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lessico di frequenza della lingua italiana contemporanea, mette le parole in ordine di frequenza,

specificandone la frequenza nei diversi tipi di testi – LIP: raccoglie campioni di parlato di 4 città italiane. Le

parole più usate nel parlato sono quelle più radicate nell'italiano, piuttosto che gli esotismi.)

concordanze (liste di contesti in cui una data parola appare. Le concordanze si possono ottenere facilmente

con dei software appositi)

VII LA COMBINAZIONE DELLE PAROLE : SINTASSI

La sintassi è quella parte della linguistica che studia le combinazioni possibili di parole, se sono ben formate

e perché, e le frasi. La grammaticità di una frase però non dipende dal significato. I gruppi di parole

(sintagmi) sono combinazioni più piccole di una frase.

1. La Valenza

Determinati verbi devono essere accompagnati da un numero determinato di elementi, questa necessità viene

definita valenza verbale. Gli elementi richiesti obbligatoriamente dal verbo sono chiamati argomenti, quelli

invece facoltativi sono detti circostanziali (più o meno mobili nella frase)

Le classi verbali dal punto di vista della valenza sono :

– Verbi avalenti (zerovalenti) = non sono accompagnati da nessun argomento (es_v.metereologici 'piove')

– Verbi monovalenti = accompagnati sono da un argomento (intransitivi es_camminare, parlare...)

– Verbi bivalenti = accompagnati da due argomenti (transitivi es_mangiare, compiere, lanciare...)

– Verbi trivalenti ('di dire' / 'di dare' ) = es_il professore ha detto hai ragazzi di fare silenzio (3)

2. Gruppi di parole

I sintagmi sono i costituenti strutturali di una frase, un gruppo di parole che svolge una funzione. Questa

funzione può essere sia circostanziale sia argomentativa. Per individuarli si usano alcuni criteri :

1) movimento = le parole che fanno parte di un sintagma devono essere spostate insieme all'interno della

frase (“il poliziotto cattura il ladro a mezzanotte” → “a mezzanotte il poliziotto cattura il ladro”)

2) enunciabilità in isolamento = le parole che fanno parte del sintagma possono essere pronunciate da sole

anche fuori da una frase completa (chi ha catturato il ladro? → il poliziotto

3) cordinabilità = non tutte le parole sono intercambiabili l'uno con l'altra in quanto appartengono a classi

diverse, lo stesso avviene con i sintagmi (il mezzanotte, a poliziotto non esistono)

La testa del sintagma :

→ preposizionale (SP) il cui la testa è una preposizione → nominali (SN) in cui la testa è un nome

→ verbali (SV), la testa è il verbo → aggettivali (SA).

È possibile realizzare con questi i diagrammi ad albero, un espediente gerarchico per rappresentare la

struttura gerarchica delle frasi.

3. Frasi (3.1)

Non è facile dare una definizione di frase. Si potrebbe dire che una frase è un gruppo di parole dotata di

significato con autonomia grammaticale, ma spesso è composta da una sola parola (Vieni!) e non tutti i

gruppi di parole chiamati frasi esprimono un significato compiuto ('che aveva appena svaligiato').

Solo le frasi sono composte da soggetto e predicato, elementi dipendenti l'uno dall'altro; invece i sintagmi

sono formati da una testa, elemento necessario e un modificatore, questi non sono tra loro dipendenti.

3.2 Tipi di frasi (3.3) esistono diversi tipi di frasi :

Semplice : non contiene altre frasi, complessa (o periodo) ne contiene altre. Le frasi complesse vengono

costruite a partire da quelle semplice attraverso un rapporto di coordinazione (se sono sullo stesso piano) o

subordinazione (se non sono sullo stesso piano).

La classificazione delle frasi semplici avviene attraverso i seguenti punti di vista :

- dipendenza: una frase semplice può essere principale o dipendente.

- modalità: dichiarative, imperative, interrogative (divise in 'sì-no' e 'wh', cioè quelle in cui si richiede uan

determinata cosa, avvenimento, persona), esclamative.

- polarità: affermative e negative

- diatesi: attive e passive

- segmentazione: in una frase segmentata, un sintagma è messo in rilievo rispetto agli altri; dislocata a

sinistra, destra, frase focalizzata, dislocata a destra, scissa, a tema sospeso.

