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Riassunto esame Bioetica, prof. Marianna Gensabella, libro consigliato Persone prime che disabili, Zanichelli

Riassunto per l'esame di etica e bioetica della prof.ssa Gensabella, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Persone prima che disabili, Zanichelli, dell'università degli Studi di Messina - Unime. Scarica il file in PDF!

Esame di Etica e bioetica docente Prof. M. Gensabella

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altrui, tanto più quando questa si presenta nel modo più inesorabile,

come nel caso della disabilità nelle sue varie forme. MacIntyre

critica il fatto che la filosofia morale ignori da sempre i dati primari

riguardanti la nostra natura: nelle varie teorie etiche il disabile è

quasi del tutto assente; e dove è considerato, è solo in quanto

destinatario di benevolenza da parte degli agenti morali, che sono

intesi come perfettamente sani, razionali, privi di debolezze. È

indispensabile, secondo MacIntyre, inquadrare la persona disabile

nell’orizzonte più ampio della famiglia umana, e riconsiderare

quest’ultima alla luce della sua ineluttabile vulnerabilità. La

questione giuridico-politica ne presuppone un’altra più profonda di

tipo antropologico: qualunque trasformazione sociale o culturale in

favore dei disabili concerne l’idea stessa che abbiamo del

significato di umanità.

4. ‘I disabili’: persone, individui, esseri umani: negare la

normalità o considerarla con disagio può essere sintomo di

un’incapacità di accettare la disabilità, soprattutto quando questa

colpisce una persona vicina. Sotto il profilo etico-antropologico è

discutibile che alcune persone possano essere considerate come

soggetti disabili prima che come persone. Il problema della

disabilità ha la sua radice nei fattori di continuità che sussistono tra

disabili e non disabili. Da qui il dovere delle istituzioni di tutelare i

disabili e promuoverne l’inclusione. Tutte gli esseri umani sono

uguali in quanto persone dotate della stessa dignità e degne di

uguale rispetto. Un disabile prima che un disabile è: una persona

(ridimensiona l’enfasi su funzionamenti e capacità come parametri

di giustizia sociale e dignità individuale); un individuo (in

opposizione alla concezione della disabilità come identità

collettiva); un essere umano (tenta di evitare opposti riduzionismi

del liberalismo e dell’etica della cura). La nozione di persona

racchiude un’accentuazione normativa e valutativa ulteriore

rispetto a quella più neutra di individuo. Porre l’attenzione sui

disabili quali persone è un modo per affermare che tutti gli esseri

umani sono persone, respingendo nel modo più netto l’ipotesi che

possano esservi esseri umani che non siano persone. Considerare il

disabile quale essere umano mira a ricondurre la disabilità alla

condizione di dipendenza e di vulnerabilità che segna l’umanità in

quanto tale.

Rispetto al problema della disabilità l’approccio delle capacità

rappresenta una strategia teorica efficace: prospetta un ideale

normativo esigente traducibile anche in termini di policy. Non si può

subordinare il riconoscimento di qualcuno come persona alla

constatazione delle qualità, soprattutto per i disabili: è proprio dove

le capacità sono più limitate che si fa più urgente la necessità di

cura e di tutela. La priorità ontologica e assiologica della persona

rispetto alla sua condizione accidentale di abile o disabile è alla

base dell’approccio fenomenologico alla disabilità come esperienza

umana. I disabili, la cui esistenza pone un problema di giustizia

rispetto alla loro condizione di svantaggio, dovrebbe indurre a

riflettere su ciò che vi è di comune tra loro e gli altri. La

responsabilità morale che nasce nei loro confronti non si esaurisce

nella cura, ma esige anche il rispetto.

I diritti dei disabili sono diritti individuali, non di una comunità. Tali

diritti si proteggono per permettere una vita migliore a individui

svantaggiati. Fondamento di questa tutela è l’esigenza di

preservare la dignità comune a tutti gli esseri umani. La capacità di

guardare alla persona disabile nella sua unicità individuale

corrisponde a un’esigenza naturale intuitiva, tanto più ovvia e vitale

quanto più stretto è il legame con la persona stessa. La stessa

normativa giuridica sulla disabilità è tutta ispirata al principio di

individualizzazione, in particolare per quanto attiene al diritto

all’istruzione. Per ogni forma di disabilità, dalle più lievi alle più

gravi, è necessario individuare meccanismi di rimozione degli

ostacoli: l’intervento è mirato e tiene in debita considerazione la

specifica tipologia di handicap da cui è affetta la persona.

