Evoluzione del libro e biblioteche
Le fasi del libro
Nell’evoluzione del libro si possono distinguere tre fasi: il libro manoscritto, il libro a stampa antico e il libro moderno. Nell’età del libro manoscritto vi era una distribuzione degli spazi della pagina in cui erano lasciati ai lati del testo dei margini bianchi, per le glosse, i commenti, le esposizioni, e questo rendeva più vicino un lettore all’autore del manoscritto. Un esempio è la Bibbia glossata e commentata da Girolamo Savonarola.
Tra il 17o e il 18o secolo la produzione di libri aumenta vertiginosamente, e cominciano a comparire pubblicazioni periodiche, anche grazie alla diffusione delle macchine tipografiche. La messa a punto della linotype e varie altre innovazioni tecnologiche hanno dato un’ulteriore spinta; dall’unificazione italiana si sono avvicinati alla lettura e al libro nuovi strati della popolazione che ha prodotto una grande circolazione libraria. Il centro principale dell’editoria è Milano, ma anche Torino e Firenze non sono da meno.
Il Manifesto dell'UNESCO e le biblioteche pubbliche
Nel 1995 il Manifesto dell’UNESCO considera la biblioteca pubblica come prontamente disponibile per gli utenti in ogni genere di conoscenza e informazione, ed individua due elementi: l’accesso libero e senza limitazioni sociali, o altro; la disponibilità di tutte le sue raccolte librarie e documentarie. Le richieste del pubblico si sono riunite in tre grandi gruppi: quelli che si presentano per soddisfare il bisogno di lettura o per assolvere una necessità di studio o per rispondere a specifiche esigenze di ricerca. A seconda di questi gruppi, le funzioni biblioteconomiche si dividono in lettura, studio e ricerca.
Nella prima metà del 600 Clément, un gesuita, scrive che il primo scopo delle biblioteche che si vanno costruendo è quello della pubblica utilità, e si riferisce ad un pubblico erudito ed elitario. I libri erano ancora conservati nelle biblioteche ecclesiastiche ma comunque erano aperti all’uso pubblico; fin da allora si sono distinti i libri in due gruppi: alcuni venivano incatenati per impedire che fossero prelevati e portati fuori sede, altri libri, non incatenati, rimanevano disponibili alla circolazione sia nelle celle dei conventi sia al di fuori. Naudé getta le basi per la biblioteconomia moderna, mettendo al centro la natura pubblica del servizio bibliotecario.
Storia delle biblioteche in Italia
La biblioteca che Cassiodoro aveva aperto nel monastero di Vivarium a Squillace in Calabria, nella seconda metà del VI sec. è l’ultimo esempio di biblioteca dell’età antica, prima che il Medioevo portasse confusione e scombussolamento. Sia nel mondo ellenistico che in quello romano, erano sorte biblioteche volute dall’autorità dello Stato (per es. i Tolomei in Egitto che si erano impegnati nella biblioteca di Alessandria d’Egitto; Cesare e Augusto che si erano impegnati nell’apertura al pubblico di biblioteche; Traiano che aveva fatto costruire la biblioteca Ulpia).
Il tutto si ferma durante l’epoca medievale, e riprende con Petrarca, la cui rilettura dei classici lo aveva riportato in contatto con il pensiero dei latini e con le loro istituzioni: sognava di mettere insieme i suoi libri, assieme a quelli del Boccaccio, per il pubblico, quindi aveva fatto promettere alla Repubblica di Venezia che i suoi libri fossero il centro e il nucleo di una pubblica biblioteca gestita dalla Serenissima, aperta a tutti gli studiosi e non solo. Purtroppo questo sogno non era andato a buon fine.
Dopo l’unificazione italiana c’era un’esigenza di rendere più omogenee le legislazioni e le consuetudini e istituzioni degli stati preunitari; a Firenze nel 1867 si era tenuto il Congresso internazionale di statistica, in cui Gar si era fatto carico delle esigenze delle biblioteche italiane. Nel 1869 il Ministero della Pubblica Istruzione aveva costituito una commissione per provvedere al riordinamento scientifico e disciplinare del Regno. Più tardi il “Regolamento organico per le biblioteche governative del Regno” proposto dal ministro Bonghi aveva definito la struttura delle biblioteche, sempre con un po’ di confusione, e sono state nominate nazionali quelle di Roma, Firenze, Torino e Napoli, più tardi si erano aggiunte Milano, Venezia e Palermo.
