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La condizione postmediale

Introduzione

22/01/1984

Il commercial incaricato di lanciare il nuovo computer Macintosh irruppe nelle case degli americani il 22 gennaio 1984, in una delle pause pubblicitarie finali del Superbowl, il più importante appuntamento televisivo dell’anno. Immediatamente i programmi di informazione lo ritrasmisero, creando un effetto spirale che ne ingigantì la diffusione. È il giorno in cui i media iniziarono a finire.

La fine dei media

Il filmato 1984 diretto da Ridley Scott è una visione teoricamente lucidissima di cosa sarebbero stati i media del futuro – ovvero i media di oggi. Esso annuncia l’avvento di un nuovo media, mai visto e radicalmente differente da quanto fino a quel momento conosciuto: il personal computer. La cosa non è banale, se si considera cosa fosse in realtà il personal computer fino a quel momento. Dalla seconda metà degli anni ’70, i microcomputer erano inizialmente macchine per il calcolo o per la elaborazione di testi scritti e in alcuni casi per il videogioco o altre funzioni ludiche. Il Macintosh proponeva un’interfaccia grafica a finestre e richiedeva l’uso di un nuovo strumento di interazione cui gli esperti davano pochissimi anni di vita: il mouse. La vera innovazione, tuttavia, era culturale: spostare la percezione sociale del computer dall’area delle macchine di calcolo a quella dei mezzi di comunicazione. Il commercial diretto da Scott presenta per la prima volta il personal computer come un media, al pari del cinema e della televisione.

Noi non vediamo affatto il nuovo Macintosh: il prodotto è rappresentato solo metaforicamente attraverso la giovane atleta che irrompe nel cinema e manda in frantumi lo schermo. Una cosa tuttavia è certa: nel momento in cui si presenta alla corte dei media otto-novecenteschi, il computer ne decreta la distruzione. Il sistema dei media è già morto, ci dice il commercial, anche se non lo sa.

La condizione postmediale

Viviamo oggi all’interno di una condizione postmediale, che ha superato l’idea di una presenza dei media in seno alla società liquidando di fatto i media otto-novecenteschi. Tale condizione chiede la messa a punto di idee, concetti e modelli radicalmente nuovi rispetto a quelli che nel passato ci hanno aiutato a fare i conti con i media e a regolare le nostre relazioni (ludiche, critiche, professionali) con essi.

Nascita, ascesa e declino dell’impero

La fase di insorgenza: i media meccanici (1850-1914)

Negli USA e in Europa verso la metà dell’’800, all’interno della seconda Rivoluzione industriale, due fenomeni risultano salienti. Da un lato, molti oggetti precedentemente legati a una pratica produttiva e di diffusione artigianale o semi-industriale (gli abiti, i cibi…) iniziano a essere prodotti industrialmente e serialmente; dall’altro, la metropoli moderna diviene un nuovo scenario di vita e di esperienza. Nel 1851, a Londra, viene ospitata la prima Esposizione Universale; nel 1852, a Parigi, viene inaugurato Le Bon Marché, il primo grande magazzino. In questo contesto anche la produzione culturale conosce una radicale industrializzazione.

Il primo settore coinvolto è quello della riproduzione della parola scritta. Per quanto concerne il libro, le nuove tecnologie permettono una più ampia disponibilità di carta e una più agevole ed economica possibilità di stampa. Al tempo stesso, nasce un nuovo pubblico di lettori urbano, al tempo stesso “di massa” e settoriale: la nuova letteratura si distingue in opere per bambini, letture “sentimentali” per donne, romanzi di avventure per adolescenti e giovani adulti… Gli stessi autori ripensano la propria professione in funzione dei gusti del pubblico, incoraggiati, guidati e spesso sfruttati dalla presenza di nuove figure di editori che si pongono come mediatori tra il pubblico e l’autore.

