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RIASSUNTI DI DIRITTO DEI BENI CULTURALI Condizioni per

l’applicabilità dell’art.10

Per quello che riguarda i beni immateriali permane quindi la necessaria materialità della

testimonianza. I beni immateriali veri e propri trovano tutela in specifiche leggi che dettano

misure di sostegno e incentivazione. Molti beni immateriali spesso sono andati perduti

nell’arco dei secoli non essendo l’attività in cui esse si svolgevano tutelata.

ART. 11. Tratta di cose che assumono rilievo in quanto idoneo oggetto per l’applicazione di

specifiche disposizioni contenute nel codice. Si tratta di affreschi, stemmi, graffiti, lapidi,

iscrizioni, tabernacoli, e altri ornamenti di edifici per cui:

• E’ previsto all’art 51 il divieto di modifica e di rimozione di quanto in esso contenuto.

• È previsto all’ art. 50 il divieto di distacco.

• È previsto all’art. 52 che è vietato o sottoposto a particolari condizioni l’esercizio

commerciale di questi beni.

• È previsto dall’art. 37 che possono esservi contributi statali per realizzare interventi

conservativi.

• È previsto all’art. 65 il divieto di uscita dalla repubblica del bene o meno che non si

attesti che esso non rientri tra quelli all’art.10.

BENI CULTURALI DI INTERESSE RELIGIOSO

“Sono beni culturali appartenenti ad enti ed istituzioni della Chiesa cattolica o di altre

confessioni religiose”. Sono regolati dall’art.9 del codice che cerca di conciliare le

funzioni di tutela con le esigenze del culto e di rispettare nell’applicazione delle norme

del codice civile i rapporti stato-chiesa o stato-altre istituzioni.

CAPITOLO 3

AZIONE PUBBLICA DI TUTELA

Il primo tipo di provvedimento amministrativo che consente di individuare e di

dichiarare di interesse culturale un bene appartenente ad una delle categorie dell’art.10

sono i PROVVEDIMENTI LIMITATIVI DI

PROPRIETA’

Il privato rimane proprietario del bene ma le sue scelte e i suoi comportamenti riguardo ad

esso vengono limitati. Si dividono in:

LIMITAZIONI CONSISTENTI NELL’IMPOSIZIONE DI OBBLIGHI DI

 COMPORTAMENTO.

LIMITAZIONI CONSISTENTI NELLA NECESSITA’ DELL’OTTENIMENTO DI UNO

 SPECIFICO PERMESSO LADDOVE SI INTENDONO SVOLGERE DETERMINATE

ATTIVITA’. 6

RIASSUNTI DI DIRITTO DEI BENI CULTURALI

LIMITAZIONI CONSISTENTI NELL’ASSOGGETTAMENTO A SPECIFICI POTERI

 DI INTERVENTO RICONOSCIUTI ALLE AUTORITA’ AMMINISTRATIVE DI

TUTELA.

DISCREZIONALITA’ AMMINISTRATIVA: possibilità di decisione della P.A tra più alternative

relative all’adozione o meno dell’atto (se, come, quando provvedere).

DISCREZIONALITA’ TECNICA: attività di giudizio a contenuto scientifico.

L’amministrazione deve prendere una decisione basata su parametri tecnici. Non c’è un

margine di scelta sul se, come, quando provvedere, laddove la valutazione tecnica ha

condotto a un certo risultato la scelta è già compiuta di conseguenza.

FASI DEL PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO

Provvedimento amministrativo: esito di un articolato processo nella quale la P.A compie

una serie di atti eterogenei tra loro. Sono strumenti atti alla formazione e definizione del

contenuto del provvedimento finale.

Il provvedimento amministrativo è articolato in tre fasi:

• PRIMA FASE  INIZIATIVA D’UFFICIO

Proposta proveniente da un’autorità pubblica. Tale fase si conclude con la

comunicazione dell’avvio del procedimento che deve essere data a tutti i soggetti

che riceverebbero direttamente o indirettamente effetti dall’adozione del nuovo atto.

