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Riassunto esame di filologia semitica, prof. Moriggi, libro consigliato: Introduzione alle lingue semitiche, Garbini, Durand

Riassunto per l’esame di filologia semitica, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Marco Moriggi: Introduzione alle lingue semitiche di Giovanni Garbini e Olivier Durand. Gli argomenti trattati comprendono il capitolo 1,3 e 4.

Esame di Filologia semitica docente Prof. M. Moriggi

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ESTRATTO DOCUMENTO

La natura geografica e le vicende storiche rendono evidente che non bisogna

aspettarsi una lingua unitaria. Si hanno perciò una serie di dialetti differenziati in

misura ridotta. Dal punto di vista linguistico il cananaico costituisce una lingua

frazionata in una serie numerosa di varietà locali omogenee:

- Fenicia di Tiro e Sidone

- Ebraica di Gerusalemme

La forte compattezza linguistica è la conseguenza diretta dell’esistenza di una lingua e

di una tradizione letteraria unitaria che aveva radici nella cultura del 3 millennio a.C.

che riuscì a mantenersi anche dopo l’invasione amorrea. Questa lingua e quella

letteraria fornirono i modelli linguistici e letterari che durante il 2 millennio si

stabilirono nella terra di Canaan e, poiché a cultura cananea si sviluppò fino all’età

romana, il magistero intellettuale si esercitò anche sulle culture che pervennero a

livello letterario nel 1 millennio a.C.

Del cananaico va posta in attenzione, infine, il fattore cronologico. Il frazionamento

politico consentì il manifestarsi di successivi stati evolutivi in concomitanza

all’emergere di nuovi centri culturali.

1. Cananaico meridionale

Sotto questa designazione si hanno una serie di documenti che hanno in comune la

provenienza dalla Palestina e una relativa antichità. La loro brevità rende impossibile il

giudizio sulla loro omogeneità linguistica. Questi documenti sono:

- Glosse inserite nelle lettere provenienti dalla Palestina, datate al 14 sec. a.C.

- Brevi iscrizioni su vasi provenienti da Lachish, redatte in una scrittura proto-

cananaica che occupa una posizione intermedia tra quella proto-sinaitica e

quella fenicia. Databili 14/11 sec. a.C.

- Brevi testi in scrittura ugaritica trovati in Palestina e Cipro.

- Epigrafi su punte di frecce in scrittura fenicia; datazione incerta, fine 2 millennio

a.C.

- Frammento vocabolario trilingue (sumerico, accadico e cananaico), circa 13 sec.

a.C.

- Calendario di Gezer in scrittura fenicia, datato al 10 sec. a.C.

2. Fenicio

Fenicio non è altro che l’equivalente greco del semitico cananaico. Ponendo una

distinzione geografica e cronologica tra cananei e fenici si è voluta limitare

l’importanza storica e culturale della popolazione che ha creato la più originale delle

civiltà della lingua semitica.

I più antichi documenti in fenicio sono rappresentati da glosse di lettere provenienti

dalle città fenicie (14 sec. a.C.) e un paio di brevi testi in scrittura ugaritica (13 sec.

a.C.)

Il materiale epigrafico si ripartisce nelle seguenti varietà dialettali:

- Sidonio: dialetto delle città di Tiro e Sidone; documentata alla fine del 2

millennio a.C. fino al 2 millennio d.C. Rappresenta la forma classica del fenicio e

su usato come lingua internazionale. Da origine ad una variante occidentale, il

punico, che a contatto con latino e berbero subisce delle trasformazioni

notevoli.

- Gublita: dialetto della città di Biblo, documentato dal 13 sec. a.C. al 1 sec. d.C.

- Fenicio settentrionale: è documentato da poche iscrizioni provenienti da Cipro e

dalle colonie occidentali

- Fenicio meridionale: insieme della documentazione epigrafica fenicia del 1

millennio a.C. proveniente dal Libano e dalla Palestina. Il fenicio è anche la

lingua delle iscrizioni ammonitiche che in nulla si differenzia da quella delle

iscrizioni sidonie; solo l’onomastica presenta una certa autonomia che porta in

direzione del nordarabico.

