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Riassunto esame di Fondamenti anatomo-fisiologici dell'attività psichica, Prof. Brugnolo Appunti scolastici Premium

Appunti di fondamenti anatomo-fisiologici dell'attività psichica basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Brugnolo dell’università degli Studi di Genova - Unige, facoltà di Scienze della formazione. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Fondamenti anatomo-fisiologici dell'attività psichica docente Prof. A. Brugnolo

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2. Fattori che determinano il potenziale a riposo.

Il potenziale di membrana a riposo (-65 mV) è dovuto alla diversa concentrazione di alcune

macromolecole e ioni tra l’interno e l’esterno della cellula; in particolare:

1. Concentrazione intracellulare: maggiore concentrazione di ioni K e anioni organici (K

tedne a uscire)

Ioni K: concentrazione 10 volte > all’interno (diffusione spinge all’esterno, forza elettrica

all’interno)

2. Concentrazione extracellulare: maggiore concentrazione di ioni Na

Na: concentrazione 30 volte > all’esterno (diffusione e forza elettrica spingono all’interno)

La concentrazione di carica ai 2 lati della mebrana tenderebbe a essere uguale a causa della

forza di diffusione (per ristabilire l’omeostasi, le molecole vanno da regioni ad alta concentrazione

verso regioni a bassa concentrazione a seconda del gradiente chimico di concentrazione) e delle

forze di pressione elettostatica (la sostanza chimica, dotata di una carica elettrica, tende a

spostarsi verso l’ambiente dotato di carica opposta, a seconda del gradiente elettrico).

La diversa distribuzione di carica ai 2 lati della mebrana è dunque resa che possibile grazie ad

alcune caratteristiche della mebrana stessa. La mebrana è costituita da un doppio strato

fosfolipidico che, essendo idrofobico, non consente il passaggio degli ioni. La differente

concentrazione è realizzata da 2 gruppi di proteine che si trovano all’interno della membrana:

3. Canali di diffusione (ionici): aperture selettive che lasciano passare un tipo di ione. A

riposo, il potenziale di membrana delle cellule nervose è determinato in gran parte da

canali ionici permeabili al potassio (K)

4. Traspotatori attivi (pompa sodio potassio): proteina che trasporta, contro il gradiente

elettrochimico, 2 ioni K all’interno per ogni 3 Na spostati all’esterno. Essa richiede di molta

energia proveniente dall’idrolisi dell’ATP.

3. Descrivere la struttura dell’orecchio interno.

L’orecchio si tripartisce in orecchio esterno, medio e interno.

Situate in una cavità dell'osso temporale, il cui nome è labirinto osseo, le parti che costituiscono

l'orecchio interno sono sostanzialmente due:

1. aparato vestibolare

2. coclea

Per quanto riguarda l'apparato vestibolare (controllo dell’equilibrio) possiamo individuare:

1. 2 organi otolitici e rilevano posizione della testa e accelerazioni lineari

- utricolo traslazioni orizzontali

- sacculo traslazioni verticali

2. 3 canali semicircolari rilevano rotaizone del capo (endolinfa preme su cellule cigliate)

Per quanto riguarda la funzione uditiva possiamo individuare:

1. finestra ovale e finestra rotonda: segnano l’ingresso nella coclea

2. coclea ospita l’apparato dei recettori neuronali dell’orecchio interno, qui l’energia delle

onde sonore viene trasformata in impulsi nervose. Essa è suddivisa in tre canali paralleli

1. scala timpanica e scala vestibolare contenenti perilinfa (tanto k poco Na)

2. dotto cocleare contenente endolinfa. Al suo interno si trova l’organo del Corti

1. nervo acustico

Dalla staffa, le vibrazioni passano alla finestra ovale (funzione simile alla membrana timpanica).

Le vibrazioni della finestra ovale mettono in moto l'endolinfa cocleare che a sua volta causa il

movimento della membrana basilare e di quella tettoria, innescando le cellule dell'organo del

2

Corti. Le cellule del Corti sono responsabili della trasduzione delle vibrazioni meccaniche in

segnali neuronali grazie alle cellule ciliate che percepiscono il movimento della membrana

basilare.

3. Apice m.b.  basse frequenze

4. base m.b.  alte frequenze

Le cellule ciliate sono un fascio di ciglia con prolungamenti filiformi (stereo ciglia) disposti in

ordine di lunghezza (chinoglio: stereociglio più alo)

1. fascio di ciglia spostato in direzione del chinoglio aperture canali K+  depolarizzazione 

apertura dei canali Ca2+  rilascio del neurotrasmettitore.

2. facsio ciglia spostasto in direzione opposta al chinoglio iperpolarizzazione  chiusura

canali.

A conversione avvenuta, entra in gioco il nervo cocleare, che raccoglie gli impulsi nervosi

neogenerati e li invia al lobo temporale del cervello. Nel lobo temporale del cervello, ha luogo la

rielaborazione degli impulsi nervosi e la generazione di una risposta adeguata.

4. Funzioni glutammato e caratteristiche elettrochimiche dei suoi recettori postsinaptici.

Il glutammato è un aminoacido e fa parte dei neurotrasmettitori a basso peso molecolare.

I neurotrasmettitori si muovono su due assi principali: il Glutammato e il Gaba che creano

equilibrio tra attivazione e inibizione. Il Glutammato infatti è il più importante neurotrasmettitore

eccitatorio, mentre il Gaba è il più importante inibitorio. Esso genera sinapsi glutammatergiche

asso-dendritiche, generate soprattutto da neuroni di proiezione

E’ presente i tutte le cellule del corpo, essendo distribuito su tutto l’asse neurale.

