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Concetti chiave della lingua giapponese

Elementi di scrittura e pronuncia

Ateji: parole scritte in kanji dove però il kanji viene usato foneticamente. Boin chōwa: armonia vocalica. Bunsetsu: parola. Buntai: forme di scrittura influenzato sia dalla lingua cinese che da quella giapponese. Dakuon: suoni della serie /ga/, /za/, /da/ e /ba/ provenienti dal cinese antico.

Diacronia: analizza la lingua nel suo sviluppo storico. Futsu: lingua piana. Gozoku: appartenenza ad una famiglia o gruppo linguistico. Hatsuon: pronuncia, suono della sillaba N. Hogo gengo o shugosei gengo: lingue incorporanti.

Sistemi di scrittura

Iten: riscrittura dei testi con wakun. Kaisho: stile standard. Kamo: espressione esclamativa. Kana: indica i due sillabari fonetici, katakana e hiragana. Kanazukai: uso dei man'yogana nei testi antichi.

Kanbun: cinese classico. Kango: termine cinese. Kenjogo: lingua umile. Kinbun: iscrizioni su vasi di bronzo. Kinsekibun: iscrizioni su pietra o metallo (specchi, anfore, spade).

Linguaggio e pronuncia

Kirishitanban: libri, stampe del Kirishitan. Kochaku gengo: lingue agglutinanti. Kōkotsubun: iscrizioni oracolistiche. Kokuji (kanji creati in Giappone). Koritsu gengo: lingue isolanti o analitiche.

Kuruwa kotoba: linguaggio dei quartieri di piacere. Kussetsu gengo o kyokusetsu gengo: lingue flessive. Man’yogana: antico sistema di scrittura che impiega i caratteri cinesi per rappresentare la lingua giapponese. Mokkan: scritti su rastrelli di legno.

Cambiamenti fonetici

Onbin: cambiamento fonetico di alcune sillabe all'interno o fine di parola. Onsetsu ketsugo hosoku: doppia serie di sillabe dal punto di vista della ricostruzione del sistema fonologico.

Otokoden: semplici segni a volte colorati per indicare la particella. Rangakusha: studiosi di studi olandesi. Reisho: stile popolare. Rendaku: cambiamenti fonetici dovuti all'unione di due parole.

Classificazioni e teorie linguistiche

Ryukyugo: tipo di parentela che unisce la lingua delle isole Ryukyu. Setsuzoku joshi: particelle connettive. Sincronia: analizza la lingua ad un determinato stadio del suo sviluppo.

Shōten: piccolo sigillo; puntini bassi o alti per segnare gli accenti sulle sillabe. Sokuon: raddoppiamento consonantico. Sonkeigo: lingua onorifica. Setsumon Kaiji: primo dizionario, classificazione degli ideogrammi secondo i criteri di formazione.

Terminologia specifica

Taigendome: tendenza a finire le poesie con un sostantivo per sospendere la frase. Taiten: grande sigillo. Teineigo: lingua cortese.

Jodōshi: basi del verbo. Joshi: particelle. Jukugo: parole composte. Jutsugo o yōgen: parole declinabili (verbi e aggettivi).

Sistemi di lettura e scrittura

Yomikudashibun: riscrivere l'originale cinese nella versione giapponese così come veniva letto (usato per l'apprendimento delle lingue straniere). Yōon: è una caratteristica della lingua giapponese in cui un’unità di suono è formata da un tono aggiuntivo, dato dalla y.

Yūjogo: linguaggio delle donne di piacere. Wago: indica termini di origine giapponese. Wagokuhen: dizionario dei kanji che li suddivide in base al loro radicale, ne dà lettura e significato.

