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Roma nasce sull’isola Tiberina nel 753 a.C. come centro di traffico, di commercio: allo

sbocco del ponte dei colli Capitolino e Olitorio vi erano il Foro Boario e il Foro Olitorio,

mercato del bestiame e mercato delle verdure. Da lì si entrava nel fondovalle, il Foro

Romano. Il Trastevere era detto litorale etrusco, difatti il ponte congiungeva l’Etruria e

Roma, ma Roma era sotto l’influenza etrusca, vista la sua posizione centrale di passaggio

per le rotte commerciali e amministrative. L’arte etrusca del periodo “ellenistico” ( III – II

sec. a. C.) si può definire “ellenismo italico”: dentro vi sono già degli accenti locali, come

quello siciliota (il più vicino all’ellenismo originario), quello àpulo (ricco di contatti con la

Macedonia), quello piceno (più rude), quello campano (simile a quello etrusco). I più

antichi cimeli in Roma non si distinguono da quelli trovati a Veio o Cerveteri; la prima

volta che si trova il nome di Roma è sulla Cista Ficoroni ( databile al IV sec. – fine III) ,

dono di nozze di una madre ad una figlia: è un recipiente cilindrico di rame, cesellato

finemente, con lo scopo di riporre all’interno oggetti da toilette, specchio, pettine, vasetti

di profumi, orecchini e collane d’oro. Il gruppo in bronzo sul manico ( Dioniso tra due

satiri) dove c’è l’iscrizione, deriva dalla scultura greca del IV sec. Il nome dell’artista,

Plautios non è un romano ma un immigrato dalla Campania.

In Roma si erano formate presto diverse classi, patrizi, plebei, cavalieri; nel VI sec. a.C

Roma era diventata la città dei Tarquini. Dopo la cacciata dei Tarquini (re etruschi) da

Roma e l’abbandono della Campania, segue per Roma un regresso: il calare di Volsci ed

Equi in Campania chiuse i contatti con il mondo greco. Il V sec. per Roma è il secolo

della prima codificazione delle leggi e dell’organizzazione militare, in più, a fine secolo ci

sarà il primo trattato con Cartagine: i legami fra etruschi e genti parlanti il punico erano

stretti in questo periodo, come attestano iscrizioni provenienti da Pyrgi. Il primo contatto

dei Romani con gente grecizzata avviene nel periodo della guerra contro Taranto (280

a.C.) e con il trattato di Tolomeo Filadelfo: Taranto viene sconfitta nel 272, Reggio viene

presa e viene siglata la lega con Siracusa contro Cartagine. In una tomba della Via Appia,

la tomba degli Scipioni, il sarcofago di Scipio Barbatus (databile al 260 a.C.) è di diretta

derivazione da esemplari di Sicilia.

L’arte che si sviluppa in questo periodo è un’arte medio-italica, va dall’Apulia al Piceno,

dalla Campania al Lazio, ha le sue officine in Roma stessa; a questa cultura appartiene

anche la moneta coniata nella guerra del 91-88 a.C. su cui compare per la prima volta il

nome di Italia. L’anno fatale è il 146 a.C. in cui Scipione l’Emiliano conquista Cartagine e

Mummio la Grecia e Atene stessa: da queste zone affluiscono in Roma moltissime opere

originali greche, e si sviluppa contemporaneamente una categoria di appassionati

collezionisti e la produzione in massa di copie di statue e opere celebri ispirate all’arte di

età classica. I collezionisti devono accontentarsi di copie, varianti, repliche: si hanno così

statue di tipo fidiaco, di tutto rispetto, e “pasticci”, cioè copie di una antica statua di

divinità con la testa a ritratto, ad es. un Kleomenes, dove la testa è un ritratto della

cerchia augustea, ma il corpo è una statua di un Hermes oratore. Pasiteles diventa

cittadino romano, conosce Cicerone e viene messo sotto l’ala protettrice di Pompeo: è un

abile modellatore in cera e in creta, toreuta, scultore e scrittore. Un’opera conservata è

un giovane atleta efebico, di tipo pre-fidiaco, firmato da un artista conosciuto come

Stephanos, allievo di Pasiletes; un altro artista, Menelaos, allievo di Stephanos, firma

l’opera “Oreste ed Elettra”. Altro artista, Arkesilaos, esperto modellatore in creta, viene

posto sotto l’ala protettrice di Lucullo, proconsole d’Asia, e ha molto successo: sua è

l’immagine di Venere al centro del Foro di Cesare Augusto, la Venus Genitrix.

