Concetti fondamentali dell'organizzazione aziendale
Cap. 1: L'attore organizzativo
Attori organizzativi: entità dotate di una certa capacità cognitiva (conoscenze, informazioni, logiche di preferenza, ecc.) e potere decisionale, poste di fronte al problema di organizzare, ovvero di coordinare la propria azione secondo propri criteri e obiettivi, e poste all'interno di processi di scambio relazionale con altre entità; tali processi nel loro insieme danno vita organizzativa.
Categorie descrittive dell'attore
- Assetto: caratteristiche di un attore, rilevanti sotto il profilo organizzativo (aspetti psicologici, affettivi, economici, cognitivi, tecnologici) (come è fatto l'attore?)
- Meccanismi di relazione: metodi e strumenti impiegati dall'attore per gestire i flussi di collegamento con altri secondo un certo disegno organizzativo (quali leve ha a disposizione l’attore e come può usarle?)
Livelli di studio dell'attore
- Individuo: modulo minimo del puzzle organizzativo; è il componente essenziale di ogni entità collettiva, pertanto condiziona l’azione degli altri livelli in cui esso si colloca e con cui si confronta.
- Gruppo: entità sociale costituita da un insieme limitato di individui, generalmente coesi da un punto di vista decisionale e con intense trame di relazioni interpersonali (anche conflittuali); i gruppi, posti sempre quali livello organizzativo interno ad altri, possono essere formalmente riconosciuti o informali, es. uffici, Cda, comitati direzionali, gruppi di progetto, etc.
- Azienda: configurazione di un insieme di risorse, i cui diritti di proprietà e di ripartizione degli eventuali utili economici sono riconducibili a uno o più soggetti ed il cui coordinamento è orientato da un obiettivo comune e fondato su peculiari strumenti attuativi, es. impresa pubblica, azienda a base cooperativa.
- Network (rete): assetti di organizzazione tra aziende (ma anche entità non aziendali), con connotazioni e gradi di coesione diversi, es. gruppi o distretti industriali, accordi tra imprese.
Aspetti di differenziazione tra i livelli
Gli aspetti di differenziazione tra gli attori sono riconducibili a fattori morfologico-strutturali e a fattori comportamentali-relazionali:
Fattori morfologico-strutturali
- Dimensione individuale e collettiva
- Natura istituzionale
- Titolarità di diritti di proprietà o di rappresentanza
- Ruolo attribuito all’attore dalla comunità in cui opera
- Potere/discrezionalità decisionale
- Conoscenze e capacità
Fattori comportamentali-relazionali
- Modelli decisionali adottati
- Criteri di preferenza
- Obiettivi e finalità perseguiti
- Utilizzo di stili e politiche relazionali
- Modelli di comunicazione
Fattori morfologici e comportamentali definiscono il campo di varietà e di variabilità (cioè la complessità) del concetto di attore organizzativo, e ne rappresentano gli elementi costitutivi.
L'azione organizzativa
Azione (o relazione) organizzativa: fenomeno (processo) sociale in cui l'attività generata da un attore comporta il coinvolgimento non causale (deliberato) e coordinato (caratterizzato da condivisione di obiettivi) di uno o più altri attori, al fine di raggiungere gli obiettivi organizzativi.
Caratteri distintivi dell'azione organizzativa
- Tangibilità/intangibilità
- Grado di incertezza/prevedibilità-ripetitività
- Semplicità/complessità
- Istantaneità/gradualità
- Intensità del coinvolgimento dell'attore/degli attori
I tre piani (significati) in cui può essere intesa l'azione organizzativa
L’azione come processo: è un evento o una successione di eventi aventi una propria valenza oggettiva, ossia un processo entro il quale si muovono determinati attori che, condizionandosi reciprocamente, operano scelte variamente vincolate e secondo logiche più o meno razionali. Utilizzando una metafora teatrale, essa indica la “rappresentazione scenica” in sé.
L’azione come analisi: ciò che viene rilevato e interpretato da un osservatore, il quale non necessariamente coincide con l’attore, ma può essere interno o esterno all’organizzazione; l’azione così intesa rappresenta il “racconto della critica”.
