Riassunto esame di Geografia BC, prof. Pappalardo, testo consigliato Il territorio dei Beni Culturali di Ponzini
PARTE PRIMA: IL PROBLEMA DELLA PRIVATIZZAZIONE
Capitolo 1, I beni e le attività culturali in Italia:
1.1, Lessico di base:
Beni culturali, da “Codice dei beni culturali e del paesaggio”: beni immobili e immobili con interessi artistici,
storici, archeologici ed etnoantropologici. Pinacoteche, gallerie, musei, archivi, raccolte librarie pubblici, e
lo sono anche qualora fosse intervenuta la dichiarazione dell’interesse culturale.
Attività culturali, riferite a specifiche attività promosse dal Ministero per i Beni e le attività culturali.
Comprende spettacoli dal vivo, teatro di prosa, musica, danza, cinema, festival e attività rivolte a formare e
diffondere espressioni della cultura e dell’arte. Hanno differenti accezioni e caratteri, attualmente
comprendono sostanzialmente lo spettacolo.
1.1.2, Le funzioni amministrative:
3 complessi di funzioni dei beni culturali:
1. Tutela: individuazione dei beni culturali e paesaggistici, e garanzia della loro conservazione e protezione
per fini di pubblica fruizione. È potestà legislativa esercitata solo dallo Stato.
2. Valorizzazione: promozione della conoscenza del patrimonio culturale e miglioramento del suo utilizzo
e fruizione pubblica. Potestà legislativa di Stato e Regioni.
3. Gestione: svolta dai soggetti pubblici in forma diretta (con strutture organizzative interne alle
amministrazioni) e indiretta (affidamento a istituzioni, fondazioni, associazioni da parte
dell’amministrazione pubblica da cui provengono).
Tutela e valorizzazione sono fortemente legati e interconnessi.
1.2/1.2.1/1.2.2/1.2.3/1.2.4, Singolarità del sistema italiano.
20'000 centri storici + 45'000 castelli e giardini + 30'000 dimore storiche + 100'000 chiese
+ 2'000 siti archeologici + 3'500 musei pubblici e privati in Italia.
È il paese con il maggior numero di siti nella Lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO.
Non c’è zona senza presenza di beni culturali, esiste una contiguità/continuità tra loro e il contesto
territoriale.
Problema: carenza di finanziamenti pubblici, lo stato garantisce al settore lo 0,2% del PIL (oltre 2 miliardi di
euro annui) cioè lo 0,3% del bilancio statale.
C’è un’enormità di beni da tutelare e poco denaro pubblico, quando la cultura potrebbe essere fonte di
introiti economici.
Progetti integrati territoriali (PIT) + Progetti integrati di sviluppo locale (PISL)
Ministero per i beni culturali e ambientali: 1975 con riforma nel 1998
1.3, Il contesto attuale:
Criterio misto: lo Stato mantiene l’intera tutela e suddivide le funzioni di valorizzazione tra Stato e Regioni.
Il Codice opera per un’integrazione del sistema, e la valorizzazione ai fini della solidarietà sociale è
accessibile da particolari tipi di soggetti privati.
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L’organizzazione centrale è suddivisa in 4 dipartimenti:
1. Beni culturali e paesaggistici.
2. Beni archivistici e librari.
3. Ricerca, innovazione e organizzazione.
4. Spettacolo e sport.
All’interno si articolano 10 Direzioni generali, a cui fan capo le Soprintendenze.
Lo Stato però non ha strutturato il campo da cui si sta ritirando per lasciare spazio a enti territoriali e
privati.
Privatizzazione: cessione di quote di proprietà, di funzioni o attività pubbliche a soggetti privati.
Essa non riguarda tutti i Beni Culturali, ma alcuni ed alcune funzioni.
Testo unico, Codice: 2 riforme dell’organizzazione ministeriale e la riforma costituzionale come principali
iniziative di privatizzazione dei beni e delle attività culturali.
Comprende i governi: Dini (95-96), Prodi (96-98), D’Alema-Amato (98-01), Berlusconi (01-05)
Capitolo 2, discipline e letterature:
Corrente del Cultural Planning: scuole anglosassoni. Intervento pubblico nelle politiche culturali che possa
dare effetto alla rigenerazione urbana, con l’aiuto dell’identità locale e la coesione sociale.
