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METODOLOGIA PREVENTIVA

“APPRENDERE DALL’ESPERIENZA”

Il pensare riflessivo nella formazione

LUIGINA MORTARI

Prof. Loris Benvenuti Bergamo Alessia

PEDesei

Matricola 10325

Anno accademico 2019-2020 1

1. ALLA RICERCA DI UN SAPERE CHE VIENE DALL’ESPERIENZA

1.1 IL SAPERE DEI PRATICI

L’educatore si trova a far fronte a situazioni problematiche aperte, la soluzione si concretizza in una

deliberazione pratica, supportata da un sapere prassico.

Educare significa essere implicati in un agire pratico ad alto tasso di problematicità.

L’azione è marcata dalla singolarità del caso, è irrevocabile, imprevedibile, illimitata, ed entra in un circolo

processuale, le cui dinamiche non possono essere pianificate.

Il sapere prassico è costituito da indicazioni dal valore probabilistico, che dovrebbero consentire al pratico

un sapere fronetico.

La saggezza educativa, consente di conseguire ciò che è ritenuto cosa buona, rispetto al favorire la

miglior formazione possibile.

L’agire pratico, è quello dove siamo chiamati a prendere delle decisioni, per far fronte a situazioni

indeterminate (ARISTOTELE).

L’educatore deve possedere conoscenze, e capacità di lettura critica rispetto al contesto, si maturano con

l’esperienza (ermeneutica della pratica).

A orientare le scelte, è un’azione riflessiva concepita sul campo e supportata dall’esperienza.

1.2 IL SAPERE ESPERIENZIALE

L’educatore viene concepito come esecutore di saperi, ha il compito di dar forma alla miglior azione

educativa possibile.

Una buona pratica implica ideazione, progettazione, a partire dall’esperienza vissuta.

La pratica deve possedere una prassi, e il buon pratico è un buon ricercatore, che costituisce un valido

orizzonte di senso.

Il sapere che viene dall’esperienza, presuppone l’intervento della ragione riflessiva.

Costruire tale sapere implica introdurre la logica del from the ground up (WATSON).

Il valorizzare un sapere che viene dall’esperienza (sapere di casi), si tratta di concepire il sapere come

elaborabile a partire da una ricorsività dialogica.

Tesi deweyana: l’esperienza deve costituire il punto di avvio per l’elaborazione della teoria e il punto

di arrivo per il confronto condotto con l’esperienza.

È essenziale riconcettualizzare la pratica riconoscendone il valore epistemologico.

Vissuto: modo diretto e naturale di vivere nell’orizzonte del mondo.

Esperienza: prende forma quando il vissuto diventa oggetto di riflessione e il soggetto se ne

appropria in maniera consapevole, per comprenderne il senso.

HUSSERL avere esperienza è essere desti, stare nel mondo secondo il modo della coscienza, dell’auto

riflessione. 1.3 LA DISCIPLINA DEL PENSARE

Praticare la riflessione sul fondo dei propri vissuti per cercare in essi significati, implica auto

rischiaramento.

Il sapere guadagnato sul campo, richiede che si assuma il presente come oggetto di riflessione, il suo

tratto costitutivo, diviene l’essere pensosamente presenti rispetto al divenire dell’esperienza.

Il pensare si occupa di questioni di significato (ARENDT), e corrisponde a cercare la verità dell’esperienza. 2

Espediente della mimesi: un dire che cerca di dire quello che gli altri hanno detto o potrebbero dire, replicare

il già pensato da altri.

Il pensare del pratico richiede un forte investimento simbolico, ha a che fare con il desiderio di

saggezza.

Comunità di sapere fra gli educatori, sono gruppi di pratici che strutturano contesti discorsivi in cui

confrontare le esperienze e costruire sapere.

Il sapere pedagogico, viene dall’esperienza, necessità che nelle istituzioni formative si costituiscano

comunità pedagogiche, accomunate dalla passione di costruire sapere esperienziale.

2. LA PRATICA DEL PENSARE RIFLESSIVO

Il pratico deve sviluppare la disposizione al pensare riflessivo.

