Estratto del documento

Capitolo uno

Lo scopo del libro

Lo scopo del libro è quello di presentare l'italiano contemporaneo ai vari livelli della linguistica italiana, dalla fonetica e fonologia alla morfologia flessiva e lessicale, dalla sintassi al lessico. La nostra lingua si è evoluta fino all'attuale sistema che, infatti, presenta molti tratti conservativi ma anche innovativi.

L'italiano ha dato un notevole contributo alla formazione della cultura occidentale, basti pensare ad ambiti quali quelli della letteratura, della musica e delle arti. Ad oggi molte parole italiane appartengono al lessico internazionale proprio grazie al prestigio italiano nell'ambito della moda, della gastronomia e del cinema.

Nonostante l'italiano non si sia diffuso al pari dell'inglese o del francese, possiamo notare che molti gruppi etnici diversi utilizzano l'italiano come "lingua franca" e che nelle ex colonie dell'Africa si parla ancora questa lingua. Un contributo molto importante al processo di diffusione dell'italiano è dato dalla televisione.

L'italiano convive da diversi secoli con i dialetti locali. Precedentemente alla conquista romana vivevano in Italia diverse popolazioni che comunicavano con lingue diverse. Successivamente, grazie al dominio dell'impero romano ci fu una prima unificazione della lingua.

Dunque, gli italiani vivevano in una condizione di diglossia (due codici linguistici di cui uno è considerato inferiore rispetto all'altro che si differenzia dal bilinguismo, perché in questo caso le due lingue hanno lo stesso livello). Quando l'impero romano cadde (700/800) viene meno l'idea di imparare una lingua unica, da qui nascono i volgari.

Nel '400 si è stabilito il primato del toscano (perché era quello più vicino al latino) che fu rafforzato grazie alla produzione di tre capolavori di Dante, Petrarca e Boccaccio. La toscanizzazione della lingua avvenne, inoltre, anche sul modello di Manzoni. Ci fu una generale adesione culturale ma essendo una lingua basata sulla letteratura non esprimeva concetti concreti ma solo quelli astratti. Ovviamente alcuni tratti del fiorentino non passarono all'italiano. Solamente nel 1500 si iniziò a studiare la grammatica.

Nel 1977 venne pubblicata la prima mappa dei dialetti italiani, opera di Giovan Battista Pellegrini. Egli inoltre ha elaborato anche il concetto di italo-romanzo, con riferimento ai dialetti della nostra penisola. La diffusione del dialetto è legata a peculiarità geografiche e a particolari vicende storiche (es. invasioni).

Un confine linguistico è il limite estremo convenzionale del territorio sul quale è diffusa una varietà linguistica. Un importante confine linguistico è quello rappresentato dalla linea La Spezia-Rimini che sul piano dialettologico divide l'Italia in due zone:

  • Dialetti settentrionali;
  • Dialetti centro-meridionali.

Nei dialetti settentrionali troviamo un'ulteriore suddivisione:

  • Dialetti galloitalici: diffusi in Piemonte, in Liguria, in Lombardia e in Emilia-Romagna. Tra le caratteristiche di questo dialetto ricordiamo: assenza delle consonanti lunghe, caduta delle vocali atone, presenza delle vocali turbate e sonorizzazione delle occlusive intervocaliche (es. fradel, deriva dall'italiano fratello e dal latino fratellum). Inoltre a differenza dei dialetti veneti, i dialetti del Piemonte e della Lombardia hanno suoni [y], [oe] che corrispondono a Üe Ö, es. luna e fuoco.
  • Dialetti veneti: diffusi nel Veneto, nel Trentino e nella Venezia-Giulia. Tra le caratteristiche ricordiamo: la "a" si mantiene, la "l" se ne va, il soggetto c'è sempre, i nomi sono preceduti dagli articoli, non hanno le doppie. Caratteristica principale è l'obbligatorietà del pronome personale soggetto davanti al verbo.

