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Libro di Dialettologia

Cap.1 L’ARABO E I SUOI DIALETTI

Lingua araba: due varietà distinte

Arabo classico forma scritta, letteraria, ufficiale

- Arabo dialettale forma parlata, raramente scritta, cambia da una zona all’altra,

- scarsa considerazione, usi letterari marginali e no ruolo ufficiale

Cap.2 LA TERMINOLOGIA IN USO

Uso dell’arabo classico perduto nei secoli. Unica eccezione maltese, oggi lingua

autonoma.

L’arabo classico, o la ىىىى

Quando viene usata la parola “arabo” ci si riferisce alla lingua ufficiale.

Sintetico vs analitico

Tipologia dell’insieme dell’arabo dialettale maggiormente analitica; Arabo classico

sintetico.

Sintetico = tipologia linguistica che tende ad esprimere i rapporti tra costituenti

dell’enunciato tramite espedienti morfologici.

Analitica = tipologia linguistica che lo fa a livello di sintassi.

Di tipologia analitica in arabo dialettale rispetto a quella sintetica del classico si può in

definitiva parlare soltanto a proposito dello stato costrutto.

Cap.3 CHE COS’E UN DIALETTO

Prestito dal francese dialecte è un termine dal greco dialektos = discussione,

conversazione, dibattito.

Definizione sincronica dialetto = sistema linguistico particolare usato in zone

geograficamente limitate.

Un dialetto per essere definito tale deve essere contrapposto ad una lingua

complementare di cui possa essere considerato satellite.

La frantumazione dialettale è la condizione naturale di tutte le lingue del mondo.

Per il linguista non vi è alcuna differenza strutturale fra una lingua e un dialetto.

Il dialetto non è una forma semplificata, meno che mai corrotta o storpiata della

- lingua

Il dialetto non è in alcun modo meno espressivo

- Il dialetto ha la propria grammatica

- Il dialetto non è, in sé, brutto o volgare

- Non esiste alcun criterio tecnico o oggettivo atto a determinare se un dato

- parlare sia una lingua o un dialetto

La differenza fra lingua e dialetto è di ordine prettamente SOCIOLINGUISTICO: la

lingua è quel dialetto che una data comunità di parlanti ha deciso di eleggere a rango di

standard di scrittura e di elocuzione.

Ogni lingua è quindi un ex dialetto.

Dialetto in prospettiva sincronica vs dialetto in prospettiva diacronica.

Al dialetto manca una norma codificata, strumenti di riferimento, atti a definirne la forma

standard presentata e/o ammessa come corretta e nella quale la comunità utente si

riconosca.

Cap.4 LA DIGLOSSIA

Nel mondo arabo convivono due forme ben distinte di arabo:

Arabo dialettale: varia in maniera più o meno sensibile non soltanto da un paese

1. arabo all’altro, ma da una zona all’altra all’interno di ogni stato arabo

Arabo classico: unitario dall’Iraq al Marocco, funge da iperidioma.

2.

Termine diglossia coniato nel 1886 dal linguista greco Ianis Psichari, ha seguito negli

ultimi decenni mutazioni semantiche.

Diglossia in un primo momento designava una situazione sociolinguistica in cui

convivessero non due lingue diverse, ma due aspetti diversi della medesima lingua. Ma

se non esistono criteri per decidere se un parlare è lingua o dialetto, allora risulterà

inaccertabile se si tratti di bilinguismo o diglossia.

In un secondo momento ci si accorse che in molte situazioni di diglossia il dialetto si

rivelava relativo ad un’altra lingua. Essendo arabo classico e dialetto della singola

regione araba considerati dai parlanti e dall’ideologia dominante non due lingue diverse,

ma due aspetti della medesima lingua, la situazione araba andava definita da un punto

di vista sociolinguistico, non di bilinguismo, ma di diglossia.

La definizione attualmente accettata:

Si ha bilinguismo dove

- Convivono due comunità, ciascuna avente A o B come prima lingua ereditata

1. e l’altra come seconda lingua acquisita

A e B abbiano possibilmente lo stesso raggio di azione e di funzioni

2.

