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2ª fase.

ETNOGRAFIA: cerca di comprendere culture minoritarie/gruppi subculturali interne alla

nostra stessa società, interagendo con queste e vivendo al loro interno. L'oggetto di studio

sono quindi società vicine ma diverse. (Es. Mafiosi, ultras di calcio etc..)

3ª fase.

INTERAZIONISMO SIMBOLICO: (come mead e blumer) l'idea di fondo di questi è che

l’apprendimento degli individui (inteso come socializzazione primaria e secondaria) porta a

costruirne una sorta di ‘altro generalizzato’ (= insieme di norme e regole che ci impongono

comportamenti e modi di agire e pensare, che non è altro se non la personificazione del

tipo di cultura in cui vive) al nostro interno, che poi sarà alla base di ogni nostra scelta e

azione.

Siamo completamente socializzati se al nostro interno l'altro generalizzato è molto

sviluppato, e per svilupparlo c'è bisogno di interazione sociale costante. Si può definire un

individuo come deviante solo se ha l'altro generalizzato al suo interno sviluppato.

Oggetto di studio: attore sociale, che è l'individuo della nostra stessa società; bisogna

porre attenzione al tipo di interpretazione che ogni individuo dà del mondo che lo circonda

e dei significati delle azioni che svolge. Costantemente il soggetto pensa e agisce

confrontandosi con le aspettative della società e quindi bisogna porre attenzioni ad ogni

piccolo evento individuale, la cui sommatoria darà alla luce la cultura su cui si fonda la

società in cui vive il soggetto.

4ª fase.

FENOMENOLOGIA (sociologia dei mondi vitali): (Shutz) l'idea è che per comprendere

le motivazioni che portano a determinati comportamenti dobbiamo osservare i pensieri

quotidiani degli attori sociali, che sono dotati di senso; solo a partire dalle scelte individuali

possiamo capirne le motivazioni.

Il ricercatore deve capire cosa passa per la testa dell'attore sociale, e non più cercare di

comprendere l'assetto normativo sottostante e quindi l'interazione sociale che lo origina.

Le azioni sono dotate di senso e hanno un pensiero sottostante, che influenza il modo in

cui il soggetti percepisce la realtà che lo circonda e comunica con gli altri.

Anche Goffman lega l'azione sociale all’individualità e introduce l'idea che il frame di

riferimento influenzi le motivazioni e i comportamenti, che quindi cambiano a seconda del

ruolo e contesto. C'è in tutti sempre una sorta di sdoppiamento diacronico della

personalità.

5ª fase.

ETNOMETODOLOGIA: (con garfinkel) studia i micro comportamenti quotidiani per capire i

metodi ordinari che la gente usa per mettere in atto le azioni quotidiane ed ordinarie, per

dare un significato ai comportamenti altrui, per interagire etc.. Per fare emergere le regole

sottostanti ad ogni azione consueta, si utilizzano le rotture quotidiane, intese come azioni

fuori luogo che rompono la normalità; questo per capire la valenza dell'azione quotidiana

all'interno della società e quindi quanto è forte l’altro generalizzato in noi che ci

assoggetta. COME COSTRUIRE UNA RICERCA EMPIRICA?

(:Cioè ricerca in cui vado a ricercare cose all'interno della società che sto studiando; quindi

diversa dalla ricerca TEORICA in cui non ho rilevazioni dei dati sul campo ('feedwork')

8

[Sia quantitativa che qualitativa.]

Si distingue:

- Ricerca primaria --> ricercatore va direttamente sul campo

- Ricerca secondaria --> ricercare usa dati rilevati da altri e li rielabora secondo le proprie

ipotesi di ricerca

Descrizione caratteristiche empiriche: RICERCA RICERCA

QUANTITATIVA QUALITATIVA

IMPOSTAZIONE Relazione Logica deduttiva Logica induttiva

(1ª e 2ª) teoria/Ricerca

Analisi della Essenziale Ausiliaria

letteratura

Rapporto con Strutturato / distacco Interattivo / contatto

oggetto di ricerca

Oggetto di studio Passivo Attivo (attore sociale

dotato di senso)

Concetti Definizione operativa In costruzione (concetto

non esiste perché

fenomeno nuovo)

------------------------ -------------------------- --------------------------

--

RILEVAZIONE Disegno della Precede la ricerca / chiuso Nel corso della ricerca /

(= prima della rilevazione e aperto

(3ª) ricerca non posso cambiarlo)

