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Riassunto esame Cultura e Letteratura araba II, prof.ssa Suriano, libro consigliato Il romanzo arabo al cinema, Aldo Nicosia

Riassunto per l'esame di Cultura e letteratura araba, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Suriano: Il romanzo arabo nel cinema, Aldo Nicosia. Gli argomenti trattati sono i seguenti: analisi del testo e della trasposizione cinematografica di Miramar, Rijal fil shams, Palazzo Yacubiano

Esame di Cultura e Letteratura Araba I docente Prof. A. Suriano

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ESTRATTO DOCUMENTO

Qui ricorda le scene della manifestazione del 1972. Pensa a come e cosa scrivere nel suo

romanzo e mentre è immerso nei suoi drammi da intellettuale, viene riportato alla realtà dal

boato di un’esplosione distante.

Haram, lo spacciatore del quartiere, viene arrestato, sebbene poi riesca a farsi liberare dal

giudice cambiando gli abiti in cella con un altro detenuto che stava per uscire.

Shaykh usnī ha ipotecato la casa ad Haram in cambio di una fornitura giornaliera di

Ṣ ḥ

hashish e a sua volta questi l’ha ceduta a ub ī.

Il caffè viene smobilitato: Abdullah, il cameriere storico, assiste impotente a tale perdita e

per la rabbia contro il suo ex datore di lavoro, lo colpisce alla testa con un piccone,

uccidendolo. Ḥ

Durante la manifestazione shaykh usnī viene ferito da un’esplosione e cade a terra, mentre

Yūsuf viene ferito al ginocchio. ‘Amm ‘Amrān osserva dal terrazzo tragicamente la polizia

antisommossa che si ritira da Imbaba e sogna che il giorno del giudizio è arrivato, con

‘Amm Migāhid seduto sul piatto della bilancia.

Spazio-tempo nel romanzo. L’airone è il titolo italiano suggerito del romanzo, che evoca il

carattere malinconico del protagonista, Yūsuf, e la sua reazione agli eventi che vive.

Nel classico Kaliila wa Dimna, l’airone insegna al piccione a sfuggire ai piani della volpe,

per restare poi vittima lui stesso di essa. Yūsuf sa come sfuggire alla trappola ma non è

capace di salvare sé stesso. Dalle Mille e Una Notte, lo scrittore riprende l’inserzione di

aneddoti sparsi e slegati dal tema principale.

Inizialmente il romanzo era stato intitolato Imbāba: madīna maqfūla, città chiusa: il

romanzo sembra quasi un inno appassionato al quartiere popolare dove lo scrittore ha

vissuto per quasi tutta la vita. Ci troviamo in una periferia abbandonata a sé stessa, ma

orgogliosa di un passato glorioso. Negli anni ‘30 la parte che costeggia il Nilo si popola di

case e night club. Per i militari era stato costruito il club Kitkat, che chiuse nel 1952 e lasciò

spazio al caffè. La piazza dove esso si trova non è soltanto centro delle attività e delle

vicende del romanzo, ma anche protagonista della resistenza ad un attacco sferratole dalle

scelte suicide del presidente Sadat, con la politica dell’infitāḥ.

Il microcosmo di Imbaba assume una funzione simbolica: tutto l’Egitto è sotto la morsa

delle decisioni prese dal Fondo Monetario Internazionale. Imbaba è il luogo in cui si

svolgono le vicende narrate, con le sue strade, piazze e botteghe; il lettore deve seguire gli

spostamenti dei personaggi, osservati da diversi punti di vista. La descrizione di tale spazio

è lontana anni luce dal realismo, tanto è difficile immaginarne forma e dimensioni. Gli stessi

personaggi sono spesso ridotti a sfondo degli ambienti e convergono nella piazza di Kītkāt;

la frammentazione dello spazio vuole comunicare il senso di minaccia per la distruzione

dello spazio comune.

Il terremoto viene fatto coincidere nell’immaginario dello scrittore, con l’ondata di proteste

e manifestazioni che scuoto il Cairo: il tempo diegetico del romanzo ha la stessa durata di

qui moti, tra il 18 e 19 gennaio 1977.

Struttura e stile del romanzo. Il romanzo presente un solo giorno di eventi ma tramite

flashbacks ci restituisce il passato di alcuni personaggi, per legarli al presente del quartiere.