Dialetti centro-meridionali

Dialetti mediani si parlano nelle regioni dell'Italia centrale, nelle Marche centrali, nell'Umbria e nel Lazio a est del Tevere e nell'Abruzzo aquilano. Le caratteristiche principali sono che non hanno la vocale finale muta; conservano la distinzione latina finale tra o e u. Un particolare fenomeno che avvenne in questo dialetto è la metafonesi, cioè l'alterazione di una vocale sotto l'influenza di una vocale seguente (es. la e diventa i).

**Dialetti toscani parlati appunto in questa regione. Tra le caratteristiche principali del dialetto toscano ricordiamo: la cosiddetta gorgia, cioè la spirantizzazione delle vocali sorde (p), (t), (k); il raddoppiamento sintattico; il sistema vocalico è costituito da sette vocali; tripartizione del dimostrativo questo (vicino a chi parla), codesto (vicino a chi ascolta) e quello (lontano da chi parla); inoltre mantiene le vocali (per questo motivo è stata considerata la lunga più vicina al latino).

Dialetti meridionali parlati nell'estremità meridionali delle marche e del Lazio, in gran parte dell'Abruzzo, nel Molise, nella Campania, in Basilicata, nella Puglia, nella Calabria settentrionale (tutto il meridione ad esclusione della Sicilia e della Calabria meridionale, in queste zone, infatti, c'erano stati i Greci). Le caratteristiche principali di questo dialetto sono: la sonorizzazione delle post-nasali, delle laterali e delle vibranti ("pensiero" in napoletano la "s" diventa "z" dopo le nasali, laterali e vibranti); la vibrazione dell'accento semiconsonantico.

**Dialetti meridionali estremi parlati nel Salento nella Calabria centro-meridionale e nella Sicilia. Hanno solo tre vocali (a, i e u), es. russu (rosso), misi (mesi).** Nei dialetti mediani e meridionali sono contraddistinti dall'uso della proposizione "a" prima di un complemento oggetto e la presenza del neutro di materia in articoli e pronomi dimostrativi (es. lo ferru).

All'interno del dominio italo-romanzo vanno considerati dei sistemi linguistici (non dialetti) che sono il ladino dolomitico (parlato in Trentino Alto Adige e nel Veneto), il friulano (nel Friuli) e il sardo. Tra le minoranze alloglotte (lingua diversa da quella ufficiale) ricordiamo: franco-provenzale, provenzale, tedesco, sloveno, croato, albanese, croato, grico, albanese, catalano e romanes (lingue parlate dai rom). La presenza delle minoranze alloglotte ha motivazioni diverse: la mobilità dei confini politici e amministrativi e i fenomeni immigratori.

Queste minoranze linguistiche sono tutelate sul piano legislativo dalla legge n. 482 del 1999 che considera come lingue minoritarie il ladino, il friulano e il sardo ma non gli altri sistemi dialettali diversi dal toscano.

Le caratteristiche principali dell'italiano

  • L'importanza delle vocali nella struttura sillabica italiana e la terminazione delle parole in vocale;
  • La libertà di posizione dell'accento tonico e la frequenza delle parole accentate sulla penultima sillaba;
  • La possibilità di esprimere concetti di grandezza, piccolezza attraverso diminutivi, vezzeggiativi, accrescitivi;
  • Le parole composte (cavatappi);
  • La non obbligatoria espressione del pronome personale che fa da soggetto al verbo (es. mangio), [pro-drop]. La forma soggetto + verbo + c. oggetto viene rispettata solo nello scritto;
  • La preferenza della sequenza determinato + determinato e non determinate + determinato;
  • Concentrare l'informazione semantica non nel verbo ma nel nome;
  • Libertà dell'ordine della frase;
  • Raggera semantica: tante parole per esprimere un concetto o tanti significati per esprimere una parola, questa si modifica con il passare del tempo;
  • Modifica del modo di ragionare: dall'ipotassi (subordinate) alla paratassi (coordinate);
  • Le tante vocali permettono di avere una maggiore musicalità.