(descrizione delle

fasi che prevedo

per la ricerca)

Strumento di Uniforme (matrice CxV) Interattivo con l'oggetto

rilevazione

------------------------ -------------------------- --------------------------

--

ANALISI DEI Obiettivo Spiegazione fenomeni Comprensione

(cause)

DATI (4ª e 5ª) Oggetto Variabili Individui

Tecniche Sì No

statistiche

Generalizzazione Sì (perché fenomeni No (perché fenomeno

nomotetici) idiografici)

Presentazione Numeri Parole

Vediamo di nuovo nel dettaglio le singole fasi:

(Sul libro:)

a) Disegno di ricerca --> scelte le questioni rilevanti, gli obiettivi specifici, i criteri

seguiti, le tecniche utilizzate.

b) Costruzione base empirica --> insieme modalità con cui ci si accosterà all'oggetto di

ricerca: come e quando la ricerca verrà fatta.

c) Organizzazione dei dati --> trasformare dati raccolti in dati più o meno strutturati

(con la matrice per analisi quantitativa; più complesso per analisi qualitativa).

9 d) Analisi dati --> insieme dl le procedure per trovare le relazioni tra gli elementi

raccolti e organizzati durante le fasi precedenti (analisi statistico matematica per la

prima; analisi logica o argomentazione dialettica per la seconda).

e) Esposizione risultati

CAPITOLO 2: RICERCA QUALITATIVA

La ricerca qualitativa si caratterizza per la mancanza di tre elementi.

1. No formalizzazioni forti nell’analisi dati raccolti

2. No matrice dati

3. No base empirica ispezionabile

I ricercatori rielaborano soggettivamente il materiale a loro disposizione attraverso

l’intuizione e l’esperienza e la professionalità. Il principio di obiettività nella ricerca

qualitativa è il monito all’adozione di procedure di costruzione e analisi della

documentazione empirica chiare, codificate e comunicabili, e alla necessità di produrre un

resoconto dettagliato che comprenda tutti i passaggi fatti per arrivare alla conclusione.

Fondamentale è la fiducia che il ricercatore può ottenere tramite le sue capacità

argomentative, l’ascolto, la correttezza professionale e l’esperienza.

La traccia e le regole sono fluide, meno schematiche, si sviluppano liberamente.

Arbitrarietà della ricerca è molto forte, quindi deve esserci lo stesso ricercatore sempre. Fa

eccezione quando ho molte interviste da dover fare --> in questo caso allora si utilizza una

scaletta definita e le interviste vengono demandate a colleghi/collaboratori che devono

seguirla pari pari (intervista strutturata).

Stesura intervista: (sopratutto quando non ho possibilità di registrare e riprendere)

Foglio diviso in due metà: nella prima si riportano le risposte (sinistra) / nella seconda si

riportano tutti i comportamenti paraverbali e non verbali.

Come intervistare:

Deve esserci rispetto per l’intervistato, coinvolgimento ma distacco per educazione; non ci

sono regole vere e proprie, bisogna raggiungere empatia.

3 sono le modalità utilizzate nella ricerca qualitativa PALESE (gli strumenti base della

ricerca qualitativa):

- Focus group: interviste IN un gruppo: l’obiettivo è capire il tipo di interazione

sociale tra i vari soggetti: come interagiscono quando il ricercatore dà certi stimoli

(non si va in profondità ma ci si limita a capire il tipo di interazione tra persone che

non si conoscono);

vengono utilizzati quando sono all’’interno della “logica della scoperta”: come

nascono, crescono etc le interazioni. Il tema della desiderabilità sociale entra molto

in gioco: in un gruppo si cerca di non apparire ’diverso’.

- Interviste qualitative individuali: fatte a persone prese singolarmente e si va

molto in profondità nel vissuto di chi stiamo studiando (motivazioni, pensieri, etc..);

l’obiettivo è comprendere l’individuo. Queste interviste sono a metà tra intervista

10 quantitativa e ricerca qualitativa: distacco ma serve un minimo di coinvolgimento

per ottenere fiducia; meo complicate dei focus group.

Tipi di interviste diversi:

Interviste cliniche (o ‘in profondità’ o libera o ‘non direttiva’) ---> massimo di

o libertà: voglio capire tutto di quella persona, vissuto e attuale (es.

Psicanalisi). Non c’è un obiettivo specifico e nemmeno un tema specifico: c’è

solo dialogo.