Funzioni principali: riguardano la motilità, la memoria, aspetti patologici (epilettogenesi,

allucinazioni, neurotossicità, ecitotossicità: troppo Glu)

Esistono 4 principali recettori del glutammato sono:

NMDA (principale) N-metil-D-aspartato

1. AMPA

1. Kainato

2. Recettore metabotropico mGlu

3.

Tutti questi recettori depolarizzano il potenziale di membrana e sembrano possedere un certo

grado di cooperativita’.

̀

A seconda dell'agonista che li attiva, i recettori ionotropici possono essere suddivisi in due

sottoclassi che cooperano per la produzione di una buona funzionalità elettrica del neurone.

1. NMDA attivati sia dal glutammato che dall'NMDA (N-metil-D-aspartato).

Generano un PdA rapido e intenso

Sono inattivi in presenza di ioni Mg++ che bloccano il canale per Na e Ca. Il Mg libera il

canale con la depolarizzazione indotta dai recettoi AMPA

2. non-NMDA attivati dal glutammato, kainato (acidoo kainico) ed AMPA

Generano un PdA meno intenso ma peristente

5. Principali strutture sistema limbico e loro funzioni.

Il sistema limbico è una formazione filogeneticamente antica, si tratta un insieme di strutture

cerebrali insieme di circuiti neuronali presenti in parti del diencefalo e del telencefalo. Il suo

scopo è quello di mantenere e conservare la specie (emozioni, olfatto, comportamento,

memorizzazione, manifestaizoni vegetative). Nell’uomo, le strutture del sistema limbico sono:

Componenti corticali:

▪ ippocampo, il giro paraippocampale e il giro del cingolo.

L’ippocampo ha una funzione importante nella memoria a lungo termine, nella

navigazione spaziale, e nell’apprendimento (magazzino di memoria)

▪ corteccia cingolata (area mediale corteccia frontale) dolore e aggressività

Componenti sottocorticali:

3 1. talamo centro di smistamento che rielabora e smista le info

2. ipotalamo (nel diencefalo) ha una funzione di controllo sul sistema nervoso autonomo,

intevriene sul controllo delle funzioni vegetative e risposte fisiologiche (fame, sete, sesso e

risposte comportamentali legate al pericolo.) E’ connesso con l’ipofisi e controlla la

produzione degli ormoni.

3. amigdala (nel telencefalo) ha un importante ruolo nel comportamento emozionale (in

particolar modo riguardo la paura), nell’apprendimento e nella memoria emozionale

▪ Sistema olfattivo

Le aree del sistema limbico formano circuiti complessi che insieme giocano un ruolo essenziale in

alcune funzioni cognitive superiori.

In particolare si può individuare un percorso interno al cervello che sembra implicato nel controllo

corticale dell’emozione.Questo percorso prende ora il nome di Circuito di Papez e segue

quest’ordine:

3. 1. Ipotalamo (funzioni vegetative, espressione delle emozioni)

4. 2. Nucleo talamico anteriore (reattività emozionale)

5. 3. Corteccia cingolata (dolore, regolazione dell’aggressività)

6. 4. Ippocampo (memoria)

6. Classificazione principali neurotrasmettitori a basso peso molecolare.

I neurotrasmettitori sono l’elemento che permette ai neuroni di comunicare legandosi e attivando i

loro specifici recettori. In base alle loro dimensioni possiamo distinguere

Alto peso molecolare ad azione lenta ma potente

polipeptidi (catene di amminoacidi) sintetizzati dai ribosomi del corpo cellulare, sono trasportati e

processati attraverso il reticolo endoplasmatico e il Golgi e successivamente trasferiti (all’interno di

vescicole di trasporto) fino al bottone sinaptico.

Basso peso molecolare (derivate da singoli amminoacidi) e ad azione rapida

Vengono sintetizzati da enzimi che si trovano nel bottone presinaptico: gli enzimi che ne

determinano la formazione sono prodotti nel corpo cellulare e per diffusione raggiungono il

bottone presinaptico. Dopo essere stati sintetizzati i neurotrasmettitori mediante trasporto attivo

sono assorbiti all’interno delle numerose vescicole presenti nel terminale sinpatico

Si possono suddividere in 4 classi a seconda della loro composizione chimica:

1. Aminoacidi:

7. Glutammato eccitatorio

8. Aspartato

9. GABA inibitorio

10. Glicina

2. L’Acetilcolina (Ach): eccitatorio, presente in: SNA, sinapsi neuromuscolari, SNC  vie

colinegriche: prosencefalo-basale (n. Meynert), ponto-mesencafalica (tronco encefalico)

3. Ammine Biogene: si dividono a loro volta in:

1. Catecolammine caratterizzate dall’avere tutte lo stesso precursore (“Tirosina idrossilasi”)

- Dopamina (subst Nigra, area tegm ventr mesencefalo) carenza Parkinson

- Noradrenalina eccitatorio (locus coeruleus nel tronco encefalico)

- Adrenalina

1. Serotonina: implicata nella motilità, emostasi, sonno/veglia, sesso, termoregolazione…

(nuclei del Rafe)

2. Istamina

1. Derivati Purinergici: (Adenosina, ATP).

7. Descrivere i recettori somato-sensoriali.

I recettori somato-sensoriali si dividono in cutanei e sottocutanei. In base alle funzioni svolte

questi recettori possono essere divisi in:

2. Nocicettori e termocettori Terminazioni nervose libere, ramificate e amieliniche (i rami

4 ammielinici di queste si ramificano nelle regioni superiori e inferiori del derma. )

3. Meccanocettori Sensibili a stimoli meccanici , tatto e pressione ma anche percezioni

relative alle condizioni del nostro corpo

1. Dischi di Merkel: fibre ad adattamento lento. Sono localizzate all’apice delle creste

cutanee, possiedono la p iù alta risoluzione spaziale rispetto alle altre fibre. Sono

altamente sensibili a punti, spessori e curvature.

