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La geografia e il cinema

Origini ed evoluzione del cinema

La nascita del cinema è datata per convenzione il 28 dicembre 1895, quando l'impresario Maurice presentò al Salon Indien Grand Café di Parigi il "Cinèmatographe Lumière", una macchina brevettata dai fratelli Lumière che anticipa quella dell'italiano Alberini. In Italia, la storia del cinema inizia per convenzione il 20 settembre 1905, data della prima proiezione cinematografica avvenuta a Roma, "La presa di Roma" di Alberini. Il cinema da questo momento si sviluppa in senso policentrico nelle principali città italiane – Roma, Torino, Milano, Napoli – in una società dove aleggiava il mito del progresso e l'ideologia della modernizzazione.

Tramite il cinema era possibile conoscere luoghi sconosciuti e inesplorati, fare critica e propaganda, immaginare e vedere cose che nella realtà non si potevano osservare, inventare il movimento e modificare il tempo. È possibile dividere il cinema in grandi aree d'influenza. La prima fase del cinema è quella del genere muto che si sviluppa negli anni '20-'30, in particolare in alcune nazioni: Inghilterra, Francia, USA, Germania e Russia. Il cinema di questa fase è caratterizzato dal bianco e nero obbligatorio e dall'arte del mimo, il che rendeva limitate le tematiche possibili da affrontare (politica e propaganda poiché i paesi occidentali, dopo la Prima Guerra Mondiale, utilizzavano il cinema per diffondere temi patriottici e divulgare i meriti e i compiti del regime; come Dracula di Tod Browning, Primo Frankenstein di James Whale) film in cui il terrore, l'angoscia e l'ansia, in mancanza di effetti speciali, venivano espressi unicamente dai visi, dalle inquadrature, dalle scenografie; comicità con protagonisti come Chaplin, Oliver & Hardy.

Fasi del cinema: sonoro e colore

La seconda fase va dagli anni '30 agli anni '60 ed è caratterizzata dai grandi cambiamenti: il sonoro e il colore, con il technicolor, di cui beneficiano per primi Biancaneve e i sette nani di Walt Disney nel '37 e Via col vento di Victor Fleming nel '39. Nel primo dopoguerra, la Germania lascia il ruolo di leader mondiale agli USA degli Studios hollywoodiani che incarnano il nuovo "mito americano" pro-capitalista dove si diffonde il cinema di Eva contro Eva (1950) di Mankiewicz, Cantando sotto la pioggia (1952) di Donen e Kelly e Quarto potere (1941) di Orson Welles.

In paesi in fase di ricostruzione post-bellica, come l'Italia, il technicolor è ancora troppo dispendioso, per questo fino alla metà degli anni '60 il bianco e nero continua ad avere supremazia assoluta. Ma proprio dall'Italia arrivano alcune risposte forti al cinema americano con la comicità di Totò e i vari interpreti, Mastroianni, Sordi, Gassman, De Sica, Magnani, Loren e Lollobrigida oltre a Fellini come regista, in grado di competere per stili e tematiche con le produzioni statunitensi.

Moderne influenze del cinema

La terza fase si sviluppa già dalla fine degli anni '60 ma raggiunge la sua pienezza solo negli anni '70-'80, in cui i principali mutamenti riguardano l'uso degli effetti speciali ed il nuovo ruolo del cinema inteso sia come unico svago sia come strumento di dibattito sociale. Sulla scia della rivoluzione culturale, il pubblico cerca qualcosa di distensivo e meno contenutistico, cercando nel cinema un punto di sfogo per la libertà sessuale. Un altro filone che si impone è quello fantascientifico che ha come capostipite 2001: Odissea nello spazio del '68 di Stanley Kubrick, oltre al filone di film di protesta come Arancia meccanica del '71, che denuncia una civiltà sempre più violenta, subdola e insensata.

L'ultima fase della storia del cinema è quella moderna che si sviluppa dagli anni '90 ad oggi e che vede l'utilizzo di effetti speciali e tecnologie all'avanguardia e la produzione commerciale del cinema. La cinematografia diventa semplice ludismo, prodotto di mercato e mezzo pubblicitario (es. i film di Spielberg). Ma, nonostante il consumismo cinematografico abbia corroso gli aspetti ed il significato profondo del cinema, non sono mancati comunque film di elevato spessore in cui sono affrontate tematiche sociali: oppressione politica, decadenza sociale, critica alla religione, storia e omosessualità.