§2. Tradizione plebea e patrizia. Il rilievo onorario e il ritratto.

Il II secolo è decisivo per Roma: vengono fondate molte colonie, come Bologna, Modena e

Parma, Aquileia, Pisa, e altre. Il carattere distintivo dell’arte romana da quella medio-

italica e l’eclettismo. Un es. è l’Ara di Domizio Enobarbo : da un membro della famiglia

era stato ampliato un tempio a Nettuno nel Circo Flaminio; i rilievi però sono stati

dispersi, e un lato lungo e due lati brevi sono andati al Museo di Monaco di Baviera,

mentre l’altra serie, col lato lungo, al Museo del Louvre. La serie di Monaco ha come

soggetto un corteo di divinità marine ed è di gusto tardo ellenistico; la serie del Louvre ha

come soggetto animali per il sacrificio; le datazioni stanno fra il 115 e il 70 a.C. Qui c’è

l’eclettismo, ossia la commistione eclettica di due stili diversi, l’ellenismo per il soggetto

mitologico, quello romano per il soggetto civico. Da notare che gli animali per il sacrificio

sono molto piu grandi del normale, perche questa sproporzione? Stessa domanda ce la si

può fare con il fregio dell’Arco di Augusto a Susa, dove un enorme maiale sovrasta il

corteo, si avvia al sacrificio e seguono altri animali giganti, un toro, una pecora, un

ariete. L’alterazione delle proporzioni nasce dal voler dare importanza alla vittima del

sacrificio, proprio per esaltare il sacrificio stesso, come solenne atto religioso.

Fra gli stili che derivano da quello medio-italico, si cita il monumento sepolcrale di San

Guglielmo al Goleto (Avellino) dove una figura femminile è rappresentata con altissima

austerità; un rilievo dagli Abruzzi descrive un funerale in cui non c’è prospettiva, e le

figure vengono allineata su piccole strisce, il morto viene raffigurato adagiato su un

fianco sopra un letto portatile, il fondo è disseminato di stelle con la falce lunare, che

intende rappresentare una stoffa cadente di un baldacchino. Quest’arte preferisce la vita

reale, la quotidianità, sui frontoni invece di soggetti mitologici, si rappresentano utensili

del mestiere, o insegne, come per es. una raffigurazione in un sepolcro di Ostia, di una

insegna di una venditrice di pollame e verdure, con polli chiusi in una gabbia (databile

alla metà II sec. a.C.). Perciò quest’arte viene chiamata “arte plebea”. Anche la pittura

partecipa, esempi da Pompei come scene di mercato, processioni religiose, in cui la

prospettiva è distorta, come la rappresentazione dell’anfiteatro dove in atto c’è una rissa

fra spettatori di Pompei e Nocera, avvenuta realmente nel 59 a.C.: il prospetto

dell’anfiteatro con le sue rampe d’accesso è corretto ma la veduta all’interno è artificiale e

distorta. Altro esempio, nella Via di Diana ad Ostia, un’insegna di una “tavola calda”.

Dalla fusione di quest’arte genuina, plebea, con il naturalismo ellenico, nasce un nuovo

stile narrativo, storico: appartengono rilievi del I sec. d.C., come il fregio del tempio di

Apollo Sosiano, e il fregio di una base di altare in Roma sotto il Palazzo della Cancelleria.

Il rilievo della Cancelleria (databile tra il 30 e il 50 d.C.) orna un altare rettangolare,

nella processione ci sono animali per il sacrificio, assistenti, sacerdoti, musicanti,

magistrati; originale è il gruppo dei musicanti rappresentati visti di schiena: è un

espediente per evitare che le trombe occupino tanto spazio, ma la posizione di scorcio

delle trombe indica che questo fondo non c’era, era uno spazio libero.