Già nel 1833 era nata negli USA la stampa popolare, o Penny Press, con il “New York Sun”; a metà del secolo il nuovo modello di stampa popolare viene esportato in Europa. Tra il 1865 e il 1866 viene introdotta la Linotype: le nuove macchine accelerano considerevolmente i processi di composizione e di stampa. Il quotidiano si concentra sulla diffusione di notizie sensazionalistiche e trova un potente mezzo di diffusione nella pubblicazione di romanzi a puntate, il cosiddetto romans-feuilletons o romanzi d’appendice, già avviata nella prima metà del secolo. Affiorano in tal modo due caratteri tipici del prodotto mediale. Anzitutto, la tendenza alla contaminazione tra generi differenti: storia, cronaca, fiction, che tendono a costituire un continuum, attraggono l’attenzione delle folle e ne plasmano i gusti e la cultura. Altrettanto importante la nascita di forme di racconti “in serie”, che spostano i criteri della produzione standardizzata di oggetti alle forme narrative.

Emergono a questo proposito due possibilità: la “saga”, in cui un unico racconto tendenzialmente infinito o comunque ampio procede per puntate alternando vari personaggi (come accade nel capostipite dei romanzi d’appendice, Les Mystères de Paris, pubblicato da Eugène Sue); oppure la “serie” vera e propria, in cui si susseguono differenti racconti aventi al centro lo stesso gruppo di personaggi e una struttura ricorrente (ad es. Sherlock Holmes di Sir Arthur Conan Doyle).

A partire dagli anni ’90 dell’’800, la produzione culturale si allarga alla riproduzione e diffusione di immagini e di suoni. Alla fine del secolo si assiste a una vera e propria esplosione della presenza di immagini a stampa. Da un lato, infatti, l’invenzione della cronolitografia permette la stampa di manifesti a colori che, ispirati ai principi dell’Art Nouveau, entrano a far parte integrante dei paesaggi urbani della Belle époque: nasce la moderna pubblicità. Dall’altro lato l’introduzione della stampa offset diffonde nei periodici e nei supplementi dei quotidiani la presenza di illustrazioni e di fotografie.

In questo contesto nasce il fumetto: nel 1895 riprende e articola in ampie tavole o in sequenze narrative continue le illustrazioni del romanzo ottocentesco. Nello stesso 1895 i fratelli Lumière offrono in Francia la prima manifestazione pubblica del cinematografo, destinato a dar vita nei primi decenni del XX sec. a una disordinata ma vivace industria semiartigianale. L’industria dell’incisione musicale si sarebbe sviluppata autonomamente da quella del cinema, in particolare con il grammofono, commercializzato da Emile Berliner nel 1893, che permetteva l’ascolto di musica su disco.

La nascita dei media moderni è determinata dalla introduzione di specifici dispositivi. Con questo termine non si intende semplicemente gli strumenti tecnici, ma più ampiamente le situazioni sociali specificamente dedicate al consumo dei prodotti mediali: le forme della lettura, sia individuali che collettive; le modalità di esecuzione di musica registrata in spazi privati o pubblici; gli assetti della proiezione e della visione di film. È certamente vero che alcune di queste situazioni preesistevano alla modernità; tuttavia esse vengono ora travolte da due ordini di trasformazioni. In primo luogo trova posto e diviene centrale al loro interno uno strumento tecnologico. Il corpo del lettore, ascoltatore e spettatore entra in simbiosi con alcuni oggetti tecnologici. In secondo luogo (e di conseguenza) le situazioni sociali dedicate al consumo di prodotti mediali divengono al tempo stesso di massa e serializzate: esse permettono che intere folle abbiano accesso a un tipo di esperienza progettata, regolata, edunque identica e ripetibile; un’esperienza del tutto spogliata dei caratteri della unicità e della privatezza, ma non per questo meno affascinante e coinvolgente per ciascuno dei soggetti che vi prende parte o che vi viene risucchiato.

La fase di consolidamento: i media elettronici (1915-1980)

La maturazione e la stabilizzazione del mercato dei media si estende fino all’inizio degli anni ’80 del secolo scorso. L’industria culturale conosce una decise centralizzazione e razionalizzazione delle proprie attività produttive e distributive. Divengono in particolare determinanti i criteri distributivi.

L’industria del cinema diviene a partire dagli anni ’20 e definitivamente negli anni ’30 una grande industria rigidamente organizzata (si pensi in particolare allo studio system di Hollywood). Il film richiede di essere fruito in apposite sale: si diffondono e si arricchiscono in particolare nel corso degli anni ’20. L’introduzione del sonoro, alla fine di questo decennio, porta a compimento la configurazione della sala come luogo rituale, pubblico e intimo al tempo stesso, di consumo di film. Questa logica di distribuzione prevede quindi una dislocazione dei soggetti rispetto agli spazi di lavoro e di vita quotidiana.