2. Corpuscoli di Meissner: fibre ad adattamento rapido. Sono vicini alla superficie cutanea e

quindi sensibili ma non precisi come le fibre precedenti. Sono sensibili alla vibrazione che

si verifica con il contatto di una superficie ruvida e sono responsabili della sensazione di

slittamento di un oggetto sulla pelle

3. Corpuscolo di Pacini adattamento rapido. Localizzati nello strato profondo del derma. Il

contatto e la presaprobabilmente dipendono da questi recettori.

4. terminali di Ruffini, sono strutture incapsulate allungate con un aspetto fusiforme e sono

localizzate in profondità della cute, ma anche nei legamenti e nei tendini, sono sensibili allo

stiramento cutaneo

Considerando un campo recettoriale grande i recettori che il nostro organismo utilizza sono i

corpusocli di Pacini e le afferenze di Ruffini. Considerando un campo recettoriale piccolo invece si

utilizzano fibre afferenti di Merkel e le afferenze di Meisner.

Nonostante la loro grande varietà tutti i recettori deputati alla sensibilità somatica funzionano nello

stesso modo: gli stimoli applicati sulla pelle deformano o modificano le terminazioni nervose,

influendo sulla permeabilità ionica della membrana dei recettori. Queste modificazioni creano un

potenziale di recettori che a sua volta innesca potenziali d’azione. Il processo complessivo prende

il nome di trasduzione sensoriale. La qualità dello stimolo è determinata dalle proprietà dei

recettori e dalla posizione dei loro bersagli centrali. La quantità invece è data dalla frequenza di

scarica dei potenziali d’azione.

8. Descrivere i recettori propriocettivi.

I recettori propriocettivi, detti anche cinestetici, sono i recettori da cui dipende la propriocezione,

sono quindi sensibili alle variazioni delle posture, dei movimenti del corpo e dei segmenti corporei,

dello stato d contrazone dei propri muscoli. Tali recettori inviano impulsi che attraverso il midollo

spinale giungono alle aree cerebrali deputate alle informazioni sulla posizione e sul movimento.

Fusi neuromuscolari

Recettori di stiramento (informano il SNC circa lo lo stato di allungamento del muscolo) localizzati

all'interno della muscolatura striata-volontaria e disposti in parallelo con le fibre muscolari.

Sono molto più densi nei muscoli che controllano l’attività fine (mani, occhi). I fusi sono strutture

piccole, di forma allungata; sono costituiti da una capsula di tessuto connettivo che avvolge un

gruppo di piccole fibre muscolari dette fibre intrafusali, sia sensitive (afferenti) sia motrici

(efferenti)

­ estremità delle fibre: sono contrattili, e si contraggono sotto l’azione del motoneuroni

gamma da cui sono innervate. Il ruolo dei motoneuroni gamma è quello di aggiustare la

sensibilità dei fusi neuromuscolari allo stiramento: quando i motoneuroni gamma

scaricano, l'estremità delle fibre si contraggono e si accorciano.

­ parte centrale delle fibre: è avvolta da terminazioni di neuroni sensoriali che sono

sensibili allo stiramento. Questi neuroni sensoriali proiettano al midollo spinale e fanno

sinapsi direttamente con i motoneuroni alfa che innervano lo stesso muscolo entro cui si

trovano i fusi da cui viene l'afferenza.

Quando un muscolo è alla lunghezza di riposo: la porzione centrale del fuso è abbastanza stirata

da attivare le fibre sensoriali, grazie a ciò anche un muscolo a riposo mantiene sempre un certo

livello di tensione (tono muscolare.)

Quando un muscolo è in movimento: come il muscolare si stira, anche i fusi si allungando e

causa un aumento della frequenza di scarica della fibra sensoriale. Questo innesca la

contrazione riflessa del muscolo, facendo sì che la lunghezza del muscolo rimanga costante

5

ed evitando un danno da eccessivo stiramento. Questo riflesso, in cui l'allungamento del muscolo

innesca una risposta contrattile che ne mantiene costante la lunghezza, è detto riflesso da

stiramento o riflesso miotatico

Il compito dei motoneuroni gamma è è di aggiustare la sensibilità dei fusi neuromuscolari in base

al grado di stiramento, in modo tale che essi rimangano attivi anche quando il muscolo è

accorciato. Tutto ciò è reso possibile dalla cosiddetta co-attivazione alfa-gamma, cioè dalla

simultanea contrazione delle fibre fusali ed intrafusali: Mentre il muscolo, innervato dal

motoneurone alfa, si accorcia riducendo la tensione sulla capsula fusale, la contemporanea

attivazione delle fibre intrafusali, garantita dalla co-attivazione gamma, mantiene attivo il fuso

neuromuscolare, contrapponendosi al rilascio di tensione.