• SECONDA FASE  FASE ISTRUTTORIA

È la fase centrale del provvedimento in cui si colgono le finalità che il nuovo atto

dovrebbe soddisfare. È necessario in questa fase:

Conoscere l’esatta rappresentazione conoscere la completa

manifestazione

della situazione di fatto. Degli interessi.

Tutto ciò deve avvenire in maniera graduale e progressiva infatti la P.A dovrà far emergere

in atti formali tutti i momenti che compongono o condizionano la decisione finale sull’altro.

In questa fase l’organo competente può acquisire il giudizio di un altro organo collegiale,

tale giudizio è detto parere ed è utile per prendere una decisione con cognizione di causa.

• TERZA FASE  CONCLUSIONE DEL PROCEDIMENTO

Si decide il contenuto dell’atto e si provvede alla sua formazione ed emanazione.

L’atto al termine della fase è formato, è perfetto ma non è efficace. Lo diventa con

la FASE DI CONTROLLO E COMUNICAZIONE DELL’ATTO normalmente il

provvedimento viene adottato. L’adozione del provvedimento può essere:

ESPRESSA: viene dato esplicitamente il consenso per l’adozione dell’atto.

 TACITA: si parla in questo caso di silenzio della P.A. la legge può prevedere

 che decorso un determinato periodo di tempo dopo la presentazione

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RIASSUNTI DI DIRITTO DEI BENI CULTURALI

dell’istanza, la stessa si intenda accolta de la P.A non ha nel frattempo

adottato un provvedimento di diniego.

Gli articoli che regolano questo processo nel campo dei beni culturali sono l’art.

14 e 15 che affermano che “ il soprintendente avvia il procedimento per la

dichiarazione dell’interesse culturale, anche su motivata richiesta delle regioni e

di ogni altro ente territoriale interessato”. Non solo quindi per iniziativa d’ufficio

ma anche per specifica richiesta.

ART. 14: Viene garantita al soggetto interessato dagli effetti del provvedimento

la possibilità di presentare memorie e documenti che la P.A avrà l’obbligo di

valutare. Tuttavia nel frattempo per ragioni di cautela e salvaguardia verranno

provvisoriamente applicate le disposizioni del regime dei beni culturali.

ART.15 Comma 1: la dichiarazione prevista dall’art.13 è notificata al proprietario

detentore della cosa tramite messo comunale o posta raccomandata.

Questa è una norma innovativa in quanto prima la notificazione avveniva tramite

ufficiale giudiziario. Ora la raccomandata postale è ritenuta sufficiente.

Comma 2: se si tratta dei beni mobili e immobili pubblici il provvedimento di

dichiarazione verrà trascritto sui registri e avrà efficacia nei confronti di qualsiasi

futuro proprietario.

TUTELA DEI DESTINATARI DEL PROVVEDIMENTO

ART.16: riconosce la possibilità che venga fatto ricorso al ministero per motivi di

legittimità o di merito entro 30 giorni dalla dichiarazione. Vi è la possibilità quindi

che il possessore del bene presenti un ricorso amministrativo. Esso è il ricorso

prodotto da chi vuole tutelare un proprio diritto soggettivo o interesse legittimo

contro atti della pubblica amministrazione presentato dalla stessa pubblica

amministrazione. Con questo tipo di ricorso si può chiedere il riesame degli atti

adottati dalla P.A per ottenere l’annullamento, la revoca o la riforma.

RICORSO GIUDIZIALE: mezzi a tutela del cittadino contro atti della P.A.

consiste nella richiesta di un soggetto ad un giudice (TAR Tribunale

amministrativo regionale) di esaminare una determinata situazione al fine di

ottenere l’annullamento del provvedimento per motivi di illegittimità dell’atto.

Nel procedimento amministrativo la P.A non solo deve rispettare le norme

espressamente dettate nelle leggi ma deve anche rispettare i principi generali la

cui violazione concreterebbe un eccesso di potere. Questi principi sono:

• CONFORMITA’ DELL’ATTO AMMINISTRATIVO AL FINE INDICATO DALLA

LEGGE: la p.a deve rispettare i fini indicati dalla legge.

