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L'itinerario filosofico di Jonas

L’itinerario filosofico di Jonas si sviluppa attraverso tre fasi principali: quella storico-filologica, dedicata agli studi sullo gnosticismo antico, quella scientifica, rivolta alla questione della natura vivente e tendente a costituirsi in una sistematica filosofia della biologia (o filosofia della natura), infine quella etica, ormai universalmente denominata etica della responsabilità. Le tre fasi sono tenute insieme dalla domanda: “Qual è il significato dell’esistenza dell’uomo nel mondo?”

Prima fase: Gnosi

Per quanto riguarda gli studi sulla Gnosi, risulta di fondamentale importanza l’influenza di Spengler, il quale aveva elaborato un paradigma per spiegare l’identità delle culture e le loro metamorfosi. Egli sostiene che non esistono culture universalmente valide, applicabili come paradigmi universali allo studio delle culture. Ogni fenomeno culturale va interpretato all’interno del contesto che lo ha prodotto ed al quale è connesso.

Le teorie morfologiche di Spengler rendevano possibile individuare dietro le manifestazioni storiche di fenomeni religiosi o culturali alcuni aspetti comuni. Al posto dell’immagine di una storia mondiale lineare, egli scorge una pluralità di civiltà che imprimono la propria forma all’umanità e che hanno ciascuna una propria idea e delle proprie passioni. Alla luce delle teorie morfologiche spengleriane, dunque, la Gnosi non sarebbe un movimento composito e sincretico. La Gnosi avrebbe alla sua base una caratteristica e specifica comprensione dell’uomo e del mondo, che la rende inconfondibile rispetto ad altre visioni del mondo.

La Gnosi avrebbe alcuni tratti caratteristici fondamentali che è possibile rintracciare dietro la complessa fenomenologia delle sue forme storiche. Tra questi tratti caratteristici va considerata innanzitutto la credenza nel carattere essenzialmente malvagio e alienato dell’esistenza materiale, un fondamentale dualismo anticosmico e la tendenza alla svalutazione del mondo superabile soltanto attraverso un processo di demonizzazione.

La teoria morfologica di Spengler contribuisce a far conoscere a Jonas l’anima profonda dello gnosticismo. La Gnosi si rivela come un fenomeno religioso singolare e universale allo stesso tempo. La singolarità è dovuta alla sua anima più intima e profonda, mentre l’universalità dalla sua capacità di assumere, attraverso il pluralismo delle pseudomorfosi storiche, varie forme. La Gnosi è stata per lungo tempo relegata nell’ambito di una pura ricerca di storia delle religioni ed è stata quindi considerata di scarso rilievo filosofico. In Jonas al contrario, lo studio dello gnosticismo, rappresenta una tappa fondamentale rispetto ai successivi sviluppi del suo pensiero. Il fenomeno gnostico si rivelerà un movimento religioso originale e utile anche per la comprensione filosofica dell’essere al mondo dell’uomo.

Ebraismo e filosofia: è possibile pensare dopo Auschwitz?

La filosofia del novecento è segnata in modo inconfondibile dalla presenza di pensatori ebrei. Persino alcuni dei più noti allievi di Heidegger, tra cui Arendt e Jonas, erano ebrei. Essi non riusciranno mai a comprendere la sua adesione al nazismo.

Per Jonas l’appartenenza alla tradizione ebraica riveste un ruolo fondamentale. La filosofia contemporanea, dopo la presa di coscienza di quello che è veramente accaduto nei giorni dell’Olocausto, è stata ancora più significativamente attraversata dalla questione ebraica. L’ebraismo ha infatti ripreso, trasformandolo nella sua intenzionalità fondamentale, il percorso heideggeriano intorno alla domanda “che cosa significa pensare?”.

Alla coscienza ebraica il domandare heideggeriano è apparso però troppo generico. Per questo la domanda è diventata “Che cosa significa pensare dopo Auschwitz?”. Il pensare, infatti, è un’attività specificatamente umana, dato però che non esiste l’uomo in generale, ma esistono solo gli uomini particolari, occorre liberare la domanda dalla sua genericità. Allora Auschwitz è contemporaneamente un luogo geografico che serve a ricollocare la domanda rispetto alla sua generica astrattezza, e qualcosa di più di uno spazio puramente geografico, è un nome associato a milioni di esseri umani ridotti ad oggetti senza nome. La determinazione temporale, il dopo, ci dice che il pensare non può ritornare alla situazione precedente. Il rapporto tra il pensiero e la vita costituisce un aspetto caratteristico dell’ebraismo. Nell’ebraismo è dunque impossibile concepire un disinteresse nei confronti del mondo, visto invece da tutte le posizioni nichiliste come luogo ostile e maligno.

Ebraismo e Gnosi

A partire dagli anni 30 nacque un dibattito in seguito alle pubblicazioni di Jonas sulla Gnosi, circa le presunte origini ebraiche del pensiero gnostico. Interessante, in questo dibattito, il confronto tra Jonas e Scholem, altro grande studioso ebreo della Gnosi. Sholem arrivò a definire lo gnosticismo come il caso più notevole di antisemitismo metafisico. Con questa affermazione dunque, anche lui condivideva la tesi della presenza, all’interno del movimento gnostico, di un fondamentale e insuperabile animus antiebraico.

L’interpretazione della Gnosi in senso filosofico, ha portato Jonas a conclusioni diverse da quelle che avevano assunto altri studiosi ebrei, tra cui lo stesso Sholem. Questi arrivava a parlare di uno gnosticismo ebraico senza arrivare a stabilire l’origine ebraica dello gnosticismo, ma in ogni caso rilevando contatti e affinità tra la mistica ebraica e lo gnosticismo del I e II secolo dell’era protocristiana. Jonas continua invece a vedere una fondamentale opposizione tra la religione ebraica e la religione gnostica, a causa dell’insuperabile dualismo gnostico tra Dio e mondo e quindi anche tra Dio e uomo.

Dio e il mondo: il mito della creazione

La questione del rapporto tra ebraismo e comprensione filosofica del linguaggio

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

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