Organi tendinei del Golgi

recettori di tensione: rilevano il grado di tensione sviluppato, innescando un riflesso che porta al

rilasciamento muscolare

Sono recettori sono localizzati a livello della giunzione tra i tendini e le fibre muscolari;

rispondono principalmente alla tensione sviluppata dal muscolo durante la contrazione isometrica,

e causano un riflesso di rilassamento. Questo è l'opposto di quanto succede per i fusi

neuromuscolari, che provocano una contrazione fissa. Gli organi tendinei del Golgi sono costituiti

da terminazioni nervose libere, intrecciate tra fibre di collagene all'interno di una capsula di

tessuto connettivo. Quando il muscolo si contrae, i tendini si stirano e questa contrazione

sottopone a una trazione le fibre collagene dell'apparato del Golgi, determinando una pressione

sulle terminazioni sensoriali dei neuroni afferenti causando la loro attivazione. L'attivazione

dell'organo tendineo del Golgi ha un effetto inibitorio sul motoneurone alfa che innerva il

muscolo, quindi la contrazione muscolare diminuisce o cessa.

9. Via somato-sensoriale delle colonne dorsali.

Le vie somatosensoriali sono vie nervose afferenti sensitive che trasmettono impulsi della

sensibilità tattile, propriocettiva, termica e dolorifica (derivanti da stimoli meccanici) provenienti

dalla porzione controlaterale del corpo.

Tutte le info sensitive passano dal talamo che si occupa di rielaborarle e smistarle

Le info sensitive coscienti arrivano alla corteccia cerebrale

- Le info sensitive non coscienti arrivano a cervelletto e tronco dell’encefalo

-

La principale via sensitiva responsabile della trasmissione degli impulsi della sensibilità

tattilepropriocettiva (conscia) è la via delle colonne dorsali -o lemnisco mediale, il cui mediatore

chimico principale è il glutammato.

L’impulso parte dalle colonne dorsali, dove ha origine il fascio di fibre.

fascicolo gracile: fibre che inviano info relative ad arti inferiori, sono situate nella porzione

1. mediale e terminano nel nucleo gracile

fascicolo cuneato: fibre che inviano info degli arti superiori (collo, testa) in fasci laterali,

2. terminano nel nucleo cuneato.

Appena uscito dai nuclei bulbari (cuneato e gracile) delle colonne dorsali, lo stimolo risale lungo le

fibre e raggiunge il bulbo e fa sinapsi con il 2° neurone della sensiilità. I 2 fasci, mediante le fibre

arcuate profonde si incrociano (diventano controlaterali) e formano un grande fascio: il fascio

del lemnisco mediale. Gli assoni del fascio, passando per il ponte e il mesencefalo, risalgono

fino al al talamo. Al livello del talamo, le fibre di ciascuna porzione del lemnisco mediale fanno

sinapsi con il 3° neurone della sensbilità nel nucleo ventrale posteriore laterale (VPL) del

talamo, che elabora ulteriormente le afferenze somatosensoriali prima di inviarle infine alla

corteccia sensoriale primaria e secondaria.

6

La via sensoriale ha quindi 3 stazioni:

• dai recettori ai nuclei bulbari (recettori, colonne dorsali, fascicoli gracile/cuneato)

• dai n. bulbari al talamo (nuclei gracile/cuneato, fasci delle fibre arcuate profonde,

lemnisco mediale, VPL del talamo)

• dal talamo alla corteccia

facsicolo lemnisco mediale talamo (diencefalo) corteccia

cuneato/gracile (SNP) (tronco encefalico) (telencefalo)

10. Afferenze somato-sensoriali e loro relazione con il marcatore somatico di Damasio.

Esistono due diversi circuiti nervosi, ognuno dei quali è specializzato nel trattamento di un diverso

tipo di informazione: informazioni cognitiva e informazione emotiva.

Tuttavia questi 2 sistemi sono del tutto distinti ma sono integrati. L’integrazione tra le informazioni

di tipo emotivo e quelle di tipo cognitivo è dovuta principalmente alla corteccia prefrontale e

all’amigdala.

L’assenza di una separazione netta tra emozione/cognizione è stata quindi sostenuta da numerosi

studiosi, in primo luogo dal neurologo Antonio Damasio che, partendo da casi clinici di pazienti

con aree cerebrali lesionate, ha sviluppato una teoria sull’influenza dell’emozione sui processi

decisionali: la ragione sarebbe guidata dalla valutazione emotiva delle conseguenze dell’azione,

e la mente umana sarebbe predisposta ad elaborare risposte affettivo-emotivo ai fini di

soddisfare le sue esigenze psico- fisiche.

Ogni decisione, secondo Damasio, richiede una valutazione dei costi e benefici delle diverse

opzioni.

Le alterazioni corporee indotte dal SNA che accompagnano le emozioni (manifestazioni motorio

somatiche e/o motorie viscerali come: sudore, accelerazione cardiaca, contrazione muscolare,

contrazioni gastrointestinali) fungerebbero da marcatori che ci permettono di identificare le

conseguenze favorevoli/sfavorevoli delle nostre azioni.

Il marcatore somatico costituirebbe dunque un meccanismo per cui

3. Le emozioni risultano dall’interpretazione delle risposte somatiche in risposta a determinati

stimoli ambientali

4. Ogni esperienza viene etichettata come piacevole/spiacevole

5. Ogni esperienza viene poi associata al contesto ambientale che ne ha causato

l’insorgenza

6. Si forma il marcatore somatico La coloritura emotiva scatenata dalle memorie emotive di

esperienze pregresse, quindi, ci informa delle possibili conseguenze di una azione.

Fissare e riconoscere i marcatori somatici, richiede quindi il corretto funzionamento sia delle aree

piu “profonde” del cervello attive durante i processi emotivi (amigdala), ma anche della corteccia

̀

cerebrale, in particolare la regione prefrontale.

