LM94 - Cultura Rusa 19/20 - Guagnelli
L’EPOCA DI STALIN: IL REALISMO SOCIALISTA E LA SOCIETA’ DI MASSA SOVIETICA
Il realismo socialista, a partire dal 1932, era stato il metodo unico della cultura sovietica. È un
movimento artistico e culturale nato nel 1934 in Unione Sovietica e poi allargatosi a tutti i Paesi
socialisti del centro e dell’est Europa. quella di avvicinare l’espressione
La sua funzione principale è
artistica alla cultura delle classi proletarie e celebrare il progresso socialista.
Il termine realismo socialista, inteso come descrizione o verifica della realtà nel suo sviluppo
rivoluzionario, viene coniato nello stesso periodo, ovvero tra il 1932 e il 1934. Questa locuzione è
composta dal sostantivo “realismo” e l’aggettivo “socialista”. Il realismo russo per eccellenza è quello
dell’Ottocento e dell’epoca di Tolstoj, Dostoevskij e Turgenev – da cui il realismo socialista prende
– “socialista” si
spunto mentre l’aggettivo riferisce al fatto che il socialismo sia un progresso
un’iniziativa nata all’improvviso.
rivoluzionario, un obiettivo utopico da raggiungere un giorno, non
La definizione di realismo socialista, in verità, appare quindi come un ossimoro. Il socialismo a cui
il nome del movimento fa riferimento è un’allusione al sole dell’avvenire, a ciò che un giorno si
sarebbe raggiunto grazie al socialismo stesso. Eppure, agli autori non era chiesto di essere davvero
realisti, ma verosimili. Il realismo socialista funge come un vero e proprio strumento di
mobilizzazione. Negli anni Trenta il Paese è arretrato, vengono promosse determinate riforme
economico-sociali enormi e pertanto la cultura staliniana deve:
1) Smuovere le masse ignoranti, coinvolgerle in questo processo di modernizzazione e ciò
avviene tramite la collettivizzazione forzata [коллективизация]. Avviata nel contesto del
primo piano quinquennale, tale politica ha lo scopo di consolidare gli appezzamenti di terra
individuali e il lavoro nelle fattorie collettive. Il governo sovietico sperava che la sostituzione
delle fattorie di singoli contadini con quelle collettive potesse aumentare subito la fornitura di
cibo per la popolazione urbana, la disponibilità di materie prime per le industrie e di prodotti
agricoli destinati all’esportazione. Lo sforzo che Stalin compie è dunque finalizzato alla
nascita della civiltà urbana di massa, in quanto i precedenti tentativi di Nicola II e di
Alessandro III erano falliti in un Paese che da sempre è in gran parte contadino. Ogni forma
di individualismo viene osteggiata e il singolo non deve mai essere esaltato a discapito della
massa. Ogni eccesso di ego deve essere percepito come errore e fondamentale è accettare il
ritorno ad una dimensione collettiva della vita.
2) Portare avanti il culto del progresso e della scienza: la cultura staliniana ha aspetti certamente
di tipo tecnologico-scientista, di culto del progresso e della scienza, ovvero gigantismo
industriale e pathos futurologico (cioè costruire il futuro nella letteratura e nella cultura ancor
prima che nella realtà, prima che questa arrivi, per stimolare, per mobilitare le coscienze,
caratteristica della letteratura real-socialista)
3) La cultura staliniana ha però aspetti anche di tipo rituale-arcaico, cioè il Paese è
culturalmente arcaico e si muove grazie a certi miti, così come le masse che devono essere
coinvolte che sono di mentalità ancora contadina; il punto focale diviene il culto del capo,
visto come una specie di divinità; Stalin è una sorta di dio del sole mesopotamico, è il dio
guerriero, è il dio giudice, è il dio sapiente ed è quindi anche il dio giusto, racchiude tutte
È inoltre il “piccolo padre”,
queste categorie in sé. incaricato di trasferire la sapienza divina
nelle opere terrene. Non è un caso che il culto più arcaico che viene fatto oggetto della
propaganda è il culto della terra-madre, nonché quello della fertilità. Esso viene sottolineato
in tutti i modi e aspetti della cultura, primi fra tutti i poster di contadine sorridenti che
raccolgono i raccolti e dagli slogan ossessivi. Gli strumenti utilizzati per comunicare il
messaggio real-socialista devono risultare di facile comprensione per le masse, uno dei motivi
per cui negli anni Trenta l’uso di forme avanguardiste, in pittura così come in letteratura, viene
1
scoraggiato, a favore di soluzioni più semplici che diverranno un canone nel cinema, in
letteratura e nelle arti figurative.
