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Riassunto esame Comunicazione pubblicitaria e linguaggi mediali, prof. Boccia Artieri, libro consigliato "Existential Marketing, Gnasso, Iabichino

Riassunto per l'esame di Comunicazione pubblicitaria e linguaggi mediali, basato sullo studio autonomo del libro consigliato dal professor Boccia Artieri: "Existential Marketing", Gnasso, Iabichino, Università degli studi di Urbino, facoltà di Sociologia. Scarica il file in PDF!

Esame di Comunicazione pubblicitaria e linguaggi mediali docente Prof. G. Boccia Artieri

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sta viene a mancare, con un conseguente forte ancoraggio al presente, che in-

globa un sociale frammentato e porta l’io postmoderno a concentrarsi su sé

stesso.

CAPITOLO 2 - Cambio di paradigma nel marketing

Societing e co-creazione del valore

L’individuo postmoderno cerca piacere ed emozioni dal consumo, non il semplice

soddisfacimento di un bisogno. Aumenta di valore quello che è lo spazio tra la na-

scita del desiderio e il suo soddisfacimento, che consente di caricare il bene o

servizio di significato caricandolo di simbolico. Siamo consumatori in senso ovvio

(mangiare un panino al Mc Donald’s), ma anche in senso meno ovvio (confe-

renza, giornata allo stadio). Il consumo è valorizzazione di un vivere che conceda

rilevanza a vissuti non solo con elementi ludici ma anche fantasiosi e improdut-

tivi.

Tra le nuove premesse troviamo quindi una riaffermazione della natura umana

del consumo, considerando il consumatore come attore sociale; un consumo che

mobilita emozioni, sentimenti, con significato sociale e culturale. Per questo oc-

corre ricostruire il valore antropologico dell’esperienza di consumo, per rispon-

dere ai bisogni del consumatore postmoderno. Un consumatore non più target

(da bersagliare, aggredire, conquistare) ma un individuo-consumatore da osser-

vare con un nuovo paio di occhiali.

Il nuovo stato del marketing è definibile come societing (da marketing + società),

con la necessità della sociologia per comprendere il consumatore e le dinamiche

sociali. Si passa da una filosofia verso il mercato ad una filosofia con il mercato,

in una co-creazione di valore. Perché il marketing sia efficace nel nuovo contesto

sociale, è necessario rivedere i presupposti su cui si fonda la disciplina, partendo

dal presupposto di un grande cambio culturale, per cui il consumatore non ac-

cetta più che l’azienda lo consideri un acquirente e non ne ascolti l’opinione.

Differenziazione e marketing esperienziale

Il consumatore moderno è un buyer professionale: ipercritico, consapevole del

proprio potere. Si affermano lo shopping bargain (ricerca dell’affare) e l’autopri-

cing (disposizione a spendere solo quanto si ritiene personalmente giusto). Il

prezzo passa da variabile dipendente a indipendente: la sfida alle imprese è

quella dell’every day low price.

Il consumatore appare poligamo, difficilmente fidelizzabile, e da parte delle

aziende si manifesta una quotidianizzazione del saldo che coinvolge anche i brand

leader di mercato. La competizione basata sul prezzo è però un’arma a doppio ta-

glio, una strategia che appare non efficace a lungo termine, perché non in grado

di portare alla crescita ed al profitto dell’impresa. Le imprese dunque si trovano a

dover fuggire la massificazione dei propri prodotti, rendendo imprescindibile la di-

stinzione: Differentiate or die. L’unicità è l’unica via per creare differenza e assi-

curarsi fedeltà.

I cesti della svendita non fanno sognare. Possono allettare, ma sottolineano la di-

sparità con chi può evitare di rovistare tra le offerte. Sono necessarie emozioni,

esperienze, che una marca può offrire solo concentrandosi sulla propria identità;

in questo è necessario attribuire alla marca caratteristiche che la rendano memo-

rabile, unica, per sviluppare una sorta di empatia fondata su una sovrastruttura

simbolica che dà vita a una relazione fiduciaria. La marca arriva ad essere vista

come un amico, un aiutante nei momenti quotidiani; è un mondo possibile, che fa

leva sulle emozioni del consumatore.