La radio rappresenta l’ultima e più avanzata espressione di una distribuzione dei messaggi mediante reti che penetrano capillarmente negli spazi sociali e in particolare in quelli casalinghi. L’introduzione della radio aggiunge un nuovo e decisivo tipo di rete, che si svincola da ogni collegamento materiale da emittente a ricevente. Nel 1912 l’affondamento del Titanic avviene per così dire in diretta: il recente telegrafo senza fili della “Marconi Wireless Telegraph Company of America”; le segnalazioni inviate permettono di salvare i 700 superstiti, ma anche di vivere a distanza la tragedia momento per momento. David Sarnoff avrebbe maturato un’idea rivoluzionaria: sfruttare la tecnologia di trasmissione di segnali attraverso le onde hertziane non per comunicare da punto a punto, ma per trasmettere messaggi (soprattutto musica) da un unico punto di emittenza a infiniti punti di ricezione: con il progetto della “radio music box” (1916) nasce la rete broadcasting. A partire dal 1920 sorgono le prime stazioni radiofoniche, sia private che pubbliche: le radio entrano gradualmente nelle case e divengono una presenza importante, un vero e proprio focolare elettronico intorno al quale si raduna la famiglia. Il nuovo modello di distribuzione costituisce il modello e la base per l’avvento della televisione: è ancora Sarnoff a lanciare nel 1939 il primo network televisivo americano, la NBC.

Nella fase precedente i media avevano ripreso il modello tradizionale di testo derivato sostanzialmente dal romanzo: un discorso lineare dotato di un inizio e una conclusione, per quanto talvolta ingigantito dai meccanismi del racconto seriale. Il modello di distribuzione broadcasting introduce il flusso ininterrotto di suoni e/o immagini; occupa tendenzialmente tutte le 24 ore della giornata, aderisce come una seconda pelle al fluire del tempo sociale e domestico, ne ritma e ne ridefinisce i momenti feriali e quelli festivi, gli orari meno rilevanti e quelli decisivi (il prime time serale).

I media di massa sono in grado di influenzare verticisticamente i gusti dei soggetti sociali, le loro tendenze culturali e la forma stessa del loro immaginario, ma anche i loro consumi, le loro ideologie e il grado del loro consenso ai differenti tipi di regime politico. Ci ritroviamo di fronte in altri termini a quel “sistema dei media” raffigurato da Orwell in 1984 e ripreso da Ridley Scott nel commercial per la Apple.

Per un verso i dispositivi si moltiplicano e soprattutto si localizzano capillarmente nel tessuto sociale: grazie alla logica broadcasting essi entrano addirittura nelle case, invadono gli spazi privati, riconfigurano i luoghi di vita comune. Per altro verso i differenti dispositivi rimangono individuabili e riconoscibili, sia nel senso che essi sono ben distinti l’uno dall’altro, sia nel senso che essi sono percepiti come differenti rispetto alle situazioni non mediali di vita sociale: l’andare al cinema, o l’accendere la radio o la televisione sono accompagnati da piccoli e grandi rituali di passaggio che sottolineano l’attraversamento di una soglia, l’accesso a un’area deputata alla relazione con i media.

La fase di vaporizzazione: i media digitali (1984-oggi)

L’esplosione di due serie di fenomeni ha prodotto la fine dei media. La prima consiste nella moltiplicazione dei canali di erogazione dei prodotti mediali, e quindi delle occasioni di accesso ai media: si parla di fase di “saturazione” e di “ridondanza”. Al tempo stesso, nuovi apparecchi di fruizione liberano lo spettatore dai vincoli spaziali e temporali delle precedenti situazioni mediali. Dal punto di vista del tempo i videoregistratori, che si diffondono dalla metà degli anni ’80, permettono un uso del televisore libero dai vincoli della programmazione palinsestuale – un tipo di consumo ulteriormente incentivato prima dell’acquisto o affitto di videocassette o DVD, poi dal video on demand e dai download di rete. Dal punto di vista spaziale, i media divengono ubiqui, sia per una moltiplicazione di siti in cui essi possono essere collocati, sia per l’introduzione di numerosi apparecchi di consumo “nomadico” e “mobile”: rendono il consumo di media parte integrante della vita quotidiana.

