Definizione e importanza del documento
Un documento è un qualsiasi oggetto che trasmette un'informazione; è tutto ciò che testimonia, sotto le più diverse forme, un qualsiasi atto comunicativo. Un documento è reso una unità informativa stabile da contenuto, contesto, architettura delle informazioni al suo interno e aspetto materiale. Un documento può essere anche multimediale, se ha più canali espressivi (es. pagine web).
La comunicazione scritta e la stampa
La prassi comunicativa della civiltà impostata sulla scrittura, sin dalle origini, si è basata sull'utilizzo di segni e simboli atti a tradurre il pensiero in codici interpretabili da una comunità più o meno vasta. L'invenzione più importante a servizio dell'umanità per la conservazione e la divulgazione della comunicazione scritta avviene a metà del XV secolo: la stampa a caratteri mobili. Questo nuovo procedimento consentiva una riproduzione dei testi più rapida, meno dispendiosa e in numero sensibilmente superiore rispetto alla tradizionale copiatura manoscritta.
L'incremento delle pubblicazioni fu progressivo, in sintomatica dialettica con l'incremento dei lettori, nonostante i sempre più accurati controlli censori provocati dalla strategia di limitare i danni delle idee protestanti. La stampa e il commercio librario si caratterizzarono per montante sviluppo, contrassegnato non solo da un aumento delle pubblicazioni e dall'incremento delle tirature, ma anche da una progressiva esaltazione dei corredi paratestuali: il paratesto dell'opera è costituito da produzioni, verbali o non verbali, che accompagnano e rinforzano un testo, come un nome d'autore, un titolo, una prefazione o delle illustrazioni. È attraverso il paratesto che il testo diventa libro e in quanto tale si propone ai suoi lettori e al pubblico.
Il libro e la sua evoluzione
Dal XVII secolo alla metà del XVIII secolo è un periodo di “crisi di crescita”, segnato da un ulteriore incremento di pubblicazioni e di lettori, da un progressivo divario fra pubblicazioni di pregio ed edizioni “popolari”. Se, insomma, si può parlare di decadimento tecnico-formale del libro, spesso meno curato esteticamente e filologicamente, occorre sottolineare che il comparto-editoria, l'azienda-editoria si distingue fra i settori imprenditoriali per spiccata vivacità e per crescente volume di affare e che la comunicazione stampata diviene sempre meno estranea e inaccessibile per i nuovi ceti sociali.
Dalla seconda metà del Settecento, incidendo profondamente sul tessuto sociale e sugli equilibri europei e internazionale, il libro e la comunicazione scritta, anche grazie alla diffusione dell'istruzione, consolidano il proprio ruolo informativo e formativo. La maggiore richiesta di libri, periodici, induce alla produzione di contraffazioni. Le contraffazioni sono vere e proprie falsificazioni, riproduzioni abusive di un'edizione di un certo successo realizzate per eludere diritti di proprietà e per assicurarsi maggiore profitto.
Componenti del manufatto librario
Vi sono delle differenze strutturali fra pubblicazioni dell'ancien régime e quelle edite dalla seconda metà del XIX secolo in poi. Alcune componenti che distinguono un manufatto librario a stampa sono:
- Frontespizio: vi sono solitamente segnalati nome autore, titolo, editore, luogo e data di edizione. La sua emancipazione comincia dopo l'invenzione della stampa e acquisisce fisionomia standardizzata intorno alla metà del '500.
- Antiporta: è posizionata nella pagina precedente il frontespizio e reca un'incisione in rame costituita da ritratto o da immagine.
- Corredo iconografico: può essere costituito da illustrazioni, tavole, capilettera e conferisce un valore estetico e commerciale aggiunto alla pubblicazione. L'antiporta fa parte del corredo iconografico.
- Colophon: figura alla fine di una pubblicazione e presenta informazioni relative alle circostanze di realizzazione del manufatto. La sua presenza consente di enucleare i dati identificativi essenziali di un'edizione, soprattutto per quelle del periodo incunabolistico ancora prive di frontespizio, proprio in virtù delle indicazioni relative al nome del tipografo/editore, alla data e al luogo di stampa.
Il documento digitale
L'avvento del web e delle tecnologie dell'informazione e della conoscenza ha introdotto un nuovo concetto di documento, strettamente legato al supporto digitale con cui viene rappresentato. Un documento digitale è un oggetto la cui informazione è codificata con un linguaggio di rappresentazione di tipo numerico, espresso in bit, e memorizzata su un supporto che può essere fisicamente anche molto distante dal dispositivo che ne consente la lettura (hard disk, DVD, memory card...).
