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Le dimensioni della bibliografia

Il volume ha per oggetto temi e problemi della bibliografia, una disciplina complessa che da una parte si configura come tecnica della descrizione e della indicizzazione di libri e dall’altra come metadisciplina che lascia affiorare tendenze universalistiche che ogni tanto riemergono, anche dopo che la forma classica del libro gutemberghiano è confluita nel campo delle informazioni digitali. La bibliografia si configura, infatti, come una disciplina vastissima, addirittura priva di confini.

L'opacità semantica del termine bibliografia emerge già a partire dalla pluralità di significati attribuibili agli oggetti della sua indagine: il libro e la scrittura. Nel tempo ne sono state date definizioni assai diverse da parte dei numerosi studiosi che si sono confrontati con questo campo di indagine. Ad esempio, Bowers distingue la bibliografia in enumerativa, analitica, descrittiva, testuale, storica. Indubbiamente la descrizione dei libri, e degli altri oggetti documentari, rappresenta un elemento comune e trasversale alle diverse pratiche bibliografiche: sia il bibliografo enumerativo che quello analitico descrivono oggetti, producono elenchi e indici anche se con caratteristiche tipologiche diverse. Insomma, il perno della disciplina sta nella costanza del principio ordinatore.

Bibliografi enumerativi e analitici

I bibliografi enumerativi classici, per i quali la bibliografia consiste nella redazione di elenchi di libri ordinati in base a un principio costante, si situano in un orizzonte teorico e metodologico assai distinto da quello dei bibliografi analitici il cui obiettivo è quello di effettuare una descrizione di un libro finalizzata a ricostruirne la genesi materiale e testuale. Tutte le articolazioni disciplinari però, come abbiamo già detto, si occupano di libri. Il libro è un oggetto complesso, fortemente polisemico, nel quale si intrecciano elementi di natura materiale (carta, colla, inchiostro) e altri che veicolano contenuti di natura testuale e intellettuale; elementi che nel loro insieme sono segni dotati di materialità, tracce impresse su un supporto, dislocati anche sotto il profilo ontologico in due dei mondi del filosofo Karl Popper: il terzo in cui risiedono "i prodotti della mente umana" e il primo "il mondo fisico".

Risulta tuttavia problematico ricondurre ad un unico ambito disciplinare le opere e i punti di vista di autori così eterogenei come Schneider e Tanselle, Innocenti e Caproni, Serrai e Atkinson. Il concetto di bibliografia si situa all'interno di un campo semantico e terminologico molto complesso e articolato, a partire dai molti significati del libro, che designa l'oggetto costitutivo della disciplina e che ha sedimentato dentro di sé una stratificazione articolata e complessa di significati. Non appare dunque possibile delimitarne il significato in modo rigido ed univoco.

Il libro è un oggetto complesso e fortemente polisemico, nel quale possono essere individuati elementi di varia natura ed in particolare da un lato quelli di natura fisica e materiale e dall'altro quelli intangibili e immateriali. Ma al di là di questo il libro deve essere interpretato nella sua unitarietà come insieme inscindibile di elementi materiali e formali. Altri problemi sono dovuti al fatto che il significato del termine e del concetto di libro e di bibliografia si è evoluto e continua ad evolversi.

L'oggetto della bibliografia

Se ci limitiamo ad individuare nel libro a stampa l'oggetto della bibliografia precisiamo confini chiari e delimitati; se invece estendiamo i confini della natura dell'oggetto fino ad includere ogni oggetto fisico che contiene informazioni che possono essere descritte, elencate e indicizzate, allora il campo di indagine si estende dall'antichità più remota fino ad oggi. In più muovendoci verso lo strato più esterno della bibliografia ci si imbatte in altri concetti non meno problematici come quelli di:

  • Memoria
  • Informazione
  • Documento

La bibliografia è una forma di memoria, essa infatti consente di trasmettere l'opera che è nascosta nel libro rendendola trasparente e promuovendone la lettura, permettendo così di non dissolvere la memoria scritta. Il concetto di memoria appare strettamente legato alla bibliografia. La memoria può essere definita come la capacità di immagazzinare informazioni alle quali attingere quando necessario. L'evoluzione dell'arte della memoria, o mnemotecnica, rappresenta un momento di fondamentale importanza nel graduale definirsi della bibliografia come disciplina autonoma.