I personaggi hanno modo di riflettere su passato e presente del loro quartiere, raggiungendo

una crisi esistenziale.

Il romanzo ha una struttura circolare, inizia con una tiepida sera di gennaio, dopo la pioggia

del giorno prima, e termina con la descrizione delle prime luci dell’alba.

La narrazione è corale e polifonica. Lo scrittore utilizza una lingua oggettiva, nuda e cruda,

priva di emozioni, quasi a rifiutare il mondo rappresentato, con la sua oppressione e

ingiustizia e assumere quindi uno sguardo critico rispetto agli eventi narrati. La sua scrittura

va all’essenziale, eliminando pomposità e ridondanze stilistiche. Le sue frasi sono

brevissime e telegrafiche e combinano il registro letterario con quello colloquiale.

Il narratore è esterno e neutrale e ci presenta con un linguaggio preciso la coscienza

soggettiva di personaggi in crisi. Troviamo monologhi in cui trapelano le sensazioni e i

pensieri dei personaggi e dialoghi in egiziano; questa tecnica permette di avere una versione

definitiva di un evento. In alcuni personaggi realtà vissuta e immaginata si confondono,

lasciando il lettore in uno stato di smarrimento.

Yūsuf e l’alienazione dell’intellettuale. Egli non ha identità e collocazione precisa.

Durante le manifestazioni del gennaio 1977 è testimone della rivolta, pur non prendendovi

parte. È paralizzato dal dolore e ricorda la manifestazione del 1972 e come era stato cacciato

dall’unione Degli Scrittori, che temeva la vendetta del regime.

La figura dell’intellettuale isolato è critica del clima culturale, in cui vi era il sentimento che

lo Stato non sostenesse più le arti. Egli rimane attaccato al suo microcosmo, ma si astrae da

esso, vivendo con un sentimento di ghurba, un senso di alienazione che lo conduce

all’apatia e all’autoemarginazione. È simbolo dell’intellettuale egiziano spaesato che riflette

sul suo ruolo di scrittore e sulla capacità di denunciare le scelte politiche del regime. La crisi

che vive è dettata dall’incapacità di uscire da sé stesso, di comunicare con gli altri, sia come

intellettuale, che come uomo. I moti del pane forse riescono a dargli l’energia per

completare il suo romanzo.

Sinossi di Kītkāt. Shaykh usnī è il protagonista del film che vive con il figlio Yūsuf e la

madre anziana, dopo la morte della moglie. Yūsuf vorrebbe lasciare l’Egitto e andare in

Europa a cercare lavoro. Cerca di convincere il padre a vendere la casa. Nel frattempo, ha

ṭ Ḥ

una relazione con Fā ima, una donna divorziata che vive nel quartiere Kītkāt. Shaykh usnī

non sente la cecità come un ostacolo e sogna di guidare una moto. Causando dolore al figlio,

gli comunica di aver già venduto la casa ad uno spacciatore, in cambio di una fornitura di

hashish, con cui prova a dimenticare la terribile realtà in cui vive. Conosce tutti i suoi vicini

e i loro segreti. Alla fine, lo vediamo guidare una Vespa in un quartiere affollato.

Shaykh usnī e Yūsuf: alternanza del protagonismo . Il romanzo è composto da analessi,

frammentazioni, ripetizioni di scene e sub plot; questa struttura è molto complicata da

seguire in una trasposizione cinematografica, ragion per cui era prevedibile che il film

seguisse un plot lineare, concentrandosi su pochi personaggi e accentrando su di loro molte

azioni e funzioni. Difatti il protagonista diventa shaykh usnī , egli non si considera un

cieco e reagisce alla perdita della vista con una filosofia di vita edonista, che lo porta a

godere dei piaceri della vita. Egli accompagna ciechi in giro, facendo credere di essere un

vedente, visita spazi privati e riesce a cogliere i tradimenti degli altri personaggi. Le sue

azioni sono fuori dall’ordinario e del quotidiano. Sembra che riesca a cogliere la realtà dei

fatti perché è l’unico a non vederli, quindi la sua cecità è da leggere come una sorta di

emancipazione dalle dimensioni limitate e limitanti dello spazio.