Non tutte queste peculiarità sono proprie dell'italiano, alcune si sono sviluppate nel corso dei secoli, altre con il trascorrere del tempo si sono un po’ affievolite. L'italiano deriva dal latino volgare, cioè dal latino parlato in tarda età imperiale nelle varie zone dell'impero in cui Roma era riuscita a imporre la propria lingua (la cosiddetta Romania).

Le prole latine si sono inserite nel lessico italiano con piccoli adattamenti grafici, senza però nascondere la corrispondenza con latino, cosa che non è accaduta ad esempio nel francese. Come abbiamo già detto in Italia fu la letteratura la base dell'unificazione linguistica, infatti, il fiorentino non riuscì a imporsi grazie al predominio politico ma grazie al valore letterario degli scrittori del Trecento che lo ponevano in una posizione di medietà rispetto al dialetto e al latino, inoltre, il prestigio di Firenze in campi socioculturali favorì l'espansione della sua parlata.

L'italiano, però, era parlato poco, la stragrande maggioranza della popolazione parlava dialetto. Il ridotto uso dell'italiano favoriva la stabilità e la conservatività delle strutture della nostra lingua che, però, non rispondeva alle esigenze di alcune forme moderne di scrittura.

Solo dopo l'Unità con l'obbligo scolastico, l'emigrazione, l'urbanizzazione, le mutate condizioni culturali, sociali ed economiche e lo sviluppo di mezzi di comunicazione di massa l'italiano ha progressivamente ampliato i propri ambiti d'uso, iniziando ad essere utilizzato anche nel parlato.

Questo portò a nuove ristrutturazioni del sistema italiano, come i processi di semplificazione della lingua, la posizione di centralità sul piano linguistico del fiorentino e infine la prevalenza del potere di Roma sia a livello culturale che linguistico (tutto ciò comportò diversi cambiamenti alla lingua).

L'uso scritto consentiva un'abbondante polimorfia (cioè la coesistenza di forme tra loro equivalenti) ma con il passare degli anni questa si è ridotta notevolmente e con essa anche gli arcaismi del linguaggio poetico. Al processo di semplificazione è corrisposto un processo di normativizzazione, cioè si sono diffuse delle regole grammaticali.

L'italiano subì, inoltre, un processo di standardizzazione grazie all'insegnamento dell'italiano nelle scuole. Con la nozione italiano standard possiamo indicare l'uso linguistico che un'intera comunità riconosce come corretto. In realtà c'è una sostanziale assenza di uno standard parlato (l'unico che potrebbe essere considerato come tale è il linguaggio usato durante la dittatura di Mussolini e da D'annunzio), anche in conseguenza del fatto che la grafia dell'italiano non esplicita alcune opposizioni fonologiche (es. "e" aperta o chiusa).

Solitamente si utilizza il fiorentino emendato (ripulito), basato cioè sulla pronuncia colta di Firenze che è utilizzato in particolare da attori e dagli speakers, ma la maggioranza degli italiani quando parla lascia percepire la sua origine regionale.

Ogni lingua presenta delle differenze dovute a delle variabili dette assi di variazione:

  • Diamesica: è quella legata al mezzo materiale in cui avviene la comunicazione che distingue i testi parlati (legati al contesto) dai testi scritti (monologici e destinati a durare nel tempo). Un'altra categoria è il trasmesso con riferimento al parlato a distanza (telefono) o allo scritto (internet);
  • Diacronia: è quella legata al tempo, infatti, il passare del tempo determina un cambiamento nell'uso linguistico (es. differenza nel modo di parlare tra giovani e anziani). Il mutamento linguistico può avvenire attraverso lo sviluppo dei processi di grammaticalizzazione primaria e secondaria (alcune parole assumono funzioni grammaticali, es. venire che sostituisce essere, l'attaccante viene atterrato dal difensore) e di lessicalizzazione (gli elementi grammaticali danno origine a parole nuove, es. affresco a fresco);
  • Diatopica: è quella legata allo spazio, infatti, una stessa lingua assume caratteristiche diverse a seconda delle singole zone in cui è usata. Nonostante la superficie d'Italia non sia vastissima la variabile diatopica da noi è molto importante perché esistono numerosi dialetti, che hanno determinato numerosi influssi sull'italiano, determinando la nascita degli italiani regionali (es. gruccia / stampella). Importante è anche l'influsso di altre lingue, come quello dell'inglese (es. mouse). A questo gruppo appartengono i geononimi e i geosinonimi;
  • Diastratica: è quella legata alla posizione sociale del parlante e quindi a vari fattori come l'età, il genere, la classe sociale, le condizioni economiche, il grado di istruzione. Include tutti i lessemi della lingua;
  • Diafasica: è quella legata all'argomento trattato, al grado di confidenza che si ha con l'interlocutore. Da questi fattori deriva la scelta di un registro linguistico e a questo gruppo appartengono anche i linguaggi specifici o settoriali (es. chimica).