Su queste basi si sviluppa il marketing esperienziale, mix di elementi in grado di

unire elementi semplici che rendano il semplice momento di acquisto un’espe-

rienza coinvolgente. Il cliente compra un’esperienza (reale o simbolica) che per-

cepisce in ogni caso come autentica.

Trasformazione a seguito dell’esperienza

Il marketing dell’esperienza nasce per offrire emozioni, ma ora anche questo

sembra non bastare. Il consumo non basta, non sembra più funzionare come

anestetico. Il consumatore è uno spettatore critico, cinico, che punta a ravvisare

qualsiasi sbavatura: uno spettatore con un piede nella realtà e uno nella finzione.

Il rischio per il marketing è quindi che tutto precipiti nell’indifferenza, nella can-

cellazione di ogni disposizione a inserire il consumo nei propri progetti di vita, le-

gandolo alla costruzione della propria identità. Alle aziende si chiedono espe-

rienze dotate di senso, in grado di riempire il vuoto esistenziale o tentare di ri-

durlo. Il marketing quindi si trova costretto a fare in modo che il consumo torni

ad essere azione dotata di senso, parte del progetto di vita: si passa dal marke-

ting dell’esperienza al marketing dell’esistenza.

Le esperienze infatti non bastano più, sono vane, fuggenti, muoiono appena vis-

sute, senza lasciare traccia dentro di noi: non contribuiscono a trasformarci.

L’esperienza deve portarci proprio ad una trasformazione, da un punto ad un al-

tro, ad un nuovo stato. Il percorso in questo viaggio è spesso più importante

della meta, in quanto è nel viaggio si mettono in discussione i propri valori e cre-

denze, è un punto fluido in mezzo a due punti fermi. È territorio del liminale, del

non “più, già, non ancora”. La transizione è fondamentale per la costruzione

dell’identità.

Le aziende devono lavorare quindi sulla transitività, offrendo esperienze in grado

portare un piccolo grande cambiamento nella vita di chi le vive. Spesso però le

aziende non riescono ad arrivare al rito liminale fermandosi appena prima, al rito

liminoide, che non risolve nulla, è un fenomeno superficiale, non porta ad alcuna

trasformazione.

Sembra oggi molto difficile dare vita ad un progetto comune che sia in grado di

coinvolgere con entusiasmo tutti gli individui per contribuire, anche in minima

parte, a creare un mondo migliore. Una possibile soluzione è quella di costruire

una società più etica, composta da singoli che abbiamo voglia di mettere energie

oltre al cuore in un progetto di ampio respiro. Progetti che plachino il senso di

vuoto esistenziale.

es. Dove, 2004. Campagna per la Bellezza autentica, con scopo di restituire spa-

zio alle donne vere.

Sempre però che le aziende fatichino ancora tanto a prendere in considerazione

la richiesta di autenticità del pubblico, ovvero la richiesta di abbandono della

messinscena. La marca deve essere vera: deve diventare attore sociale e svinco-

larsi dal terreno aziendale, con le responsabilità che ne conseguono. È sbagliato

sovrapporre il semplice concetto di esperienza a quello di esperienza straordina-

ria, non puntare cioè a esperienze personalizzabili per essere adatte all’individuo,

definendo una trasformazione. Le esperienze straordinarie sono personali, sono

durature, hanno un maggiore valore per il singolo. Il cliente è il prodotto, ovvero

l’azienda deve comprendere le aspirazioni dei singoli nella definizione della tra-

sformazione.

CAPITOLO 3 - Verso un marketing esistenziale

Lasciare spazio all’appropriazione

La personalizzazione delle esperienze si scontra anzitutto con le esigenze di razio-

nalizzazione necessarie per avere successo economico e trarre profitto dalle

esperienze. Anche l’incanto deve essere sistematizzato. Con la sistematizzazione

però l’individuo tende a non vedere più l’atmosfera di incanto e meraviglia, susci-

tando noia e, alla lunga, fastidio: un effetto déjà vu. L’esperienza non garantisce

a prescindere il successo economico, in quanto spesso l’azienda si sofferma sulla

costruzione di una forte personalità di marca, su esperienze che però trascurano

il punto di vista dell’individuo.