Queste interviste sono tipiche delle cosiddette ‘storie di vita’ : strumenti

utilizzati per anni per quanto riguarda persone messe in secondo piano nella

storia (neri, donne, etc..). Oggi queste si usano per capire le storie di certi

individui che fanno lavori inusuali.

Servono intervistatori esperti (come psicologici), e non c’è standardizzazione

delle domande fatte e nemmeno dell’obiettivo di ricerca (voglio capire la

persona nella su interezza).

Altri 3 tipi in cui si esplicita il tema e obiettivo dell’intervista:

Interviste strutturate : il tema è definito e le domande da sottoporre sono già

o decise anche per l’ordine in cui devono essere poste.

Ha la stessa struttura/forma dell’intervista quantitativa (è come un

questionario standard con sole domande aperte), ma la differenza con

questa intervista è:

1. No sole domande aperte nelle interviste quantitative.

2. Approccio: non c’è distacco, ma forte livello di interazione.

Questa intervista strutturata si utilizza quando si hanno tante interviste da

fare e devo demandare ad altri intervistatori il compito.

Interviste semi strutturate: margine di libertà non completo: l’ordine delle

o domande che dobbiamo porre è libero, dipende da come si sviluppa

l’intervista. Quindi domande prefissate ma non la formulazione /ordine.

Interviste non strutturate : tema/argomento dell’intervista è esplicito, però

o non ci sono domande prefissate o una scaletta da seguire.

- Ricerca etnografica (etnografia) --> proseguimento delle azioni di studio di

subculture “eccentriche” all’interno della società

TECNICHE DELL’OSSERVAZIONE:

- Osservazione degli individui

- Tecniche usate nelle interviste (quantitative e qualitative)

- Osservazione indiretta (analisi dei prodotti dell’attività e comportamento degli

individui)

L’applicazione della tecnica può essere ridotta e suddita in tre ambiti specifici:

1. Osservazione partecipante : partecipazione= coinvolgimento dell’osservatore;

osservazione= si riferisce a qualcosa di passivo e distaccato. L’osservatore

deve riuscire a mantenere sia distacco che coinvolgimento, in un equilibrio.

Questa osservazione fa da prototipo alla ricerca qualitativa: è il ricercatore che

sceglie cosa approfondire, su cosa riflettere maggiormente, e le sue conclusioni

potrebbero essere opposte a quelle di un altro.

11 L’osservazione partecipante può essere vista come il cuore della ricerca

etnografica *.

Anche in questo tipo di ricerca il disegno di ricerca viene fatto: no formulazione

rigida e formalizzata, perchè le fasi solitamente vengono aggiustate nel corso

del field work.

2. Osservazione naturalistica : riprenda dagli studi teologici in cui viene studiato il

comportamento animale nel suo habitat naturale; si applicala stessa logica allo

studio di soggetti umani con l’ausilio di telecamere e senza che ci sia esplicita

collaborazione da parte di chi viene osservato. Individui spesso scelti con

campionamento probabilistico e per questo è prototipo della ricerca quantitativa.

3. Osservazione in laboratorio : individui invitati a reagire ad una seria di stimoli

proposti dal ricercatore. Due possibilità: individui non sappiano di essere

osservatori – individui ne hanno piena consapevolezza.

RICERCA ETNOGRAFICA

1. :

- SCELTA DELL’OGGETTO :

La prima scelta da fare –seguita dalla scelta delle modalità di osservare la comunità.

Dipende dagli interessi specifici del ricercatore, ed è facile quando il ricercatore sia

incuriosito da un determinato gruppo, oppure quando ci sia il committente che delimiti

l’ambito di riferimento e la logistica.

La scelta dell’ambiente più appropriato deve tenere conto di due elementi importanti:

1- Tipo di rapporto da instaurarsi con la comunità --> bisogna tenere conto che spesso

potrebbe rivelarsi l’effetto hawthorne.

2- Tasso di generalizzabilità (almeno minimale) --> casi rappresentativi per permettere

ai risultati di essere trasferiti anche in altri contesti.

- FORME DI PARTECIPAZIONE:

La seconda scelta è appunto quella relativa alle modalità in cui lo studioso intende

osservare la comunità alla quale è interessato; la scelta dipenderà dal grado di

trasparenza del gruppo da studiare e dalla capacità del ricercatore di dissimulare la

propria vera identità.

Esistono due modalità:

1- Forma palese -> OSSERVAZIONE SCOPERTA: si rivelano scopi, identità del

ricercatore, modalità etc...