• PRINCIPIO DI PARITA’ DI TRATTAMENTO.

• PRONCIPIO DI ESATTA RAPPRESENTAZIONE DEI FATTI.

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RIASSUNTI DI DIRITTO DEI BENI CULTURALI

• PRINCIPIO DI COMPLETA MANIFESTAZIONE DEGLI INTERESSI: LA P.A deve

prendere in considerazione e valutare tutti gli interessi pubblici e privati coinvolti

dagli effetti della decisione presa.

• PRINCIPIO DI RAGIONEVOLEZZA E PROPORZIONALITA’ DELL’AGIRE

AMMINISTRATIVO:

• La p.a non può adottare provvedimenti illogici e sproporzionati ai destinatari del

provvedimento.

Se tutti questi principi sono rispettati il provvedimento sarà leggittimo e non potrà

essere annullato dal TAR ma potrà essere riformulato in richiesta di un ricorso

amministrativo.

PROVVEDIMENTI AMMINISTRATIVI DI TUTELA

Affianco al provvedimento dichiarativo troviamo un altro provvedimento limitativo

inerente al diritto di proprietà:

• PRESCRIZIONI DI TUTELA INDIRETTA:

Il bene culturale è tutelato indirettamente riferendosi le prescrizioni ed i vincoli

solo alla cornice ambientale che circonda il bene svolgendo così una funzione di

completamento del regime di tutela a cui sono sottoposti questi beni. Queste

prescrizioni le ritroviamo

nell’ART. 45: il ministero prescrive le distanze, le misure e le altre norme dirette

ad evitare che sia messa in pericolo l’integrità dei beni culturali immobili o ne

siano alterate le condizioni di ambiente.

Nell’ART. 29: assicura una coerente e coordinata attività di studio, prevenzione,

manutenzione e restauro.

Le cose immobili hanno una propria collocazione spaziale e immaginarle al di

fuori di questa realtà vorrebbe dire conservare delle testimonianze storiche e

artistiche prive di vita. Sovente le prescrizioni di tutela indiretta si risolvono con

vincoli di inedificabilità e il proprietario degli effetti limitativi deve ottenere

garanzie riguardo al fatto che il sacrificio che gli viene richiesto e proporzionato

alle esigenze della collettività.

ART. 45 Comma 2: prevede che le prescrizioni di tutela indiretta dettate dal

ministero dei beni culturali siano immediatamente precettive e che queste

debbano essere recepite dagli enti pubblici territoriali interessati all’interno dei

regolamenti edilizi e negli strumenti urbanistici. (vedi ex. Pag.64).

• ESPROPRIAZIONE DI BENI CULTURALI

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RIASSUNTI DI DIRITTO DEI BENI CULTURALI

ART. 95: trova la sua fonte di disciplina nell’art.42 della costituzione che prevede

che la proprietà privata può essere espropriata per motivi di interesse generale

che nel caso dei beni culturali è la tutela ai fini della fruizione pubblica.

ART. 99: stabilisce che nel caso di espropriazione l’indennità dovuta al soggetto

espropriato consiste nel giusto prezzo che il bene avrebbe in una libera

contrattazione di compravendita all’interno dello stato. In realtà essa ha natura

speciale e permette ai soggetti pubblici espropriati di pagare una cifra inferiore

all’effettivo valore di mercato del bene. Sono stati stabiliti dei criteri di

determinazione dell’indennizzo. Bisogna distinguere prima di tutto tra aree

edificabili e aree non edificabili.

PROBLEMA: se riceve indennizzo il soggetto a cui viene espropriato il bene,

perché on lo riceve anche il soggetto sottoposto a provvedimento limitativo di

diritto? (anch’essi comportano dei sacrifici da parte del soggetto)?

È stata negata l’indennizzabilità dei provvedimenti limitativi di diritto per una

duplice ragione:

Le politiche di tutela dei beni culturali non possono essere vincolate dai

1. fondi del ministero che dovrebbe pagare per ogni bene che intende

tutelare.

