Parte speciale di Economia
Cos'è l'analisi economica del diritto?
L'analisi economica del diritto è una scienza di nuova formazione che fonde insieme economia e diritto, nel senso che analizza sotto il profilo economico gli istituti giuridici più importanti (cioè quelli che studiamo nei nostri vari corsi). In particolare, ci chiediamo se ad esempio la struttura della norma (così come è congeniata) è efficiente oppure no, se raggiunge lo scopo oppure no.
Ovviamente economia e diritto parlano due lingue diverse, per cui c'è il rischio che l'una pregiudichi l'altra. Ci sono tanti modi per fare l'analisi economica del diritto: un primo metodo consiste semplicemente nell'applicare gli strumenti tradizionali dell'analisi economica agli studi giuridici. Gli strumenti principali dell'analisi economica sono:
- La logica dell'efficienza
- La logica dell'utilità
- La logica della razionalità
Chiaramente tutte le norme giuridiche in generale (ad esempio del diritto penale, del diritto costituzionale ecc.) rispondono anche ad un ideale di efficienza perché altrimenti il sistema collasserebbe. Ma il diritto è anche il dover essere della norma, quindi ha in sé un contenuto di valore che prescinde dall'efficienza. Ad esempio, possiamo chiederci se la pena di morte sia efficiente o meno per punire i criminali. Come sappiamo il nostro ordinamento, in questo caso, ha fatto una scelta che prescinde dall'efficienza, cioè ha deciso che la pena di morte non è ammissibile per ragioni etiche (e non per ragioni di inefficienza).
Noi sappiamo anche che l'economia è una scienza amorale, per cui non si pone il problema etico. Invece il diritto si deve porre tale problema. Quindi, quando analizziamo le norme giuridiche, anche dal punto di vista economico, anziché applicare gli strumenti tradizionali o quelli più nuovi dell'analisi economica (tra cui la teoria dei giochi), secondo una tesi più recente (che è quella di Coase e di Calabresi) dovremmo adattare gli istituti economici al fenomeno giuridico, cioè utilizzare gli strumenti che siamo abituati a conoscere ma sempre tenendo conto del fatto che stiamo maneggiando una merce delicata (che è appunto la norma giuridica).
Teoria dei giochi
Tale teoria dimostra che, in assenza di accordi tra le parti, le risorse comuni (e.g., terra, pesca, caccia ecc.) tendono ad essere eccessivamente sfruttate nel momento attuale. Il problema, ovviamente, peggiora man mano che aumenta il numero di persone che può sfruttare quella risorsa. Ciò ha fatto sì che all'iniziale proprietà comune si affiancasse la proprietà privata introdotta, appunto, per ragioni di efficienza.
I rapporti tra economia e diritto
I rapporti tra economia e diritto sono sempre esistiti. Molti filosofi, infatti, facevano rientrare l'ambito della "filosofia pratica" sia nell'economia che nel diritto; basti pensare a Platone, a Marx e tanti altri. L'economia preesiste al diritto, infatti mentre il diritto per poter operare presuppone l'esistenza di una società anche primitiva (cioè composta da almeno due persone); per l'economia, invece, è sufficiente anche un solo individuo. Per esempio, se Robinson Crusoe fa naufragio su un'isola deserta, di certo non avrà bisogno di norme giuridiche sulla stipulazione dei contratti, sull'omicidio, sulla proprietà ecc. perché si trova, appunto, da solo. Tuttavia, potrebbe aver bisogno di regole economiche al fine di utilizzare al meglio (senza sprecarle o danneggiarle) le risorse scarse che ha a disposizione per poter sopravvivere.
Dunque l'economia si basa su una logica di efficienza; il diritto, invece, è un fenomeno sociale che serve a regolare le relazioni tra gli individui affinché regni la pace. Ma come diceva giustamente Kant "la libertà del singolo finisce laddove inizia la libertà di un altro individuo". Quindi, mentre l'economia è la massima espressione della libertà, la legge ha il ruolo di fissare dei limiti a questa libertà sconfinata. Ad esempio, la concorrenza perfetta, in un mondo ideale, corrisponderebbe a un sistema giuridico di democrazia diretta perché tutti partecipano alla cosa pubblica e c'è un continuo ricambio tra governanti e governati. Ma, al tempo stesso, la concorrenza perfetta non potrebbe mai realizzarsi in un contesto giuridico non adatto, per esempio durante il periodo feudale si sviluppa un'economia chiusa (poco propensa agli scambi) perché era giuridicamente strutturata così.