11. Descrivere coni e bastoncelli in relazione alla via magno cellulare e parvocellulare.

Coni e bastoncelli sono due fotorecettori presenti nella retina. Essi si distinguono per forma, per il

tipo di fotopigmento che contengono, per la loro distribuzione nella retina e per le caratteristiche

delle loro connessioni sinaptiche.

1. I coni hanno un’alta risoluzione spaziale e temporale, quindi una maggiore visione

fotopica e cromatica.

2. i bastoncelli aventi una bassa risoluzione spaziale e temporale e un’alta convergenza,

infatti sono impiegati durante la visione notturna.

Nel nucleo genicolato laterale, l’elaborazione visiva è struttura in due vie parallele e separate, le

informazioni provenienti dai dalle cellule M e dalle cellule P, vengono smistate a zone diverse della

corteccia striata. via ventrale (del “WHAT”) Via dorsale (del “WHERE”)

7

sistema deputato il sistema parvocellulare controllato dal sistema magno cellulare

(strati del n.g.l. di piccola taglia) Le (strati del n.g.l. di grande taglia). Le cellule

cellule P sono connesse con un minor M sono connesse con un gran numero di

numero di recettori, piccoli campi coni e bastoncelli, hanno campi grandi

recettivi, risposte selettive x le diverse recettivi, risoste fugaci all’esposizione

frequenze d’onda, alta risoluzione protratta della luca, alta risoluzione

spaziale , risposte prolungate temporale

funzione informazioni sulla forma e sul colore di informazioni sul movimento di un oggetto o

un oggetto . su rapide variazioni di luminosità.

via Segue una via occipito-temporale Segue una via occipito-parietale

12. Descrivere , ventricoli e sistema cefalorachidiano.

Il cervello è forse l’organo più protetto del nostro corpo, in quanto è uno dei più importanti. Inoltre,

le sue parti sono molto delicate e siccome, specie in eta adulta, la capacita di rigenerazione del

̀ ̀

tessuto nervoso e molto limitata, la sua integrita deve essere preservata da possibili traumi.

̀ ̀

Allo scopo di ripararlo dagli urti vi sono diverse protezioni:

scatola cranica, costituita da tessuto osseo (ossa della volta, unite da suture, e ossa della

1. base) , lo ripara dagli urti, anche se non da quelli di forte intensità

Meningi 3 strati membranosi sotto le ossa del cranio che rivestono il cervello e il midollo

2. spinale:

dura madre esterna (tessuto cuoioso, fibroso, contiguo alle ossa del cranio)

3. aracnoide intermedia (più delicato, in sezione trasversale assomiglia ad una

4.

ragnatela al cui interno sono presenti i vasi sanguigni che arrivano alla corteccia

cerebrale

Tra l’aracnoide e la pia madre vi è lo spazio sub aracnoideo, ricco di liquor e

5.

vasi arteriosi

pia madre interna (quasi trasparente, aderisce alla superficie esterna dell’encefalo)

6. I ventricoli sono delle cavità dell’encefalo all’interno dei quali circola il liquido

7. cefalorachidiano. Il sistema dei ventricoli cerebrali è costituito da quattro venticoli:

due laterali (uno per ogni emisfero, da qui il liquido passa al terzo ventricolo)

8. un terzo ventricolo (comunicante con gli altri due tramite i foridi Monro; da

9.

qui il liquido passa al quarto ventricolo

un quarto (che comunica col terzo tramite il cosiddetto condotto di Silvio).

10.

il liquido cefalorachidiano, o liquor, viene prodotto da strutture dette plessi corioidei

presenti all’interno dei ventricoli.

Il liquor è una sostanza costituita da diversi elementi dotati di valenza metabolica e dà

informazioni utili circa il metabolismo e eventuali infezioni del cervello. Sostituisce il

sistema linfatico che non è resente nel SNC. Le sue funzioni sono:

mezzo di sospensione e protezione (fa galleggiare il cervello all’interno della

11.

scatola cranica, fornendogli un ulteriore riparazione dagli urti, esso infatti fa da

cuscinetto attutendo i colpi che accidentalmente vengono ricevuti sulla testa o sul

tronco e distribuendone l'impatto su tutta la superficie del cervello.)

mezzo di trasporto per gli ormoni

12. mezzo di escrezione di sostanze pericolose.

13.

Poiché il liquor viene prodotto in abbondanza è presente un efficace sistema di ricircolo

(riassorbimento e ricambio) che se malfunzionante causa idrocefalo.

13. Ruolo della corteccia frontale nei processi di memoria.

La corteccia frontale e quella prefrontale sono connesse con numerose aree cerebrali (tra cui

strutture del lobo temporale mediale, essenziale nella formazione di nuovi ricordi di tipo

dichiarativo e del loro trasferimento nella memoria a lungo termine), il ché permette loro di

8

ricevere una grande quantità di informazioni sia dall’ambiente esterno sia dall’interno

dell’organismo.

Uno dei metodi più efficaci per comprendere la funzione della corteccia frontale nei processi

mnemonici è stato lo studio di casi con pazienti che, in seguito a lesioni localizzate del cervello

presentavano disturbi settoriali della memoria.

In generale, il lobo frontale è coinvolto nella memoria dichiarativa semantica ed è sede dell’

esecutivo centrale, la struttura responsabile del controllo attenzionale della memoria di

lavoro. Esso è implicato nell’organizzazione delle info, nella fase di codifica e di recupero. Essa

sollecita:

• il giro del cingolo che funge da sistema supervisore/attentivo, ricerca le risorse per

elaborare le info

• la corteccia prefontale dorsolaterale che è attivata nei compiti di working memory, la

quale si occupa di elaborarere l’info mantenendola temporaneamente attiva per eseguire

compiti cognitivi complessi, per la risoluziome di problemi e per la pianificazione del lavoro.