Il film: nuovo strumento per la didattica

La visione di un film permette allo spettatore di viaggiare e avvicinarsi a luoghi e paesaggi lontani, pur rimanendo comodamente fermo. Il paesaggio è un elemento essenziale nella storia del cinema e va analizzato non solo alla luce della relazione tra personaggio e spazio, ma soprattutto in base al profondo rapporto dei vari livelli di sguardi: quello del personaggio, della cinepresa e dello spettatore. I paesaggi del cinema sono "paesaggi dello schermo", non sempre reali ed oggettivi poiché in essi il pubblico vede quello che la sua prospettiva spaziale e temporale gli consente di vedere, ossia ciò che in quell’istante gli viene suggerito dalle proprie emozioni che sono soggettive e variano da spettatore a spettatore.

Soltanto circa vent’anni fa la geografia ha iniziato a studiare il paesaggio attraverso le rappresentazioni cinematografiche, come film e documentari, utilizzati come strumento per l'insegnamento e la ricerca, come documento di informazione. Affinché l’analisi filmica possa servire all’analisi spaziale è necessario verificare la verosimiglianza della rappresentazione con il luogo stesso in cui la pellicola è ambientata, la ricchezza di dettagli e la ricostruzione storica. In quanto "prodotto culturale", il cinema diventa un mezzo per studiare la geografia e il territorio, esaltarne gli aspetti culturali, la popolazione, le tradizioni, l’identità e l’evoluzione storica, offrendo così l’opportunità di riflettere sul rapporto tra luogo e cultura in un’ottica globale.

L’interesse della geografia nei confronti del cinema si è sviluppato nel mondo anglosassone grazie al ramo umanista della disciplina, in Italia questo approccio è stato sviluppato da Leone nel 1996, da Fantuzzi e Gazerro nel 1999, da Corna Pellegrini e Giorda nel 2003. Il cinema costituisce uno strumento fondamentale per lo studio dei rapporti con i luoghi poiché evidenzia e isola alcuni aspetti della realtà e permette all’osservatore un approccio alternativo e differente rispetto a quello abituale.

Le città, il cinema e il paesaggio urbano

Vedere e viaggiare sono elementi inscindibili per un cinofilo, e da qui il site-seeing, cioè la mobilità (voyeur) (voyageur) corporea dello spettatore che diviene turista di quei luoghi che lo hanno impressionato ed emozionato. Un genere degli albori del cinema è quello dei film panoramici – che si componevano di vedute scenografiche – che permetteva di vedere e dunque viaggiare da un luogo all'altro, dando vita al site-seeing urbano, in Italia detto "cinema dal vero" in quanto, come in uno specchio, venivano rappresentati spaccati reali di vita da strada, vedute cittadine e mutevoli paesaggi urbani.

In quanto site-seeing il cinema crea una propria passeggiata architettonica che impegna la visione in rapporto al movimento, al desiderio spazio-visivo di circolazione che caratterizza la nuova epoca moderna. Negli anni '20 la città divenne un laboratorio di film con Berlino, sinfonia di una grande città del ’27 di Walter Ruttman che, attraverso il racconto di una giornata nella capitale tedesca, mette in scena il dinamismo della nascente metropoli e il mito della bellezza della macchina; Metropolis del ’26 di Friz Lang che ricostruisce un’ipotetica megalopoli del XXI secolo, una città fantastica che si sviluppa in verticale e si fa concreta espressione delle disuguaglianze sociali; e L'uomo con la macchina da presa del ’29 di Dziga Vertov che evidenzia come il cinema muove e si muove con la città, che tratta in due modi, come elemento scenografico e come contenitore sociale; questi ultimi due esempi evidenziano il legame che condividono cinema e città, movimento cittadino e immagine in movimento poiché il paesaggio urbano diventa il frutto della rappresentazione della città.

