Riassunto esame “Antropologia culturale”, prof. Quattrocchi, libro consigliato “Elementi di antropologia culturale” di Fabietti
ANTROPOLOGIA CULTURALE
APPUNTI EXTRA
ANTROPOLOGIA scienza dell’uomo, discorso sul genere umano. Studio del genere umano dal punto di vista culturale.
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ANTROPOLOGIA come PROGETTO SCIENTIFICO studio del genere umano dal punto di vista culturale e sociale (fatto
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da noi); studio antropologia fisica.
CULTURALE e SOCIALE ottica comparativa per vedere similitudini e differenze di comportamento, idee, sapere in
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tempi e luoghi distanti fra loro.
Ciò che ci differenzia è la cultura DIVERSITÀ CULTURALE
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DISCIPLINE DEMO-ETNO-ANTROPOLOGICHE
Demo = DEMOLOGIA – studio delle Tradizioni Popolari; DEMOLOGIA EU – folklore.
Etno = ETNOGRAFIA – ricerca sul campo, raccolta dati: ETNOLOGIA – sintesi, analisi e comparazione.
Antropologiche = ANTROPOLOGIA – teoria.
Cosa studia? studia soggetti e processi, APPROCCIO ANTROPOLIGICO.
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PARTE PRIMA – GENESI E NATURA DELL’ANTROPLOGIA CULTURALE
ORIGINE E SIGNIFICATO DELL’ANTROPOLOGIA
ETIMOLOGIA E DISTINZIONI antropologia deriva da ánthropos (umanità) e lógos (discorso). Da qui “studio del genere umano”.
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Prime origini antropologia ERODOTO VI sec. a.C. – osservazioni sulle diversità tra greci e barbari.
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Radici antropologia più riconoscibili umanesimo europeo creò le condizioni per lo sviluppo di una riflessione sul
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genere umano in quanto esso al centro. Per gli umanisti il genere umano è un soggetto capace di forgiare il proprio
destino, nonché di esplorare la natura studiandone le leggi e i meccanismi nascosti. L’umanità viene idealizzata.
Con la scoperta dell’America, l’espansione commerciale e i traffici commerciali si intensificarono i contatti con genti
dagli usi e costumi diversi da quelli europei e gli europei si iniziarono a interrogare circa la natura di queste popolazioni.
Vero e proprio PROGETTO SCIENTIFICO DI SEGNO ANTROPOLOGICO alla fine del XVIII secolo quando con gli illuministi
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la riflessione sul genere umano acquistò i caratteri di una riflessione su un soggetto universale.
Per l’insegnamento di questa materia bisogna aspettare l’ultimo quarto dell’800.
Quando nasce l’antropologia? ® LA SOCIÉTÉ DES OBSERVATEURS DE L’HOMME 1799, Parigi. Programma di ricercar con punti
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fondamentali antropologia che si sarebbero sviluppati in seguito. Gli “osservatori dell’uomo”. Per studiare genere umano dal punto di vista scientifico
bisognava viaggiare e entrare in contatto con i diversi popoli. Idea già espressa dal filosofo Jean-Jacques Rousseau.
ANTROPOLOGI inizialmente studio dei popoli chiamati “selvaggi” o “primitivi”. Oggi studiano tutte le popolazioni
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urbane dei paesi extraeuropei, europei, fenomeni migratori, ecc.
Tra la fine dell’800 e i primi anni del XX sec. antropologi cominciarono a recarsi personalmente presso i popoli che
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volevano studiare – nuova fase – RICERCA sul CAMPO.
FARE ANTROPOLOGIA = voler affrontare l’incontro con esseri umani con abitudini e concezioni del mondo diversi dai
propri, coniugando le conoscenze teoriche della disciplina con la personale esperienza di osservazione, riflessione e
ricerca.
Molti popoli dovettero abbandonare gli ambienti in cui avevano sviluppato le loro culture ma altri grazie a delle collaborazioni riuscirono a
preservarsi – es. i PIGMEI della foresta congolese dotati di GPS per indicare i luoghi in cui si stanziano così che le aziende non tocchino quei
luoghi sacri.
Molti popoli nativi collaborano con gli antropologi per recuperare o preservare la propria memoria culturale.
Antropologi oggi consapevolezza del confronto con contesti caratterizzati da povertà, malattie endemiche, guerre e
conflitti di vario genere. 1
LEWIS HENRY MORGAN 1818-1881, conoscenza diretta e sistematica delle società indiane dell’America settentrionale. Non era antropologo
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accademico MA i suoi studi hanno rappresentato un momento decisivo per lo sviluppo della disciplina e gettò le base dello studio dei sistemi di
parentela.