Il provvedimento amministrativo serve solo ad accertarsi della natura

2. culturale del bene, non è esso che determina alcun tipo di espropriazione

di facoltà.

• AUTORIZZAZIONI ALLO SVOLGIMENTO DI ATTIVITA’ RELATIVE AI BENI

CULTURALI

ART.21: sono subordinate ad autorizzazione del ministero la rimozione,

demolizione, ricostituzione, spostamento, scontro di documenti di beni culturali.

ART. 29: interventi conservativi o di restauro sono subordinati ad autorizzazioni

del ministero.

ART. 22: deve essere rilasciato il provvedimento dalla soprintendenza entro 120

giorni.

Nella versione originaria del codice (2004) se l’amministrazione non rispondeva,

scaduto il termine si considerava un silenzio assenso. Questo meccanismo è

stato cancellato (2006) e si è deciso che se i soggetti non ottenevano risposta

dalla p.a entro 60 giorni poteva ricorrere al TAR e farsi assegnare un

commissario giudiziale che poteva provvedere in maniera positiva o negativa

sull’istanza.

Per quello che riguarda i restauri 10

RIASSUNTI DI DIRITTO DEI BENI CULTURALI

ART.35: il ministero ha facoltà di concorrere alla spesa sostenuta dal

proprietario possessore o detentore del bene per l’esecuzione degli interventi

per un ammontare non superiore alla metà della stessa prevedendo che se gli

interventi sono di particolare rilevanza o riguardano beni di gradimento pubblico

il ministero può concorrere alla spesa fino al suo completo ammontare.

MODIFICATA 9 febbraio 2012: il contributo statale può essere

1. disposto nei limiti delle risorse disponibili. Il provvedimento va

disposto con l’accordo del ministero dell’economia.

MODIFICATA 6 luglio 2012: temporanea sospensione della

2. possibilità di concessione dei contributi.

(VEDI P.75 PROCEDIMENTO DA SEGUIRE PER GLI INTERVENTI DI

RESTAURO). CAPITOLO 4

I beni di proprietà pubblica sono di diverso tipo ma tutti hanno la caratteristica di tutelare e

garantire gli interessi della comunità.

I BENI DEMANIALI: sono beni di proprietà pubblica assoggettati ancora di più agli

interessi della collettività. Essi sono inalienabili e non posso essere oggetto di diritto da

parte di terzi se non nella modalità previste dalla legge. Vi sono 7 categorie di beni

demaniali:

• DEMANIO MARITTIMO.  Demanio necessario:

• DEMANIO IDRICO. 

appartengono

• DEMANIO MILITARE.  necessariamente allo Stato

• DEMANIO STRADALE.  Demanio accidentale:

• DEMANIO FERROVIARIO.  sono

beni

• DEMANIO STORICO- ARTISTICO.  demaniali solo se appartengono a

un ente

• DEMANIO AEREONAUTICO  territoriale, altrimenti appartengono a

privati

I BENI PATRIMONALI: sono beni pubblici mobili o immobili che a differenza di quelli

demaniali possono appartenere a qualsiasi ente pubblico e non soltanto allo Stato,

alle Regioni, alle Provincie o ai Comuni. Hanno le stesse caratteristiche dei beni

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RIASSUNTI DI DIRITTO DEI BENI CULTURALI

demaniali tranne che per alcune disposizioni: essi sono indisponibili ossia non

possono essere destinati a fini diversi da quelli ai quali sono stati vincolati.

Noi sappiamo quali beni storico, artistici, archeologici, etnoantropologici

appartengono al demanio culturale grazie a una legge del 1999 che confermò la

LEGGE ROSADI (1909) che imponeva l’obbligo degli enti di presentare elenchi e

denunce dei beni entro un termine. Se questo termine non veniva rispettato, era il

ministero a compilare l’elenco a spese dell’ente inadempiente.

ART.12: il ministero ha il compito di operare valutazioni tecniche in merito alla

presenza di interessi storici, artistici, archeologici ed etnoantropologici.