Le corrispondenze sistematiche tra frasi di un tipo diverso vengono definite trasformazioni;

Le nozioni chiavi della teoria di Chomsky sono principalmente le seguenti :

– il livello di rappresentazione dei sintagmi, che può essere 'astratto' e 'concreto' e il movimento tra questi

livelli, con dei limiti per la grammaticità delle frasi.

3.4 Tipi di frasi dipendenti

Sono tutte quelle frasi che non esprimono un senso compiuto da sole. Le frasi dipendenti si possono

suddividere tenendo conto dello loro rapporto con il verbo e si suddividono in =

◦ Frasi dipendenti circostanziali, facoltative, si suddividono in : - temporale – causale – finale – consecutiva

– condizionali – concessiva – comparativa

◦ Frasi dipendenti argomentali, obbligatorie : - oggettive/completive (sono nominali quando sono argomenti

del nome) Ad esempio “L'idea (N) che i soldati potessero comportarsi così …” - soggettive Ad esempio

“Che la terra giri intorno al sole è noto da tempo” – interrogative indirette

◦ Frasi relative : restrittive, con una funzione di delimitazione. Appositiva che aggiunge informazioni. Ad

esempio “Il fatto che Gianni ci ha riferito ci ha molto impressionato”. La differenza tra queste e le oggettive

nominali è che nelle relative il che è argomento del verbo.

Allo stesso modo sono suddivise anche in base alla loro forma =

◦ Esplicite : contengono il verbo di modo finito

◦ Implicite : contengono il verbo di modo non finito

3.5 Rappresentazione formale della struttura di una frase

Esistono categorie esocentriche (priva di testa) ed endocentriche (dotati testa).

Né il soggetto né il predicato possono essere teste di una frase, sono infatti dipendenti l'uno dall'altro. La

testa di una frase si pensa quindi sia la flessione di un verbo. Il contenuto lessicale del verbo (uguale per ogni

tempo modo persone) è indipendente dalla sua flessione (che invece è uguale per ogni tipo di verbo). A

livello astratto la flessione è un morfema libero e separata dal verbo come categoria lessicale, a livello

concreto la flessione è morfema legato, quindi questi elementi vengono uniti. (schema X-barra)

4. Soggetto e predicato

Le definizioni tradizionali di soggetto sono numerose e corrette, ma parziali: non distinguono i diversi livelli

di analisi della frase (sintattico, semantico e comunicativo).

Livello sintattico:

Soggetto è quell'argomento che ha obbligatoriamente stessa persona e stesso numero del verbo.

Predicato costituito dal verbo più gli altri argomenti del verbo stesso

Livello semantico:

Soggetto (agente / esperiente )è la persona a che compie l'azione, nelle frasi passive che la subisce

Predicato: azione (es_Il ragazzo picchia quel signore) e stato (es_Gianni teme la guerra, senza azione)

Livello comunicativo :

Soggetto (tema) è quella persona la cosa di cui parla il predicato (es_ Quel ragazzo (S) picchia (V) quel

signore) Predicato (rema)

Qualche volta i tre livelli sono realizzati dalla stessa entità linguistica.

5. Categorie flessionali

Sono le parti variabili del discorso (genere, numero, caso, tempo, persona e modo) e si oppongono alle

categorie lessicali (le parti del discorso). Accordo: se due parole hanno le stesse categorie flessionali. Se una

testa possiede una certa categoria flessionale, tutte le altre devono avere la stessa.

Reggenza: se una parola ha una certa categoria flessionale perché le è stata assegnata da un'altra parola, che

ha categoria diversa (es_un nome è in un determinato caso perché è retto da un certo verbo).

5.1 Genere, numero e persona

Genere: non c'è corrispondenza tra categoria naturale del sesso e categoria linguistica di genere. (in tedesco

esiste il neutro) Nelle lingue romanze c'è accordo di genere tra nomi, aggettivi e predicati.

Numero: in certe lingue c'è il duale e il triale. In italiano tutti gli elementi di un sintagma sono accordati in

numero con la testa del sintagma stesso.

