Riassunto criminologia definizioni
- Scienze criminali: studiano i fenomeni delittuosi.
- Diritto penale: studia, analizza e approfondisce il complesso delle norme giuridiche, le quali divengono in forza di legge regole di condotta; è in stretta relazione con la criminologia. *Il delitto è il campo di interesse della criminologia e viene definito dal diritto penale.
- Altre discipline che si occupano di fatti delittuosi sono: la storia, la filosofia e la sociologia del diritto.
- Le scienze criminali comprendono anche:
- Diritto penitenziario: studia l'insieme delle disposizioni legislative e regolamentari che disciplinano la fase esecutiva del procedimento giudiziario penale.
- Psicologia giudiziaria: studia gli attori, la persona umana quale attore (testimone, imputato, vittima, ecc.).
- Politica penale o criminale: studia ed elabora gli strumenti necessari per combattere la criminalità.
- La criminalistica non va confusa con le scienze criminali e con la criminologia. Essa si occupa delle molteplici tecnologie utilizzate per l’investigazione criminale.
Fatti delittuosi
Per ciò che attiene ai fatti delittuosi bisogna precisare che:
- Reato: ha un significato meno stigmatizzante ed implica reazioni emotive meno forti della parola Delitto.
- Crimine: atti particolarmente efferati accompagnati da una intensa reazione sociale di sdegno e colpevolizzazione dell’autore.
- Atto illegale o illegalità o illeciti penali: hanno un significato meno stigmatizzante e sono più neutri.
- Comportamento disonesto: ancor minore reazione di censura.
Attore del crimine
Per quanto riguarda i termini relativi all’attore del crimine:
- Reo, delinquente, condannato: quando è stata pronunciata sentenza irrevocabile.
- Indiziato, indagato, imputato, appellante, ricorrente: a seconda delle fasi del processo.
Scuole di pensiero
Scuola classica
I principi dell’Illuminismo, nei primi anni del XIX secolo, caratterizzarono la scuola di pensiero. Si basava su tre principi fondamentali:
- La volontà del colpevole ad effettuare l'azione delinquenziale;
- L’imputabilità, cioè che il colpevole comprenda il valore delle proprie azioni e di determinarsi quindi a compierle;
- Il senso retributivo della pena che doveva essere: afflittiva, proporzionata, determinata ed inderogabile.
Indubbiamente alla scuola classica si deve riconoscere di aver posto in essere alcuni principi giuridici che ancor oggi hanno la loro validità, quali:
- Il principio di legalità: non si può punire un'azione se non prevista espressamente come reato;
- Il principio della non punibilità per analogia: non è punibile un comportamento non espressamente previsto come reato solamente perché assimilabile a reati;
- Il principio garantistico: con norme riguardanti il principio della difesa e di presunzione d'innocenza;
- Il principio di certezza del diritto: che toglie totalmente la discrezionalità nell'irrogazione della pena.
Determinismo sociale
I primi studi statistici giunsero alla conclusione che il crimine non dipendeva solo dalla volontà del singolo, ma che su di lui agivano anche fattori legati alla società. Nasce così la visione deterministica della condotta criminosa. Con tale visione vi era la convinzione che era all'interno della società che dovevano ritrovarsi i fattori determinanti il crimine che non erano più riconducibili alla sola volontà del singolo.
Determinismo biologico
Si intende la tesi secondo cui la struttura biologica del nostro corpo determinerebbe i nostri comportamenti. Cesare Lombroso iniziò i suoi studi sulla persona del delinquente legando le caratteristiche fisiche anatomiche dell'individuo a quelle "morbose" che lui riteneva fossero alla base del comportamento criminoso.
Teoria dell'atavismo
La teoria riteneva che il delinquente fosse un individuo primitivo succube di una regressione primordiale. Un selvaggio ipoevoluto che scaricava i suoi istinti e le sue pulsazioni nel delitto. Questa teoria si scontrava con un principio dell'epoca che le donne fossero inferiori nella scala evolutiva rispetto all'uomo. Lombroso, non sapendo come giustificare l'anomalia che le donne commettevano meno reati, disse che era dovuto al loro immobilismo visto che l'ovulo era meno mobile dello spermatozoo. Poi cambiò la sua teoria dicendo che la delinquenza femminile sfocia nella prostituzione, appareggiando finalmente i conti.
