I metodi di indagine
Studi su pazienti con lesioni cerebrali.
La neuropsicologia (neuroscienze) si avvalgono per proseguire i loro studi,
del metodo scientifico: il ricercatore quindi parte da una un’osservazione (animale o umana, comportamento
patologico o non patologico) per proporre un’ipotesi che da un lato spieghi quell’osservazione, e dall’altro permetta
le previsioni che verranno controllate sperimentalmente. La neuropsicologia classica quindi studia le alterazioni del
comportamento causate da danni cerebrali focali, limitati a specifiche zone cerebrali. Lo studio dell’attività cognitiva
in pazienti che hanno subito lesioni cerebrali ci può̀ fornire moltissime informazioni sul modo in cui gli stessi processi
si svolgono in soggetti normali. Un importante presupposto è che la prestazione di un paziente cerebroleso rispecchi
l’attività̀ dell’insieme delle componenti del suo sistema cognitivo, meno quella/e danneggiata/e dalla lesione
cerebrale (presupposto della costanza). A seguito della compromissione di una componente specifica, i pazienti
possono sviluppare strategie nuove, che i soggetti normali di solito non utilizzano; il presupposto della costanza
rimane valido se queste si basano su componenti del sistema normale risparmiate dalla lesione cerebrale. Diversi
meccanismi neurobiologici possono partecipare al recupero funzionale, dalla riduzione della diaschìsi (= diminuzione
del metabolismo neuronale e del flusso ematico cerebrale causata dalla disfunzione/lesione di una regione cerebrale
anatomicamente separata ma funzionalmente correlata) alla creazione di nuove connessioni sinaptiche. Ciò
suggerisce come il sistema nervoso abbia buone capacità plastiche, per poter far fronte, almeno in parte, al danno
funzionale causato da una lesione. Questo non implica, tuttavia, che l’organizzazione post-‐lesionale sia comparabile
a quella normale.
• Malattie cerebrovascolari: sono molto frequenti e in genere relativamente localizzati. Si dividono in malattie
ischemiche e malattie emorragiche. Le malattie ischemiche sono caratterizzate da un insufficiente apporto di
sangue nelle regioni cerebrali che può causare fenomeni (patologici o transitori) o danni permanenti per morte
neuronale. La causa più frequente è la malattia aterosclerotica (presenza di placche che ostruiscono i vasi
arteriosi fino a chiuderli). Le malattie emorragiche dipendono dalla rottura di uno o più vasi cerebrali (per uno o
più motivi diversi). Spesso la causa dell’emorragia è la rottura dell’aneurisma, o una malformazione
arterovenosa (di natura congenita). In base a dove i realizza la rottura del vaso, l’emorragia si localizza all’interno
del tessuto nervoso (danneggiandolo), oppure si localizza tra scatola cranica, meningi e cervello)
(comprimendolo). Un fattore di rischio importante è l’ipertensione arteriosa. Il sangue al cervello arriva
attraverso due sistemi vascolari:
il sistema delle carotidi e il sistema delle arterie vertebrali. Il sistema delle
carotidi porta il sangue alle parti anteriori del cervello, e dà origine all’interno della scatola cranica alle arterie
cerebrali anteriore (vascolarizza le superfici mediali del lobo frontale e parietale, la parte anteriore del corpo
calloso e zono sottocorticali come il nucleo caudato e il braccio anteriore della capsula interna) e media
(vascolarizza la superficie laterale di molti emisferi e comprende le cortecce del lobo frontale, parietale,
temporale e occipitale oltre che gran parte dei nuclei grigi sottocorticali). Infine, il sistema delle arterie vertebrali
porta il sangue alle parti posteriori del cervello, e dà origine all’arteria cerebrale posteriore che vascolarizza la
parte inferiore del lobo temporale, la parte mesiale del lobo occipitale e la parte posteriore del corpo calloso.
• Tumori cerebrali: possono essere primitivi (in cui la neoplasia dipende dalla proliferazione di elementi cerebrali)
o metastatici (in cui la neoformazione è secondaria alla presenza di tumori localizzati altrove). La presenza di una
neoformazione all’interno della scatola cranica può danneggia il tessuto cerebrale con diversi meccanismi e i
sintomi dipendono dalla localizzazione del tumore.
• Infezioni: il cervello può essere interessato da processi infettivi che possono colpire le meningi, con conseguenze
più o meno gravi a seconda che il processo riesca a essere bloccato dagli interventi terapeutici, ma in genere si
osserva che le conseguenze sono sia somatosensoriali, sia cognitive.
• Traumi: sono un evento molto frequente, legato all’alta occorrenza di incidenti stradali o domestici, o altri come
ferite d’arma da fuoco, taglio, maltrattamenti ecc. I traumi possono essere chiusi (il cranio rimane intatto) o
aperti (in cui vi è l’esposizione del tessuto cerebrale per frattura della struttura ossea o penetrazioni di corpi
estranei).
• Malattie degenerative: dipendono da patologie progressive che possono essere innescate da fattori sia genetici
che ambientali. Una delle malattie più conosciute a sicura trasmissione genetica è la Corea di Huntington,
mentre le malattie di Parkinson e Alzheimer hanno un tratto genetico presente ma debole. Questi tipi di malattie
oltre che a dare luogo a disturbi di tipo focale, causano, soprattutto nelle fasi avanzate, disordini legati allo
sviluppo di diversi tipi di demenza.