Nel romanzo ‘Amm ‘Amrān racconta la mitica storia del caffè e del quartiere, creando un

momento cruciale in una situazione di crisi identitaria. La dimensione storico-politica di tale

momento nel film non è presente. Inoltre, i conflitti interiori dei personaggi vengono

abbandonati, a vantaggio delle loro azioni. Rispetto al romanzo, Fā ima e altre donne

godono di maggiore azione ed espressione.

Il ruolo politico e letterario di Yūsuf viene cancellato; nel film è disoccupato e sogna un

futuro all’estero. La sua unica speranza è legata alla vendita della casa del padre. È un

solitario come nel romanzo, ma come figlio di usnī nel film si trova ad interagire con altri

personaggi. La sua relazione con Fā ima è qui più articolata. Nel romanzo i due non si

incontrano perché Yūsuf non si trova a suo agio in città e non prova nessun senso di

appartenenza a differenza di Fā ima.

Spazio-tempo nel film. Il romanzo è un’ode elegiaca per la perdita degli spazi condivisi del

quartiere, per cui la vendita dell’immobile rappresenta la svendita della terra e della storia.

Nel film si vuole fuggire da esso, come Yūsuf che vorrebbe emigrare in Europa per

“vivere”. Rispetto agli spazi frammentati del romanzo, qui esso è sigillato, contiene

personaggi e il nostro sguardo lo abbraccia.

La linea narrativa che collega il romanzo al gennaio 1977 è qui assente per ragioni di

autocensura. Nel romanzo c’è un continuo slancio tra passato e presente e la storia della

costruzione del quartiere si mescola a quella dei personaggi. Nel film invece il tempo si

dilata e diventa lineare, ma sempre presente. Il riferimento al passato dei personaggi è

affidato a vari monologhi e mai visualizzato con flashback.

Dialoghi e monologhi. Numerosi sono gli inserti aneddotici in cui i personaggi narrano i

loro episodi di vita. Yūsuf racconta della sua infanzia, della musica, della storia dei jinn

nascosti dentro il liuto. Fā ima narra del suo matrimonio fallito. L’interesse per il monologo

e il dialogo è basato su una lunga tradizione nel cinema arabo, legata alla forte influenza

esercitata dal teatro.

Effetti musicali. In questo film gli effetti sonori intradiegetici ed extradiegetici hanno un

ruolo drammatico e potrebbero sostituire i conflitti interiori e i monologhi in letteratura. Nel

corso del film, la musica intradiegetica, sentita anche dagli altri personaggi, sembra

provenire da radio o mangianastri e ha una funzione spesso ironica, per esprimere un

giudizio sugli eventi come quando vi è l’inserimento di musiche extradiegetiche

malinconiche, all’interno di scene comiche (il cieco guida la Vespa, con un’espressione di

estasi dipinta sul volto).

‘Imārat Ya‘qūbiyān. Sinossi del romanzo. Nel palazzo Yaqubiano abitano:

 Zakī bey al-Dusūqī, benestante, ha uno studio lì;

 āhā al-Shādhilī , il figlio del portiere,

 La sua fidanzata e vicina di terrazzo è Buthayna al-Sayyid, lavora come commessa.

 ‘Azzām è uno degli uomini più ricchi d’Egitto grazie ad alcuni affari loschi.

 ātim Rashid , direttore di un quotidiano in francese omossessuale.

Ṭ āhā non viene ammesso alla scuola di polizia e decide di iscriversi a Scienze Politiche.

Inizia a frequentare gli studenti di una moschea ed entra a far parte di un gruppo integralista.

Nel frattempo, Buthayna scopre il mondo di perversione dei datori di lavoro e il rapporto

con il fidanzato inizia a crollare. āhā dirige le manifestazioni contro l’intervento egiziano a

fianco della coalizione occidentale nella Guerra del Golfo del 1991. Buthayna decide a

questo punto di separarsi definitivamente con questo nuovo āhā.

‘Azzām sposa una giovane vedova di Alessandria in segreto dalla moglie e decide anche di

candidarsi al Parlamento.

ātim inizia una relazione omossessuale con ‘Abd Rabbo, il quale decide di interromperla

dopo la morte del figlio, per paura che si tratti di un castigo divino.

Intanto Malāk, un copto, cerca di aprire un’attività sul tetto del palazzo, in attesa di

insinuarsi nell’appartamento di Zakī e fa sì che Buthayna venga assunta come domestica, in

modo da collaborare con lei dall’interno.

