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Introduzione alla biblioteconomia

Il termine biblioteconomia è stato introdotto in un periodo recente, nel corso del XIX secolo, per indicare l'insieme delle conoscenze che pongono al centro dei propri interessi la biblioteca e che si occupano del suo funzionamento e della sua gestione.

Capitolo 1 - La biblioteca come istituzione

Il termine biblioteca è antico come suggerisce l'etimologia che ha una diretta derivazione greca: biblion è infatti il "libro" mentre theke indica un "luogo di deposito". Bibliothekai erano, per gli autori classici, i mobili in cui i libri erano collocati e bibliotheke al singolare, passò ad indicare il luogo in cui tali mobili erano alloggiati, nonché il loro contenuto, cioè l'insieme dei libri in essi racchiusi. Ma cosa distingue la biblioteca da altre raccolte di libri?

Se da una parte non sembra che il luogo nella sua fisicità possa rendere conto di cosa sia una biblioteca, potrebbe forse risultare più significativo il fatto che attraverso essa si possa accedere ad una serie di servizi e di opportunità che non sono presenti nelle biblioteche digitali o nelle librerie. Il libro è un oggetto che ha una sua fisicità (forma, colore, peso) in grado di occupare uno spazio; ma che tipo di oggetto è in realtà il libro? Qual è la sua funzione e come si connota lo spazio bibliotecario che lo contiene?

Il libro come documento

Il libro appartiene alla categoria dei documenti ed è proprio da qui che si può precisare al meglio la natura delle biblioteche.

  • Il documento è un testo scritto su un supporto tradizionale, come ad esempio la carta, con una valenza genericamente giuridico-amministrativo, in quanto attesta i nostri diritti o doveri, manifesta la nostra posizione in rapporti di natura sia pubblica che privata, dichiara una particolare volontà di agire (es. carta d'identità, fatture commerciali, dichiarazione dei redditi).
  • Accanto a questo significato tecnico nè attestato fin dall’antichità uno più generale che fa riferimento alla funzione dei documenti nella circolazione e nella trasmissione del sapere; da questo punto di vista porta ad affermare che un documento è ciò che non solo prova dei fatti di natura giuridica, ma più in generale porta elementi di conoscenza.

Questa apertura sul vasto campo dell’informazione ha conosciuto, con il tempo, un’accelerazione eccezionale collegata con l’importanza assunta da tale concetto portando progressivamente ad allargare l’uso del termine "documento". Questo nuovo statuto del documento ha avuto un riconoscimento teorico importante solo alla fine del 19 secolo, quando è nata una nuova disciplina: la documentazione, ovvero la scienza del documento.

Ad uno dei padri della disciplina, Paul Otlet, autore nel 1934 del Traité de Documentation, si deve una delle prime riflessioni teoriche in merito a cosa sia veramente un documento: è un documento ogni oggetto in quanto fonte di informazione, in quanto dalla sua indagine se ne traggono elementi di carattere informativo. Davanti ad una definizione così ampia, la lista degli esempi potrebbe espandersi all'infinito, poiché ogni elemento del mondo che ci circonda, opportunamente interrogato, può portare informazioni e quindi ogni cosa può essere un documento.

Il concetto di documento secondo Suzanne Briet

La documentalista francese Suzanne Briet definisce documento ogni elemento funzionale alla rappresentazione o all’attestazione di un fenomeno tanto fisico quanto intellettuale. Questa definizione cambia il concetto di documento; in quanto, si può definire documento tutto ciò che è riconosciuto ed utilizzato come tale, ovvero ogni oggetto non tanto per il fatto che se ne possono trarre elementi di conoscenza, ma nel momento in cui, sottratto al suo proprio uso, è intenzionalmente impiegato per ricostruire o comprovare fatti, deduzioni, convinzioni, evidenze di ogni tipo. Non è documento ogni cosa che ci circonda in quanto capace di ampliare le nostre conoscenze, ma ogni elemento del mondo fisico al quale siano state affidate informazioni mediante la registrazione materiale di segni: entità concrete (suoni, immagini, forme), correlate a significati sulla base di regole di codifica condivise e dunque in grado di richiamare quei significati e di renderli manifesti a chi ne riconosce la funzione, ne sa effettuare la decodifica e quindi interpretare il senso. È documento ogni oggetto fatto per essere studiato, letto, consultato, interpretato: i documenti sono strumenti di comunicazione.