Capitolo due

Onomastica e toponomastica

Alcune caratteristiche della lingua che parliamo si possono individuare già sulla base del nome e dell'onomastica del cognome che portiamo, infatti, è lo studio dei nomi e dei cognomi italiani. Essa si è formata e stabilizzata nel corso dei secoli, anche grazie agli apporti delle altre lingue (latino, greco, francese, spagnolo).

I nomi di persona molto spesso derivano da nomi comuni, ma è anche vero che molti nomi propri hanno generato dei nomi comuni [deonomastica], (es.1 paolo deriva dal lat. Paulum che significa piccolo; es.2 la Ferrari). Più frequente è il processo metaforico per antonomasia per cui il nome di un individuo che presenta determinate caratteristiche viene attribuito a tutti coloro che hanno le stesse caratteristiche.

La toponomastica (città) è un settore particolarmente stabile sebbene non siano mancate varie trasformazioni, per esempio cambiamenti sotto il profilo fonetico e morfologico dal latino all'italiano dei nomi dei laghi e dei fiumi. Per quanto riguarda i nomi sorti in età medievale e moderna sono caratterizzati dal fatto che sono ottenuti attraverso un meccanismo tipico della composizione italiana: determinato + determinante; il primo elemento è un nome comune, riferito a una particolarità geografica mentre il secondo è un aggettivo che graficamente può saldarsi al primo (es. Castelvecchio, Villafranca). Lo stesso meccanismo vale per i nomi dei laghi, dei monti, per distinguere centri omonimi in zone diverse (Reggio (di) Calabria o Reggio (nell') Emilia).

Frequentissimi sono anche gli agiotoponimi che prendono nome da un santo a cui la comunità era particolarmente devota (Sanremo). Abbiamo infine anche i suffissi di matrice latina o germanica: -enza (Cosenza), o -ia usato nel Fascismo (Alessandria). Le caratteristiche dei toponimi italiani si ritrovano anche nei toponimi stranieri (Parigi, Berlino) ma nel corso del Novecento questa tendenza è andata attenuandosi e i toponimi stranieri mantengono la loro forma originaria.

Nomi propri e cognomi

Per quanto riguarda i nomi di persona questi sono esposti a influssi esterni: lingue, culture, moda, devozione a un santo, ammirazione per un personaggio famoso, influsso dei media e l'utilizzo in questi ultimi tempi di nomi esotici. I nomi propri possono essere formati da: nome + nome (Michelangelo = Michele + Angelo), inoltre esiste la possibilità di creare alterati con l'aggiunta di suffissi, diminutivi, vezzeggiativi.

I vezzeggiativi utilizzati dai familiari o dagli amici sono chiamati ipocoristici che fanno cadere di norma le sillabe prima dell'accento riprendendo solo la parte finale del nome (Nando - Ferdinando). Abbastanza frequenti sono le variazioni della consonante iniziale (Giuseppe - Peppe) o altri fenomeni di semplificazione (Francesco - Ciccio). Un altro procedimento di riduzione del nome proprio è l'accorciamento bisillabico che tronca la parte finale del nome (Simona - Simò). Altrettanto utilizzati sono i soprannomi (funzione distintiva in caso di omonimia oppure molto diffusi sono i nomi d'arte: Jovanotti = Lorenzo Cherubini).