Ṭ āhā in carcere subisce lo stupro e la tortura e appena liberato vuole vendicarsi. Entra

dunque in un campo d’addestramento di un gruppo integralista. In un attentato riesce ad

uccidere il responsabile dei servizi di sicurezza e anche lui resta ucciso.

Zakī viene cacciato di casa dalla sorella. Intanto Hātim ritrova il soldato e lo invita ad un

ultimo incontro di addio, ma la situazione degenera e viene ucciso dall’amante.

Buthayna rifiuta di essere complice dell’inganno nei confronti di Zakī, del quale si

innamora. Dopo essere finiti in commissariato per reato di prostituzione, i due si sposano.

Il caso letterario. Il romanzo è stato il primo best-seller di tutto il mondo arabo, tanto da

essere tradotto in circa 17 lingue. Al di là del valore letterario, si enfatizza quello

documentaristico e di denuncia politico-sociale, poiché presenta una visione cruda, critica e

nichilistica della realtà egiziana, seppur con un lieto fine. La sua forza sta anche nell’aver

denunciato la tortura praticata dal regime in carica, nell’aver umanizzato la posizione etico-

sociale dell’omossessuale e nella psicologizzazione dell’integralista islamico. Serve dunque

come specchio della società e avrebbe una funzione catartica sui lettori arabi, concedendo

allo stesso tempo, spazio alla polemica e alla controversia. Attraverso la voce di Zakī

l’autore guarda al passato di un Cairo prerepubblicano, multiculturale e cosmopolitica e

disegna un quadro triste dall’Egitto degli anni ’90, fatto di odio, violenza e sfruttamento.

Stile e struttura del romanzo. Si tratta di una scrittura fortemente realista, il narratore è

onnisciente e il romanzo è denso di digressioni su questioni sociale e storiche, tanto che

sembra essere una lezione di storia egiziana o di dottrine islamiste. Al-Aswānī scrive il suo

romanzo come un resoconto giornalistico o un insieme di storie sulla realtà egiziana.

I personaggi. Una delle tecniche del naturalismo consiste nel presentare i personaggi

dall’esterno, con immagini riassuntive e l’impressione che ne ricava il lettore è che essi non

siano umani. Il romanziere attribuisce posizioni estreme, bontà o male assoluti. Le donne o

sono giovani e sessualmente attraenti oppure anziane e acide, tanto che il ritratto di certi

personaggi femminili è scontato e ripetitivo.

Il mondo del romanzo ci viene mostrato dalla prospettiva dell’autore e dei personaggi, i

quali ci appaiono stereotipati, ridotti a tipi o simboli moralistici, tanto che la loro evoluzione

e sorte sembrano forzate e le chiusure che essi vivono vengono proiettate più come

compromessi che come vere evoluzioni psicologiche.

Nel palazzo convivono personaggi di classi diverse e incompatibili tra di loro, poveri e

benestanti ma all’interno dello stesso non si stabilisce alcun legame. Le loro storie sono

disgiunte e parallele nella cornice del palazzo. Nel film le vite dei personaggi si incrociano

poco e niente solo per sottolineare il disprezzo, la derisione o lo sfruttamento sociale, come

quando āhā lava il pavimento e viene rimproverato da un coinquilino solo per un

capriccio: l’inquadratura a livello del pavimento contrasta con quella delle scarpe eleganti

dell’uomo.

Zakī. Rappresenta la memoria storica del palazzo, testimone delle varie epoche che l’Egitto

attraversa. Essendo di estrazione aristocratica, conserva un senso di altezzoso distacco dai

nuovi parvenu. Tuttavia, egli può vivere solo un presente di resistenza agli attacchi delle

nuove classi sociali, in balia di un’epoca ormai andata. Assiste impotente al tramonto del

suo Egitto ideale, educato, raffinato ed europeizzato.

La sua passione per l’Europa è inversamente proporzionale all’odio che prova per il

nasserismo. Secondo lui Nasser era capo di un gruppo di ladri che ha depredato l’Egitto. La

dittatura ha rovinato il paese e nell’affermare ciò si pone come alter ego dello scrittore. Il

patriottismo di Zakī sembra ridicolo e beffardo, vista la posizione che ancora occupa nella

scala sociale. L’onore di Buthayna intaccato dall’arresto per prostituzione, è recuperato

grazie a questo matrimonio.