L’individuo non vuole infatti solo prendere parte a un’esperienza, ma vuole es-

serne ideatore e partecipatore attivo, percepire sé stesso come attore centrale e

attivo della propria pratica di consumo. Così il prodotto diventa unico, dove la

marca non è percepita come costrittiva. L’azienda deve vendere un pacchetto di

possibili esperienze, costruite attorno alle occasioni di consumo. Si creerà un

forte potenziale di esperienza, fatto di stimoli esperienziali, che il consumatore

può attuare dandogli un indirizzo personale. La marca ha il ruolo di garante, di

facilitare il consumatore nella costruzione della propria esperienza.

Criticità delle esperienze di flusso

È ingenua la convinzione di poter realizzare esperienze che siano sempre emozio-

nanti, indimenticabili. Bisogna rivedere i fondamenti del consumo esperienziale.

Lo stesso concetto si basa sul romanticismo europeo, che privilegia il dinamismo,

il continuo cambiamento, la ricerca di stimoli e piaceri intensi, contro la mediocre

quotidianità. Campbell parla di radici romantiche del consumo esperienziale, per

cui la ricerca della straordinarietà ha origini molto antiche.

Oggi però non si tratta solo di una confusione tra vecchi e nuovi valori, ma di un

progressivo indebolimento, una privazione di valori, di certezze. Un sentimento

descritto come di homeless dell’individuo contemporaneo. Muore il mito del pro-

gresso, le felicità futura che l’uomo si sarebbe costruito. Crollano quindi i fonda-

menti culturali che hanno visto non solo sgretolarsi la promessa del progresso,

ma l’hanno vista diventare il suo contrario. Il futuro, da positività, è diventato ne-

gativo, in un’ideologia dell’emergenza perenne.

Ricerca di esperienze olistiche

Emerge la necessità di riformulare il concetto di esperienza di consumo, con la

necessità di una riflessione critica degli uomini di marketing, che sappia superare

gli stereotipi e i limiti dimostrati dall’approccio esperienziale, ridefinendo l’espe-

rienza stessa ed il concetto di relazione consumatore/produttore. Quella attuale è

una figura priva di desiderio, che si muove tra estinzione e fallimento, nella totale

incertezza sul futuro. L’immaginario sociale si fonda sull’ideale di felicità imme-

diata, rifiuto di ogni forma di rimando.

Questo concetto però rischia di nascondere la stasi di una ripetizione infinita,

causata dalla scomparsa dell’entusiasmo del futuro, in cui in realtà risiede la pos-

sibilità di rinnovamento. Partecipare al consumo fine a sé stesso non compensa la

grande ricerca di senso dell’individuo nella società attuale, che - per impressione

diffusa - non è più in grado di garantire la cittadinanza che promette da anni.

Occorre scendere più in profondità e trovare il modo di convivere con queste parti

oscure e tenebrose degli individui. Non si può più sottovalutare la crescente ri-

flessività che accompagna l’individuo, che si deve confrontare con aspetti rimossi

come morte e fallimento. Dobbiamo abituarci a vivere con le ombre.

CAPITOLO 4 - Rilevanza di un brand relazionale e narrante

Rifondare il rapporto con il consumatore

L’individuo deve essere nuovamente posto al centro dell’attenzione. Fusione è la

nuova parola per definire la componente partecipativa di un marketing diverso,

con maggiore volontà di ricercare interazioni autentiche. Si manifesta una sorta

di reciprocità, dove l’impresa e l’individuo si muovono - finalmente - in una rela-

zione alla pari. Rispetto è la parola chiave del marketing relazionale. La relazione

non è solo tattica e orientata alla fidelizzazione del cliente, ma riguarda un le-

game basato su condivisione di valori e sensibilità collettive.

Non a caso nascono forme di commercio alternative, (es. equo solidale). L’obiet-

tivo del marketing economico-sociale a questo punto è l’equilibrio tra finalità

aziendali e benessere del consumatore. Per questo registriamo un’attenzione ine-

dita nell’ascolto dell’individuo ed una crescita nella capacità di dialogo. Si ricer-

cano esperienze in grado di sviluppare consapevolezza sulla propria identità e

sula dimensione relazionale con l’altro. Dunque si tratta di un’esperienza maieu-

tica (= di ricerca interna alla propria identità), che torna a dare significato identi-

tario al consumo. Il desiderio diventa illimitato, e con questo il soggetto rifiuta la

strumentale autonomia e la progettualità utilitaria, aprendosi alla totalità dell’esi-

stenza nel rifiuto della logica utilitaristica dell’homo oeconomicus.

