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Sunti di comunicazione istituzionale

Blair: comunicare la sinistra in Europa

Mai come in questo momento i 5 dilemmi individuati da Giddens risultano così attuali: globalizzazione, individualismo, sinistra e destra, azione politica, problemi ecologici. La globalizzazione: comunicazione e multiculturalismo delle nuove generazioni sono lo strumento che ci rende partecipi di ciò che accade in ogni angolo della terra. Individualismo: la perdita di fiducia nelle istituzioni provoca una reazione dell’individuo che si ripiega su se stesso a protezione dei suoi interessi e del suo nucleo vitale. La società io centrica vive la schizofrenia della solidarietà sociale (per i terremoti) e delle istanze individualistiche edonistiche (reality).

Sinistra e destra: la prima ha sempre meno rappresentatività. Gli schieramenti di sinistra e destra esistono molto più nel linguaggio politico che serve ad alimentare paure: comunismo e fascismo, immigrazione, piuttosto che a rappresentare contenuti. Azione politica: spesso è debole e tesa a rispondere provvisoriamente all’esigenza del marketing politico più che alla strategia politica. Non c’è politica coordinata. Problemi ecologici: raramente affrontati in ottica di sistema e in una prospettiva di futuro, solo la crisi del petrolio e quella economica li stanno rendendo di attualità nell’agenda politica delle nazioni industrializzate.

Quindi la Terza Via appare ancora tutta da costruire. L’Europa non ha ancora trovato una strada comune al superamento del welfare vecchio stampo costruito sui diritti estesi piuttosto che sulla responsabilità e co-partecipazione. Gli USA sono chiamati al superamento del liberismo estremo, il mercato si autoregola, per trovare una responsabilità condivisa. Il punto di contatto di entrambi i casi è rappresentato dalla forza della comunicazione, dalla capacità che riesce ad avere il messaggio politico di vincere la sfida con la società liquida.

Il sogno della Terza Via appare oggi come uno snodo dove sono confluite idee e realizzazioni del New Labour e il punto di partenza per un nuovo processo che ha tardato a trovare concretizzazione fino a Obama e al suo Yes, we can, che ha dato linfa alla politica della Terza Via e alla responsabilità collettiva e individuale in un progetto di società e nazione nuovo.

L’ascesa al potere di Blair, oltre 10 anni di lavoro e responsabilità crescenti all’interno del partito, dalla sua prima elezione al Parlamento nell’83 alla vittoria del 97 che gli aprirà le porte di Downing Street, gli consente un’analisi dei limiti della sinistra inglese e la costruzione di una nuova forza politica rispondente ai bisogni ed alle esigenze della classe lavoratrice britannica. La politica inglese post bellica è stata dominata da 2 temi: bisogno di rinnovamento nazionale e modernizzazione; emergente individualismo, consumismo e aspirazioni dei votanti della classe operaia.

I Conservatori hanno fatto meglio dei Laburisti in entrambi i campi. Dopo il 90 riposizionamento del PD americano, secondo il quale i democratici dovevano rappresentare le istanze della maggioranza dei lavoratori americani. Era necessario quindi interpretare la coscienza della classe media che conteneva 3 principi interconnessi: lavoro, rispetto per il lavoro, riservatezza, a cui erano connessi i valori dell’opportunità, dell’ambizione e della responsabilità. Gould, uomo chiave di Blair, sostiene che Clinton abbia accelerato il rinnovamento.

Dopo la morte di John Smith, segretario del Partito Laburista nel 94, Blair si trova a dover fronteggiare la sfida per la guida del partito e quella per le elezioni europee. Grazie anche ad un linguaggio diretto e alla forza delle sue idee costruisce una Terza Via per dare vita al New Labour Party. “E’ giunto il momento di fare un bel elettroshock al Partito”. “New Labour New Britain”. Un linguaggio populista, diretto, che intendeva parlare ai conservatori delusi dalla politica di Major e che avrebbero potuto riconoscersi nel New Labour, forza politica capace di superare le divisioni a sinistra per vincere la sfida per la guida del paese.

Dopo la vittoria alle europee, Blair lancia la sfida alla conquista della leadership del partito: Change and National Renewal (cambiamento e rinnovamento). Il Blairismo puntava a vincere producendo un vero e proprio cambiamento nel Paese che doveva passare tramite un rinnovamento vero all’interno del Partito. La sua freschezza e la sua grande capacità comunicativa saranno i fattori chiave del suo successo.