Quindi l'economia influenza moltissimo il sistema giuridico di riferimento e, al tempo stesso, ne è influenzata. Non è un caso, infatti, che tutte le dittature (tutti gli Stati fortemente accentrati) poi si trasmettono in un'economia relativamente chiusa; basti pensare, ad esempio, al periodo fascista per l'Italia, quando l'economia era tendenzialmente chiusa, peraltro con ottimi risultati dal punto di vista economico. Invece le democrazie moderne, di solito, sono aperte agli scambi con altri Paesi e hanno visioni più liberali e più aperte alla concorrenza. [Tutte le dittature tendono a rafforzare il loro potere, anche dal punto di vista economico, chiudendo i collegamenti con l'esterno, compresi gli scambi commerciali].
Altra concezione del diritto (meno conosciuta rispetto all'enunciato di Kant) è quella di Elster, il quale paragona il diritto alle corde con cui Ulisse si lega all'albero maestro per resistere al canto delle sirene (dove il canto delle sirene rappresenta i nostri istinti). Se l'uomo si lasciasse trasportare dai suoi istinti andrebbe in rovina perché ci sarebbero guerre continue. Pertanto l'uomo intelligente si lega, cioè si dà delle regole, per resistere agli istinti. Gli istinti ci sono, Ulisse li vuole sentire, ma al tempo stesso vuole delle corde che lo proteggano dalla distruzione assoluta. E la legge funziona, appunto, come quelle corde.
Poi ci sono tantissimi altri autori che hanno parlato di diritto e di economia con varie concezioni del fenomeno Stato, basti pensare al "pessimismo sociale dell'homo hominis lupus" di Hobbes o alla visione ottimistica di Hume che parla della "razionalità cooperativa" cioè egli afferma che lo Stato nasce per una sorta di compromesso che gli uomini si rendono conto di dover raggiungere perché altrimenti sarebbe la fine. Quindi gli individui comprendono che una situazione di conflitto è dannosa per tutti, si danno delle regole e rinunciano a parte della loro libertà per ottenere una situazione di pace sociale e di regolamentazione dei loro rapporti che consenta loro di vivere meglio. La regolamentazione dei rapporti avviene tramite contratti e lo Stato diventa una sorta di arbitro e di controllore superiore che interviene solo laddove è indispensabile.
Anche Marx mette insieme diritto ed economia, parlando dell'economia come la struttura, e del diritto come la sovrastruttura cioè il diritto si basa sull'economia. Secondo Marx il diritto è lo strumento di cui si serve la classe al potere per rafforzare tale potere (in particolare i capitalisti, che riescono ad ottenere norme di favore da parte della politica da sfruttare contro il proletariato). Molto importante è anche la teoria dello "Stato minimo" di Nozick, il quale riprende il pensiero dei classici e sostiene che lo Stato dovrebbe intervenire, anche con la legge, il minimo indispensabile perché ogni qualvolta interviene va a limitare la libertà individuale. E siccome Nozick era un ultraliberista e riteneva che l'individuo fosse al centro di tutto e fosse in grado di autoregolarsi, lo Stato deve intervenire solo quando il mercato da solo non può funzionare (es. beni pubblici puri).
Quando guardiamo ai rapporti tra diritto ed economia, possiamo distinguere le norme giuridiche in due gradi categorie:
- Norme che incidono direttamente sull'economia come le regolamentazioni: se per esempio lo Stato interviene nel settore dei trasporti o della telefonia, e impone un prezzo, quella norma ovviamente ha un'influenza diretta sull'economia. Per esempio, la legge di stabilità è una legge economica ed è, appunto, uno di quegli interventi che ha un impatto diretto sull'economia, infatti stabilisce le imposte e tanti altri aspetti che vanno ad incidere direttamente sull'economia.