Brand come fonte di legame comunitario

La comunità come condivisione rende l’individuo più a suo agio, ricercando nella

somiglianza con gli altri ciò che lo rende insufficiente, incompleto: l’altro è sim-

bolo dell’insufficienza dell’Io. Paradigma del dono: chi dona torna a inaugurare un

ciclo vitale di ri-creazione. L’autoaffermazione non è l’unica ragione dietro alla

partecipazione ed alla condivisione: si sente il bisogno di diffondere competenze

come di partecipare al successo di un brand o prodotto.

Questo è il contesto in cui analizzare l’aggregazione del Web 2.0 e gli UGC (user

generated content) con annesse dinamiche sociali, simili a quelle tribali. Si tratta

di realtà caratterizzate da un meccanismo partecipativo molto potente, che danno

vita ad una nuova forma di socialità. Gli individui costruiscono queste comunità

sulla base dei loro valori, creando neotribù (= insieme di individui non necessa-

riamente omogeneo, correlato da un’unica soggettività o un ethos in comune). Si

tratta di una sorta di tribù postmoderna, dove i membri possono entrare o uscire

liberamente e possono fare parte di più aggregazioni. Non c’è obbligo di integra-

zione ma possibilità di condividere emozioni e sentirsi parte di un gruppo aggre-

gato intorno ad un flusso di sentimenti. Si può parlare anche di neotribù telemati-

che, in quanto aderire a una tribù online, che consente di soddisfare le proprie

personali domande mantenendo un legame debole e momentaneo. Questi gruppi

consentono di rafforzare la propria identità e sentirsi parte di una sottocultura co-

mune.

I nuovi media sono alimentati da una ricerca di senso, sempre più difficile da tro-

vare all’esterno o nella propria vita, e da una ricerca di informazioni da fonti di-

verse dalle tradizionali. In primo piano non c’è il soggetto la ma sua partecipa-

zione a qualcosa di collettivo, per cui l’adesione ad una tribù è importante veicolo

per la socializzazione di coscienze, dal momento che al loro interno viene

espressa socialità.

Il postmoderno in tale senso non sarebbe inizio dell’individualità, ma fine della

stessa, grazie alla ricerca ansiosa di un legame sociale comunitario. Due sistemi

di bisogni sono in coesistenza: ebbrezza della libertà e bisogno di comunità. Vi è

un consumo di media sempre più individuale e personale, ma sempre più sociale.

L’unica direzione è nel significato: ogni individuo costruisce la propria rete di

esperienze, con la possibilità di raccontare a sé stessi e agli altri la trasforma-

zione vissuta. Il Web è in questo senso marketplace dell’esperienza, dove ognuno

prende pezzi e li trasforma in risorse per la propria vita.

In questo scenario le aziende possono collocare al centro delle comunità il proprio

prodotto o brand, con una tribalizzazione del marketing.

Racconto di marca per creare comunità

I consumatori, più che acquirenti, sono consulenti. La comunità intorno alla

marca diventa centrale nel marketing esperienziale e tribale. Ci sono vantaggi e

svantaggi per le brand communities: uno stretto legame con la marca, ma anche

l’eccessiva presa di potere da parte degli utenti. Nasce un nuovo mercato, un’in-

terfusione (Gerken), un meccanismo che produce automaticamente l’energia di

cui ha bisogno, in un processo di stimoli rivaleggianti in fluire che causano innu-

merevoli derivazioni.

È il brand che deve in questo contesto inserirsi nel flusso dei consumatori per

captarne il sentire comune, monitorare i cambiamenti, adeguarsi. Il marketing

guarda così al modo in cui la merce si inserisce nel flusso relazionale dei consu-

matori: il prodotto smette di essere fine, diventa tramite. L’altro viene concepito

come soggetto che rammenta la propria limitatezza, donatore di senso alla pro-

pria esistenza. Per fare un mondo non bastano gli atomi, serve la pendenza

dell’uno verso/attraverso l’altro. Nei consumi (Bauman) si disgregano i gruppi e a

questi si sostituiscono gli sciami, perché il consumo è solitario anche quando in

compagnia.