Classificazioni linguistiche

Wakun: lettura giapponese. Classificazione morfologica: raggruppa le lingue in base alle loro caratteristiche morfologiche (e sintattiche), peculiarità formali. Lingue flessive [lingue indoeuropee che “flettono” le parole, le relazioni grammaticali e sintattiche sono accompagnate da modificazioni formali]; lingue agglutinanti [caratteristica della giustapposizione, affissi che hanno la funzione di esprimere i rapporti grammaticali]. Lingue isolanti o analitiche [formate da parole invariabili che possono assumere più funzioni a seconda della posizione nella frase, spesso lingue monosillabiche]. Lingue incorporanti [il verbo incorpora o abbraccia a sé soggetto e oggetto].

Classificazione genetica: stabilisce le relazioni genealogiche tra le lingue; metodo comparativo (somiglianza nei 3 sistemi che compongono le lingue (sanscrito e lingue indoeuropee): sistema fonetico/fonologico; sistema lessicale; sistema grammaticale sintattico.

Famiglie linguistiche e teorie sull’origine della lingua

Famiglie linguistiche rilevanti per il giapponese: Famiglia uralo-altaica: gruppo uralico e gruppo altaico. Famiglia sino-tibetana: gruppo cinese e gruppo tibetano-birmano. La parentela tra il gruppo uralico e quello altaico non è ancora dimostrata.

Teorie sull’origine della lingua:

  • Teoria Ainu (difficilmente sostenibile, Ainu: popolazione caucasica e non mongolica e quindi non imparentati geneticamente con i giapponesi, inoltre le due lingue presentano caratteristiche molto diverse)
  • Teoria meridionale o austronesiana: vi sono due ipotesi: una che considera il giapponese consistente di un sostrato austronesiano e un superstrato altaico; e un’altra ipotesi che vede il giapponese come una lingua ibrida austro-altaica. Somiglianze: 1) non hanno genere grammaticale; 2) sono polisillabiche; 3) non hanno raggruppamenti consonantici all’inizio e fine parola. Differenze: predicato prima del soggetto (o subito dopo), attributo posposto. Influenze: non distinzione tra /l/ e /r/; nessun dittongo e nessuna affricata; struttura sillabica: CV o V; nessun raggruppamento consonantico o vocalico.
  • Teoria settentrionale: favorita dalla maggior parte dei linguisti; 3 rami:
    • Coreano: similarità: 1) non ha articoli, né definiti né indefiniti; 2) non ha genere grammaticale dei nomi, né marca del plurale; 3) non ha pronome relativo; 4) usa frequentemente le posposizioni; 5) pone il modificatore prima del modificato e l’oggetto prima del verbo.
    • Cinese: similarità lessicali: teoria non molto sostenibile, prestiti lessicali su larga scala.
    • Lingue uralo-altaiche: caratteristiche: armonia vocalica; assenza di articoli; assenza di prefissi e presenza di suffissi; processo di agglutinazione; plurale non sempre indicato; sconosciuta la categoria del genere; l’interrogazione è formata aggiungendo una particella finale; il genitivo (possessore) precede sempre il nominativo (posseduto); l’aggettivo attributivo precede sempre il nome cui si riferisce e resta invariato; scarsità del processo di subordinazione a favore della giustapposizione; in generale, ciò che è accessorio deve precedere ciò che è principale.

Caratteristiche del giapponese

Caratteristiche del giapponese in comune con le lingue altaiche: non vi sono raggruppamenti consonantici in posizione iniziale; non vi sono articoli, né indefiniti, né definiti; non esiste genere grammaticale; coniugazione verbale diversa da quella delle lingue indoeuropee; molte particelle usate come terminazioni grammaticali nei verbi (processo di agglutinazione); i modificatori sono posti prima del modificato. Diversità: il giapponese ha solo sillabe aperte (terminanti con vocale), esclusa la /-n/ (successiva); no armonia vocalica in giapponese (si è persa); mancano particelle comuni; il giapponese non ha suoni dakuon a inizio parola; suoni altaici in giapponese si sono trasformati in sillabe che iniziavano per /w/, /y/ o vocale.

Similarità e diversità linguistiche

Similarità fonetiche: parole polisillabiche e radici polisillabiche; assenza di raggruppamenti consonantici a inizio e fine parola; assenza a inizio parola di /r/ (e di /l/); no armonia vocalica; sistema fonetico giapponese più povero di quello altaico. Similarità lessicali: parole simili (parti del corpo, fenomeni naturali, colori, animali, piante, utensili); radici in comune con il coreano e con il medio mongolo.

