Che materia stai cercando?

Riassunto esame di Diritto Commerciale Prof. Guizzi

Appunti di diritto commerciale basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Guizzi dell’università degli Studi di Napoli Federico II - Unina, facoltà di Giurisprudenza, Napoli Federico II - Unina. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto commerciale docente Prof. G. Guizzi

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

pagata), i debiti vengono qualificati come

legati al patrimonio dell’imprenditore .

crediti

Per quanto riguarda i essi non

sono strettamente correlati all’azienda , in

certi casi l’imprenditore può avere

convenienza nella cessione in blocco dei

crediti assieme all’azienda.La ragione di

tale pratica va ricercata nel fatto che così

facendo l’imprenditore è sgravato

dall’onere di agire contro i singoli

debitori ,ovviamente i crediti ceduti

vengono pagati dal cessionario. Facendo

un breve riferimento al diritto privato di

consueto se non viene comunicato al

debitore il mutamento del creditore , esso

è liberato dall’obbligazione semplicemente

adempiendo alla corresponsione del

credito anche se non al creditore giusto

apparente).

(creditore

(Art. 2559 c.c.) questa norma lungi dal

dichiarare che ogni cessione di azienda

comporta la cessione dei crediti dichiara

che se la cessione dei crediti ha luogo

questo non comporta la necessità di dover

notificare a tutti i debitori il mutamento del

creditore ma l’iscrizione sul registro delle

imprese vale come notificazione

pubblicitario ).Questa

(elemento

previsione è conforme alla tesi secondo la

quale la cessione dei crediti viene decisa

caso per caso.

debiti

I come i crediti sono legati alla

figura del soggetto imprenditore , già nel

diritto privato si esclude la possibilità di

cessione del debito , ci può tuttalpiù una

vicenda che muta la parte passiva.Questo

principio viene confermato anche nel

contesto della cessione di azienda , quindi

il debito in capo all’imprenditore permane

in capo a quest’ultimo anche se l’impresa

2560 c.c.

viene ceduta . Nell’Art. viene

però definito un concorso di responsabilità

a garanzia del creditore laddove il

debitore non soddisfi il debito può essere

richiesto il pagamento all’acquirente.Il

soggetto in questo caso non viene

qualificato come debitore e neanche

dell’accollo

rientra nella fattispecie , il

quale nella sua forma liberatoria

costituisce l’unica fattispecie del diritto

privato che comporta rispetto a un debito

il trasferimento definitivo

dell’obbligazione.Nel caso analizzato i

debiti sono dell’alienante ma ne risponde

garante

anche l’acquirente come

personale .Il limite legale di questa

pratica risiede in un elemento preciso : la

contabilità . Infatti se i debiti risultano dai

libri contabili l’acquirente è consapevole di

poter essere chiamato in causa dall’analisi

dei libri contabili.Anche l’accollo del

debitore è possibile ma solo se deciso

contrattualmente , infatti la norma

giuridica è volta solo alla tutela del

creditore lasciando alla negoziazione il

rapporto tra alienante e acquirente.

Le ultime disposizioni in merito all’azienda

sono concernenti gli atti di disposizione

attraverso i quali l’imprenditore rinuncia

temporaneamente al diritto a sfruttare

un diritto di

l’azienda .Ci si riferisce a

godimento che si configura o come

diritto di usufrutto o come diritto di affitto .

In questo caso specifico si configura un

divieto di concorrenza per tutta la durata

in cui l’imprenditore si è privato

temporaneamente dello sfruttamento

dell’azienda . Nei casi di usufrutto e di

affitto le norme sui debiti e sui crediti non

trovano applicazione , in questi casi inoltre

in virtù del fatto che l’organizzazione di

beni rimane invariate la ditta non varia.

2561 c.c. secondo comma

Nell’art. viene

sancito l’obbligo dell’usufruttuario di non

mutare la destinazione economica

dell’azienda.Anche nel diritto privato

l’usufruttuario è dovuto a rispettare la

destinazione economica , norma che però

viene mutata e modificata in virtù delle

peculiarità caratterizzanti il contesto di

azienda .Si esclude che l’usufruttuario

possa disporre del bene al pari del

proprietario, ma nel contesto di azienda in

quanto l’usufrutto non ha oggetto beni

determinati ma un complesso di beni

l’usufruttuario possiede la facoltà di

modificare la consistenza

dell’organizzazione.

Una successiva analisi riguarda la figura

dell’usufruttuario rispetto a come si

ripartiscono i costi in merito alla gestione

di quel bene , vengono per questa ragione

distinti convenzionalmente gli interventi

finalizzati al godimento di quel bene da

quelli finalizzati alla sua manutenzione ,

gli interventi di manutenzione laddove

straordinaria

essa sia ricadono in capo al

proprietario , mentre gli interventi di natura

ordinaria sono di pertinenza

dell’usufruttuario salvo casi particolari

(art.1006 c.c) come il caso in cui il

proprietario si rifiuti di esercitare le attività

preposte alla manutenzione straordinaria

in questo caso le spese ricadono in capo

all ‘usufruttuario salvo poi l’obbligo del

usufruttuario di agire contro il proprietario

per la restituzione della somma versata

per le riparazioni.Questa impostazione

non sarà funzionale al contesto di azienda

, dove gli interventi necessitano di essere

caratterizzati dal carattere di tempestività

per evitare di essere battuti dalla

concorrenza. Il legislatore per questa

motivazione evita di distinguere tra

ordinaria e straordinaria manutenzione ,

sancendo quindi che colui che gestisce

l’impresa ne ha una gestione completa

senza distinzione di singoli atti , questa

impostazione è finalizzata al

funzionamento dell’impresa . È opportuno

ancora una volta evidenziare che oggi le

fonti del diritto privato e commerciale sono

unificate ma esistono dei settori dove

sussistono elementi di forte specialità.Si

conclude quindi dicendo che l’unico limite

nell’esercizio dell’usufrutto nel contesto di

azienda è di non cambiare la destinazione

produttiva.

Art. 2561 quarto comma dichiara che la

differenza di inventario è regolata in

denaro .Qui ritorna l’elemento della lista

di inventario per stabilire il valore

economico di azienda.Il problema

riguarda i valori economici dei beni in

quanto tramite l’esercizio dell’attività di

impresa nell’usufrutto inevitabilmente

qualcosa cambia in periodi temporali

molto lunghi (es. periodo di tempo di 10

anni) .Il problema delle differenze dei

valori viene regalato dalle parti.

Quando il cedente rientra poi in possesso

dell’azienda subentra in tutti i rapporti

sussistenti in quel momento .

CRISI DI IMPRESA

Si parte dal dire che il fallimento sia

qualcosa di disonorevole ma prendendo

atto che la concorrenza è una gara fra le

imprese inevitabilmente qualcuno vince e

qualcuno perde , laddove l’imprese non

riesce a ripagare i costi esce dal

mercato.Esso è un concetto già insito nel

mercato economico eliminando il concetto

disonorevole.

di

Si dice che un impresa è in crisi quando

creditori .

non riesce a ripagare i suoi Le

procedure quindi qui prese in esame

possiedono sia il carattere della

concorsualità e quindi sono rivolte a tutti

dell’universalità

i creditori e sia quello

quindi riguardano tutti i beni del debitore.

Ci si ricollega alla convenzionale

disciplina delle obbligazioni ovvero dove il

soggetto agisce per farsi rimborsare la

propria garanzia patrimoniale .In questa

dinamica e fattispecie ha però spesso la

meglio il creditore più furbo e celere , con

condotte che spesso si trovano al limite

dell’illecito.

Partendo dal presupposto che l’impresa

non sia in grado di pagare tutti i creditori

con le procedure di insolvenza si spalma il

pagamento fra tutti i creditori . Esistono

soluzione concordata

quindi forme di

che nonostante nella maggior parte dei

casi sia auspicabile presenta complicati

problemi di trattazione.

Logicamente si parte dall’assunto che per

condurre un attività di impresa il soggetto

imprenditore ha due opzioni , o utilizza un

rischio,

capitale proprio , definito di o

ricorre all’indebitamento sia nei confronti

dei fornitori sia eventualmente nei

confronti dei dipendenti non pagati cosa

che genera una molteplicità dei creditori.

La difficoltà nasce dalle diverse richieste

che possono essere mosse dalla

molteplicità dei creditori , fondamentale

risulterà per questa motivazione dire non

ci si potrà affidare completamente

all’autonomia privata ma sarà necessaria

una regolamentazione quindi una precisa

struttura legale. L’unico modo per

risolvere le difficoltà risulterà essere

omogeneizzare le pretese per far poi

decidere alla maggioranza , ovviamente

forzatura

questo viene inteso come una

in quanto i creditori non sono tutti uguali .

La disciplina del fallimento ci dice che

esiste un momento a partire dal quale

l’ordinamento interviene a gestire la crisi

in una condizione conclamata per

minimizzare i danni del creditore.Il potere

di gestire il patrimonio viene dato ad un

soggetto dal giudice , così che i creditori

possano essere pagati interrompendo

l’attività di impresa, il soggetto titolare

,l’imprenditore viene quindi spossessato

dei propri beni i quali rimangono all’interno

del suo patrimonio senza la possibilità di

poterne disporre liberamente.Restano

però esclusi dal fallimento una serie di

beni che sono caratterizzati dalla loro

natura personale e finalizzati alla

sussistenza della famiglia.

La gestione autoritaria viene gestita

legge fallimentare nel decreto

nella

legge 267\1942 -> Art. 2221 c.c. la

normativa trova applicazione solo

all’impresa commerciale .

La definizione di insolvenza ci viene

offerta dall’articolo 5 della legge

fallimentare . Essa si manifesta attraverso

accadimenti esteriori quali inadempimenti

che sono sintomo di una condizione di

insolvenza ,che ravvisano che

l’imprenditore non è più in grado di

regolarmente

adempiere alle sue

obbligazioni.La disciplina si riferisce al

caso in cui il soggetto non volutamente

non adempio ma non sia in grado di

adempiere .Bisogna quindi analizzare il

significato di regolarità dove quindi il

soggetto non paga alle scadenze e con i

mezzi normali di adempimento .Se il

successo risulterà quindi non essere in

prognosi

grado di fare una sulla liquidità

che possiede per ripagare i debiti si

qualifica come insolvente . A questo punto

il tribunale avvia un processo di

fallimento , che produce come risultato la

liberazione del debitore dai debiti

(esdebitazione).Il fallimento potrebbe

però essere la conseguenza di un deficit

di organizzazione .L’insolvenza

determinerà per l’impresa l’obbligo di

richiedere l’avviamento della procedura,

questo non significa però che tutte le

imprese insolventi sono dichiarate fallite.

Si analizza poi nell’ambito del fallimento

delle società che quest’ultimo genera

automaticamente il fallimento dei soci

illimitatamente responsabili nelle società

in accomandita semplice , per azioni e a

nome collettivo.Vige una separazione

delle masse fallimentari per quanto

concerne il fallimento della società e del

singolo socio .Laddove poi la società

abbia costituito un patrimonio per lo

uno specifico affare

svolgimento di

quest’ultimo deve essere laddove venga

verificato dal curatore come atto a

svolgere la sua funzione trasferito a terzi.

19\03\2018

l’insolvenza è senza dubbio il

presupposto oggettivo per procedere alla

dichiarazione di fallimento ,non tutte le

imprese però falliscono ma solo quelle

commerciali e insolventi.Si distinguono

all’interno delle imprese commerciali

anche le imprese alle quali non viene

applicata la convenzionale procedura di

fallimento .Le distinzioni prendono origine

dalla peculiarità dell’oggetto o dalle

grandezze dell’impresa determinando così

1 legge

diverse procedure.Art

fallimentare definisce i presupposti per

avviare una procedura fallimentare , in

primo luogo si rimanda ai dati propri della

contabilità , utilizzati anche con valenza di

prova per sottrarsi alla procedura di

fallimento.Sono tre gli elementi ai quali

guarda la legge fallimentare nella

dichiarazione di fallimento : il primo dei tre

riguarda l’ammontare del patrimonio

dell’impresa che sia non superiore a

300.000 euro , il secondo riguarda la

redditività ovvero i concreti guadagni

dell’impresa che nell’ultimo anno non

devono superare i 200.000 euro , infine si

passivo

guarda al , i debiti, che non

devono eccedere i 500.000 euro. Nel caso

in cui tutti i tre parametri sono soddisfatti

l’impresa , anche se insolvente ,non è

soggetta a una procedura di fallimento ma

se solo uno dei requisiti manca la

procedura viene avviata.Questa rilevanza

che viene data al capitale era già presente

nella procedura fallimentare del 1942.I

parametri vengono inoltre sempre

aggiornati sulla base dei dati ISTAT .Già

nell’articolo 2221

nel codice civile

rilevava la qualificazione di piccola

impresa per non dare applicazione alla

procedura fallimentare , nella legge

fallimentare invece la qualificazione in

merito ai piccoli imprenditori risultava

essere più ambigua in quanto l’art 1 leg.

fall. prescindeva dalla definizione del

codice civile. Il problema della mancanza

di riferimenti in merito alla definizione di

piccola impresa offertaci nel codice civile

poteva essere risolto affermando che la

legge fallimentare ha tacitamente

abrogato il 2221 nella sezione riguardante

la piccola impresa ma questa sembra

essere una forzatura.Andando ad

analizzare concretamente la questione il

2221 continua ad esistere per questa

motivazione la previsione presente

2221 c.c.

nell’articolo non da rilevanza

alla qualificazione di piccola o grande

impresa ma da rilevanza solo alla

sussistenza di specifici requisiti in

presenza dei quali l’impresa non fallisce

ed è questa la tesi prevalente.

È rilevante però innanzitutto comprendere

art. 2083

che cosa sia la piccola impresa (

c.c.) andando a dare una maggiore

rilevanza alla dimensione qualitativa che

quantitativa . Per analizzare nello

specifico la questione concernente se la

piccola impresa fallisce o meno bisognerà

guardare alla genesi della legge

fallimentare , art. 1 è stato modificato nel

2007 , tra i vari oggetti della modifica

c’erano le soglie , per escludere le piccole

imprese alla luce dei grandi costi della

procedura che non risultava essere

giustificata in casi in cui il patrimonio fosse

troppo esiguo.Le piccole imprese a questo

punto si può dire che non falliscono ma in

più le imprese commerciali non falliscono

se al di sotto dei parametri previsti dalla

legge fallimentare anche se rientrano

nella qualifica di piccole imprese . Non

applicando la normativa sulla procedura

fallimentare ai piccoli imprenditori si

ottenga così facendo l’obbiettivo di

restringere l’applicabilità della legge

fallimentare . L’esenzione nei confronti dei

piccoli imprenditori traeva origine anche

dalla loro esenzione dall’obbligo di tenere

libri contabili ,in virtù della esigua

grandezza dei fenomeni economici presi

in esame.

Si analizzano a questo punto casi di

imprese che pur non rientranti nei

parametri volti alla esenzione dalla

procedura fallimentare non eccedono di

molto i parametri.Di fronte al caso dove

l’impresa non ecceda di molto i parametri

in merito all’ indebitamento ciò lascia la

ai creditori

possibilità di rivalersi sul

patrimonio dell’impresa attraverso

l’iniziativa individuale.

Quando un impresa è di grandi dimensioni

possono esistere casi in cui la disciplina

del fallimento convenzionale non è

adatta.La procedura in questione viene

procedura straordinaria di una

definita

grande impresa in crisi che riguarda

grandi imprese commerciali insolventi , si

guarda così all’applicabilità della disciplina

. Le imprese in questione sono quelle che

già sottoposte al fallimento rientrano in

200 lavoratori

altri parametri : da almeno

un anno in cassa integrazione e un

due terzi

ammontare dei debiti di almeno

dell’attivo .I parametri riguardano cosi

due elementi fondamentali i dipendenti e i

debiti.Si deve accertare anche in questo

caso che l’impresa sia insolvente . Con la

sussistenza di tali requisiti avviene che un

commissario giudiziale in un lasso di

tempo di 30 giorni fa una relazione dove

verifica la possibilità di recupero

dell’equilibrio economico , se l’imprese le

l’amministrazione

possiede ha inizio

dell’impresa in caso contrario ricomincia

la procedura di fallimento.La norma ci

evidenzia che anche se l’impresa è

dichiarata insolvente esistono sempre

delle possibilità di recupero.

Art. 27 legge fallimentare ci dice come

è possibile realizzare la procedura di

recupero , tramite la cessione di

complessi aziendali fino a un anno e

attraverso la riorganizzazione del

complesso economico , nei casi analizzati

l’attività di impresa continua ma cambia la

figura dell’imprenditore , collocando la

gestione dell’impresa nelle mani di

persone più capaci . L’analisi

dell’elemento lavorativo nella gestione

della crisi di impresa e della sua

procedura di fallimento trova delle evidenti

fondamenta in una ratio chiaramente

politica , quella di tutelare i nuclei familiari

dei lavoratori dell’impresa .

Un altra distinzione in materia di legge

(dg. 267\1942)

fallimentare tra le imprese

riguarda l’oggetto .Si configura così la

liquidazione

fattispecie speciale definita

coatta amministrativa , essa è una

procedura speciale che si realizza sotto il

controllo di enti pubblici (esecutivo) e

trova applicazione nei confronti di banche

e assicurazioni , gli interessi tutelati nel

caso delle banche sono quelli dei

depositari , in quanto l’attività bancaria si

configura non sfruttando capitale

proprio.Trovano così applicazione a

questa peculiare procedura tutte le regole

del concorso.Le differenze con il

fallimento riguardano essenzialmente la

procedura , una delle differenze più

importanti riguarda il fatto che la gestione

della procedura è rimessa principalmente

non all’autorità giudiziaria , come avviene

nel fallimento , ma agli organi

amministrativi.A quest’ultimi spetta il

compito di verificare la sussistenza dei

presupposti per avviare la liquidazione

coatta dell’impresa.Per quanto concerne

poi l’attività di liquidazione in questa

peculiare procedura è demandata al

commissario liquidatore.Per quanto

concerne poi la procedura del concordato

diversamente rispetto a quanto accade

nel fallimento i creditori non accettano la

proposta ma possono fare solo

opposizione al tribunale al quale è

rimessa la pronuncia sull’accoglimento.

In certi casi la liquidazione coatta può

essere predisposta prima di dichiarare

l’insolvenza alla luce di gravi irregolarità di

gestione .Esistono inoltre gravi difficoltà

per la gestione delle varie fasi del

procedimento .

L’insolvenza è sempre dichiarata in merito

al fallimento dal tribunale dove ha sede

6 della legge

l’impresa .L’articolo

fallimentare ci dice che la procedura di

fallimento è avviata sotto richiesta del

debitore , del creditore e del pubblico

ministero.