Il ritualismo che a noi sembra noioso, monotono, di una cultura primitiva e semplicistica fa parte
di una cultura che deve coinvolgere quelle persone che possono capire questo atteggiamento.
Negli anni Trenta, e fino alla guerra, questo tipo di atteggiamento funziona e porta risultati,
soprattutto economici, seppure con prezzi altissimi su tanti piani (come ad esempio vite umane),
ma in fin dei conti la società di massa sovietica si realizza con Stalin. Alla fine degli anni Trenta,
l’URSS è un Paese profondamente diverso dalla Russia zarista e da quella che sorge dopo la
rivoluzione del 1917. Le persone svolgono lavori che richiedono un certo livello di istruzione e
nascono nuove città, il Paese è cioè diventato una società industriale. Qui nasce la contraddizione
interna della cultura staliniana. Proprio quando la cultura staliniana crea ciò per cui era stata
programmata, quando la società cambia e raggiunge il suo apogeo, essa smette di avere presa sulle
masse, perché le masse non sono più quelle del 1927-1928 e non sono più facilmente influenzabili.
Dopo venti-venticinque anni vi è già lo scarto di una generazione, una generazione che è peraltro
sopravvissuta alle purghe e alla guerra, che vive in un altro modo. Queste persone vivono ormai
in città secondo la mentalità di una società del XX secolo, e quindi i metodi dello stalinismo, il
ritualismo di tipo arcaico, questa religione carismatica, vengono percepiti come anacronistici,
obsoleti, quasi ridicoli, un qualcosa che si ripete senza avere più giustificazione. Da quando si
inceppa il funzionamento di questa sorta di magia nera che era la cultura staliniana, il Paese cerca
per decenni qualcosa da sostituire a questa cultura. Si cerca qualcosa di nuovo che funzioni con
altri metodi, ma allo stesso modo, positivamente, una sorta di magia bianca che però non esiste,
Ecco che nei decenni successivi la cultura sovietica va in cerca di un’alternativa, di
non si trova. allora, in un “socialismo dal volto umano” per proseguire
un modo di svilupparsi, come si diceva
l’edificazione del socialismo, ma in una società ormai moderna. Questa è la dinamica
fondamentale degli ultimi trent’anni di Unione Sovietica, perché dalla morte di Stalin all’inizio
di Gorbačev, ultimo segretario del Partito Comunista dell’Unione
1
della Perestrojka (1982-1984)
Sovietica, in realtà passano solo trent’anni.
Ricapitolando, ecco quindi le due cause fondamentali dell’inizio di qualcosa di nuovo, una interna
ed una esterna. La causa interna, il limite intrinseco della cultura staliniana nel momento in cui
la società è cambiata e certe cose non fanno più presa sulle menti nuove e poi c’è la causa esterna,
ovvero la guerra.
DOPO STALIN: GLI ANNI CINQUANTA E SESSANTA - IL DISGELO
Nel periodo successivo al periodo tra le due guerre, la Prima guerra mondiale e la Seconda, ci sono
alcuni punti di riferimento culturali per il cambiamento:
1. La Seconda guerra mondiale stessa
2
2. La morte di Stalin il 5 marzo 1953
Il 1953 rimette in movimento una serie di processi che per un certo periodo sembravano essersi
оттепель],
arrestati. Con la morte di Stalin inizia infatti il disgelo [in russo che prende il nome da una
povest’ [romanzo breve] di Il’ja Erenburg 3 , pubblicata in due parti tra il 1954 e il 1955. Ambientata
in russo significa letteralmente “ricostruzione” o “ristrutturazione” e indica un processo di riforme
1 La parola perestrojka
avviate a metà degli anni Ottanta, finalizzate alla riorganizzazione dell’economia e della struttura politico-sociale del
Paese. A seguito dei profondi cambiamenti apportati al sistema, il corso degli eventi andò fuori controllo e condusse alla
dissoluzione dell’URSS.
2 La data del 5 marzo è importante perché il 5 marzo 1966 a Mosca muore Anna Achmatova e il rapporto tra Stalin e la
Achmatova è molto particolare.
3 Erenburg aveva esordito insieme a Marina Cvetaeva nel 1910.
2 povest’
negli anni immediatamente successivi alla morte di Stalin, questa rappresenta il primo
tentativo della cultura sovietica di liberarsi del dogmatismo artistico del realismo socialista.
