Comunicazione pubblica e d’impresa
- Francesco Pira, Andrea Altinier -
Parte 01: UNA NUOVA CULTURA DELLA COMUNICAZIONE
Cos’è la comunicazione
comunicazione communis)
La (dal latino è uno scambio interattivo osservabile tra due o più
partecipanti, consapevole e intenzionale; è in grado di far condividere un determinato significato
sulla base di sistemi simbolici e convenzionali di significazione e di segnalazione secondo la
cultura di riferimento.
Rolando Jakboson attori,
Secondo e I componenti fondamentali della comunicazione sono: gli
emittente ricevente
ovvero (produce il messaggio) e (riceve il messaggio, lo decodifica);
messaggio codice
il (le informazioni) trasmesso attraverso un (sistema di segni convenzionali). Il
referente canale
messaggio viene emesso all'interno di un contesto e per mezzo di un che
collega mittente e ricevente creando un’interattività tra i due.
Semantica: coinvolge il significato il senso del messaggio.
Pragmatica: indica gli effetti della comunicazione sugli interlocutori.
Per la comprensione dell'evoluzione della comunicazione è importante una panoramica sulle
principali teorie che hanno caratterizzato l'evolversi dello studio di questa disciplina:
- Teoria degli effetti forti, anni ‘30: i media erano ritenuti capaci di produrre ogni effetto
Lippmann);
possibile sul loro pubblico considerato passivo (Walter
- Teoria ipodermica theory
(bullet = “teoria del proiettile”), anni ‘40: i messaggi dei media
penetrano senza mediazioni e in modo identico su tutto il pubblico di massa. Esiste quindi una
relazione diretta tra stimolo (esposizione al messaggio) e risposta (comportamento). Se ad
esempio una persona è raggiunta da un messaggio di propaganda, può essere manipolata a
Bon, Pareto, Ortega Y
proprio piacimento e indotta ad ad agire secondo il proprio volere (Le
Gasset, Sigmmel).
- Teoria di Lasswell, 1927: un modo utile di descrivere una telecomunicazione é rispondere alle
chi dice - che cosa - attraverso quale canale - a chi - con quale
seguenti domande:
effetto? Limiti di questo modello: non prende in considerazione l’elemento di feedback del
destinatario considerandolo un elemento passivo (non importa se ha compreso o meno il
messaggio), trae inoltre origine dal modello stimolo-risposta, non prende in considerazione
l’intenzionalità della comunicazione e il fatto che esistano fasi intermedie di comprensione tra
mittente e destinatario.
- Modello Two-Step Flow, anni ’40: viene coniato il termine di “opinion leader”, ovvero coloro
che sono in grado di condizionare le decisioni degli altri, sono agenti di collegamento tra i mass
media e la popolazione. Questi sono accomunati da alcune caratteristiche quali la socievolezza,
il loro essere molto comunicativi, il possedere un ruolo di spicco nella comunità e il loro elevato
Lazarsfeld, Berelson,
interesse verso un determinato tema di cui sono grandi conoscitori. (Paul
Gaudet)
- Teoria degli usi e delle gratificazioni,1974: gli individui fanno uso dei media per soddisfare
certi bisogni personali e ottenere delle gratificazioni. I tipi di bisogni che le audiences hanno
cognitivi, affettivi-estetici, integrativi
bisogno di soddisfare: a livello della personalità, di
evasione. Di fatto é la società stessa a crearli producendo conflitti e tensioni che portano gli
individui a cercare relax nei media, creando consapevolezza dei problemi più urgenti su cui
discutere e fornendo le informazioni necessarie a risolverli. La società sostiene dei valori che i
media rafforzano attraverso l’offerta di materiali congruenti. Di conseguenza i media assumono
evasione, relazioni interpersonali, identità personale attenzione Blumler,
funzione di e (Katz,
Gurevitch).
- La spirale del silenzio: spirale
con si intende la crescente pressione che gli individui provano
quando si rendono conto che le loro idee non corrispondono a quelle della maggioranza, di
conseguenza gli individui sono più portati a commentare le notizie/esprimere opinioni che più
sono in sintonia con l’opinione più popolare creata dai media: e così la spirale continua
all’infinito (Neumann).
- Teoria dell'Agenda Setting, cosa su
1972: i media non ci impongono pensare, ma piuttosto
cosa pensare: il pubblico tende a escludere/includere nelle proprie conoscenze ciò che i media
includono o escludono dal loro contenuto. L’agenda Setting impone i 4/5 temi che i cittadini
discutono quotidianamente (McCombs, Shaw).
