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INTRODUZIONE ALLA SACRA SCRITTURA
Don M. Grilli
A.A. 2019-2020
1. Perché un’introduzione alla Bibbia?
Introdurre Intra-ducere: condurre dentro. Ma allora noi siamo fuori? In un certo senso sì, per esempio a
partire dalla lingua utilizzata. Dobbiamo entrare in questo mondo nuovo, il mondo biblico. Come?
a. riconoscendo che noi ne siamo fuori
b. senza arroganza e in punta di piedi
Vicinanza e distanza. Alterità della Bibbia. C’è una distanza culturale, geografica, linguistica, ma anche di
genere letterario. Alterità non significa estraneità significa che l’altro non mi appartiene. Possesso non è
appartenenza: il possesso nei riguardi di una persona non è mai positivo, a volte una lettura fondamentalista
della Bibbia è una lettura che crede di possedere la Scrittura. La Bibbia invece mi appartiene, ma io non ne
sono il possessore. Levinas ci insegna che l’altro è veramente altro da me e soltanto quando io ne rispetto
l’alterità posso entrarci in comunione. L’altro non è in mio possesso.
2. Cos’è la Bibbia?
Bibbia=biblos: è il papiro. Nell’antichità si scriveva sul papiro, un foglio molto fragile, ma economico. La
pergamena costava molto di più.
Dal greco: Biblos Biblion (piccolo libro) ta biblia (plurale che significa “i libri”) Bibbia
Quindi, la Bibbia in realtà non è un libri ma I Libri, scritti in epoche diverse, da autori diversi, in tempi molto
lunghi. Di per sé quindi la Bibbia è un plurale, anche se poi è diventata singolare femminile a partire dalla
Vulgata.
Prima della Bibbia come la conosciamo esisteva la Bibbia ebraica: (TaNaK= Torah Nebiim Ketubim).
Pentateuco è il termine greco per dire Torah, ma è meglio usare Torah. Nebiim sono i profeti e Ketubim
erano gli Scritti (sapienziali). Al tempo di Gesù esistevano già dei primi manoscritti biblici (ad es. Qumran
dove sono stati ritrovati due manoscritti del libro del profeta Isaia). Per noi tutto questo è diventato l’Antico
Testamento che non significa né vecchio, né superato, né imperfetto. Il termine AT ricorre una sola volta
nella Bibbia (2Cor 3). Prima della nostra Bibbia quindi c’era la Bibbia ebraica tripartita.
La Bibbia cristiana ha una parte della Bibbia ebraica (prima parte, AT), e una seconda parte costituita da
scritti cristiani e si chiama Nuovo Testamento. Come sono in relazione queste due parti? C’è anche un
problema terminologico: per noi antico è qualcosa di passato e nuovo qualcosa che perfeziona una vecchia
edizione, ormai oltrepassata. No.
Perché “Testamento”? In ebr. è berit: tuttavia esso non significa propriamente testamento, ma impegno.
Oppure giuramento. Di per sé non significa né testamento, né alleanza; certo, in un’alleanza ci si impegna
ma non è la traduzione propria. L’alleanza si fa tra due popoli che si impegnano in uno scambio\promessa
reciproca: è un po’ un dout des (io ti do questo, tu mi dai questo). Berit non è questo, non è un “ti do perché
poi tu mi dai”. Ci sono molte volte in cui Dio si impegna con l’uomo senza voler nulla, per esempio soltanto
Dio passa in mezzo al fuoco esplicitando il suo impegno. Che può essere anche un impegno bilaterale, ma
NON necessariamente.
Berit in greco è stato tradotto con diatheke (alleanza, disposizione). Questa parola era soprattutto utilizzata in
ambito giuridico, per le disposizioni testamentarie, così nel latino è passato il termine testamentum. Ecco
perché questo termine può indurre a un equivoco: dietro a testamento dobbiamo ricordare che c’è diatheke,
dietro al quale a sua volta c’è berit che significa impegno. C’è stata un’evoluzione semantica che non è più
fedele alla prima accezione originaria.
3. Rivelazione: eventi e parole intimamente connessi (DV 2)
Dabar: (dabar adonai = Dio disse) parola. Ha però un secondo significato: evento. Quindi dabar non è
soltanto ciò che si dice, ma anche ciò che avviene, ciò che si fa. Di fatti nella Bibbia ebraica una parola di
Dio fa sì che le cose avvengano. Dio dice = Dio si impegna in quello che dice.
Nel cristianesimo dabar è stato tradotto con il termine greco logos. Qui logos è un evento.
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La Bibbia è stata scritta per ispirazione dall’uomo in un linguaggio umano: l’ispirazione non è una dettatura
automatica. Nel Cristianesimo e nell’Ebraismo l’ispirazione è qualcosa che appartiene a Dio, ma è anche
parola dell’uomo: categorie umane per esprimere il Mistero. Tutto è di Dio e tutto è dell’uomo.