La documentazione fenicia testimonia l’esistenza di varietà minori.

Il fenicio è una lingua epigrafica ed ebbe la sua prima grammatica scientifica nel 1837

ad opera di Gesenius.

La letteratura fenicia era piuttosto ricca ed originale ma non ne è rimasto nulla.

Potrebbe essere possibili ricostruirla attraverso materiale indiretto. I fenici sono gli

inventori del tipo di scrittura usata ancora oggi nella civiltà occidentale.

Perfezionata dai greci che, con l’aggiunta di vocali l’ha resa alfabetica, la scrittura

consonantica dei fenici nacque come una forma compendiaria della scrittura sillabica,

affidando ad un solo simbolo grafico il compito di indicarne quattro possibilità. Il

principio consonantico fu valorizzato nel paese cananeo nel 2 millennio a.C.

Dove fu inventata la scrittura consonantica non sappiamo; certo è che la presenza

culturale egiziana doveva essere forte. Quanto alla forma dei segni, quella che si

affermerà definitivamente e passerà ai greci, fu elaborata verso il 14 sec. a.C. che

però fu preceduta da un tipo più arcaico connesso con la scrittura proto-sinaitica e con

quella pseudo geroglifica di Biblo.

3. Moabitico

È un dialetto documentato da una sola iscrizione, la stele eretta dopo l’840 a.C. da

Mesha, re di Moab. Questo dialetto può essere considerato una forma di fenicio

meridionale appena differente da quella.

4. Ebraico

Dialetto cananaico formatosi intorno al 10 sec. a.C. nella città di Gerusalemme, ha

avuto la fortuna di assumere un importanza storica. Fu la lingua degli israeliti del sud.

L’ebraico è documentato epigraficamente nella giudea a partire dal 8 sec. a.C.; dei

testi biblici il più antico è il cantico di Debora.

Con la distruzione di Gerusalemme e l’esilio babilonese, l’ebraico venne sostituito

anch’esso dall’aramaico; dopo il 586 a.C. si hanno iscrizioni solo aramaiche.

L’ebraico rimane comunque la lingua della liturgia e della letteratura religiosa. La

rinascita politica si ebbe con i Maccabei e gli Asmonei che portarono con sé il tentativo

di restituire all’ebraico il ruolo di lingua parlata; questo restò confinato alle dotte

discussioni rabbiniche.

L’uso dell’ebraico come lingua scritta è continuato fino ad oggi: i tentativi di far

rivivere l’ebraico come lingua parlata sono riusciti con la creazione dello stato ebraico

e grazie anche ai moderni mezzi di comunicazione di massa.

L’ebraico attualmente parlato in Israele costituisce uno sviluppo dell’ebraico

medievale, degli ebrei di origine spagnola. L’ebraico medievale si basava su 4

tradizioni alto-medievali:

- Tiberiense; la più autorevole per motivi teologici

- Palestinese

- Babilonese

- Samaritana

L’origine di queste tradizione è dimostrata dal fatto che, sia adattamenti greci e latini

sia la bibbia ebraica in caratteri greci, testimoniano una pronuncia dell’ebraico dell’età

classica diversa da quella tiberiense.

Quello che è stato trasmesso dall’esilio babilonese in poi sono un gruppo di testi sacri:

la cosa importante era il loro contenuto ideologico. Di conseguenza, non è raro il caso

che una certa forma linguistica sia la conseguenza di una data interpretazione del

testo. Questo è stato l’approccio dei grammatici ebrei del medioevo.

Le frequenti incomprensioni del testo ebraico da parte dei traduttori greci forniscono la

prova della progressiva perdita del possesso della lingua. La lingua ebraica fu espressa

mediante la scrittura fenicia, consonantica e in età ellenistica la scrittura è aramaica.

Nel 2/1 sec. a.C. appare sporadicamente una forma schematizzata dell’antica scrittura

fenicia: poco dopo, questa scrittura fu fatta propria dai samaritani. Gli ebrei ortodossi

sono invece rimasti fedeli alla scrittura aramaica; nel medioevo da questa scrittura è

derivata una variante corsiva.

