Lezioni di socioterapia
La socioterapia si occupa delle relazioni tra le persone, e di comprendere il problema di un soggetto che può essere disadattato o isolato. Disadattato-> è un soggetto incapace di accettare il gruppo e la vita di comunità; può condurre ad un’avversione aperta verso gli altri. Disagio-> una serie di fenomeni che riguardano le singole persone e che influisce sulle loro vite. L’origine è imputabile a diversi fattori, e lo scopo della socioterapia è appunto di capire il “perché” della nascita di tali stati.
In sintesi la socioterapia nasce come intervento terapeutico rispetto alle teorie sociologiche. Per comprendere il “perché”, il “sintomo” non è sufficiente per comprendere se è la macchina-uomo ad essere rotta o se ci sia semplicemente una difficoltà nel decodificare l’ambiente o di sé stesso. Il singolo non deve essere considerato come individuo isolato, ma come organo di un contesto dal quale trae risposte con cui forgia la propria identità. A questo livello si può incontrare, la difficoltà nella formazione di tale identità, nel codificare il proprio ambiente e quindi definire il proprio ruolo in esso o nella relazione con gli altri. La tossicodipendenza per esempio, a volte finisce per essere una risposta, ed è per questo che la socioterapia la definisce un fenomeno sociale.
Lezione 1
Socioterapia e metodologia
Metodologia-> riflessione sulle discipline esistenti e sui criteri che ognuna di esse adopera per organizzare i propri contenuti. Lo scopo è capire e teorizzare i processi logici che portano le discipline a spiegare certi fenomeni, giustificare le proprie affermazioni, considerare una posizione come accettabile o da rigettare. Approccio positivista-> un movimento filosofico che unisce una forte fiducia verso il progresso alla certezza del metodo scientifico. Secondo questo principio, la conoscenza delle scienze sociali deve basarsi sugli stessi metodi delle scienze naturali. Ossia, ogni fenomeno deve essere studiato e conosciuto attraverso indicatori e dati statistici.
L’approccio positivista è utile ai fini di abbozzi preventivi perché si basa sulla spiegazione e previsione. Ma non è possibile fare previsione senza la completa spiegazione del fenomeno. Questo approccio riguarda tutte le “malattie della comunicazione”, che inducono dipendenze mentali e che sono legati alle difficoltà di comprensione dei cambiamenti comunicativi. La terapia consiste nel tradurre i nostri principi, concetti e insegnamenti nei termini della persona che abbiamo davanti per aiutarla a diventare “autonoma” in generale o rispetto al particolare disagio da lei posseduto.
Esempio: Nella dipendenza dalla droga, il tossicodipendente non è “autonomo”, e quindi bisogna:
- Che una rappresentazione di sé diventi guida delle sue azioni, che vengono corrette dal punto di vista cognitivo e affettivo;
- Che abbia un sistema di rappresentazioni del proprio ambiente, il più completo possibile;
- La persona dovrebbe raggiungere una forte capacità metodologica, perché l’autonomia è anche quella capacità di affrontare le situazioni che non si conoscono, sulla base di quelle conosciute, che permette la costruzione della conoscenza;
- La persona dovrebbe essere capace di progettare, cioè avere una conoscenza minima delle possibilità di sopravvivenza nell’ambiente.
Nel momento in cui il singolo riuscisse a decodificare sé stesso, capire cosa fare, capire l’ambiente, e riuscisse a tradurre tutto questo in azioni, allora sarebbe Autonomo.
Gli aspetti metodologici: leggi, generalizzazioni, complessità
Nella coppia socioterapia/portatore di disagio, c’è bisogno che il socio terapeuta:
- Ricordi che il portatore di disagio è stato acculturato da un proprio medium dominante, quindi deve capire quali conoscenze ha interiorizzato, come organizza logicamente i propri precetti per decidere circa le proprie azioni.
- Impari a muoversi usando l’empatia, anche in assenza di conoscenza;
- Capito il percorso mentale, deve creare un proprio quadro concettuale utilizzando il proprio bagaglio di conoscenza scientifica.