Pragmatica: studia come la Parola agisce, quando viene compresa come azione
La parola di Dio è pragma.
Premesse:
- chiarezza terminologica
1. Semiti: gruppo etnico che comprende diversi popoli che abitano nel Medio Oriente e nel Nord Africa.
Viene da Sem uno dei figli di Noè e i semiti sono un gruppo di popolazioni che in qualche modo hanno come
punto di riferimento il testo di Gen 10.
2. Ebrei: non tutti i semiti sono ebrei. L’arabo è una lingua semitica, per esempio. Con ebrei si intende un
popolo che discende da Abramo, Isacco e Giacobbe, ma ebreo non indica l’appartenenza a una razza, né a
una fede religiosa; significa appartenere a un popolo specifico di cui si condivide la cultura, la tradizione, la
storia. Si è ebrei non necessariamente perché si crede nella religione ebraica. Ci sono ebrei atei. L’essere
ebreo viene trasmesso dalla madre. Se sei figlio di madre ebrea (discendente dal popolo ebraico) sei ebreo,
anche se non credi, anche se abiti in Germania.
3. Giudei: Giuda è il capostipite della più importante tribù di Israele. Giudeo e Giudaismo fanno riferimento
alla fede del popolo ebreo, al giudaismo come religione. Non è sinonimo di ebreo perché appunto ebreo è in
riferimento al popolo ebraico. Si usa il termine anti-giudaico per dire anti-ebreo, ma non è corretto: l’anti-
giudaismo è solo l’avversione alla fede e alla religione praticata dagli ebrei.
4. Sionisti: Sion è il monte sul quale sorge Gerusalemme. Il Sionismo nasce nel XIX secolo come
movimento in cui gli ebrei della diaspora (cioè residenti in Occidente) si battono perché abbiano una terra,
uno stato ebraico.
5. Israeliti/Israeliani: viene da Is’raeel, Giacobbe. Israeliano si riferisci quindi alla nazione di Israele che è il
nome dello stato ebraico. Non è strettamente sinonimo di ebreo perché se un palestinese nasce a Israele è
israeliano per cittadinanza, ma non appartengono al popolo e alla religione ebraica.
- il problema delle fonti
1. fonti scritte: letterarie. Eventi degli assiri, dei babilonesi narrati in tavolette di creta che si incideva con
uno strumento molto rigido. Questa creta veniva poi fatta essiccare al sole e così noi oggi abbiamo tantissimi
documenti in tavoletta. I papiri invece erano troppo fragili e sopravvivono solo in un clima molto secco. Ma
abbiamo poco sulla storia di Israele: patriarchi, esodo, conquista della terra promessa... non abbiamo quasi
nulla (qualche papiro...). Ci mancano le fonti dei primi tempi. anche su Gesù a parte due fonti che ne
attestano l’esistenza non abbiamo quasi nulla.
2. fonti non scritte: tutte quelle non letterarie, ad esempio quelle archeologiche. Ci sono le colline artificiale
(tell in arabo): ogni volta che una città veniva costruita, distrutta e ricostruita i detriti hanno formato queste
colline artificiali che sono molto importanti. Per esempio noi abbiamo la certezza che quando Israele entrò
nella terra Gerico non esisteva più e quindi la grande conquista di Gerico in realtà non è avvenuta. Ci sono
anche scuole archeologiche nate nel XIX in terra santa come l’Ecole Biblique dei Domenicani e la Scuola
Archeologica dei Francescani che ci hanno aiutato molti.
- verità stroriografica e verità biblica
Gli eventi biblici non sono da considerarsi come fatti di cronaca (non ci sono riprese televisive,
documentazioni, ecc) e neppure vanno valutati secondo criteri storiografici moderni. La verità biblica va
compresa sotto un altro orizzonte. Ciò non significa che alcuni eventi biblici siano anche storici, ma il modo
con cui sono narrati nella Bibbia è letterario, non storiografici e pertanto vanno letti secondi criteri
ermeneutici letterari.
Es. roveto ardente (Es 3, 1-6): c’è soltanto Mosè con Dio. Chi può raccontarci veramente quello che
succede? Il narratore parla in terza persona e tutti siamo d’accordo che Mosè non ha scritto materialmente il
Pentateuco.
Es. agonìa di Gesù nel Getsemani: tutti dormono, Gesù prega da solo eppure i Vangeli ci riportano le parole
di Gesù.
