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LA NECESSITA’ DI MESCOLANZA DI FUNZIONI PRIMARIE:
se un parco non viene usato non scompare ma se un attività commerciale non funziona e
destinata a chiudere. L’offerta deve essere tale da soddisfare sia le persone che vi abitano
sia quelle che frequentano la zona. Il quartiere deve servire ad almeno due funzioni
primarie e fare in modo che le persone che vivono la zona in momenti diversi usufruiscano
delle stesse attrezzature. Manhattan per esempio è famoso per essere un quartiere
finanziario che però fuori dall’orario di lavoro rimane deserto. In questa zona le attività
commerciali devono concentrare i loro introiti in poche ore al giorno. Occorrerebbe
integrare delle residenze per permettere a queste attività di poter e essere usate anche dai
residenti. La proposta che è stata fatta prevede la demolizione di alcuni fabbricati per
costruire residenze in numero comunque insufficiente per riequilibrare le cose e
costringendo le poche attività a chiudere. Questo renderebbe ancora più insostenibile la
situazione. Le proposte per essere valide devono tenere in considerazione il carattere del
quartiere, le esigenze di esso ed essere utili anche per chi lo frequenta attualmente. Un
quartiere non può adempire ad una sola funzione ma necessità di una serie di attività
annesse come per esempio attività ricreative e culturali che anche se molto costose sono
capaci attrarre le persone.
Quando in un zona vengono a combinarsi due usi primari che portano alla frequentazione
di essa in orari diversi allora si ha un ambiente stimolante che è propizio ad una diversità
secondaria. Per diversità secondaria si intende le attività che nascono in relazione agli usi
primari e che sono destinate a fornire servizi alla gente richiamata da quegli usi. Se questa
diversità è destinata a servire un solo uso primario sarà inefficiente. Se invece gli usi sono
almeno due sarà efficiente e attiverà un sistema che si autoalimenta. Capita che alcuni usi
secondari possano diventare usi principali, ma questo avviene solo se si sono basato su
usi primari mescolati efficientemente. Affinché ciò avvenga un certo numero di persone
deve usare le stesse strade e le stesse attrezzature in orari diversi. Occorre un efficacia
ordinaria e quotidiana di mescolanza degli utenti. In passato le città riuscivano a
rispondere a tutte e tre le condizioni necessaria oggi è più difficile e si tende a creare
quartieri dedicati solo al lavoro. L’ente pubblico può intervenire a favore di ciò regolando le
zone tramite gli strumenti urbanistici. Al contrario invece si tende ad isolare alcune funzioni
e certi usi notturni. Un esempio è Boston che è stata la prima città a programmare un
centro culturale isolato dal centro. I centri delle città americane non vanno declinando a
causa dell’automobile ma a causa di interventi che tendono a dividere gli usi del tempo
libero dagli usi lavorativi nell’illusione che ciò rappresenti una buona politica urbanistica.
Ovviamente non è possibile sparpagliare usi primari senza considerare le esigenze di
esse e le collocazioni più opportune. Spesso si dividono le attività secondo stereotipi come
per esempio il tribunale deve essere lontano dal teatro perché non considerato un’attività
civica; si dividono così gli edifici pubblici da quelli cittadini. In realtà gli edifici monumentali
hanno bisogno di una matrice ordinaria per funzionare in modo migliore come sostiene
Peets. Il primo passo è quello di sfruttare la massimo gli usi primari già esistenti nei
quartieri. Mentre nel centro cittadino lo svantaggio più grave è la mancanza di mescolanza
primaria, nelle zone più grigie mancano le condizioni perché essa avvenga. Il primo
problema è la mancanza di una densità abitativa elevata.
LA NECESSITA’ DI ISOLATI PICCOLI
Gli isolati di strada separati sono socialmente indifesi. I grandi isolati fanno sì che i
percorsi siano sempre gli stessi, mentre nei piccoli isolati è possibile più alternative di
percorso evitando la monotonia. Il gran numero di strade permette una concatenazione di
percorsi, aiutando lo smistamento delle persone. Inoltre aumentano gli angoli, zone
predilette per le attività commerciali. La gente tende a fare il percorso più breve creando
vicoli e percorsi di fortuna. Questo avviene soprattutto nei grandi isolati dove i
collegamenti trasversali sono minori, come per esempio a Filadelfia. Viene così smontato il
mito dell’urbanistica ortodossa contro l’inutilità delle strade. Gli isolati corti sono quindi
preziosi per la formazione di un fitto tessuto di usi incrociati tra gli utenti di un quartiere
urbano.
LA NECESSITA’ DI EDIFICI VECCHI
Se una zona urbana è composta solo da edifici nuovi essi potranno ospitare solo quelle
attività capaci di sostenere i costi dell’affitto (banche, negozi, ristoranti di grandi catene) in
quanto gli edifici nuovi hanno affitti più alti. Solo con il tempo gli affitti si abbassano, per
questo servono edifici con età diverse per garantire la diversità. Infatti il piccolo negozio di
alimentari tenderà ad utilizzare l’edificio vecchio. La pianificazione di grandi complessi
inevitabilmente pianificherà anche le attività che vi si svolgeranno. Questa pianificazione
può avere un successo finanziario che però non garantirà una diversità urbana.