In merito all’iniziativa del debitore

all’iniziativa del debitore ci si chiede se il

debitore è obbligato a dichiarare il proprio

fallimento , la configurazione del reato

della banca rotta ci toglie ogni dubbio ,

essendo un reato riconducibile alla

condotta di colui che si astiene dal

dichiarare il proprio fallimento che la

norma mira a stimolare . L’iniziativa

pubblico ministero

invece del riguarda

casi particolari , l’iniziativa dello stato si

manifesta solo quando lo stato di

insolvenza risulta in un procedimento

penale. (art

La sentenza dichiarativa di fallimento

16 legge fallimentare ) produce alcuni

effetti : in primis lo spossessamento

dell’imprenditore nella gestione

dell’impresa , l’affidamento del patrimonio

dell’imprenditore al curatore finalizzata al

soddisfacimento di tutti i creditori , questa

procedura ha inoltre carattere concorsuale

,quindi i singoli vengono spogliati della

possibilità di agire singolarmente .La

sentenza in questo caso non è solo

finalizzata ad un accertamento costitutivo

ma presuppone la produzione degli effetti

sanciti dall’ordinamento.

Il fallimento può essere analizzato sotto il

puntosi vista dei diversi profili in merito

agli effetti che essi produce nei confronti

dei soggetti in questione .Per il fallito dal

momento della dichiarazione di fallimento

l’imprenditore non ha più la disponibilità

dei suoi beni , quindi gli atti dispositivi

compiuti sono validi ma inefficaci fra le

parti , ovviamente questo viene fatto per

tutelare i creditori.

Art 51 legge fallimentare , dal giorno

della dichiarazione di fallimento si

escludono possibilità di azioni individuali ,

sia nel caso esse debbano essere iniziate

sia nel caso in cui esse siano già state

avviate .

Esiste però un secondo fondamentale

Art. 52

effetto , ovvero il concorso formale

,esso ci dice che non basta essere

creditori dell’impresa fallita occorre essere

ammessi per partecipare al concorso .

L’ordinamento ci dice che si passa

attraverso un processo giurisdizionale per

verificare quale creditore è abilitato a

partecipare al concorso . Un esempio

tipico all’interno del quale si verifica

l’esclusione concerne il caso in cui la

scrittura privata non abbia una data certa .

Si possono verificare così delle

circostanze che non ammettono il

creditore al passivo .L’esclusione dalla

procedura del concorso non comporta

però che il credito in questione viene

meno infatti una volta chiuso il

procedimento il soggetto ha comunque la

possibilità di agire contro nei confronti del

fallito.

Il tema dell’ammissione è un fatto

volontario in quanto legato alla volontaria

richiesta del soggetto interessato a

partecipare .La questione nasce dal fatto

che non essendoci un patrimonio

sufficiente per tutti si necessita che

vengano fissate delle regole per

determinare chi più diritto nella divisione

del patrimonio .In seguito alla sentenza

dichiarativa di fallimento ,il ruolo

dell’ammissione al concorso viene

riconosciuto ad un soggetto preposto sarà

poi posto un altro giudice (delegato al

fallimento) preposto a controllare il

corretto svolgimento della

procedura.Entro la data dell’udienza di

verifica il curatore dovrà svolgere delle

valutazioni concernenti le singole richieste

, sulla base delle quali il giudice in sede di

udienza deciderà. I creditori ammessi

potranno anche impugnare l’ammissione

del terzo , l’obbiettivo è sempre quello di

arrivare a un momento in cui è chiaro il

novero dei soggetti ammessi al passivo .Il

valore dell’accertamento ha un efficacia

endoconcorsuale , in quanto una volta

chiuso il procedimento non viene

pregiudicata al soggetto escluso la sua

posizione di creditore .

La garanzia patrimoniale riguarda però la

vendita dei beni dell’impresa dal momento

della dichiarazione del fallimento .Più si

ritarda inoltre l’accertamento dello stato di

insolvenza più si depaupera il

patrimonio.L’ordinamento inoltre

predispone degli strumenti concessi al

azioni di

creditore per espandere l’attivo ,

reintegrazione dell’attivo.

L’azione revocatoria fallimentare ha

come obbiettivo primario reintegrare all

‘interno del patrimonio dell’impresa beni

usciti prima della dichiarazione del

fallimento , più si anticipa l’accertamento

più si tutelano i creditori attraverso il

par condicio

ripristino della

creditorum .La soluzione tecnica non è

tanto diversa da quella riguardante gli atti

compiuti dal fallito insieme seguito alla

dichiarazione di fallimento ,qualificati

come inefficaci (Art. 44) .L’inefficacia

degli atti compiuti è subordinata a

condizioni particolari ed è intesa come

strumento di garanzia patrimoniale per i

creditori .L’azione revocatoria ordinaria si

riferisce convenzionalmente al caso in cui

il debitore sia depauperando

volontariamente il suo patrimonio e si

utilizza quindi l’azione per rendere

inefficaci questi atti che danno pregiudizio

alle ragioni del creditore . Devono però

sussistere determinate condizioni quindi

sei deve dimostrare che il debitore con

dolo avesse compiuto il pregiudizio e che

consapevole

anche il terzo ne fosse .Lo

stesso problema nel contesto di impresa

da rilevanza al fatto che i soggetti siano

consapevoli di stare trattando con un

soggetto insolvente.Il legislatore nel

contesto di impresa compie un attività di

bilanciamento avendo a riguardo la natura

dell’atto pregiudizievole .Gli atti compiuti

dall’imprenditore e suscettibili di azione

revocatoria fallimentare vengono divisi tra

quelli non suscettibili di prova contraria e

quelli dove è possibile dimostrare

l’ignoranza del terzo.

Art.64,65,67 della legge fallimentare si

distingue il trattamento a seconda se

siano atti a titolo oneroso ,gratuito o a

gli atti

pagamento.Per quanto riguarda

gratuiti si ritiene generalmente che essi

siano inconcepibili in un contesto di

impresa , quanto più un atto è anomalo

tanto più è facile che l’atto sia inefficace.

Art. 67 legge fallimentare concerne gli atti

a titolo oneroso , sono revocati secondo

la normativa gli atti compiuti nell’anno

precedente la dichiarazione di fallimento .

Si dichiara inoltre che se gli atti compiuti

siano eccessivamente vicini alla

dichiarazione di fallimento c’è motivo di

diffidare della bontà dell’atto , se compiuta

in quei termini l’onere della prova sul

soggetto terzo che deve dimostrare che

non era a conoscenza dell’insolvenza

dell’onere della prova).Nel

(inversione

secondo comma ci viene detto poi che

tanto più l’atto è anomalo tanto più

facilmente viene revocato in quanto viene

a dilatarsi il periodo in cui viene viene

valutata la connessione con la

dichiarazione di insolvenza.

Nell’esercizio delle pratiche fallimentari

tutti i crediti vengono considerati scaduti

omogeneizzando le scadenze.Qui

ravvisiamo inoltre una differenza fra

azione revocatoria originaria e

fallimentare , in quanto a differenza di

quella ordinaria nel contesto di impresa

l’atto di adempimento del debito è

a revoca.Si

soggetto prevede infatti che

non sia giusto che il creditore sol perché

pagato prima abbia diritto a ricevere

l’intero pagamento mentre gli altri

essendo pagati al momento della

dichiarazione dello stato di insolvenza ne

ricevano solo una parte, in quanto il

patrimonio di solito non è in grado di

soddisfare tutti.Per quanto riguarda invece

gli atti normali , è possibile affermare

che l’efficacia di questi atti può essere

eliminata unicamente se sono stati

compiuti nei sei mesi antecedenti la

dichiarazione di fallimento o il curatore

riesce a dimostrare che il terzo fossa a

conoscenza dello stato di insolvenza .

Nel caso in cui l’atto compiuto

dall’imprenditore prossimo al fallimento

non rientri all’interno del novero degli atti

qui considerati sarà esperita un azione

(art. 2901

revocatoria ordinaria

c.c.).Esistono inoltre alcuni atti qualificati

come irrevocabili come ad esempio gli atti

compiuti all’interno di un processo di

risanamento volta a riequilibrare la

condizione finanziaria dell’impresa.

Nel caso in cui sussistano contratti

ancora in esecuzione se la controparte del

fallito non ha ancora ricevuto la

prestazione si aggiungerà agli altri

creditori per ricevere il credito a lui

spettante.Nel caso in cui il curatore non

abbia interesse a concludere il contratto

assumendo su stesso le obbligazioni

conseguenti all’esecuzione del contratto

quest’ultimo può sospendere allo tesso

uno a quando non decida di subentrare al

fallito.Questa fattispecie si verifica

soltanto nelle circostanze in cui la legge

non disponga diversamente ,negli altri

casi come ad esempio l’affitto di azienda

continuazione automatica

vige una

sempre però con diritto di recesso di

entrambe le parti da esercitarsi in un

periodo di sessanta giorni.

Naturalmente la disciplina con il passare

del tempo ha subito delle modifiche in

virtù di atti particolari che non siano

subordinabili alla stessa normativa , un

esempio sono gli atti finalizzati al normale

svolgimento delle attività imprenditoriali.Ci

sono poi motivazioni di esclusione per

questioni di carattere sociale , sono tutti

gli atti svolti per risolvere questioni di crisi

. 70

Nell’art. poi della legge fallimentare si

dichiara che colui che ha restituito ciò che

ha ricevuto è ammesso al passivo e per

gli altri creditori è come se il bene non

fosse mai uscito dall’attivo fallimentare .

20\03\2018

La finalità con la quale nasce la

formazione dell’attivo è quella del

soddisfacimento dei creditori in una

procedura di esecuzione

collettiva.L’attivo in questione sul quale si

rivalgono i creditori si realizza attraverso

una liquidazione.

Ci sono a questo punto due diverse

ipotesi : liquidare il patrimonio attraverso il

valore dei singoli beni o il complesso dei

beni come organizzazione . Facendo

all’articolo 105

riferimento legge

fallimentare si dichiara che non

necessariamente la liquidazione dei

singoli beni corrisponde a un maggiore

vantaggio per i creditori . Il criterio di

fondo nello scegliere se procedere alla

liquidazione dei singoli beni o dell’intero

complesso aziendale è sempre quello di

dare il più possibile ai creditori in sede di

riparto.Sembra a questo punto evidente

dire che la vendita dei beni analizzati nel

loro complesso sia più conveniente per i

creditori solo nella misura in cui l’impresa

sia operativa .Si rimanda cosi all’articolo

104 della legge fallimentare il quale

concerne l’esercizio provvisorio anche per

specifici rami dell’impresa a patto che lo

stesso non sia di pregiudizio per i creditori

. Nel caso analizzato si ravvisa che la

sentenza di dichiarazione di fallimento è

compatibile con l’esercizio provvisorio

dell’attività di impresa , l’obbiettivo è

quello di continuare ad esercitare

l’esercizio di impresa provvisoriamente

per mantenere alcuni valori connessi

all’esercizio dell’attività per poi vendere a

terzi.Nella maggior parte in seguito alla

dichiarazione di fallimento allo stato di

operatività segue prima della vendita uno

stato intermedio : l’affitto di azienda

esercizio indiretto

definito , in seguito al

periodo di affitto nella maggior parte dei

casi l’impresa viene infine venduta

all’affittuario.Anche in questo caso si

conferma il principio di base ovvero la

massimizzazione del riparto dei creditori.

È possibile anche nelle dinamiche

concernenti il fallimento individuare un

ordine di soddisfacimento dei creditori

.Convenzionalmente nella disciplina del

fallimento nell’usare la parola creditore ci

si riferisce a quelli antecedenti la

dichiarazione di fallimento ma i creditori

possono subentrare anche in seguito alla

dichiarazione.Questi vengono definiti

creditori prededucibili in quanto sorti

nell’ambito della dichiarazione fallimentare

essi hanno diritto di prelazione e vengono

soddisfatti per prima.Questa pratica potrà

generare dubbi o contrasti con i creditori

antecedenti ma si giustifica in virtù del

fatto che essi svolgono un attività

funzionale a tutti i soggetti che

partecipano al passivo.Ai creditori

privilegiati

prededucibili seguono i che

possiedono un diritto di prelazione

soddisfatti i quali infine seguono i

chirografi.In seguito alla conclusione del

processo di fallimento si determina il venir

meno degli organi fallimentari ,il fallito

viene quindi reintegrato della disponibilità

dei suoi diritti patrimoniali salvo quelli

logicamente derivanti dal fallimento .

In seguito alla chiusura del processo

fallimentare i creditori non soddisfatti

riacquistano piena capacità di esercitare

le proprie azioni .Il soggetto fallito può in

certi casi richiedere al tribunale la

completa esdebitazione richiedendo che

vengano dichiarati inesigibili i crediti non

soddisfatti ,questo logicamente è un

grande beneficio che richiede quale

presupposto sia un giudizio di

meritevolezza sia di precisare il campo di

applicazione.

Soluzioni negoziali (concordati) ,

possiamo affermare che il nostro

ordinamento ammette la soluzione della

crisi attraverso un accordo fra debitore e

creditore , la pratica logicamente , come si

è detto in precedenza , è più difficile più è

complessa l’organizzazione dell’impresa ,

fallimentari e

distinguiamo tra concordati

preventivi .

Nel primo caso si adopera così in questi

il principio di maggioranza

casi , si

procede quindi attraverso in primis la

proposta del debitore ,di uno dei creditori

o di un terzo che per essere accettata

necessita della maggioranza dei consensi

dei creditori o in caso di parità si guarda

alla proposta che è stata presentata per

prima. Una volta raggiunta la

maggioranza si dispone un termine

massimo per l’omologazione del

concordato.Si postula inoltre che se entro

il periodo di tempo di un anno le garanzie

promesse o gli obblighi in capo al

proponente non sono adempiuti sotto

richiesta di chiunque dei creditori si può

la risoluzione

determinare del

concordato con conseguente riapertura

della procedura di fallimento.Invece nel

caso in cui una parte dell’attivo sia stata

dissimulata sia il curatore che i creditori

possono richiedere l’annullamento nel

termine di sei mesi dalla scoperta del dolo

.

Esistono però delle differenze quando la

procedura di fallimento dei applica alla

società.Analizziamo quindi come il nostro

ordinamento fa ricadere una serie di

responsabilità proprie dell’imprenditore

sugli amministratori e sui i liquidatori

all’interno del contesto societario.La

dichiarazione di fallimento non comporta

la disintegrazione dell’organizzazione

sociale che rimane in piedi ma l’attività

degli organi è paralizzata in conseguenza

dello spossessamento dei

beni.Analizziamo inoltre in merito al

fallimento della società che alla

dichiarazione di fallimento della società

conseguirà la dichiarazione di fallimento

dei soci illimitatamente responsabili e non

viceversa.Questo tipo di procedimento

difficilmente si giustifica dal punto di vista

logico in quanto il fatto che una società sia

dichiarata fallita non significa che il socio

illimitatamente responsabile versi nelle

stesse condizioni ma si giustifica dal

punto di vista pratico essendo volto alla

par condicio creditorum in quanto così

facendo possono essere estese le azioni

revocatorie fallimentari ed evitare di

creare un pregiudizio nei creditori.Questa

normativa trova però applicazione

unicamente alla società a nome collettivo ,

ad accomandita semplice e per azioni.Ai

fini della dichiarazione di fallimento non è

neanche rilevante che lo stato di soci o il

rapporto sociale si manifestino nei

confronti dei terzi.Infine si analizza che

come il concordato se posto in essere

trova applicazione per tutti i soci a meno

che non sia postulato diversamente così

esiste la necessità di tenere separate le

singole masse fallimentari.La legge infatti

prevede che i singoli soci possano

proporre separatamente un concordato ai

creditori sociali e laddove il concordato

venga approvato ciò non determina la

chiusura del fallimento dell’intera società.

concordato

Seguono all’accordo di

fallimentare accordi di natura

preventiva , in quanto precedono il

fallimento.Così facendo la maggioranza

dei creditori decide che quella decisione

va bene per tutti, l’idea di fondo è che da

una parte vi è il debitore e dall’altra non vi

sono i singoli creditori che vengono intesi

complessità

nella loro .Pratiche di questo

genere nascono dalla volontà di

incentivare la procedura semplificandola.I

presupposti per avviare la procedura del

concordato vengono indicati nell’articolo

16 della legge fallimentare ,in primis

essere qualificabile come imprenditore

commerciale che sia in uno stato di crisi e

non di insolvenza ,i due elementi si

trovano in un rapporto di specie

(insolvenza) al genere (crisi).Andiamo a

definire che cosa sia lo stato di crisi se

non è insolvenza in quanto la sua

definizione è fondamentale per applicare

la disciplina.La condizione di crisi si

configura in maniera differente rispetto

all’insolvenza in quanto viene analizzata

come una condizione di effettiva difficoltà

economica che rende applicabile la

concordato.

pratica del La procedura ha

inizio attraverso il ricorso al tribunale del

luogo dove si trova la sede principale

dell’impresa alla quale può seguire o

l’ammissione alla procedura di fallimento

o la dichiarazione di fallimento.

La crisi a differenza dello stato di

insolvenza ,che viene qualificato come

condizione stabile risolvibile unicamente

attraverso una riorganizzazione, si

considera convenzionalmente come una

condizione provvisoria che attraverso il

concordato cerca di prevenire

l’insolvenza.La pratica del concordato non

è volta soltanto alla liquidazione e al

soddisfacimento dei creditori ma può

anche essere finalizzata a salvare

l’impresa anche senza mutarne la titolarità

.Ne consegue quindi che mentre nella

dichiarazione di fallimento l’imprenditore

viene spossessato dei beni , nel

concordato invece la gestione rimane in

capo all’imprenditore anche se sotto la

commissario

vigilanza del

giudiziale.Questo non sta a significare

però che l’imprenditore può disporre

liberamente dei propri beni e questo

determina che egli debba richiedere

l’autorizzazione del giudice delegato per

gli atti che eccedono l’ordinaria

amministrazione che senza la quale sono

resi inefficaci.Nei casi come quello qui

preso in esame dove l’attività di impresa

non cessa i contratti ancora pendenti

quindi non portati a conclusione devono

ricevere un normale svolgimento ,

nonostante ciò il debitore può richiedere al

tribunale l’autorizzazione a sciogliersi

dagli stessi.

Il concordato è divisibile quindi in due

in continuità o liquidatorio,

fattispecie

laddove quindi l’impresa è in crisi ma non

è insolvente viene adoperata la prima

tecnica , le dinamiche sono quindi le

stesse del convenzionale fallimento ma si

corrente

lascia la gestione dell’impresa al

imprenditore . È possibile inoltre in certi

casi suddividere i creditori in classi ,

differenziandone i trattamenti .Un’altra

pratica attuabile che però sarà soggetta

la ristrutturazione

ad analisi in seguito è

del debito che si concretezza nel

ridefinire il modo di pagare i debitori

,ricadenzando il debito ad esempio.