Yaudico

Tratto dal nome della popolazione, si designa la lingua di tre soli iscrizioni databili al 9

e 8 sec. a.C. provenienti dalla Turchia sud-orientale. Viene spesso considerato come

una forma arcaica e marginale dell’aramaico anche se lo Yaudico presenta alcuni

elementi che divergono da quest’ultimo. Usato insieme al fenicio, fu sostituito

dall’aramaico nella seconda metà dell’8 sec. a.C.

Aramaico

Tra le lingue semitiche l’aramaico è quella che può vantare la più lunga attestazione.

L’aramaico emerge come lingua scritta in Siria e in Mesopotamia intorno al 900 a.C.

delle tribù seminomadi che si sedentizzarono in queste regioni. Qui dettero vita a dei

piccoli stati che ebbero vita autonoma fino alla fine dell’8 sec. la progressiva adozione

dell’aramaico come lingua parlata sia da parte degli Assiri che dei Babilonesi sancì il

trionfo dell’aramaico, che rimase la sola lingua di uso corrente fino all’invasione araba.

Oggi solo alcune comunità cristiane e giudaiche conservano l’uso dell’aramaico.

Difficile è la classificazione cronologica, in quanto è impossibile precisare il momento

che dovrebbe seguire il passaggio da una fase all’altra, dimostrano che le fasi non

esistono. Un’altra grande suddivisione è quella tra aramaico occidentale ed orientale:

- Aramaico antico: insieme di varietà dialettale attestate in diverse località della

Siria e dell’Assiria dall’inizio fino al 700 a.C.

Lingua epigrafica, mostra la sua dipendenza stilistica dal fenicio e dall’assiro. I

primi secoli dell’aramaico d’impero rappresentano una continuazione

dell’aramaico antico.

- Aramaico d’impero: aramaico usato nel periodo dei grandi imperi, da quello

assiro a quello di Alessandro magno. L’emergere di nuove scritture e di

specifiche letterature in aramaico segna la vera fine dell’aramaico d’impero.

L’aramaico d’impero è definito da criteri cronologici più che linguistici. Presenta

anche volte varietà a livello diacronico e geografico; solo la Siria resta priva di

documentazione. Per l’evoluzione della lingua parlata ha avuto il suo peso

l’arrivo di nuove genti semitiche portatrici di un aramaico arabizzato.

L’aramaico d’impero ha natura epigrafica; esisteva però una certa produzione

Racconto

letteraria, la cui testimonianza più notevole ci è data dal e dai

Proverbi di Ahiqar. I capitoli scritti in aramaico del libro biblico di Ezra sono poco

databili dal punto di vista linguistico. Quanto alla natura del testo è

un’imitazione della lingua e dello stile della cancelleria achemenide.

I pochi frammenti originali non sono stati scritti prima del 2 sec. a.C. e riflettono

un aramaico giudaico.

- Nabateo: è un dialetto esclusivamente epigrafico, attestato dal 2 sec. a.C. al 3

sec. a.C. nell’area abitata dai nabatei. Considerato lingua scritta da genti che

parlavano arabo, il nabateo è una lingua parlata da popolazioni arabe ma

linguisticamente aramaiche. Le iscrizioni nabatee incominciarono ad essere

note nel 17 sec. e furono decifrate nel secolo successivo.

- Palmireno: dialetto epigrafico attestato a Palmira dal 1 sec. a.C. al 3 d.C.

Palmirena fu la più antica iscrizione semitica conosciuta in Europa; il palmireno

fu la prima lingua epigrafica ad essere decifrata.

- Hatreo: dialetto epigrafico usato nella città di Hatra dal 1 al 3 sec. d.C.

Sono state rinvenute una quarantina di iscrizioni scoperte ad Assur.

- Aramaico giudaico: unico dialetto in cui si riunisce tutto il gruppo delle varietà

aramaiche usate dagli ebrei dal 2 sec. a.C. all’11 d.C.

La conquista araba fece scomparire in breve tempo l’aramaico giudaico.