Si ha diglossia dove

- Un’unica comunità condivida A e B di cui il primo è ereditato il secondo

1. acquisito

I parlanti attribuiscano ad A e B valori qualitativi diversi, ruoli sociali gerarchici

2. determinati ed ambiti di utilizzo: uno dei due viene detto lingua ed è usato

nelle situazioni improntate a serietà, ufficialità, solennità, formalità, l’altro

viene detto dialetto ed è riservato all’informalità.

La diglossia infine il più delle volte è conseguenza di imperialismo linguistico.

La situazione linguistica araba odierna non può essere definita altrimenti che come

quella di un autoimperialismo linguistico.

Cap.5 LA COMMUTAZIONE DI CODICE

In tutti i paesi del mondo la scelta da parte del parlante fra registro lingua e registro

dialetto è genericamente vincolata dalla situazione in cui questi si trovi: si parla in tal

caso di varianti diafasiche.

Ferguson 1959 fu il primo a dedicare uno studio sistematico alla diglossia araba: spiega

come le due forme linguistiche classico e dialetto non si distribuissero nella comunità

dei parlanti secondo ceti alti e bassi, né convivessero anarchicamente, ma fossero

ciascuna riservata a determinati contesti della vita sociale.

La sociolinguistica era nata in USA nel 1953 con il lavoro di Uriel Weinreich sulle lingue

a contatto.

Ferguson ha percepito la dimensione della variazione nell’uso della lingua non solo in

funzione del ceto sociale di appartenenza dei parlanti, ma delle situazioni sociali in cui

questi si trovino.

Lo slittare nella conversazione spontanea da un livello all’altro viene detto

commutazione di codice.

Nel parlare sorvegliato, lo slittamento verso B si rivelerà proporzionale alla carica

emotiva del discorso, all’improvvisazione, al desiderio di distendere l’atmosfera.

Nel parlare informale, l’innalzamento verso A è inteso a conferire un tono sentenzioso,

posato, categorico.

A e B sono due aspetti imprescindibili nella vita linguistica del diglotta: nessuno dei due

può realmente fare a meno dell’altro.

Per l’arabo la situazione è più complessa: A e B sono separati da un solco più profondo

e la fusha, mai di utilizzo spontaneo, ha subito attraverso i secoli un’evoluzione non

guidata dalla spontaneità e diversa da quella vissuta dalla lahja.

Le lahjat hanno sviluppato livelli alti e bassi all’interno delle stesse, senza che la fusha

venisse mai totalmente a fondervisi.

Cap.6 TRA ALLOARABI

Alloarabo indica chi arabofono parli un arabo diverso da quello della maggioranza, del

luogo in cui si trova, dal mio, ecc.

Situazioni di alloarabità:

Scambi occasionali fra alloarabi

- Scambi ripetuti fra alloarabi portati ad incontrarsi cronicamente per motivi di

- lavoro o viaggio

Scambi prolungati tra alloarabi residenti nello stesso paese

- Scambi domestici tra coniugi alloarabi

- Esposizione a dialetti alloarabi tramite mezzi di massa, ecc.

-

Operazioni che il singolo parlante deve tenere sotto controllo: capire, farsi capire.

Cap.7 IL MEDIANO E LA TRIGLOSSIA

L’emergenza del mediano

Ferguson avventava una previsione generale sul destino della situazione linguistica nel

mondo arabo: i vari dialetti si sarebbero progressivamente visti elevare a rango di

neolingue indipendenti ed ufficiali, sostituendo quindi la fusha e relegandola al ruolo di

lingua classica, disattivata ed obsoleta.

A molti è sfuggito che durante il periodo coloniale, accanto a lahja per la vita quotidiana

e fusha per l’identità e la tradizione, esisteva la terza alternativa della lingua europea

dell’occupante.

Con le indipendenze alla fusha sono stati riattribuiti una serie di ruoli, che prima erano

monopolio della lingua europea.

Durante il periodo coloniale la lingua europea rappresentava un livello di lingua medio

fra livello alto e livello basso, poi dopo le indipendenze era inevitabile che prendesse

forma un livello medio arabo, venuto in un certo senso ad elevare B e a dare maggior

disinvoltura ad A.