Prima era l’ente proprietario del bene a dover dichiarare di essere in possesso di

beni di interesse culturale ma esso non aveva le competenze e le strutture adatte

per sapere di avere questo tipo di bene. Per accertarsi che via sia nel bene un

interesse culturale il codice può prevedere l’avvio di un procedimento

amministrativo che può essere avviato:

• D’ ufficio da parte degli organi del Ministero.

• Su richieste dei soggetti a cui appartengono le cose.

PER I BENI IMMOBILI DELLO STATO LA RICHIESTA D’AVVIO DEL

PROCEDIMENTO DEVE ESSERE ACCOMPAGNATA DA SCHEDE

DESCRITTIVE.

La procedura di verifica dell’interesse culturale potrà condurre a un esito:

• POSITIVO: i beni hanno i requisiti per essere considerati di interesse

culturale per cui rimangono sotto il regime di tutela. Le schede descrittive

dei beni culturali demaniali vengono inserite in un archivio informatico.

• NEGATIVO: i beni mancano di interesse culturale per cui vengono esclusi

dal regime di tutela e vengono sdemanializzati nel caso essi

appartenessero allo stato.

SDEMANIALIZZAZIONE TACITA: il testo originario dell’art 10 considerava

applicabile il silenzio assenso nel caso la soprintendenza non si pronunciasse in

termini prestabiliti (120 giorni). Il bene in tal caso non era considerato di interesse

culturale quindi poteva essere alienato.

MODIFICATO nel 2006: il provvedimento si conclude con esito positivo o

1. negativo entro 120 giorni e non si giunge a conclusioni tacite

REGIME GIURIDICO DI BENI DEL DEMANIO CULTURALE

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RIASSUNTI DI DIRITTO DEI BENI CULTURALI

ART. 54: individua otto categorie di beni che vengono dichiarate

assolutamente inalienabili:

• IMMOBILI E AREE DI INTERESSE ARCHEOLOGICO.

• IMMOBILI DICHIARATI MONUMENTI NAZIONALI.

• RACCOLTE DI MUSEI, PINACOTECHE, GALLERIE E

BIBLIOTECHE.

• ARCHIVI.

• IMMOBILI DELL’ART 10 COMMA 3.

• COSE MOBILI AD OPERA DI AUTORE VIVENTE.

• COSE MOBILI E IMMOBILI APPARTENENTI ALLO STATO.

ART. 55: autorizzazione ad alienare i beni demaniali non appartenenti a quelli indicati

dall’art 54. Ciò comporta la sdemanializzazione del bene ma esso rimane comunque

sottoposto al regime di tutela restando bene culturale a tutti gli effetti.

ART.56: stabilisce che:

• È assoggettata ad autorizzazione ministeriale l’alienazione dei beni statali e degli

altri enti territoriali che non sono demaniali.

• È assoggettata ad autorizzazione ministeriale l’alienazione di beni appartenenti a

soggetti pubblici e a persone giuridiche private senza fini di lucro.

USO DEI BENI DEL DEMANIO CULTURALE DA PARTE DELLA COLLETTIVITA’

Diverse forme di utilizzazione dei beni culturali:

USO COMUNE O GENERALE L’uso del bene è riconosciuto

uniformemente a tutti i cittadini.

ART.101: i soggetti pubblici sono

destinati alla pubblica fruizione ed

espletano un servizio pubblico

finalizzato al soddisfacimento degli

interessi generali della collettività.

DI USO SPECIALE Non è permesso a tutti solo a quelle

persone che ottengono un titolo

particolare di utilizzazione al seguito del

pagamento di una tassa.

ART. 103: l’accesso agli istituti e ai

luoghi pubblici può essere gratuito o a

pagamento. Nell’ultimo caso è il

ministero, le regioni e gli enti territoriali

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RIASSUNTI DI DIRITTO DEI BENI CULTURALI che determinano i prezzi e la

suddivisione dei biglietti in categorie.

USO ECCEZIONALE O INDIVIDUALE Avviene tramite l’adozione di una

specifica concessione amministrativa.

ART.106: il ministero e gli altri enti

pubblici possono adottare

provvedimenti di concessione in uso

particolare ed eccezionale in favore di

coloro che ne abbiano richiesta per

finalità riconosciute compatibili con la

loro ordinaria disposizione.