Approvazione Clause IV dello Statuto del Partito sancisce l’affermazione di uguali opportunità per tutti e l’impegno per una più equa distribuzione della ricchezza tramite riduzione povertà infantile e sostegno ai senza lavoro. Il suo modo di comunicare sfrutta la retorica per dare forza al progetto, obiettivi sociali condivisi e realizzabili tramite politica economica efficace. Strategia costruita attorno alle 3 R: Remind (ricordare successi laburisti), Reassure (rassicurare che i laburisti sono la novità, danno sicurezza e promuovono politica di buon senso), Reward (ricompensare fiducia tramite promesse).

Nei 10 anni di Governo si propone come interfaccia diretta con i suoi elettori rivoluzionando la comunicazione istituzionale in Europa: il sito 10 Downing Street, il sito del Primo Ministro con i suoi video, la possibilità per i cittadini di porre quesiti. Apre al dialogo e sarà un’operazione di immagine straordinaria poi seguita da molti come la Merkel. Riuscirà per questo a gestire gli anni difficili del terrorismo, la guerra in Iraq e gli attacchi nel cuore di Londra.

La Terza Via tracciata da Blair si basa sul superamento delle posizioni statiche della sinistra a protezione degli interessi della classe operaia, attraverso l’allargamento della propria base elettorale che diventa la classe media; il superamento dei concetti di destra e sinistra riconciliando idea di comunità e idea di individualismo. I principi devono essere desiderabili, questo significa saperne comunicare il valore tramite contenuti e azioni.

Sicurezza e responsabilità ad esempio sono stati parte della politica neolaburista, ma non esistono valori e temi patrimonio esclusivo della destra: la vera sfida si combatte sulla capacità di comprendere la società e i suoi bisogni. L’analisi senza reticenze della sconfitta, la capacità di essere propositivi anche dall’opposizione, di sapere costruire un dialogo con la società con continuità e passo dopo passo si è dimostrata essere la strategia vincente.

New Labour, New Language? Blair il "modernizzatore" tra tradizione e cambiamento

Blair, Primo Ministro britannico più giovane del dopoguerra con la più ampia maggioranza nella storia moderna del Paese, è stato un comunicatore sicuro delle proprie doti oratorie, derivanti anche dalla professione di avvocato, al punto da scrivere i propri discorsi in autonomia. Alastair Campbell, ex editorialista politico del Daily Mirror e spin-doctor ufficiale di Blair, era un consulente e revisore stilistico. I mandati consecutivi di Blair furono 3, benché la luna di miele con l’elettorato e molti deputati neolaburisti ed esponenti di spicco del partito (ex Ministro degli Esteri Robin Cook) si fosse conclusa nel 2003, all’epoca della controversa partecipazione della GB alla Seconda Guerra del Golfo assieme a Bush.

Mai un vero e proprio sostegno dai media, men che meno dal Guardian, tradizionalmente Pro-Labour. Il “tradimento” dei valori tradizionali del partito fu un passaggio obbligato che servì a rendere il New Labour credibile e rieleggibile dopo 18 anni di Governo conservatore, riavvicinandolo alla middle class (commercianti, insegnanti, piccoli imprenditori) che aveva fatto la differenza in termini elettorali nel 1979 e che aveva tenuto la Thatcher al potere per 11 anni.

Tappa fondamentale fu il rinnovamento del linguaggio e delle strategie comunicative del New Labour operato da Blair e la conseguente trasformazione del partito da setta a movimento politico. Il 21 luglio 94, nel discorso di Accettazione in cui assumeva il difficile compito di mediatore tra le due principali correnti del partito, Tradizionalisti e Modernizzatori, Blair dette una prima definizione dell’agenda politica di quello che nel 95, con la revisione della Clause IV della costituzione del partito, sarebbe diventato il New Labour.

L’uso di versi e metafore riferite al partito come entità in movimento è ricorrente nella comunicazione politica, ma solo pochi mesi dopo, nel suo primo discorso da leader alla conferenza annuale del partito, Blair sceglie di rappresentare il partito linguisticamente come entità statica per mostrare una coerenza ideologica. Nel 96, con l’identità del partito (squadra coesa sul terreno dei valori condivisi) consolidata in vista delle elezioni del 97, è il popolo a muoversi verso il partito. Il tutto si fonda sulla fattibilità del cambiamento senza scendere a compromessi con i principi fondanti del Labour e sulla concezione dinamica del passato come fonte di ispirazione per il futuro.

Blair evita di parlare di nuovi principi: restano immutati nella loro essenza, ma il partito lascia che il naturale processo di cambiamento abbia luogo e produca i propri effetti sui modi in cui quegli stessi principi operano.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher inzaghino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Comunicazione istituzionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Pira Francesco.
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