Persona: sono tre, prima persona (colui a cui ci si rivolge), seconda persona (colui di cui si parola) terza

persona (chi non entra nel dialogo)

5.2 Caso

Indica la relazione tra un elemento nominale e le altre parole della frase in cui si trova. È universale, ma solo

in alcune si realizza con una categoria flessionale. Le relazioni tra verbo e argomenti, in italiano sono

espressi tramite: l'ordine delle parole e l'uso di un morfema grammaticale libero.

Il genitivo esprime la relazione di un nome con un altro; può essere soggettivo o oggettivo.

5.3 Tempo e modo

Tempo cronologico è diverso dal grammaticale (inglese = time / tense) non c'è sempre corrispondenza.

Momento dell'enunciazione ( presente, quando si dice una cosa) e momento dell'evento (avvenuto in un

momento diverso dell'enunciazione). Momento di riferimento, quello della frase principale.

Aspetto: può essere imperfettivo (imperfetto o trapassato prossimo quindi un'azione incompiuta) o perfettivo

(azione compiuta). Ma va precisato che passato prossimo descrive un evento passato i cui effetti si sentono

ancora nel presente (si dice che è compiuto), il passato remoto non ha più rapporto col presente (quindi è

aoristico).

Modo: atteggiamento del parlante rispetto all'evento descritto dal verbo:

Modi finiti: - indicativo(constatazione) - congiuntivo(desiderio o augurio) – imperativo (ordine)–

condizionale (possibilità o irrealtà)

Modi non finiti (perché non distinguono le persone) - infinito, gerundio, participio

VIII SEMANTICA E PRAGMATICA

La semantica è lo studio del significato delle espressioni linguistiche, la pragmatica invece studia l'uso di

queste espressioni. La verità viene considerata essenziale nella definizione del linguaggio; infatti

comprendere il significato di una frase è comprendere le condizioni per cui questa sia vera. Il linguaggio non

è solo un rapporto tra linguaggio e realtà, infatti :

– mancanza di corrispondenza nelle varie lingue nel mondo. Es_inglese wood =legno /bosco

italiano dita = delle mani o dei piedi

– esistono relazioni di significato interne alla lingua, al di là del rapporto tra lingua e realtà: "Gianni è

scapolo, ma è sposato" è una contraddizione, senza sapere la condizione di Gianni.

- l'uso non letterale filtra le relazioni tra espressioni linguistiche e realtà. Il riferimento letterale ad un certo

tipo di realtà non corrisponde al significato che il parlante vuole trasmettere.

1. Significato, denotazione e riferimento

Significato è il modo di indicare la realtà attraverso espressioni del linguaggio, la realtà denotata da tali

espressioni è Riferimento. [Frege definisce il significato come senso e riferimento come significato] Alcuni

parlano di denotazione e riferimento come la stessa cosa, per altri la denotazione riguarda il lessema in

quanto tale e il riferimento riguarda l'uso del lessema in una data frase

(es_le definizione del dizionario di gatto ne indica la denotazione, il gatto della frase "il gatto sta sulla

poltrona" è il riferimento).

Le parole di fantasia non hanno chiaramente un corrispettivo reale ma possiamo considerarle

– come se abbiano significato ma non denotazione e riferimento

– considerare che il linguaggio umano si possa riferire non soltanto alla realtà, ma a una pluralità di mondi

possibili;

Allo stesso modo, esistono parole astratte, di cui però si parla come di oggetti concreti.

2. Semantica lessicale

2.1 Ambiguità del significato: omonimia e polisemia (2.2):

Lessemi ambigui: hanno più di un significato. (es_ 'esecuzione' di un direttore d'orchestra o della pena)

Si può trattare di:

- polisemia: più significati tutti collegati ('collo' - umano e di bottiglia, 'mano' fisica e di vernice...)

Di solito una sola entrata nel dizionario, anche se i casi di p. qualche volta non sono registrati. Alcuni verbi

comunicano una presupposizione di fattività altri di esistenza. Ci sono delle parole che assumono un numero

indefinito di significati diversi a seconda del contesto in cui si trovano (creatività del significato).

- omonimia: se significati non sono collegati tra loro ('letto' mobile o del verbo leggere, 'scoppiare' esplodere

o dividere una coppia) più entrate nel dizionario.