  • La comunicazione è il processo di trasmissione di un messaggio, attraverso un canale di propagazione, da una fonte emittente che lo codifica in segnali trasmissibili, ad una ricevente che lo percepisce, lo decodifica e ne interpreta il contenuto informativo.

I documenti sono mezzi ai quali è possibile affidare la trasmissione di un messaggio; il loro linguaggio è secondario ed ha per questo proprietà profondamente diverse da quelle che caratterizzano il linguaggio umano. Affidate alla parola registrata dei documenti, le informazioni possono essere conservate tanto a lungo quanto può sopravvivere la fisicità del supporto, possono essere accumulate nella misura in cui è possibile raccogliere e ammassare gli oggetti cui sono state affidate, possono essere divulgate quanto più è possibile spostare materialmente e far circolare tali oggetti. I documenti offrono alla comunicazione potenzialità enormi consentendo, grazie a queste loro proprietà, di superare i limiti fisici che caratterizzano la comunicazione interpersonale.

L'universo documentario

Il mondo dei documenti è un mondo diversificato e variopinto, la cui complessità è determinata da una molteplicità di fattori:

  • Nel corso della lunga storia dell'umanità sono stati infatti impiegati, come materiali documentari, elementi diversissimi tra loro per resistenza, duttilità, economicità: da quelli più facilmente reperibili o di uso più comune, come pietra, metallo, legno a prodotti di più complessa lavorazione come carta e plastica.
  • Diverse tecniche di registrazione dei segni in rapporto alle caratteristiche dei materiali impiegati (incisione, rilievo, xilografia, stampa tipografica).
  • Diverse tipologie di segni utilizzati per la codifica delle informazioni e conseguentemente le modalità con cui accedere ad esse in fase di decodifica. Le trecce documentarie più antiche sono costituite dalle incisioni e dalle pitture rupestri.

La nascita della scrittura, attestata nelle sue forme più antiche in Mesopotamia ed Egitto nel corso del IV sec. a.C., ha aperto all'universo documentario nuove potenzialità rispetto alla forza evocativa delle immagini consentendo in primo luogo la gestione di una quantità elevata di informazioni in spazi ridotti ed agevolando lo sviluppo delle capacità di astrazione grazie all'uso di segni dal valore simbolico.

A partire dalla fine del 19 secolo, la scoperta che era possibile ottenere vibrazioni sonore dallo scorrimento di una punta sottile lungo solchi incisi a spirale ha aperto la strada alla produzione di documenti di carattere acustico; mentre l'invenzione del cinematografo ha consentito di aggiungere ai documenti la capacità di parlare il linguaggio non verbale dei gesti, della postura, delle espressioni. Infine, la rivoluzione tecnologica ha reso possibile rappresentare in forma digitale i segni iconici, grafici, fonici e audiovisivi traducendoli mediante un ulteriore livello di codifica in sequenze binarie, così da rendere possibile la registrazione mediante un unico sistema di simboli e rendere molto agevole la manipolazione di dati.

Il libro come tipologia documentaria

Dire che un libro è un documento significa affermare che il libro è un supporto materiale che porta registrati dei segni attraverso i quali vengono comunicati de contenuti. Ma che tipo di documento è un libro? Intuitivamente l’immagine del libro è senza dubbio associata a quella di un oggetto cartaceo quanto ai materiali, quanto alla forma, portatore di segni alfabetici impressi mediante la tecnica della stampa. Tuttavia, prima dell’invenzione della stampa, i libri, sono stati manoscritti, prodotti mediante sistemi di copiatura manuale; cartacei solo a partire dal XIII secolo, prima di allora fabbricati in pergamena e ancora prima in fibra di papiro; prima della forma del codice, essi hanno assunto quella di volumen, ovvero del rotolo e prima ancora sono stati prodotti in forma di tavolotte di terracotta o cerate.

