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Le lingue e il linguaggio

Introduzione alla linguistica

Capitolo 1: Che cos'è il linguaggio?

1 Introduzione

Probabilmente la maggior parte di noi ha un’idea molto chiara di cosa sia la linguistica. Se ad un uomo di cultura media viene chiesto quale sia l’oggetto di tale disciplina risponderà che essa insegna le regole dello scrivere e del parlare correttamente. Ovviamente uno specialista confutando tale tesi direbbe che la linguistica è lo studio scientifico del linguaggio.

Ogni tipo di linguaggio sia esso quello dei segni, quello degli animali, dei media o del computer sono detti tali perché sono dei sistemi di comunicazione, cioè prevedono l’esistenza di un emittente ed un destinatario o ricevente. Tutti questi sistemi sono certo identici nella loro funzione ma non nella struttura. Quindi non sono identici tra loro, malgrado siano detti linguaggi.

Solo gli uomini sono stati definiti capaci di acquisire linguaggio. La linguistica è tal proposito appunto lo studio scientifico del linguaggio umano. Con studio scientifico si intende il tipo di metodologia e di analisi dei problemi che caratterizza qualunque scienza che: formuli ipotesi generali che rendano ragione di una molteplicità di fatti particolari; e che tali ipotesi siano espresse in modo chiaro e controllabile. Una scienza qualsiasi sia il comparto in cui opera formula ipotesi che intendono ricondurre a leggi generali questa molteplicità di fenomeni particolari e fondarsi su esperimenti ripetibili.

Per tali motivi la linguistica è detta descrittiva come scienza, non normativa: il suo scopo non è quello di affermare ciò che si deve o non si deve dire, ma più che altro come lo si deve dire. La linguistica ha un fine conoscitivo, cioè capire i comportamenti a livello linguistico degli esseri umani.

2 Caratteristiche proprie del linguaggio umano

Cosa intendiamo per linguaggio umano? Innanzi tutto il linguaggio umano è detto discreto rispetto a quello ad esempio degli animali che è definito continuo. Linguaggio discreto perché i suoi elementi si distinguono gli uni dagli altri per l’esistenza di limiti ben definiti.

Altra caratteristica del linguaggio umano è quello di dare vita ad una quantità infinita di segni: entità dotate di significante e significato, mediante un numero molto limitato di elementi detti fonemi che non hanno significato, ma capacità di distinguere significati. Questa caratteristica è detta doppia articolazione ed è assente nel linguaggio animale.

Altra caratteristica per il linguaggio umano è quella di creare sempre segni nuovi, l’inventario dei segni. Questa caratteristica è detta ricorsività: essa permette di costruire frasi sempre nuove, inserendo in una frase data un’altra frase e poi in quest’ultima un’altra frase ancora e così via.

Il numero delle frasi possibili in qualsiasi lingua è infinito. In linea di massima inoltre non esiste un principio che determini la lunghezza delle frasi, ci sono solo limiti di spazio, di tempo e di memoria che non ci permettono di costruire frasi infinite. Quindi anche se ci fosse la capacità di realizzare frasi infinite la loro realizzabilità effettiva sarebbe impossibile: ciò è il contrasto che si erge tra competenza ed esecuzione.

La ricorsività quindi è la caratteristica più importante e distintiva del linguaggio umano.

Bisogna fare una breve parentesi e dire però che la differenza tra il linguaggio umano e quello degli animali non è dovuta ad una questione di capacità d’apprendimento o/e intellettive, ma alla forma differente che ha il nostro tratto fonatorio ed il loro, a livello anatomico: a livello della bocca, delle labbra, del naso.

Si può quindi dire che il linguaggio umano è un sistema alquanto specializzato, posseduto cioè solo dall’uomo, quindi sia “specifico del sistema” e “specifico della specie”.

Altro elemento che caratterizza il linguaggio umano da quello ad esempio informatico è la dipendenza dalla struttura. Se nel linguaggio informatico dipendono tra loro solo i significati più vicini, prossimi, la frase o il discorso nel linguaggio umano è collegata per intero. Si parla infatti di agrammaticale non nel senso di scorretto ma di “mal formulato” dal parlante natio.