2.3 Estensioni del significato

Metafora : l'uso traslato di una parola sulla base di una parziale somiglianza tra significato fondamentale e

quello traslato. (es_ vite estensione metaforica del significato pianta a quello di utensile)

Metonimia : estendere il significato di una parola ad un altro connesso al primo per contiguità. (es_mano è

l'arto, ma poiché con questo si dipinge, questo termine ha ottenuto altri significati)

2.4 Relazioni di significato

Sinonimia : lessemi diversi con lo stesso significato. (sovente -frequentemente)

Antinomia : due lessemi che esprimono significato opposto → due tipi : contrari, in cui c'è una via di mezzo

(bianco /grigio/ nero, clado /tiepido/freddo) contraddizioni, in cui non c'è via di mezzo (vero falso)

Iponimia : un lessema ha un campo semantico meno esteso dell'altro e ne è compreso

Iperonimia : un lessema ha caratteristiche in più e comprende gli altri

es_uccello iponimo di animale / animale iperonimo di uccello

2.5 Analisi del significato in tratti semantici

Si rappresentano le relazioni di significato attraverso il tratto semantico, su modello del tratto distintivo della

fonetica. Ma questo è risultato difficile per diversi motivi :

– per la fonologia è chiara la differenza tra fonemi e i suoi tratti, i tratti semantici risultano identici ai lessemi

(animale è sia lessema che tratto semantico di uccello)

–inventario dei tratti fonetici è finito, in semantica non si riesce a ottenere un inventario.

È stato teorizzato che la capacità di conoscere un numero alto di parole è data dal fatto che non si impara dal

nulla ma si aggiunge un tratto semantico ad una già conosciuta. Il lessico viene visto come un insieme di

parole legate sistematicamente l'una all'altra.

3. Semantica Frasale

Principio di composizionalità → Il significato di una frase é il risultato della combinazione dei significati

delle parole che la compongono. Questo principio però risulta restrittivo perché

1) le frasi del linguaggio naturale a volte sembrano contenere qualcosa in più

2) alcune frasi hanno un significato che non é possibile ricavare da quello delle singole parole

→ in questo caso abbiamo le lessicalizzazioni (essere al verde ha un significato diverso da quello

espresso nelle parole che lo compongono)

3.1 Tautologia, contraddizione, analitici, presupposizione

Casi in cui il principio di composizione funziona : Le congiunzioni e o oppure se combinano le frasi e si

definiscono connettivi proporzionali (frasali). Una frase con e risulta vera solo se tutte le frasi che la

compongono sono vere; Una con o risulta vera se almeno una delle due lo è → [Oggi piove e non piove –

contraddizione Oggi piove o non piove – tautologia]

Analiticità: si presenta in frasi la cui verità o falsità è determinabile solo sulla base del significato dei

connettivi frasali (e, o).

Presupposizione: frase che deve esser vera perché le frase conseguenti abbiano un valore di verità.

Altrimenti, esse non sono né vere né false, ma inappropriate.

3.2 Frasi con quantificatori e pronomi

Spesso la veridicità delle frasi è basata sul loro significato se sono presenti dei quantificatori (tutti, nessuno,

qualche, ecc). Possono sorgere delle ambiguità se nella stessa frase ci sono anche dei pronomi personali.

Questo può avere un uso libero (dal quantificatore) o legato (in questo caso il quantificatore lo deve

precedere)

[es_"ogni ragazzo ama la sua ragazza", se "sua" rientra nella portata di "ogni" s'intende che ogni ragazzo ama

la propria ragazza (legato) ; se no, “sua” è riferito a una persona al di fuori di ”ogni” (libero)]

Un pronome riflessivo invece deve essere legato nella frase semplice in cui si trova. ["Gianni dice che

Francesco ha ingannato se stesso", se stesso deve essere legato da se stesso.

4. Gli atti linguistici (4.1-4.2)

L'uso del linguaggio umano consiste nell'esecuzione di una serie di atti :

– Atto Locutorio (di enunciazione) → la pronuncia di determinate parole e sintagmi.

– Atto Proposizionale → riferimento a determinate entità e la predicazione di determinate proprietà in merito

ad esse. (riferirsi ad un individuo o cosa e collocare la realizzazione delle sue 'azioni')

– Atto Perlocutorio → produrre un determinato effetto sull'interlocutore

– Atto Illocutorio → definire se si stratta di constatazione, ordine, domanda, promessa, consiglio..