Similarità sintattiche e morfologiche

Similarità sintattiche: struttura SOV (sogg-ogg-verbo); prevalenza frasi coordinate su quelle subordinate; assenza pronomi relativi. Similarità morfologiche e grammaticali: formazione delle parole tramite suffissi (agglutinazione); uso suffissi agglutinativi per le declinazioni; similarità nella suffissazione dei casi (es.: di luogo e moto a luogo); similarità nei pronomi. Teoria più accreditata: giapponese come lingua ibrida.

Scrittura cinese in Giappone

III sec. a.C. (standardizzazione dei caratteri in Cina). Gli stili: ideogrammi più o meno liberi e pittorici; rappresentazioni grafiche di oggetti concreti. “Grande Sigillo” (Taiten): scrittura su vasi di bronzo, caratteri più eleganti. “Piccolo Sigillo” (Shōten): struttura più rettangolare e verticale. Stile popolare (Reisho): esecuzione più semplice e veloce, adatto alla scrittura privata. Stile standard (kaisho): standardizzazione.

Ideogrammi in Giappone

Jindai moji: “scrittura del tempo degli dei”, considerati un falso storico che non rispecchia la struttura fonetica del giapponese antico. I coreani fecero da intermediari per l'introduzione del cinese. V sec. d.C.: Wani (studioso coreano) porta in Giappone la conoscenza degli ideogrammi. Con l’introduzione del Buddhismo la lingua cinese assume più importanza e i kanji vengono appresi attraverso la lingua cinese, scritto e lingua come una cosa unica ed indivisibile. Divisione quando per i giapponesi vi fu la necessità di scrivere testi poetici (in lingua autoctona); uso dei kanji per il loro valore fonografico (usati come alfabeto). VI sec. ~: i giapponesi iniziarono a scrivere (in cinese).

Ideogrammi cinesi e lingua giapponese

I kanji da soli erano insufficienti a rendere graficamente tutte le componenti della lingua giapponese, l’inserimento dei caratteri cinesi avviene in tre modi:

  • Acquisizione in giapponese di parole cinesi ideografiche (kango) che mantenevano la forma grafica, il significato e la lettura cinese originale, che però venne adattata alla lettura on.
  • Traduzione di kanji con l’attribuzione del corrispondente in giapponese di uguale significato.
  • Creazione di nuovi segni ideografici (kokuji).

Si ha un maggiore uso del kanbun (cinese classico) nei testi ufficiali e nelle opere erudite). Lettura: necessità di adattarsi al sistema linguistico autoctono: lettura on [cinese]; lettura kun [giapponese].

Tipi di lettura ON

  • Goon (da inizi fino a VII sec.): proveniente dalla Cina meridionale (dialetto di Wu). Nel periodo Heian fu detta seion (corretta) in opposizione all'awon (giapponizzata).
  • Kan'on: detta pronuncia Han, si generalizzarono i dakuon ed il suono /r-/ a inizio parola.
  • Tōon (dal periodo Kamakura): pronuncia Tang - importata dai monaci zen e dai mercanti, esiste anche la lettura Kan'yōon: lettura popolare (nata per imitare la lettura di un carattere simile).

Kanji: lettura ON diverse a seconda dell'epoca in cui fu importato: per uno stesso Kanji vi erano più parole giapponesi che lo traducessero, alcuni hanno molteplici letture KUN; ricorso a parole composte; più ideogrammi cinesi con sfumature diverse corrispondevano ad un solo lessema giapponese, più kanji con la stessa lettura KUN (dōkun); un carattere cinese ha più significati in Giappone, ad un kanji vengono assegnate più letture semantiche, distinzione attraverso OKURIGANA; kanji solo con lettura ON; kanji solo con lettura KUN (o con ON maiusata) cfr. kokuji; Wasei Kanji (waji) inventati in Giappone.