DISCIPLINA DI RICERCA ARCHEOLOGICA

Le cose di interesse storico, archeologico, paletnologico, paleontologico e artistico, da

chiunque ed in qualunque modo ritrovate appartengono allo stato e fanno parte del suo

patrimonio indisponibile. (art. 829 c.c.) . l’ordinamento vigente prevede allo stesso modo

che si tratti di attività necessariamente riservate allo Stato, salvo che il diritto di svolgerle

non sia stato attribuito a titolo particolare a soggetti pubblici o provati.

CAPITOLO 5

CIRCOLAZIONE GIURIDICA DEI BENI CULTURALI: OBBLIGO DI DENUNCIA DEGLI

ATTI DI TRASFERIMENTO DELLA PROPRIETA’ O DETENZIONE DI BENI CULTURALI.

CIRCOLAZIONE GIURIDICA DEI BENI: spostamento di ricchezza da un soggetto ad un

altro per trasferimento o acquisto originario di un bene, ma anche la circolazione giuridica

degli stessi.

L’intervento statale sulla circolazione dei beni si articola mediante tre forme di controllo:

• DI CARATTERE CONOSCITIVO: gli organi pubblici devono conoscere ed essere

informati relativamente a mutamenti o spostamenti del bene.

• DI CARATTERE IMPEDITIVO: riguardo a uno spostamento che potrebbe

danneggiare e o compromettere il bene e il suo godimento al pubblico.

• DI CARATTERE ACQUISITIVO: intervenire con le autorità sul trasferimento in

corso e sottrarre il bene riservandolo ad una destinazione pubblica.

ART. 59: il soggetto è tenuto a denunciare al ministero la detenzione di un bene

culturale. Solo così sarà possibile avere un efficace controllo sul vasto patrimonio

culturale presente sul territorio.

I soggetti che devono effettuare tale denuncia sono:

• L’ALIENANTE: colui che ha ceduto la detenzione del bene.

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RIASSUNTI DI DIRITTO DEI BENI CULTURALI

• L’ACQUIRENTE: colui che ha comprato il bene o che lo ha ottenuto grazie a un

contratto di alienazione non concluso. (vedi p. 97). La denuncia di trasferimento

deve avvenire entro 30 giorni davanti alla soprintendenza conj l’indicazione di

dati e domicilio delle due parti. Se ciò non avviene il ministero considera la

transazione non avvenuta (decisione emanata nel 1999).

Lo stato può acquisire il bene culturale in tre modi:

• Attraverso acquisto coattivo

• Attraverso l’espropriazione

• Attraverso il DIRITTO DI PRELAZIONE: disciplinato dall’ART. 60 che consente allo

Stato di sostituirsi all’acquirente in una libera contrattazione di compravendita di un

bene pagandolo il medesimo prezzo pattuito. L’esercizio di questo potere non si

sovrappone alla volontà del soggetto proprietario che aveva già deciso di vendere il

bene ad un prezzo determinato, consente di far valere una preferenza in favore

dello Stato per l’acquisizione del bene.

ART.61: lo stato deve far valere il suo diritto di prelazione in un periodo non

prorogabile di 60 giorni trascorsi dalla data di denuncia di trasferimento.

COMMA “: se lo Stato nell’esercitare il suo diritto prelatorio è stato tardivo o non ha

concluso gli accordi, esso può ancora farlo nel termine di 180 giorni da quando il

ministero avrà ricevuto la denuncia tardiva o acquisito tutti gli elementi costitutivi di

essa.

CASI PARTICOLARI DI PRELAZIONE

Puà avvenire che il bene culturale non sia oggetto di una vera compravendita che

A. preveda lo scambio di un bene per un prezzo ma sia oggetto di una PERMUTA

ossia uno scambio reciproco di proprietà di cose aventi lo stesso valore economico

che verrà determinato d’ufficio dal soggetto che procede alla prelazione. Se

l’alienante non accetta che il valore venga definito da un oggetto statale:

ART. 60 comma 3: stabilisce che il valore della cosa venga stabilito da un terzo

scelto in accordo da entrambe le parti. Se le parti non sono d’accordo sarà il

presidente del tribunale del luogo a nominare il terzo.