- Norme che incidono direttamente sul diritto (e indirettamente sull'economia) sono le norme del diritto privato, del diritto penale, diritto costituzionale ecc. Per esempio, se c'è una modifica al Cod. di Proc. Civ. ovviamente questa modifica non ha un effetto diretto sul mercato o sull'andamento della borsa, però un processo civile che può essere semplificato e accorciato grazie all'uso di norme diverse, può avere un effetto indiretto sull'economia perché può attrarre finanziamenti e può incentivare nuove attività economiche e di produzione perché la gente sa che in caso di controversie non bisogna aspettare 20 anni o 40 anni (come ora) per ottenere una risposta ma i tempi possono essere molto più brevi. Ad esempio, una normativa sui contratti semplificata e poco burocratizzata, ovviamente va a grande vantaggio delle imprese e può attivare anche imprese straniere in Italia. Invece norme troppo complicate scoraggiano. Quindi alla fine tutto torna utile o dannoso per il funzionamento del mercato.
L'analisi economica del diritto guarda ad entrambe le categorie di norme. Dal punto di vista statico, l'analisi economica del diritto è lo studio del comportamento umano come reazione alle norme esistenti. Dal punto di vista dinamico, l'analisi economica del diritto è lo studio del mutamento del comportamento umano in seguito all'emanazione di nuove norme.
A cosa serve l'analisi economica del diritto?
Serve a:
- Individuare i difetti di norme esistenti, in termini di orientamento del comportamento individuale
- Prevedere gli effetti che nuove norme di legge possono provocare sul comportamento individuale
- Scegliere tra più norme alternative quella che meglio realizza l'obiettivo del legislatore e della società
L'economia conosce una sola legge: la legge del mercato dove i presupposti, in concorrenza perfetta, sono:
- Numero elevatissimo di venditori con influenza nulla, pari a zero, sul prezzo. Le imprese per attrarre clienti abbasseranno il prezzo dei loro prodotti al livello minimo possibile, per cui anche il loro profitto sarà minimo;
- Numero elevato di compratori;
- Assenza di barriere all'ingresso di altre imprese quindi ci sono un'infinità di imprese ma se qualche altra impresa vuole entrare nel mercato non deve incontrare alcun costo di mercato in quanto l'entrata deve essere libera;
- Prodotto omogeneo cioè assenza di marchi, griffe ecc. Il prodotto per esempio le mele devono essere tutte uguali, tutte con lo stesso colore, la stessa forma, la stessa dimensione, lo stesso sapore ecc. quindi non c'è alcuna differenza. Se ci fosse una differenza, per esempio alcune mele con il bollino e altre no si parlerebbe di concorrenza imperfetta. QUINDI il prodotto deve essere "identico" al fine di impedire qualunque forma di preferenza verso un prodotto in particolare che possa determinare una posizione di monopolio per l'impresa che lo produce;
- Individui perfettamente informati, leali e razionali non ci devono essere problemi informativi: sia consumatori che venditori devono avere le stesse conoscenze sul prodotto.
Se tutte queste condizioni si verificano insieme, allora si ha un mercato perfettamente concorrenziale. Tuttavia il venir meno di una di queste condizioni, potrebbe rendere necessario l'intervento pubblico. Adam Smith, nelle prime pagine della sua opera intitolata "La Ricchezza delle Nazioni", sostiene che la concorrenza perfetta funziona bene in quanto nel sistema agisce una "mano invisibile" tale per cui ciascun operatore economico nel realizzare il proprio interesse personale arriva inconsciamente e indirettamente a realizzare anche l'interesse collettivo. Infatti Smith ricorda che i fornai e i macellai non lavorano per il nobile scopo di sfamare la popolazione, ma lo fanno perché sono spinti ciascuno da un loro interesse egoistico, pertanto vogliono attrarre clientela, sottraendola ai concorrenti e per farlo devono offrire prodotti di buona qualità a basso prezzo. In tal modo è come se operasse una "mano invisibile" che farà coincidere l'interesse privato (dei venditori) con quello collettivo (dei consumatori).
Ma Smith si rende conto dei limiti di questa teoria, e avverte: se i fornai e i macellai si riuniscono in segreto e fissano i prezzi allo stesso livello, allora la concorrenza viene meno. In questo caso occorre l'intervento pubblico dello Stato che deve garantire che questi accordi collusivi non si verifichino o che comunque non siano a danno dei consumatori. Quindi, anche in concorrenza perfetta, lo Stato ha un ruolo importantissimo, infatti deve controllare che tutto funzioni correttamente (e lo fa con leggi appropriate, che nel nostro caso sono le leggi che derivano dall'ordinamento europeo relative alla tutela della concorrenza, basti pensare all'antitrust, alla normativa sulle intese, alla normativa sulle concentrazioni, sugli accordi collusivi ecc.).