Guardando da un punto di vista fisico il libro, è un universo di oggetti diversi ai quali, spesso ci si riferisce parlando al plurale di documenti bibliografici che sembrano accomunati non dai materiali, ma dal sistema di codifica dell'informazione: la scrittura. Tuttavia, non tutti i documenti grafici sono libri e quindi documenti bibliografici, nessuno definirebbe libro un registro contabile o una dichiarazione dei redditi: entro quali limiti si può allora dire davanti ad un documento contenente parole scritte che esso è un libro?

A differenza dei documenti d'archivio, la funzione del libro nell'ambito della comunicazione grafica non è quella di attestare l'attività svolta da soggetti pubblici o privati nell'esercizio delle proprie funzioni, ma di trasmettere contenuti che si presentano come opere.

  • La genesi dei documenti d’archivio presuppone un ente produttore, come esito della sua attività. Il primo destinatario del documento d’archivio è lo stesso ente produttore, interessato a conservare la propria memoria.
  • La genesi delle opere, in quanto messaggi artistici o intellettuali che caratterizzano il libro, è legata all'idea dell'autore definita dalla dimensione creativa.

Nel caso del libro l'interesse per il messaggio sta tutto nel suo contenuto e l'intenzione che ne avvia la comunicazione si riferisce alla convinzione dell'autore che la sua opera sia in grado di rispondere a bisogni informativi comuni affrontando tematiche di ampia condivisibilità, di trattare questioni e problemi la cui rilevanza supera l'ambito ristretto degli interessi personali, assumendo una dimensione collettiva.

Il libro è in primo luogo uno strumento di comunicazione, in quanto documento grafico che utilizza il linguaggio della scrittura per trasmettere, nella forma di testi, messaggi di carattere intellettuale destinati alla massima divulgazione. Da questo punto di vista, il libro si distingue da altri tipi di documenti grafici, nei quali l'uso della scrittura è funzionale ad una comunicazione di natura privata.

Chi scrive esprime, attraverso il libro, la sua volontà di comunicare il proprio messaggio e presuppone un pubblico di lettori ai quali è lasciata la libertà di manifestare attraverso la lettura la propria volontà di farsi interlocutore di quel messaggio. La dimensione profondamente razionale del libro e la modalità aperta che ne caratterizza la forma di dialogo, consente di caratterizzare l’universo bibliografico, l’insieme di tutti i libri pubblicati, in termini relazionali ed aperti, non come la somma di monologhi, ma come un universo di discorsi in cui è a tutti possibile inserirsi, a tutti è lasciata la facoltà di intervenire. I lettori che esplorano l'universo bibliografico entrano in una trama di documenti collegati tra loro per una straordinaria molteplicità di aspetti: la lettura è un atto creativo non meno della scrittura.

La comunicazione bibliografica

L’autore, il suo messaggio ed il testo che ne traduce graficamente i contenuti e il pubblico a cui egli si rivolge con la volontà di discorrere, dall’altro sono gli elementi che concorrono alla definizione del libro sul piano della sua funzione comunicativa, in maniera del tutto indipendente dalle sue caratteristiche materiali. Tuttavia, tali caratteristiche sono le condizioni strumentali che ha consentito e consente al libro di svolgere il suo ruolo nel processo di comunicazione ed in particolare di dare pubblicità al messaggio che porta.

  • La struttura del codice ha reso più facilmente accessibile il testo in esso registrato, la carta ha garantito un supporto materiale leggero e al tempo stesso duraturo in grado di agevolare la portabilità del libro nel tempo e nello spazio, la stampa ha rappresentato il mezzo di divulgazione efficace e pervasivo, rispondendo pienamente alla vocazione pubblica dei documenti bibliografici.

Ma perché il libro svolga effettivamente la sua funzione non basta che esso sia prodotto nella sua materialità, occorre anche che sia effettivamente in grado di raggiungere i suoi molteplici potenziali destinatari. Nonostante le potenzialità che anche sul piano fisico contraddistinguono i documenti bibliografici, esse tuttavia non garantiscono di per sé l’esito del processo di trasmissione. Tale processo si compie, se il messaggio è recepito attraverso la lettura e la comprensione dei significati.