L’obiettivo principale del socio terapeuta è fornire al paziente gli strumenti per affrontare i problemi e diventare così Autonomo. La legge o generalizzazione è un processo che serve a ricollegare quanto appreso dalle osservazioni empiriche al caso specifico da affrontare. Alla radice di questo processo, vi è la “discrezione”, passo conoscitivo che permette di distinguere fattori pregnanti da quelli accidentali e quindi la loro gestione per individuare eventuali caratteri generali.
Descrivere-> Tradurre in termini scritti i fenomeni, permette di operare su protocolli anziché agire direttamente sui fenomeni stessi. Generalizzazione-> insieme di considerazioni tra tutti gli elementi comuni a una o più descrizioni di un fenomeno. Legge-> livello più formalizzato ed esteso a maggior numero dei casi, si dividono in due tipi:
- Deterministiche, leggi le cui affermazioni hanno una validità assoluta che riguarda ogni oggetto o fenomeno rientrante nel loro dominio
- Probabilistiche, traggono il loro nome dalla forma statistica contenuta.
Simmetrico di Hempel
Il Simmetrico di Hempel è un modello metodologico che collega previsione e spiegazione. La descrizione (necessaria per la gestione della mole delle informazioni) è un’attività individuale dove la persona, individua ciò che per lei è di maggior importanza, ed è su questo che si può introdurre un discorso di spiegazione/previsione.
Modello di Hempel spiegazione/previsione:
- Considerazioni iniziali (C1, C2…CN), sono le condizioni di partenza di quanto deve essere spiegato e della situazione nella quale esso si trova.
- Proposizioni generalizzanti e/o leggi (L1, L2…LN), introducono una o più affermazioni generali
Evento (E), ciò che deve essere spiegato. In sintesi i primi due servono a spiegare il terzo.
Esempio: Se dovessi spiegare il perché ho trovato un oggetto rotto a terra, dovrei fare riferimento al perché l’oggetto fosse in condizioni di essere privo di vincoli (C). E cioè da poter cadere per terra. Se uniamo questo con la legge di gravità (L), mi permette di spiegare l’accadimento, e cioè il fatto che si è rotto l’oggetto (E).
Quindi lo scopo della conoscenza non è più solo di constatare quanto accaduto, ma volge sul comportamento preventivo (capacità preventiva). Ciò che distingue “la spiegazione” (ciò che è già accaduto) e “la previsione” (ciò che deve accadere), sono le relazioni temporali. Il socio terapeuta deve cercare di progettare una soluzione, a partire dalle origini personali ed alle idee possedute dal portatore di disagio. Non sempre la conoscenza completa di variabili di gioco permette di indirizzare il corso degli eventi futuri, dato che si possono anche fare previsioni azzeccate, ma non è detto che si siano verificate per effetto della nostra “capacità previsionale”.
Quindi la previsione non riguarda nulla di reale, al contrario della spiegazione che riguarda fatti già avvenuti. La previsione è solo un’indicazione rispetto alla quale il socio terapeuta dovrebbe essere capace di muoversi anche senza teoria.
Per la “comprensione” la socioterapia fornisce 2 strategie:
- Tradurre una situazione incomprensibile in una più facile da decodificare per lui.
- Far crescere l’organizzazione interna della persona in modo che la sua capacità di decodifica sia abbastanza complessa per essere adeguata a quella esterna.
Luhmann e il concetto di complessità
Niklas Luhmann affronta il concetto di complessità usando il concetto di “senso”. La riduzione di complessità avviene attraverso l’introduzione di una serie di proposte concepite in modo che nel momento in cui se ne dovesse far uso occorrerebbe farlo mantenendo presenti tutte le potenziali alternative. Spesso i ragazzi di oggi fanno così, prendono decisioni reversibili proprio per poter percorrere appena possibile altre scelte concepibili. La “complessità” Con gli strumenti che abbiamo, possiamo semplificare la decodifica di alcuni aspetti della nostra società, ma non ci permetterebbero di sopravvivere in ambienti diversi da essa.
Esempio: in una giungla non riusciremmo a sopravvivere laddove ci riescono gli indigeni.
Lezione 2
Concetti di normalità, soggetto, soggettività
Il normale non esiste, è una finzione non rintracciabile in nessuno e in niente, ma viene considerata l’essenza dell’umanità pur non rappresentando il singolo essere umano. La normalità diventa quindi modello di riferimento di un certo tipo di società, che impronta se stessa alla soggettività. Soggettività: è quella particolare concezione dell’uomo che si fonda sull’idea di essere titolare e giudice delle proprie azioni.