Vantaggi:

Flessibilità nell’approccio al gruppo e nel lavoro sul campo

o Possibilità di usare lo strumento del backtalk

o Maggiore distacco critico

o

Svantaggi:

Superamento difficile della barriera dei guardiani

o Possibile enfatizzazione effetto hawthorne

o Richiesta di arbitrato nella conflittualità interna

o

2- Forma dissimulata -> OSSERVAZIONE COPERTA: ricercatore si inserisce nel

gruppo senza rivelare nulla.

Vantaggi:

Facile superamento barriera di accesso

o Migliore capacità di comprensione dall’interno del gruppo

o

Svantaggi:

12 Scarsa possibilità di movimento autonomo

o Rischio elevato di coinvolgimento emotivo

o Difficoltà etica di pubblicare risultati e paura per conseguenze future (-->

o grosso problema).

- LA RICERCA SUL CAMPO:

Una volta definita la modalità di osservazione (per quella scoperta è necessaria la

presenza di mediatori culturali, seguita da una fase di negoziazione), inizia l’attività sul

campo: non segue uno schema fisso ma una sorta di modello circolare aperto, una

struttura che “impara” dalle esperienze dell’osservatore, il quale deve sempre stendere le

note etnografiche: appunti in cui cristallizza la sua esperienza in documenti.

Sono 3 i tipi di osservazione che vanno messi in pratica sul campo:

1- Osservazione descrittiva : prima fase più superficiale

2- Osservazione focalizzata : si pone l’attenzione sui dettagli di aspetti dei nativi

3- Osservazione selettiva : l’osservatore analizza l’oggetto di studio partendo da un

particolare punto di vista da cui ricostruisce la sua interpretazione. L’osservazione

diventa più oggettiva e in questa fase si fa ricorso anche d altre tecniche (focus

group, sondaggio etc..).

Anche questore tre fasi hanno andamento ciclico e devono sempre essere accompagnate

da backtalk, dove lo studioso interagisce con i nativi. In tutta questa attività è

fondamentale il ruolo rivestito dagli informatori.

- Figure e ruoli nella ricerca etnografica:

Guardiani: hanno il ruolo di controllori all’accesso al gruppo e quindi di protezione;

 ruolo particolarmente ostico da superare per il ricercatore (sopratutto in gruppi ai

limiti della legalità etc..).

Mediatori culturali: interfaccia tra nativi e ricercatore, sono gli interpreti culturali e

 hanno fiducia da entrambe le parti; sono assenti, almeno dal punto di vista formale,

in caso di osservazione coperta.

Informatori: costante supporto all’attività di ricerca sul campo e forniscono le

 informazioni inerenti alla comunità studiata; importanti sia nella fase di

osservazione diretta che in quella di analisi del materiale raccolto. Definiti anche

‘testimoni privilegiati’.

Nativi : gli individui del gruppo o comunità studiata.

 Backtalk: momenti essenziali nell’osservazione in cui lo studioso interagisce con i

 nativi, sottoponendo loro le proprie osservazioni e ipotesi, ricevendo in cambio

commenti e reazioni; è una sorta di feedback costante ed è fondamentale; rientra

nel materiale empirico raccolto dal ricercatore e non deve necessariamente essere

uno dei criteri usati per validare la corretta interpretazione della cultura analizzata.

Setting: luogo in cui lo studioso svolge la ricerca sul campo, viene deciso una volta

 scelto l’oggetto di studio

Serendipity : indica le scoperte teoriche o scientifiche che vengono fatte quasi

 incidentalmente e senza che lo studioso le abbia nel mirino; la capacità di un

nuovo studioso consiste nel saperle cogliere in tempo.

- ANALISI DOCUMENTAZIONE EMPIRICA e COMUNICAZIONE DEI RISULTATI

L'ultima fase della ricerca etnografica. Lo studioso fa la sua elaborazione conclusiva e

rende pubblici i risultati della sua ricerca. Questa analisi viene compiuta anche durante il

13

periodo di convivenza con il gruppo studiato, essendo una delle fonti più utili per riflettere

costantemente sulle evidenze e i progressi cognitivi maturati durante l’osservazione.

Alla fine il ricercatore si stacca dal suo gruppo, riprende in mano il materiale raccolto e

attraverso criteri personali deve realizzare la sua analisi narrativa della documentazione

empirica (la narrazione è il principio base del recinto etnografico).