- Il villaggio globale di McLuhan villaggio globale
1964: il termine descrive la situazione
contraddittoria in cui viviamo come conseguenza delle rivoluzioni tecnologiche: “villaggio”
esprime qualcosa di piccolo, mentre “globale” indica l’intero pianeta. La globalizzazione ha
infatti annullato le distanze e il tempo é diventato relativo: la globalizzazione si auto-alimenta
perché la tecnologia rende globale ogni aspetto della vita. Importante é il concetto di medium:
il medium é il messaggio perché il mezzo ha la capacità di modificare la portata e la forza del
media freddi
messaggio. I media vanno suddivisi in due categorie: (bassa definizione, alta
media caldi
partecipazione: es. telefono, televisione) e (alta definizione e ruolo dell’individuo
minoritario: es. cinema).
Dopo McLuhan l’allievo Kerkhove sviluppa i suoi studi: secondo lui la nostra mente crea delle
cornici mentali (brainfrmaes) che ci inducono ad interpretare il mondo in un certo modo e i nuovi
mezzi di comunicazione incidono nella nostra rielaborazione delle informazioni. Questi sono il
prolungamento dei nostri sensi, il computer é un’estensione della nostra intelligenza: si parla di
intelligenza collettiva; il collegamento delle intelligenze possibile attraverso gli strumenti delle
Galassia Internet:
nuove tecnologie. Parliamo di luogo dove il pensiero viene scritto, ma allo
stesso tempo condiviso ed elaborato. É una nuova forma sociale.
Network Space:
Castells parla di un modello di informazione e di sviluppo che trasforma i luoghi
in flussi mediante la delocalizzazione dei processi produttivi e di consumo; tramite il suo essere
pervasivo definisce tutti gli elementi della società (dall’economia all’identità individuale).
pervasività
Riguardo alla dei nuovi mezzi, Bauman parla di come la vita moderna sia sempre più
online offline superficializzazione.
divisa tra e e della dilagante Ma il web, in fondo, é solo un
mezzo: é il nostro uso che lo snatura.
Nei primi anni Novanta la comunicazione pubblica non era considerata determinante nella
costruzione della strategia o nelle scelte di brand o di un prodotto, ma era vista come un
elemento di secondo piano, una leva da utilizzare se necessario in un secondo momento.
pivot
Oggi la comunicazione é il di molte scelte manageriali, inserita tra le leve decisionali
budgeting.
fondamentali del management, in particolare nella fase di
Mancano però ancora dei ruoli chiave:
- profili con una reale esperienza e competenza nel settore (di solito troviamo persone ibride
prese da altri campi);
- difficoltà per chi opera nella comunicazione di ottenere totale fiducia nelle scelte da parte del
management. considerare il comunicatore un professionista
In breve: manca un salto culturale nel a tutto
tondo.
Va bene la creatività, ma non dimentichiamo il ruolo fondamentale dell’analisi per la creazione di
dei dati
una strategia vincente: l’analisi é un modo per non affidarsi all’improvvisazione, essa
getta il prodromo nella fase di costruzione di un’azione per dare un impianto solido al Piano di
comunicazione che ne deriva. Ricerche, sondaggi e report pre-durante-post strategia sono
work in
strumenti fondamentali per capire anche se ci sono correzioni da apportare durante il
progress. pubblica
L’opinione nasce ai tempi della rivoluzione francese. Non è davvero pubblica, ma quella
di
che sviluppano i decisori; coloro che fanno opinione. A differenza della pubblica, l'opinione
massa non vive su base argomentativa, ma emozionale. Non è necessario colpire con contenuti
artistici, basta colpire con quello che alla gente fa effetto (es. “C’é posta per te").
Nell'era della comunicazione sociale
Oggi la prospettiva dell’agire comunicativo é cambiata: la crescente globalizzazione e la
consapevolezza civile e identitaria degli utenti li rende non più semplici destinatari ma protagonisti
consumer prosumer).
attivi della costruzione sociale (da a Di conseguenza oggi il comunicatore
deve saper gestire strumenti diversi, ma soprattutto integrarli tra loro per creare valore e relazioni.
ePartecipation
Diventa cruciale un sistema di per realizzare una società dell’informazione
collettiva
avanzata, democratica e partecipativa attraverso un’intelligenza (= gli schermi
Jenkins
diventano un’estensione della nostra mente) per realizzare quella che Henry chiama
cultura convergente (come e perché gruppi di individui totalmente diversi per cultura, luoghi e
conoscenze possano ascoltarsi e lavorare insieme attorno a un obiettivo comune).
rischi
I di questo continuo confronto ed esposizione 24h su 24h di soggetti pubblici e privati nel
omologazione, massificazione digital divide
web sono di e la creazione sempre crescente di un
(tra chi ha accesso ai mezzi di comunicazione e chi no).
ruolo del comunicatore
Qual é il in questo quadro?