Il soggetto, diviene quindi titolare dell’azione e come tale contrappone 2 dimensioni:
- Dimensione acquisitiva, essere e divenire in funzione delle qualità dimostrate;
- Dimensione ascrittiva, diritti e doveri derivati dalle gerarchie, dal ceto ecc.
Quindi il passo di codifica successivo, introduce un’organizzazione basata sui “ruoli”. I ruoli codificano a loro volta i comportamenti, la società comincia a strutturarsi come un insieme di ruoli standardizzati ed indipendenti. Ruolo ed aspettative di un ruolo diventano la base del rapporto e delle interazioni tra individui.
Utilizzando uno strumento inventato da Cartesio, ossia il sistema grafico degli “assi cartesiani” è possibile illustrare gli andamenti dei fenomeni su di un piano, sulla base di alcune variabili. Quindi individuare caratteristiche fondamentali e comuni, in modo da distinguerle da quelle accidentali. Ovviamente per utilizzare questo metodo matematico è necessario associare gli uomini al concetto di “unità”.
Questo metodo permette di definire due concetti fondamentali:
- Normalità: tutti i rientranti nella parte centrale della curva statistica, che per consuetudine viene chiamata “normale”.
- Devianza: rappresenta una deviazione dalla media. Rientrano gli appartenenti a una delle due code della curva (normale), quindi o molto al di sopra della media (genialità) o molto al di sotto.
L'autoreferenza
L’autoreferenza è una proprietà dei sistemi viventi, per cui questi, in certi momenti o azioni, fanno riferimento solo ad aspetti interni a sé per la propria sopravvivenza. In termini sostanziali, l’autoreferenza presuppone l’accordo del maggior numero di persone possibili.
Esempio: Il valore delle banconote, quali titoli di riferimento a ricchezze concrete, se perdessero il riferimento, diventerebbero semplice carta. Molti adolescenti oggi sono autoreferenti, perché agiscono e giudicano avendo solo se stessi come referenti. Questa è un’ideologia della giovinezza che richiede di essere lasciata libera e che invece spesso lascia i giovani in balia di se stessi o di coetanei più forti o più furbi.
Questa situazione è legata al concetto di internet addiction e l’ebbrezza dei nuovi media: relazionarsi attraverso il computer crea l’illusione di avere un potere enorme, inventare una nuova personalità da sostituire alla propria o poterla modificare in base a come si pensa siano gli interlocutori. Bisogna quindi collocare il singolo lungo una linea “continum sociale” pre esistente, che va da zero a dipendenza completa. Stabilito il discorso generale, si dovranno cercare le cause interne che portano i singoli a dipendere. È importante conoscere la funzione di un medium rispetto alla persona, per capire quale possa essere l’aspetto affettivo.
Esempio: La bulimia indica uno stato di una persona che mangia in modo compulsivo, cioè si fa gestire dall’atto di mangiare. Non avendo un ritorno immediato dei danni, si lascia andare al piacere diretto dato dalle cose che mangia con le quali stabilisce un legame affettivo ingestibile. Il vomito auto-indotto è lo strumento razionale di controllo della dipendenza affettiva. Autoreferenza patologica-> Quando l’autoreferenza diventa una gabbia simbolica, viene spesso affrontata rifugiandosi in una sostanza di abuso che diviene una sorta di autocura.
Lo sviluppo comunicativo e lo sviluppo dell’approccio scientifico all’uomo
Lo sviluppo comunicativo-> Con la tipografia, nuovo modo di fare conoscenza che influenzerà l’uomo e le sue culture. Con la stampa si sviluppa (oltre l’alfabetizzazione) un nuovo modo di produrre caratterizzato da:
- Dalla produzione in serie
- Dall’introduzione della divisione sociale del lavoro
- Dalla specializzazione del lettore che diventa quindi consumatore
E quindi la stampa, dal punto di vista della “conoscenza” porta:
- La distinzione tra autore e fruitore
- Diffusione della conoscenza
- Sviluppo dell’aritmetica
Il concetto di “unità” nasce con l’aritmetica, e si sviluppa proprio quando l’uomo diventa capace di produrre, artificialmente oggetti uguali in serie. Quando il “sapere” scopre il concetto di “uguale” dà origine a quelle organizzazioni culturali quali individualismo, illuminismo, positivismo ecc. e quindi diventa criterio di socializzazione dei nuovi nati nella specie umana. I bambini vengono quindi addestrati a decodificare l’ambiente secondo le regole di:
- Uguaglianza: alla nascita, che poi diviene disparità nelle mete raggiunge, nel nome dell’autoaffermazione.