Rientrano in questo gruppo dialettale:

1. Aramaico del libro biblico di Daniele

2. Testi letterari da Qumran

3. Iscrizioni palestinesi

4. Letteratura targumica

5. Il talmud palestinese

6. Il talmud babilonese con le varie aggiunte

7. La letteratura midrashica

8. Le coppe magiche mesopotamiche

Elemento comune a tutte le varietà dell’aramaico giudaico è la presenza della

lingua ebraica biblica; questo fenomeno denuncia la natura dell’aramaico

giudaico. Si deve inoltre tenere presente la scarsa differenziazione dell’aramaico

che ne ha impedito il tentativo di definire il confine tra l’aramaico biblico e

quello palestinese. Esiste anche il problema dell’influenza della varietà

babilonese su quella occidentale. La documentazione che ci è giunta con una

veste babilonese; il tentativo di isolare il vero aramaico palestinese può

considerarsi fallito

Samaritano: linguisticamente inseparabile dall’aramaico giudaico, lingua usata

dagli ebrei del nord. I samaritani incominciarono a staccarsi da Gerusalemme

quando ottennero da Alessandro Magno di poter costruire il loro tempio sul

monte Garizim. Il distacco definitivo fu provocato dalla distruzione del tempio

samaritano nel 128 a.C.

Anche i samaritani usavano l’ebraico come lingua liturgica e a volte letteraria;

della lingua parlata non si hanno documenti fino alla Torah.

Il samaritano ha continuato ad essere usato fino all’età moderna per opere di

carattere storiografico. È, inoltre, caratterizzato da una forte presenza di

elementi ebraici. Caratteristica è la scrittura, una variante di quella fenicia

riesumata dai Giudei. La scrittura è attestata dal 1 sec. d.C.

- Aramaico cristiano palestinese: varietà palestinese usata dai cristiani in alcuni

testi del 5 secolo.

- Siriaco: varietà di aramaico della città di Edessa. Documentata dai primi anni

dell’era cristiana, assunse dignità letteraria nella seconda metà del 2 secolo con

opere cristiane e agnostiche. Questa attività letteraria cristiana fece di questo

dialetto un punto di riferimento della letteratura cristiana dalla Siria all’Iran.

L’invasione araba provocò una riduzione dell’uso parlato delle varietà

aramaiche orientali; il siriaco continuò come lingua letteraria.

Presenta tre tipi di scrittura: il più antico, affine alla scrittura palmirena, diede

luogo a due varietà usate dai giacobiti (occidentali) e dai nestoriani (orientali).

Si accompagnano alcune diversità linguistiche come l’aggiunta delle vocali

greche presso i giacobiti, di punti presso i nestoriani.

- Mandaico: nella Mesopotamia e nella parte occidentale dell’Iran erano parlate

varietà aramaiche. Il mandaico ha lasciato documenti epigrafici databili tra il 3 e

il 6 sec. d.C.

- Neo-aramaico occidentale: di questo aramaico parlato nella Siria centrale non si

hanno documenti. A questa mancanza di fonti scritte, positivo è il riscontro della

scoperta di alcune isole arameofone.

- Neo-aramaico orientale (neo-siriaco): numerose varianti dialettali parlate nel

Kurdistan e nell’Arzerbaigian. Non possiede molti scritti, ricevette forti impulsi

per diventare lingua letteraria solo nel secolo scorso. Non costituisce

ovviamente una fase recente del siriaco.

Tra i numerosi dialetti neo-aramaici quelli più importanti sono:

1. Urmia

2. Salamas

3. Van

4. Mossul

5. Zakho

Iscrizione di Deir Alla

Nel 1976 è stata pubblicata un scrizione, scoperta nel 1967 in Giordania. Databile

intorno al 700 a.C. l’iscrizione può essere paragonata allo Yaudico pur rivelando un tipo

linguistico che lo accumuna all’aramaico.