Inoltre, il documento digitale ha alcune caratteristiche che lo distinguono nettamente dai tradizionali documenti a stampa:
- Manipolabile: può essere tagliato, modificato, integrato.
- Flessibile: consente di combinare tipologie di materiali informativi diversi.
- Duplicabile: è riproducibile all'infinito, in un'ampia varietà di formati e di forme paratestuali.
Queste caratteristiche contrastano, in una certa misura, con quei principi che hanno rappresentato per secoli i capisaldi della cultura gutenberghiana, e cioè i principi di autorialità, di stabilità e inalterabilità del testo, nonché quelli di autenticità e originalità delle fonti. La naturale fluidità del documento digitale, la sua manipolabilità, l'essere un luogo di interazione di numerosi potenziali soggetti che ne possono modificare la fisionomia originaria, contrasta con il principio di autorialità, espresso giuridicamente dal diritto d'autore che presuppone un'entità fisica e giuridica ben definita e che regolamenta le pratiche sociali di produzione e uso dei documenti.
Impatto della scrittura elettronica
Oltre a ciò, la scrittura elettronica sta modificando profondamente la nostra percezione del testo e del suo processo elaborativo. Ad esempio, l'avantesto (ciò che precede il testo nella sua forma definitiva – schemi, bozze, appunti) nell'ambiente digitale è assorbito dal testo stesso, senza lasciare traccia di sé: si assottiglia il confine fra testo e avantesto. Inoltre, grazie alla dimensione dell'ipertestualità, cambiano anche le relazioni interne tra le parti costitutive del documento stesso, inteso come testo chiuso e autosufficiente. La sua esplorabilità, attraverso collegamenti (link) che lo aprono anche a risorse ad esso esterne, introduce il lettore a un'esperienza cognitiva che enfatizza del testo la sua struttura reticolare e policentrica.
Il copyright e il diritto d'autore
Nella prima età moderna la pubblicazione di un’opera a stampa e l’esercizio dell’attività tipografica e libraria era soggetta alla concessione di “privilegi” (ovvero, di autorizzazioni) conferiti in via esclusiva dalle autorità di governo, soprattutto con le finalità di tutelare le opere dalle contraffazioni. Nel 1710 il Parlamento britannico approvò la prima legge europea sul copyright, lo Statute of Anne, che riconosce nell’autore il titolare originario del monopolio sulla riproduzione del proprio lavoro. In Italia la legge che attualmente regola il diritto d’autore risale al 1941. La tutela consiste in una serie di diritti esclusivi di utilizzazione economica dell’opera (diritti patrimoniali dell’autore) e di diritti morali (a tutela della personalità intellettuale dell’autore) che nel loro complesso costituiscono il “diritto d’autore”.
I principali diritti di utilizzazione economica dell’opera, che permettono all’autore di autorizzare o meno l’utilizzo della sua opera e di trarne i benefici economici, sono:
- Il diritto di riproduzione: il diritto di effettuare la moltiplicazione in copie dell’opera con qualsiasi mezzo.
- Il diritto di esecuzione: il diritto di presentare l’opera al pubblico nelle più diverse forme di comunicazione.
- Il diritto di diffusione: il diritto di effettuare la diffusione dell’opera a distanza (radio, televisione, rete…).
- Il diritto di distribuzione: il diritto di porre in commercio l’opera.
- Il diritto di elaborazione: il diritto di apportare modifiche all’opera originale, trasformandola, adattandola.
I diritti di utilizzazione economica durano per tutta la vita dell’autore e fino a 70 anni dopo la sua morte; trascorso tale periodo l’opera diventa di pubblico dominio, cioè liberamente utilizzabile senza autorizzazione e senza dover corrispondere compensi per diritto d’autore.
I principali diritti morali sono:
- Il diritto alla paternità dell’opera: cioè il diritto di rivendicare la propria qualità di autore dell’opera.
- Il diritto all’integrità dell’opera: il diritto di opporsi a qualsiasi deformazione o modifica dell’opera che possa danneggiare la reputazione dell’autore.
- Il diritto di pubblicazione: cioè il diritto di decidere se pubblicare o meno l’opera.
Il titolare dei diritti d’autore è dunque l’autore in quanto creatore dell’opera. I “diritti connessi” al diritto d’autore sono quei diritti che la legge riconosce ad altri soggetti collegati all’autore (es. interpreti ed esecutori, radio, …). In Italia la SIAE svolge un’attività di intermediazione per la gestione dei diritti d’autore, concedendo le autorizzazioni per l’utilizzazione delle opere protette, riscuotendo i compensi per diritto d’autore e ripartendo i proventi che ne derivano.