Ritornando al concordato esso può

prevedere trattamenti differenziati per i

creditori appartenenti a classi diverse .La

difficoltà di bilanciare interessi differenti

nelle pratiche del concordato cerca di

essere risolta dalla divisione per classi . In

questo caso la proposta necessita di

essere accettata , c’è quindi la necessaria

ammissibilità della proposta da parte della

maggioranza dei creditori e solo in

seguito si apre la procedura.

Per l’approvazione in questo caso non

sarà richiesta la maggioranza dei crediti

ma la maggioranza delle classi , il

procedimento logicamente diviene

inevitabilmente più complesso .Il

vantaggio della procedura del concordato

debitore

per il è in primis quella di

continuare a svolgere l’attività di impresa

come imprenditore , inoltre dal momento

della presentazione della proposta fino

bloccate le

alla sua accettazione sono

azioni esecutive , si realizza così la

cristallizzazione del patrimonio

dell’impresa .In più si realizza

l’omogeinizzazione delle scadenze. Il

concordato inoltre risulterà essere ancora

vantaggioso

più se si considera che il

legislatore ha reso possibile presentare

una proposta senza un piano il quale deve

contenere le informazioni concernenti lo

stato dell’impresa quali la situazione

economica e finanziaria , pratica volta

unicamente a bloccare le azioni esecutive

dei suoi creditori. Questa pratica prende il

proposta in bianco

nome di e non può

.Ovviamente

essere presentata all’infinito

la proposta per produrre effetti dovrà

essere presentata prima che

l’imprenditore venga dichiarato fallito.La

ragione logica che motiva questa scelta

del legislatore è quella di bilanciare gli

interessi , concedendo più tempo

all’imprenditore per pensare la proposta

azioni

senza subire le pressioni delle

esecutive , il tempo massimo è di 3

mesi. Il momento culmine dell’intero

l’adunanza dei creditori

processo è dove

questi ultimi sono chiamati a votare , si

discute in primis però dell’ammissibilità e

della convenienza della proposta per i

creditori.All’accettazione della proposta

segue l’omologazione con specifico

decreto motivato , esso deve intervenire

nel periodo di tempo massimo di nove

mesi alla presentazione del ricorso ,al

decreto segue così la chiusura della

procedura di concordato.Il commissario

giudiziale conserva però nonostante la

chiusura del concordato un ruolo di

vigilanza sull’adempimento

dell’obbligazione.

Laddove poi gli obblighi connessi con la

procedura di concordato preventivo non

siano adempiuti ciascun creditore può

richieder la risoluzione per inadempimento

a partire da un anno dall’ultimo

adempimento previsto e non corrisposto.

.Numerosi sono stati inoltre i dubbi si

dall’introduzione della fattispecie sulla

possibilità di introdurre dei limiti alla

proponibilità del debitore . Nell’originale

versione del codice del 1942 vigevano dei

limiti sulla proponibilità di natura

soggettiva e oggettiva , in merito a quelli

soggettivi si faceva riferimento a un

criterio di meritevolezza e rispetto a quelli

oggettivi se si era in grado di garantire in

40 % del

ambito liquidatori di pagare il

credito chirografi

ai e in totale i

privilegiati.

Con la riforma del 2007 la normativa è

stata modificata , sono state eliminate le

percentuali in caso di consenso dei

creditori e inoltre veniva escluso il diritto

dei privilegiati in sussistenza di

determinate condizioni ,come il caso in cui

il valore dell’ipoteca fosse inferiore

rispetto a quello del bene sembrava giusto

potergli offrire di meno.Oggi c’è stato un

parziale ritorno al passato , in quanto il

legislatore richiede al debitore di garantire

almeno il 20 % del credito ai chirografi .Il

concordato come è parso evidente pone

degli evidenti problemi di attuazione .

di ristrutturazione del debito

L’accordo

è una fattispecie che nasceva con funzioni

molto differenti rispetto al concordato

preventivo, di fatto la finalità è quella di

posticipare la scadenza dei relativi crediti i

quali però continuano a dover essere

soddisfatti integralmente.Nella procedura

di ristrutturazione del debito non possono

essere addotti i debiti addotti durante la

procedura di fallimento che invece

ovviamente possono essere fatti valere

una volta dichiarato il fallimento.

.La prima differenza rispetto al

concordato è che esso è di natura

stragiudiziale quindi non sussiste

nessuna garanzia per il debitore anche se

in presenza di un accordo non venga

aggredito dai creditori , inoltre si può dire

che manchi un elemento incentivante per i

creditori.Il legislatore per questo ha bis),

cercato di creare degli incentivi (102

si sancisce quindi che presupposto per

stipulare l’accordo con i creditori sia

trovare il consenso con i creditori

rappresentanti almeno il 60% dei crediti e

l’omologazione ma solo a patto di poter

pagare integralmente i creditori che non

aderiscono all’accordo.In questa

procedura si negozia con i singoli creditori

e non trova applicazione il principio di

maggioranza ,ne consegue che l’accordo

vincola solo chi aderisce.Logicamente

risulterà lecito chiedersi quale sarà

l’interesse del creditore a stipulare questo

tipo di accordo , nella misura in cui i

soggetti che rimangono fuori vengono

pagati integralmente . L’interesse del

creditore va ricercato nel fatto che i

creditori soddisfatti nel caso in cui abbiano

stipulato l’accordo anche laddove si

verifichi il fallimento non sono soggetti ad

revocatorie

azioni nonostante la

stipulazione dell’accordo generalmente

porta il creditore a ricevere una

percentuale minore del credito

vantato.L’accordo inoltre come tutti i

contratti ha effetto solo per le parti.

27\03\2018

LA SOCIETÀ

Senza dubbio si può dire che la società

sia un tema complesso che può essere

approcciato da diverse prospettive . La

prima risulterà senza dubbio qualificarla

soggetto

come un dove la si riconosce

una qualificazione propria di un soggetto

collettivo , in secondo luogo essa può

operazione

essere analizzata come

negoziale societaria e infine come

organizzazione.In questo caso l’attività di

analisi della società si concretizza nel

comprendere come i soggetti si

organizzano e come si forma la volontà

dell’ente .Il modo senza dubbio migliore

per comprendere il fenomeno è quello

della prospettiva dell’operazione

negoziale .Individuiamo nella

qualificazione della società una

distinzione tra l’elemento negoziale ,

connesso alla stipulazione contrattuale , e

quello organizzativo.

2247 c.c.

Nell’art. troviamo la definizione

di società . La genesi del fenomeno è

riconducibile a un atto proprio

dell’autonomia privata .Esiste all’interno

del nostro sistema giuridico una profonda

differenza fra il contratto di società e

qualsiasi altro tipo di contratto del diritto

privato . Esso possiede numerose

differenze rispetto al contratto di scambio

soprattutto prendendo ad esempio

l’archetipo del contratto a prestazioni

corrispettive, si ravvisa per questo

l’assenza di elementi di somiglianza con il

contratto di scambio .Da subito si

comprende che l’elemento di peculiarità è

che le parti , nel contratto di società, non

si obbligano l’un l’altra in virtù della

prestazione ricevuta in quanto il loro

interesse è quello di realizzare un utilità

non direttamente dalla prestazione ma dal

conseguimento di un attività economica.

Nel contesto della società l’elemento

lucratività

richiesto è la e l’essenza del

contratto è quella di un atto di

destinazione .Tutti i soggetti hanno come

obbiettivo realizzare un guadagno e per

questo si dice che le prestazioni dei soci

sono strumentali allo svolgimento

dell’attività e questa sarà la seconda

fondamentale caratteristica della società.

La terza caratteristica è il contratto

societario è sempre un contratto di durata

che non si estingue mai nella semplice

corresponsione isolata di prestazioni.

La qualificazione della società al pari di un

soggetto giuridico la vede come distinta

dai soci nello svolgimento di un attività

economica, questa qualificazione ci serve

concretamente per comprendere a chi

dobbiamo riferire i rapporti giuridici

.Andare a definire la società come distinta

dai soggetti che la compongono ci serve

per definire un referente che risponde nel

mercato per gli atti che l’attività richiede

.Si può dire che i soci destinano risorse

per creare un patrimonio societario ma

ciò che eccede dal pagamento dei debiti

sarà l’utile che i soci trarranno dallo

svolgimento dell’attività

economica.Naturalmente la società non

sarà definibile soltanto attraverso gli

elementi che abbiamo analizzato fino a

questo punto , considerando che essa si

svolge nel tempo rilevante sarà andare a

dimensione organizzativa

definire la

.Proprio in virtù del fatto che il fenomeno

societario si rivolge a lassi temporali

lunghi sarà necessario definire all’interno

del contratto societario la gestione del

patrimonio e dell’impresa.Ci si ricollega al

dell’amministrazione ,

tema che verrà

affrontato in seguito, la quale riguarda

fornire delle regole volte al conseguimento

di un guadagno concernenti

l’amministrazione del patrimonio

,all’interno del quale vige il principio

generale che vieta la sostituzione nel

potere di gestione del patrimonio

societario. Sarà necessario anche stabilire

delle regole concernenti la ripartizione dei

profitti e la modificazione delle regole che

i soggetti si sono precedentemente dati ,

si comprende così come il contratto

societario dia delle regole concernenti

l’agire comune.

Esiste anche la possibilità di creare delle

società uni personali , ovvero costituite

da un solo individuo , risulterà lecito

chiedersi l’ammissibilità di una fattispecie

di questo tipo in merito alla diversità di

questa fattispecie rispetto al

convenzionale modello di società .Un

secondo dubbio nasce dal fatto che il

contratto nel diritto privato nasce sempre

dall’incontro della volontà di almeno due

parti .Nonostante le perplessità il

fenomeno è reso ammissibile dal fatto che

l’elemento caratterizzante della società è

presente anche in questa fattispecie

ovvero creare un vincolo di destinazione

per i capitali impiegati .

Sicuramente rilevanti per capire rispetto

alla definizione di società (art. 2247 c.c.)

gli articoli 2248

per comprendere i confini

e 2249 c.c. .In primis nel 2248 c.c. si

analizza che la creazione di un patrimonio

comune sia strumentale allo svolgimento

di un attività economica rivolta ai terzi

.L’economicità è l’elemento che distingue

la società dalla comunione di beni ne è un

esempio la società di armamento dove

l’oggetto è l’esercizio della nave da parte

dei comproprietari..L’attività economica

deve inoltre essere esercitata in comune

,inoltre questa nozione fa si che siano

estranee alla nozione di società ,le società

occasionali, quelle che non sono costituite

per lo svolgimento in comune di una

attività economica ma per il compimento

di un singolo atto.

La seconda norma rilevante è il 2249 c.c.

dove viene introdotto il concetto di tipo di

società legato al tipo contrattuale , dove

ciò che permette di distinguere la società

è come essa viene organizzata nello

svolgimento dell’attività economica

.All’interno poi della distinzione in tipi

abbiamo innanzitutto una distinzione in

persone e di capitali .Nella

famiglie :di

società di persone assume un rilievo

preminente l’individualità e l’identità dei

soci , in quella di capitali invece l’elemento

preminente è unicamente quanto capitale

i soci apportano.Nell’ambito del discorso

concernente i tipi in cui sono divisibili le

società rilevante è evidenziare che esse

numero chiuso

sono a ovvero si esclude

società atipica

la possibilità di una in

quanto si può scegliere unicamente tra i

vari modelli organizzativi previsti per

legge.

Analizzando alcune differenze sussistenti

fra i diversi modelli , la prima riguarda la

responsabilità patrimoniale che nella

società di persone nonostante ricada sul

patrimonio della società non si esclude

che possa ricadere anche sui soci ,

fenomeno che invece nella società di

capitali è completamente escluso in virtù

della completa indipendenza del

patrimonio .È possibile logicamente

modificare il modello legale purché le

modificazioni non tocchino elementi

essenziali e non siano incompatibili con il

modello prescelto .Unica limitazione

concernente la scelta del modello

societario riguarda l’attività commerciale

in merito alla quale viene esclusa la

possibilità di ricorrere al modello della

società semplice.In merito inoltre alla

possibilità di differenziare la disciplina

della società in termini personalistici o

capitalistici si individua il caso particolare

società a responsabilità limitata

della

che nonostante sia organizzata in una

forma prettamente capitalistica riconosce

ampio spazio di deroga permettendo ai

soci di configurarla in termini

personalistici.L’organizzazione giuridica

della società può concretizzarsi in diverso

modo ma raggiunge la perfezione solo al

momento del riconoscimento della

personalità giuridica.

Analizzando come la società non sia

analizzabile unicamente da un punto di

vista contrattuale ma anche da un punto

di vista organizzativo ci si risulta chiaro

come in molti casi il modello organizzativo

si utilizza con finalità non coincidenti con

quelle previste dal 2047 c.c. Si guarda

quindi a due casi particolari concernenti

le società sportive che sono caratterizzate

da peculiarità sia per quanto riguarda la

posizione dei soci sia per ciò che

concerne l’elemento

organizzativo.Abbiamo poi il problema

riguardante l’applicazione del modello

societario per l’esercizio delle attività

professionali ,questo non viene precluso

dal nostro ordinamento ma continuano a

trovare applicazione , in quanto principi

essenziali , tutte le regole concernenti le

professioni intellettuali.

Andando a guardare agli elementi che

caratterizzano la società senza dubbio

non si può tralasciare di definirla

capitale

attraverso il concetto di

sociale .Oggetto del conferimento

potranno quindi essere beni o servizi , il

conferimento può quindi essere o meno

determinato nel contratto ,se esso è

quindi determinato il socio è obbligato al

conferimento assunto e soltanto ad

esso ,quindi nel caso in cui il conferimento

sia ad esempio andato perso il socio non

è tenuto ad un nuovo conferimento o ad

una reintegrazione.La natura del

conferimento non risulta essere quindi

rilevante per quanto riguarda l’oggetto del

conferimento ma solo in ordine alla

disciplina giuridica che viene applicata.

Infatti per stabilire se una società ha o

meno degli utili per prima cosa bisogna

stabilire il valore dell’investimento che

fanno i soci .Si deve stabilire in ogni

momento l’ammontare del patrimonio ,

rapportarlo poi con l’investimento iniziale

e confortarlo poi con le passività , solo se

il risultato finale sarà un valore positivo ci

saranno degli utili. Nella società di capitali

esiste un minimo di patrimonio stabilito

per legge.

La puntualizzazione sull’esercizio

collettivo porta il distacco da questa

qualificazione di altri istituti che pur

rispondendo praticamente alla stessa

esigenza lo fanno secondo modalità

diverse .Facciamo soprattutto riferimento

associazione in partecipazione

alla

,all’interno della quale una parte

,l’associante ,attribuisce all’altra

l’associato la partecipazione agli utili di

uno o più affari verso il corrispettivo di un

determinato apporto , così facendo il bene

conferito non entra a far parte di un fondo

comune ma entra nel patrimonio

dell’associato che risulterà essere

responsabile nei confronti dei terzi delle

obbligazioni assunte.Inoltre l’apporto

costituirà un mezzo per lo svolgimento di

quell’attività da cui la realizzazione del

risultato dipende non anche il corrispettivo

di un attribuzione patrimoniale.La gestione

dell’impresa non avviene in maniera

esclusiva per quanto riguarda l’associante

al

ma si riconosce all’associato il diritto

rendiconto dell’affare .Non esistono in

fine regole precise in merito allo

scioglimento dell’associazione.

La disciplina della società semplice si

configura come una disciplina riguardante

una forma societaria residuale applicabile

a tutte le società non commerciali .Il

conferimento di capitali è fondamentale ,

la creazione di un patrimonio è la garanzia

dei creditori sui quali essi possono fare

affidamento.

Analizziamo subito un problema della

società che nonostante l’unificazione

della collettività dei soci e l’autonomia

patrimoniale , conseguente ai conferimenti

non vi è da parte del legislatore il

riconoscimento della personalità giuridica,

bisogna quindi familiarizzare con i concetti

di contitolarità e comunione analizzando

le deviazioni rispetto al modello di

partenza , tale situazione può essere

espressa sinteticamente con il termine

comunione di impresa.

Per la costituzione di una società di

persone viene richiesta la forma scritta

per quanto riguarda l’atto costitutivo del

contratto ,esso risulta essere presupposto

pubblicità legale.

della La pubblicità in

questione risulterà essere di tipo

dichiarativo a questo proposito non rileva

ad substantiam o per la prova ma

unicamente per le conseguenze che la

legge fa derivare dalla mancata

osservanza della pubblicità.Gli effetti

negativi della mancata iscrizione sono

come di consueto in materia di pubblicità

dichiarativa l’opponibilità ai terzi e la

qualificazione come società irregolare.

È da subito importante dire che

l’autonomia patrimoniale è graduata

nelle diverse società di persone.Per

quanto riguarda la normativa applicabile in

materia alla società semplice si guarda

all’articolo 2267 c.c. , dove si dichiara

che per le obbligazioni sociali i creditori

aggrediscono in primis il patrimonio

sociale e subito dopo prima i soci che

hanno agito per nome e per conto della

società e poi tutti gli altri salvo patto

contrario. Si crea così una distinzione fra

quelli che rispondono limitatamente e

illimitatamente .La diversa intensità

dell’autonomia patrimoniale è tendenziale

in quanto non tutte le società di persone

funziona allo stesso modo .

Convenzionalmente il socio che

amministra nelle società semplici è quello

che risponde . Nelle società a nome

collettivo , nelle norme che riguardano la

(Art.

responsabilità nei confronti dei terzi

2291 c.c.) si dice che la caratteristica

principale di questo tipo societario è che

tutti i soci rispondono solidalmente e

illimitatamente in più i patti di limitazione

della responsabilità non sono validi nei

confronti dei terzi.

Bisogna fare però attenzione ad

analizzare che i patti di limitazione della

responsabilità non escludono che il

soggetto possa perdere il capitale

impiegato ,rischio che sussiste sempre

per tutti i soci.In assenza di un patto di

limitazione della responsabilità non solo il

soggetto potrà perdere il capitale

inizialmente impiegato ma sarà

considerato illimitatamente responsabile

per i debiti gravanti sulla società .Il livello

dell’autonomia patrimoniale andrà di pari

passo rispetto all’aumentare

dell’organizzazione sociale (società

semplice ,società a nome collettivo ,

società ad accomandita)

Nell’art. 2268 c.c. applicabile alla

società semplice si prefigura il caso in

cui il creditore della società che non à

stato pagato si rivolge direttamente al

socio che non potrà rifiutarsi di pagare a

meno che non dimostri che nel patrimonio

di impresa ci siano beni di facile liquidabili.

Nell’art 2304 c.c. applicabile alla

società a nome collettivo si prefigura la

fattispecie opposta ovvero solo nel caso in

cui il creditore abbia già escusso il

patrimonio sociale e non sia stato in grado

di liquidare nulla può rivolgersi al

socio.Questa ci dimostra come nella

società a nome collettivo ci sia una

maggiore autonomia patrimoniale anche

se è un autonomia imperfetta in quanto

non si esclude completamente la

possibilità di rivalersi sui soci.