Ṭ āhā e Buthayna. Egli appare come figura opposta di Zakī; è un giovane di umili origini

che non ha successo in un Egitto corrotto e per l’ingiustizia subita si rivolge all’islamismo

radicale. Infatti, dopo non essere stato ammesso alla scuola di polizia perché non ha versato

una mazzetta di ventimila lire egiziane, decide di scrivere una lettera al Presidente della

Repubblica per denunciare l’ingiustizia. Tuttavia, la scena manca nel film, forse per motivi

di autocensura. La religiosità del giovane è limitata alla preghiera del venerdì in una piccola

moschea. Anche la giovane prega, solo al mattino; non porta l’Hijāb. Nel film, quando in tv

passano una scena di preghiera in moschea si vede lei cambiare annoiata canale.

La formazione religiosa del giovane è molto approfondita. Una volta entrato nella facoltà di

Scienze Politiche lo si vede leggere i testi dottrinali islamici. In una scena del film è seduto

accanto ad un nuovo compagno, di bassa estrazione sociale, in una posizione marginale a

sottolineare la distanza di classe dall’altro gruppo presente in classe, composto da ragazzi

senza barba e ragazze senza Hijāb. Successivamente fa conoscenza con lo shaykh Shākir e il

suo gruppo. ḥ

La rottura tra Ta a e Buthayna è resa più evidente quando i due si incontrano sul terrazzo, il

giovane le si avvicina mentre stende la biancheria, portandole in regalo un libro chiamato

Hijāb prima del giorno del giudizio e la ragazza non sembra accettare l’offerta.

Mentre nel romanzo l’arresto del giovane avviene nella sua camera sul terrazzo del palazzo,

nel film l’evento è più spettacolare, con l’inseguimento da parte delle forze di polizia.

La scena della tortura nel romanzo è descritta dettagliatamente, ma nel film per ragioni di

censura, viene solo evocata mettendo in causa Hātim: infatti quando il torturatore gli chiede

cosa sappia di costui, lui esita a rispondere per poi dire che è un omossessuale.

Nel film vediamo la sequenza dell’addestramento nel campo con tutti i militanti che

indossano galabeya bianche e taqiyya in testa e sfoggiano barbe folte, mentre le donne

portano il niqāb nero. Nella sequenza dell’attentato c’è un interminabile sparatoria e

immagini di corpi sventrati dalle pallottole, in pieno stile hollywoodiano.

La novità introdotta dal film è che per la prima volta nel cinema egiziano viene denunciata

la tortura praticata dal regime in corso e non da quelli precedenti.

Spazio-tempo nel romanzo. Nelle prime pagine del romanzo l’autore inserisce una

digressione che ripercorre la storia del palazzo dalla sua costruzione nel 1934, fino al

momento storico degli eventi, il 1991. Attraverso gli inquilini presenti nel palazzo egli

spiega l’evoluzione di circa trent’anni della storia sociopolitica egiziana. Il palazzo è nel

cuore del Cairo coloniale, il Wus el-balad , dove le vecchie classi aristocratiche sembrano

ormai scalzate da due nuove classi: i nuovi ricchi e la piccola borghesia, che lottano per la

conquista di spazi e business, con mezzi leciti e non. Con i simboli e i fantasmi che veicola

esso sembra un luogo distopico e non godibile dal resto della società e ne viene idealizzato

il suo passato cosmopolita e liberale.

Il romanziere inveisce contro il nasserismo e la sua idea di nazionalismo. Dopo la guerra del

1973 e le politiche suicide dell’infitā , una profonda crisi economica lacera la società

egiziana e all’inizio degli anni ’90 su pressione della Banca Mondiale e del Fondo

Monetario Internazionale ha inizio la fase neoliberista.

Le proteste delle fasce deboli si basano anche su un evento internazionale che scuote il

Medio Oriente, la Guerra Del Golfo in Iraq e la questione della partecipazione dell’Egitto

alla coalizione occidentale contro Saddam Hussein. Questa è la situazione storico-politica

del romanzo che non è presente nel film. Con l’inizio della guerra nel febbraio 1991,

iniziano anche manifestazioni e preghiere collettive per l’anima dei martiri musulmani morti

in Iraq. La retorica dei sermoni preme sul fatto che sia un dovere dei giovani egiziani

rivoltarsi contro questo governo infedele. Tutti questi elementi contribuiscono a spiegare

l’evoluzione psicologica del personaggio decide di abbracciare l’islamismo radicale.