Biblioteche e raccolte documentarie
Le raccolte di documenti vengono a creare più o meno corpose “biblioteche”, private prima e mano a mano pubbliche. Le raccolte si possono creare e arricchire attraverso quattro modalità:
- Acquisto: è la prassi maggiormente in uso per accrescere il patrimonio bibliografico. L'acquisto deve essere calibrato su una serie di scelte quali la tipologia dei lettori, o la presenza di altre biblioteche sul territorio. Generalmente ci si serve di pochi fornitori, con i quali si sono concordati sconti e forniture di servizi aggiuntivi (l'approval plan).
- Dono: i lasciti hanno consentito la nascita di molte e prestigiose biblioteche. I lasciti possono provenire da privati o da enti e associazioni nonché da altre biblioteche.
- Scambio: si può porre in essere fra biblioteche e talvolta fra biblioteca ed ente e consiste in un accordo in virtù del quale i soggetti coinvolti si impegnano a inviarsi scambievolmente le pubblicazioni da loro edite.
- Deposito legale: prevede l'obbligo di inviare alle due biblioteche nazionali centrali di Roma e di Firenze e ad altre due biblioteche non solo i volumi ma anche i documenti destinati all'uso pubblico e fruibili mediante la lettura, l'ascolto e la visione, qualsiasi sia il loro processo tecnico di produzione, di edizione o di diffusione, ivi compresi i documenti finalizzati alla fruizione da parte di portatori di handicap.
Il deposito legale, obbligatorio, è costituito al fine di conservare la memoria della cultura e della vita sociale italiana. Esso è diretto a costituire l'archivio nazionale e regionale della produzione editoriale. I documenti destinati al deposito legale sono quelli prodotti totalmente o parzialmente in Italia, offerti in vendita o altrimenti distribuiti e comunque non diffusi in ambito esclusivamente privato.
Funzione e organizzazione delle biblioteche
La storia millenaria delle biblioteche coincide con tre grandi nuclei storici: nasce dagli scriptoria monastici, continua con l’opera dei grandi umanisti presso le corti rinascimentali e si consolida durante il secolo dei lumi e il percorso post-unitario. Nell’epoca contemporanea si possono distinguere le varie e molteplici istituzioni bibliotecarie in modi diversi:
- Biblioteche di conservazione: fungono da memoria storica dei prodotti comunicativi.
- Biblioteche di ricerca: volte a soddisfare e a promuovere le esigenze di studiosi e studenti, spesso di specifiche aree disciplinari.
- Biblioteche di pubblica lettura: agevolano la fruizione e la divulgazione dei documenti, in ragione di una politica particolarmente sensibile alle istanze di carattere territoriale.
Una raccomandazione dell’UNESCO del 1970 classifica l’istituzione bibliotecaria in un diverso modo:
- Biblioteche nazionali.
- Biblioteche di istituti di alta istruzione.
- Importanti biblioteche non specializzate.
- Biblioteche scolastiche.
- Biblioteche speciali.
- Biblioteche di pubblica lettura o popolari.
Nelle raccolte documentarie si reperiscono ancora la maggior parte delle informazioni utili per la ricerca e le biblioteche sono per l’appunto i luoghi elettivi della ricerca, in quanto depositarie della memoria registrata.
Principi fondamentali delle biblioteche
I principi fondamentali su cui si basano le biblioteche sono:
- La capacità di gestione: conservare la conoscenza umana per assicurare che la conoscenza alle generazioni future.
- Il servizio: assicurare che tutte le procedure e politiche bibliotecarie siano improntate all’etica del servizio verso il singolo, le comunità, la società e gli utenti futuri.
- La libertà intellettuale: mantiene fede al principio che tutti abbiano il diritto di leggere e vedere ciò che vogliono.
- La razionalità: organizzare e gestire i servizi in modo razionale.
- L’alfabetizzazione e l’apprendimento: incoraggiare l’alfabetizzazione e l’amore per la cultura, promuovere la lettura.
- Equità di accesso alla conoscenza e all’informazione: risorse e programmi devono essere universalmente accessibili. Tutti, senza discriminazione di provenienza e ceto sociale devono poter accedere ai servizi.
- Privacy: assicurare la riservatezza dei dati personali.
- Democrazia: essere parte attiva nella tutela dei valori democratici nella società.