Il comunicatore ha il compito di fornire al cittadino-utente le chiavi per interpretare e orientarsi in
digital divide
questo sistema informativo in crescita, combattere il attraverso un’adeguata
semplificazione di linguaggio e interfacce per permette una fruizione dei mezzi estesa a tutte le
fasce della popolazione. L’utente deve essere libero di essere attivo, autore e partecipante nel
rispetto delle regole per condividere informazioni e conoscenza col mondo.
comunicazione strategica
Una corretta deve avere uno sguardo a lungo termine nella
tattica
pianificazione di obiettivi e strumenti, a differenza della che invece consiste nell’utilizzo
degli strumenti e nella loro operatività.
Piano di comunicazione, road map
Lo strumento maestro é il la della azioni del comunicatore
che richiede entrambe le skills di tattica e strategia: da un lato la capacità di saper utilizzare il
singolo strumento, dall’altro quella di analizzare e pianificare obiettivi raggiungibili in un certo
lasso di tempo per costruire una comunicazione non a spot ma articolata per perseguire gli
obiettivi aziendali.
Le figure professionali
Oggi é fondamentale diventare dei manager della comunicazione, ovvero saper gestire tutte le
diverse fasi della comunicazione (gestione del budget compreso).
Iniziamo parlando delle posizioni da evitare, i non ruoli del comunicatore.
• Il servitore: colui che vive in un’azienda dove la comunicazione è marginale e non vi è
prospettiva. Viene tenuto in distante dalle scelte strategiche, si limita a fare il servo ed
eseguire gli ordini.
• Il Sir Biss: è un affabulatore del vertice; corteggia e adula chi sta sopra di lui per ottenere il
ruolo che vuole.
• Il Pompiere: ci si ricorda della comunicazione solo per spegnere momenti di crisi (es
scandali). Qui la comunicazione viene considerata l'ultima spiaggia e la figura del
comunicatore viene chiamata dalle aziende solo per risolverle la crisi.
• Don Chisciotte: quando al comunicatore vengono affidati obiettivi troppo ambiziosi e
gravosi, di conseguenza far comunicazione diventa una “lotta contro i mulini a vento”.
Spesso queste richieste eccessivamente irrealizzabili nascondono la strategia dei vertici di
responsabilizzare la comunicazione degli eventuali fallimenti degli obiettivi non raggiunti.
Passiamo ai veri ruoli del comunicatore:
Comunicatore pubblico: mantiene i rapporti con la stampa e prepara il materiale che viene
distribuito. Si occupa dei rapporti con la stampa, rassegna stampa, Piano di Comunicazione,
analisi della citizen satisfaction, reporting sull’attività della comunicazione, comunicazione interna,
organizzazione conferenza stampa ed eventi, gestione di sito web e social, campagne di
comunicazione, pubblicazioni. In alcuni casi questo professionista occupa una posizione così
centrale da arrivare a scrivere lettere, rispondere alle mail e curare tutto il materiale comunicativo
dell’ente.
Comunicatore politico: si occupa della comunicazione di un esponente politico o gruppo
lavorandoci a stretto contatto o come consulente esterno. Tra le varie funzioni troviamo la gestione
della campagna elettorale e delle strategie di immagine, analisi dei sondaggi sugli elettori e
opinione pubblica, relazioni con la stampa, supervisione materiale pubblicitario, attività ufficio
stampa, gestione contenuti web, supervisione eventi e campagne. Le sue azioni comunicative si
muovo su tre fronti: sistema elettorale, sistema dei media e sistema dei partiti. Deve
conoscere quindi sia il contesto politico sia le tecniche di persuasione.
Comunicatore aziendale: si occupa di disegnare delle campagne di comunicazione che mirano a
sostenere il posizionamento, le vendite o la reputazione aziendale in modo diverso sugli
stakeholder. Deve saper gestire tutti gli strumenti dell’azienda e avere il controllo su tutti i format di
comunicazione dell’impresa, sia interni che esterni.