I verbi perfomativi sono un tipo particolare di atti illocutori, che indicano il compiere eseguire un'azione. (da

to perform). Possono anche non essere verbi (Rigore!), che confermano l'esistenza di atti linguistici non

proposizionali*.

--- Ci sono relazioni diverse tra questi atti e devono essere tutti realizzati in una frase eccetto l'A.

Proposizionale*.

5. Uso letterale e uso non letterale delle espressioni linguistiche

Secondo Grice la conversazione è regolata da 4 massime :

- quantità= fornirsi dell'informazione necessaria (non troppa né poca) – qualità = sii veritiero in base alle prove

in tuo possesso – relazione= sii pertinente – modalità= evita oscurità e ambiguità, breve e ordinato

IX. SOCIOLINGUISTICA E DIALETTOLOGIA

Stratificazione della lingua:

Diastratica (verticale): differenze tra strati sociali.

Diatopica (orizzontale): differenze dialettali.

Diafasica: livello di formalità (grado di acutezza e di controllo quando si parla).

Diamesica: variazioni dipendenti al mezzo usato per comunicare (lettera, email... ecc).

1. Linguistica teoria e Sociolinguistica

La linguistica retorica studia il linguaggio come capacità descrivendo le sue strutture; la sociolinguistica invece

descrive l'uso effettivo che l'essere umano fa di una certa lingua.

Linguistica retorica Sociolinguistica

Parlante nativo idealizzato Parlante 'reale'

Competenza linguistica: riguarda conoscenze puramente Competenza comunicativa: (capacità del parlante di usare

linguistiche la lingua nel modo appropriato in base al contesto)

Comunità linguistica omogenea Comunità linguistica stratificata

“identità” “diversità”

2. Sociolinguistica (da 2.3 – 2.5)

Secondo la sociolinguistica la variante libera non esiste in quanto tutte le volte che esistono due modi diversi di

dire una cosa vuol dire che c'è stata una scelta (linguistica) dovuta da fattori sociali

I modi diversi di dire una cosa riguardano tutti i livelli della linguistica (fonologia, morfologia, sintassi..)

Tre nozioni sono importanti in questo ambito :

Comunità linguistica = insieme di persone che parlano una determinata lingua (varietà linguistica). È una

comunità stratificata. La diversità linguistica segnala fornisce informazioni sui parlanti e i loro atteggiamenti

Repertorio linguistico = insieme di codici e delle varietà che un parlante padroneggia all'interno di quel

repertorio linguistico della comunità a cui appartiene. (code switching)

Competenza Comunicativa = capacità che i parlanti hanno di utilizzare una lingua nei modi appropriati alle

varie situazioni. È un fatto individuale, il saper cambiare stile e adattarlo alla situazione.

Quando si parla abbiamo principalmente l'intenzione di comunicare qualcosa ad un secondo interlocutore,

facendo questo noi presentiamo noi stessi dando anche molte informazioni su noi, il nostro sesso, età,

provenienza geografica e sociale..

2.1 Centralizzazione a Martha's Vineyard

Nell'isola di Martha's Vineyard, abitata da anglofoni, portoghesi e indiani, si é iniziato a osservare il fenomeno

definito, centralizzazione della [a]. Consiste nel pronunciare la /a/ come [həus] invece che [haus],

centralizzando la /a/. Questa variazione si può considerare una variante libera, in quanto cambiando i due

suoni non si ottengono parole con significato diverso. Quelle variazioni che acquisiscono un senso e una

diffusione diventano variabili. Devono essere: -frequenti (incorrere nel linguaggio spontaneo) -strutturali

(integrate nel sistema) -stratificate (distribuzione asimmetrica negli strati sociali).

Dopo studi e registrazioni eseguite su un campione di parlanti nell'isola basandosi su 3 gradi di centralizzazioni

(centralizzazione 0 – 1 – 2), si è giunti alla conclusione che questo fenomeno è testimonianza di una resistenza

contro le invasioni estive degli americani. Centralizzare significava appartenere all'isola.

3. Sociologia del linguaggio

Si occupa di problemi su più ampia scala rispetto alla sociolinguistica; 'studia la società in rapporto con la

lingua'. Es_si occupa di favorire o meno il bilinguismo in una data area, riforme ortografiche (Somalia –

1972 introduzione di un sistema ortografico)..