GLI ESORDI DELL’ANTROPOLOGIA IN ITALIA seconda metà Ottocento in contemp. Con inghilterra, francia e statunitense. PAOLO MANTEGAZZA –
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evoluzionismo in campo biologico. TITO VIGNOLI – professore antropologia, evoluzionista, conoscitore della letteratura antropologica ed etnografica
britannica, tedesca e francese. GIUSEPPE PITRÈ – medico, origine degli studi sul folklore meridionale. LAMBERTO LORIA – viaggiatore, esploratore e
collezionista, fondò la società italiana di etnografia nel 1910.
APPUNTI EXTRA
“GIRO LUNGO” sapere critico dato da una messa in discussione delle rispettive categorie con una visione
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comparativa e globale. METODO ETNOGRAFICO – lavoro sul campo.
CONCETTO DI CULTURA cambia nel tempo, bisogna superare il concetto classico di cultura – hanno una cultura
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anche i popoli non istruiti.
FABIETTI citazione che in breve significa che la cultura è espressione di un significato.
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EDWARD TYLOR 1871 prima definizione di cultura – PRIMITIVE CULTURE – cultura non equivale a erudizione, tutte le
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società ce l’hanno. Fu uno dei primi antropologi. Cultura è la capacità di astrarre anche in maniera simbolica. È una
COSTRUZIONE DINAMICA, un PROCESSO – qualcosa che gli uomini fanno insieme al bagaglio concettuale. La cultura si
manifesta nelle singole società come cultura specifica di coloro che nascono in quella determinata società. Tuttavia la
cultura, intesa come realizzazione di particolari predisposizioni umane, è un dato universale, comune all’intero genere
umano.
Primi antropologi EVOLUZIONISTI – evoluzione della cultura come l’evoluzione del modello biologico dell’epoca con
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Darwin, progresso per stadi. Con EDWARD TYLOR e JAMES FRAZER (1854-1941) – stadi: magia, religione, scienza. Il
“primitivo” è il nostro passato e i “più civili” siamo “noi”.
ANTROPOLOGIA da TAVOLINO 1800, dati raccolti da funzionari coloniali, missionari, avventurieri. Notes and Queries
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on Anthropology.
SPEDIZIONE dello STRETTO di TORRES 1898/99, spedizione interdisciplinare dell’università di Cambridge. HADDON,
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RIVERS, SELIGMN. Vanno sul terreno. OSSERVARE.
Nuovi orientamenti ricerche concentrate su singole aree geografiche o singole popolazioni. RICERCA INTENSIVA sul
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TERRENO e MONOGRAFIA.
PARTICOLARISMO STORICO (usa) FRANZ BOAS (1858-1942) – no leggi, no stadi, si oppongono agli evoluzionisti. Inizio
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ricerca intensiva sul terreno. Approccio culturista.
AREA CULTURALE “mesoamerica” PAUL KIRCHOFF 1943, caratteristiche comuni.
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SCUOLA FUNZIONALISTA BRONISLAW MALINOWSKI (1884-1942) – lunga permanenza sul campo, obiettivo ricerca
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etnografica infatti fondò il METODO ETNOGRAFICO (qualitativo). OSSERVAZIONE PARTECIPANTE – partecipazione alla
vita della comunità, empatia e distacco scientifico. Nella cultura un complesso sistema per far fronte alle sfide
dell’ambiente e della vita associativa. Cultura è operativa in quanto mette l’uomo in condizione di agire in relazione ai
propri obiettivi, adattandosi sia all’ambiente naturale che a quello sociale e culturale che lo circonda.
SCUOLA STRUTTURAL-FUNZIONALISTA REDCLIFFE-BROWN – SOCIAL ANTHROPOLOGY – attenzione alla struttura sociale,
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anni del colonialismo britannico, bisogno di comprendere strutture sociali per dominare.
MITIZZAZIONE dell’ETNOGRAFO, CAMPO come “RITO di PASSAGGIO” con la pubblicazione del diario di Malinowski
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idea mitica dell’antropologo decade in quanto i suoi appunti fanno emergere un uomo in crisi. CRISI della
RAPPRESENTAZIONE ETNOGRAFICA (anni ‘80/’90). Antropologo non è neutro sul campo e quando va via il meccanismo
di autoriflessione continua ad andare.
RICERCA QUANTITATIVA approccio positivista, spiega una realtà, è naturale e oggettiva, strumenti standardizzati e
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consiste nel porre domande a risposta chiusa di questionari o interviste strutturate, test.
RICERCA QUALITATIVA approccio costruzionista-ermeneutico-interpretativo, comprende delle realtà, strumenti più
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aperti e flessibili, interviste aperte andando più in profondità cercando storie di vita, diario di campo. 2
OGGETTI E METODI DELL’ANTROPOLOGIA CULTURALE
Spagnoli e Aré Aré (p. 17-18).
