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Vita e morte delle grandi città

Questo libro è un attacco contro i principi della moderna urbanistica e contro i suoi dogmi ortodossi. Viene contestata la divisione dei quartieri per categorie di reddito. I quartieri popolari diventano covi di criminalità e quelli di lusso cercano di mascherare la loro inconsistenza cadendo in eccessi volgari. I soldi pubblici vengono sprecati per risanare quartieri in modo sbagliato promettendo che questi daranno poi il loro introito.

Le città sono un immenso laboratorio fatto di fallimenti e successi da cui l’urbanistica dovrebbe imparare tramite l’osservazione che invece si trascura. Si propongono zone verdi che rimangono inutilizzate secondo il dogma che più verde c’è più una zona è salubre. Si cerca di ridurre al minimo le strade per allontanare le auto dai centri. In realtà i problemi delle città sono di natura sociale ed economica ignorando invece l’importanza della strada come centro di vita sociale.

I risanamenti più funzionali sono quelli che nascono dalla popolazione e non quelli previsti dai programmi urbanistici: l’esempio è North End che si è ripreso grazie all’intraprendenza dei cittadini. Non sono stati disposti finanziamenti pubblici e nonostante il suo degrado dalle statistiche era uno dei quartieri con tasso di criminalità più basso.

Urbanistica e principi infondati

L’urbanistica si basa su principi infondati e su dogmi come il salasso in medicina. Solo ora si cerca di studiare tramite l’esperienza e di capire quali sono i meccanismi che permettono ad una città di rimanere viva. L’urbanistica e l’architettura urbana devono riuscire a catalizzare un tessuto di relazioni attive. Le città sono regolate da uno spontaneo ordine funzionale che spesso appare come disordine. Alcune città che non funzionano in realtà sono mascherate da un apparente ordine.

In passato sono stati ideati prototipi di città-giardino autosufficienti da vari urbanisti che di base avevano principi validi ma che finivano per non funzionare a causa della loro troppa organizzazione e dall’assenza di libertà dei cittadini che si ritrovavano ad essere trapiantati in questi nuovi centri a svolgere i lavori che questi progetti prevedevano. Erano società paternalistiche che non avevano la possibilità di mutare e di adattarsi nel tempo e che rimanevano per questo utopiche.

Due esempi sono Letchworth e Welwyn di Howard. Anche Le Corbusier propose una città giardino con la Città Radiosa (1930); la novità del suo progetto fu l’introduzione della macchina come elemento della città che doveva circolare su grandi arterie a senso unico divise da un dislivello dalle zone pedonali.

Spesso il risanamento selettivo o la conservazione programmata cercano di evitare la demolizione totale riproponendo modelli simili a quello della città-giardino inserendo parchi, viali alberati o zone di verde che però non sempre fu funzionale e utile alla comunità.

Il principio della City Beautiful è ancora un principio ispiratore e prevede la divisione in zone funzionali della città.

I marciapiedi: la sicurezza

Le strade non servono solo alla circolazione della macchina ma anche dei pedoni. Il marciapiede non è solo il luogo di transito ma anche di altre funzioni che sono comunque annesse ad esso. Quando una città non è sicura la gente non si sente sicura sui marciapiedi. Nei quartieri, se sono efficienti, le persone si sentono sicure e non minacciate dagli sconosciuti. Il problema delle strade insicure non riguarda solo gli slum ma anche le zone residenziali distinte. Quando si sente di un'aggressione la gente non usa più quelle strade ed essa diventa ancora più insicura.

Le strade nei quartieri sicuri sono regolate da una inconscia e complessa rete di controllo spontanea accettata da tutti. Una strada sicura deve avere:

  • Divisione fra spazio privato e spazio pubblico.
  • Edifici rivolti verso la strada per permettere ai residenti di controllarla.
  • I marciapiedi devono essere sempre affollati e quindi occorre attrezzarli affinché la gente li usi.

Occorre che i marciapiedi siano disseminati di negozi, bar con orari diversi per garantire un costante afflusso attirando così la gente che altrimenti utilizzerebbe i marciapiedi solo per il transito. I negozianti a loro volta controllano la strada e garantiscono servizi non solo a chi passa ma anche ai proprietari. Si instaura così un circolo virtuoso che attira altra gente. La gente si compiace a guardare cosa succede in strada e di conseguenza la controlla.

Non bisogna allontanare gli estranei ma occorre tenerli separati dalla zona privata. Una strada se è buia è vista come non sicura ma questo non è il solo problema: se non è sicura è perché non funziona e perché è monotona. Se non c’è nessuno che controlla non servono le luci. I vandalismi spesso accadono in quei complessi dove non c’è un portineria e dove gli estranei possono entrarvi senza essere controllati usando scale corridoi e ascensori. In questo caso i percorsi privati e quelli pubblici non sono divisi.