Può avvenire che l’alienazione riguardi una serie di beni ma lo stato sia interessato

B. a uno solo di essi. Siccome il prezzo stabilito riguardava l’insieme, il prezzo del

singolo prezzo viene nuovamente deciso d’ufficio. Se l’originario acquirente dopo la

vendita di alcuni pezzi non è più interessato all’acquisizione della collezione egli

può recedere al contratto. ( ART. 61 COMMA 5).

Se all’acquisizione di un bene sono interessate la regione e gli altri enti pubblici,

C. una volta ricevuta la denuncia di trasferimento esse possono entro 30 giorni

formulare al ministero una proposta di prelazione con la deliberazione che attesta la

necessaria copertura finanziaria. (art 62).

CIRCOLAZIONE DEI BENI CULTURALI IN AMBITO INTERNAZIONALE

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RIASSUNTI DI DIRITTO DEI BENI CULTURALI

Nella normativa precedente il codice dei beni culturali era vietata l’esportazione dei

beni in base a due criteri:

• Danno al patrimonio storico-culturale nazionale.

• Inerenza del bene a determinate categorie di beni.

Con l’entrata in vigore del codice dei beni culturali l’art. 65 distingue con più chiarezza gli

oggetti per i quali è possibile l’esportazione previa autorizzazione ministeriale. È vietata

l’uscita dal territorio di:

BENI CULTURALI INDICATI ALL’ART. 10 COMMA 1: beni che presentano un

1. interesse artistico, storico archeologico e etnoantropologico appartenenti a stato

regioni e enti pubblici.

BENI NON DI INTERESSE CULTURALE: che appartengono comunque alla

2. categoria del comma 3.

BENI CULTURALI INDICATI ALL’ART.10 COMMA 2: beni mobili inseriti in raccolte

3. di musei.

BENI CULTURALI INDICATI ALL’ART. 10 COMMA 3: beni che presentano un

4. interesse artistico, storico, archeologico e etnoantropologico particolare e non

appartengono agli enti del comma 1.

È ammessa la possibilità di uscita temporanea dal territorio nazionale (sono stabiliti

dall’art 65 comma 3):

COSE APPARTENENTI A CHIUNQUE CHE PRESENTINO UN INTERESSE

1. CULTURALE.

ARCHIVI E SINGOLI DOCUMENTI APPARTENENTI A PRIVATI.

2. BENI DELL’ART.11 RIENTRANTI NELLE CATEGORIE F-G-H.

3.

ART.65 COMMA 4: individua categorie di beni che hanno libera commerciabilità. Per

questi beni è necessario un attestato di libera circolazione.

ART.68: prevede la necessita di denunciare l’intenzione di far uscire i beni dal territorio

indicandole il valore venale.

L’attestato di libera circolazione ha validità triennale ed è redatto in 3 copie: uno è

depositato agli atti, uno viaggia con il bene e l’altro è al ministero. Se l’ufficio esportazione

non rilascia questo attestato di circolazione, la comunicazione all’interessato dovrà

contenere gli elementi indicati all’art 14 e varrà come atto di avvio del procedimento di

dichiarazione dell’interesse culturale.

ACQUISTO COATTIVO ALL’ESPORTAZIONE

Regolato dall’ART.70 comma 1 entro 40 giorni, termine fissato per la decisione di rilascio

dell’attestato di libera circolazione, l’ufficio di esportazione potrà proporre al ministero

l’acquisto coattivo della cosa o del bene dandone comunicazione alla regione e

all’interessato. NON ESISTE LA VOLONTA’ DEL PROPRIETARIO DI ALINARE IL BENE,

SOLO QUELLA DI PORTARLO ALL’ESTERO.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in beni culturali, archeologici e storico-artistici
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sefelicetusaraidirmelovorrai di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Legislazione dei beni culturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Videtta Cristina.

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