Lettura dei caratteri cinesi

Dal X secolo, aumentarono i prestiti dal cinese e si elaborò un sistema regolare di equivalenze: sillabe chiuse in cinese divennero aperte (CV) in giapponese; parole che terminano in nasale: in giapponese terminano in nasale con suono singolo (poi denasalizzato). Cinese: /-ng/ ; giapponese: + /i/ o /u/; alle parole cinesi che terminano in consonante viene aggiunta una vocale (/i/ o /u/) in seguito si forma /n/ singola; no distinzione consonante sorda o sonora a inizio frase; /p/ e /p'/ divennero /h'/; non sono stati trasmessi i toni; suoni kai yō'on (y) e gō yō'on (w) [Kw, Ky, Gw, Gy ecc]; renjō: quando /-m/, /-n/ e /-t/ sono seguite da vocali o da /y/+voc, si raddoppiano; /k/, /t/ e /p/ furono rese con /ku/ o /ki/, /tsu/ o /chi/, /fu/ o /u/ o valore zero; no distinzione /n/ - /m/→NARA Problema lingua: Con l’avvento del periodo Yayoi e la formazione del primo stato unitario s’impose la necessità di avere una lingua di comunicazione e quella parlata nella zona di Nara divenne la lingua ufficiale. Quella scritta usata da letterati e nobiltà.

Caratteristiche della lingua giapponese

L’antico giapponese è polisillabico, normalmente le parole di due sillabe sono le più numerose e quelle di una sillaba le seconde più numerose. Quelle di tre sillabe sono poche e, a parte le parole composte, quelle di quattro o cinque sillabe sono rare. La sillaba ha la struttura di tipo CV o V (a inizio parola). Insiemi di consonanti o di vocali non erano ammessi entro una stessa parola. I suffissi agglutinativi del plurale sono usati per i pronomi personali e sono rari per i nomi; la declinazione è agglutinante, non c’è armonia vocalica (o è scarsa), però molte radici di parole polisillabiche sono vocalizzate allo stesso modo. La coniugazione dei verbi è agglutinante. I verbi hanno modi e tempi, ma non hanno persona o numero.

Sistema vocalico

Anticamente vi erano solo quattro o cinque vocali, dalle quali se ne svilupparono otto. Lo scopritore del sistema a otto vocali del giapponese antico fu Motoori Norinaga a cui seguì il suo discepolo Ishizuka Tatsumaro, tuttavia, i risultati furono resi noti solo nei primi decenni del nostro secolo da Hashimoto Shinkichi che riconobbe un uso particolare dei man'yogana nel senso che per alcune sillabe venivano regolarmente usate per stesse parole una serie di caratteri, diversa da un'altra serie usata per la stessa sillaba in parole diverse. Hashimoto isolò 12 sillabe: ki, hi, mi; ke, he, me; ko, so, to, no, yo, ro. Egli distinse ognuna di queste sillabe in due tipi corrispondenti a serie di caratteri diverse, col nome di korui (Tipo A) e otsurui (Tipo B).

Sistema vocalico giapponese aveva 8 vocali: /i/, /ï/, /u/, /e/, /ë/, /ö/, /o/, /a/. Tipo A (kō) → /i/, /e/, /o/ [caratteristiche più palatali e quindi un suono più compatto e acuto (pronunciate in modo netto)]. Tipo B (otsu) → /ï/, /ë/, /ö/ [più aperte e più sfumate]. Ôno Susumu sviluppò l’ipotesi che nei tempi remoti esistessero solo 4 vocali (/a/, /i/, /u/ e /ö/), le altre 4 si formarono in seguito alla riduzione dei dittonghi formati dalle vocali primitive. Mentre il Tipo A resta invariato, il Tipo B in particolari situazioni può variare in modo regolare.

Pre-Nara: sistema a 8 vocali in distribuzione senza restrizioni; inizio Nara: sistema a 8 vocali con distribuzione ristretta.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alba33 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Nuti Andrea.
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