Qualsiasi elemento urbano – ponte, fila di case, strada – non fa semplicemente da sfondo ma custodisce una storia, un’identità e influenza gli uomini che si muovono in quei luoghi. In Italia il movimento neorealista mostra la fisicità della strada e la realtà sociale del Paese nell’epoca della ricostruzione post-bellica con film come Ladri di biciclette (1948) di De Sica o Uccellacci e uccellini (1966) di Pasolini. L'eredità del neorealismo è raccolta e arricchita da Fellini, Antonioni, Visconti, Bertolucci, Pasolini, Olmi. In particolare è interessante come Antonioni stravolga i canoni e le convenzioni del cinema classico per quel che riguarda il rapporto tra figura e sfondo e la questione dei punti di vista di chi osserva, facendo saltare avanti lo sfondo in cui il protagonista si perde, scivolando dentro o fuori campo, e rendendo così lo spazio filmico luogo puro che acquista un significato autonomo. Inoltre, lo sguardo viene disorientato attraverso scavalcamenti di campo, raccordi sconnessi, false soggettive in un rapporto sempre più complesso tra chi guarda e chi è guardato.

Le capitali mondiali del cinema

La città è il luogo per eccellenza in cui si dipanano i rapporti ed i processi sociali. Questi rapporti si distinguono in: processi aggregativi-integrativi (per es. di solidarietà umana o di incontri amorosi) e processi conflittuali (per es. di guerra, contrasto, distacco fisico). Queste due modalità, nella rappresentazione cinematografica, corrispondono a due generi distinti: quello della commedia, basato sull'integrazione sociale, e quello drammatico, fondato sull'emarginazione sociale. Il cinema quindi riesce a mostrarci la città come uno spazio-mondo in cui possono convivere realtà diverse e in cui si vengono a creare relazioni differenti tra cose e persone: ma mentre in un viaggio turistico siamo noi a scegliere itinerari e attribuire loro dei significati, al cinema veniamo a contatto con percorsi visivi e significati già decisi da altri.

Roma "città aperta"

Roma è considerata sin dal periodo del cinema muto un set ideale per contesto e scenografie naturali. Il cinema deve molto a Roma, di cui ha rappresentato quartieri di periferia e vicoli del centro storico, descritto emozioni, evidenziato pregi e difetti. Ma anche Roma deve molto al cinema, per esempio l'elevato numero di turisti che ogni anno visita la capitale per poter ammirare i luoghi resi celebri dai film. Il cinema, tra l'altro, ricrea una topografia ideale che ha accompagnato le trasformazioni urbanistiche di Roma: dal primo film sonoro La canzone dell'amore di Righelli del ’30, al realismo popolare di Aldo Fabrizi in Campo de' fiori del ’43, all’opera simbolo del dopoguerra, Roma città aperta di Roberto Rossellini con Anna Magnani e Aldo Fabrizi, passando per capolavori come Ladri di biciclette del ’46 con De Sica, Totò cerca casa del ’49 e Guardie e ladri del ’51; ma soprattutto La dolce vita di Fellini del ’59 con le sue indimenticabili location (Via Veneto, la Fontana di Trevi, Porta Pinciana, il Palazzo Odescalchi, la costa di Fregene).

Altre location di risonanza mondiale sono quelle di Vacanze romane (1953) di William Wyler con Audrey Hepburn (Via Margutta, il Monte Pincio, Palazzo Barberini, il Foro, Piazza di Spagna, ecc.). Ma la fortuna cinematografica di Roma la fece Cinecittà ribattezzata negli anni '50 "Hollywood sul Tevere". In quel periodo d’oro del cinema italiano Roma fu protagonista di altri film d’autore: Stazione Termini (1953) di De Sica, Accattone (1961) di Pasolini, Poveri ma belli (1956) di Dino Risi, Soliti ignoti (1958) di Monicelli. Tra le opere recenti: Caro diario (1993) di Nanni Moretti, Il talento di Mr. Ripley (1999) di Minghella, Il gladiatore (2000) di Ridley Scott.

New York e i suoi ciak

Divenuta fin da subito il centro dell'industria cinematografica americana – leadership che perderà a favore della California dopo la Prima Guerra Mondiale – New York è formata da 5 district, sedi di importanti location cinematografiche: Manhattan, Staten Island, Brooklyn, Bronx, Queens. La rappresentazione cinematografica di New York è caratterizzata dallo scenario urbano dei grattacieli di Manhattan, in film come Colazione da Tiffany (1961) di Blake Edwards, Io e Annie (1977) e Manhattan (1979) di Woody Allen, che in quest’ultima pellicola rende omaggio ai luoghi da cui è più ammaliato: Broadway, la Fifth Avenue e Washington Square, il Guggenheim e il Metropolitan Museum of Art, il Lincoln Center, Sotheby’s, il Central Park innevato, l’Hotel Plaza e lo Yankee Stadium.