La corteccia prefrontale risulta inoltre essenziale per l’apprendimento, infatti, persone con

lesioni prefrontali non riescono a mettere in atto nessuna strategia di acquisizione.

14. Ruolo della corteccia retro spleniale e parietale nei processi di memoria e loro relazione con

l’ippocampo.

Le cortecce retrospeniali e parietali hanno la funzione di consolidare le tracce mnestiche e

passare le memorie nella MLT , le informazioni producono delle tracce corticali e una

rappresentazione nella neocorteccia.

La corteccia parietale è implicata fortemente nel retrival della memoria episodica.

Secondo il modello della Dual attention hypotesis:

• la corteccia parietale posteriore (DPC), agisce in funzione top down (guidate da obiettivi)

• la corteccia parietale ventrale (VPC) funziona in bottom up.

Aree della corteccia parietale posteriore sono aree associative che integrano le informazioni

provenienti dalle varie modalità sensoriali e ricevono afferenze dai neuroni di altre aree cerebrali,

tra cui l’ippocampo. Infatti le suddette cortecce lavorano poi a stretto contatto con

l’ippocampo , che rende accessibili e permette di consolidare nella corteccia le nuove memorie

mnestiche. Queste strutture della corteccia parietale sono utili anche a vicariare in parte

l’ippocampo se esso dovesse venire danneggiato.

La corteccia retrospleniale gioca un ruolo importantissimo per quanto riguarda l’orientamento e la

coordinazione spaziale ed è quindi fondamentale per quanto riguarda la memoria visuo-

spaziale. Studi hanno infatti dimostrato come essa (assiieme a lobo temporale e ippocampo)

venga attivata in processi che utilizzano metodo dei loci.

L’ippocampo è necessario nella fase iniziale di codifica delle info e lavora assieme alle strutture

della corteccia temporale mediale nel recupero di ricordi non ancora consolidati.

Insieme formano il circuito posteriore della memoria, coinvolto nei processi di

14. integrazione dei processi mnemoci con quelli attenzionali

15. consolidamento della memoria episodica o autobiografica (ma non semantica)

16. consolidamento della working memory

15. Strutture cerebrali implicate nell’attenzione.

Il controllo attentivo coinvolge diverse aree cerebrali:

• Corteccia di associazione del lobo parietale: capacità di prestare attenzione agli stimoli

dell’ambiente esterno e interno

• Corteccia di associazione del lobo temporale: identificazione degli stimoli

9 • Corteccia di associazione del lobo frontale: scelta e pianificazione delle risposte

comportamentali

L’attenzione è perciò guidata sia da processi cognitivi top-down (come le aspettative, gli obbiettivi

e le conoscenze) sia da processi percettivi bottom-up (come le stimolazioni sensoriali).

Il modello di Corbetta e Schulman ipotizza che l’attenzione sia controllata da due sistemi:

• sistema Dorsale, centrato sulla corteccia parietale posteriore e sulla corteccia frontale

dorsale, implicato nella selezione cognitiva top-down delle info sensoriali e delle risposte.

• sistema Ventrale laterazzito nell’emisfero dx e centrato sulla giunzione temporoparietale

e sulla corteccia frontale ventrale, implicato nella rilevazione di eventi sensoriali rilevanti

dal punto di vista comportamentale.

I due sistemi interagiscono dal momento che il sistema ventrale funziona come sistema di allerta

che blocca l’attività cognitiva in corso, mentre il sistema dorsale determina la localizzazione fine

dello stimolo.

Inoltre, nell’attenzione sono implicati anche:

• la formazione reticolare del tronco encefalico (in particolare il sistema noradrenergico,

quello colinergico del prosencefalo basale) coinvolta nella veglia

• il circuito ventrale dei nuclei della base implicati più generalmente nell’appagamento, su

cui peraltro agisce la cocaina come inibitore della ricaptazione della Dopamina

• il giro del cingolo la parte anteriore sembra implicata nell’attenzione esecutiva (selezione

e monitoraggio delle risposte

16. Descrivere il modello funzionale di Corbetta e Schulmann (processi attentivi) e correlati

anatomici

C. e S., studiando le aree cerebrali implicate nei processi attentivi, hanno identificato la corteccia

parietale (in associazione con quella frontale) come fondamentale per “dirigere l’attenzione”.

Corbetta e Shulman hanno proposto che l’Attenzione sia Controllata da 2 Sistemi parzialmente

segregati: Sistema Dorsale Sistema Ventrale

localizzazio centrato sulla corteccia parietale lateralizzato nell’emisfero destro, centrato

ne posteriore e sulla orteccia frontale sulla giunzione temporo- parietale e sulla

dorsale corteccia frontale ventrale

funzione Selezione cognitiva (Top-down) rilevazione di eventi sensoriali rilevanti

delle informazioni sensoriali e delle (bottom-up) dal punto di vista

risposte. comportamentale .

orientamento volontario orientamento automatico dell’attenzione,

dell’attenzione, attivato in compiti di attivato durante il rilevamento di stimoli

controllo endogeno dell’attenzione. inattesi).