L’informazione deve essere completa, obiettiva e imparziale, cioè non condizionata da punti di vista, idee e valori del bibliotecario o di enti esterni. Le biblioteche garantiscono e promuovono l’accesso libero, privo di barriere o di censure di tipo ideologico, politico o religioso, o gravato da ostacoli di tipo economico; la gratuità del servizio; la tutela della privacy.
Le biblioteche, pur con caratteristiche che si sono differenziate nel corso del tempo, o per le diverse finalità per le quali sono state create, presentano una serie di peculiarità comuni:
- Selezionare, raccogliere e conservare le risorse.
- Realizzare l’accesso ai documenti e al loro contenuto per mezzo delle tecniche di catalogazione.
- Stimolare e facilitare l’utilizzazione dei documenti.
Il catalogo e la catalogazione
La biblioteca è sempre stata fondata sull’esistenza di una raccolta e sulla presenza di un catalogo che permetteva di accedere ai contenuti della raccolta. Il catalogo è uno strumento di “mediazione informativa”, che ha lo scopo di mettere in relazione le regole in cerca di informazione con l’informazione stessa; serve per aiutare le persone a ottenere le informazioni che interessano loro, attraverso l’accesso alle risorse che le contengono. Il catalogo può essere definito anche come una “rappresentazione simbolica” del patrimonio posseduto (o delle risorse selezionate e rese accessibili) dalla biblioteca.
Sia i cataloghi tradizionali che quelli elettronici si basano su una procedura comune, la catalogazione. La catalogazione è la procedura che ha scopo di porre in relazione i documenti custoditi presso una biblioteca, evidenziandone le peculiarità significative, coi bisogni informativi dei lettori. Tale definizione pone in risalto due caratteri della catalogazione e, di conseguenza, del catalogo (che ne è il prodotto compiuto): la storicità e la strumentalità. Il catalogo, essendo uno strumento di comunicazione, è storicamente determinato, legato in una particolare fase storica alle esigenze di quanti necessitano di utilizzarlo e alle modalità con le quali si manifesta il processo informativo. Questo rapporto di mediazione esercitato dalla catalogazione e dal catalogo non è mai statico, ma si modifica in relazione alle due coordinate con le quali si confronta: i documenti e gli utenti.
Poiché la catalogazione rappresenta una forma di comunicazione, ne deriva che per essere comprensibile deve possedere due requisiti, tra loro indipendenti: la normalizzazione e la uniformità. Sono indispensabili sia per chi funge da emittente (il bibliotecario) sia per chi decodifica i vari messaggi (l’utente).
Il catalogo è il principale strumento di mediazione tra le raccolte delle biblioteche e gli utenti per l’uso dei quali tali raccolte sono costruite. Costituisce una rappresentazione simbolica del patrimonio della biblioteca e rende conoscibile, reperibile e utilizzabile il patrimonio stesso. Le teorizzazioni moderne sugli scopi, le componenti e il funzionamento del catalogo si sviluppano a partire dalla metà del XIX secolo.
La grande tradizione sugli studi sul catalogo e la catalogazione viene fatta iniziare nel 1841, anno in cui vennero pubblicate le “91 regole” di Antonio Panizzi, bibliotecario italiano che lavorò alla biblioteca del British Museum. Nelle 91 Rules for Compilation of the Catalogue, pubblicate nel 1841, Panizzi fornisce una serie di indicazioni da seguire per dare omogeneità alle registrazioni del catalogo e permettere ai lettori di trovare i volumi di loro interesse tra quelli posseduti dalla biblioteca. L’accento è posto sulla corretta e uniforme registrazione dei titoli delle opere (tratti dal frontespizio) e dei nomi degli autori.
Si pongono le basi per l’analisi delle funzioni del catalogo, che verrà approfondita con le regole redatte da Charles Coffin Jewett, pubblicate nel 1853. Queste regole, che riguardavano in particolare i temi dell’ordinamento e dell’uniformità dei dati, vengono sviluppate e consolidate da Charles Ammi Cutter, con la pubblicazione nel 1876 delle Regole per un catalogo dizionario a stampa.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Introduzione alla biblioteconomia e alla ricerca bibliografica, Prof. De Franceschi Loretta, libro …
-
Riassunto esame Introduzione alla biblioteconomia e alla ricerca bibliografica, Prof. De Franceschi Loretta, libro …
-
Riassunto esame Bibliografia e Biblioteconomia, prof. Crimi, libro consigliato Introduzione alla biblioteconomia, G…
-
Riassunto esame Bibliografia e biblioteconomia, Prof. Salarelli Alberto, libro consigliato Guida alla Biblioteconom…