Infine troviamo il riuso di precedenti reti di comunicazione (opportunamente modificate e rinforzate) quali canali di distribuzione e di scambio di informazioni e prodotti mediali. Nel 1989, Tim Berners-Lee ripensa questo sistema di connessioni come World Wide Web, una rete di documenti contenenti una serie di rimandi ad altri documenti, all’infinito – secondo il modello dell’ipertesto, e introduce l’Hypertext Transfer Protocol (HTTP). Nel momento in cui il cavo telefonico diventa rete di distribuzione di prodotti mediali si assiste a una ibridazione tra la comunicazione monodirezionale tipica della logica broadcasting e la comunicazione bidirezionale propria del telefono, ovvero tra mass media e personal (o interpersonal) media.

La seconda serie di fenomeni che esplodono alla metà degli anni ’90 del ’900 consiste nello sviluppo delle tecnologie di digitalizzazione dei materiali che compongono i prodotti culturali: parole, suoni, immagini fisse e in movimento vengono scomposti in elementi molecolari, ciascuno dei quali viene codificato in bytes; in tal modo tali informazioni possono essere manipolate, memorizzate, trasmesse o scambiate, e infine essere condotte a ricostruire nel modo più possibile fedele il materiale di origine.

Il computer diviene un “metamedia”, cioè una macchina in grado di riprodurre, combinare e collegare tra loro prodotti legati a media differenti. Può ibridare all’interno dello stesso documento materiali espressivi propri di media differenti: per es. una foto sulla pagina può animarsi e rivelarsi un filmato. Infine, il computer è in grado di rimandare da un punto di un documento a un punto dello stesso o di un altro documento. Se nella prima fase di sviluppo dei media trovavamo una espansione del testo tradizionale e nella seconda dominava il modello del flusso, la terza fase è dominata dal modello dell’ipertesto multimediale interattivo.

Inoltre, i materiali mediali in forma digitale sono caratterizzati da due aspetti molto importanti: ogni copia che si effettua è identica all’originale, ed è disponibile a essere manipolata e modificata da chiunque abbia gli strumenti per farlo. Una volta concluso il lavoro, si può ridistribuirlo attraverso il web. In altri termini, con il digitale viene radicalmente distrutta la gerarchia dei ruoli tra emittente e recettore: l’emittente è solo in parte depositario di un “originale” dotato di valore più o meno sacrale, mentre il recettore assume alcune funzioni di autorialità o co-autorialità e di distribuzione di materiali mediali che erano prima appannaggio degli apparati di emittenza. Si è parlato a questo proposito di una nuova figura di prosumer.

La convergenza tra reti di telecomunicazioni e informatica, che prende il nome di telematica, è il fenomeno caratteristico del nostro tempo. La precedente logica di distribuzione broadcasting viene frammentata in almeno quattro logiche diverse di distribuzione.

  • La prima viene definita push: il broadcaster “spinge” i contenuti verso il fruitore.
  • A questa si aggiunge però immediatamente la logica pull: il fruitore “tira” a sé determinati contenuti, per es. scegliendo quale film vedere in una offerta video on demand, oppure semplicemente navigando in rete.
  • A questa si aggiunge la modalità prosuming, in cui il consumatore si fa anche produttore attivo di contenuti, per es. aprendo un suo sito, gestendo un blog, caricando in rete propri testi, diapositive, filmati e così via.
  • Infine, la quarta logica è la logica social: il fruitore interagisce con altri fruitori; scambia battute di dialogo; riprende e invia in diretta quello che sta vivendo; offre e riceve confidenze, informazioni e consigli; invia messaggi vocali o in alcuni casi effettua videochiamate singole o di gruppo.

Il nuovo tipo di media che il digitale e il suo incontro con le reti di comunicazione hanno reso possibile è il videogioco. I videogiochi prevedono sequenze push di taglio cinematografico su cui il giocatore non ha potere, ma più spesso si basano su un’interazione pull in cui il giocatore è chiamato a compiere delle scelte e a subirne le conseguenze. Essi offrono al giocatore la possibilità di condividere con altri giocatori sequenze di partite, soluzioni a enigmi difficoltosi, oppure addirittura parti del mondo di finzione.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aurora.ferraro.af di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Cinema e nuovi media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Di Donato Mauro.
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