L’azione come disegno: intesa come disegno organizzativo o progetto da attuare, cioè il quadro desiderato rispetto al quale vengono definiti determinati comportamenti attesi; in altre parole, essa è come si vorrebbe che fosse l’organizzazione, assimilabile ai concetti di pianificazione o progettazione. Seguendo la metafora, essa sarebbe “il copione e la regia”.
Le tre prospettive dell'azione (processo, analisi, disegno) hanno forti collegamenti reciproci, collocabili all’interno di una sequenza concettuale unitaria e di una sequenza temporale (analisi - disegno - processo) che non è sempre fissa ma variabile, e talvolta monca in una delle sue parti. La prospettiva prescelta nel prosieguo dello studio è quella dell’azione come disegno, ossia quella relativa alla progettazione organizzativa.
L'azione-disegno, ossia la progettazione organizzativa
Ogni relazione organizzativa, come scambio consapevole di attività effettuato non casualmente da due o più attori, comporta una suddivisione di compiti e attività al fine di migliorare lo sfruttamento delle risorse disponibili, e l'esistenza di interdipendenze (forme di condizionamento reciproco tra gli attori) che necessitano di essere sottoposte a coordinamento.
La divisione del lavoro
La divisione del lavoro deriva da motivazioni prettamente economiche, cioè dalla limitatezza delle risorse disponibili e dalla ricerca della produttività, attraverso un loro migliore e più efficiente sfruttamento.
- Divisione del lavoro: suddivisione delle attività tra attori organizzativi per specializzazione dei rispettivi esecutori nello svolgimento dell’attività, minore complessità (varietà e variabilità) individuale, maggioreabilità e capacità di controllo sulle attività, miglioramento dei risultati produttivi.
Le forme di relazioni organizzative in cui è presente la divisione del lavoro sono:
- Lo scambio di mercato (relazione tra individui: il venditore si occupa ad esempio del trasporto e della vendita del prodotto, l’acquirente del montaggio, della manutenzione, etc.).
- Le relazioni interne alle aziende (tra gruppi: ad esempio, divisione per aree decisionali: strategiche, operative, direzionali, etc.).
- Le relazioni tra imprese (tra aziende o network: ad esempio, ripartizione tra imprese della filiera produttiva per spazi di intervento gestionale e organizzativo).
Posto quindi che le forme di divisione del lavoro da ricercare hanno per obiettivo la produttività, tale divisione può essere fondata su un criterio:
- Qualitativo: a diversi attori vengono attribuite attività qualitativamente diverse specializzazione - vantaggio: maggiore produttività - svantaggi: monotonia, insoddisfazione, demotivazione, frammentazione del controllo e maggiore rigidità produttiva.
- Quantitativo: diversi attori svolgono le stesse attività ma, ciascuno per una parte (quantità) diversa de-specializzazione - vantaggi: integrità dei processi di lavoro, maggiore duttilità e consapevolezza del personale, minor distanziamento tra specialisti - svantaggi: necessità di un’elevata ampiezza e flessibilità di competenze del personale, impossibilità di applicare tale scelta a processi di lavoro complessi ma solo a segmenti limitati di attività omogenee.
Esempio: la divisione del lavoro in banca
- In passato, qualitativa (specializzazione del personale: cassieri, operatori, addetti ai titoli, etc.).
- Attualmente, quantitativa (personale polifunzionale, cioè adibito a tutte le operazioni realizzate dall’agenzia).
Interdipendenze e coordinamento
Interdipendenza: complesso di condizionamenti reciproci che gli attori provocano e subiscono all'interno di una relazione organizzativa e che richiedono opportuni interventi di coordinamento.
La divisione del lavoro genera un insieme di interdipendenze che necessitano di coordinamento.
Tipologie di interdipendenze
A) Tecnologiche
- Di flusso: divergenti/convergenti - sequenziali/reciproche
- Di costo: di scala - di specializzazione
- Generiche: di raggio d'azione
B) Socio-culturali
- Sociali
- Affettive e psicologiche
- Politiche (di potere)
Tra attività non omogenee, facenti parte di uno stesso flusso di lavoro (con un fine ultimo comune), tra i cui nodi si effettuano scambi di materiali o di informazioni (information flow).
- Divergenti: un'attività fornisce più di un input ad attività successive.