Teoria del delinquente nato
Un'altissima percentuale dei più gravi e recidivi delinquenti possiede disposizioni congenite, presenti fin dalla nascita, che li renderebbero inevitabilmente antisociali indipendentemente dalle condizioni ambientali.
Scuola positiva
Se gli esponenti della scuola classica erano per lo più scrittori e filosofi, vi era la convinzione che la scienza potesse perfezionare l'umanità. I principali postulati della scuola positiva erano:
- Il delinquente è un individuo anormale.
- Il delitto è la risultante di tre fattori: antropologici, psichici e sociali.
- La delinquenza non è la conseguenza di scelte individuali ma è condizionata da tali fattori.
- La sanzione non deve avere finalità punitive ma deve mirare alla neutralizzazione e alla risocializzazione.
Scuola di Chicago (teoria delle aree criminali)
La teoria indica come "Aree criminali" quelle zone della città con particolari caratteristiche ambientali dalle quali proviene e in cui risiede la maggior parte della criminalità comune. Si considera l'ambiente sociale e fisico, come prima causa dei comportamenti delle persone. L'ambiente di vita è per la teoria il fattore più importante nella genesi della criminalità.
Due principali tecniche di indagine: la raccolta dei dati ufficiali statistici, attraverso i quali si individuarono alti tassi di devianza, e la storia di vita, si seguiva una determinata persona deviante studiandola nella sua vita da deviante naturale.
Criminologia del consenso
Si fonda sull'assunto che le norme sono suffragate dal consenso della maggioranza dei consociati, in una visione della società in cui valori e interessi trovano il supporto di una larga accettazione. Teoria del consenso: si fonda sull'assunto che le norme sono suffragate dal consenso della maggioranza dei consociati, in una visione della società in cui valori e interessi trovano il supporto di una larga accettazione: solo i devianti e i delinquenti, con la loro condotta inosservante delle norme, sono intesi come una sorta di elemento patologico che devia appunto da un sistema nel suo complesso accettato. La sua prospettiva, sul piano pragmatico, è quella di ricondurre i devianti e i delinquenti alla conformità e quindi al consenso.
Il termine anomia è stato introdotto all'inizio del novecento da Durkheim con il significato di frattura delle regole sociali. L'anomia si realizza dunque quando le regole, che in altri momenti si mostravano idonee ad assicurare la condotta socializzata dei membri, perdono la loro efficacia: si genera quindi disagio se le regole non sono più adeguate, se pur essendo formalmente ancora presenti sono nella sostanza divenute prive di significato.
La devianza comprende le condotte che violano le norme penali, sia le regole sociali generalmente accettate e ritenute importanti dalla società. Si ha devianza solo quando la violazione è frutto di una precisa scelta. La devianza presuppone nell'attore un atteggiamento di ambivalenza: da un lato riconosce la norma come imperativa, dall'altro non ne accetta l'autorità normativa.
Teoria delle associazioni differenziali
Sutherland afferma che il comportamento delinquenziale è appreso, non dalla semplice imitazione, ma mediante l'associazione interpersonale con altri individui delinquenti. Non tutti i gruppi hanno la medesima capacità di influenzare la condotta degli individui, dunque sono quelli frequentati con maggiore intensità, maggiore durata e anteriorità.
La teoria dei conflitti culturali dà conto del fatto che in un medesimo individuo si contrappongano diversi sistemi culturali e questa sarebbe una delle principali cause del venir meno degli abituali parametri regolatori della condotta sociale.
- Conflitti culturali primari: disagio del singolo individuo per l'attrito di due sistemi culturali;
- Conflitti secondari: discriminazione e rigetto da parte della società.
Teorie della sottocultura giovanile
Al concetto di cultura si associa quello di gruppo e quest'ultimo si associa a quello di cultura di gruppo. L’appartenenza al gruppo è un fatto dinamico.
Teorie delle sottoculture devianti: Cloward e Ohlin ipotizzano che le classi subalterne interiorizzino le mete culturali comuni, ma, non avendo a disposizione i mezzi legittimi per raggiungerle, ricorrano a mezzi illegali.