La sua scrittura cerca di tradurre e comunicare i risultati in modo da renderci accessibili al

pubblico, sotto una forma che espliciti l’esperienza vissuta sul campo e che evidenzi i punti

di svolta cognitivi del ricercatore.

INTERVISTA QUALITATIVA INDIVIDUALE:

2.

Intervista = colloquio con uno o più soggetti specificamente selezionati, che rispondano ad

una serie di domande prefissate dal ricercatore, con l’obiettivo di conoscere il pensiero

dell’intervistato rispetto a quei temi.

L’obiettivo di fondo è sapere il pensiero del soggetto intervistato, capire i suoi

atteggiamenti, i sentimenti, le percezioni, le attitudini.

Non sono interrogazioni casuali.

Intervista quantitativa è diversa da quella qualitativa: la prima ha un questionario chiuso,

formalizzato e immutato, lo stimolo deve essere sempre uguale, senza alcuna distorsione

perchè la realtà deve essere registrata nel modo più oggettivo possibile. La seconda

invece prevede l’interazione tra i due, lo schema dell’interrogazione è flessibile, l’obiettivo

è giungere a cogliere la vera essenza del soggetto intervistato; la scaletta può cambiare in

base alla possibilità o meno di raggiungere lo scopo.

Si segue quindi un procedimento meno rigido rispetto alle ricerche quantitative: schema

flessibile di interrogazione, standardizzazione bassa etc...

Tratti distintivi:

- Logica della scoperta -> rispondere ad una domanda che ci poniamo, con una

ricerca esplorativa

- Campione di riferimento rappresentativo di tipi

- Analisi per soggetti

- Questionario libero -> in relazione al tipo di soggetto interrogato e alle modalità di

risposta, la sequenza e il modo di porgere le domande all’intervistato cambia;

l’obiettivo è cercare si fargli formulare giudizi più articoli e approfonditi. Le risposte

non sono prefissate e i margini di libertà sono maggiori e variano in base al tipo

specifico di intervista.

TIPI DI INTERVISTE:

 Intervista non direttiva, intervista clinica: è il tipo meno strutturato di intervista;

o

- Intervista clinica: obiettivo è comprendere a fondo la personalità del soggetto

intervistato attraverso l’interazione, per capirne la personalità e le motivazioni;

prototipo è il mondo terapeutico della psicanalisi.

- Intervista non direttiva: parallelo di quella clinica ma nel mondo sociale; tutti i

soggetti infatti sono possibili di intervista. L’intervista non è diretta come quella

sopra, è meno guidata, più libera e l’obiettivo è studiare l’individuo nella sua

interezza.

Intervista non strutturata: il ricercatore deve esplicitare all’inizio il tema e gli

o argomenti della conservazione, senza schematizzazione. C’è ampia libertà, si deve

scendere in profondità e l’intervistato è attivo. I temi fungono da stimoli e deve

esserci il minor numero di interruzioni. L'intervistatore ha il compito di tenere la

14 conversazione nei giusti binari. La durata avrai da soggetto a soggetto e al termine

l’intervistatore deve riferire quello che l’intervistato ha detto e come. (Chiamata

anche Intervista in profondità o intervista libera).

Intervista semi strutturata : c’è una traccia precedentemente fissata ma le domande

o non hanno un ordine sequenziale rigido e già stabilito. Il compito è di raccogliere

informazioni su una serie di temi stabiliti con domande prefissate ma che si

possono adattare alle esigenze e interazioni.

Intervista strutturata: domande formulate e con ordine già fissato e rigido.

o L’intervistato può esporre liberamente il suo punto di vista. Si usa per tre motivi:

quantità alta di interviste da effettuare (quindi intervistato affiancato da altri

professionisti) – intervista strutturata come base per un sondaggio quantitativo

successivo (“chiudere le domande”)- per avere invarianza di stimoli. [Test proiettivi

più utilizzati: ‘thematic apperception test’ (brevi storie raccontate attraverso figure, a

cui l’intervistato deve dare un finale), ‘test di rorschach (il soggetto vede su tavole

delle macchie di inchiostro a cui deve dire cosa vede), ‘test di rosenzweig (vignette

in cui due individui interagiscono e uno si trova in situazione frustrante, l’intervistato

deve mettersi nei suoi panni e rispondere all’altro in base al suo messaggio)].