Oggetto privilegiato dell’antropologia sono allora le differenze che intercorrono tra le idee e i comportamenti in vigore
presso le varie comunità umane. L’antropologia però cerca anche di mettere in luce quanto vi è di comune o affine
tra i vari modi in cui diversi gruppi umani interpretano, immaginano, conoscono e trasformano il mondo che li circonda.
Comportamenti e idee sono espressione di un’attitudine tipicamente umana – uomo produttore di cultura.
DARWIN e l’ANTROPOLOGIA filosofi e sociologi pensarono che la teoria dell’evoluzione per selezione e sopravvivenza del più adatto fosse trasferibile
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alla evoluzione della società. Deliberato tentativo di giustificare le disuguaglianze sociali. Il clima evoluzionista creato dall’opera di Darwin contribuì alla
nascita delle teorie antropologiche e alle visioni della società umana come risultato di una evoluzione dal semplice al complesso, dal primitivo al barbaro
e dal barbaro al civilizzato.
UOMO NASCE INCOMPLETO alla nascita il genoma di un essere umano non contiene le informazioni necessarie per
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fargli adottare automaticamente determinati comportamenti, contrariamente agli animali. JEAN PIAGET – psicologo
svizzero dice che il processo di formazione delle facoltà intellettuali non giunge a compimento prima dei 15 anni.
Gli uomini non sono totalmente liberi di scegliere – es. parlare una lingua piuttosto che un’altra.
MODELLI PER e MODELLI DI modelli guida per il comportamento e per il pensiero in contesti “culturali” diversi.
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Funzionano negli umani come negli animali. Senza di essi gli umani non sarebbero quello che sono.
Il RAGAZZO SELVAGGIO dell’AVEYRON abbandonato alla nascita nel 1800 e ritrovato all’età di 11/12 anni privo di parola e incapace di
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camminare. Preso in cura da JEAN ITARD – cercò per 5 anni di farlo diventare un ragazzo normale ma fu tutto vano. Morì come “ragazzo selvaggio” nel
1828.
PIERRE BOURDIEU HABITUS – sistema durevole di disposizioni sia fisiche che intellettuali, sono il risultato
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dell’interiorizzazione di modelli di comportamento e di pensiero elaborati dalla cultura nella quale viviamo in risposta
all’ambiente fisico, sociale e culturale che ci circonda.
CULTURA è complesso di MODELLI TRAMANDATI, ACQUISITI ma anche SELEZIONATI. Tramite la messa in atto dei
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processi selettivi le culture rivelano il loro carattere di SITEMA APERTO e CHIUSO al tempo stesso – possono rivelarsi utili o
dannosi per una determinata cultura e come tali inclusivi o esclusi dalla dinamica culturale. Alcuni modelli imposti con
la violenza con un danno irreparabile.
Culture sono prodotti storici.
GEORGES BALANDIER dialettica della DINAMICA INTERNA e della DINAMICA ESTERNA. Le culture si trasformano tanto
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secondo logiche proprie quanto in relazione agli elementi di provenienza esterna con cui esse entrano in contatto.
Impossibilità per le culture di rimanere identiche a sé stesse.
L’EVOLUZIONE della CULTURA evoluzionisti ritenevano che la cultura umana fosse sottoposta a processi di tipo cumulativo e migliorativo a cui
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davano il nome di evoluzione. Idea di progresso. Scienziati contemporanei cercano di leggere la storia della cultura dal punto di vista selettivo.
Interpretare l’adattamento culturale del genere umano all’ambiente in cui vivono attraverso una prospettiva per cui alcuni aspetti simile a quella
adottata in campo biologico. La cultura per loro rimane qualcosa di identificabile con fenomeni di tipo tecnico-strumentale.
DIFFERENZE CULTURALI all’INTERNO COMUNITÁ dislivelli interni – CULTURA COLTA e CULTURA POPOLARE. Modelli
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distribuiti non in maniera uniforme.
ANTONIO GRAMSCI (1891-1937) CULTURA EGEMONICA dei ceti dominanti e CULTURA SUBALTERNA dei ceti
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subordinati.
ROGER KEESING (1935-1993) rappresentazioni e comportamenti che ci vengono presentati come ovvi e naturali sono
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di fatto le idee e i comportamenti di coloro che sono socialmente prevalenti - CONTROLLO CULTURALE. DISTRIBUZIONE
della CULTURA – presente anche nelle società più piccole.
RENATO ROSALDO 2001, cultura come insieme poroso di intersezioni in cui si incrociano processi eterogenei che sono
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conseguenza di differenze di età, di genere, classe, ecc.
Modelli culturali devono essere condivisi per poter essere compresi cioè devono essere riconosciuti come facenti parte
di un sistema di segni condiviso.
UNIVERSALITÀ SEMANTICA tutte le lingue sono in grado di produrre info relative a eventi, qualità di cose, luoghi del
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presente, ecc.