Il disturbo mentale
Schizofrenia
La schizofrenia è uno dei più gravi disturbi psichiatrici. Tale disturbo comporta una forte alterazione delle funzioni psichiche. Di solito esordisce nella prima adolescenza. Non sono ancora state scoperte le cause primogene di questo disturbo però esistono dei fattori di rischio: componenti genetiche, complicazioni del parto, fattori biologici, fattori psicologici. La schizofrenia è una patologia grave e invalidante, che conduce spesso al ricovero ospedaliero e che deve essere attentamente diagnosticata e curata; oggigiorno, tuttavia, la sua prognosi non è così negativa come un tempo.
Nel DSM-IV sono descritti 4 sottotipi di schizofrenia:
- Paranoide: presenza di un sistema delirante bizzarro.
- Disorganizzato: profonda disorganizzazione, può avere allucinazioni acustiche.
- Catatonico: prevalente espressione motoria catatonia con immobilismo e altro. Rara.
- Indifferenziato: tipo misto.
- Residuo: meno grossolanamente alterato.
Psicosi
La psicosi è una sindrome psicopatologica caratterizzata dal distacco più o meno accentuato fino alla perdita del contatto con la realtà; non è una specifica entità morbosa, ma un insieme di sintomi (sindrome) che si manifestano nel corso di molte affezioni.
Le psicosi più diffuse sono:
- Delirio: convincimenti e idee che risultano in aperta contraddizione con la realtà e che non recedono né all'evidenza né alla persuasione;
- Allucinazione: vedere, udire o percepire cose che non esistono;
- Disturbi del pensiero;
- Dissociazione: perdita dei nessi logici delle idee;
- Incoerenza;
- Alterazione della coscienza dell'io: l'individuo può giungere a non riconoscersi.
Ritardo mentale
Il ritardo mentale è caratterizzato da un deficit significativo rispetto alla media del funzionamento intellettivo, comportante inadeguatezza o incapacità nell'adattamento sociale. Per il DSMV il ritardo mentale è un funzionamento intellettivo generale significativamente al di sotto della media (Criterio A) accompagnato da significative limitazioni nel funzionamento adattivo in almeno due delle aree: capacità di prestazione, comunicazione, cura della persona, vita in famiglia, capacità sociali/interpersonali, uso delle risorse della comunità, autodeterminazione, capacità di funzionamento scolastico, lavoro, tempo libero, salute, e sicurezza (C. B). Con esordio prima dei 18 anni (C. C).
Nell'ambito del ritardo mentale, il DSM V considera quattro gradi di gravità, ai quali corrisponde una certa età mentale:
- Ritardo mentale lieve: da 50-55 a 70 (Q.I.) -> 9-13 anni;
- Ritardo mentale medio: da 35-40 a 50-55 -> 6-9 anni;
- Ritardo mentale grave: da 20-25 a 35-40 -> 3-6 anni;
- Ritardo mentale gravissimo o profondo: < 20 -> sotto i 3 anni.
Nel ritardo grave e gravissimo vi sono limitate possibilità di commettere reati. La demenza è caratterizzata dal decadimento grave e irreversibile delle facoltà mentali, per lo più dovuto a lesioni cerebrali. Le demenze si differenziano dal ritardo mentale perché implicano un deterioramento dell’attività psichica mentre il ritardo mentale è un mancato sviluppo dell’attività.
Disturbo delirante
Il disturbo delirante è caratterizzato da un sistema delirante stabile, coerente e duraturo, senza deterioramento della personalità. Nei disturbi bipolari è un disturbo dell’umore in cui gli episodi depressivi si alternano in modo imprevedibile con quelli maniacali. La mania è la situazione opposta alla depressione.
Disturbi d'ansia
I disturbi d'ansia sono anche denominati nevrosi. Il disagio del nevrotico si esprime con modalità autoplastica o egodistonica (verso l'interno). La nevrosi non è condizione che favorisca condotte criminose. Vi sono però delle eccezioni: delinquente con senso di colpa, cleptomane, disturbi compulsivi che sfociano nella violenza sessuale o pedofilia.
- Ansia: stato d’allarme.
- Angoscia: stati d’ansia particolarmente profondi.
- Panico: stato d’ansia estrema.
Tra i disturbi d'ansia vi sono:
- Disturbo d'ansia generalizzata: stato d'ansia diffuso.
- Disturbi da attacchi di panico: crisi di ansia acutissima che sorgono senza segnali di preavviso.