Intervista a testimoni privilegiati: obiettivo è comprendere meglio ciò che si sta

o studiando attraverso l’osservazione, i suggerimenti e l’esperienza di questi individui

(opinion leader, stakeholders). Il taglio dell’intervista è informativo. È utile in due

momenti: prima della ricerca empirica per costruire una traccia miglior e dopo per

una migliore lettura dei risultati. È importante che i colloqui vengano tenuti in prima

persona da colui che conduce la ricerca.

CONDUZIONE E ANALISI DELLE INTERVISTE:

L’intervistatore ha una funzione decisiva, deve entrare in sintonia con il soggetto, saperlo

comprendere; la traccia dell’intervista è fondamentale al fine della buona esecuzione.

L'intervistatore può farsi aiutare da un registratore.

Prima fase dell’analisi del materiale raccolto: deve stendere immediatamente l’intervista

fatta affiancata dai comportamenti non verbali e paraverbali, in corrispondenza di certe

domande.

Seconda fase: esaminare i testi in suo possesso sulla base dell’intervista utilizzata in sede

di colloquio.

Risultato? Descrizione approfondita del fenomeno che si vuole studiare.

Rapporto finale in forma narrativa (ampio spazio alle parole – verbatim- pronunciate dagli

intervistati):

1- Descrizione approfondita del fenomeno studiato

2- Ipotesi di classificazione dei soggetti intervistati e dei tempi analizzati

3- Costruzione di tipologie conclusive

(3) FOCUS GROUP :

Un classico esempio è quello del strumento di rilevazione

qualitativa basato sulla discussione in un gruppo di persone su un tema oggetto d’indagine

alla presenza di uno o più moderatori.

L’esperienza del focus group è un’occasione di confronto e scambio: ogni membro

interagisce con i commenti che vengono via via espressi e così influenza gli altri e se

stesso. Si discute nel gruppo e gli intervistati sono portati a confrontarsi sul tema lanciato

dal moderatore che si limiterà a governare e focalizzare il flusso verbale.

Solitamente la stessa discussione viene proposta con gruppi diversi o simili o dissimili.

• Campi d’applicazione:

1. Campo politico

15 2. Campo del marketing

3. Campo di percezione immagine aziendale e di istituzioni

:

• Obiettivi

Si indaga un tema in profondità e l’obiettivo è far emergere uno spettro di opinioni

oppure quando l’obiettivo è quello di coglier le motivazioni sottostanti ad

atteggiamenti e comportamenti collettivi.

L’oggetto è la dinamica che si crea nel gruppo, che favorisce la libera

manifestazione di idee e opinioni.

L’utilizzo classico di questo strumento è quando ci si vuole immergere in un

fenomeno di cui abbiamo scarsa familiarità. Le discussioni mettono in luce il

fenomeno e i confini. Inoltre si riesce a costruire meglio un questionario, vagliando

la formulazione delle domande o il linguaggio se è abbastanza chiaro (questo se il

focus avviene prima di una ricerca quantitativa).

Il focus attiva risposte ricche e spontanee grazie all’effetto valanga.

• Vantaggi:

1- Capacita di raccogliere dati tramite interazione sociale

2- Grande ricchezza di risultati

3- Connotazione ludica , rilassata e piacevole

4- Elevato grado di flessibilità: i focus infatti somministrano stimoli tarati sulle

caratteristiche dei rispondenti e una conduzione con ampi margini di libertà;

a seconda degli obiettivi si possono modificare le tracce degli argomenti, lo

stile di conduzione, ma anche il numero di partecipanti, la durata e il numero

stesso di focus.

5- Si possono ottenere molti dati e in tempi rapidi e on costi contenuti

• Svantaggi:

1- Ricercatore ha poco controllo

2- Rischio che certi rispondenti possano prevalere su altri

3- Per tecniche delicate può esserci imbarazzo

4- Composizione del gruppo: vincolati alla selezione delle caratteristiche dei

partecipanti, bisogna essere sicuri che siano interessati al tema dei

dibattito e devono avere una certa omogeneità

:

• Fasi

Prima fase: PROGETTO (pianificazione)

È un documento redatto dal ricercatore e approvato dal cliente in cui vengono

definiti gli obiettivi, scelta la modalità di ricerca (quantitativa o qualitativa), deciso il

target dei campioni, e infine gli aspetti economici.

Nel dettaglio.