Rilevante è invece la prospettiva

concernente i creditori personali del socio

(Art. 2270 c.c.).Come è stato analizzato

in precedenza nell’ambito della normativa

societaria i soggetti nella prestazione di

conferimento trasferiscono beni al

patrimonio societario per ricevere la

soci

qualifica di , cosi facendo il soggetto

si spoglia della proprietà del bene .Nel

caso in cui venga trasferito un bene non

pagato il creditore può aggredire il

debitore ma non il bene entrato nel

patrimonio societario. In merito inoltre alla

ripartizione degli utili si guarderà

all’ammontare del capitale investito ,

proporzionalmente attraverso i

conferimenti .

Sarà necessario inoltre anche dare un

nome ed una sede alla società , nella

società ad accomandita la denominazione

dovrà contenere il nome (ragione

sociale) di almeno uno dei soci

accomandatari con la indicazione del

modello societario per permettere ai terzi

la riconoscibilità della società per esperire

l’azione sociale.

L’auspicio è sempre che una volta pagati

creditori resti qualcosa per i soci.Per la

ripartizione degli utili all’interno del

contesto societario non è importante

analizzare cosa i soggetti danno ma il

valore dei beni conferiti.Nel 2270 c.c. nel

caso il cui gravino sul socio dei debiti non

riconducibili allo svolgimento dell’attività di

impresa , al creditore verrà così preclusa

la possibilità di aggredire il patrimonio

dell’impresa ma potrà far valere il proprio

diritto sugli utili spettanti al debitore che la

secondo comma

società conseguirà.Nel

dello stesso articolo si dichiara poi che se

gli altri beni sono insufficienti a ripagare la

liquidazione quest’ultimo può richiedere la

liquidazione della quota di

partecipazione ,ovvero il valore

dell’investimento del socio in quella

data .Vi è quindi sempre la possibilità di

determinare un depauperamento del

patrimonio di impresa. Questo accade in

virtù del fatto che l’autonomia patrimoniale

2305 c.c. )

è imperfetta. (Art. Nella

società a nome collettivo la possibilità di

richiedere la liquidazione anticipata è

esclusa in quanto vige un vincolo di

destinazione più forte . I creditori possono

solo rivalersi sugli utili del socio al

momento della generale liquidazione ,vi è

un autonomia patrimoniale più forte

rispetto alla società semplice.

Ragionando in merito alla società

semplice bisognerà guardare si deve

guardare a come nel tempo si può

modificare e attualizzare il programma di

impresa che viene deciso sommariamente

di società

all’inizio. L’amministrazione

riguarda la scelta dei soggetti che

debbano gestire il patrimonio , a riguardo

non esiste ancora nessun principio

inderogabile .Il nostro ordinamento in ogni

caso non si concentra particolarmente

sulla materia della cessazione

dell’amministrazione ,l’unico caso

revoca

analizzato concerne la che è

possibile in alcuni casi.Uno di questi casi

è il caso in cui ,laddove la nomina degli

amministratori sia contenuta all’interno

dell’atto costitutivo la revoca può essere

posta in essere nel caso in cui sussista

giusta causa.L’ordinamento non ci

chiarisce neanche con precisione le

modalità con le quali si esplica questa

pratica ma si ritiene che la revoca ,salvo i

casi di giusta causa , necessiti il consenso

di tutti i soggetti che quel potere hanno

conferito.Per quanto riguarda poi la loro

posizione giuridica gli amministratori

mandatari ,

vengono equiparati ai ciò

determina delle conseguenze giuridiche

non irrilevanti come ad esempio il diritto

dell’amministratore a ricevere un

compenso per la sua opera.

Gli amministratori inoltre rispondo

solidalmente nei confronti della società

per le loro azioni a meno che non

dimostrino di essere esenti da colpa , si

ritiene quindi in questo ambito che

l’azione di responsabilità spetti al socio

non come singolo ma come membro di

una collettività sociale.

Non esiste quindi una regola precisa che

ci dice che i soggetti che investono i loro

capitali siano anche coloro preposti alla

loro gestione , si accetta a questo

proposito anche la possibilità che un terzo

possa gestirla meglio .

2257 c.c.

Nell’articolo ci dice che salvo

diversa pattuizione sono i soci in quanto

coloro che sopportano il rischio maggiore

a gestire il patrimonio , nella fattispecie

presa in esame ovvero quella

disgiunta

dell’amministrazione

ciascuno può agire senza coordinarsi con

gli altri . Il problema che si genera

logicamente è che se ognuno ha la

possibilità di amministrare si creano

ovviamente delle concrete difficoltà, date

dal disordine .Il legislatore ci dice per

questa motivazione che ciascun socio

amministratore possiede la possibilità di

opporsi alla decisione dell’altro socio

prima di compiere l’atto. Si determina così

una condizione di stallo , rispetto alla

quale la maggioranza dei soci è chiamata

a decidere sulla questione oggetto di

contrasto . Nel contratto può essere

deciso che non tutti i soci detengono un

potere di amministrazione e alcuni

possono godere come non godere della

limitazione di responsabilità. Se viene

dell’accomandita ,

scelto il modello volta

allo svolgimento di un attività commerciale

,coloro che sono esclusi

dall’amministrazione sono anche anche

esclusi dalla responsabilità patrimoniale

.La società ad accomandita semplice è

caratterizzata dalla divisione dei soci in

due fondamentali categorie : quelli che

rispondono illimitatamente per le

accomandatari,

obbligazioni sociali ,soci

e quelli che rispondono in maniera

proporzionata (limitata) alla quota

accomandanti.

conferita ,soci

In caso di contrasti sono chiamati a

esprimere la loro opinione non solo i soci

amministratori ma anche coloro che non si

occupano dell’amministrazione del

patrimonio .Il principio di maggioranza

tiene conto inoltre delle ripartizioni degli

utili connesse con l’ammontare del

capitale investito .Se non vi è la

maggioranza , circostanza rara , vi è uno

stallo decisionale che è annoverato fra le

cause di scioglimento .

2258 c.c.

Nell’articolo si fa riferimento al

caso dell’amministrazione congiunta ,

dove per prendere una decisione viene

richiesta la maggioranza di tutti i soci

secondo il principio di maggioranza

espresso in precedenza.Questi limiti

inoltre agiscono in un piano interno alla

società non sul piano esterno

,concernente il relazionarsi con i terzi.

(Articolo 2266 c.c.) salvo diversa

disposizione la rappresentanza spetta al

socio amministratore .

28\03\2018

Nell’ambito del discorso concernente le

società di persone bisognerà analizzare la

possibilità già precedentemente anticipata

di dare la gestione ad un soggetto che

non sia socio.Abbiamo visto in

precedenza che il contratto societario può

disporre di affidare l’amministrazione a più

soci o ad un solo socio e facendo ciò si

l’autonomia negoziale

esplica .Così

facendo sarà possibile anche che un

socio non sia preposto all’amministrazione

, i soci non nominati saranno però

responsabili del controllo

sull’amministrazione vedendosi

riconosciuto ad esempio il diritto ad avere

notizie sullo svolgimento della gestione

sociale anche se bisogna evidenziare che

il controllo risulta essere maggiormente

volto al verificare la correttezza dei dati

presenti nel bilancio più che ad una reale

attività di controllo , a differenza della

società in accomandita dove i soci

accomandanti pongono in essere una

concreta attività di controllo.

Le norme in questione non ci precludono

però la possibilità di nominare un terzo

amministratore , si analizza l’esempio del

manager. Partiamo quindi dal dire in

merito alla questione il nostro

ordinamento ci dice che in assenza di

diversa stipulazione si ritiene che siano i

soci ad occuparsi dell’amministrazione ma

questo non significa precludere

completamente la possibilità di affidare ad

2267 c.c.)

un terzo l’amministrazione.(Art.

Riprendiamo a questo punto il concetto di

società semplice analizzando come a

questo tipo societario non venga richiesta

la pubblicità in quanto applicabile

unicamente all’impresa non

commerciale.In questa forma di società la

responsabilità dei soci può essere limitata

attraverso specifici patti ma non quella del

socio amministratore che risponde

sempre illimitatamente.

Bisognerà fare quindi attenzione adesso

ritornando a concentrarci sulla questione

sul fatto che affermare che non sia

proibito nominare un terzo amministratore

non vuol dire affermare che ciò sia

permesso , in quanto per fare ciò

bisognerà guardare al tipo societario

preso in esame e verificare che

quest’ultimo consenta questo tipo di

impostazione , come ad esempio il

modello capitalistico ,si preclude

nonostante ciò di snaturare un modello

preesistente.

società ad accomandita

La ,preposta

allo svolgimento di un attività

commerciale, è caratterizzata dalla

sussistenza di due tipi di soci ,quelli che

rispondono limitatamente e illimitatamente

dal punto di vista patrimoniale , in questo

modello societario la previsione è precisa

affermando che si può affidare la gestione

socio

dell’amministrazione solo al

accomandatario.Nella società a nome

collettivo esiste invece la possibilità di

nominare un terzo amministratore ,la

giustificazione di ciò si rinviene nella

2291

previsione offertaci dall’articolo

c.c.In questa previsione si dichiara che

tutti i soci rispondono illimitatamente e i

patti di limitazione non sono opponibili nei

confronti dei terzi.Diviene possibile

nominare un terzo amministratore in virtù

del fatto che tutti i soci anche se non

amministratori rispondono

illimitatamente .Scegliendo quindi il

società a nome

modello societario della

collettivo la pratica è permessa, preclusa

in altri modelli, in quanto rispondendo tutti

i soci illimitatamente non risulta essere

possibile eludere la responsabilità

patrimoniale.

Nel contratto societario è possibile

stabilire una serie di regole che

riguardano i soci , come quelle

concernenti la ripartizione degli utili

.Potrebbe essere infatti possibile stabilire

delle regole di ripartizione che siano

sganciate dai conferimenti , proprio

inquietante questo emerge la dimensione

contrattuale .Potrebbe essere stesso il

soggetto che ha conferito al capitale a

richiedere una corresponsione

proporzionalmente inferiore agli utili .In

questa pratica però l’autonomia privata

subisce una limitazione dove si vieta la

possibilità di creare una società dove si

preclude uno dei soci completamente

dalla partecipazione agli utili (società

leonina) , normativa che trova

applicazione a tutti i modelli societari.

Esistono nel contesto societario altre

regole che riguardano i soci ,premerà

adesso individuare le competenze dei soci

nella loro qualità di soci .Si parte dal

presupposto che i soci amministratori in

quanto tali hanno il compito di fissare le

regole tramite le quali amministrare la

società.Il punto adesso oggetto di

interesse è analizzare se tali regole

possono essere modificate nel tempo

,secondo una logica contrattuale ,che

quindi richiede sempre il consenso delle

parti in merito alle regole che per essere

modificate richiedono

l’unanimità.Ovviamente questa pratica

genera numerosi dubbi in fattispecie

contrattuali come quella societaria che

sono di lunga durata nel tempo.Il

legislatore proprio per questo interviene

2252 c.c.

con l’articolo affermando che il

contenuto contrattuale può essere

modificato solo con il consenso di tutti i

soci salvo sia dichiarato diversamente .È

possibile quindi derogare alla regola

dell’unanimità con una previsione di

maggioranza .Ora in merito alle

considerazioni fino a qui condotte , sarà

importante analizzare sull’esistenza di un

principio inderogabile in merito alla

necessità che la votazione passi

necessariamente attraverso un certo iter

procedimento deliberatorio.

definito I

dubbi riguardano fino a che punto la

decisione della maggioranza vincola chi

non è d’accordo, la regola riguarda la

necessità che venga fissato rispetto alla

proposta di modificazione del contratto un

iter .

L’idea di fondo è quella di riconoscere

almeno in astratto di aver partecipato a

quella decisione .Per lungo tempo si è

detto che nella società di persone non

fosse importante come si formava il

contratto .Il diverso trattamento della

società di capitali si giustificava in virtù del

fatto che quest’ultima possedeva un più

forte elemento associativo e in aggiunta la

personalità giuridica.

Si rimanda così alla disciplina privatistica

della comunione in merito all’obbligo nelle

decisioni a maggioranza di definire una

procedura specifica ,l’obbiettivo diviene

quindi cercare di determinare che la

decisione presa dalla maggioranza

rappresenti davvero l’interesse della

collettività .Si fa un breve riferimento alla

trasformazione

procedura della , dove la

società decidendo di modificare la propria

forma attraversa un processo inverso ,

viene quindi richiesta la maggioranza a

meno che il contratto non richieda

l’unanimità.

Un aspetto senza dubbio rilevante sul

gli

quale bisogna concentrarsi riguarda

utili .Già abbiamo analizzato in

precedenza che l’investimento dei soci è

finalizzato al conseguimento di un

guadagno ovvero ottenere qualcosa di più

rispetto all’investimento iniziale , in quanto

se il capitale sociale rimane uguale

all’investimento iniziale abbiamo solo un

recupero del capitale ma non un

guadagno .È possibile però valutare se ci

sono stati degli utili solo nel momento in

cui il fenomeno societario si conclude

attraverso lo scioglimento.Questa formula

contiene logicamente delle

controindicazioni ,ovvero nessuno

sarebbe incentivato a svolgere un attività

in un contesto societario potendo ricavare

degli utili solo al momento dello

scioglimento , per questo motivo il

legislatore riconosce ai soci i così detti

utili di periodo.L’utile di periodo viene

calcolato ogni anno rapportando il capitale

di investimento ,le attività e le passività se

c’è un sopravanzo vi è un utile.Bisogna

quindi iniziare a familiarizzare con una

serie di concetti come quello del

patrimonio netto ovvero dato dal rapporto

con le passività .Abbiamo poi l’utile

rapportano il patrimonio netto con il

capitale investito.

Questa regola è applicabile solo alla

(art.

fattispecie della società semplice

2262 c.c.) , una volta approvato il

rendiconto il socio ha quindi diritto alle

corresponsione degli utili.Questo tipo di

processo non viene però applicato alla

società di capitali , dove non bisognerà

soltanto che ci siano degli utili ma sarà

necessaria anche una decisione dei soci

per permettere la corresponsione degli

utili che in assenza di decisione

rimangono nel patrimonio societario per

poter essere utilizzati e reinvestiti nello

svolgimento dell’attività.La differenza di

trattamento nasce dal fatto che

l’autonomia patrimoniale è differente nella

società semplice rispetto a quella di

capitali dove è perfetta.Nella società

semplice non vi può essere , laddove

parte del capitale viene persa, una

corresponsione degli utili fino a quando il

capitale non viene ristabilito.Le perdite

possono essere anche maggiori del

2304 c.c.

capitale investito. Nell’articolo

si dichiara che prima di prendere degli utili

si deve verificare se ci sono state delle

perdite sull’iniziale capitale di investimento

. Bisognerà adesso concentrarsi sul fatto

che affermare che una società possiede

un certo capitale sociale non vorrà

soltanto dire affermare il valore del

patrimonio ma significherà anche (cifra

impegnarsi nei confronti dei terzi

nominale ) a mantenere quel valore come

termine di paragone per il calcolo degli

utili.La società quindi può anche decidere

di diminuire il capitale nominale per

permettere l’anno seguente di ricavare

degli utili.Più alto risulterà il capitale più i

creditori saranno tranquilli in quanto le

passività saranno coperte, questo non

vuol dire però che sia configurabile come

garanzia patrimoniale.

Art. 2284-2290 c.c. Gli articoli analizzano

la possibilità che possiede il singolo socio

di sottrarsi al vincolo societario .Il socio

può fuoriuscire dal vincolo societario oltre

che per sua volontà anche a causa della

esclusione.

sua morte o in seguito a

Quest’ultima potrà essere facoltativa

quindi richiedente il consenso degli altri

soci o di diritto ovvero operante

automaticamente , come nei casi di gravi

inadempimenti.

Bisogna analizzare se esistono delle

circostanze che possono far venire meno

la partecipazione alla società .Solo nella

misura in cui la posizione del socio è

liberamente cedibile sul mercato si

configura un caso di libera rescissione,

fenomeno che nella società di persone

non è propriamente permesso. Per fare

ciò verrà richiesto nella società semplice il

consenso degli altri contraenti che invece

nella società di capitali non verrà

richiesto , in quanto come affermato in

precedenza rileva unicamente

l’ammontare del capitale

corrisposto.Questo crea il rischio che nella

società di persone l’investimento

imprigioni il socio che non può uscire

senza il consenso degli altri soci .Per

(art. 2285 c.c.)

evitare questo rischio si

dichiara nell’ambito di un contratto a

tempo indeterminata, ovvero all’interno di

una fattispecie societaria che

ipoteticamente possa estendersi per tutta

la vita del socio, la libera rescissione , in

caso in cui invece il contratto sia a tempo

determinato si accetta questa ipotesi solo

in sussistenza di una giusta causa.Nel

caso specifico del contratto a tempo

indeterminato si cerca di evitare in ogni

caso che la controparte subisca un danno

per questo si prescrive l’obbligo di un

preavviso di 3 mesi che però non preclude

la possibilità di uscire dalla società in

qualsiasi momento. Bisogna a questo

punto soffermare l’attenzione su quali

sono le conseguenze della risoluzione del

contratto ,nell’ambito della società si

riconosce al socio la possibilità al socio di

recuperare il valore dell’investimento ,

sussistono però delle differente all’interno

della normativa.Mentre nella società di

persone la regola del consenso è volta a

tutelare gli altri soci in fin dei conti è

sempre la società a essere dovuta alla

restituzione dell’investimento, nella

società di capitali è invece il soggetto che

subentra all’interno dell’operazione a

essere dovuto a ripagare l’investimento.

La rescissione si può definire quindi quale

strumento di tutela del socio con la

particolarità che il valore dell’investimento

viene corrisposto dalla società , bisogna

quindi analizzare come viene calcolato

tale valore.Esso viene calcolato come se

al momento della fuori uscita del socio dal

vincolo societario esso terminasse per

tutti i soci .Il valore dell’attivo spettante al

socio nell’ambito della liquidazione non

dovrà essere calcolato unicamente sulla

base di dati contabili ma in una

prospettiva di continuazione dell’attività ,

si devono quindi stimare i fattori oggetto di

liquidazione di più rispetto a ciò che

compare semplicemente da un analisi

contabile .

Bisogna guardare a valori quale il valore

di avviamento che non compare dal

bilancio ma che risulta essere di

fondamentale importanza in quanto

considerata l’attitudine a produrre

2289 c.c.

ricchezza.Nell’Art. si dichiara

poi che il socio ha diritto a ricevere una

somma commisurata al valore della quota

nel giorno dello scioglimento .Se vi sono

ancora operazioni in corso il socio

partecipa agli utili ricavati dallo

svolgimento delle operazioni medesime.È

importante poi senza dubbio l’ultimo

comma dove si dichiara che il pagamento

del socio deve essere fatto entro sei mesi

dalla rescissione.In certi casi gli altri soci

possono ritenere in virtù dell’eccessiva

onerosità della liquidazione della quota

spettante al socio di liquidare l’intera

società.