[NO: fallimenti del mercato, the Market for Lemons, Herding]. Abbiamo detto che la concorrenza perfetta viene meno quando manca una (o più di una) delle condizioni necessarie al suo verificarsi. Ipotizziamo che non ci sia informazione perfetta tra le parti. In questo caso si distingue tra:
- Asimmetria informativa cioè uno è più informato dell'altro e allora cerca di sfruttare le sue informazioni a danno della parte meno informata. Ad esempio, in un rapporto di "agenzia" un avvocato può sfruttare le sue conoscenze in materia giuridica a danno del suo cliente spingendolo a iniziare una causa dall'esito incerto solo per guadagnare la sua parcella;
- Oppure ci può essere una informazione incompleta cioè nessuno è totalmente informato, ma nessuno dei due ha più informazioni dell'altro, quindi sono entrambi disinformati nella stessa misura. Questa situazione è ben indicata dal gioco del dilemma del prigioniero (che potrebbe essere inquadrato nell'ambito della procedura penale).
Il dilemma del prigioniero
Due individui sono stati arrestati per aver messo in atto una rapina in banca a cui è seguita la morte di un dipendente (ucciso con un colpo di pistola). La polizia sa perfettamente che i due sono responsabili della rapina, ma non sa chi dei due ha sparato. Ora, lasciando perdere il diritto penale, secondo cui sono entrambi responsabili; noi sappiamo che c'è una prova sul reato minore (= la rapina), ma non sappiamo chi dei due è responsabile del reato principale (= l'omicidio). Allora, per spingerli a confessare, la polizia li torchia (interroga duramente) e li tiene separati in due celle di isolamento, senza alcuna possibilità di comunicare tra di loro. Pertanto ciascuno dei due non sa che cosa potrebbe dire l'altro. Quindi siamo in presenza di "informazione incompleta".
Ogni prigioniero può: o accusare l'altro di omicidio (o accusare se stesso, ma è molto difficile che lo faccia e non è molto conveniente!) oppure può rimanere in silenzio. Adesso impostiamo questo dilemma come se fosse un gioco, dove i giocatori sono proprio questi due prigionieri, i quali hanno a disposizione due possibili strategie tra cui scegliere: accusare l'altro o restare in silenzio. La combinazione della strategia scelta dall'uno e dall'altro darà luogo ad un risultato che, nel caso in esame, potrebbe essere una pena consistente in un certo numero di anni di carcere. Ovviamente entrambi i prigionieri vorrebbero minimizzare gli anni di carcere.
Tuttavia la pena a cui andranno incontro non dipende solo da quello che dirà il singolo individuo, ma anche da quello che dirà l'altro. SCHEMA: ipotizziamo che i prigionieri A e B non si accusino e rimangano in silenzio. In questo caso entrambi i prigionieri andranno incontro per esempio a due anni di carcere (che è la pena per la rapina). Non essendoci prove sull'omicidio, non possiamo condannare nessuno per omicidio.
Ipotizziamo, invece, che il prigioniero A non accusa, ma il prigioniero B accusa. In questo caso B non è accusato ma collabora con la polizia (perché sta parlando) quindi ottiene uno sconto di pena sulla rapina e va incontro ad un anno di carcere, e non può essere accusato di omicidio (perché A non lo sta accusando). Invece il prigioniero A andrà incontro alla pena massima (rapina + omicidio = per esempio 10 anni) perché viene accusato da B e inoltre, rimanendo in silenzio, non va incontro a nessuno sconto di pena per collaborazione.
Si verifica il caso opposto se B non accusa e A accusa: in questo caso è il prigioniero A ad andare incontro ad un solo anno di carcere (perché collabora e non viene accusato), mentre B non collaborando ed essendo accusato da A, va incontro alla pena massima (rapina + omicidio = per esempio 10 anni). Ora ipotizziamo che entrambi si accusino a vicenda: in questo caso non vanno incontro alla pena massima (perché si tiene conto della loro collaborazione) ma c'è la prova che ciascuno di loro ha partecipato all'omicidio (per esempio uno teneva la vittima e l'altro sparava).
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