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Cenni storici
. La neuropsicologia è una disciplina relativamente giovane che ha lo scopo di studiare i processi
cognitivi e comportamentali, correlandoli con i meccanismi anatomo-‐funzionali che ne sottendono il funzionamento.
La neuropsicologia afferisce al settore delle neuroscienze e, come le neuroscienze, possiede una natura
eminentemente interdisciplinare: al suo sviluppo concorrono infatti le conoscenze della psicologia cognitivista, della
neurologia, della neurofisiologia, della neuroanatomia e dell’intelligenza artificiale. La neuropsicologia scientifica
nasce nella seconda metà dell’800 con lo studio dei singoli casi neurologici. L’osservazione dei disturbi specifici del
linguaggio poteva dipendere da lesioni celebrali localizzate dette impulso a una serie di studi che portò alla creazione
di modelli (diagrammi) il cui scopo era non solo spiegare i disturbi già osservati, ma poterne prevedere dei nuovi. La
data di inizio si aggira intorno al 1861, quando Broca stabilisce nella parte anteriore della circonvoluzione frontale
sinistra la sede del linguaggio. Broca dimostrò come questa area, definita Area di Broca, sia deputata
all’instaurazione di un programma motorio per il linguaggio e che lesioni a questa area provochino afasia non fluente
ovvero difficoltà nell’eloquio, pur senza difficoltà nella comprensione del linguaggio e il soggetto è cosciente delle
proprie difficoltà. Poco dopo, Wernicke (nel 1874) -‐ Area di Wernicke-‐ individua nella parte posteriore della
circonvoluzione temporale sinistra l’area fondamentale per la percezione del linguaggio, affermando come lesioni a
questa area provochino afasia fluente e cioè̀ difficoltà nell’eloquio fluente, con deficit nella comprensione del
linguaggio, e in genere la persona non è cosciente delle proprie difficoltà. Ulteriori tipi di afasia sono: l'afasia
transcorticale sensoriale, che è un tipo di afasia fluente in cui sono fortemente compromesse la comprensione,
l’elaborazione e produzione del linguaggio, fatta eccezione per la ripetizione. Le lesioni sono localizzate nelle zone
adiacenti all'area di Wernicke; l'afasia transcorticale motoria che è una afasia non fluente, caratterizzata da gravi
deficit nella produzione del linguaggio, ma con una comprensione ed elaborazione relativamente conservate. La
lesione è localizzata nelle cortecce frontali; e l’afasia di conduzione che fu ipotizzata da Wernicke, secondo il quale
avrebbero potuto verificarsi delle lesioni che lasciavano intatte sia l'area di Broca che quella di Wernicke,
interrompendo però i collegamenti tra le due aree. L’afasia di conduzione venne poi per la prima volta descritta da
Lichtheim e venne individuato il fascicolo arcuato la cui lesione porta proprio ad afasia di conduzione. I pazienti
affetti da questa patologia commettono numerosi errori nella pronuncia delle parole o dei suoni. La comprensione
del linguaggio risulta buona, ma la capacità di ripetere parole o frasi è notevolmente compromessa. Nel 1870 due
medici, Gustav Theodor Fritsch e Eduard Hitzig, fornirono un supporto sperimentale nell’individuazione dell’area
motoria nella corteccia cerebrale. I due autori dimostrarono sperimentalmente che gli emisferi cerebrali sono
eccitabili, dunque implicati nel controllo motorio, e funzionalmente differenziati in aree che se stimolate provocano
risposte motorie e aree la cui stimolazione non dà alcun risultato. Questi dati sperimentali sono la prima prova
dell’esistenza di aree funzionali specifiche nella corteccia cerebrale. All’inizio del Novecento compare invece il
comportamentismo che cerca essenzialmente di ridimensionare il ruolo dei fenomeni mentali riducendo il tutto a
mere «associazioni» fra le vie nervose responsabili, ad esempio, della memoria e dell’apprendimento. A partire dal
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1970, la psicologia si trasforma da comportamentista a cognitivista che con lo sviluppo di macchine che mostrano un
comportamento intelligente, ha modificato il modo di affrontare lo studio del funzionamento del cervello e della
mente. Dall’apporto di queste nuove tendenze ideologiche e da quello di nuove conoscenze scientifiche nasce la
neuropsicologia moderna che assume una sua individualità̀ specifica e una sua indipendenza.
Asimmetrie anatomiche e funzionali nel cervello animale.
Con il passare del tempo, si sono andate
accumulando evidenze dell’esistenza di asimmetrie anatomiche e/o funzionali nel cervello degli animali,
dimostrando quindi la non esclusività̀ della specializzazione emisferica negli esseri umani.
Uccelli canori. Questo è uno degli esempi più̀ chiari di specializzazione emisferica. Nottebohm (1979) in uno
• studio condotto su canarini e fringuelli ha evidenziato una specializzazione emisferica sinistra per l’emissione del
canto. Infatti, la sezione del nervo &nbs
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