Nordarabico

Tra il 9 e il 7 sec. a.C. sul limite orientale dell’area semitica compare una serie di brevi

documenti epigrafici redatti in scrittura consonantica. Chiamate caldee, queste

iscrizioni costituiscono la più antica manifestazione di un tipo linguistico che si colloca

tra il semitico nordoccidentale e il semitico meridionale. Dal punto di vista linguistico

appare legittimo considerare il nordarabico unitariamente fino a quando la

documentazione non permetterà l’effettiva varietà all’interno di esso. L’autonomia

sembra essere quella delle iscrizioni proto-arabe. Le iscrizioni nordarabiche

incominciarono ad apparire alla fine del 6 sec. tali iscrizioni sono i primi documenti

delle popolazioni semitiche che penetrarono nella penisola araba grazie al cammello.

Furono i carovanieri nordarabici a mettere in contatto diretto la Mesopotamia con lo

Yemen. L’uso dell’articolo prefisso h(n)- rivela un rapporto diretto con il cananaico. Il

fatto di aver ricevuto la scrittura dai proto-arabi mostra i nordarabici in stretti rapporti

con le genti di Mesopotamia.

Le più antiche iscrizioni risalgono agli ultimi decenni del 6 sec. a.C. trovate nell’oasi di

Teim.

Posteriori sono quelle di Dedan dove il nordarabico dura fino al 1 sec. d.C.

Con il nome di thamudene vengono designate brevi iscrizioni diffuse sulla penisola

arabica che si collocano tra il 5 sec. a.C. e il 3/2 sec. a.C.

La poca differenza tra nordarabico e arabo favorì il passaggio dall’una all’altra lingua

in poco tempo, tra il 5 e 6 sec. d.C.

Sudarabico

Si sviluppa nello Yemen e Hadramut. I dati linguistici ci pongono in presenza di una

lingua semitica con molti tratti arcaci e innovazioni tipiche del 2 millennio a.C.

È possibile i ipotizzare che i sudarabici giunsero nell’Arabia meridionale nel 2 millennio

a.C., introducendo l’uso del cammello e promuovendo agricoltura intensiva mediante

la costruzione di dighe e canali. Quanto alle zone di provenienza, è possibile che si

mossero da nord-est. È probabile che la penetrazione semitica sia avvenuta ad ondate

successive: presenza dei Sabei e dei Himyariti. Questa stratificazione cronologica trova

conferma nella lingua: dialetto sabeo è il meno arcaico, lo himyaritico si colloca in una

situazione intermedia tra sudarabico e arabo.

Giunti nello Yemen i primi sudarabici organizzarono il commercio degli aromi. Verso il

600 a.C. giunsero i Sabei, che si fusero con i minei e i Qatabaniti e che, poco dopo,

formarono il regno di Etiopia.

Lo Yemen vide nascere un’architettura monumentale, scrittura monumentale e politica

imperialistica sabea. Dopo un lungo periodo di rivalità tra sabei e Himyariti, gli ultimi

prevalgono alla fine del 3 sec. d.C.

L’ultima fase della storia sudarabica vide guerre con lo stato etiopico di Aksum e un

periodo oscuro che terminò con la conquista persiana nel 570. Il sudarabico è

frazionato in dialetti:

- Sabeo: il più importante e diffuso tra i dialetti, è documentato per circa mille

anni. È il più evoluto rispetto agli altri dialetti.

- Mineo: dialetto delle città settentrionali dello Yemen

- Qatabanico: dialetto della regione orientale dello Yemen

- Hadrumutico: dialetto di Hadramaut

La lingua sudarabica scomparve dallo Yemen con l’avvento dell’islam. Già nel secolo

scorso si scoprì che i dialetti sudarabici erano ancora parlati nelle regioni costiere di

Hadramaut e Dhofar.

Ci sono alcuni dialetti che sono tutt’ora parlati:

a) Mehri con gli affini harsusi e bathari

b) Gibbali

c) Soqotri

Tutti subiscono la forte pressione dell’arabo.

Sembra da escludere un rapporto diretto con i dialetti dello Yemen, che appaiono più

nord arabizzati dei dialetti moderni. Il sudarabico antico ha incominciato ad essere

noto dal secolo scorso mentre quello moderno è di acquisizione più recente.