Per questo a Blenheim House sono stati usati i ballatoi come collegamenti in modo da poter essere visti quando li si usa. Essi sono stati inoltre attrezzati con giochi, verande ecc. al fine di garantire un controllo sia dalla strada che dai residenti.

Vivere in posti insicuri: tre alternative

  • Accettarlo sperando che non ci capiti mai niente.
  • Muoversi solo in macchina.
  • Istituire dei territori recintati o turfs.

I turf sono zone composte da alcune strade e controllate da una banda, spesso di malviventi, dove le altre non possono entrare. In alcuni casi queste recinzioni si sono materializzate in altre i confini sono solo accordati. Questo regime permette di tenere alla larga persone che non sono del quartiere. La strada perde così la sua libertà. È un sistema tipico della città americana ristrutturata.

La città è un teatro quotidiano dove si alternano azioni (il negoziante che apre il negozio, la mamma che porta il bimbo a scuola, i lavoratori che fanno pausa pranzo ecc.) ed è in continuo mutamento. L’ordine maggiore è garantito dagli sguardi e dal continuo circolare di persone. Il marciapiede rimane lo scenario principale di tutto ciò.

I marciapiedi: i contatti umani

La vita sociale che si svolge in strada ha un carattere pubblico e serve a radunare persone fra cui non esiste una conoscenza intima e privata e che non hanno interesse a creare un rapporto di tale genere. Non c’è bisogno di conoscersi ma dopo che ci si è visti qualche volta per strada ci si saluta e si instaura un rapporto di fiducia. Grazie a questa fiducia apparentemente fortuita è possibile circolare per strada senza sentirsi in pericolo.

Non è possibile suscitare ciò in modo organizzato ma è un processo spontaneo. Si cerca spesso di controllare la vita pubblica creando sale per il gioco, sale ricreative ecc. ma queste spesso non vengono usate perché non creano quella vita pubblica che si può ricreare in un negozio o in un bar. Esse sono più formali e organizzate. Bisogna capire cosa richiedono i residenti di una certa città e progettare secondo il caso specifico.

Nei piccoli centri tutti si conoscono e tutti sanno tutto di tutti; nella città non ci sono problemi di privacy perché nessuno si conosce. Un esempio è l’abitudine di lasciare le chiavi di casa al negozio di sotto perché vengano consegnate ad un amico quando si è impossibilitati a farlo di persona. Questo avviene perché al negoziante non interessa chi è il vostro amico perché gli lasciate le chiavi. Questo servizio non può essere reso istituzionale perché altrimenti nascerebbero delle implicazioni come identificazioni e accertamenti varcando così la linea che divide il pubblico dalla privacy.

Questo rapporto pubblico permette di avere conoscenze senza nessun tipo di implicazioni. L’urbanistica descrive la socievolezza come “persone che nel momento in cui hanno qualcosa in comune debbano per forza avere molto in comune”. Se si seguisse questo a livello di vicinato porterebbe ad avere rapporti troppo esigenti con i vicini e creare una vita collettiva dove viene varcata la privacy. Se si forzano troppo questi rapporti le persone tendono al contrario a chiudersi, ad evitare le persone creando l’effetto contrario e andando a distruggere quell’equilibrio di vita collettiva che serve nelle città. Fra partecipazione sociale eccessiva e mancanza di ogni partecipazione è più probabile che le persone prendano quest’ultima posizione come difesa.

Nelle città è inoltre necessario il personaggio pubblico: egli è una persona famosa per una sua caratteristica/attività a cui in caso di necessità la gente si rifarà in caso di bisogno (per esempio chi ha portato una petizione che riguardava un problema della città diventa automaticamente l’addetto delle petizioni anche per tutti gli altri problemi). Questo sistema funziona nel momento in cui è possibile far circolare la voce e l’informazione e questo avviene dove i marciapiedi sono vivi.

Un altro problema della città è la segregazione e la discriminazione: questo non può essere risolto se non ci si sente sicuri e se l’urbanistica continua a costruire quartieri per categorie sociali.

Le funzioni dei marciapiedi: l’assimilazione dei ragazzi

Il mito dell’urbanistica è quello di togliere dalle strade i ragazzi e di creare per loro degli spazi verdi attrezzati. Le bande di strada in realtà commettono violenze proprio nei parchi. Questo avviene a Philadelphia e nel Lower East Side di New York dove la criminalità si concentra nelle cinture verdi dei quartieri popolari perché sono i posti meno controllati al contrario delle strade. Gli urbanisti cercano di creare delle oasi verdi al centro degli isolati che però vengono usati dai bambini solo nei primi anni di età.