Preme a questo punto anche

comprendere come deve essere valutata

la posizione del socio che abbandona la

società, ci si chiede quindi se quest’ultimo

debba essere trattato come un creditore o

come un socio.Analizziamo quindi le

diverse tesi in merito alla questione .Se

qualificato come creditore sarà parificato

agli altri nel trattamento e quindi pagato

insieme agli altri creditori .Una seconda

tesi intermedia vede il socio recedente né

come un socio né come un creditore ma

qualificato come creditore postergato che

verrà pagato dopo i chirografi ma prima

dei soci definiti spesso come creditori

residuali.L’ultima tesi e quella prevalente

è che il socio recedente mantieni la

qualifica di socio fino al momento della

liquidazione.

09\04\2018

Nella società di persone si analizza che il

socio recede , in una dinamica

strettamente contrattuale .

Esistono però altre ipotesi che riguardano

la

il recesso del singolo, la prima riguarda

morte del socio ,essa viene regolata in

modo diverso nella società di persone

rispetto alla società di capitali .Partiamo

dal dire che se la partecipazione

societaria viene intesa rispetto al suo

valore economico essa risulta essere

compatibile con la vicenda

2284 c.c.

successoria.Nell’Art. si rinviene

una previsione abbastanza precisa ovvero

in caso di morte di uno dei soci gli altri

devono liquidare la quota agli

eredi.Risulta da subito chiaro che il

soggetto non è parte di un contratto

qualsiasi ma di un contratto dove ha

investito per ricevere la qualifica di socio .

Si genera cosi un valore economico che

deve essere attribuito agli eredi definito

valore di partecipazione . In certi casi

come avviene nel caso del recesso del

singolo socio la procedura di liquidazione

degli eredi può essere sostituita ,in quanto

ritenuta eccessivamente gravosa, dalla

decisione dei soci di liquidare l’intera

società.I soci possono invece anche

continuare

decidere di la società con gli

eredi , cercando di evitare che attraverso

la liquidazione si determini la fuoriuscita di

beni dal capitale sociale .Analizzando

l’incipit dell’articolo preso in esame è

diversa

l’affermazione “salvo

disposizione” quella sulla quale bisogna

concentrarsi ovvero il limite posto

all’autonomia privata.È possibile ad

esempio sin dall’atto costitutivo del

contratto inserire una clausola che generi

lo scioglimento della società in caso di

morte di uno dei soci , quindi la morte si

eleva a causa di scioglimento della

società, in questo caso non sorge il

problema della liquidazione della quota

agli eredi.Il primo è la clausola di

continuazione facoltativa dove i soci si

obbligano a richiedere ai terzi la

continuazione senza però obbligarli a

rimanere nella società così facendo

toccandone la libertà.

Più problematico risulterà essere il caso in

cui la clausola obblighi gli eredi a

continuare la società , in questo caso

l’elemento di difficoltà risulta essere

incidere sulla sfera dei terzi .Si analizza

quindi che secondo alcuni non risulta

essere vero che in casi come questo gli

eredi sono obbligati a continuare la

società contro la loro volontà .Analizziamo

in primis che la partecipazione a una

società può essere paragonata ad un

bene ereditario e l’obbligo di continuare a

far parte della società si giustifica in virtù

del fatto che gli eredi hanno sempre la

possibilità di scegliere se accettare o

meno l’eredità valutando

consapevolmente che essa è oggetto in

blocco di accettazione o rifiuto , sono

necessarie quindi anche valutazioni sulla

convenienza economica dell’accettare

una quota di partecipazione ad una

società.Risulta essere possibile per gli

eredi accettare l’eredità ma decidere di

non partecipare alla società ,

conseguiranno logicamente in casi come

questo le conseguenze di un

inadempimento contrattuale.La terza

la

clausola riguarda invece

continuazione automatica dove gli eredi

diventano immediatamente soci .Per

quanto riguarda il piano degli effetti sui

terzi quest’ultimo è già stato

precedentemente chiarito ma secondo

alcuni il problema che si pone in evidenza

diritto

in casi come questo riguarda il

delle successioni .Infatti nella clausola di

continuazione automatica si esclude la

possibilità che il soggetto possa fare

diritto di inventario

ricorso al , ovvero il

meccanismo che rende possibile la

distinzione delle masse patrimoniali con

conseguente separazione della

responsabilità.Si osserva quindi che

ricevendo la qualifica di socio l’erede

risponde illimitatamente delle

obbligazioni , ma questa obiezione alla

clausola presa in esame non risulta

2290

essere convincente in quanto nel

c.c. si dichiara che gli eredi al di là della

partecipazione degli eredi alla società o

meno essi sono ritenuti in ogni caso

responsabili per le obbligazioni assunte

anteriormente dal socio defunto in quanto

parte del suo patrimonio ereditario.

Così facendo in ogni caso non vengono

pregiudicati i diritti dei creditori.Si analizza

in ogni caso che quando gli eredi

continuano la loro responsabilità

patrimoniale assume una doppia veste

essi vengono quindi ritenuti responsabili

per le obbligazioni future in quanto soci e

di quelle anteriori in ogni caso in quanto

eredi.Il beneficio di inventario riguarda

anteriori

quindi soltanto i debiti e non a

quelli futuri dei quali rispondono in virtù

della continuazione .Si riconferma che

l’erede deve scegliere se accettare o

meno l’eredità che una volta accettata

determinerà inevitabilmente una

responsabilità per le obbligazioni

conseguenti alla partecipazione, clausole

di questo tipo sono quindi valide.Bisogna

poi analizzare tra le varie clausole la

clausola di consolidamento ovvero il

caso in cui in seguito alla morte di uno dei

soci la sua quota societaria venga ripartita

andando ad accrescere quella degli

altri.Esiste però un limite ad una clausola

di questo tipo che si ricollega al divieto dei

patti successori dove si preclude la

possibilità ad un soggetto di disporre della

propria eredità per contratto.Nella

clausola presa in esame si decide quindi

che la quota vada non agli eredi ma ai

soci superstiti , ma così facendo si

determina una disposizione per contratto

di una quota del patrimonio ereditario.È

possibile affermare così facendo che la

quota di partecipazione spettante agli

eredi non vada neanche in successione ,

si analizza quindi che clausole di questo

tipo non sono tendenzialmente

valide.Deve però essere presa in esame

necessariamente la riscrittura nel 2006 in

merito alla questione del divieto dei patti

successori e ci si ricollega all’articolo 768

bis in merito al patto di famiglia , precisato

ciò la clausola di consolidamento diviene

possibile a patto che siano rispettate una

serie di regole .Tra queste viene richiesto

di partecipare al contratto per decidere di

distribuire la quota di partecipazione al

coniuge del defunto o di coloro

potenzialmente integrati all’interno

dell’asse ereditario .Il limite dei patti

successori viene così alleggerito

attraverso i patti di famiglia però con la

necessità di rispettare le esigenze dei

potenziali eredi.

L’ultima ipotesi che è necessario del

analizzare riguarda l’esclusione

socio ,essa concerne la fattispecie in cui

lo scioglimento si verifica sotto iniziativa

degli altri soci .Esistono poi casi di

esclusione di diritto , sancito all’interno

2288 c.c.,

dell’articolo ovvero il caso in cui

l’esclusione operi automaticamente a

causa di un comportamento del socio .Un

esempio di esclusione di diritto riguarda

l’esclusione automatica del socio che sia

dichiarato fallito nella propria attività

imprenditoriale in quanto il curatore

prende in gestione la quota di

partecipazione.Caso invece speculare

all’ipotesi di recesso è quella

facoltativa 2286

dell’esclusione (Art.

c.c.) che consegue a gravi inadempienze

del socio o alla sua condanna a scontare

una pena che gli preclude la possibilità di

ottemperare ai suoi obblighi di ufficio.Nel

secondo caso preso in esame si guarda a

vicende che riguardano unicamente il

non

soggetto e l’adempimento degli

obblighi societari .Rilevante nel codice è il

2287 c.c. concernente le modalità di

attuazione dell’esclusione , essa avviene

votazione a

quindi attraverso una

maggioranza dei soci all’interno di un

processo deliberativo.L’esclusione non ha

però effetto immediato ma solo una volta

decorsi 30 giorni dalla data di

comunicazione .Alla esclusione segue la

liquidazione della quota che caratterizza

tutti i casi di scioglimento del clausola

rapporto.Laddove sussista una

risolutiva espressa i soci hanno

determinato già in partenza le circostanze

che al loro verificarsi determinano lo

scioglimento senza bisogno dell’intervento

del giudice , al quale il socio può ricorrere

unicamente per una verifica.A questo

punto laddove il giudice verifichi

l’insussistenza delle motivazioni addotte

per l’esclusione dando ragione al socio si

considera come se la fuoriuscita del socio

non abbia mai avuto luogo. Queste regole

sono però applicabili solo a patto che la

più di due soci ,

società abbia nel caso in

cui invece siano solo due la pronuncia

viene fatta dal giudice su richiesta della

contro parte .In questo caso la sentenza

del giudice ha un valore tipicamente

costitutivo.

Viene poi ad essere preso in esame infine

scioglimento dell’intera

il caso dello

società. Sono quindi 5 le cause di

scioglimento del contratto la prima delle

il decorso del termine

quali è ,in quanto

la società è sempre un fenomeno di

durata.La seconda riguarda lo

scioglimento della società in seguito al

raggiungimento dell’oggetto sociale o la

sopravvenuta impossibilità di

conseguirlo .Esistono però dubbi su cosa

sia precisamente l’oggetto sociale ma

tendenzialmente si configura come le

attività che vengono esercitate dalla

2272 c.c.

società.Nell’art. si specifica poi

che lo scioglimento della società può

avvenire come conseguenza della volontà

di tutti i soci . Quarta causa è poi il venire

meno della pluralità de soci , che concede

al socio residuo 6 mesi per trovare un

altro socio per evitare lo

scioglimento.Ultima causa riguarda poi

altre cause previste dalla legge o dal

2274 c.c.

contratto sociale .Nell’art. si

analizza che i soci amministratori

mantengono il proprio compito per gli

accorgimenti urgenti fino a quando non ha

luogo la liquidazione, in quanto sussistono

sempre una serie di atti che devono

essere compiuti prima di determinare

definitivamente la fine della

società.Appare quindi sensato he fino a

quando vengono nominati i liquidatori ci

saranno necessariamente dei degli

accorgimenti che dovranno essere

ottemperati in una prospettiva però non

più di continuità .Per questa motivazione

lo scioglimento essendo legato alla

cessazione dell’attività precluderà di

compiere nuovi atti ma permetterà solo di

esecuzione.L’altro

gestire quelli in punto

importante che riguarda lo svolgimento

(Art. 2280 c.c.)

della liquidazione riguarda

l’impossibilità di distribuire parti del

patrimonio sociale prima che i creditori

siano stati pagati.Se il patrimonio

societario a questo punto risulta essere

insufficiente può essere richiesto ai soci di

corrispondere le somme mancanti nei

limiti della loro responsabilità.Il discorso

nell’ambito liquidatorio risulta essere più

complesso laddove il conferimento del

socio consista nella possibilità di attribuire

godimento

alla società il di un bene di un

determinato valore per un periodo di

tempo in quanto il modo in cui sono fatti i

conferimenti rileva in sede di

liquidazione.Il soggetto che quindi esercita

un conferimento privandosi per un periodo

di tempo della possibilità di godere di quel

bene mantiene lo stesso nel suo

patrimonio ma nonostante ciò ha

comunque diritto a vedere ripagato il

proprio conferimento attraverso una quota

di liquidazione.

2282 c.c.

Nell’art. viene poi evidenziato

che una volta pagate le passività ci si

occupa in primis di rimborsare le passività

e solo in seguito laddove rimanga

qualcosa nel patrimonio corrispondere gli

utili .Solo poi ultimato il processo di

liquidazione ci sarà l’estinzione della

come soggetto

società che viene

qualificata fino a quel momento come tale

anche senza l’applicazione della

pubblicità (società irregolare).In passato

era possibile dichiarare fallita la società

anche se il processo di liquidazione

sembrava essere completato , questa

circostanza si presentava laddove un

creditore anche se trascorso molto tempo

dalla chiusura della liquidazione e il

conseguente scioglimento della società

affermava di non essere stato pagato ciò

determinava che il processo di

liquidazione non si fosse ultimato e che la

società potesse ancora essere dichiarata

fallita.Questo caso era poi differente da

quello in cui si fosse volontariamente

ignorato un creditore .Oggi la normativa è

cambiata e si ritiene che dopo un anno

dalla cancellazione del soggetto societario

dal registro la società si qualifica come

completamente estinta escludendo la

possibilità che altri creditori possano farsi

successivamente avanti.

10\04\2018

SOCIETÀ DI CAPITALI

Si inizia ad analizzare la disciplina della

società per azioni .In primis risulta

rilevante la struttura finanziaria ,

peculiarità infatti delle forme societarie

capitalistiche è la disciplina imperativa del

capitale sociale che riguarda norme di

inderogabile applicazione in quanto più si

rinviene autonomia patrimoniale più forte

risulterà l’inderogabilità di alcune regole

.l’imperatività risulta connessa ad un

autonomia patrimoniale perfetta

collegata a sua volta ad una

spersonalizzazione , non sono rilevanti

tanto le persone quanto i conferimenti che

ciascuno fa alla società .

Punto di partenza della disciplina è

analizzare come si forma il capitale

sociale .Nella società per azioni si

necessità che il capitale minimo sia

almeno di 50.000 euro , si prevede però

naturalmente che le parti possano fisare

come capitale minimo della società

richiesto nell’atto costitutivo un capitale

superiore.Esiste in merito alla questione

una differenza rispetto alla società di

persone in quanto in quest’ultima sono i

conferimenti dei singoli soci a creare il

capitale sociale, nelle società per azioni i

conferimenti devono servire per coprire il

capitale fissato in sede di stipulazione

come base di funzionamento . Nelle

società per azioni è anche rilevante

andare a stabilire i criteri di funzionamento

.Nell’atto costitutivo viene deciso in

quante parti dividere il capitale e solo

investendo sulla base di quanto stabilito il

soggetto può ottenere la qualifica di

socio .Si diventa così soci avendo

sottoscritto una parte delle azioni in sede

di costituzione , l’ammontare delle azioni

sottoscritte rileva soprattutto in assemblea

dove conta la maggioranza delle azioni, o

avendole acquistate in un momento

successivo.La quota del socio può inoltre

divenire oggetto di pegno ,usufrutto e

sequestro. Si comprende quindi che la

quota del socio ha un valore diverso dalla

somma del valore delle singole azioni ,

quando l’insieme delle stesse rappresenti

la maggioranza del capitale sociale o sia

tale da consentire l’esercizio di specifici

diritti. Proprio a causa di questo si creano

sindacati azionari

dei qualificati con i

sindacati di blocco e sindacati

nomi di

di amministrazione.Il primo è volto ad

evitare che con l’alienazione delle azioni

si modifichino le quote a vantaggio di un

socio ma a danno di un altro.La seconda

categoria invece volta a unificare le quote

dei partecipanti soprattutto in merito al

diritto di voto così da poter beneficiare di

tutti quei diritti che sono connessi ad una

quota superiore.

Rilevanti sono i concetti di capitale , di

valore nominale del capitale e dell’azione .

valore

Si evidenzia il concetto di

nominale dell’azione , ovvero quanto

costa al soggetto l’azione .Il valore

nominale di tutte le azioni deve essere

uguale al valore nominale del capitale.

Si analizza a questo punto la disciplina

copertura del capitale

della nella società

2342 c.c.

per azioni . Nell’Art. viene

specificato che il conferimento a meno

che non sia stabilito diversamente debba

essere fatto in denaro. Viene quindi

richiesto da subito al soggetto per

ottenere la qualifica di socio di versare

25%

subito solo il dell’ammontare

complessivo dell’investimento

impegnandosi così a versare l’intero

ammontare al momento in cui la società

ne avrà bisogno , si ha così una

distinzione fra capitale sottoscritto e

capitale versato.Una maggiore difficoltà in

merito alla possibilità di sottoscrivere le

azioni si incontra quando si conferisce

qualcosa che non sia denaro.Ovviamente

sussiste una differenza tra il conferire un

bene o la possibilità di avere un diritto di

godimento sullo stesso e conferire denaro

.La differenza rispetto al conferimento di

denaro per sottoscrivere le azioni risiede

nella necessità di andare a valutare quel

bene per verificare che si di uguale valore

rispetto alla cifra nominale delle

azioni.Nell’ultima comma dell’articolo si

definisce l’impossibilità nell’ambito dei

conferimenti diversi dal denaro la

possibilità di conferire prestazioni di opera

o di servizi.Prestazioni di questo tipo

vengono quindi precluse non perché non

valutabili economicamente ma perché

l’intero valore economico deve essere

subito acquisito dalla società in quanto

questo tipo di prestazione non è divisibile .

L’unica eccezione rispetto a questa regola

è costituita riguarda la possibilità di

diritto di godimento

conferire un , in

quanto in questo caso non c’è la

necessità di richiedere un continuo

comportamento del socio conferente

.Accanto inoltre all’obbligo del

conferimento può essere inoltre imposto

nello statuto della società per azioni

anche l’obbligo di compiere prestazioni

accessorie , questo elemento è però tipico

delle società create a scopo

cooperativo.Tali prestazioni non possono

consistere in prestazioni in denaro e non

possono essere subordinate ai

convenzionali principi che regolano il

conferimento.

L’aspetto però più rilevante riguarda il

valore del conferimento per garantire il

corretto svolgimento della procedura e

che quindi il capitale risulti sempre essere

coperto .Sussiste quindi per colui che fa

conferimento in natura (art. 2343

un

c.c.) la necessità di presentare un

attestazione redatta da un terzo scelto dal

tribunale che attesti la corrispondenza tra

il valore del bene conferito e la parte di

azioni sottoscritte , che abbi almeno un

valore uguale o superiore alle stesse.

La stima deve però essere uguale a

sovrapprezzo

quella dell’eventuale che

consiste nel maggior valore che può

essere richiesto al soggetto che entrerà

nella società in un secondo

momento.Laddove quindi un soggetto

terzo voglia acquistare azioni appartenenti

ad una società che dalla sua creazione ha

registrato un aumento del capitale e degli

utili dovrà versare un prezzo maggiore per

colmare le riserve che a lui saranno

attribuite così da evitare di creare un

pregiudizio agli altri soci preesistenti.Nel

caso invece in cui esso venga pagato al

momento della costituzione della società

non avendo ancora le azioni un valore

nominale diverso da quello reale , la

funzione del sovrapprezzo è quello di un

ulteriore apporto rispetto a quello fatto

come conferimento.

III comma del 2343 c.c.