Nuova situazione di triglossia: la varietà di mezzo riceve in lingue europee il nome di

ىطسولا ةيبرعلا.

arabo mediano, cioè

L’arabo mediano non è una varietà chiaramente definibile di arabo, in quanto esso

rappresenta un atto linguistico individuale, momentaneo e condizionato da un

ventaglio di fattori, fra i quali la padronanza della fusha da parte del parlante.

Il mediano è costituito da una trama sintattica dialettale (caratterizzata dall’assenza

delle vocali brevi) in cui la fusha interviene marcatamente a livello di lessico e di

particelle (coordinanti, subordinanti).

Caratteristiche :

Assenza vocali brevi e tanwin

- = ىى ىىىى

Es un mio amico

- Espressione del complemento indiretto tramite preposizione li- non agglutinata

- alla forma verbale es ىى ىىى ىىىىى

Uso del hal invece del consecutivo

- ن أ

Ricorso al subordinante spesso facoltativo nei dialetti con verbi dichiarativi

- ّ ل ام

Negazione dell’imperfetto con invece che con

- Mancato ricorso al preverbio del presente

- Uso di un tema dimostrativo più classico

- ذ

Tentativo di restauro di da parte di un palestinese con risultato z

-

La formazione del mediano ha introdotto anche nel mondo arabo il fenomeno degli

allotropi lessicali: sono allotropi due vocaboli che condividono la stessa etimologia, ma

hanno avuto esiti fonetici differenti per via di trasmissione diversa, diretta la prima,

mediata dal linguaggio la seconda.

Il mediano si configura quindi per ora non come un neodialetto, ma come un livello di

lingua, varietà diafasica cui i parlanti ricorrono in situazioni di tensione.

Il tendere verso il modello fusha, condiviso dall’insieme dei mediani, fa sì che la

comprensione reciproca fra arabi dialettalmente differenziati, si riveli più agevole

quando ognuno elegga a tale scopo la propria varietà mediana.

Cap.8 LA TRANSGLOSSIA

Si ha transglossia laddove una comunità:

Condivida due lingue una delle quali è storicamente estranea al retaggio

- culturale della comunità in questione e vi è presente come eredità di un passato

coloniale

Intrecci l’uso delle due lingue a prescindere dalla situazione in cui si trovino i

- parlanti

Nel corso dell’ultimo secolo almeno la dinamica linguistica dell’arabo ha visto interferire

in misura marcata la pressione di due lingue occidentali in particolare: inglese e

francese.

In transglossia i parlanti commutano continuamente dall’una all’altra in maniera

apparentemente anarchica, senza specializzazione di ruoli o ambiti e senza che si riveli

possibile identificare contesti particolari per l’uso dell’una e dell’altra.

La transglossia può essere:

Interfrastica, i parlanti alternano enunciati in L e L1

- Intrafrastica, l’alternanza si realizza all’interno del singolo enunciato

- Traduttiva, il parlante ripete in L1 quello che ha appena detto in L o viceversa

-

In termini psicolinguistici la transglossia rappresenta un atto di duplice lealtà linguistica.

Cap.9 L’ARABO PARLATO ATTRAVERSO IL TEMPO

La lingua araba si sdoppia sin dai suoi esordi in due filoni ben distinti: parlato e scritto.

L’arabo classico, quindi la lingua scritta, può essere periodizzato nel modo seguente:

Arabo preislamico

- Arabo coranico

- Arabo medievale

- Arabo standard moderno

-

Tale periodizzazione dell’arabo classico è in realtà sostanzialmente inadeguata,

soprattutto se la si equipari a quella di altre lingue, occidentali e non.

L’arabo classico del Medioevo può venir detto arabo medievale, per motivi cronologici,

in realtà è una lingua che fondamentalmente riproduce l’ideale linguistico della fusha

coranica.

Cap.10 IL MEDIOARABO

Il medioarabo è quella forma di arabo scritto che vorrebbe essere in fusha ma che

presenta forti intrusioni di arabo parlato, cioè di dialetto.

La maggioranza degli arabografi è fatta di arabofoni di madrelingua, i quali non sono

mai di reale lingua materna fusha ma di lingua materna lahja.