4. Etnografia della comunicazione.

È una sotto-disciplina della sociolinguistica, in quanto si occupa di una particolare relazione tra linguaggio e

società: si fonda sull'ipotesi che l'interazione verbale sia il luogo principale della trasmissione di schemi

culturali, quindi studia queste interazioni nella vita quotidiana.

4.1. I pronomi del potere e della solidarietà

Ci sono pronomi di cortesia (lei, voi) e di solidarietà (tu); se entrambi gli interlocutori usano lo stesso c'è

simmetria, altrimenti asimmetria. A seconda dei paesi ci sono abitudini diverse, tipo in Olanda all'uni si danno

tutti del tu.

5. Lingua e dialetto

Criteri linguistici per distinguere se una data lingua X e un'altra Y sono varianti di una stessa lingua o no:

a- diacronico → se X e Y derivano da una stessa lingua b- comprensione reciproca c- lessico statistico → se

condividono almeno l'80% del lessico d- come c ma ad altri livelli, come quello morfologico

5-presenza o meno di letteratura

Altri criteri più sociolinguistici: a- sovraregionalità b- la varietà parlata da ceti medio-alti c-la varietà viene

scritta e codificata in base ad un corpus riconosciuto di opere di riferimento.

L'italiano non è altro che un dialetto, il toscano assunto poi come lingua nazionale.

5.1 Dialettologia e geografia linguistica

Studio dei dialetti che si divide in:

dialettologia diacronica: evoluzione, ad esempio del latino in un certo dialetto dell'area romanza

geografia linguistica: atlanti linguistici, dimostra come i confini dialettali non siano netti, ma esistano zone

di transizione

6. Dialetti in Italia

Dante fu il primo a individuarne 14, nel De vulgari eloquentia. Oggi la suddivisione è in dialetti:

Settentrionali, divisi in gallo-italici (nordovest e emiliaromagna) e veneti (nordest) – Toscani (ha una

posizione a sé) – Centromeridionali, tutti gli altri tranne i meridionali estremi (salentino, calabrese

meridionale e siciliano).

La linea La Spezia-Rimini (ora Messa Senigallia) divide i dialetti italiani settentrionali da quelli

centromeridionali. Alloglossia: si parlano lingue straniere, nelle zone di confine o immigrazione

7. Bilinguismo e diglossia

Bilinguismo: tutti gli abitanti della zona padroneggiano le due varietà;

Diglossia: fenomeno una delle due varietà ha uno statuto socioculturale più "alto" dell'altra.

È possibile trovare:

entrambe → conoscenza sia italiano che dialetto, ma l'uso in ambiti diversi

solo diglossia → solo una parte della popolazione sa l'italiano, il resto solo il dialetto

solo bilinguismo → sai italiano e dialetto ma non ne dividi gli ambiti

nessuna → molto improbabile che si verifichi, perché ci sono sempre differenziazioni interne a una

comunità.

8. Lingue pidgin e lingue creole

Pidgin: lingua occasionale che nasce tra due gruppi di lingue diverse, che devono comunicare e non hanno

nessuna lingua in comune, creando codici molto semplificati.

Creole: lingua della nuova generazione nata da quelli che parlavano un pidgin. Si stabilizza e si creano delle

regole. (lingue creole a base francese, inglese) → quando c'è una continuazione ci si avvicina ad una fusione

con la lingua standard si ha un 'continuum post-creolo'.

X. LA TRASFORMAZIONE DELLE LINGUE: LINGUISTICA STORICA

La linguistica storica (o storico-comparativa) studia la parentela genealogica delle lingue e il loro mutamento

nel tempo; vengono però tenuti ben distinti i due problemi delle 'lingue originarie' e 'origine delle lingue' (ad

differenza dei periodi precedenti in cui questi ambiti venivano unificati).

Il filosofo Condillac ipotizza che il linguaggio avesse potuto avere origine dai suoni dei primitivi, prima come

espressione delle emozioni poi segni convenzionali per particolari entità; queste teorie però non hanno un grande

successo e dall'Ottocento si abbandona lo studio dell'origine del linguaggio ritenendolo 'a scientifico' e

irrisolvibile (tornerà solo successivamente con l'influenza della biologia), e l'interesse è volto principalmente alla

ricostruzione dei suoni sulla base della comparazione delle lingue da esse derivate.