Il racconto fa una selezione dei fatti successi e presenta l’evento sotto una certa luce a seconda del punto di
vista del narratore e delle cose che si decide di mostrare. Dobbiamo poi cercare nella Bibbia la sua verità,
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non la mia! Ma quello che dice la Bibbia è vero? Dipende cosa intendiamo per vero... questa è una verità da
interpretare criticamente, un po’ come si fa con un quadro che rappresenta una realtà, vera, ma non è una
fotografia, è una rappresentazione di alcuni elementi che mettono in mostra sentimenti, retroscena,
simbologie.
Distinguere tra
- “evento reale” non è identificabile con “racconto dell’evento” (viene dopo l’evento, interpreta
sempre l’evento!)
- “verità storiografica” (si basa su documenti, prove, testimoni. Effetto di una ricerca. Documenta i
fatti come sono avvenuti. Ma la Bibbia non vuole presentarci la verità dei fatti, ma le verità di fede) e
“verità biblica”
Parola di Dio è espressa in linguaggio umano (limitato, impreciso!)
Bibbia, convergenza di fonti diverse
- Fonti scritte (documenti, codici, papyri…)
- Fonti non scritte (es. archeologia)
- Fonti diverse, risposte diverse (talvolta contraddittorie)
La Bibbia non è nata da 1 solo autore, e neanche in pochi anni, ma in centinaia
I. STORIA DI ISRAELE Dalle origini a Bar Kochbà
Le origini non sono del tutto definite e definibili. Bar Kochbà è vissuto nel 132-135 d.C. ed era figlio di
Kochbà, il figlio della stella. È un personaggio che visse quando l’imperatore romano era Adriano e lui era
stato indicato da Rabbì Acchiba come il Messia. Egli andò nel deserto, attorno a lui si radunò quella parte di
Israele che voleva combattere i Romani, ci fu una battaglia, i Romani vinsero, BK fu ucciso e nel 135 la
storia dell’Antico Israele si chiude. In quell’anno non solo abbiamo i libri dell’AT ma anche i libri del NT.
Nel 135 possiamo dire che la Bibbia è stata completamente scritta (ci possono ancora essere delle domande
sulla canonicità di alcuni testi). Soltanto nel 4° secolo noi abbiamo tutti i libri della Bibbia riconosciuti come
testi sacri.
Ambientazione degli eventi
Prima di Israele, a partire dal 3.000 aC
Mezzaluna fertile (il terreno compreso tra l’Egitto e il golfo persico) Mesos (mezzo) + Potamos (fiumi):
la terra che sta in mezzo ai fiumi (Tigri ed Eufrate). Attuale Iraq.
Civiltà mesopotamiche
In questa terra sono nati popoli grandiosi dal punto di vista militare, politico e sociale. Nella bassa
mesopotamia abbiamo i Sumeri (3000 a.C.): hanno inventato la scrittura cuneiforme (con un stile di ferro si
fa su quelle tavolette di prima, si chiama così perché sono cunei che imprimono i segni sulla creta). Questa
scrittura ci ha dato tante testimonianze di poemi e di guerre. Soppiantati dagli Akkadi.
Cultura: Enuma ‘elish (quando in alto, prime parole del poema sumerico [noi lo abbiamo in accadico, perché
i sumeri furono occupati verso il 2300 a.C. da un popolo semitico, gli accadi] e quindi della Genesi). Nella
bibbia ebraica Gn si chiama Bereshit , In principio. Questo poema racconta la creazione dell’uomo: c’è una
lotta tra gli dèi e il dio Marduk che è supremo viene avversato dalla dea Tiamat per gelosia. Il dio Marduk
vince, prende Tiamat, la divide in due e con il suo corpo forma la volta celeste poi con il sangue di Tingu il
dio ribelle alleato di Tiamat mescolato alla creta forma l’uomo).
Epopea di Gilgamesh: G è un sovrano terribile di Uruk, si prega gli dei di eliminarlo, gli dei creano Enchidu,
un selvaggio che combatte G, ma nessuno può vincere l’altro perché sono di pari forza, diventano amici poi
Enchidu muore. G vuole l’immortalità, incontra un vecchio sopravvissuto al diluvio Utnapishtim (noè) che
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gli indica una pianta, G la prende la porta sulla terra, stanco si fa un bagno, viene un serpente che morde la
pianta e la pianta secca. la Bibbia non viene dal nulla. C’è stata una ripresa di alcuni racconti che sono
stati poi purificati.
Civiltà della valle del Nilo: l’Egitto
La sua storia è divisa in dinastie (o epoche) con re e faraoni. Ci sono 5 epoche con 2 periodi intermedi e
queste epoche sono segnate dal faraone che comanda (30 dinastie).
Dinastie XVIII-XX sono quelle che ci interessano
La 4 epoca è quella che inizia intorno al 1570 a.C. e si conclude nel 1070 a.C. Amenòfis IV era il sovrano
che governava e cambia la religione dello stato da una politeista a una monoteista (venne introdotta per
motivi politici: si può adorare solo il Dio-Sole, Aton e lui si cambia il nome in Aken-aton, ovvero il figlio del
Dio-Sole o “colui che piace ad Aton”). La moglie di Aken-aton è Nefertiti.