Sottolineare il primato dell’individualità della persona disabile

rispetto alla sua appartenenza alla categoria dei disabili significa

restituire alla persona la sua dignità e unicità, che precede la sua

qualificazione come disabile.

L’indipendenza è il principio in nome del quale furono condotte fin

dai ’60 le battaglie civili dei disabili: nel 1971 all’Università di

Berkeley nacque il primo Center for Independent Living. I principi

della vita indipendente poi sono stati diffusi in Europa dall’European

Network on Indipendent Living. Il fatto che le vite dei non disabili

siano intrecciate con quelle dei disabili e che tutti facciamo

esperienza di qualche forma di dipendenza, porta a considerare la

disabilità come un’esperienza universale dell’umanità. Però oggi

l’illusione dell’autosufficienza porta a misconoscere la dimensione

relazionale della vita umana e la dipendenza come componente

costitutiva di tale relazionalità. La Toombs pone in relazione la sua

concezione teorica della disabilità e la sua esperienza di vita in una

comunità cristiana, dove il prendersi cura di altri o essere oggetto di

cure è occasione per sviluppare qualità morali individuali e

comunitarie. È auspicabile che l’indipendenza dei disabili sia

promossa con adeguati interventi politico-legislativi, ma senza farne

un’ideologia e senza dimenticare che l’umanità stessa è

contrassegnata dalla dipendenza. Nella persona disabile

l’autonomia appare presupposto e condizione di possibilità

dell’esistenza umana, ma anche compito da assolvere. Da un lato

l’autonomia è aspirazione ineliminabile e costitutiva di ogni essere

umano, dall’altro la vulnerabilità rimane caratteristica altrettanto

ineliminabile e costitutiva. È la prospettiva generale da cui si guarda

alla condizione umana che determina e qualifica la tutela specifica

da garantire all’handicap. Bisogna ripensare l’umanità dei disabili

alla luce di ciò che essa ha in comune con l’umanità dei non disabili,

nella consapevolezza dell’intreccio di indipendenza e dipendenza, di

autonomia e vulnerabilità che accomuna gli uomini.

5. Disabilità e vulnerabilità umana: il rifiuto culturale dell’idea

di limite è il denominatore comune che spiega tanto il rifiuto della

dipendenza quanto la rimozione della morte. Coltivare l’illusione

che la nostra mortalità possa essere semplicemente accantonata

significa negare la nostra stessa natura. Alla rimozione della morte

è strettamente connessa la rimozione dell’handicap. In realtà

dinanzi all’handicap, la persona sana è messa a confronto con i

limiti dell’essere vivente, con la paura del deficit e con la minaccia

della morte fisica o psichica. Per realizzare una tutela effettiva e

una piena inclusione delle persone con disabilità occorre un’etica

capace di coesistere con il limite. Rimane un divario tra chi è

disabile e chi non lo è, a volte incolmabile considerando forme di

disabilità che minano coscienza e interazione con la realtà. Ciò che

accomuna tutti al disabile è il fatto che nella sua situazione

potrebbe trovarsi chiunque: si pensi a un incidente o all’insorgere di

una patologia degenerativa. Lo smarrimento di fronte all’estraneo e

al diverso è legato alla comprensione della breve distanza dal

disabile. Il paradigma abile/disabile è applicato generalmente

all’essere umano: è nel suo caso che eventuali deficit rispetto a

parametri di normalità sono configurabili in termini di disabilità, di

inadeguatezza rispetto a un’attitudine. Nelle persone disabili si

vede rispecchiata quella fragilità che normalmente si tenderebbe a

negare, a rimuovere, a esorcizzare, ma la limitazione che le segna


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in metodi e linguaggi del giornalismo (Facoltà di Lettere e Filosofia e di Scienze Politiche) (MESSINA)
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher inzaghino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etica e bioetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Gensabella Marianna.

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