– Il tempo viene visto come fonte dei cambiamenti linguistici, ogni generazione non apprende la propria lingua

in modo passivo ma sviluppa la propria competenza da quella della generazione precedente.

1. Il metodo comparativo e la ricostruzione delle lingue originarie (1.1)

Il metodo comparativo si fonda su un confronto tra lingue per scoprire se due o più lingue sono

genealogicamente apparentate. Questo confronto non deve essere generico (ci si può confondere dalla

somiglianza di parole dovuta al prestito), si applica correttamente attraverso :

1– individuare corrispondenze sistematiche tra fonemi e morfemi in determinate lingue

2– ricostruire il cammino che ha portato dalla parola della lingua originaria alla parola nelle lingue apparentate

→ questo implica ripercorrere la storia e dimostra il termine “storico-comparativa”

lingue romanze = latino / lingue germaniche = proto-germanico, germanico comune.

1.2 L'albero genealogico delle lingue indoeuropee

La comparazione tra lingue di uno stesso gruppo ci permette di ricostruire la loro lingua originaria, la

comparazione di questi gruppi poi ci permette di ricostruire una lingua originaria comune a tutti, l'indoeuropeo.

Con questo tipo di comparazioni si forma un “albero genealogico”. Il problema di questa classificazione è che i

rami NON si incrociano anche se tra i vari gruppi esistono sovrapposizioni parziali → per questo un metodo

più efficace può essere quello della “teoria delle onde”: tiene conto di queste interferenze poiché i fenomeni

linguistici si distribuiscono come le onde in uno specchio d'acqua.

Isoglosse sono le linee che determinano l'estensione dei vari fenomeni.

1.3 Un esempio di ricostruzione (La legge di Grimm)

Si fa affidamento sulle testimonianze delle scritture più antiche, ad esempio, nelle lingue indoeuropee si fa

riferimento alle attestazioni del sanscrito, del greco, del latino, dello slave ecclesiastico, del gotico

La legge di Grimm consiste nelle corrispondenze sistematiche tra occlusive nelle lingue germaniche e le altre

lingue indoeuropee; viene anche definita mutazione consonantica germanica.

Si pensa che il tedesco alto possa aver avuto altri mutamenti consonantici → “seconda legge di Grimm”

(greco, latino, sanscrito) occlusive sorde → fricative sorde (lingue germaniche)

“ “ “ occlusive sonore → occlusive sorde “ “ “

occlusive sonore aspirate → occlusive sonore

2. Mutamento fonetico e le “leggi fonetiche”

Le leggi fonetiche sono quei mutamenti fonetici regolari (le irregolarità sono negate dai Neogrammatici, in

quanto il mutamento fonetico ha un carattere meccanico) intervenuti nella storia di una lingua o di una famiglia

linguistica. Si esaminano due esempi :

In italiano → nel passaggio dal sistema vocalico latino a quello italiano sono andate perdute le distinzioni

fonologiche di lunghezza che si sono trasformate in distinzioni di posizione della lingua (sono 7)

In Inglese → Great Vowel Shift grande mutazione che segna il passaggio dall'inglese medio a quello moderno.

2.1 Leggi fonetiche concorrenti

La legge di Verner afferma che nel passaggio dall'indoeuropeo alle lingue germaniche, le occlusive sorde dapprima

diventano fricative sorde; queste fricative sorde diventano sonore se l'accento le segue, se le precede rimangono

sorde.

Anafonesi = trasformazione che riguarda due vocali in posizione tonica → [e] > i quando è seguita da l palatale o

da n palatale: familia > faméglia > famiglia.

Il contesto fonetico interferisce con le leggi fonoetiche è anche Infatti non avviene una mutazione se le occlusive

sorde sono precedute da /s/ o da una fricativa prodotta per effetto della stessa mutazione.

2.2 Analogia* (2.3-2.4)

È un mutamento che crea nuove forme sul modello di forme esistenti, aspetto morfologico i cui effetti producono

apparenti eccezioni alle leggi fonologiche. È una nuova forma costituita in base ad uno schema del quarto

proposizionale. Impone regolarità alla lingua, sembra riuscire ad espellere quasi del tutto le forme irregolari.