3 Il linguaggio e le lingue

Tra la nozione di lingua e quella di linguaggio vi è differenza. Linguaggio è la capacità comune a tutti gli esseri umani di sviluppare un sistema di comunicazione dotato di quelle caratteristiche proprie che questo sistema di comunicazione assume nelle varie comunità.

Parliamo di linguaggio umano al singolare perché il linguaggio umano ha le stesse caratteristiche in ogni luogo del mondo a livello geografico.

Parliamo di lingua al singolare e al plurale perché invece sono tante le lingue del mondo. Le lingue certo non possono differire oltre certi limiti, quelli cioè imposti dal linguaggio, anche se possono essere differenti tra loro. Caratteristiche comuni a tutte le lingue devono essere la ricorsività, la discretezza e la dipendenza dalla struttura, come visto prima, come impone il linguaggio umano.

La caratteristica che invece distingue le varie lingue del mondo è l’ordine delle parole o per meglio dire l’ordine principale degli elementi della frase. In italiano l’ordine più comune è: Soggetto-Verbo-Oggetto (s-v-o: Gianni scrive una lettera). Questo tipo di ordine è usato anche in francese ed inglese, ma non in tutte le lingue del mondo. Ad esempio in giapponese il verbo è alla fine della frase e quindi avremo Soggetto-Oggetto-Verbo.

Capitolo 2: Che cos'è una lingua?

Introduzione

Una lingua è un oggetto naturale in quanto non dobbiamo fare troppi sforzi ad articolarla, ci viene spontanea sia la sua articolazione che la sua comprensione. Sin dalla nascita siamo circondati da atti linguistici. Meno facile però per uomo comune definirne il significato in termini scientifici.

Una lingua è un sistema articolato su più livelli e dunque un sistema di sistemi. I livelli linguistici sono: quello dei suoni (fonologia), quello delle parole (morfologia), quello delle frasi (sintassi), quello dei significati (semantica). Ogni livello è interdipendente all’altro.

1 Parlato e scritto

Una lingua può essere, e lo è ormai quasi sempre, sia parlata che scritta. La linguistica predilige la lingua parlata su quella scritta per vari motivi. Esistono lingue che sono infatti ancora oggi solo parlate e non scritte, come il somalo o lingue indiane d’America; il bambino quando impara una lingua impara prima a parlarla che a scriverla; non sono mai esistite lingue solo scritte e non parlate; le lingue cambiano nel tempo, ma la forma parlata cambia prima di quella scritta, che si adeguerà in seguito. Certo la lingua scritta è importante non solo per le opere letterarie ma anche per il funzionamento delle società complesse per lo scambio d’informazioni. Inoltre la lingua scritta fissa quella parlata.

2 Astratto – concreto

Nella lingua ogni volta che diremo la stessa parola il suono prodotto cambierà. Non ci sarà mai una “a”, per esempio, prodotta nello stesso modo. Questo è un livello concreto che dipende dalla pronuncia del suono, della fonazione, in quel momento. Vi è poi un livello astretto che sta ad evidenziare la differenza tra la “a” e la “e”, ad esempio tra la parola manto e mento, malgrado cambi solo la seconda lettera il significato è totalmente differente.

2.1 Langue e parole

Ferdinand de Saussure pose alla base del suo Corso di linguistica generale, pubblicato nel 1916 a cura di due suoi allievi, una serie di distinzioni che formano ancora oggi una base concettuale irriducibile per la definizione di lingua e cioè la distinzione tra sincronia e diacronia; tra rapporti associativi e sintagmatici; tra significante e significato; tra langue e parole. Andiamo a vedere meglio.

Quando due individui parlano si verifica il seguente scambio: il parlante A associa al significato di mano dei suoni, producendo quello che si chiama un atto di fonazione, i suoni giungono all’ascoltatore B che associa i suoni ad un significato. B a questo punto può rispondere a sua volta ed associare significati ai suoni, produrre anche lui un atto di fonazione che giungerà ad A nello stesso modo fatto precedentemente da quest’ultimo.

La parole per F. Saussere è un’esecuzione linguistica realizzata da un individuo, è un atto individuale. A e B producono dei suoni concreti, cioè un atto di parole che è individuale. Va detto però che un individuo non possiede tutta la lingua, ad esempio la lingua italiana persiste e preesiste al di fuori di un essere umano e sopravvive ad essi. Vi è una lingua che è della collettività, è sociale ed astratta, questa è la langue. L’individuo può realizzare sì atti di parole diverse, ma non può da solo modificare la langue.