Gli effetti esterni non son sempre positivi, non garantiscono un miglioramento autosufficiente, ma devono
essere guidati con misure di intervento pubblico.
Fine anni ’80, Italia: miglioramento degli istituti di tutela in efficacia e capacità di gestione; progetti per il
recupero del patrimonio più a rischio; strategie di valorizzazione dei beni con collaborazione privata.
2.2, Diritto dei beni e delle attività culturali:
Diritto amministrativo, costituzionale, privato, urbanistico, affrontano la materia dei beni culturali in modo
autonomo e organico.
Le leggi del settore son descritte e analizzate dal diritto dei beni e delle attività culturali.
Tematiche: decentramento delle funzioni statali, rapporto tra apparato pubblico e soggetti privati,
problema della privatizzazione in senso giuridico-formale.
Si spinge anche alla frontiera con la disciplina delle politiche pubbliche ed altre discipline.
Per comprendere il processo di privatizzazione occorre uno studio della coerenza giuridico formale,
un’organizzazione istituzionale del governo e una dimensione programmatoria svolta da questa
trasformazione.
2.3, Economia della cultura:
Si occupa degli aspetti economici legati a differenti forme di cultura, tramite metodologie e implicazioni
esterne alla teoria economica.
Cultura e arte sono trattati come beni e servizi, ma mostrano caratteristiche particolari: autenticità,
irriproducibilità, insostituibilità, con forti vincoli per l’offerta e limiti ai servizi ad essi relativi.
Detiene le caratteristiche di un bene pubblico, cioè non esclusivo e non ha rivalità nell’utilizzo.
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Quando un bene culturale è ritenuto meritevole di esistere nel tempo e fruibile alla collettività, si considera
il suo valore d’uso al di là delle preferenze del mercato.
Problemi:
-C’è inefficienza economica nelle imprese artistiche e culturali, perché c’è un’impossibilità di ridurre i costi
del personale grazie all’introduzione di nuove tecnologie.
-La gestione di un bene o attività non ripaga in un tempo ragionevole l’investimento per il suo mantenimento
o miglioramento della struttura. I progetti infatti sono pagati dallo Stato o da organizzazioni no profit.
L’economia della cultura anche affidandosi al neoclassicismo ed all’utilitarismo per i comportamenti e le
scelte analizzate, pone grandi sfide all’economia.
La privatizzazione non è una soluzione a problemi economici, e non può basarsi su teorie economiche
generali.
2.4/2.4.1/2.4.2, Organizzazione istituzionale:
In Italia nei musei e nelle nuove forme di gestione delle attività culturali non ci sono le condizioni che
corrispondano ad una razionalità economica e manageriale.
L’azione delle organizzazioni è condizionata materialmente e simbolicamente dal contesto operativo.
2.5/2.5.2, Analisi delle politiche pubbliche:
La dimensione simbolica delle politiche pubbliche ha significati socialmente condivisi, per mantenere
l’equilibrio in contesti politici ed orientare le future azioni di attori suscitando le loro attese.
2.6/2.6.1/2.6.2/2.6.3, Sociologia culturale:
La dimensione simbolica dell’azione sociale è oggetto di ricerche sociologiche.
Pragmatic performance: associare le dinamiche di interazione sociale non solo ad un testo, ma anche ad
una rappresentazione teatrale inscenata.
Le azioni hanno un significato che gli viene dato dagli attori, dalla loro audience e dall’opinione pubblica.
Lo spettatore di una performance convincete vi si immedesima.
La dimensione simbolica e materiale son quindi strettamente collegate.
I beni e le attività culturali in Italia hanno anche valore simbolico, evocano significati condivisi, richiamano
l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica.
Opera di Pierre Bordieu: trae una categorizzazione delle “forme di capitale”.
Campo: dinamico, descrive una struttura internazionale derivata dalle relazioni tra attori. Posizioni e
possibilità d’azione sono influenzate dalla struttura e dalle forze del campo stesso, e viceversa.
Concetto di capitale: si analizza descrivendo le dinamiche della sua accumulazione da parte degli attori.
Non riguarda solo le dimensioni materiali (capitale economico), informative (capitale culturale) e relazionali
(capitale sociale), ma anche la sua dimensione sim
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