Es_ inglese cu → cow – plur cy → sostituita poi dal regolare

a

_ 1 pers latino amabam – donabam → italiano doveva terminare con -a ma sostituito con -o amavo donavo

La contaminazione è simile all'analogia ma non si basa su un quarto proporzionale, ma gli elementi che

costituiscono una forma si mescolano a quelli di un'altra. (detta anche mercolanza)

Esistono altri fenomeni spiegati in ambito della fonetica, assimilazione, dissimilazione, metatesi, apologia.

2.5 Contatto tra lingue

Ci sono diversi tipi di contatti tra lingue che provocano effetti diversi:

1) prestiti tra lingue culturalmente e cronologicamente sullo stesso piano (es_ inglese – pay non deriva dal latino

quindi non è sottoposto al passaggio /p/ → /f/ infatti deriva dal francese payer)

2) prestiti tra una lingua morta e una lingua parlata; un fenomeno che riguarda i rapporti latino—italiano sono gli

allotropi coppie di parole italiane derivate dalla stessa parola latina per due vie diverse:

– 'derivazione popolare' mutamento fonetico regolare (es_pieve → da PLEBE)

– 'derivazione dotta' parola presa dal latino in fasi successive. (es_plebe → da PLEBE)

3) prestiti tra un dialetto e una lingua standard

2.6 Conclusione → I Neogrammatici affermano che non esistono eccezioni vere e proprie alle leggi fonetiche a

causa della meccanicità del mutamento fonetico. Non c'è conformità a causa degli elementi di disturbo come

un'altra legge o fenomeni di dissimilazione, assimilazione, contesto fonetico, contaminazione o perché sono

entrate nella lingua sotto forma di prestito da lingue lontane e quindi conformi ad altre leggi fonetiche. Il carattere

vincolante delle leggi fonetiche è dunque il fatto che queste sono delle determinazioni di corrispondenze

sistematiche tra suoni in fasi storiche diverse della stessa lingua.

3. Il mutamento morfologico

Il fenomeno più significativo che riguarda questo mutamento è l'analogia*; esiste poi il fenomeno della

trasformazione per cui una determinata parola sembra essere la base di una parola derivata invece è il contrario. I

verbi inglesi afflict, act, separate sono retroformazioni di affliction, action, separation e derivano dal latino con un

passaggio dal francese. La grammaticalizzazione è il mutamento linguistico in base al quale un determinato

lessema libero diventa un morfema legato. (dalla parola latina mens, mentis → suffisso -mente per gli aggettivi)

4. Il mutamento sintattico

Casi di mutamento sintattico sono : nascita degli articoli italiani da espressioni latine che appartenevano ad

altre categorie [pronomi dimostrativi (lat) → il, lo, la (ita) – numerali (lat) → un, una, uno (ita)]; in inglese

dal '500 sono avvenuti mutamenti riguardo ai verbi modali. (prima infatti verbi lessicali e modali si

comportavano allo stesso modo); c'è stato anche un mutamento nell'ordine della costruzione della frase dal

latino all'italiano. (lat → OV ita → VO)

5. Il mutamento lessicale e semantico : ce ne sono diversi tipi.

Restringimento del significato: [“fortuna” (lat) → sorte / (ita) → buona sorte]

Ampliamento del significato: [“virtus” → qualità dell'uomo maschio (ita) → in generale qualità positiva]

metafora: “capire” (ita) viene da “capere” → afferrare, quindi la metafora è afferrare con la mente

metonimia: contiguità col significato precedente: da buccam=guancia a bocca

sineddoche: parte per il tutto: [inglese “stove” →stufa viene da “stube” → stanza riscaldata

iperbole: da un significato più forte a uno più debole – litote: da un significato più debole a uno più forte

degenerazione: parola che indicava una cosa di livello elevato passa a indicarne una di livello basso:

[“facchino” deriva dall'arabo “faqih”, originariamente "giureconsulto"] – innalzamento: il contrario.

passaggio da significati concreti a astratti (l'inglese understand=stare sotto)

passaggio da nomi propri a nomi comuni (il tedesco Kaiser=imperatore viene da Caesar)


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze cognitive e psicologia (Facoltà di Medicina e Chirurgia, di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, di Scienze della Formazione e di Scienze Statistiche) (MESSINA)
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2014-2015

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