Il termine disgelo in storiografia e politica indica quel processo di democratizzazione nella politica
interna e di alleggerimento della tensione internazionale nel periodo che va dalla seconda metà degli
. Il 1968 è l’anno
4
anni Cinquanta fino alla fine degli anni Sessanta del Novecento (dal 1953 al 1968)
della Primavera di Praga, un periodo storico di liberalizzazione politica avvenuto in Cecoslovacchia,
dell’Unione Sovietica.
durante il periodo in cui questa era sottoposta al controllo Essa ha inizio il 5
Dubček
gennaio 1968, quando il riformista slovacco Alexander sale al potere, e termina il 20 agosto
dello stesso anno, quando un corpo di spedizione militare dell’Unione Sovietica e degli alleati del
Patto di Varsavia invade il Paese, nel tentativo estremo di affermare il socialismo. In questo periodo,
l’Europa dell’Est è per l’appunto , mentre l’Europa dell’Ovest è sotto il
5
legata al patto di Varsavia
dominio degli USA. Ciò che succede nel 1968 a Praga era già successo nel 1956 in Ungheria, cioè
realizzare il “socialismo dal volto umano”.
un tentativo di Democratizzazione, critica e autocritica
arrivano anche in campo artistico e questo comporta anche una maggiore libertà d’espressione.
Nonostante però la cultura russa sia una cultura profondamente letteraturocentrica, gli anni del
disgelo non danno grandi capolavori letterari perché i compiti che la letteratura si pone in questo
Si esce da trent’anni di
periodo sono più di carattere civile e in particolar modo, di rinascita civile.
socialista e bisogna un po’ riprendere i fili di una letteratura che
realismo parli di cose reali. Proprio
Об искренности в литературе
al 1953 risale infatti un articolo del «Novyj mir» dal titolo [La
sincerità in letteratura]. È un periodo in cui lo stile generale è un misto di didatticismo progressista,
volontà di cambiare, ricerca di semplicità, lotta contro la retorica e un linguaggio esopico perché la
censura c’è ancora e la nuova generazione di scrittori (coloro che hanno 20-25-30 anni) è ancora un
po’ ingenua ed immatura dal punto di vista letterario, perché deve fare tutto partendo da zero: i fili
della continuità sono stati spezzati. Ed ecco il motivo per cui, parallelamente alla letteratura, fiorisce
una cinematografia di genere. Si tratta di un periodo in cui escono molti film che hanno per
protagonista un eroe giovane, idealista, in dissidio con la società. I film più famosi di questo periodo
let
sono due, Mne dvadcat’ (del 1963 di Marlen Chuciev) e Moskva slezàm ne vèrit (Mosca non crede
del 1979 di Vladimir Men’šov).
alle lacrime,
Mosca non crede alle lacrime è la storia di tre ragazze di provincia venute a studiare a Mosca che sono piene di sogni e
di ideali che poi dopo si riveleranno fallaci.
C’è poi un film di quest’epoca dove appare in modo piuttosto evidente il tema dell’omosessualità
femminile, una cosa così fuori dal mondo per la cultura sovietica ufficiale dell’epoca che sfugge ai
censori. È un film ambientato a Odessa, dove una giovane odessita si innamora di una turista più
anziana di lei e si capisce che tra le due ci sia un’intesa di tipo sentimentale/sessuale.
Per quanto riguarda invece le correnti letterarie, sono principalmente due: la prosa di confessione e
la prosa dei tenenti.
LA DENUNCIA DEI CRIMINI DI STALIN
Naturalmente non è con la morte di Stalin che subito tutto cambia improvvisamente e al disgelo si
arriva attraverso alcune fasi. Il sistema è ancora estremamente rigido, poco reattivo, difficile da
modificare dall’interno: Ma dal ’53 in poi comincia lentamente un processo
è così da troppo tempo.
che pare inarrestabile a un certo punto ed è tutto all’insegna, magari in modi anche ingenui, della
ricerca della sincerità, della spontaneità e della verità. Implicitamente il periodo precedente inizia
4 Volendo essere ancora più precisi, si può indicare come disgelo il periodo che intercorre tra la morte di Stalin (1953) e
la rimozione dal ruolo di Primo Segretario del PCUS di Nikita Chruščev (1964).
договор] del 1955 fu un’alleanza militare tra gli Stati comunisti
5 Il Patto di Varsavia o Trattato di Varsavia [Варшавский
del Blocco Sovietico, nato come contrapposizione alla NATO.