Inoltre implicano che gli edifici siano affacciati verso l’interno e non verso le strade barattando la sicurezza generale con quella di una fascia molto ristretta. Inoltre viene sprecato spazio e spesso vengono stipendiati addetti per controllare. Sui marciapiedi invece c’è un costante controllo inconscio fatto dagli adulti che vi passano o vi sostano e non può essere sostituita da un addetto perché altrimenti non sarebbe un’azione disinteressata. A loro volta i ragazzi si sentono responsabilizzati e possono aiutare a loro volta le persone del marciapiede. Il motivo sostanziale per cui i ragazzi stanno in strada e non nel giardinetto è perché il marciapiede è più interessante e animato. Il tempo libero dei ragazzi è fatto di piccoli intervalli: all’uscita da scuola, prima della cena, dopo cena, per la merenda ecc. sarebbe quindi prenderla troppo sul serio se si dovesse spostarsi e andare in un luogo che è organizzato proprio per questo e verrebbe più naturale andare a zonzo per i marciapiedi. Questo tipo di ozio è salutare e non necessita di nessuna attrezzatura.

Servirebbero marciapiedi di nove o dieci metri per permettervi tutte le funzioni ma anche di sei metri sarebbero comunque sufficienti; si è visto che loro hanno la capacità di adattarsi anche a piccoli spazi. Il problema è che si tende sempre di più ad accorciare i marciapiedi.

Le funzioni dei parchi di quartiere

Nell’urbanistica i parchi sono venerati considerandoli sempre come un valore aggiuntivo. Essi hanno vita molto mutevole con periodi di popolarità e momenti di impopolarità. Essi hanno un uso generico per le attività pubbliche di quartiere. L’uso a polmone verde è un’idiozia: per poter contrastare l’inquinamento di una città occorrerebbe molto più verde di quello che viene predisposto ma risulterebbe inutilizzato dalla popolazione.

Quando Penn disegnò la pianta di Philadelphia predispose 4 parchi urbani. Rittenhouse Square riesce ad essere utilizzato perché posizionato in un quartiere con residenze, negozi e uffici garantendo un flusso continuo e vario di utenti. Washington Square invece è situato in un centro finanziario e ha come unica utenza gli impiegati, di conseguenza viene usato solo in alcune fasce orarie durante i giorni lavorativi rimanendo deserto nelle altre ore e nei week end. Lo stesso avverrebbe se fosse posizionato in una zona residenziale. L’unico utente costante è lo sfaccendato. È bene posizionare i parchi in posizioni strategiche vicini a punti focali. Occorre anche che siano pochi i parchi affinché rappresentino una rarità al contrario di come si tende a fare progettando più giardini per uno stesso quartiere.

Se non vi è varietà funzionale e diversità economica e sociale degli utenti i parchi sono destinati a rimanere deserti per buona parte della giornata. Se non vissuti i parchi sono ancora più pericolosi delle strade. Essi dipendono quindi dalle attività che li circondano come i marciapiedi. Perché siano efficienti i parchi hanno bisogno di un certo design e diversità ambientale al loro interno. Servono quindi:

  • La complessità di forma: a livello visuale caratterizzato da dislivelli da coni ottici ecc.
  • La presenza di un centro.
  • Un conveniente soleggiamento e l’ombreggiamento.
  • Quinte architettoniche di delimitazione come per esempio gli edifici, capaci di delimitare uno spazio e di creare uno sfondo.

Alcuni di essi hanno come funzione quella di allietare la vista e spesso non sono accessibili alle persone (San Francisco). Devono quindi essere ben visibili e piccoli per non sprecare spazio. Un altro esempio di parco è quello di “vendita su domanda” ossia con usi speciali che hanno un grande afflusso solo in alcuni momenti dell’anno tale da giustificarne l’esistenza tutto l’anno (parco per concerti, per il nuoto, la pesca ecc). le bellezze paesaggistiche non funzionano su domanda.

Le funzioni dei vicinati urbani

Occorre innanzitutto eliminare il pregiudizio secondo cui i vicinati sono unità introverse e autosufficienti. La città non sente la comunità come un paese ma tende comunque a creare dei vicinati. Essi sono aperti molto di più di quanto possano essere due paesini. Per vicinati si intende:

  • La città nel suo complesso.
  • I vicinanti di strada.
  • I grandi quartieri aventi grandi dimensioni.

In America le città riescono a dar vita a vicinati estesi a tutta la città. Nei

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/15 Architettura del paesaggio

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SARA.SCUOLA.NET di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Architettura del paesaggio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Ingegneria e Architettura Prof.
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