Jenkins parlerà poi di Cultura convergente, intendendo con convergenza il flusso

di contenuti mediatici informale plasmato continuamente dagli utenti virtuali in

una costante rielaborazione di significato. La merce in questo senso diventa ope-

ratore di convergenza, bene in grado di richiamare racconti mitici, di evocare rife-

rimenti valoriali. Per suscitare l’engagement del consumatore, l’oggetto e il signi-

ficante non devono essere completi ma contenere enigmi, con una microretorica

del cult, ovvero che il cult produce con l’interazione uno o più mondi metaforici.

L’attenzione non è più sul bene di consumo, ma sulla relazione tra consumatore e

oggetto, in un consumo come esperienza di carattere trasformativo.

CAPITOLO 5 - Marketing esistenziale come esperienza trasformativa

Necessità di narrazioni esistenziali

La narrazione legata al brand dovrà contenere una promessa di trasformazione.

Senza una direzione credibile questa non ci sarà, sarà un’esperienza liminoide e

non liminale. Lo scopo è creare un meccanismo di fidelizzazione, un organismo in

cui la scissione fra produttore e fruitore sia sempre meno evidente e risulti via via

mescolata in una relazione equivalente, armonica. Si dovrebbe passare da un

marketing esperienziale ad uno esistenziale, che offra un reale risposta di senso

ai consumatori.

Dagli anni Settanta il consumo è sempre più slegato dall’evoluzione sociale. Si

abbandona infatti in questo periodo il sogno del successo (possesso di un og-

getto) e si passa al successo del sogno (manifestazione del sogno con i consumi).

Siamo ansiosi, abbiamo profili identitari poco strutturati, e in questo nasce una

quasi necessità di metter in pratica comportamenti di consumo. Bauman parla a

tale proposito di soggezione individuale, con la cultura finanziaria che privilegia

trattare con persone eternamente debitrici piuttosto che momentaneamente de-

bitrici. In questo modo si hanno i presupposti per il conflitto, in quanto chi presta

denaro preferisce prestarne altro per pagare il debito precedente, ma non si ri-

nuncia all’acquisto per salvaguardare l’inclusione sociale (risse nei grandi magaz-

zini all’apertura dei saldi).

Il rapporto tra consumatori e consumo è diventato sterile, con uno sfilacciamento

della relazione sul piano simbolico/culturale. Gli individui acquistano, ma senza

essere gratificati da una trasformazione derivante dal consumo. L’acquisto e

l’ostentazione rafforzano sempre meno l’identità. Il rischio è che tutto precipiti

nell’indifferenza: mentre la ritualità è la sola condizione che dia un senso al con-

sumo, trasformandolo a sua volta in un diffusore di significato per le nostre vite,

la scomparsa della stessa ritualità fa vivere il consumo come un’azione automa-

tica ma priva di significato.

Nel nome dell’estensione a tutti della possibilità di consumare, è stata annullata

la relazione tra gli status raggiunti e specifici prodotti il cui acquisto significava la

realizzazione di un percorso evolutivo.

L’esperienza implica ripercorrere mentalmente un evento, e la sua modalità di

manifestazione più comune è il racconto. Il racconto è la realizzazione dell’espe-

rienza, e quindi nasca in questo contesto la necessità di offrire esperienze che si

incrocino con il nostro vivere quotidiano. I racconti devono in questo senso con-

tribuire alla formazione del senso comune. Chi racconta lo fa lasciando qualcosa

di enigmatico. La narrazione contribuisce alla trasformazione dinamica del limi-

nale, e qui appare evidente la necessità del destinatario e della sua responsabilità

morale che egli mette in gioco, senza cui non si chiuderebbe il cerchio.

È importante quindi cogliere nella narrazione una dimensione esperienziale, per

riconoscere alla narrazione stessa la capacità di orientare e sostenere l’uomo

postmoderno e il suo vivere. “Mettere le storie in comune è farsi compagni di

viaggio” - Jedlowski. La narrazione torna centrale, il verosimile si sostituisce al

vero, ma è il verosimile stesso che porta alla catarsi (= purificazione).

Storytelling come condizione di partenza

Obiettivo nella costruzione di un’esperienza è la strutturazione di una storia in

modo conseguente all’obiettivo strategico. L’adozione di tecniche di storytelling è

quindi fondamentale nella comunicazione a fini di marketing, per suscitare l’enga-

gement del consumatore e stimolarne la memoria emozionale attraverso processi

subconsci a basso coinvolgimento. Una modalità spesso utilizzata è la ripetizione,

per imprimere al meglio un concetto nella mentalità del consumatore.