Nel si dichiara

che gli amministratori in un periodo di

tempo di 180 giorni devono valutare la

stima e la valutazione del terzo , devono

quindi esistere dei fondati motivi per

dimostrare che la valutazione non sia

corretta .Laddove i motivi sussistano , il

problema viene risolto affermando che

laddove il valore del bene sia inferiore a

1\5

oltre della stima del capitale si deve

abbassare proporzionalmente il capitale

sociale , annullando le azioni che risultano

scoperte .Questa pratica è applicabile

solo se il conferimento corrisponde a più

IV

azioni ed è una pratica obbligatoria.Nel

comma il legislatore lascia poi un

maggiore spazio al socio ,concedendogli

la possibilità laddove si presentino le

condizioni analizzate in precedenza di

versare la differenza in denaro con lo

scopo di conservare le azioni . Il socio può

però in alternativa decidere di recedere e

recuperare in parte o in toto l’investimento

laddove sia possibile . Si può poi

verificare che la società compri beni o

crediti dai soci promotori.

11\04\2018

Si analizza a questo punto la disciplina dei

conferimenti pericolosi natura

e in

privi di stima.Il principio di base è che i

conferimenti debbano coprire il capitale

sociale ,concetto connesso con quello

delle azioni proprie.In merito ai

conferimenti pericolosi può quindi

accadere che il socio faccia un

conferimento in denaro accordandosi con

gli amministratori affinché la società

acquisti dei beni del socio , sussiste a

questo punto la necessità che il prezzo

(2343 bis c.c.).Questa

pagato sia giusto

fattispecie è valide e consentita solo a

determinate condizioni.Viene in primis

fissato un lasso temporale massimo per

l’applicazione della disciplina che non può

sforare i due anni dal momento della

costituzione della società e della

conseguente iscrizione nel registro delle

imprese.Il problema logicamente si pone

unicamente laddove ci sia una i soci

connessione fra il bene acquistato e

fondatori.Terza condizione per

l’applicabilità della disciplina risulta essere

che il corrispettivo versato sia 1\10

considerevole quindi di almeno

rispetto al capitale sociale .La normativa

concernente gli acquisti pericolosi non si

applica quando gli acquisti vengono fatti

nei mercati regolamentati o sotto il

controllo di un autorità amministrativa o

giudiziaria.

Esistono poi delle cautele per stimare in

modo più giusto possibile con una

corrispondenza con il denaro conferito e ci

si ricollega nuovamente alla disciplina

2343 c.c.Se le norma sui conferimenti

pericolosi non vengono rispettate ciò non

determina la nullità dell’atto ma in virtù

dell’avvenuto innacquamento del

patrimonio sociale e i conseguenti danni

nei confronti dei terzi si prevede la

responsabilità in solido degli

amministratori con alienante per il

pagamento di un prezzo eccessivo per il

bene. 2008

Fino al non era possibile conferire

dei beni in natura privi di stima ,in seguito

direttiva comunitaria 68\2006

però la ha

permesso il conferimento di alcuni tipi di

beni senza stima ma attraverso metodi di

valutazione alternativi ritenuti in ogni caso

validi.La disciplina è stata però poi inserita

nel codice civile con gli articoli 2343 tre e

2343 ter c.c.

quater .Nel la normativa fa

riferimento ai beni mobiliari e agli

strumenti del mercato monetario .I valori

mobiliari riguardano le azioni del mercato

finanziario , gli viene riconosciuta la

possibilità di essere conferiti senza una

stima in quanto vengono già stimati

attraverso un prezzo di mercato , in

riferimento al prezzo ponderato degli

sei mesi .Se

ultimi invece i beni conferiti

hanno un valore superiore rispetto al

conferimento esso viene utilizzo come

riserva di sovrapprezzo .Anche per

quanto riguarda poi i beni che risultano

essere all’infuori di questa categoria si

esclude la stima quando quest’ultima si

già stata operata nel bilancio di un’altra

società , fondamentale è però che il

precedente bilancio sia avvenuto

fair value

attraverso il corrispondente ad

un generale principio internazionale di

equità .Non c’è inoltre necessità di una

stima nel suo significato convenzionale

quando il socio faccia effettua la stima da

un esperto contabile che vada a verificare

la sussistenza di fair value , si vede però

in ogni caso un successivo controllo degli

amministratori.La valutazione è volta a

verificare che non si siano verificate

circostanze straordinarie che hanno inciso

sul valore di questi beni .

Iniziamo a questo punto ad analizzare le

azioni , le società di capitali sono divisibili

srl e spa

in , le quali si differenziano in

virtù del fatto che nelle seconde a

differenza delle prime il capitale sociale è

già diviso in una serie di parti

predeterminate.Ne consegue un capitale

sociale frammentato in tante parti che

costituiscono il capitale minimo di

partecipazione sociale.

Il soggetto così sottoscrivendo l’azione si

impegna a fare un conferimento che abbia

un valore pari a quello dell’azione.

Quando si parla di azione appare subito

evidente che la parola possieda più

significati , il primo dei quali riguarda la

partecipazione sociale ma la legge

,attribuendo un secondo significato

permette anche che le azioni possano

essere poste in circolazione rappresentate

transferimento

dai titoli.Il dell’azione

attraverso la vendita sul mercato serve a

monetizzare in maniera immediata il

valore dell’azione , qualità che rende

molto appetibile la pratica dell’azione.La

circolazione è permessa alla luce delle

caratteristiche delle

azioni :spersonalizzazione

,standardizzazione e autonomia.La

prima è riferita alla irrilevanza di chi sia la

persona del titolare.Il secondo riguarda il

fatto che il contenuto delle azioni è

tendenzialmente lo stesso.Il terzo e ultimo

elemento caratterizzante le azioni

riguarda il fatto che ciascuna, intesa come

capitale minimo di partecipazione sociale ,

è autonoma rispetto alle altre.Nella spa si

può esercitare un recesso solo su una

parte delle azioni senza annullare del tutto

l’investimento.

Esistono poi altre caratteristiche :

indivisibilità (2347 c.c.) ,inscindibilità e

uguaglianza.Le azioni sono quindi

indivisibili in quanto la loro ipotetica

divisione richiederebbe la modifica del

valore nominale nell’atto costitutivo

.L’azione non può essere scissa tra più

unico

soggetti in quanto ha un

titolare .In linea di massima è previsto

che soltanto i titolare id diritti di proprietà

sulle azioni abbiano diritto di voto

nell’assemblea ma nonostante ciò si

prevedono delle eccezioni (2352 c.c.) che

conseguono alla determinazione di diritti

reali parziali sulle azioni come il diritto di

godimento , dove salvo diversa

pattuizione anche l’usufruttuario detiene

diritto di voto. diritto di opzione

Esiste poi un per i soci

i quali vengono preferiti ai terzi

nell’acquisto delle nuove azioni emesse,

ciò viene fatto essenzialmente per

aumentare l’investimento, si afferma che

quest’ultimo sia qualificato come ibrido in

quanto in grado di rendere invariato il

peso dei singolo soci

nell’assemblea.L’altro aspetto riguarda

l’uguaglianza , in quanto tutte le azioni

dal punto di vista quantitativo

costituiscono un uguale frazione del

valore reale

capitale sociale .Il dell’azione

è poi il valore del patrimonio netto diviso

per il numero delle azioni , esso coincide

con il valore nominale al momento della

costituzione per poi diventare maggiore a

causa del guadagno e dei finanziamenti

con il passare del tempo .Laddove sia

stato pagato un sovrapprezzo tale

corrispondenza non esisterà neanche al

momento della costituzione.Laddove i soci

non vorranno usufruire del diritto di

opzione sulle nuove azioni emesse esso

potrà essere usufruito dai terzi .È

possibile che in certi casi i soci siano

esclusi all’origine dall’esercizio del diritto ,

la legge però per evitare che quest’ultimi

subiscano un pregiudizio obbliga i terzi

che acquistano nuovi azioni a pagare un

sovrapprezzo corrispondente non al

pagamento del valore nominale delle

azioni ma al valore reale.

Analizzando il contenuto delle azioni ,

ogni socio deve sottostare al generale

principio di buona fede .Il socio acquisisce

attraverso l’acquisto delle azioni dei poteri

economici e

che hanno dei riflessi

amministrativi .Appare quindi sin da

subito pacifico che più azioni decine i

soggetto maggiore sarà il suo peso sia

patrimoniale sia amministrativo nella

società , alcuni diritti però non possono

essere misurati come il diritto ad

intervenire all’assemblea.Ci sono poi dei

diritti che vengono riconosciuti solo ai soci

che hanno raggiunto un certo quorum

diritti

investimento .Abbiamo quindi

patrimoniali e diritti amministrativi.I

primi risultano connessi con lo scopo

lucrativo della società quindi finalizzati ad

ottenere una remunerazione

dell’investimento durante la vita della

società o allo scioglimento della

stessa.Nella società di capitali a

differenza di quella di persone , dove la

possibilità di ricevere degli utili potrà

sempre essere richiesta una volta

approvato un bilancio positivo , in quella di

capitali si renderà sempre necessaria una

decisione della maggioranza .Gli utili a

meno che non ci siano casi particolari

spettano in maniera proporzionata

all’ammontare delle azioni .Innanzitutto ad

ogni socio deve essere restituito in primis

l’ammontare del suo investimento e solo

laddove ci sia un avanzo dalle passività ci

sarà la corresponsione degli utili.

Per quanto riguarda poi i diritti

amministrativi il principale risulta essere il

diritto a votare nell’assemblea dei soci ,

principio di base è che ad ogni azione

corrisponde un voto , più sono le azioni di

proprietà di un soggetto più quest’ultimo

avrò potere decisionale.Uno dei poteri più

decisivi del socio che detiene la

maggioranza delle azioni risulterà essere

la possibilità di nominare il socio

amministratore , il quale risulterà essere

inesorabilmente legato alla figura del

Art. 2367 c.c. .

socio che lo ha nominato.

Altro elemento connesso al diritto di voto

è la possibilità di impugnare le decisioni

assembleari , concesso ai soggetti

tenuti ,assenti o dissenzienti.Un altro tipo

di diritto amministrativo risulta invece

diritto all’informazione

essere il , che ad

esempio nelle società di capitali quotate in

borsa si concretizza nell’obbligo di avere

copia assembleare .I

una soggetti quindi

per approvare il bilancio dovranno

necessariamente avere una copia dello

stesso.Altri diritti sono invece connessi

(art. 2388 c.c.)

con il potere di controllo ,

viene così riconosciuta la possibilità di

impugnare le decisioni lesive della

posizione del socio stesso.

A questo punto è possibile anche

esercitare il diritto di recesso quando il

socio sarà dissenziente rispetto a delle

rilevanti decisioni amministrative

organizzative.

Iniziamo a questo punto ad analizzare la

possibilità di creare delle categorie di

2348 c.c.,

azioni , sancita nell’articolo è

quindi possibile affermare che esiste una

forte autonomia statutaria per quanto

concerne la possibilità di creare delle

categorie di azioni accomunate dalle

stesse caratteristiche.Questo in passato

non era possibile in quanto fino al 2003

erano tipizzate dal legislatore alcune

categorie di azioni e vi era un

bilanciamento fra il depotenziamento dei

diritti amministrativi e il potenziamento di

quelli patrimoniali.Ora il quadro normativo

è mutato riconoscendo la possibilità di

modulare i diritti senza la necessità di un

bilanciamento , esiste logicamente una

tipicità delle categorie di azioni le cui

caratteristiche sono già disciplinate dalla

legge le quali però possono essere

modificate dallo statuto a patto che

vengano determinate delle categorie.Per

quanto riguarda la corresponsione degli

utili è possibile intervenire creando delle

azioni privilegiate , la preferenza può

essere basata su un privilegio di natura

quantitativa così da ricevere utili in

maniera più che proporzionale rispetto ai

conferimenti.Possono anche essere

stabilite delle azioni che generano priorità

porstergazione delle

temporali o

perdite, grazie al quale in caso di perdite

viene riconosciuto al socio la possibilità di

pagare per ultimo.

Per quanto riguarda i diritti amministrativi

concernenti il diritto di voto , possono

essere create azioni prive di diritto di voto

alle quali però non conseguono vantaggi

patrimoniali, azioni con limitato diritto di

voto e infine con diritto di voto

scaglionato.È però possibile generare un

risultato inverso attraverso il conferimento

diritto di voto plurimo

di un , fino ad un

massimo di tre voti.La maggiorazione del

voto può essere però anche legata alla

durata dell’investimento , conferendo in

virtù della durata dell’investimento fino ad

un massimo di 5 voti , questa disciplina è

però legata alla condotta del socio e non

alle azioni plurime.Queste azioni

particolari come in tutti gli altri casi non

possono violare la fattispecie del patto

leonino .Inoltre almeno la metà del

capitale deve essere costituito da azioni a

voto pieno.

Esiste nella società di capitali la possibilità

che settori differenti di una stessa società

abbiano un andamento economico

differente , bisognerà per questo

analizzare la possibilità di avere differenti

diritti agli utili proporzionati all’andamento

del settore.In Italia sussiste però un

rilevante limite a pratiche di questo tipo ,

esiste infatti un obbligo nel calcolo degli

utili che il patrimonio netto sia superiore al

capitale sociale , per questo potrebbe

accadere che le perdite in un settore

determino l’impossibilità di conseguire utili

per l’intera società nonostante il positivo

andamento economico di un altro azioni

settore.Ulteriore categoria sono le

di risparmio , che da una parte sono

prive di diritto di voto nell’assemblea ma

alle quali dall’altra parte viene riconosciuta

una maggiorazione nel diritto agli utili .Ci

sono poi le azioni riscattabili caratterizza

dalla possibilità per il socio che le aliena di

riscattarle , anche in questo caso si porrà

il problema del calcolo del giusto prezzo

per il riscatto. Vi sono poi le azioni di

2353 c.c.)

godimento (art. che laddove

vengano attribuite ai possessori delle

azioni rimborsate non danno diritto di voto

nell’assemblea e sono postergate alle

altre azioni per la ripartizione degli utili

.L’art. 2349 c.c. prevede poi la possibilità

di concedere azioni ai dipendenti ,definite

azioni con prestazioni accessorie ,per le

quali viene richiesto il consenso dei soci.

Quando in una società ci sono poi più

categorie di azioni questo determina

necessariamente riflessi

sull’organizzazione e ne consegue che le

decisioni debbano essere prese sulla

base delle decisioni delle assemblee

speciali dove operano gli azionisti della

stessa categoria .Sono poi possibili

modificazioni delle categorie speciali

attraverso una deliberazione a

maggioranza nell’assemblea principale .

Le azioni viste fino ad ora sono una

conseguenza del capitale di rischio ovvero

della possibilità di perdere il capitale

investito e la modulazione delle azioni

serve a renderle più appetibili.In merito

assemblee speciali

alle è previsto che

quest’ultime operino solo nelle ipotesi in

cui le deliberazioni dell’assemblea

generale pregiudichino gli interessi degli

appartenenti alla categoria .Le

deliberazioni però delle assemblee

speciali non sono però autonome ma

presuppongono la deliberazione

dell’assemblea alla quale è appunto

collegata.

La riforma del 2003 ha poi introdotto gli

strumenti finanziari partecipativi , i

quali superano la precedente

differenziazione fra obbligazionisti e

azionisti introducendo strumenti finalizzati

a concedere apporti finanziari di

qualunque tipo che possono essere

sottoscritti sia da soci che da terzi .Vige

poi autonomia statutaria rispetto ai diritti

riconosciuti a coloro che utilizzano tali

strumenti , rientrano nelle concessioni sia

il diritto di voto , solo all’interno però di

una specifica assemblea speciale , sia il

diritto a nominare un componente

dell’organo amministrativo.Gli strumenti

finanziari possono avvicinarsi più alle

azioni o più alle obbligazioni.I soggetti che

offrono tali strumenti sono sempre pagati

essendo preferiti ai soci.Tali strumenti con

l’eccezione della concessione del diritto di

voto nell’assemblea generale degli

azionisti possono sostanzialmente

coincidere con quelli dei soci.

16\04\2018

Iniziamo ad affrontare il tema della

circolazione delle azioni in quanto

elemento qualificante nella società di

capitali in merito a come queste azioni

libera

possono essere trasferite.La

trasferibilità delle azioni è l’elemento

peculiare e caratterizzante della

partecipazione azionaria, in quanto nella

società di persone si richiedeva il

consenso degli altri soci.Nella società di

capitali infatti assistiamo ad un fenomeno

di oggettivazione della partecipazione

unicamente pesata in vista della parte di

capitale sottoscritto , all’interno quindi

della stessa categoria di azione è quindi

irrilevante la persona del socio .La

sottoscrizione dell’azione viene qualificata

dell’acquisto di un bene

al pari in un

ottica proprietaria , per questo l’azione

può essere liberamente venduta

monetizzando l’investimento cedendolo

sul mercato.Il prezzo dell’azione sarà dato

dal valore che quell’investimento ha in

quel momento , viene cosi ad essere

di valore netto

ripreso il concetto

dell’azione .Elemento distintivo importante

rispetto alla società di persone è che in

quella di capitali il socio può recuperare

l’investimento non richiedendo lo stesso

alla società che ne viene depauperata ma

al soggetto che sul mercato acquista

l’azione.Il punto importante è che le azioni

non solo frazioni di capitale sociale che

attribuiscono ma sono visti come beni

fungibili che hanno la possibilità di essere

liberamente venduti sul mercato senza i

consenso degli altri soci.L’investimento

rimane però all’interno della società nella

forma dell’azione e il soggetto terzo ne

paga unicamente il controvalore , esistono

però rispetto ad un generale regime di

eccezioni

libera trasferibilità delle in

quanto le parti possono fare delle scelte in

deroga a questo meccanismo .Per

analizzare questi casi particolare partiamo

dal dire che la libera trasferibilità è un

meccanismo a favore dei soci tipico della

società di capitali e laddove le parti

abbiano un particolare interesse alla

persona del socio sono libere di scegliere

forme societarie alternative più inclini a

questo assetto.Per questa ragione è vero

che si possono apporre delle limitazioni

(art. 2355 bis c.c.) ma essa non può mai

essere limitata del tutto la trasferibilità che

permane anche se solo parzialmente

.Logicamente maggiori sono i limiti che

vengono apposti ,più è forte il carattere

personalistico anche nella società per

azioni , ovvero non è più indifferente chi

sia il socio .Questo aspetto si ravvisa già

nel primo comma dove si dichiara che si

può decidere di lasciare invariato l’assetto

della società per un massimo di 5 anni

vietando in quel lasso di tempo di operare

trasferimenti ,cosi facendo il regime

convenzionale della libera trasferibilità

viene limitato senza mai essere escluso

completamente . Non è inoltre senza

dubbio con caso che alla luce della

irrilevanza della persona del socio in

passato la società per azioni veniva anche

società anonima

definita .