- Convergenti: un’attività riceve più di un input da più attività.
Esempio: produzione di un’auto: attività di verniciatura e di assemblaggio.
- Sequenziali: collegano due attività secondo un'unica direzione (da un’attività “fornitrice” a una detta “cliente”).
- Reciproche: le attività fornitrice e cliente si scambiano input reciprocamente.
Di costo tecnologiche
- Di scala: condivisione delle stesse risorse (attività tecnologicamente omogenee, sullo stesso flusso o su flussi distinti), conseguimento di risparmi di costo, ossia di economie di scala.
- Di specializzazione: condivisione di esperienze e competenze comuni (omogeneità tecnologica tra attività, su flussi diversi, scambio di risorse non omogenee e conseguimento di economie di specializzazione).
- Di raggio d'azione: condivisione di effetti sinergici potenziali (attività non omogenee tecnologicamente, su flussi distinti vantaggi derivanti dallo sfruttamento di risultati generati da un’altra attività).
Generiche tecnologiche
- Tra attività non omogenee tecnologicamente e che non si trovano sullo stesso flusso di lavoro ma che condividono risorse fungibili di carattere umano, tecnico, finanziario.
Socio-culturali
- Sociali: scaturiscono dalla coesistenza in un’organizzazione di nuclei di lavoratori eterogenei per etnia, lingua, cultura (ma anche per contratto), problemi: conflitti, difficoltà di comunicazione, emarginazione.
- Affettive e psicologiche: coinvolgono la sfera soggettiva dei sentimenti e del vissuto di uno o più attori (perciò a carattere individuale ma anche collettive: interdipendenze di squadra), problemi: dinamiche psicologico-emotive che si riflettono su comportamenti formalizzati o razionali.
- Politiche: derivanti dal potere, inteso come volontà di controllo e di dominio in una relazione organizzativa, che porta a perseguire fini diversi dagli obiettivi posti in origine; problemi: scontri d’interesse, collusioni, conflitti.
Il paradigma divisione del lavoro-interdipendenza produce effetti la cui mancata regolazione può determinare svariati problemi e squilibri di funzionamento organizzativo; gli effetti possono essere:
- Diretti: produttività e livello qualitativo bassi, ritardi e rallentamenti dei ritmi di attività, colli di bottiglia.
- Indiretti: tempi lunghi e ridotta efficacia delle decisioni e delle comunicazioni tra unità organizzative, conflitti e tensioni psicologiche.
L'interpretazione dei problemi (che può essere fatta sia da attori interni sia da osservatori esterni, con conseguente diagnosi organizzativa differente a seconda della prospettiva di analisi), permette di individuare delle soluzioni, ossia specifici strumenti o meccanismi di relazione o coordinamento organizzativo che rappresentano le leve fondamentali di cui si dispone per la progettazione ed il cambiamento organizzativo.
Confini e livelli di analisi: coordinamento e progettazione organizzativa
Le scelte di divisione del lavoro, basate su criteri di convenienza economica o compatibilità tecnologica, portano gli attori a occupare, nell’ambito di un sistema di attività economica, un certo spazio e ad assumervi un certo ruolo. Si delineano così assetti o mappe del “business system” la cui configurazione dipende:
- Dal tipo di localizzazione assunta da ciascun attore, cioè dallo spazio di attività economica da lui occupato e quindi dal grado di libertà e ampiezza del governo da esso esercitato direttamente sul business system.
- Dalle relazioni che si instaurano tra gli attori, che costituiscono le modalità con cui ciascuno raggiunge il proprio equilibrio nel sistema rispetto agli altri componenti; le relazioni non dipendono solo dalle attività poste in essere ma anche dalle caratteristiche degli attori che ne sono titolari.
Le interdipendenze tra le attività assumono significati diversi e richiedono soluzioni di coordinamento diverse a seconda che si sviluppino all'interno o all'esterno dei confini del business di ogni singolo attore:
- Interdipendenze organizzative: interne a una stessa organizzazione, coordinamento organizzativo.
- Interdipendenze inter-organizzative (tra organizzazioni distinte), coordinamento inter-organizzativo.