L’orientamento volontario ci permette L’orientamento automatico ci permette di

di scegliere gli eventi ambientali che rilevare eventi ambientali imprevisti e

ci interessano e sono utili per i nostri potenzialmente interessanti o pericolosi

scopi

Questi due sistemi funzionano assieme e interagiscono: il Sistema Ventrale funziona come

sistema di allerta, che rileva stimoli rilevanti ai fini comportamentali ma non è dotato di sensori

spazialmente fini; una volta che lo stimolo è rilevato, la sua localizzazione fine dipende dal

Sistema Dorsale. Esso agisce come circuito bloccante dell'attività cognitiva in corso in quanto il

soggetto deve adattare il sistema attenzionale sulla base della stimolazione ambientale. Dopo

aver rilevato lo stimolo si passa al sistema dorsale che lo seleziona e attua una risposta.

17. Il ruolo del Neglect nella comprensione dei processi attentivi e della funzione del lobo parietale

10

Le aree corticali di associazione mediano funzioni cognitive complesse e genararli, come la

capacità di prestare attenzione, pianificare… La descrizione di pazienti con lesioni corticali è stata

fondamentale per risalire alle funzioni delle principali aree corticali.

La sindrome di negligenza contolaterale evidenzia la rilevanza del lobo parietale destro nei

processi attentivi; essa ha infatti permesso di identificare la corteccia parietale, e in particolare il

lobo parietale inferiore, come la regione corticale primaria che controlla l’attenzione.

Il neglect è un disturbo dell’attenzione selettiva spaziale dovuto ad una lesione cerebrale, e

causa l’incapacità di percepire e prestare attenzione a oggetti nel campo controlare rispetto alla

lesione. Un fenomeno associato può essere l’anosognosia, ossi al’inconsapevolezza o negazione

della malattia.

La sindrome di negligenza controlaterale è specificatamente associata alle lesioni della corteccia

parietale dell’emisfero destro; infatti la corteccia parietale dx controlla l’attenzione verso

entramebe le metà, mentre l’emisfero sx (essendo specializzato nel linguaggio) controlla lo stato

attentivo principalmente verso il lato dx, pertanto gli effetti delle lesioni del lobo parietale sx

vengono compensate da quello dx.

Inoltre, nei casi più gravi, i pazienti affetti da neglect non sono solo carenti per quanto riguarda le

capacità attentivo del campo visivo sinistro, ma anche alla metà sinistra degli oggetti. Questo

suggerisce che l’attenzione dipenda da una cornice di riferimento ancorata alle posizioni e alle

dimensioni relative degli oggetti.

18. definizone di aprassia e correlati neurofunzionali

Le aprassie (Ideativa, Ideomotoria, costruttiva) evidenziano il ruolo dei lobi parietali

nell’organizzazione visuo-spaziale e visuo-costruttiva.

L’aprassia (deficit dell’organizzione gestuale) viene definita come un deficit nell’esecuzione di

movimenti ben appresi, in assenza di disturbi sensoriali o motori elementari, o, un deficit tale da

non poter essere spiegato in base ai disturbi sensoriali e motori che l’accompagnano.

Infatti, il paziente non riesce ad eseguire un gesto richiestogli dall’esaminatore, tuttavia è in grado

di compiere lo stesso gesto in risposta a sollecitazioni contestuali o a esigenze interiori: c’è quendi

una dissociazione tra il comportamento automatico e quello volontario.

Si tratta dunque di un disordine di pianificazione e programmazionedell’attività motoria complessa

volontaria (es: vestirsi, disegnare, allungarsi a prendere un oggetto…)

L’aprassia può riguardare diversi settori corporei impegnati nel movimento

1. Gli arti superiori

2. La muscolatura orale

3. La muscolatura assiale

Possono verificarsi diversi tipi di aprassia:

Deficit Sede della lesione:

aprassia ideativa crocicchio temporo-parieto-

il paziente non sa cosa deve fare.

In un’azione complessa, i singoli occipitale dell’emisfero di

movimenti sono eseguiti esattamente, sinistra

ma è compromessa la loro

concatenazione in un programma . E’

presente la dissociazione automatico-

volontaria.

Tipici errori:Perplessità, Maldestrezza,

Omissioni, Errori di localizzazione, Uso

erroneo di oggetti, Errori di sequenza

aprassia Il paziente sa cosa fare ma non sa area parietale inferiore

ideomotoria come farlo, non è in grado di tradurre la sinistra e nelle aree laterali

sequenza motoria che ha in mente. Il premotorie sinistre

disturbo riguarda quindi i singoli gesti,

11 mentre il piano generale è conservato

aprassia orale incapacità per i muscoli faringo-bucco- opercolari frontali sx

facciali a compiere un movimento a (maggioranza) o lesioni al

richiesta, mentre lo stesso movimento lobo parietale inferiore (1/3

può essere eseguito in via automatica dei casi)

aprassia costruttiva l’incapacità di costruire strutture aree parietali posteriori

complesse, ponendo gli elementi 1. cerebrolesi dx:

disturbo visuo-spaziale

costituenti nei corretti rapporti spaziali (disegni con

reciproci orientamento sbagliato e

con elementi disposti in

confusa relazione)

2. cerebrolesi sx:

disturbo di esecuzione o

di programmazione

(disegni semplificati)

19. Cellule Gliali e loro principali funzioni.

Le cellule della Glia sono cellule che formano, con i neuroni, il sistema nervoso. Hanno diverse

funzioni:

funzione nutritiva per i neuroni

3. regolazione metabolica dei neuroni (mantenimento della costanza dell’ambiente ionico)

4. modulazione della velocità di propagazione dei segnali nervosi

5. isolamento, sostegno e protezione dei tessuti nervosi.