- Fobia: paura immotivata irrazionale di situazioni o animali, ecc.
- Disturbo ossessivo-compulsivo: disturbo tipicamente cronico che si caratterizza con vere e proprie ossessioni.
Disturbi di personalità
I disturbi di personalità si riferiscono a modelli abituali di comportamento che deviano marcatamente rispetto alle aspettative culturali dell’ambiente in cui si vive. I disturbi della personalità hanno il loro esordio nella tarda adolescenza o all’inizio dell’età adulta. I due parametri significativi che ne permettono il riconoscimento sono:
- Carattere abnorme.
- Giudizi di valore negativi da parte della società.
- Disturbo paranoide di personalità: diffidenza e sospettosità pervasive nei confronti della gente che possono anche condurre al delirio di querela. Affini sono poi le personalità fanatiche.
- Disturbo borderline di personalità: instabilità affettiva e nelle relazioni sociali, promiscuità sessuale, spendere oltre le proprie capacità, sforzi disperati di evitare un reale o immaginario abbandono, alterazione dell'identità, rabbia immotivata, ideazione paranoide, sentimenti cronici di vuoto.
- Disturbo antisociale di personalità: spesso sono inosservanti dei diritti altrui. Già da ragazzi compiono atti vandalici e sono ribelli. Fanno abituale ricorso ad alcol e droghe. Facilmente sono inseriti in ambienti di sottocultura giovanile.
Gli stati emotivi e passionali non escludono né diminuiscono l’imputabilità. Per i disturbi mentali transitori è prevista una minore imputabilità. La discriminante tra semplice stato emotivo e disturbi mentali transitori è dato dai seguenti elementi:
- Alterazione della coscienza durante la commissione del fatto.
- Frattura nei confronti della realtà.
- Perdita della memoria del fatto.
Le parafilie hanno come caratteristica quella di ricorrere a fantasie o comportamenti che vanno al di là di quelli che sono gli abituali schemi, per conseguire l’eccitazione sessuale.
Disturbi mentali carcerari
Sindrome da prisonizzazione: Clemmer descrive il processo di “erosione dell’individualità” a vantaggio di un progressivo adattamento alla comunità carceraria.
Pericolosità sociale
Pericolosità sociale
Il concetto di pericolosità si sostanzia nella probabilità che un autore di uno o più crimini commetta altri reati. La pericolosità è una qualità, un modo di essere del soggetto, da cui si deduce la probabilità che egli commetta nuovi reati. È importante sottolineare che la pericolosità sociale è la probabilità e non la semplice "possibilità" che il soggetto, già autore di crimini, possa compiere altri reati. La determinazione della valutazione della pericolosità viene riferita al momento dell'indagine peritale. L’imputabilità, è invece riferita al momento dell'azione.
Il sistema delle misure di sicurezza deriva dai contenuti della scuola positivista, che proponeva di sostituire al concetto di pena proporzionale alla gravità del reato una pena di durata indeterminata, che sarebbe dovuta durare per tutto il tempo per cui sarebbe persistita la pericolosità sociale.
La pericolosità del reo deve essere accertata dal giudice caso per caso, sulla base di un giudizio prognostico, cioè in virtù di una valutazione concreta della pericolosità dell'autore del reato; che comprende in modo particolare due componenti: la gravità del reato e la capacità a delinquere.
Nella capacità a delinquere il giudice deve tenere conto della personalità del reo e nella sua valutazione deve riconoscere le differenze caratteriali che lo distinguono da altri autori, magari di una stessa tipologia di reato, che non si ritengono socialmente pericolosi. Elementi importanti per definire la personalità del reo sono:
- La considerazione del reato come espressione sintomatica della sua psiche;
- Il movente dell'azione illecita come espressione degli impulsi, degli istinti e dei sentimenti che hanno indotto il soggetto ad agire in quel modo piuttosto che in un altro;
- I precedenti penali e la condotta antecedente al crimine;
- La condotta contemporanea e successiva al crimine;
- L'ambiente circostante le condizioni di vita individuali, familiari e sociali, come espressione degli elementi esterni che possono influire nel processo di strutturazione della personalità.
Recidività
Nel nostro ordinamento giuridico la recidiva è una condizione personale del soggetto che reitera il comportamento criminale.
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