Il tema centrale dell'azione organizzativa, intesa come disegno (progettazione), riguarderà perciò, ai fini di regolare le relazioni di interdipendenza, il processo di definizione/individuazione dell’assetto strutturale dell’attore e dei meccanismi di relazione:
| Assetto strutturale | Caratteristiche dell’attore cui la progettazione si rivolge |
|---|---|
| Meccanismi di relazione | Strumenti organizzativi finalizzati a gestire e a controllare le interdipendenze esistenti all'interno e all'esterno della struttura |
In sintesi, i contenuti della progettazione organizzativa variano per ciascun livello dell’attore:
| Livello dell'attore | Assetto | Meccanismi di relazione |
|---|---|---|
| Individuo | Compiti, mansioni, autonomia decisionale | Regolazione del comportamento, relazioni affettive |
| Gruppo | Componenti, tipologie di gruppi, ruoli nel gruppo | Esercizio del potere, leadership, forme di comunicazione |
| Azienda | Raggruppamento delle posizioni, dimensione delle unità | Gerarchia, procedure, sistemi di controllo e pianificazione, cultura organizzativa |
| Network | Numero e ruoli dei partecipanti, divisione del lavoro, caratteri e potere di influenza | Contratti, accordi, relazioni tra manager |
Le variabili di assetto e di meccanismi di relazione sono frutto del mix di tre grandi leve attraverso le quali esse prendono corpo:
- La conoscenza, che si serve del patrimonio informativo e della razionalità nella strutturazione dei processi decisionali: formazione e impiego di codici e linguaggi di comunicazione, esperienza e competenze tecnologiche, cultura e tradizioni.
- Il potere, categoria con cui si cerca di spiegare il formarsi dei processi politici di influenza sui comportamenti: forza e dimensioni economiche, capacità di leadership, convergenza di interessi, processi di legittimazione e di negoziazione.
- L'affettività-emotività, di cui fanno parte quei fattori che rafforzano la dimensione “umana” dell'organizzazione: concetti quali l’emotività, l’irrazionalità, la ricerca di benessere psicologico, le dinamiche di interazione psico-sociale.
Conoscenza, potere e affettività sono aspetti che sono rilevanti nella formazione dell’azione organizzativa e trovano spazio nella spiegazione dei fenomeni organizzativi. Essi rappresentano le categorie descrittive e i fattori condizionanti dell’azione organizzativa.
Cap. 2: I livelli dell'attore organizzativo: individuo
Mappa di studio (com’è fatto l’attore? come agisce l’attore?)
| Assetto | Meccanismi di relazione |
|---|---|
| Microstruttura del lavoro | Regolazione del comportamento, relazioni affettive |
| Struttura dei compiti | Interazione sociale |
| Assetto delle mansioni | Apprendimento |
| Conoscenza, competenze professionali, tecnologia | Tattiche di acquisizione, utilizzo delle risorse |
| Potere, incertezza | Abilità relazionali |
| Affettività, differenze individuali e motivazione |
1) Assetto della microstruttura del lavoro: compiti e mansioni
Tecnologia, Microstruttura del lavoro, Struttura dei compiti, Progettazione (insieme di compiti e delle mansioni)
Note:
Compiti e mansioni sono organizzati secondo un definito disegno di progettazione, che nel suo insieme dà vita a una specifica microstruttura del lavoro. La struttura dei compiti e la conseguente progettazione delle mansioni rappresenta una scelta tra più alternative possibili, ciascuna con conseguenze organizzative diverse. L’organizzazione del lavoro è determinata sia dall’aspetto tecnologico sia da quelli sociale e psicologico (scuola dei sistemi socio-tecnici).
Struttura dei compiti
Compito: insieme di operazioni elementari tecnologicamente non separabili. I compiti di lavoro possono essere analizzati e distinti in base a quattro dimensioni:
- La natura
- Le caratteristiche
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti Organizzazione aziendale assetto e meccanismi di relazione
-
Riassunto esame organizzazione aziendale, prof. Bissola, libro consigliato Organizzazione aziendale, Daft
-
Riassunto esame Organizzazione aziendale, prof. Ingrassia, libro consigliato Organizzazione aziendale, Daft
-
Riassunto esame Organizzazione aziendale, prof. Imperatori, libro consigliato Organizzazione aziendale, Daft