La riflessione è l’impresa di riconquistare tutto ciò che siamo e facciamo.

DEWEY, il miglior modo di pensare consiste nel ripiegarsi mentalmente e nel rivolgere una considerazione.

Riflettere: prendere in esame esperienza e convinzioni alla base delle scelte decisionali, risalire alle

assunzioni in base alle quali si giustificano certe opzioni teoriche.

Esperienza riflessiva si articola in: presa di coscienza di un dubbio, formulazione di una previsione

congetturale, esame analitico della situazione, elaborazione delle ipotesi e decisione.

SCHÖN – pratica riflessiva, come disciplina da attivare nei processi formativi, per facilitare la costruzione

del sapere che viene dall’esperienza, analizzata nell’orizzonte della tradizione fenomenologica-ermeneutica e

insieme alla critical educational theory.

Esistono due livelli di riflessione: pensare a ciò che si fa e pensare ai pensieri (HEIDDEGER).

2.1 PENSARE A CIÒ CHE SI FA

SCHÖN definisce la riflessione in azione o strumentale come il pensare sui propri passi, promuovere

l’attenzione vigile, cogliere situazioni incerte, mettere a fuoco il problema.

La situazione cruciale viene elaborata dal soggetto quando ha sviluppato un’attenzione radicalmente

analitica rispetto all’esperienza, consente di cogliere la sua alterità.

La vigilanza critica della fenomenicità dell’esperienza, è la condizione necessaria per attivare una

prassi attenta alla realtà.

Capacità riflessiva come postura mentale, concepita come disciplina mentale, pratica analitica che produce

incertezze.

L’azione accompagnata dalla riflessione, così che i soggetti divengano attori di un agire pensoso.

La riflessione in azione è funzionale a ridefinire l’azione mentre siamo implicati in essa, salvandola, implica

un’interruzione o sospensione dell’agire quando si individua un elemento problematico, finché non si trova

una soluzione adeguata, per dare inizio ad un’azione efficace.

SCHÖN definisce riflessione su l’azione o riflessione retrospettiva, la ricostruzione del processo,

analizzando ogni evento accaduto, individuando i desideri che hanno innescato l’azione.

La comprensione dell’esperienza chiede che su di essa si sappia riflettere, importante imparare ad essere

riflessivi, guadagnando una comprensione di come si affrontano le situazioni problematiche.

ARENDT riflessione che avviene ad azione conclusa, deve mostrare capacità radiologica di rivelare la

struttura interna del fatto stesso.

Riflettere analiticamente richiede attenzione che individua il caso, evento non assimilabile dentro le

griglie del nostro ordine interpretativo.

FOUCAULT l’attenzione retrospettiva, dove l’esperienza diventa oggetto del pensiero.

È utile utilizzare un modello di riflessione strutturata (estetica, personale, etica, empirica e riflessiva). 3

GADAMER l’atto cognitivo della comprensione si caratterizza per il rinnovo continuo del progetto

interpretativo, che si attualizza nell’elaborazione progressiva di dispositivi ermeneutici adeguati.

La riflessione dovrebbe prevedere una fase speculativa, in cui si ipotizzano modalità per affrontare

situazioni simili, processo di pensiero proiettato sul futuro.

MANEN riflessione anticipatrice immagina azioni future, ipotizza situazioni problematiche, elabora

approcci risolutivi, valutando per essi difficoltà di implementazione, oltre che i possibili esiti.

Fa un ricorso sostanziale all’immaginazione, può ipotizzare azioni astratte.

DEWEY occupandosi delle conseguenze delle azioni future, la riflessione incarna una forma di

responsabilità prassica, consentendo un approccio organizzato al futuro.

Il processo formativo, dovrebbe essere funzionale a una dialogica continua con la prassi educativa, la

disciplina riflessiva possa così essere percepita come empowerment dell’agire educativo.

Collaborative research, corrisponde al continuo dialogo fra pratici e formatori-ricercatori, impegnati a

definire il percorso della formazione.

Quando lo spazio dell’agire riflessivo si distende in un arco d

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

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