Himyaritico

Della lingua parlata dai Himyariti ci forniscono qualche notizia i grammatici aravi. Il

himyaritico era considerato un dialetto arabo, subì una forte arabizzazione prima di

scomparire

Arabo

Nel 3 secolo d.C. le iscrizioni nabatee del Sinai incominciarono a testimoniare la

presenza di una lingua caratterizzata dall’articolo propositivo -al: sono le prime

manifestazioni dell’arabo, il cui più antico documento è rappresentato dall’iscrizione

funeraria del re Imru’ al-Qays, datata al 328 d.C.

Che le origini storiche dell’arabo siano più antiche è reso possibile dalle attestazioni

dell’articolo -al. Fino a tutto il 5 secolo l’arabo doveva essere rimasto appartato. È

inevitabile porre il problema dell’identificazione dell’area originaria; si possono apporre

due argomenti:

a) La presenza dell’articolo -al nelle iscrizioni nabatee della penisola del Sinai e

l’uso della scrittura nabatea per la lingua araba: ciò presuppone un origine nella

penisola del Sinai.

b) I caratteri arcaici dell’arabo rispetto a lingue contemporanee o più antiche

trovano riscontro nell’arcaicità della cultura che s’inizia a scoprire nella stessa

zona.

Il primo vero testo in arabo è costituito dal corano. La lingua di quest’opera si ispira

direttamente a quella della poesia della Gāhiliyya; le parti di questa poesia risalgono

all’inizio del 6 secolo e sono perciò precedenti allo stesso corano. Manifestatosi tra il 6

e l’inizio del 7 secolo, l’arabo classico si presenta come una lingua raffinata e

arcaizzante, tipicamente letteraria. Questo arabo letterario affondava le sue radici in

parlate arabe in varianti dialettali. Già al tempo di Maometto nessuna tribù parlava più

di un dialetto corrispondente all’arabo classico. I dialetti entrano quindi in fase

neoaraba, perdendo la flessione nominale ed altri fenomeni fonetici e grammaticali.

È possibile che il 6 secolo segnò il passaggio dell’arabo parlato dal tipo classico a

quello moderno.

I problemi tra lingua classica e dialetti vengono impostati come: la prima è il frutto

maturo di una situazione linguistica anteriore al 6 secolo e destinata a permanere

fluida per diverso tempo. È dunque illusorio ricercare una koinè linguistica da cui si

sarebbero generati tutti i moderni dialetti arabi. In maniera sommaria i dialetti

possono classificarsi:

a) Beduini: varietà siro-arabe, mesopotamiche e maghrebine

b) Sedentari: arabi, iraqeni, Uzbekistan, siro-palestinesi, libanesi, egiziani,

sudanesi, maghrebini (maltese)

L’esistenza di dialetti accanto ad una lingua letteraria è fenomeno diffuso. Ciò che

caratterizza la diglossia araba è la radicalità che oppone i due poli linguistici. La lingua

letteraria di oggi è la stessa di 1500 anni fa. Risulta inevitabile un progressivo

allontanamento del parlato dalla lingua letteraria. Al dialetto non è pervenuta dignità

letteraria e il solo dialetto arabo ad essere diventato lingua è il maltese.

L’arabo classico presenta diversi motivi di interesse; degni di nota sono il

conservatorismo, che ha preservato fino al 500 d.C. fenomeni, e la capacità di

sviluppare al massimo certe tendenze alle lingue semitiche.

La scrittura araba consonantica è nata come manifestazione collaterale della scrittura

nabatea più recente. La maggiore ricchezza del sistema consonantico arabo ha portato

all’adozione dxi punti diacritici per distinguere consonanti diverse. L’arabo ha

regolarizzato l’uso della matres lectionis, per cui le vocali lunghe fossero scritte con i

propri segni consonantici. La scrittura più antica venne chiamata cufica: i segni si

sviluppavano in verticale e le estremità fogliate o floreali.

Dal 9 secolo la scrittura cufica venne sostituita da una forma corsiva, detta haskhi,

tutt’ora in uso.