PRODUTTIVITÀ INFINITA nostro linguaggio possiede la caratteristica di poter collocare gli eventi nel tempo e nello
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spazio.
Per essere culturalmente rilevanti le innovazioni e la creatività devono riorganizzare i modelli culturali. Ma ci sono dei
limiti imposti alla creatività – ciò avviene quando una società non è in grado di accogliere l’innovazione. Il successo
della creatività sta nell’inventare cose che si allontanano da ciò che una cultura già conosce, ma che non diventino
per questo irriconoscibili o inutilizzabili dai componenti della società nella quale si manifesta. 3
CULTURA OLISTICA entità complessa e integrata, formata da elementi che stanno in un rapporto di interdipendenza
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reciproca, anche se ciò non significa che una cultura sia “chiusa” o “isolata”. Secondo certi antropologi alcune culture
sono più olistiche di altre in quanto gli elementi costitutivi sono pensati in un rapporto di integrazione maggiore rispetto
a quanto avviene in altre società. LOUIS DUMONT – studia sistema caste indiane, società indù più olistica di quella
occidentale in quanto gli individui non sono autonomi e liberi ma un sistema ha bisogno di tutte le componenti, mentre
quella occidentale ha individui distinti, autonomi, slegati dal contesto sociale.
CULTURA ANIMALE es. macachi giapponesi nutrendosi di patate rotolate nella sabbia hanno imparato a lavarle. Questi comportamenti sono stati
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trasmessi ad altri membri del gruppo che li hanno adottati correttamente. Gli esseri umani hanno il vantaggio di un linguaggio articolato quindi se noi
vediamo la cultura come un complesso di significati veicolati da comportamenti e da simboli arbitrari come sono le parole di una lingua le cose
cambiano dagli animali MA se la cultura è intesa come un fatto strumentale non c’è dubbio che essa non è una prerogativa esclusiva degli umani.
CONFINI di una CULTURA? non esistono confini netti ma esistono nuclei forti e man mano che ci si allontana da essi
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le cose tendono sempre più a fondersi e sbiadirsi. Una cultura non è un sistema di modelli totalmente coerente. La
globalizzazione ha provocato un incrocio di culture e un mutuo arricchimento e inseminazione tra forme culturali
precedentemente separate.
ETNOGRAFIA segna l’incontro con realtà culturali diverso da quello dell’antropologo, e rappresenta lo studio di tali
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realtà mediante l’adozione di prospettive e tecniche particolari. RACCOGLIERE DATI – essi hanno provenienza diversa.
Gli antropologi per una ricerca etnografica devono vivere a stretto contatto con i soggetti della ricerca, condividere il
più possibile il loro stile di vita, comunicare nella loro stessa lingua o in una conosciuta da entrambi e prendere parte
alle loro attività quotidiane.
Gli SVILUPPI dell’ETNOGRAFIA come lavoro sul campo prolungato si consolidò alla fine dell’800-Prima guerra mondiale. Tra essi MALINOWSKI – isole
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Trobriand, WILLIAM H. RIVERS – Oceania, FRANZ BOAS – indiani costa nord occid. usa, MAURICE HOCART - Polinesia. Furono i primi a coniugare teoria e
ricerca sul campo dando vita al moderno antropologo.
ETNOGRAFIA PRATICA ANTROPOLOGI scoprire dietro ai comportamenti e idee, altri comportamenti e altre idee
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connessi con i primi che costituiscono una loro possibile spiegazione. Presenza interattiva sul campo. Quando pensiamo
di raccogliere dei dati, noi stiamo in realtà “interpretando delle interpretazioni”. Etnografia come parte costituiva e
organica dell’antropologia. Ruolo antropologia quello di gettare un ponte tra queste culture. Studio sempre basato
sull’esperienza diretta quindi.
ETNOGRAFIA PRATICA SCIENZIATI SOCIALI registrazione dati.
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APPUNTI EXTRA
SIMBOLO CONDIVISO simbolo è qualcosa che noi non esplicitiamo perché ci comprendiamo.
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CLIFFORD GEERTZ (1926-2006) al centro costruzione di significati. “L’antropologia non è una scienza sperimentale in
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cerca di leggi ma una scienza interpretativa in cerca di significati”. Cultura è trama/ragnatela di significati e di simboli
condivisi. DESCRIZIONE DENSA cioè di un dato qualitativo profondo dove si riconoscono significati diversi con CODICI
CULTURALI.
CODICI (modi profondi di costruire le culture) = MODELLI CULTURALI
- MODELLI PER – fare/pensare qualcosa
- MODELLI DI – ideali/come devono essere le cose, all’interno ci sono i modelli per
HABITUS P. BOURDIEU (1930-2002) – modello
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