La diversità di edifici è catalizzatore anche di attività diverse. Le grandi demolizioni e di
conseguenza la creazione di grandi complessi sono destinati a vita breve in quanto sono
edifici della stessa età. Essi sono destinati quindi alla desolazione ed ad una nuova
demolizione dando vita ad nuovo ciclo mentre l’edificio vecchio viene rinnovato e continua
ad essere utilizzato.
LA NECESSITA’ DI CONCENTRAZIONE
La densità di popolazione è direttamente collegata alla densità di popolazione residente.
La concentrazione produce comodità. Senza un’elevata concentrazione il centro non può
essere chiamato tale. Occorre quindi un uso intensivo del suolo. Secondo le teorie
dell’urbanistica tradizionale l’alta densità di alloggi porta con sé innumerevoli problemi. In
realtà si è constatato che le zone più degradate hanno bassa densità di abitazione. L’alta
densità di abitazione non è sufficiente affinché vi sia diversità, ma garantisce una diversità
di persone che hanno esigenze diverse e che quindi potenzialmente sono capaci di
mantenere attive attività diverse tra loro. Densità di abitazione significa: numero di alloggi
per ettaro. Sovraffollamento significa invece: un numero eccessivo di persone che abitano
in un alloggio in relazione al numero di vani che lo compongono. Gli urbanisti tendono a
confondere i due dati seguendo le teorie della città giardino. Ci si rifà alla statistica senza
considerare l’effettiva situazione. Oggi è più facile avere affollamento nelle zone a bassa
intensità: quando i vecchi edifici vengono ricostruiti vengono ridotti i numeri degli alloggi, i
residenti sono costretti a spostarsi aumentando il sovraffollamento di qualche altra località.
Anche densità troppo alte possono sfavorire la diversità. Densità molto basse fino a 15
abitazioni per ettaro possono andare bene nei suburbi. Nelle grandi città una densità
superiore alle 50 abitazioni per ettaro è una densità utile per permettere la diversità.
Quartieri come Rittenhouse Square riescono a conservare la loro vitalità anche con
densità di 250 abitazioni per ettaro. Non esiste una densità giusta: essa deve essere
sufficientemente alta per garantire la massima diversità ma non troppo da soffocarla. Se
essa è troppo alta (700 abitanti per ettaro) porta ad una standardizzazione degli edifici
influendo così sulle attività commerciali e sugli alloggi riducendo la diversità. In nessuna
zona un unico tipo edilizio non può soddisfare le esigenze dei cittadini. Green wich village
trova la sua fortuna nella mescolanza dei tipi edilizi.
Le grandi densità causano congestioni e consumi e per questo vengono deplorati dagli
urbanisti quando il realtà tutto ciò è un vantaggio economico. Attualmente i quartieri con
densità intermedia sono quelli più in difficoltà.
La soluzione può essere quella di programmare nuove piccole città autosufficienti
distribuite su tutto il territorio metropolitano.
ALCUNI MITI A PROPOSITO DELLA DIVERSITA
Secondo l’urbanistica tradizionale e secondo lo zooning urbano la commistione di usi
provoca congestioni nel traffico. Per natura usi disomogenei creano strutture
esteticamente piacevoli. Al contrario usi omogenei creano monotonia dove è difficile
orientarsi e dove si crea disordine. Questo è il problema di Los Angeles e San Francisco.
A New York la Quinta Avenue presenta una varietà di negozi e palazzi che non creano
disordine. Al contrario la Park Avenue nonostante i capolavori di moderna architettura,
l’omogeneità di usi ed età non giova all’effetto estetico. Nella Seconda Strada, nel tratto tra
la Quinta e Senta avenue, la diversità di usi ed età hanno fatto riscattare un isolato troppo
lungo. Raskin sostiene che le città siano piene di gente che fanno cose differenti, per scopi
differenti, e l’architettura deve riflettere ciò. La congestione del traffico è causata dalle
macchine non dalla gente. Nelle zone urbane densamente popolate la gente ha ancora
l’abitudine di muoversi a piedi o con i mezzi pubblici al contrario di quello che viene nei
centri intermedi. L’urbanistica ortodossa vuole che le attività industriali siano poste fuori
dalle città a causa degli odori e dei fumi quando in realtà questi non hanno delimitazione di
zona. Allo stesso modo vi è lo stereotipo che le camere mortuarie non siano ben viste
quando invece possono essere un simbolo religioso. I veri problemi della città sono:
1. parcheggi,
2. grandi depositi di autocarri,
3. stazioni di servizio,
4. grandi pubblicità stradali.
Questi sono in genere abbastanza redditizi da trovare collocazione nelle città diversificate
ma allo stesso tempo portano alla desolazione perché possono provocare gravi
inconvenienti visuali a causa delle grandi dimensioni che spesso hanno. Allo stesso modo
alcune attività commerciali possono ampliarsi in modo sproporzionato impattando
sull’aspetto della città. Normalmente le città