L’indeterminatezza che caratterizza il rapporto tra autore e pubblico, reciprocamente ignoti gli uni agli altri, associati al carattere differito della trasmissione, che presuppone distanze temporali e spaziali anche molto ampie, rende necessario organizzare efficaci occasioni di incontro tra le volontà dell’autore di affidare al testo scritto il proprio messaggio e la volontà del lettore di decodificare e recepirne il contenuto.

  • La funzione dell’editore si è venuta delineando proprio per l’impegno posto nell’individualizzazione dei contenuti da pubblicare, nella trasformazione dei testi scritti, cui questi contenuto sono affidati, in documenti destinati alla pubblicazione e nella loro diffusione in molteplici copie per i possibili molteplici lettori.

Tradurre il processo di trasmissione dei contenuti affidati al libro in una compravendita dell’oggetto-libro ha portato con sé indubbi vantaggi, dal punto di vista dell’efficacia della comunicazione, anche in ragione della capacità sviluppata dal commercio di raggiungere e ampliare continuamente la propria clientela, tuttavia questo sistema presenta alcuni limiti:

  • Sul piano diacronico la trasmissione del messaggio è meglio garantita per le fasi più vicine al momento della produzione del libro, assai meno lo è quando più ci si allontana da esso.
  • Sul piano sincronico, l’altro limite riguarda invece la dimensione individuale della relazione che si instaura nella dinamica commerciale: quello che viene offerto da una parte e comprato dall'altra sono singoli prodotti, con conseguenze importanti sulla possibilità per ciascuno di ottenere l'insieme dei documenti bibliografici in grado di appagare i propri bisogni o le proprie curiosità.

La possibilità offerta dalla tecnologia di rete, di pubblicare in maniera disintermediata da parte degli autori, senza l’apporto degli editori tradizionali e di rendere liberamente disponibili le risorse bibliografiche online in archivi aperti non modifica questo tipo di approccio se non sul piano di costi.

La biblioteca nella comunicazione bibliografica

Le esigenze della comunicazione bibliografica trovano nella biblioteca una soluzione diversa al problema dell’incontro materiale tra libri e lettori: vi è un sistema di mediazione complesso che presuppone una raccolta, cioè una porzione dell'universo bibliografico, la sua conservazione in uno spazio in grado di ospitarla stabilmente nel tempo e la sua disponibilità per la fruizione ad una collettività di persone, garantendo in tal modo a ciascun libro la possibilità di amplificare la trasmissione del suo messaggio nel futuro e a ciascun lettore la possibilità di trovare una molteplicità di documenti riuniti in un unico luogo.

Piuttosto che come luogo di deposito, la biblioteca appare come la soluzione che ottimizza l'incontro tra il maggior numero possibile di libri ed il maggior numero possibile di lettori, che moltiplica cioè la possibilità di conversare implicitamente nella lettura. La funzione della biblioteca può essere descritta, in termini quantitativi per la capacità di incrementare numericamente la probabilità di incontro tra lettori e libri, sul piano qualitativo essa è piuttosto definita in termini di efficacia, per la capacità di correlare in maniera opportuna le domande degli uni e le risposte degli altri.

La biblioteca non può essere definita semplicemente come un luogo, in quanto per garantire al meglio l'interazione non può limitarsi ad ospitare libri e lettori in uno spazio fisico, ma deve stabilire tra loro precise occasioni d'incontro, sia sul piano materiale, sia sul piano logico, per quanto attiene la correlazione fra le risorse documentarie e interessi di lettura. Deve organizzare le informazioni ed i testi che tali risorse contengono, rendendole esplorabili in rapporto ai diversi possibili itinerari di ricerca.

  • Della nozione di biblioteca fanno parte, non solo il patrimonio librario ed il pubblico degli utenti, ma anche l’insieme degli strumenti e delle metodologie che consentono di gestire e organizzare tali risorse in modo da renderle accessibili e fruibili per il pubblico.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/08 Archivistica, bibliografia e biblioteconomia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilapan.nocchia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Bibliografia e biblioteconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Parma o del prof Salarelli Alberto.
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