La langue è il sistema di riferimento collettivo: gli esseri umani comunicano tramite le parole, ma il loro fondamento è la langue.

2.2 Codice e messaggio

Un’altra importante distinzione è dovuta a Jacobson, quella tra codice e messaggio, che si basa sulla distinzione tra un livello astratto ed uno concreto. Il codice è un insieme di potenzialità ed è astratto. Un messaggio viene costruito sulla base delle unità fornite dal codice ed è un atto concreto.

Quindi diremo che se per Saussure langue è astratto, per Jacobson il codice è astratto. Se per Saussere le parole sono concrete, per Jacobson il messaggio è concreto.

Un esempio di codice astratto nella lingua umana può essere la lettera p,a,n,e; un esempio di messaggio è la parola pane, che si può ottenere dalla combinazione delle unità singole astratte precedentemente considerate (le lettere p,a,n,e).

2.3 Competenza ed esecuzione

Un’altra distinzione tra livello astratto e concreto è stata fatta da Chomsky, parlando di competenza ed esecuzione. La competenza è tutto ciò che l’individuo sa della propria lingua per poter parlare e capire; l’esecuzione è tutto ciò che l’individuo fa. L’esecuzione realizza e quindi è un atto concreto.

Parole, messaggio ed esecuzione grosso modo quindi si equivalgono; la langue invece differisce dalla competenza, perché la prima è sociale, la seconda individuale.

3 Conoscenze linguistiche di un parlante

Competenza non significa bravura, va sottolineato, ma è l’insieme delle conoscenze linguistiche che un parlante ha. E sono tantissime ed anche inconsapevoli. Varie sono le competenze che un parlante ha a più livelli. Andiamo ad analizzarle nei punti seguenti.

3.1 Competenza fonologica

Un parlante sa quali suoni appartengono alla propria lingua e non ad un’altra e che parole si possono generare dall’unione di tali suoni. Un individuo sa anche cose più sottili: sa porre gli accenti; sa che se una parola inizia con tre consonanti la prima sarà s (strano; spropositato); sa dividere le parole in sillabe e molto altro.

3.2 Competenza morfologica

Un parlante ha anche competenza relativa alle parole della propria lingua. Sa che in genere le parole finiscono di norma in vocale, tranne poche come non, per, ecc. Sa che la stessa parola con accento in posizione diversa ha diverso significato (àncora - ancòra/ pero - però).

Un parlante sa distinguere, conoscendo il vocabolario della propria lingua, quali parole appartengono alla propria lingua (es. italiano cane) e quali non (es. paard).

Il parlante sa che da parole semplici si possono costruire parole complesse (es. collocare - collocamento). Sa aggiungere suffissi (libro - librone). Ma sa anche quando non è possibile aggiungere suffissi o creare parole complesse da parole semplici (es. ferroviario - ferroviariamente).

3.3 Competenza sintattica (costruzione frasi)

I parlanti conoscendo la sintassi e le sue regole sanno che possono formare vari tipi di frasi. Per esempio da una frase dichiarativa attiva si possono formare frasi interrogative (es. < I bambini adorano i dolci> in < adorano i dolci i bambini?>). Inoltre i parlanti di una lingua non hanno alcuna difficoltà a costruire e a capire un numero enorme di frasi mai sentite prima; possono costruire frasi molto lunghe ed hanno delle intuizioni sulla grammaticità o meno delle frasi.

3.4 Competenza semantica (il significato della parole)

I parlanti di una lingua sanno riconoscere il significato delle frasi e delle parole che le compongono. Sanno istruire relazioni semantiche tra le parole, come la relazione di sinonimia (es. avaro con spilorcio). O ancora sanno dell’esistenza delle antinomie (es. vecchio – giovane). Un parlante quindi conosce i significati delle parole, le relazioni di significato tra le parole.

3.5 La grammaticità dei parlanti

Tutte le conoscenze sin qui esposte fanno parte della grammaticità dei parlanti, intesa come insieme delle conoscenze immagazzinate nella loro mente. Queste conoscenze sono alcune innate biologicamente (come il fatto che le regole sono dipendenti dalla struttura) ed altre acquisite dall’esperienza. Il bambino inizialmente non è esposto a regole ma a dati detti dati linguistici primari.