Comunicatore pubblicitario: può ricoprire due ruoli; il copywriter che si occupa di gestire tutto
ciò che riguarda le parti scritte e quindi l’uso della parola (gestione dei contenuti di prodotti, spot,
campagne, slogan, payoff, body copy, ecc.), ha una grande capacità di sintesi e invenzione
verbale. Solitamente lavora a stretto contatto con l’art director, responsabile della parte visiva
della campagna pubblicitaria. Il suo compito è quello di comunicare attraverso la scelta
dell’immagine ideale e delle tecniche diverse di realizzazione e manipolazione a sua disposizione.
Possiede un solida cultura delle immagini, capacità di sintesi e creatività visiva.
Analista della comunicazione: è l’uomo dei numeri; si occupa dell’analisi dei dati e dei report.
Interpreta le cifre dell’analisi di mercato, sul posizionamento, la notorietà del prodotto, i focus sui
target e ha il compito di tradurle in indicazioni operative. É una figura utile sia in fase di
pianificazione sia nella realizzazione di format comunicativi innovativi.
Manager della comunicazione: è il cuore della comunicazione dell’azienda; progetta e coordina
le attività di comunicazione coorporate oggetto dell’azienda. Quando segue un singolo progetto
diventa project manager coordinatore e responsabile di tutto il team e del progetto. Gestisce i
rapporti col cliente facendo da mediatore a partire dalla stesura del brief, calibrando i contenuto del
progetto sulla base dello stile comunicativo e dei bisogni del committente, si occupa della parte
strategica, suddivide il lavoro nel team, costruisce i diversi step di realizzazione e i relativi momenti
di controllo, ammortizza le crisi nel gruppo, monitora le spese, consegna il progetto finale e
analizza i risultati col team.
Strategic Planner: disegna la road map della comunicazione a lungo termine configurando un
percorso logico e/o emotivo della comunicazione, i punti di forza e debolezza, la promessa, il
posizionamento, lo stile comunicativo, il tono di voce, le vesti grafiche integrando mondo online e
offline. Deve essere sempre informato sui trend della comunicazione sia interna che esterna.
Media Planner: pianifica la veicolazione del messaggio in relazione all’obiettivo, target, budget e
contenuto aziendale scegliendo gli strumenti adatti per il raggiungimento dell’obiettivo, tenendo
anche conto dello stile comunicativo dell’azienda.
Web content Manager: è il responsabile di tutti i contenuti pubblicati sul web (strategie del sito,
gestione della community). Il web content writer si occupa, invece, di scrivere contenuti
interessanti e funzionali per trasmettere la “call to action” che desidera in armonia con lo stile
comunicativo aziendale e la tipologia di sito web e target di riferimento.
Social Manager: lavora fianco a fianco con il web content writer e ha il compito di sviluppare
strategia di marketing sui social in base al budget a disposizione e mantiere alta la reputation
aziendale.
Community Manager: gestisce le pubbliche relazioni online intervenendo in tempo reale sulle
varie piattaforme digitali per favorire il coinvolgimento e la partecipazione della community.
Brand reputation specialist: si occupa della costruzione e gestione della reputazione di un
marchio o di un’azienda che deve risultare quanto più positiva possibile agli occhi del
consumatore. Per farlo monitora l’ambiente, condivide informazioni, partecipa alle conversazioni.
Parte 02: LA COMUNICAZIONE PUBBLICA
Il quadro di riferimento
comunicazione pubblica
La è il contesto e lo strumento che permette ai diversi attori che
intervengono nella sfera pubblica di entrare in relazione tra loro, di confrontare punti di vista e
valori per concorrere al comune obiettivo di realizzare l’interesse della comunità, calibrando un
ad hoc
offerta in termini di servizi, informazioni e amministrazione delle dinamiche dell’opinione
pubblica.
legge 150 del 2000
La rappresenta un punto di svolta per la comunicazione pubblica: l’accesso
alla trasparenza. Questa sancisce:
- Relazioni con il Pubblico);
l’obbligo a istituire l’Urp (Ufficio
- La carta dei servizi: un contratto sulle caratteristiche e sulla qualità delle prestazioni delle
strutture di servizio pubblico territoriale;
- semplificazione
Il principio della (Legge Bassanini, 1997);
- legge quadro,
La ossia l’inquadramento delle attività di informazione e di comunicazione
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