Il suo addestramento avviene in periferia, dove vige una rigida disciplina, l’esaltazione dei

puri valori islamici e il rispetto reciproci.

Spazio e tempo nel film. Palazzo Yacubiano può considerarsi un adattamento fedele al

romanzo. La costruzione del palazzo coincide con il periodo di massimo splendore per il

paese, dovuto alla presenza di una folta componente straniera e multi-religiosa. Con la

rivoluzione del 1952 la comunità europea e gli ebrei d’Egitto sono costretti a lasciare il

Paese, lasciando il posto alle famiglie dell’oligarchia militare nasseriana. I terrazzi dei

palazzi iniziano ad ospitare una schiera di diseredati, perlopiù immigrati dall’Alto Egitto.

Nel film non è presente la cornice della Guerra del Golfo per motivi di autocensura. Infatti,

regista e sceneggiatore erano consapevoli del pericolo di mostrare le manifestazioni e le

reazioni della popolazione, dei partiti e dei movimenti islamici. In questo modo distorcono il

senso della manifestazione e la riportano alla retorica dei soliti temi moralistici.

L’impressione che ne ricava lo spettatore ignaro delle dinamiche politiche nell’Egitto degli

anni ‘90 è che i manifestanti stiano protestando contro la presunta laicità del governo.

L’assenza del Gran Capo. ‘Azzām trascina il lettore alla scoperta della struttura piramidale

della mafia politica egiziana. Il Gran Capo vive in un enorme castello, una fortezza

inespugnabile e dopo aver superato alcune procedure di controllo, l’imprenditore arriva

dentro, in una sala vuota. Sente solo la sua voce, a sottolineare l’onnipotenza e la segretezza

del personaggio, per poi scoprire che si tratta del Presidente egiziano. Il film tuttavia

preferisce trascurare questo dettaglio.

Altre strategie di adattamento. Il regista è costretto a tagliare numerosi personaggi e plot

presenti nel romanzo e a ridimensionare il ruolo di alcuni, tra cui Malāk. Il suo nome

significa “angelo” e risuona ironico, a sottolinearne la diabolicità. Nel film il suo ruolo non

è così squallido.

Mentre la musica extradiegetica ha un ruolo importante nel sottolineare i momenti clou,

quella intradiegetica riguarda soprattutto i brani i Edith Piaf che fanno da contraltare alla

musica araba moderna che si ascolta nel negozio in cui lavora la ragazza e nel bar Cairo.

Nel film, tralasciando i sermoni religiosi, è presente uniformità di registro. āhā conversa in

arabo egiziano ‘āmmiyya, e quando inizia ad usare un registro più elevato lo vediamo

entrare in un’altra comunità.

Il plot omosessuale tra romanzo e film. Prima di questo romanzo, la letteratura araba

aveva trattato l’omosessualità in modo moralistico, dipingendola come una malattia, una

perversione o devianza. Il fatto che la relazione di un personaggio omossessuale, ātim sia

presentata in termini espliciti, dedicandogli molto spazio è già un passo avanti, oltre al fatto

che non è stata censurata. Tuttavia, in tutto il romanzo per designare l’omossessuale si usa il

termine shaddh che significa appunto ‘deviato’.

Nel film ātim compare per la prima volta nella redazione del giornale Le Caire, di cui è

caporedattore. Dopo aver assegnato vari articoli, uno dei redattori gli propone un reportage

sul fenomeno della sessualità in Egitto.

Nel romanzo la prima comparsa del personaggio è nel Bar Chez Nous, in compagnia di

‘Abd Rabbo, e il romanziere ci informa che i clienti più sfacciati si comportavano con lui in

modo educato perché aveva una posizione di prestigio. Il soldato viene invitato a bere del

whisky, sottolineandone l’effetto libidinoso. ātim prova a fare un’avance, palpando la

coscia del soldato che però reagisce scaraventando il tavolo e uscendo dal bar. Viene poi

invitato nell’appartamento del giornalista. Nel romanzo questi cerca di convincere ‘Abd

Rabbo a trascorrere la notte nel suo appartamento, ma il rifiuto sembra più di natura pratica


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della mediazione linguistica (RAGUSA)
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher morreale.9 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cultura e Letteratura Araba I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Suriano Alba Rosa.

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