4 Una lingua non realizza tutte le possibilità

Una lingua è un codice ed un codice è costituito da due livelli: le unità di base e le regole che combinano le unità. Le lingue del mondo non sfruttano mai tutte le possibilità né a livello di unità né a livello di regole. Ogni lingua fa delle scelte. Che tutte le possibilità non vengano realizzate è vero tanto per il lessico, quanto per i suoni, quanto per la morfologia e la sintassi. Se ad esempio in italiano dita dei piedi e delle mani non è espresso con parole diverse ciò accade in inglese (fingers/toes). Se in inglese vetro e bicchiere si dice sempre glass non è così in italiano ovviamente.

5 Sintagmatico e pragmatico

In un atto linguistico i suoni sono disposti in una sequenza lineare: uno dopo l’altro. I suoni non sono più individuali ma diventano una catena parlata. Noi non separiamo i suoni quando parliamo ma dalla nostra bocca esce un’unica emissione di fiato. I suoni quindi s’influenzano l’un l’altro. Questi rapporti vengono detti sintagmatici e si hanno elementi che sono in presenza, co-presenti. Allo stesso tempo tutti i suoni che possono comparire in un certo contesto intrattengono tra loro dei rapporti di tipo paradigmatico o associativo ma sono apporti in assenza. Tali tipo di rapporti non riguardano solo i suoni.

6 Sincronia e diacronia

La lingue possono cambiare nel corso del tempo. Si pensi alla caduta dal latino all’italiano delle consonanti finali (rosam – rosa); il sistema dei casi del latino è stato sostituito da un insieme di articoli e preposizioni e l’ordine S-O-V si è trasformato in S-V-O. Lo studio del cambiamento linguistico è detto diacronico, è quindi è lo studio di un fenomeno attraverso il tempo. Una lingua però può essere studiata escludendo il fattore tempo. Questo è lo studio sincronico. Quest’ultimo è uno studio tra elementi simultanei, al contrario di quello diacronico che esamina elementi distanti nel tempo. Sincronico non vuol dire però presente, se studiamo come funzionassero alla stessa epoca elementi del latino non saremo in ambito diacronico, ma sempre sincronico.

7 Il segno linguistico

Una parola è un segno (anche una frase lo è per quanto complessa possa essere). Un segno è l’unione di significato e significante. Se diciamo libro quest’unità è formata di un significante che è la forma sonora che noi realizziamo dicendo libro e di un significato che è la rappresentazione mentale che abbiamo di libro. Si noti che il significato non è l’oggetto, “la cosa libro”, ma il concetto di libro. Significante e significato sono uniti imprescindibilmente.

Il segno ha varie proprietà tra cui:

  • La distintività: il segno notte si distingue da botte;
  • La linearità: il segno si estende nel tempo, se è orale, nello spazio se è scritto. Ciò implica una successione. “Al” ha un significato diverso da “la”;
  • L’arbitrarietà: il segno è arbitrario nel senso che non esiste alcuna legge di natura che imponga di associare al significante libro il significato libro.

Si dice che l’associazione tra significato e significante derivi da un accordo sociale convenzionale. I segni possono essere linguistici, quindi lineari e studiati dalla linguistica; non linguistici, studiati dalla semiologia o semiotica, quindi non lineari (ad esempio vestirsi di nero è un segno non linguistico che vuol dire lutto).

8 Le funzioni della lingua

Per Roman Jacobson sono sei le componenti necessarie per una comunicazione linguistica:

  1. Il parlante;
  2. Ciò di cui si parla (referente);
  3. Il messaggio;
  4. Il canale attraverso cui passa la comunicazione;
  5. Il codice;
  6. L’ascoltatore.

Parlare ed ascoltare sono nozioni intuitive. Il referente è ciò cui l’atto linguistico rimanda. Il canale è di norma l’aria per una conversazione faccia a faccia, ma ve ne sono altri dal telefono in poi. A ciascuna di queste componenti Jacobson fa corrispondere una diversa funzione:

1) La funzione emotiva che riguarda il parlante e si realizza quando quest’ultimo esprime stati d’animo. Il genere lirico a livello letterario è

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SODESI di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Assenza Elvira.
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