- Possesso: come principale forma di dimostrazione del raggiungimento degli obbiettivi proposti.
- Confine: come criterio di differenziazione non solo rispetto all’esterno della propria comunità, ma anche come confine tra sé e gli altri.
L’autoaffermazione e l’autoreferenza fondano le radici nelle due principali cause del disagio moderno:
- Il solipsismo (credenza secondo cui tutto quello che l’individuo percepisce venga creato dalla propria coscienza; in pratica tutte le azioni dell’individuo fanno parte di una morale prestabilita dal proprio IO, al di là delle leggi del mondo esterno)
- Solitudine
Che diventano fattori di infelicità e ansia. Con l’approccio tipografico i libri e quindi le biblioteche diventano veri e propri database di conoscenza, cosa non possibile con la precedente cultura orale ed amanuense.
Lo sviluppo dell’approccio scientifico-> l’introduzione dell’aritmetica permette di sviluppare l’approccio “scientifico”. La conoscenza procede valendosi di spiegazione utilizzando concetti come leggi probabilistiche o deterministiche.
Lezione 3
La rappresentazione
Rappresentazione (R)= Immagine (I) + Investimento Affettivo (Inv. Aft)
Le Rappresentazioni sono frutto di una capacità affettiva innata nell’uomo, la loro funzione è di assimilare informazioni. L’immagine: è il prodotto dei nostri sensi, la trasformazione degli input sensoriali in informazioni gradevoli o sgradevoli oppure che non ha nessun interesse per noi. L’immagine per essere memorizzata deve essere investita affettivamente. L’investimento affettivo può essere positivo o negativo, non esistono immagini ad investimento affettivo “neutro” o “nullo”, nel momento in cui un’immagine si affievolisce o si annulla semplicemente viene scordata (meccanismo fisiologico della rimozione dei ricordi).
Dimensione dell’immagine-> quale prodotto diretto dai sensi, indica la componente cognitiva della rappresentazione proprio per questa sua derivazione da un’attività indiretta o diretta del nostro cervello rispetto all’ambiente. Dimensione dell’investimento affettivo-> rappresenta la qualità dell’immagine, il suo incorniciamento affettivo, la caratteristica che permette il suo distacco rispetto allo sfondo e quindi la sua memorizzazione e/o gestione da parte del cervello stesso.
I neuroni specchio: una possibile base neurofisiologica per la rappresentazione
Dare una spiegazione neuro-biologica al concetto di "Rappresentazione" qui entrano in gioco una particolare famiglia di neuroni chiamati "neuroni a specchio". I neuroni a specchio sono alcuni particolari neuroni che si attivano in funzione di messaggi che arrivano dai sensi.
Esempio: alcuni studiosi hanno studiato le reazioni di una scimmia di fronte ad uno degli sperimentatori che stava sbucciando una banana. Hanno visto che la scimmia di fronte a questo spettacolo metteva in evidenza le stesse aree celebrali che avrebbe messo in funzione qualora lei stessa avesse sbucciato una banana.
Poniamo per esempio di essere un appassionato di computer, nel momento in cui vedessi una persona fare determinate manovre sulla tastiera, le memorizzerei più facilmente a differenza di una persona totalmente analfabeta a queste manovre, non le noterebbe neanche perché non attirano la sua attenzione. Quindi non suscitando il suo investimento affettivo non le memorizza. Chi invece è attirato dallo smanettare sui computer le memorizza, quindi attiva nella sua mente le rappresentazioni, quindi traduce le rappresentazioni di un altro in proprie. (Radice neuro-biologica della rappresentazione)
I neuroni a specchio non ti dicono esattamente quello che l'altro intende ma dicono semplicemente quello che io intendo facendo le stesse azioni dell'altro. Quindi in effetti è una personale interpretazione. Un recente testo di Rizzolati e Sinigaglia “So quel che...”
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