Etiopico

A differenza dei sudarabici, gli etiopici appartengono ad una varietà delle etnie

melanoderme, il che presuppone un grande assorbimento dei portatori delle lingue

semitiche. La penetrazione semitica in etiopi è datata in epoca tarda, intorno al 500

a.C.

Poco prima della metà del primo millennio un gruppo di parlanti di lingue semitiche

affini tra loro si trasferirono da Hadramaut in Etiopia; qui vennero a contatto con le

popolazioni locali conservando però la propria lingua.

Di questi gruppi rimasero in contatto con i sudarabici e i nordarabici; questi ultimi

penetrarono in Europa portando la scrittura e venendo assimilati. Il contatto con

l’Arabia e con il mondo mediterraneo, gli etiopici del nord si organizzarono organismi

statali tra le quali emerse quello di Aksum.

a) La più antica manifestazione del geez, il nome della lingua, è costituita da

numerose ma brevi epigrafi, redatte in varietà etiopiche e di datazione incerta.

Altre monumentali appaiono nel 3 secolo a.C.

Nel 4 secolo si collocano le iscrizioni monumentali di Ezana.

Come lingua parlata il geez si estinse alla fine del 10 secolo con la fine del

regno di Aksum.

b) Tigrino: lingua attualmente parlata dove un tempo si parlava il geez. È una

lingua scritta dall’inizio del secolo scorso.

c) Tigrè: variante dialettale del geez che non è riuscito a diventare una lingua

scritta

La scrittura utilizzata per il geez e poi anche per il tigrino, deriva dalla forma assunta

in Etiopia della scrittura nordarabica thamudene

Amarico

La lingua degli Amhara è stata la prima ad uscire dall’oscurità che avvolge le origine

delle lingue etiopiche. L’amarico viene scritto nella tradizionale scrittura sillabica,

arricchita di una serie di segni per le consonanti palatalizzate.

Una variante dialettale dell’amarico è costituita dall’argobba, un linguaggio in

precedenza diffuso in Etiopia centrale. La sua documentazione è molto scarsa.

Hararino

Lingua etiopica meridionale parlata nella città di Harar. La lingua parlata differisce da

quella fatta conoscere dai manoscritti di opere religiose. È attualmente in regresso.

Guraghié

Una dozzina di dialetti etiopici meridionali sono parlati nella regione del Guraghié, a

sud ovest di Addis Abeba. Tali dialetti non rappresentano un’unità linguistica ma

appaiono piuttosto differenziati. Il Guraghié

Orientale sembra connesso con l’hararino; il Guraghié settentrionale con il gafat; un

gruppo autonomo è ritenuto il Guraghié occidentale.

Gafat

Lingua etiopica meridionale estintasi recentemente; possediamo un solo testo scritto

in caratteri etiopici del cantico dei cantici.

Capitolo 3

La classificazione delle lingue semitiche in un primo momento fu affrontata in maniera

geografica; infatti i semitisti si sono trovati d’accordo nel rilevare che un linea

generale la dislocazione geografica delle lingue si accompagnava ad una notevole

omogeneità di strutture.

L’area più antica di attestazione delle lingue semitiche è stata così divisa in una zona

meridionale e una settentrionale, nonché una occidentale e una orientale. Dei 4

quadranti così ottenuti quello sud-est è rimasto tutt’ora inutilizzato.

La divisione classica di Brockelmann e Moscati:

- L’accadico rappresenta da solo il semitico nord-orientale

- Il semitico nord-occidentale è costituito per Brockelmann da due rami:

cananaico e aramaico; per Moscati esso è ancora sostanzialmente unitario nel 2

millennio a.C. per biforcarsi in cananaico e aramaico solo nel 1 millennio

- Il quadrante sudoccidentale è anch’esso occupato da due rami: arabo

sudarabico ed etiopico.

Per altri studiosi il quadro risulta leggermente più articolato:

- Zona meridionale: viene riconosciuta piena autonomia al sudarabico

- Centro-settentrionale: attribuito l’aramaico

- Centro-meridionale: attribuita all’arabo


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in lingue e culture europee e extraeuropee (CATANIA e RAGUSA)
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Julie1402 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia semitica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Moriggi Marco.

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