In questi film le strade e i parchi di Manhattan perdono la loro connotazione di "non-luoghi" funzionali solo allo spostamento fisico tra un punto e l’altro della città e diventano "luoghi" veri. Manhattan è una città da passeggiare, che invita i suoi abitanti e i potenziali cineturisti a goderne le bellezze poiché, seppur gremita di auto, offre in ogni momento ampi spazi di loisir, come emerge in Autumn in New York (2000) di Joan Chen. In Sei gradi di separazione di Fred Schepisi, New York diventa una città surreale presentata, da una parte, come luogo di mercificazione dell’arte e, dall’altra, come città caotica, sporca e di periferia: da qui la contrapposizione delle location di luoghi esclusivi come il Metropolitan, i ristoranti e le abitazioni di Park Avenue e Madison Avenue, di contro alla modesta abitazione dei protagonisti.

In Taxi Driver (1976) di Martin Scorsese, e in generale negli anni ’70, emerge la fama di New York come capitale della delinquenza, negli anni della crisi finanziaria e della decadenza dei quartieri periferici. Brooklyn è il set di pellicole di successo come La febbre del sabato sera (1977), Il braccio violento della legge (1971), Fa la cosa giusta (1989) in cui Spike Lee denuncia le problematiche razziali nel quartiere di Harlem. I mille volti della Grande Mela hanno permesso di ambientarvi musical, thriller, film drammatici, commedie sentimentali, tra cui Harry, ti presento Sally (1989). Un altro genere di successo è quello legato ai supereroi come Batman, Spiderman e Superman. Oggi dopo la catastrofe dell’11 settembre 2001 si cerca di veicolare un’immagine della città ferita ma non disperata, come La 25 ora (2002) di Spike Lee.

Los Angeles e il mito di Hollywood

L'età dell'oro per le case di produzione cinematografica americane (majors) inizia alla fine degli anni '20 in coincidenza con il crollo della borsa di Wall Street. Gli studios sono concentrati a Hollywood, un distretto della città di Los Angeles in California che piace ai registi come location per il mare, le spiagge di Malibù e Santa Monica, l'atmosfera antitetica rispetto alle metropoli come New York, Parigi e Londra: da qui film come Viale del tramonto, Get shorty, The aviator di Scorsese. La Golden Age di Hollywood coincide con gli anni ’40, in particolar modo con l’uscita di Quarto potere che sconvolge le regole della cinematografia tradizionale diventando il capolavoro dell’epoca.

Gli anni ’50 vedono l’emergere di film di forte impatto sociale come Giungla d'asfalto di John Huston, e di registi come Alfred Hitchcock – Il delitto perfetto, La finestra sul cortile, L’uomo che sapeva troppo, La donna che visse due volte, Intrigo internazionale. Stanley Donen e Gene Kelly reinventano la commedia musicale con il musical capolavoro Singin’ in the rain (1952) e James Dean interpreta tre film: La valle dell’Eden, Gioventù bruciata, Il Gigante.

Negli anni ’60, un periodo talvolta fertile e talvolta decadente per il cinema americano, esce Il laureato (1967) di Mike Nichols, ambientato nell’Ambassador Hotel e nel campus dell’University of Southern California, che consacrò Dustin Hoffman. Negli anni ’70, dopo la morte di Marylin Monroe, il personaggio più mitico di Hollywood, il declino delle grandi case di produzione e la messa in discussione dello star system, emerge la disperazione di una generazione che cerca di rifugiarsi nell’utopia per scappare dai problemi che la affliggono (guerra in Vietnam).

Negli anni ’80-’90 l’industria hollywoodiana ritrova il successo grazie al mercato dell’Home Video: sono gli anni di interpreti come Stallone e Schwarzenegger, e di Blade Runner (1982) film di fantascienza di Ridley Scott con Harrison Ford che racconta la Los Angeles futura, proiettata nel 2019 come fosse un’insidiosa giungla: le location sono la storica stazione di Union Station, 800 North Alameda Street, il Bradbury Building, 304 SOUTH Broadway, la Ennis Brown House.

Parigi e il cinema d’autore

È la città che ha ospitato la prima proiezione cinematografica pubblica – con film che rimasero celebri come L’arroseur arrosé, Les forgerons, L’arrivée d’un train en gare – sebbene il successo dei Lumière non durò a lungo e già nel primo decennio del '900.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Pegasus.21 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cineturismo e territorio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Nicosia Enrico.
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