Il rilievo storico è in voga nell’arte egiziana e assira, per glorificare le imprese dei sovrani,

non è una invenzione romana, ma è estremamente importante. Altro elemento

importante a Roma è il ritratto; il rilievo storico ha origini nell’arte plebea di derivazione

medio-italica, il ritratto è creato invece nell’ambiente patrizio. L’importanza del ritratto

sale di molto nell’età di Silla, dove la fazione reazionaria del Senato aveva trovato in Silla

il suo uomo, che non esita a marciare su Roma e a distruggere Etruschi e Sanniti. La

dittatura di Silla ( dall’82 al 79 a.C.) comporta un accrescimento dei poteri del Senato e

un aumento dei suoi componenti: nell’età sillana nasce il ritratto repubblicano romano,

che si distingue per un realismo accentuato. Una statua in Palazzo Barberini, è l’es. del

ritratto romano: è un uomo in toga, che porta due busti che non appartengono allo stile

del ritratto patrizio di età sillana, ma al naturalismo ellenistico e medio-italico, inoltre i

due busti sono distanziati di una generazione, quindi in questa scultura le generazioni

raffigurate sono 3. Accanto al ritratto medio-italico e a quello patrizio di età sillana, ci

sono ritratti ellenistici, ricchi di modellato e plasticismo e ritratti della tradizione medio-

italica ma che hanno assorbito l’ellenismo recente. Un es. di commistione di elementi

ellenistici e romani è la statua di un generale di Tivoli: figura nuda, panneggiata in modo

eroico, abbondante, la corazza è per terra e da un lato, come puntello alla statua; il volto

plastico, modellato e le labbra socchiuse derivano dalla ritrattistica ellenistica, mentre la

ricerca di dettaglio deriva dalla ritrattistica romana patrizia. Un altro tipo di ritratto è

l’imago clipeata, l’immagine sullo scudo: di origine greca, originariamente era su clipeo

metallico, a Roma già nell’80 viene attestata la sua diffusione. Inoltre c’è il passaggio

dalla maschera al ritratto, che è importante, in modo tale che venisse data l’immagine

perfetta del defunto mentre era in vita, un es. la testa in terracotta del Louvre con il collo

appoggiato a una piccola base. Il ritratto realistico si sviluppa pian piano anche in

ambito della piccola borghesia, un es. la stele di Via Statilia, o la stele funeraria di

Eurysaces e moglie ( Eurysaces era un industriale della panificazione). Il ritratto

continuerà a variare, come la dama anziana da Palombara Sabina, una dama dall’alta

capigliatura arricciata, forse Vibia Matidia, esempio di armonia fra mezzi stilistici e

personalità brillante e mondana. Fiorisce anche il ritratto dipinto: da Pompei il ritratto di

un magistrato con sua moglie. Quelli che non avevano i mezzi per erigere un

monumento, si riunivano in associazioni, che con quotazione annua, permettevano di

riunire le ceneri dei defunti in un ambiente consono, i sepolcreti detti colombari ( fatti

con nicchie semicircolari sulle pareti, che sembrano ricettacoli per colombi), famosi sono

quelli della Via Appia e della Via Latina.

§3. I problemi dello spazio. Pittura e architettura.

Il realismo dell’arte greca è fondato sulla ricerca di uno spazio pittorico, come la scoperta

tra il VI e il IV sec. a.C. della prospettiva nel disegno, del chiaroscuro, dell’ombra portata,

della pittura tonale. L’archivio della pittura di età romana risiede nelle città di Pompei ed

Ercolano sepolte dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. Opere come il “Teseo Liberatore”,

una proveniente da Ercolano, l’altra da Pompei, è esemplare: quella di Ercolano è una

copia fedele di una pittura greca, una pittura solida, ricca di chiaroscuro, con tocchi di

pennellate incrociate; l’eroe ha l’occhio sbarrato ed esaltato avanza accanto al corpo

mostruoso del Minotauro appena ucciso. Nella replica di Pompei tutto è scomparso:

penosi errori di disegno, nelle figure dei bambini, e di Teseo mal impostato e volgare; il

gruppo a destra col vecchio e le fanciulle sembra tratto da una gita scolastica; il mostro

ucciso non sembra terribile anzi, con quel braccino apparentemente umano, fa

compassione. Difatti la pittura di Ercolano si situa sulle pareti di un edificio pubblico, la

Basilica, mentre quella di Pompei si situa in una casa privata, quindi appartiene alla

cultura romano-campana. Dal III sec. d.C. ci sarà la creazione di nuovi repertori, ma

fino a quel momento, si ha in Roma testimonianze sulle “pitture trionfali”. Sono pitture

portate nel corteo trionfale e rappresentavano episodi di guerre, luoghi, città conquistate.