1. Finalità conoscitive dei colloqui

2. Domande da fare

3. Grado di coinvolgimento del committente che può delegare tutto il lavoro al

ricercatore o meno

4. Organizzati i tempi e luoghi di svolgimento dei focus group

5. Si definisce il piano di reclutamento dei partecipanti

6. Caratteristiche del moderatore, deve dipendere dal tema, complessità della ricerca,

presenza o meno del committente

7. Si definisce piano di analisi: modalità di elaborazione e interpretazione materiale

16 Seconda fase: FIELD

Il ricercatore comunica alla sua struttura il target che serve e altre persone si

occupano del reclutamento. Questi vengono scelti da liste già compilate o per

campionamento a valanga. I criteri di segmentazione dei rispondenti sono correlati

agli obiettivi dell’indagine. La partecipazione viene incentivata da premi e doni.

Terza fase: TRACCIA

Vengono decise le aree di approfondimento, le domande da porre, gli stimoli, etc..

(--> si lavora molto sul piano cognitivo ma soprattutto emozionale). Va approvata

dal cliente.

Si decide quindi la scaletta delle domande, che devono essere brevi e facili.

Bisogna seguire una sorta di imbuto: da domande generali a piu particolari. Piu che

domande devono essere incentivi alla livera discussione.

La traccia viene presentata uguale in tutti i focus fatti sullo stesso tema, ma solo

teoricamente rimane uguale e non cambia, poiché nella pratica dei focus, accade

che molto spesso gli stessi intervistati propongano nuovi argomenti e temi di

dibattito.

Quarta fase: FOCUS GROUP (conduzione)

In genere sono gruppi da 8 persone. (4 quando si dibatte su un tema complesso o

molto specializzato).

Le persone, scelte in base a caratteristiche comuni e rilevanti rispetto all’argomento

indagato, sono riunite nello stesso luogo intorno ad un tavolo e viene ‘lanciato’ il

tema di discussione.

Il mediatore guida le domande e si occupa dei rilanci, ma non deve intervenire in

modo tendenzioso e deve limitare al massimo le divagazione. Egli deve mediare

tra la sua funzione di conduttore e quella del ricercatore.

Le persone interagiscono con il mediatore/ricercatore e tra di loro, e questa

dinamica va mantenuta tale dal mediatore purché non sia negativa (soggetti che

prevalgono etc..).

La durata di un focus solitamente è di due ore.

Quinta fase: RAPPORTO FINALE

Contiene l'analisi e le conclusioni di quanto emerso dal focus, con la interpretazione

fatta dal ricercatore.

Per temi molto complessi posso avere più focus e quindi più ricercatori, di

conseguenza il rapporto finale viene fatto dopo un confronto tra questi (debrief)

(può accadere anche nelle ricerche quantitative); per avere sempre la sicurezza di

interpretazioni non troppo distorte si registrano sempre le interviste.

Possono essere inserite nel rapporto anche delle ‘indicazioni operative’ (il che cosa

si potrebbe fare).

N.B: spesso le ricerche qualitative precedono quelle quantitative, quindi la prima

può essere utile per costruire il questionario.

La PROGRAMMAZIONE NEUROLINGUISTICA ( PNL )

È una delle tecniche che si può utilizzare all'interno del focus group.

Nata in california negli anni settanta, si occupa dello studio della struttura

dell’esperienza soggettiva, le strategie relazionali e le modalità comunicative.

17 Il presupposto è che attraverso l’analisi del linguaggio verbale e non verbale si

possa risalire ai programmi di comportamento che determinano atteggiamenti e

scelte individuali.

Ci si può avvalere degli strumenti della PNL in tutte le fasi del lavoro di focus, in

particolare nella stesura della traccia, nella conduzione del focus e

nell’interpetazione dei risultati.

[P= programmazione -> processo di organizzazione di un sistema (qualsiasi

processo che sta alla base delle decisioni e scelte prese etc...)

N= neuro= processi neurologici (il nostro vissuto che é stampato nella nostra testa)

L= linguaggio= il mi vissuto si esprime nel linguaggio che deve essere decodificato].

FONTI del PNL:

8. G. Bateson

9. P. Watzlawick con la pragmatica della comunicazione

10. Scuola sistemica

11. Neurologia

12. Chomsky con la linguistica trasformazionale

In realtà la nascita della pnl si deve a due studiosi – un matematico e un linguista- che

partirono dalla domanda: “come fanno le persone eccellenti a comportarsi in modo

eccellente?” -> voglio spiegare il processo che sta alla base; da cui: “.. e se io riuscissi

a spiegare come fanno, potrei avere successo nello stesso modo?”

