;

e) dalle modalità di fruizione pubblica del bene, anche in

rapporto con la situazione conseguente alle precedenti

destinazioni d'uso.

3. L'autorizzazione è rilasciata su parere del soprintendente,

sentita la regione e, per suo tramite, gli altri enti pubblici

territoriali interessati. Il provvedimento, in particolare:

a) detta prescrizioni e condizioni in ordine alle misure di

conservazione programmate;

b) stabilisce le condizioni di fruizione pubblica del bene,

tenuto conto della situazione conseguente alle precedenti

destinazioni d'uso;

c) si pronuncia sulla congruità delle modalità e dei tempi

previsti per il conseguimento degli obiettivi di valorizzazione

indicati nella richiesta.

3-bis. L'autorizzazione non può essere rilasciata qualora la

destinazione d'uso proposta sia suscettibile di arrecare

pregiudizio alla conservazione e fruizione pubblica del bene o

comunque risulti non compatibile con il carattere storico e

artistico del bene medesimo. Il Ministero ha facoltà di

indicare, nel provvedimento di diniego, destinazioni d'uso

ritenute compatibili con il carattere del bene e con le esigenze

della sua conservazione. ! 40


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169

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1.92 MB

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10 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher v.martini6 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Principi e Tutela dei Beni Culturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Dalli Gian Pietro.

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