Cap.11 LA GENESI DELLA FUSHA

Contraddizione:

non è concepibile che tutti i poeti della Jahiliyya siano ricorsi per le proprie

1.

composizioni artistiche ad un unico dialetto

è inverosimile ritenere che sull’intero territorio della Penisola araba fosse

2.

in uso una lingua monoliticamente unitaria

Unica via d’uscita è postulare che i poeti ricorressero non già alla propria parlata, nè ad

un dialetto appositamente eletto tra i tanti, ma ad un’apposita forma linguistica

sovradialettale letteraria.

Tutto ciò rende quindi lecito sospettare che già ai tempi del Corano fosse in nuce

l’odierna situazione linguistica di diglossia e che i dialetti arabi preislamici fossero

numerosi già allora.

Il cosiddetto arabo classico non sembra mai essere stato una lingua spontaneamente

parlata.

Tratti arcaizzanti della fusha come retaggi poetici : Dei vari tratti arcaizzanti presenti

بارعإ

nella fusha, quello più sconcertante è senz’altro rappresentato dallo ovvero la

declinazione nominale a tre morfemi casuali -u -a -i.

Tale declinazione è perfettamente semitica.

Il problema sta nel fatto che il tramandarsi dell’i3rab nell’evoluzione storica delle lingue

semitiche non è lineare, esso si è perso ed è poi ricomparso.

Queste considerazioni hanno portato il linguista egiziano Ibrahim Anis 1977 a sostenere

che l’origine delle vocali finali fosse puramente fonetica, e che i grammatici in seguito

riflettendo per analogia e cercando regole generali avessero propriamente inventato la

declinazione fusha riproducendo quindi casualmente il sistema anticosemitico.

Questa congettura implicherebbe però per coerenza che anche le alternanze -un/-in per

il plur.masch., -an/-ayn per il duale, ecc fossero risultate a loro volta da riplasmazione

analogica e cioè -un ricreato a partire da -in, -an a partire da -ayn, la qual cosa appare

in definitiva molto tirata per i capelli. Occorre ipotizzare che:

Una varietà arcaizzante di semitico orientale abbia conservato saldamente la

1)

declinazione durante il I millennio a.C

Essa si sia spostata in Arabia

2) Abbia servito da modello grammaticale della fusha

3)

L’unica pista possibile atta a suffragare tali ipotesi è quella delle migrazioni del I

millennio a.C che portarono genti mesopotamiche a stabilirsi nello Yemen ed impiantarvi

la civiltà sudarabica.

La fusha sarebbe così un modello linguistico di origine sudarabica.

La fusha in Arabia deve quindi con ogni verosimiglianza venir considerata sin dai suoi

inizi un registro di lingua unicamente poetico.

La fusha pertanto va concepita come il più antico e glorioso cimelio degli arabi

preislamici, cui essi erano legati da un rapporto sentimentale molto potente e che la

successiva sacralizzazione come lingua di Dio non ha fatto ovviamente che rafforzare e

giustificare ideologicamente.

A favore della fusha parlata: i grammatici medievali

Il Medioevo islamico ha visto fiorire una tradizione di studi grammaticali altamente

approfonditi e rigorosi, il cui iniziatore, il persiano Sibawayhi VIII sec. è unanimemente

considerato il maggiore.

Scopo primario dei grammatici arabi medievali era quello di scoprire, descrivere e

َ

ةحاص ف

raccomandare la autentica purezza della lingua araba.

َ

Eseguivano apposite indagini presso informatori beduini di passaggio nelle loro città di

residenza volte a raccogliere dalla loro viva voce la lingua autentica, da essi chiamata

برعلا ملك

.

È perfettamente plausibile che alcuni gruppi nomadi per via dell’isolamento sociale e

geografico derivante dalla vita beduina nel deserto, avessero conservato più a lungo

tratti linguistici arcaizzanti scomparsi più precocemente dal linguaggio dei sedentari.

Altrettanto poco convincente è l’ipotesi del falso storico e del complotto ideologico da

parte di tutti i grammatici.

Occorre quindi cercare di interpretare diversamente il pensiero di questi linguisti

medievali.

Se i grammatici andavano in ceca di fusha, essi non si affidavano al primo beduino

incontrato ma soltanto a quelli esperti in materia.

Cap.12 L’ORIGINE DEI DIALETTI NEOARABI. TEORIE

Coinè protodialettale accanto a una fusha parlata

Nel corso del &lsqu

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher itscay di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Dialettologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Bettega Simone.
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