PRESUPPOSTI del PNL:

13. Non si può non comunicare

14. Ogni comportamento è comunicazione, avendo un'interazione anche non volontaria

15. Ci sono tre livelli di struttura della comunicazione:

1- Verbale

2- Paraverbale: ciò che sta intorno alla voce (tono, intonazione, intensità etc..)

3- Non verbale (posizione del corpo, localizzazione, postura, espressioni del viso

etc..)

16. La mappa non è il territorio, bensì la mia esperianza, ciò che mi costituisce

(credenze, opinioni, quello che penso ma anche cosa facccio, dove vado etc.. . Può

cambiare da persona a persona ma possono essserci anche punti in comune tra

mappe di persone diverse (idea dei relativisti) VS mappe completamente diverse

(idea dei costruttivisti)

SISTEMI RAPPRESENTAZIONALI:

Sono i modi in cui mi rappresento la realtà, o meglio ricostruisco l'esperienza della

realtà.

Ci sono tre sistemi:

17. Visivo

18. Uditivo

19. Cenestetico (piu viscerale, sono i gusti, odori, tatto)

Solitamente in ciascuno di noi prevale un sistema.

All'interno del focus Group si cerca di capire se il messaggio trasmesso da ciascuno

dei sistemi risulta più o meno coerente (congruente.

METAPROGRAMMI.

Sono i programmi di comportamento applicati nei vari contesti (software che fa

dipendere l’hardware). Sono strumenti validi di indagine ed efficaci pe

18 comprenderei percorsi attraverso cui si arriva ad esprimere un giudizio o a fare una

scelta.

Quello che cambia è la direzione e l’orientamento verso cui vanno le scelte,

decisioni, messaggi etc.. Una persona può avere per lo stesso programma posizioni

diverse a seconda del tema affrontato.

Possono essere di vario genere:

20. Via da/verso --> (chi cerca stabilità e si allontana dai problemi/ chi vuole novità e va

verso al futuro e il nuovo e raggiungere l’obiettivo)

21. Possibilità/novità - -> (prendo decisioni per mia scelta o perchè obbligato)

22. Chunk up/chunk down --> (tendo a rappresentare e fare messaggi in termini

generali e sintetici [es. Slogan politici]/mi rappresento il mondo in termini analitici e

precisi [es. Programmi politici o pubblicità che descrivono tutto il procedimento che

sta dietro alla creazione del prodotto])

23. Riferimento interno/esterno - -> (io sono il giudice di me stesso e faccio cose perchè

lo voglio io/gli altri sono il mio punto di riferimento, ho sempre bisogno di conferme).

Tecnica delle POSIZIONI PERCETTIVE :

Sono le varie posizioni che assumo in una relazione: identificazione, associazione,

dissociazione. In un focus gruppo l’intervistatore deve sapere cambiare posizione.

IO: parto dal mio punto di vista POSIZIONI META:

24. TU : mi metto nei tuoi panni (ricercatore qualitativo) metaposizione= provo a

25. NOI : mi sento parte del gruppo come negli sport di squadra. cambiare posizione (nè

26. LORO : avversari io nè tu) e pormi al di

sopra, per capire come

sta andando il colloqui,

la direzione, gli errori

METAMODELLO (o modello linguistico di precisione): etc...

È un utile riferimento per stendere la traccia e condurre il gruppo. Modo per

costruire le domande, si tende sempre ad approfondire e allargare le risposte e le

attese e le aspettative.

27. Tecniche costruzione delle domande

28. “Come se” : immedesimazione mi porta a rispondere ipotizzando un immaginario.

Il presupposto su cui si fonda è che ogni discorso è soggetto a tre violazioni:

generalizzazione (estendo a una categoria intera ciò che si sperimenta in limitati

numeri di casi), cancellazione (si oscurano alcune parti dell’esperienza salvandone

altre), deformazione.

Il mega modello aiuta a evitare di rilanciare con la domanda ‘perchè?’, che conduce

sempre a generalizzazioni. L’obiettivo è quello di indurre gli intervistati a rispondere

in modo chiaro e concreto.

RICERCA TRANSDERIVAZIONALE : esperienze di riferimento che rendono

comprensibile ed efficace un messaggio.

29. Significati attribuiti all’esperienza passata

30. Proietto nel futuro le stesse immagini, anche se magari la situazione è ora diversa.

(Passato che influenza il futuro).

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in comunicazione e società
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Beabi1996 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodi e tecniche di ricerca sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Natale Paolo.

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