3
ad essere considerato inautentico e falso e affinché qualcosa cambi davvero, deve essere il partito a
decidere, disporre, deliberare.
Nikita Sergeevič Chruščev
Nel 1953 diviene Primo Segretario del Partito Comunista e nel 1956, tre
Chruščev
anni dopo la morte di Stalin, al XX Congresso, la mattina del 25 febbraio, espone la sua
relazione dal titolo Sul culto della personalità e le sue conseguenze, passata alla storia come il
Rapporto segreto sui crimini di Stalin, un rapporto sulle deviazioni che si sono verificate durante il
periodo staliniano e quella serie di fatti che avevano portato a quello che con un eufemismo veniva
культ личности.
chiamato in russo Nel rapporto vengono enumerate numerose illegalità compiute
da Stalin, viene denunciata la violazione del principio leninista della guida collettiva, vengono
nominati coloro che sono stati ingiustamente processati e giustiziati prima della Seconda guerra
mondiale, ma non gli oppositori politici che hanno subito la stessa sorte. Nel 1956, il rapporto segreto
denuncia quindi unicamente il culto della personalità di Stalin, non Stalin e recita:
Il problema è che attualmente ci preoccupa ha un'immensa importanza per il partito, oggi e nel
futuro, il problema di come il culto della personalità di Stalin sia cresciuto fino a diventare, a un
certo stadio del suo sviluppo, fonte di un'intera sequela di serie e gravi perversioni dei principi del
partito, della democrazia del partito, della legalità rivoluzionaria [...]. Stalin creò il concetto di
"nemico del popolo" [...]. Questo termine rese possibile l'impiego della repressione più crudele,
violando tutte le norme di legalità rivoluzionaria, contro chiunque, in qualunque forma, fosse in
disaccordo con lui, contro coloro che fossero semplicemente sospettati di intenzioni ostili, contro
coloro che godessero di una cattiva reputazione.
Questo evento dà inizio al processo di destalinizzazione. Da sempre in Russia non si può costruire
senza distruggere e rinnegare completamente il passato recente; in questo ennesimo tentativo che è il
il compagno Nikita Sergeevič Chruščev
disgelo, (anche Presidente del Consiglio dei Ministri
dell’URSS) è il personaggio perfetto per incarnare il volto dell'epoca, così carico di umanità,
nostro Nikita Sergeevič,
spontaneità, irruenza. Il così la leggenda vuole che il popolo sovietico si
riferisse al nuovo capo, familiarmente. Stalin era il Compagno Stalin, non Iosif Vissarionovič; Lenin
familiarmente con il solo patronimico Il’ič.
invece veniva definito già Eppure di Lenin e Stalin,
Chruščev non ha il carisma, ma se ne sottolinea il diretto contatto con il popolo, la lunga tradizione a
servizio del comunismo, la sua semplicità, sincerità, la passione per il nuovo e soprattutto per i giovani
che incoraggia anche nell’arte.
denuncia degli orrori dell’epoca staliniana non avviene in modo poi così esplicito perché
Tuttavia la
i politici sono tutti macchiati di sangue, Chruščev incluso. E quindi naturalmente il partito non può
definire in questo modo determinati fenomeni. Si criticano quindi:
• Gli arresti immotivati; dando quindi per scontato che molti siano stati motivati;
• L’eccessiva enfasi sulla caccia ai nemici del popolo; non è quindi di per sé sbagliato
cacciare e uccidere i nemici del popolo; si critica poi Stalin per aver incarcerato, spedito
nel gulag e fucilato, soprattutto nel ’37, durante il periodo detto Grande Terrore, un grande
numero di comunisti;
• Non si parla della collettivizzazione e della dekulakizzazione, che non sono considerate
né un errore né un fenomeno del culto della personalità;
• Non si parla dell’antisemitismo del primo dopoguerra e non si parla degli errori compiuti
da Stalin all’inizio della guerra.
Si afferma che Stalin ha sbagliato, ma solo perché è stato mal consigliato dal capo del NKVD (quello
che in seguito si sarebbe chiamato KGB, la polizia politica), l’anima nera del regime. Il capo del
Lavrentij Pavlovič Berija,
NKVD (Narodnyj komissariat vnutrennich del), spietato braccio destro
di Stalin nei servizi segreti, era georgiano come Stalin. Dopo la morte di Stalin viene fucilato, come
ad un’altra serie di figure troppo stalinianamente
se la colpa sia stata tutta sua. La stessa sorte toccherà
4
Malenkov e Molotov (quello del patto con i nazisti), ma senza
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