Diverso è poi il discorso se sottoponiamo

l’investimento a particolare condizioni ,

come stabilire una clausola nell’atto

costitutivo che riconosce agli altri soci

laddove uno o più abbiano intenzione di

vendere le proprie azioni diritto di

prelazione sulle medesime.Inserire una

clausole di questo tipo sarà sicuramente

differente dal richiedere il consenso degli

altri soci ma si comprime con il diritto di

prelazione parzialmente la libera

trasferibilità , viene così ad essere

esercitato un bilanciamento dove i soci

potranno solo limitare l’entrata di un terzo

comprando essi stessi le azioni.Un

discorso però su clausole di questo tipo

risulterà essere semplice laddove ci siano

solo due soci ma inizierà a diventare più

complesso a partire da società dove ci

siano almeno tre.In questo caso il diritto di

in maniera

prelazione si esercita

proporzionale alla quota di

partecipazione , laddove però non tutti

esercitano la prelazione i rapporti di forza

nella società possono venire ad essere

alterati .Esiste però un aspetto che

distingue il diritto di prelazione nel

contesto societario dalla sua normale

applicazione in un contesto privatistico ,

infatti convenzionalmente il diritto di

prelazione deve essere esercitato alle

stesse condizioni dell’offerente terzo per

evitare di creare un pregiudizio

nell’alienante.Nel contesto societario

esiste invece la possibilità di avere casi di

prelazione impropria ovvero di esercizio

del diritto ad un prezzo differente da

quello offerto da un terzo ,ipotesi che

viene ammessa a patto che venga

riconosciuto al terzo il valore effettivo del

suo investimento .Viene per questa

motivazione stabilito un procedimento

rigoroso di valutazione delle azioni

dell’uscente.

Un altro limite alla libera trasferibilità si

comma due del 2355 bis

rinviene nel

c.c. clausole di gradimento ,

nelle dove

si subordina la possibilità di vendere a

terzi al gradimento dei soci.Questo tipo di

clausole risulterà essere senza dubbio più

ambigua rispetto a quelle vista in

precedenza in quanto operante su un

piano diverso . Il socio difatti può vendere

solo laddove la vendita al potenziale

acquirente sia provata dal consiglio di

amministrazione e in certi casi

dall’assemblea, ne conseguirà che la

clausola sarà molto più limitativa rispetto a

quella concernente il diritto di prelazione .

Nel caso meno estremo in cui nella

clausola vengano stabilite le condizioni di

gradimento non verrà completamente

limitata la libertà del socio nonostante ci

sarà una maggiore difficoltà a cercare

soggetti che abbiano quei requisiti.

Il problema si farà più complesso laddove

non vengano fissati in anticipo i requisiti

dell’acquirente all’interno della clausola ,

in questo caso il socio uscente rischia di

essere imprigionato in quanto una

clausola di questo tipo rischia di limitare

completamente la trasferibilità.La

conclusione è quindi che clausole di

mero gradimento

questo tipo definite di

sono inefficaci in quanto incompatibili con

la libera trasferibilità . SI prevede però una

eccezione a questa regola laddove i soci

in seguito alla configurazione di una

clausola di mero gradimento si impegnino

in caso di mancato consenso nei confronti

del potenziale acquirente ad acquistare

essi stessi le azioni o di farle acquistare

alla società o ancorai recesso

dell’alienante permettendo al socio di

fuoriuscire .Il mero gradimento è quindi

permesso solo dando comunque la

possibilità al socio di uscire.

Il terzo comma dell’articolo di riferimento

concerne il tema della morte del socio che

teoricamente nella società di capitali non

dovrebbe rilevare , possono però essere

introdotte delle limitazioni ai trasferimenti

mortis causa uguali a quelle intercorrenti

inter vivos , ne è un esempio l’applicabilità

del diritto di prelazione , Si sta quindi solo

decidendo se gli eredi ricevano le azioni e

continuino a partecipare alla società o gli

vengono liquidate le medesime azioni , ciò

che in realtà realmente rileva è che in

qualche modo gli eredi ricevano il

valore .Va poi affrontato un tema

particolarmente delicato ebbero quale

rilievo giuridico abbia l’inosservanza di

queste clausole le quali sono

,paradossalmente , nonostante

erga

contrattuali valide

omnes.Convenzionalmente in un

l’inosservanza

contesto privatistico del

diritto di prelazione non determina

l’invalidità dell’atto compiuto ma si rivolge

unicamente a una determinazione di una

responsabilità per inadempimento , nella

società si procede diversamente .

Analizziamo in primis che al momento

della costituzione della società al suo

interno vengono inserite le regole

concernenti il suo funzionamento e le

modalità di accesso alla stessa ,si assiste

per questo nel caso di mancato rispetto

delle clausole di limitazione della

trasferibilità a una scissione fra la figura di

acquirente socio e proprietario dei beni in

quanto nonostante l’acquisto delle azioni

sia valido il soggetto non viene

riconosciuto dalla società come titolare dei

diritti in quanto l’acquisto è avvenuto

senza osservare le clausole presenti

nell’atto costitutivo .Questo tipo di limiti

non sono validi all’interno delle società

quotate in borsa in quanto inopponibili in

quella forma id mercato.Si conclude

quindi che nel caso ci sia inosservanza

inefficace ,

l’alienazione è valide ma gli

altri soci hanno poi il diritto di sostituirsi al

soggetto che acquistato le azioni in

violazione del loro diritto.Diverso è il caso

laddove i limiti siano stati fissati in patti

para sociali

definiti intercorrenti fra i soci

ex articolo 2341 bis c.c. , tali patti

nascono con lo scopo di perseguire varie

finalità quali quelle di limitare il

trasferimento delle azioni .Tali patti

secondo la normativa non possono

5 anni

eccedere in durata i . Sono inoltre

patti para sociali di sindacato

validi i per

effetto dei quali le parti realizzano tramite

la società un loro interesse personale ,

nonostante ciò è invalido il voto dato nella

deliberazione in assemblea di tale

operazione quando quest’ultima rechi un

danno alla società.

La differenza con le clausole risiede però

nell’efficacia in quanto i patti para sociali

solo

possiedono una efficacia obbligatoria

per le parti , per questa motivazione non

sono previste le stesse conseguenze

proprie dell’inserimento di limiti nello

statuto della società.Si conclude quindi

che ha un indubbia rilevanza dove viene

inserito il limite alla trasferibilità.Nella

società a responsabilità limitata invece

laddove sussistano clausole che

prevedano l’intrasferibilità o che

subordinino il trasferimento al gradimento

inter vivos ma anche nei casi in cui si

pongano limiti al trasferimento mortis

causa si riconosce la possibilità al socio

intenzionato ad alienare di richiedere la

liquidazione della propria quota.

17\04\2018

Si continua a questo punto il discorso

concernente il trasferimento delle

azioni .Rilevante è infatti analizzare come

si attua il trasferimento delle azioni .Di

base la circolazione è subordinata alle

convenzionali dinamiche concernenti il

trasferimento della proprietà di qualunque

un principio con

bene ovvero legata ad

sensualistico , quindi elemento

necessario nel contratto di vendita è

l’accordo. Si analizzano poi due momenti :

quello di vendita dell’azione e quello in cui

diviene possibile esercitare un diritto nei

confronti della società .I due momenti

sono distinti in quanto il soggetto viene

immesso nella possibilità di esercitare

l’iscrizione nel libro

diritti solo attraverso

dei soci .In teoria prima della iscrizione la

legittimazione ad esercitare i diritti

scaturenti da quelle azioni è ancora in

capo al precedente proprietario :

titolarità e

distinzione fra

legittimazione .Bisogna innanzitutto inizia

a comprendere che cosa è e a cosa serve

titolo di credito .Esso

un è un

documento che possiede la finalità di

rappresentare i diritti che che nascono da

un certo rapporto giuridico , ovvero è un

documento di legittimazione in quanto

permette di esercitare un diritto ma

quid pluris

possiede un ovvero

permettere la circolazione dei diritti

rappresentati nel documento in

questione.Elemento che dovremo

analizzare in una prospettiva complessiva

del nostro discorso è al regola secondo la

quale nessuno può trasferire un diritto del

quale non è titolare , in questa ottica

verificare che chi cede il contratto ne sia

effettivamente titolare è da ostacolo alla

circolazione del diritto .Si deve poi in

aggiunta verificare che il diritto non sia

stato paralizzato da un creditore , a

remore di questo tipo permette di ovviare

l’utilizzo di un titolo di credito il quale

permette all’acquirente di subentrare nel

a titolo

diritto come se fosse acquisito

originario .

La fattispecie presa in esame sarà quindi

vicina a quella concernente la circolazione

dei beni mobili , in quanto se l’acquirente

viene in possesso del bene in buona fede

inconsapevole del difetto di proprietà

dell’alienante in questo caso il possesso

vale titolo , in quanto la vendita è valida

sulla base di un titolo astrattamente

idoneo.Attraverso quindi il trasferimento

del titolo di credito si trasferisce il diritto

che dal documento è rappresentato , alla

base del fenomeno c’è sempre la

documentazione di un rapporto

obbligatorio.

Iniziamo a prendere in esame il tipo più

la cambiale

comune ovvero nella sua

il pagherò

forma più semplice ovvero

cambiale corrispondente ad una

promessa di pagamento.Nel nostro

ordinamento convenzionalmente esiste la

necessità che ci sia sempre una causa

alla base del trasferimento di un bene o di

un diritto ma nella cambiale questa non

un

viene richiesta in quanto essendo

titolo astratto risulta sganciata dal

rapporto giuridico sottostante.La

promessa di pagamento può a questo

punto essere scritta in tante forme ma al

di là di come essa viene costruita il

soggetto che acquista il titolo acquista in

ogni caso il diritto , diventandone il titolare

a prescindere da chi lo fosse

precedentemente al quale inoltre viene

preclusa la possibilità di paralizzare il

rapporto.In virtù del fatto che l’acquirente

viene parificato ad un titolare originario gli

unici limiti dell’acquisto sono quelli

presenti nel documento stesso.I titoli di

credito sono subordinati nella loro

articoli 1992-1993-1994

circolazione agli

c.c. Nel 1994 c.c. si dichiara che chi ha

acquistato un diritto in buona fede non è

soggetto a rivendicazione , ovvero

nessuno può rivendicare il diritto

contenuto in quel titolo che diviene

incontestabile , in assenza di questo

articolo chiunque potrebbe creare un

conflitto sulla titolarità del diritto.

In ultimi analisi risulta quindi essere

necessario unicamente il possesso

insieme alla titolarità per la legittimazione ,

in quanto elemento fondamentale risulta

essere la stabilità dell’attribuzione

1993 c.c.

patrimoniale.L’articolo è la

secondo norma che regola i titoli di credito

che ci dice che possono essere opposte

al possessore del documento unicamente

le eccezioni che emergono dallo stesso ,

come ad esempio sia quelle di forma che

emergono dal contesto oggettivo del titolo

sia quelle che non concernono la forma

come l’assenza di capacità di agire.In più

tutte le eccezioni opponibili a quello

specifico possessore ma non quelle

riguardanti il precedente rapporto in

quanto il titolo astrae dal rapporto

sottostante.

Le dinamiche prese in esame fino a

non

questo punto trovano però

tutti i titoli di credito ,in

applicazione per

quanto meno è essenziale e semplificato

è il titolo più sono numerose le eccezioni

opponibili .Esiste in merito una

titoli astratti e causali

distinzione fra che

consegue al diverso grado di neutralità nel

diritto della causa , esistono poi titoli che

non sono svolgono la finalità di documenti

di legittimazione ma sono anche veri e

propri titoli di credito .Se quindi il soggetto

è in possesso di un titolo che identifica la

causa del rapporto le eccezioni sono

sempre opponibili .Nell’ambito dei titolo

causali spesso viene fatta una distinzione

causalità debole e

fra titoli causali a

forte , ci sono quindi titoli dove le

eccezioni possono essere mosse in virtù

del tipo di contratto preso in esame quindi

si prende a modello la disciplina tipica ,

c’è poi un secondo caso dove rilevano le

eccezioni riguardanti il concreto assetto

organizzativo della società ovvero la

singola fattispecie.

Quando si crea un titolo di credito si deve

sempre badare che siano rispettate le

regole riguardanti la sua circolazione ,

esistono quindi diversi modelli tipizzati.Nel

primo tipo preso in esame è sufficiente il

semplice possesso del documento per

rendere il possessore legittimato a

ricevere la prestazione , viene definito

titolo al portatore dove rileva unicamente

il rapporto fisico con il documento.È

possibile però nel documento anche

specificare il soggetto che si intende

legittimare , ne consegue che solo il

soggetto che risulta beneficiario può

avvalersi del titolo , si individua così una

titolo a

seconda fattispecie definita

legittimazione nominale .Solo però

apponendo nel titolo una modificazione

del beneficiario è possibile far circolare il

titolo e trasferirlo a terzi , così facendo

esso diventa un titolo all’ordine dove il

debitore effettua il pagamento a chiunque

non solo sia in possesso del titolo ma sia

legittimato a godere di quei diritti che dal

titolo promanano.Esiste quindi la

necessità che il precedente titolare non

solo trasferisca il titolo ma dichiari anche il

nuovo soggetto sia legittimato , in quanto

presupposto dell’applicabilità del 1994

c.c.Si segnala anche che non si necessita

unicamente che il titolo sia girato ma che

serie continua

sia fatto sulla base di una

di girate , si richiede quindi che il

beneficiario del titolo sia colui che gira poi

il titolo (Tizio gira a Sempronio che gira a

non ci siano

Caio), rilevante è poi che

interruzioni nella serie delle firme .C’è

poi un ulteriore categoria di titoli a

legittimazione nominale dove il

procedimento è più complesso in quanto è

necessario che intervenga anche il

soggetto che ha emesso ill documento

che rinnova il titolo emettendolo a favore

del nuovo titolare.Questa viene fatto per

avere una maggiore sicurezza nella

circolazione dei titoli , infatti quanto più

viene connotata la formalità maggiore è la

sicurezza dell’originario beneficiario della

prestazione.Ne sono un esempio i titoli al

portatore dove nonostante sia esaltata la

circolazione esiste un forte rischio che con

la perdita del documento si possa perdere

anche il diritto .Queste regole concernono

però emissioni multiple in quanto volte al

loro controllo. i titoli

Si analizzano a questo punto

azionari i quali rappresentano che c’è

qualcuno che partecipa alla società

avendo sottoscritto azioni attraverso il

conferimento.Si può poi decidere di

documentare la partecipazione

sottoscrivendo un titolo volto alla

circolazione .In seguito però all’acquisto di

un azione il socio non esercita il diritto

solo in virtù del documento ricevuto ma

sarà richiesto il riconoscimento all’interno

del libro dei soci ,dove si ravvisa già la

legittimazione nominale.Nonostante

questa pratica sia quella più diffusa non si

esclude che le azioni possano essere

titoli al portatore

qualificate come

.Quindi il titolo azionario è un documento

tendenzialmente nominativo ma che può

essere al portatore e causale , quindi

possono essere fatte valere le eccezioni.

Questa disciplina è compatibile con la

dimensione associativa della società

quindi è impensabile di entrare di entrare

nella società senza essere subordinati alle

regole di quella società.Tutte le clausole

statutarie sono quindi opponibili in quanto

richiamate dall’appartenenza di quel titolo

a quella società e quindi implicitamente

richiamate dal documento.La vera

importanza di qualificare i titoli azionari

come titoli di credito è l’applicabilità del

1994 c.c., ovvero chiunque entra in

possesso in buona fede del titolo

azionario non è soggetto a rivendicazione.

Analizziamo a questo punto il caso delle

operazioni su azioni

proprie ,quest’ultimo riguarda la

fattispecie in cui la società vada ad

operare su azioni proprie , un eventualità

quindi ritenuta difficilmente concepibile in

un ottica contrattuale e logica .Si individua

in primis un diversità di trattamento della

questione tra la spa e la srl , in quanto

nella seconda la possibilità di compiere

operazioni di questo tipo è sin dall’origine

espressamente vietata

nulla in quanto

dalla legge , analizziamo a questo punto

invece cosa avviene nella società per

azioni.

È evidente che questa eventualità si

accetta se intesa come oggetto di

investimento ma risulta più complessa

analizzando i tipi di operazioni che si

possono compiere.Regola inderogabile è

che la società non può sottoscrivere

azioni proprie al momento della

costituzione della stessa o nel caso in cui

ci sia un aumento del capitale.Bisogna

però in primis definire una differenza fra

acquisto , ovvero il caso in cui l’azione sia

già stata acquistata e sottoscrizione

ovvero acquisto primario .La pratica della

sottoscrizione da parte della società di

azioni proprie viene preclusa con un

divieto , la motivazione non è però solo

logica ma normativa ovvero quella di

evitare che ci possa essere un attentato

all’integrità del capitale sociale attraverso

una ineffettività del

conferimento.Nonostante il divieto della

sottoscrizione di azioni proprie sia una

norma imperativa la conseguenza del

mancato rispetto della normativa non è la

nullità del contratto , tipica conseguenza

della violazione di norma imperative, in

diversa

quanto sussiste una

disposizione di legge .La soluzione che

il legislatore trova è porre l’acquisto in

capo ad un altro soggetto , l’ordinamento

resti

infatti vuole evitare che il capitale

scoperto per questo se in sede di

costituzione ha avuto luogo un fenomeno

anomalo di questo tipo nell’ambito dei

conferimenti si pone l’obbligo di

ai soci

adempimento in capo

fondatori ,ovvero nonostante sia vigente

in merito un divieto assoluto non si

prevede la nullità laddove non sia stato

rispettato ma si prevede che i soci che

hanno sottoscritto erroneamente le azioni

siano poi dovuti al loro

acquisto.Nell’ipotesi invece dell’acquisto

di azioni proprie si rischia di eludere il

divieto di sottoscrizione , acquistandole

quindi in un momento successivo alla

costituzione .

Il caso convenzionale riguarda la

possibilità di acquistare le azioni

restituendo il conferimento al socio che le

ha sottoscritte ma così facendo le

medesime azioni non saranno coperte e si

dovrà per questo annullarle.L’elusione del

divieto ha luogo in quanto le azioni

acquistate al momento della

sottoscrizione erano coperte per poi

divenire scoperte al momento

dell’acquisto da parte della società.Viene

preclusa la possibilità di acquistare azioni

proprie restituendo in maniera occulta il

capitale .Nel caso in cui invece vengano

gli utili

utilizzati per acquistare le azioni la

pratica sarà ammessa in quanto il capitale

rappresentato dalle azioni medesime sarà

coperto, le azioni acquistate esisteranno

un

come elemento astratto ma avranno

valore fittizio in quanto la società come

soggetto non potrà mai partecipare ai

guadagni scaturenti dall’attività

imprenditoriale .La regola del capitale fa

riferimento al criterio di indisponibilità del

capitale.