Negli Stati preunitari la struttura delle biblioteche era di tipo binario: c’era una biblioteca principale sorta vicino a un antico nucleo di codici, o creata ex novo dalla volontà del sovrano, e vi era una biblioteca presso le università. Nel 1975 viene istituito il Ministero per i beni culturali e ambientali, poi viene riorganizzato nel 2002, e articolato in quattro dipartimenti: quello per i beni culturali e paesaggistici, quello per i beni archivistici e librari, quello per la ricerca, l’innovazione e l’organizzazione, quello per lo spettacolo e lo sport.
La Direzione generale per i beni librari si interessa delle biblioteche pubbliche statali, servizi bibliografici e bibliotecari internazionali, con la collaborazione dell’ICCU = Istituto Centrale per il Catalogo Unico. Accanto a questo esiste l’Istituto centrale per la patologia del libro, erede dell’Istituto di Patologia del libro fondato a Roma nel 1938. L’ICCU è stato regolamentato nel 1982, e ha il compito di programmare e coordinare l’attività di catalogazione e informazione bibliografica; ha pubblicato le “Regole italiane di catalogazione per autori” (RICA) e si è fatto promotore della diffusione delle ISBD (International Standard Bibliographic Description).
La maggior impresa dell’ICCU è stata quella dell’attuazione del Servizio Bibliotecario Nazionale, l’SBN. Lo scopo di SBN è quello di razionalizzare il lavoro catalografico dei bibliotecari, e di rendere più efficaci e vicini i servizi di biblioteca. L’ordinamento delle biblioteche pubbliche statali era definito secondo il “Regolamento organico” del 1967, in cui si affermava che la struttura è formata da due biblioteche nazionali centrali, a Roma e a Firenze (la prima costituita nel 1895, la seconda dopo l’unificazione), ed hanno il compito di raccogliere, conservare e rendere disponibile all’uso pubblico tutto ciò che si pubblica in Italia.
Inoltre hanno anche il compito di documentare quanto si pubblica all’estero, riguardo all’Italia e la stessa produzione straniera, per quanto è possibile. A Roma viene redatto il “Bollettino delle opere moderne straniere acquisite dalle biblioteche pubbliche statali” (BOMS) mentre a Firenze la BNI, la Bibliografia Nazionale Italiana. Vi sono accanto a queste due, altre sette biblioteche nazionali che hanno il compito di testimoniare coi loro patrimoni storici la tradizione bibliografica italiana e sono: Torino, Milano, Venezia, Napoli, Bari, Potenza e Cosenza. Dipendono tutte dal Ministero per i beni culturali, non dalle loro università, come anche le 11 biblioteche universitarie sorte prima dell’unificazione. Presso il Senato della Repubblica e la Camera dei Deputati, presso i Ministeri, sono sorte delle biblioteche, col tempo sono diventate consistenti di libri anche rari e antichi.
Le biblioteche civiche
Le biblioteche civiche (eredi delle biblioteche di enti locali o non governative) si possono dividere in tre raggruppamenti: le biblioteche civiche sorte in città metropolitane, le biblioteche di città diventati capoluoghi di provincia, le biblioteche di centri minori. Intorno agli anni 60 le biblioteche pubbliche italiane non erano distribuite uniformemente: ma l’interesse sta aumentando. Già negli anni 30 due bibliotecari si erano presi a cuore la situazione: Ettore Fabietti e Luigi de Gregori. Ettore Fabietti arriva a due conclusioni, cioè che si sarebbe dovuto parlare di biblioteche per tutti e che sarebbero dovute essere gestite dai comuni come gli altri servizi. Luigi de Gregori era convinto che le biblioteche popolari non erano in grado di trasformarsi e aveva sostenuto l’idea di modellare le biblioteche italiane su modello americano.
Negli anni 70 si giunge così a due novità: la nascita del Ministero per i beni culturali e ambientali, e l’attuazione delle norme costituzionali che davano alle regioni le competenze sulle biblioteche di enti locali estese ad interesse locale. Viene cambiata di gestione l’AIB, l’Associazione Italiana Biblioteche, non più diretta da bibliotecari di formazione ministeriale, ma aperta a bibliotecari di biblioteche civiche.
Il ruolo della biblioteca pubblica
La biblioteca pubblica è l’istituzione che ha il compito di rendere sociale l’uso del libro: il libro diventa così strumento pubblico del comunicare. La biblioteca ha due dimensioni, orizzontale e verticale: la prima orizzontale è estesa nello spazio ma limitata nel tempo, l’altra raccoglie l’eredità del passato e proietta verso il futuro la vita della comunità. La dimensione orizzontale della biblioteca pubblica si riferisce alle biblioteche che si rivolgono...
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