È necessaria la creazione di un plot (trama) in cui raggiungere un climax con

ritmo ascendente. La partecipazione ha l’apice nella trance narrativa, momento in

cui il lettore non solo si identifica ma entra nella storia, ci si immerge e ne resta

fedele. La struttura narrativa deve essere coerente e non avere tempi morti o

senza engagement, pena il fallimento strategico. Perciò è importante monitorare i

processi prima, durante e dopo la fruizione, in quanto il propagarsi dei riscontri è

il primo feedback per preparare il comportamento successivo.

Proprio per l’importanza dei feedback e del consumatore nelle storie è nata la de-

finizione di prosumer, fusione del consumatore storico e di quello nuovo e produt-

tivo. Il digitale ha dato vita in seguito al digital storytelling, unendo narrativa e

tecniche grafico-multimediali. Questa tecnica di approccio è il passo avanti più

genuino compiuto dalle aziende, verso la scelta di avvicinarsi al mondo dei consu-

matori, intesi come parte attiva e partecipativa. Il digital storytelling consente al

consumatore di esprimersi, creare relazioni con gli altri e sentirsi vicino al brand

ed alla personalità dello stesso.

CAPITOLO 6 - I racconti autentici creano la relazione

Il contenuto passante finalizzato consente la relazione

Dujarier - “il consumatore attivo e partecipe rappresenta una realtà matura e in-

traprendente, artefice di “sue” creazioni e designer del proprio desiderio.” Il mo-

derno consumatore è quindi come un essere mitologico con corpo equino e torso

umano (Wind, Mahajan), fusione di caratteristiche differenti perfettamente inte-

ragenti. Il consumatore è un’entità mutevole e imprevedibile, immersa nella tec-

nologia, che ne condiziona i ritmi, ma allo stesso tempo sempre in contatto con la

realtà. La personalità moderna è multilaterale, e di conseguenza le strategie di

marketing non devono avere un unico target standardizzato, ma puntare alla

creazione di una rete che imbriglia il consumatore e consente allo stesso di agire

e scegliere oggetti e merci in totale libertà; il consumatore deve essere seguito,

ma non intralciato.

È importante effettuare un lavoro di limatura e pulizia dell’azione di marketing,

eliminando ogni elemento superfluo e non essenziale. La trama deve essere

strettamente connessa alla costruzione del senso, al suo progressivo disvela-

mento: una trama non si esaurisce infatti in un’esperienza, creando un processo

di continua rielaborazione e reintegrazione del consumatore.

Baricco parla di sistema passante, un meccanismo di transito da un punto all’altro

della sequenza esperienziale, che non valorizza il soffermarsi su un singolo pas-

saggio, ma esalta la velocità della fruizione e la liquidità dell’esperienza (Bau-

man). Si tende per questo quindi a proporre storie in un percorso di esperienze

mediali, dove l’aspetto qualitativo è trascurato in favore di quello quantitativo;

tale scelta però è rischiosa, in quanto porta a un consumo veloce e distratto che

possiamo chiamare passante finalizzante: contenuti che rilanciano ad altri conte-

nuti senza però un obiettivo chiaro e determinato. Al contrario, il passante finaliz-

zato è quello con una direzione specifica.

L’esperienza non è fine a sé stessa, non serve nell’immediatezza, ma trasforma

l’esistenza dell’individuo per la sua tensione valoriale ed il suo senso. La potenza

del passante finalizzato è proprio nella palese chiamata all’azione rivolta al pub-

blico. Si punta alla costruzione di una relazione tra produttore e consumatore,

non che lasci il fruitore nel suo particolarismo.

Es. Nintendo Wii -> La relazione, rafforzandosi, diventa da sé ragione d’acquisto.

Si compra la console perché consente di creare continue occasioni di socialità. Si

tratta in questo caso di narrazione passante finalizzata.

Autentico perché narrativamente appropriato: fine del pastiche postmo-

derno


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in comunicazione e pubblicità per le organizzazioni
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiovannaUrb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Comunicazione pubblicitaria e linguaggi mediali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Boccia Artieri Giovanni.

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