Si evidenzia a questo punto nell’ambito

della possibilità di compiere operazioni sul

l’azione

capitale che non possiede solo

una dimensione finanziaria ma anche una

dimensione partecipativa

all’organizzazione alla società.In merito a

l’articolo 2357 ter c.c.

ciò ci dice che

l’acquisto di azioni proprie da parte della

società non riconosce agli amministratori

diritti propri della dimensione

organizzativa perché così facendo

andrebbero ad alterarsi gli equilibri

.Ulteriori requisiti per procedere

all’acquisto di azioni proprie è che esso

sia approvato dall’assemblea .Questa

pratica è senza dubbio connessa al

riparto delle competenze , difatti agli

amministratori spetta il compito di gestire

la società mentre ai soci compete

pronunziarsi sulle decisioni riguardanti la

gestione del patrimonio netto ovvero sul

guadagno a loro riservato.

Elemento aggiuntivo che va sottolineato

sono i limiti quantitativi nell’acquisto di

azioni proprie, ne conseguono che non si

possono acquistare nelle società quotate

20% delle azioni ,nelle

in borsa più del

altre società di capitali questi limiti non

sussistono per questa motivazione

potrebbe anche accadere che la società in

un caso molto estremo vada ad

completamente se

acquistare

stessa .Esistono poi dei limiti per rendere

valide questo tipo di operazioni , laddove

infatti le condizioni richieste non siano

rispettate si richiede al oggetto per

rendere valida l’operazione di ricollocare

le azioni entro un anno sul mercato , se

questo non viene fatto esse vengono

annullate.

Nell’articolo 2358 c.c. si analizza un altro

tipo di operazioni su azioni proprie , si

analizza quindi la possibilità che un

soggetto intenzionato ad acquistare azioni

si faccia fare un prestito dalla società

stessa.Questa pratica è vietata in quanto

in grado di creare le stesse condizioni che

si cerca di evitare con il divieto di

sottoscrizione di azioni proprie .Di nuovo

però l’ordinamento cerca una soluzione

intermedia , infatti la pratica è prevista a

patto che l’operazione sia da una parte

approvata dall’assemblea dall’altra che il

finanziamento sia fatto con gli utili nei

limiti in cui sarebbe possibile per la

società acquistare azioni proprie . Si

richiede agli amministratori poi in sede di

assemblea di indicare quale potrebbero

essere i potenziali vantaggi e rischi della

società in un operazione di questo tipo.

22\04\2018 la

Analizziamo alcuni elementi concenenti

costituzione della società .Mentre nella

società di persone il processo formativo

della società si esaurisce nella stipula del

contratto sociale , nella società di capitali

l’iscrizione della

esso si chiude con

società nel registro delle

imprese.Elemento fondamentale in

quanto stiamo trattando nell’ambito della

società di capitali risulta essere la

disciplina sulla formazione del capitale

sociale.Nelle società di capitali (srl,spa) di

piccole dimensioni il capitale sociale èa

pprestato da coloro che decidono di

ideare la società , logicamente ciò diviene

molto più difficile quando crescono le

dimensioni della società , si richiede per

questo in casi come questo di cercare

soggetti che siano disposti a finanziare la

società (risparmiatori).

In questi casi possono essere due le

opzioni possibili.Nella prima sono proprio i

soci fondatori a sottoscrivere l’intero

capitale , nella secondo invece gli stessi

che però in questo caso assumono la

promotori

qualifica di raccolgono

preventivamente le adesioni dei

risparmiatori sulla base di un programma

dove sono inseriti gli scopi della società e

le condizioni essenziali per la

partecipazione. I promotori come

corrispettivo dell’opera prestata ricevono

dei privilegi prescindenti dalla loro qualità

di socio .Per quanto concerne la stipula di

atto costitutivo

un la legge fa riferimento

alla redazione di una atto formale ,che

certifica in virtù della formalità da un parte

e che riproduca la volontà espressa con el

adesioni dall’altra, si dispone poi

statuto

espressamente che lo ne sia

parte integrante in quanto contenente le

norme sul funzionamento della società.

È logico inoltre chiedersi in che stato versi

la società di capitali prima della iscrizione

nel registro , si analizza quindi la

possibilità che possa trovarsi come

società di persone

avviene nelle in uno

stato di irregolarità.Questa ipotesi si

esclude in quanto la società di capitali non

viene neanche qualificata come tale prima

della iscrizione in quanto non si

producono gli effetti tipici della sua

costituzione.Deve peraltro essere

evidenziato che il contratto sociale è

una condizione

subordinato ad

risolutiva negativa conseguente alla sua

mancata iscrizione entro un lasso di

90 giorni.

tempo di Si deve inoltre notare

che non essendo concepibile prima della

iscrizione una società di capitali non è

neanche possibile una responsabilità della

società per le obbligazioni assunte , ne

consegue che la responsabilità ricada

unicamente su coloro che agiscono in

nome e per conto della società non

ancora costituita.Si prevede poi che

quest’ultimi abbiano diritto di essere

liberati dalle obbligazioni assunte e di

essere rimborsati delle spese in contro

alle quali sono incorsi in quanto necessari

alla costituzione della società.Esistono poi

cause peculiari di determinazione della

nullità della società anche successiva alla

registrazione , ne è un esempio l’illeicità

dell’oggetto sociale , la nullità produce in

ex nunc

questo caso effetti .Il nostro

ordinamento limita sensibilmente

I casi di nullità e prescrive le conseguenze

in maniera molto differente da come

avviene convenzionalmente nella

disciplina del contratto.Le ipotesi tipiche di

pronunzia di nullità sono la mancata

stipulazione dell’atto costitutivo nella

dell’atto pubblico ,il

forma mancato

inserimento nell’atto costitutivo di

informazioni fondamentali quali la

denominazione , i conferimenti ,

l’ammontare del capitale sociale ,

abbiamo poi nullità in caso di illeciti

dell’oggetto sociale.Per quanto concerne

le conseguenze

poi la pronunzia a

differenza di quanto accade all’interno del

contesto privatistico non determina la

completa scomparsa della società dalla

vita del diritto compresi tutti gli effetti che

essa ha prodotto , sono inoltre fatti salvi i

diritti dei creditori sul patrimonio

societario.Si analizza inoltre che la

sentenza di nullità della società la pone

liquidazione

subito in uno stato di ,

nonostante ciò la nullità non può essere

pronunciata quando la società abbia

proceduto ad eliminare la causa di

invalidità e di tale eliminazione si abbia

dato pubblicità tramite l’iscrizione nel

registro delle imprese.

Si inizia ad analizzare a questo punto la

dell’organizzazione

disciplina nella

società capitalistica . Si è analizzato in

precedenza come nella società di persone

la gestione del capitale sociale spetti agli

amministratori , si è poi in seguito

analizzata la possibilità di nominare

amministratore anche un terzo.Nelle

società per azioni a questo punto che

costituiscono il modello principale di

società per capitali si assiste ad una

specializzazione in senso manageriale

del ruolo di gestione, gli amministratori

possono essere quindi indifferentemente

soci o terzi rileva però che essi siano

preposti allo svolgimento di quel ufficio in

virtù di un atto.Analizzando che la

struttura nella società per azioni risulta

essere frazionata , esiste poi una

differenza fra società per azioni aperta o

chiusa a secondo che la base personale

sia ampia o ristretta , naturalmente da ciò

dipende la possibilità di identificare la

figura del socio con l’amministratore che è

più difficile nelle società aperte ovvero che

si aprono ad una quantità maggiore di

persone sul mercato.Per quanto riguarda

società quotate in borsa

poi le , ad esse

viene applicata la disciplina generale solo

laddove non sia disposto diversamente

nello stesso codice o da leggi speciali.

Nelle società per azioni quotate in borsa

dove invece il capitale sociale risulterà

essere particolarmente frammentato si

analizza che il rapporto fra amministratore

e soci si allenta , a ciò consegue che più

ha luogo l’allentamento del rapporto più è

possibile che il controllo delle imprese sia

unicamente degli amministratori .Senza

dubbio rilevante ai fini della nostra analisi

l’articolo 2380 bis c.c.

risulterà essere il

quale contiene al suo interno un concetto

fondamentale ovvero che la gestione

esclusivamente

spetta agli

amministratori senza possibilità di

intervento dei soci che per ciò non hanno

in merito voce in capitolo ed è proprio

questa esclusività nella gestione che

differenzia la società per azioni dalla

società di persone.La scelta

dell’ordinamento di separare le

competenze escludendo completamente i

soci si giustifica in virtù del fatto che sono

gli stessi soci ad affidare la gestione a dei

manager che saranno capaci di far

fruttare meglio l’investimento.Il legislatore

ritiene che la separazione sia insita nel

modello azionario a ciò consegue che non

sarebbe possibile scegliere tale modello e

non applicarla perché così facendo esso

verrebbe ad essere snaturato, si potrebbe

in alternativa anche adoperare il modello

della società di persone o altri modelli

propri della società di capitali ai quali

la

questa regola non si applica come

società a responsabilità limitata. In

merito a quest’ultima , essa svolge un

ruolo residuale in quanto la sua

organizzazione essendo lasciata in gran

parte all’autonomia privata gode di un

di fessibilità .(Art.

amplissimo grado

2479 c.c.) Nel modello azionario i soci

possono decidere solo sulle materie di

loro competenza riservate dalla legge ma

in aggiunta possono decidere anche su

tutte quelle questioni che gli

amministratori decidano di sottoporgli ,una

pratica di questo tipo di pratica permetterà

di affermare che i soci non sono

completamente esclusi dalla gestione in

quanto possono essere resi partecipi in

2364

qualsiasi momento della stessa.(Art.

c.c.) Per quanto riguarda le materie che

sono riservate ai soci nella società

azionaria esse riguardano solo il rapporto

con i soggetti preposti

all’amministrazione , come per esempio la

verifica della bontà o meno del rendiconto

degli amministratori sull’andamento della

società , volto a verificare eventuali

falsificazioni del bilancio alle quali segue

una responsabilità contrattuale degli

amministratori.I soci hanno però la

possibilità di riservarsi all’interno dello

statuto altri ruoli decisionali come ad

esempio la possibilità di acconsentire

certe operazioni senza però sfociare in un

vero e proprio ruolo di gestione.SI

analizza inoltre che un semplice

andamento negativo dell’impresa non

genera in sè per sè una responsabilità per

gli amministratori , elemento che verrà

analizzato in seguito , ma sussiste solo

laddove ci sia da parte loro colpa .È

inoltre logico che laddove le decisioni

degli amministratori siano prese sulla

base delle istruzioni dei soci ciò esclude la

responsabilità degli amministratori , per

questo motivo le istruzioni non sono

vincolanti , di fondo c’è però l’idea che chi

investe deleghi la gestione a chi è più

capace.

Un’altra materia rilevante riguarda la

vigilanza dei soci sulla corretta

esecuzione della gestione.Il problema del

controllo della gestione assume un

duplice modello nelle diverse famiglie

societarie , nelle società di persone infatti

c’è quasi sempre una approssimativa

identificazione fra amministratore e socio

quindi a vigilare sono tutti i soci che non

sono amministratori , nella società di

capitali invece assistiamo ad uno

sdoppiamento fra chi amministra e chi

controlla in quanto esiste una

specializzazione di questo ruolo con un

ufficio che ha lo specifico compito di

vigilare , i soggetti preposti allo

svolgimento di questo compito vengono

sindaci.

chiamati

Il primo elemento sul quale si è

concentrata la nostra analisi è delineare

genericamente la gestione dell’impresa

,bisognerà però a questo punto definire il

margine dell’autonomia privata

sull’organizzazione di questa

impresa.Quando la gestione è affidata a

più persone , ci dice il codice, esse vanno

organo di gestione

a costituire un e ciò

ci fa comprendere la possibilità che ci sia

un amministratore unico .È

anche logico

poi che laddove ci siano più soggetti

preposti alla gestione la situazione sia più

complessa, quando ci sono più soggetti

tutti amministrano congiuntamente e

costituiscono il consiglio di gestione dove

collegialità

la decisione sarà presa dalla

a maggioranza ma che si esercita

secondo determinate regola del processo

decisionale.Il riferimento al tema della

collegialità della gestione ha una

particolare importanza alla luce della

validità delle decisioni che vengono

prese , ne è un esempio la regola

secondo la quale la decisione presa è

valida solo se alla riunione secondo un

quorum costitutivo abbiano partecipato

almeno la maggioranza degli

amministratori.Le valutazioni che vengono

fatte in merito a come gestire il capitale

sociale riguardano la finalità di gestire

nell’interesse dei soci e nell’ambito

dell’ottenere una remunerazione del loro

investimento.Quando si sta parlando

dell’interesse dei soci si sta trattando

qualcosa che non è monolitico , esso

difatti non corrisponde con un interesse

astratto si tratta sempre di un problema di

valutazione e di ponderazione di diverse

scelte.Un altra materia importante è

andare a definire come si compone il

consiglio di amministrazione , in quanto

deve inserire al suo interno la

rappresentazione dei diversi interessi che

sono alla base.Partendo dal presupposto

che i consiglio operi secondo la regola

della collegialità, è possibile che ci siano

dei momenti dove ha luogo una gestione

isolata , il consiglio difatti può delegare il

compimento di una o più operazioni a

singoli amministratori che ottengono la

amministratori delegati.La

qualifica di

delega quindi permette al delegato di

operare senza necessità di coordinarsi

con gli altri , è evidente quindi che si sta

trattando di un consiglio di

amministrazione che stabilisce al suo

interno una ripartizione dei poteri.Il

consiglio mantiene però sempre il potere

di imporre al delegato determinate scelte ,

in quanto il soggetto lo gestisce

autonomamente ma rappresenta

comunque un interesse del consiglio .È

possibile inoltre delegare ad un piccolo

comitato

gruppo di soggetti definiti

esecutivo , più piccolo rispetto a quello

principale ma che amministra sempre

collegialmente , convenzionalmente i

modelli di delega sono alternativi .Esiste

inoltre un attività di controllo del delegante

sul delegato , infatti il consiglio valuta sulla

base delle informazioni ricevute il 2381

comportamento del delegato.(Art.

c.c.).Gli amministratori secondo una

regola di base non possono

disinteressarsi di ciò che avviene a livello

della gestione della società , hanno infatti

l’obbligo di informarsi e di essere informati

, l’informazione diviene quindi uno

strumento fondamentale per

l’amministratore per assolvere alla

funzione che l’ordinamento gli impone .

Bisogna a questo punto iniziare ad

analizzare come avviene la selezione

degli amministratori , analizzando se

esistono regole particolare per la loro

nomina e soprattutto come si procede alla

medesima.Tendenzialmente chiunque

può essere nominato amministratore ,

esistono però delle dovute eccezioni

come il soggetto che sia dichiarato

fallito .Al di là della ineleggibilità lo statuto

può richiedere per la nomina degli

amministratori determinate caratteristiche

professionalità e

come la

l’indipendenza.Nelle società che

effettuano operazioni in borsa l’idea di

fondo è garantire protezione maggiore

all’investimento , per questo viene

richiesto un di più rispetto ai requisiti

convenzionali .L’indipendenza è intesa

come autonoma possibilità di decisione ,

in quanto la preoccupazione è che

l’amministratore gestisca l’impresa con

finalità di soddisfare l’interesse dei soci ,

questo tipo di condizionamento cerca di

essere temperato nelle società quotate in

borsa attraverso l’obbligo dell’assemblea

di indicare come soggetti in veste di

potenziali amministratori individui che non

abbiano collegamento con i soci.La

mancanza poi del carattere di

indipendenza non preclude la possibilità di

essere nominato amministratore ma solo

quella di essere inserito nel novero degli

amministratori indipendenti indicati per

legge.

Bisogna a questo punto analizzare come

si procede alla nomina , essa di norma

viene fatta a maggioranza ad eccezione

della società a responsabilità limitata dove

la votazione a maggioranza viene

richiesta solo per le decisioni concernenti

la modificazione dell’atto costitutivo.Ne

consegue che se un soggetto possiede il

50% più 1 delle azioni può allo stesso

tempo proporre e votare tutto il consiglio

di amministrazione determinando

completamente la sua costituzione.Si

procede in questo modo però solo se non

viene previsto diversamente nello statuto ,

quorum

dove può essere elevato il

deliberativo al fine di evitare che un

soggetto da solo possa decidere l’intero

consiglio di amministrazione.La regola

concernente la elevazione del quorum

deliberativo non è in grado di risolvere

completamente il problema, in quanto

esiste sempre la possibilità di creare delle

coalizioni attraverso patti para sociali .Ci

si chiede poi se condizionare la nomina

degli amministratori attraverso patti para

sociali che fuoriescono dal modello legale

sai permesso , una pratica di questo tipo

genera problemi laddove tramite una

clausola statutaria sia stato vietato

nominare i componenti del consiglio in

maniera difforme al modello statutario.La

clausola opera quindi positivamente in

merito agli estranei della società ma non

nei confronti delle minoranze dei soci .È

possibile però ovviare al problema

del voto di lista ,

utilizzando la pratica il

quale serve a garantire un meccanismo

parzialmente proporzionale.Si procede

così in questo modo , ogni socio propone

una lista dove ogni potenziale

amministratore ricopre una posizione

(1,2,3..) , il numero di voti che la lista ha

ricevuto viene diviso per la posizione del

socio vengono infine scelti i soci che

hanno più voti.Questo metodo permette in

concreto anche alle liste che hanno avuto

meno voti di ottenere una rappresentanza

un

in consiglio ,si determina così facendo

temperamento del principio

maggioritario .Questo sistema viene

adoperato in quanto ogni lista rappresenta

la visione di un interesse, per questo con

il voto di lista anche la visione

dell’interesse delle liste minoritarie può

essere rappresentato in consiglio.Esiste

inoltre la necessità che ci sia diversità di

generi , con la presenza femminile nel

quota rosa.Si

consiglio definita ritiene

compenso

inoltre che il degli

amministratori per lo svolgimento delle

proprie funzioni soprattutto nel caso di

amministratori delegati che svolgono

particolari funzioni sia determinato dal

consiglio di amministrazione.Nella società

di capitali l’obbligo di iscriversi nel registro

delle imprese ricade sugli amministratori ,

i quali hanno un lasso di tempo di 30

giorni per ottemperare all’obbligo salvo in

caso contrario incorrere in sanzioni.

Nella società per azioni

ex articolo 2383 c.c.

convenzionalmente

il mandato dell’amministratore non può

eccedere i tre esercizi , questo però in sè

per sè non comporta la rieleggibilità che

viene rimessa all’autonomia statutaria.Gli

amministratori devono poi essere rinnovati

ogni tre anni , questa necessità permette

ai soci di valutare gli amministratori

nell’esercizio delle loro funzioni.Bisogna

però analizzare anche il caso di una

cessazione del mandato


PAGINE

382

PESO

349.64 KB

PUBBLICATO

5 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Matteo.Intorcia12 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Guizzi Giuseppe.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto commerciale

Riassunto esame Diritto Commerciale, prof. Guizzi, libro consigliato Manuale di Diritto commerciale, Ferri
Appunto
Diritto commerciale
Appunto
Titoli di credito, Diritto commerciale
Appunto
Crisi d'impresa, Diritto commerciale
Appunto