Cognomi

I cognomi italiani discendono dall'appellativo di un capofamiglia, dato per lo più in base a caratteristiche fisiche o alla professione esercitata. I cognomi sono principalmente maschili e lo si nota dalla "o" finale e dalla "i", quest'ultima sottolinea il carattere plurale, riferito a tutti i membri della famiglia.

  • Nome proprio: che si trova così com'è (Gentile) o preceduto da "di", "de";
  • Soprannomi (Rossi, Volpe, Barbarossa o Buonuomo: aggettivo + nome);
  • Toponimi: ricordano l'origine della famiglia o il luogo di lavoro (Messina, Greco, Fontana luoghi prossimi alla residenza della famiglia);
  • Mestiere (Barbiere, Pastore) o cariche onorifiche (Conti, Papa);
  • Trovatelli: cognomi dati a persone distribuite nel territorio (Esposito, Innocenti).

La varietà dei cognomi italiani, inoltre, riflette la ricchezza dialettale del nostro paese, infatti, significativa è anche la posizione dell'accento che molto spesso è rivelata anche dalla grafia. Da considerare è la presenza di nomi latineggianti e di origine straniera.

Oltre ai nomi di persona e di luogo bisogna considerare anche i marchionimi, cioè i nomi di prodotti commerciali, e gli ergonimi, cioè i nomi di scuole e aziende. Nel caso dei marchionimi il passaggio da nome proprio a nome comune è diffusissimo (sottiletta, borotalco, Colgate, Dove). Anche i farmaci recano evidenti riferimenti a nomi comuni anglosassoni (Moment), questo attribuisce al prodotto una patina di prestigio.

Nel caso delle automobili, si rileva la presenza di nomi femminili (Giulietta), ma anche numerali (Uno, Cinquecento) e di aggettivi (Bravo). Per quanto riguarda la cucina, il frequente ricorso al dialetto indica un'implicita garanzia della genuinità della cucina.

Deonomastica

Lo studio delle parole ricavate dai nomi propri viene chiamato deonomastica, il quale ultimamente sta avendo un notevole sviluppo. Oltre al passaggio diretto...

Anteprima
Vedrai una selezione di 8 pagine su 34
Riassunto esame di linguistica e grammatica italiana, professore Viviani. Libro consigliato "Sistema e testo. Dalla grammatica valenziale all’esperienza dei testi", Francesco Sabatini Pag. 1 Riassunto esame di linguistica e grammatica italiana, professore Viviani. Libro consigliato "Sistema e testo. Dalla grammatica valenziale all’esperienza dei testi", Francesco Sabatini Pag. 2
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame di linguistica e grammatica italiana, professore Viviani. Libro consigliato "Sistema e testo. Dalla grammatica valenziale all’esperienza dei testi", Francesco Sabatini Pag. 6
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame di linguistica e grammatica italiana, professore Viviani. Libro consigliato "Sistema e testo. Dalla grammatica valenziale all’esperienza dei testi", Francesco Sabatini Pag. 11
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame di linguistica e grammatica italiana, professore Viviani. Libro consigliato "Sistema e testo. Dalla grammatica valenziale all’esperienza dei testi", Francesco Sabatini Pag. 16
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame di linguistica e grammatica italiana, professore Viviani. Libro consigliato "Sistema e testo. Dalla grammatica valenziale all’esperienza dei testi", Francesco Sabatini Pag. 21
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame di linguistica e grammatica italiana, professore Viviani. Libro consigliato "Sistema e testo. Dalla grammatica valenziale all’esperienza dei testi", Francesco Sabatini Pag. 26
Anteprima di 8 pagg. su 34.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame di linguistica e grammatica italiana, professore Viviani. Libro consigliato "Sistema e testo. Dalla grammatica valenziale all’esperienza dei testi", Francesco Sabatini Pag. 31
1 su 34
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher 13081996 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica e grammatica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di L'Aquila o del prof Viviani Andrea.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community