6. modulazione dell'attività sinaptica attraverso il controllo della

7.

riassunzione e del metabolismo dei neurotrasmettitori

contributo al recupero di danni neuronali , agendo come cellule

8.

staminali, ossia promuovendo la rigenerazione dei neuroni danneggiati o bloccando la

neurogenesi dove la rigenerazione potrebbe risultare dannosa

Le cellule della Glia costituiscono circa l’85% del patrimonio cerebrale e si dividono in due gruppi

principali: macroglia e microglia. Possiamo più specificatamente individuare:

1. Gli Astrociti sono le cellule gliali più numerosi; hanno un ruolo di sostegno del neurone, di

costruzione della barriera ematoencefalica (è un filtro tra SNC e sangue: controlla

attivamente il passaggio di sostanze nutritive e altre molecole fra il circolo sanguigno e i

neuroni) e di regolazione del contenuto chimico dello spazio extracellulare (es: riciclo dei

neurotrasmettitori, regolazione concentrazione di ioni potassio…). Essi infatti sono molto

importanti nella regolazione della trasmissione sinaptica: recentemente è

stato scoperto

che possiedono dei recettori per i neurotrasmettitori, proprio come i neuroni, che

permettono loro di assorbire il neurotrasmettitore in eccesso regolando la comunicazione

tra neuroni. Non solo, il neurotrasmettitore rilasciato dai neuroni (l’effetto del glutammato è

quello più

studiato) fa in modo che gli astrociti possano rilasciare calcio nell’ambiente

circostante, in modo che questo stimoli altri astrociti ed il segnale al calcio si propaga

2. Gli Oligoendrociti e le cellule di Schwann producono mielina isolante attorno agli assoni,

aumentando la velocità di conduzione nervosa

1. Cellula oligodendrocita è nel SNC e mileinizza più assoni

2. Cellule di Schwann è nel SNP e mielinizza un solo assone.

1. La Microglia protegge i neuroni del sistema nervoso centrale, è costituita da macrofagi

specializzati, ovvero cellule spazzino in grado di effettuare la fagocitosi che protegge i

neuroni eliminando gli avanzi di neuroni e glia morti.

12 2. Glia staminali Capacità di proliferare e generare cellule gliali differenziate, precursori

cellulari e talvolta neuroni

20. Ruolo della mielina e descrizione dettagliata nella trasmissione saltatoria.

Il potenziale d’azione ha una velocità di trasmissione misurabile detta velocità di conduzione che

definisce il tempo necessario affinché il segnale elettrico possa propagarsi da un’estremità all’altra

del neurone. La mielina permette un aumento della velocità di trasmissione del potenziale

d’azione e un risparmio di energia (tanto è maggiore la quantità di mielina presente sull’assone,

tanto piu veloce è la trasmissione del segnale).

La mielina, una proteina prodotta dalle cellule di Schwann nel SNP e dagli oligodendrociti nel

SNC, isola infatti la membrana dell’assone riducendo la capacità della corrente di fuoriuscire

dall’assone.

La presenza o l’assenza della guaina mielinica influenza dunque la trasmissione del segnale:

4. assone amielinico: la propagazione del potenziale d’azione dipende da un processo di

conduzione passiva per cui gli ioni Na+ raggiungono il segmento di un assone adiacente

grazie alla difusione e alla forza elettrica. Si tratta di un processo più lento in quanto il PA

deve essere replicato a ogni segmento di assone.

5. assone mielinico: la mielina isola gli assoni in modo discontinuo, lasciando intervalli

regolari non mileinizzati (nodi di Ranvier). Il potenziale d’azione si genera solo nei nodi di

Ranvier., in questo modo il poteziale di azione salta da un nodo di Ranvier a quello

successivo, determinando una conduzione saltatoria del segnale.

+¿

In particolare, la mielina impedisce la fuoriuscita di ioni fino al nodo di Ranvier ,

¿

Na

qui, a causa della presenza dei canali voltaggio-dipendenti, gli ioni na+ generano un

potenziale d’azione.

Mentre le fibre mielinizzate conducono il segnale alla velocita di circa 100 metri/secondo, quelle

̀

senza la mielina conducono ad una velocita di circa 1 metro/secondo.

̀

Un esempio dell’importanza della mielina è la sclerosi mulitpla, una malattia del SN in cui si ha

perdita di mielina e la conseguente incapacita, da parte dei neuroni, di condurre efficacemente il

̀

segnale elettrico.

21. Canali ionici a porta potenziale e a porta chimica.

La membrana cellulare è una struttura a doppio strato costituita da proteine e lipidi idrofobici che

non permettono il passaggio di determinati ioni.

Gli ioni positivi (cationi K, Na, Ca) e negativi (anioni) possono attraversare la membrana

plasmatica solo attraverso i canali ionici, aperture selettive, senza spese di energie, che

influenzano l’equilibrio elettrico e chimico della cellula.

Le caratteristiche principali di questi canali sono la loro selettività (grazie alle diverse sequenze di

aminoacidi che compongono l’interno del canale, è permesso il passaggio solo di alcuni ioni) e la

loro apertura e chiusura in base alla conformazione delle proteine che li costituiscono.

I canali possono essere regolati da diversi meccanismi:

1. dal voltaggio (canali ionici con porta a potenziale) l’apertura e la chiusura del canale è

legata dalle variazioni del potenziale trans-membrana (sono quindi “voltaggio-dipendenti”).

Sono coinvolti nell’attivazione, propagazione e inattivazione del potenziale d’azione, nel

controllo della trasmissione sinaptica (rilascio trasmettitori), nell’omeostasi intracellulare

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marta.postit di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti anatomo-fisiologici dell'attività psichica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Brugnolo Andrea.

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