È in questa epoca che avviene l’Esodo!
Esodo: XIX dinastia, faraone Ramses II o Mernephta (figlio di Ramses)?
La terra di Canaan (kn’n, porpora)
Probabilmente dove si lavorava la porpora. Diventerà poi terra di Israele. I cananei conoscono una grande
civiltà in una piccola terra. Attuale Siria, Israele, Giordania, Libano.
Città di Ebla (2600-1600 a.C.) e di Ugarit (1400-1200 a.C.): in queste città sono state rinvenute migliaia di
tavolette che descrivono la vita dei cananei. Qui la lingua non era difficile come poteva essere quella
cuneiforme dei sumeri o geroglifica degli egizi (con centinaia si segni/disegni), ma era una lingua alfabetica
con 22 o 30 segni. A Canaan è nato l’ALFABETO. 23 segni. Facile da imparare!
I testi ugaritici che abbiamo sono appunto in questa lingua e grazie a noi conosciamo la religione di Canaan,
fondamentale per capire certi periodi biblici, soprattutto i Profeti. Qui infatti troviamo spesso menzionati gli
dèi Baal e Astartè: il primo è il cavalcatore di nubi e il dio della pioggia, la seconda è la dèa della fecondità.
La religione di canaan è quindi molto legata alla natura e molto corporea, tangibile, pratica. Al tempo dei
profeti, quando Israele occupò quella terra, c’erano ancora i Canaanei e gli Israeliti erano molto tentati da
quella religiosità che comprendeva anche delle unioni sacre con alcune sacerdotesse (prostituzione sacra) per
ottenere favori dagli dèi.
2. I Patriarchi
(Gen 11, 10 – 50, 26)
XVIII sec a.C.? / XIII sec. A.C. ?
Credo storico (Gerard von Rad): “mio padre era una arameo errante…” Dt 26,5-9:
I patriarchi, l’esodo, possiamo definirli storia??
Per patriarchi, esodo e conquista di Canaan non abbiamo altre fonti che la Bibbia
Patriarchi, padri fondatori
- Abramo
- Isacco
- Giacobbe
I primi discorsi sono discorsi eziologici, una riflessione sapienziale. Dal capitolo 11 in poi incontriamo la
figura di Abramo e comincia la storia degli antenati di Israele. La Bibbia ce ne parla dal capitolo 12 fino al
50. Analizzando la Genesi possiamo dire che i P divennero i più importanti racconti di identificazione per il
popolo, molti secoli dopo.
Ci sono due scuole contrastanti: chi ne promuove la storicità (De Vaux e Albright) e chi invece la scarta
completamente (Wellhausen).
a. Dobbiamo dire che di fatto noi non abbiamo alcuna attestazione storica dell’esistenza di Abramo, Isacco e
Giacobbe in fonti extrabibliche. 5
b. Gli interrogativi sui patriarchi su identità, epoca, vita e religione: abbiamo a che fare con delle tradizioni
orali, raccontate di generazione in generazione. È un patrimonio culturale popolare ri-letto più volte,
trasformato in leggenda e attualizzato per “formare” e non per informare. I patriarchi diventano
- modelli di vita,
- status symbol di un popolo che si autodefisce; ogni popolo trova nei patriarchi la sua identità
- fondamento del diritto a una terra.
Quando vissero i P? Gli studiosi sono in contrasto. Alcuni li collocano nel XVII-XVIII sec aC (De Vaux,
Allbright). Ma quasi tutti li collocano più recentemente: XIII-XII sec aC.
Nessuno scritto di quell’epoca. La redazione della Genesi avviene dopo l’esilio, dopo il 538 aC. Dalla vita
alla redazione sono passati almeno 7-8 secoli!
È molto difficile collocarne l’ambientazione in un determinato periodo perché erano un popolo semi-
nomade. Episodio di Abramo che abitava a Ur dei Caldei, ma all’epoca in cui veniva fatto risalire i Caldei
ancora non c’erano. La reazione ultima dei racconti avvenne molti secoli dopo (periodo post-esilico).
La storia dei P finisce con Giuseppe cha va in Egitto. Ma non c’è nessun documento egiziano su G.
Ma abbiamo delle tombe a Beni-Hasan, che riporta immagini di semiti (raffigurati sempre con la barba)
passati nel XII sec aC.
Le storie fanno nascere molti interrogativi, sull’epoca, cultura, religione, identità dei P.
Sguardo critico, dati troppo perfetti, simbolici (12 figli…)
NB. I racconti servono per dare speranza a un popolo che l’aveva persa! Non per dirci r
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