Un es. è un frammento di una tomba sull’Esquilino e rappresenta una scena storica, su

un unico fondo chiaro, con 4 zone sovrapposte. Riflessi di pittura ellenistica si possono

trovare in una casa sull’Esquilino, con episodi dell’Odissea, copie di originali

alessandrini, eseguite tra il 50 e il 40 a.C. da un pittore non greco. In una casa sul

Palatino, “la Casa dei Grifi”, c’è il più antico esempio di decorazione parietale del

“secondo stile”: fine colonne dipinte alle pareti con accenno prospettico. Alla fine del I

sec. in Roma si trovano esempi di pittura storica, come il fregio alle pareti di un sepolcro

sull’Esquilino della famiglia degli Statilii, con fatti della storia primitiva di Roma: nella

parete sud, la costruzione delle mura di Lavinium, battaglie, riunioni di personaggi; nella

parete nord il rinvenimento dei gemelli Romolo e Remo; hanno un disegno vivace,

policromia naturalistica a colori intensi. Nella Casa della Farnesina, una parete era

decorata con un sistema di finte architetture (“secondo stile”), interessante sono però i

finti quadretti su fondo bianco, imitazioni di pitture di “stile severo” (stile dell’arte greca

del 460 a.C.) ; interessanti anche lo zoccolo di un altro ambiente della casa, a fondo nero,

con vedute di paesaggio, sopra lo zoccolo c’era un ramo frondoso a ghirlanda. In un

ambiente sul Palatino, “Aula Isiaca”, le pareti erano decorate da paesaggi con scene

legate a leggende isiache, e del culto di Iside. In una sala della Villa di Livia (moglie di

Augusto) a Prima Porta, c’è una decorazione a giardino, pittura unica: dietro recinzioni si

alza un bosco con vegetali, piante, uccelli che volano fra i rami. Nella Casa di Livia invece

c’è una decorazione parietale dell’ultima fase del “secondo stile” (dall’età augustea alla

fine I sec. d.C.): finte architetture che aprono sfondi nelle pareti, le aboliscono, una

grande apertura nel centro e due minori ai lati, mostrano le tendenze di questo stile,

l’illusione prospettica, lo sfondamento delle pareti, con finte architetture e vedute, che si

accentua dopo il 60-63 d.C. con il “quarto stile” o “stile fantastico”. Per il “terzo stile”,

ornamentale, le date sono dal 15 a.C. al 40 d.C. per Roma, 60 d.C. per Pompei e dintorni.

Dopo l’incendio di Roma nel 64 d.C., Nerone aveva confiscato la zona fra i colli del Celio e

dell’Esquilino per costruirci la sua Domus Aurea, nel cui vestibolo sorgeva la statua

colossale di Nerone, alta 30m. in bronzo. Dopo il suicidio di Nerone nel 68 e la condanna

della sua memoria, l’area viene restituita al pubblico, dove poi saranno costruiti

l’Anfiteatro Flavio (il Colosseo) e le Terme di Tito. Nelle decorazioni della Domus Aurea

sicuramente sono all’opera più artisti; nei corridoi e nelle volte a botte c’è un sistema

lineare, tradizionale, mentre nelle pareti e nelle volte dei soffitti ci sono esempi di “quarto

stile”, come la pittura del soffitto con soggetto “Achille a Sciro”, inoltre fa la sua prima

apparizione nei paesaggi la pittura “ a macchia”, in cui si arriva all’abolizione delle mezze

tinte, ai passaggi di chiaroscuro a incrocio o velatura, e c’è un contatto diretto con la luce

e le ombre. Nel II sec. le pitture saranno di carattere narrativo, prive di sfondi

prospettici, come il sepolcro della Via Portuense.

Per quanto riguarda l’architettura, fondamentale è la copertura a volta, da cui poi si

genererà la cupola, e la volta si basa sull’arco. In Roma il primo uso dell’arco è nei

magazzini, i cosiddetti Porticus Aemilia, presso il Tevere, databili al II sec. a.C. Più giù,

c’è un grande magazzino, detto Emporium. Dall’arco si sviluppa presto la volta a botte,

documentata fra il III sec. e il II. In età tardo repubblicana si sviluppa la volta a crociera e


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rosy988

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dei beni culturali
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher rosy988 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia dell'arte romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Slavazzi Fabrizio.

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