L'arte della memoria ha una tradizione antica che trova il suo fondamento nella retorica classica. Serviva a rafforzare e potenziare la memoria e a renderla più efficace in modo tale da rendere l'oratore in grado di recitare lunghi discorsi di fronte a un pubblico. Intorno alla metà del XVI secolo la memoria diviene strumento che può condurre a una classificazione e rappresentazione unitaria del sapere nella sua totalità e si inserisce nelle riflessioni sull'organizzazione universalistica della conoscenza. Emerge l'esigenza di un ordinamento di tutte le scienze e di tutte le nozioni che corrisponda all'ordinamento stesso del cosmo.

Questa prospettiva comporta la ripresa delle tradizioni argomentative proprie dell'ars magna di Raimondo Lullo, grazie alla quale era ritenuta possibile la rappresentazione unitaria del sapere nella sua totalità, resa visibile attraverso l'immagine dell'arbor scientiae. L'immagine che viene utilizzata per rappresentare le partizioni delle classi è l'albero. Egli differenzia sedici tipologie di albero corrispondenti alle diverse discipline. Le biblioteche, le università e le enciclopedie sono i luoghi in cui la conoscenza si oggettiva e si concretizza.

L'esigenza della bibliografia

Qui trae origine l'esigenza della bibliografia, intesa, scrive Serrai, come la storia dei tentativi di trovare una soluzione soddisfacente alle difficoltà che sorgono intorno all'organizzazione delle memorie artificiali. Le classificazioni, in quanto raggruppamenti ordinati di oggetti, costituiscono il metodo di cui avvalersi per ordinare i concetti contenuti nei libri e nei documenti nonché i libri e i documenti che veicolano quegli stessi concetti. Il problema è costituito dai criteri in base ai quali un oggetto è fatto appartenere a una classe.

Nell'Europa colta dell'età moderna il sapere veniva classificato in modi diversi da parte di soggetti diversi. Buona parte della riflessione filosofica del '500 e del '600 consiste infatti nel dare luogo ad enciclopedie e ad una rappresentazione del sapere nella sua totalità. Le enciclopedie costituiscono, infatti, uno strumento attraverso cui si offre una visione sistematica e onnicomprensiva del sapere del mondo.

Esempi storici di bibliografia

Seguendo un'ottica ampia le tracce della bibliografia possono essere rinvenute almeno nella tradizione classica. Callimaco con i suoi Pinakes (tavole o registri), in 120 libri di cui sono rimasti solo pochi frammenti, fornisce notizie sugli autori e sulle opere conservate nella biblioteca di Alessandria d'Egitto utilizzando uno schema di classificazione articolato in dieci partizioni (oratoria, storia, diritto, filosofia…). Inoltre, possono essere considerati i primi esempi di elenchi bibliografici il De Propris Libris Liber del medico greco Galeno e la Notitia de Seipso et de Libris Suis del monaco inglese Beda.

Un'altra compilazione importante è il Catalogus Scriptorum Ecclesiae del monaco John Boston de Bury apparso nel 1410 e ispirata al Registrum Librorum Angliae (scritta da monaci francescani alla fine del duecento), che descrive 195 libri conservati in monasteri e in altre istituzioni ecclesiastiche, i cui autori sono elencati in ordine alfabetico e in base ai libri della Bibbia dei quali si sono occupati. Il registrum e il catalogus possono essere considerati un primo rudimentale esempio di catalogo collettivo.

Dal medioevo alla stampa

In ambiente ecclesiastico, tuttavia, prevale la redazione di liste con funzioni essenziali di natura inventariale ed è solo con il radicarsi della cultura umanistica e con il diffondersi di scriptoria laici che si sviluppano le attività connesse alla produzione e alla circolazione del libro. Nel basso medioevo, con il diffondersi delle università si organizzano nuovi circuiti di informazione bibliografica con i librai che si occupavano della copiatura e della diffusione delle opere utilizzate a lezione. In questo periodo, dunque, esistevano tre circuiti di informazione bibliografica:

  • Quello relativo all'ambiente ecclesiastico
  • Quello relativo all'ambiente universitario
  • Quello privato, legato alla rete di relazioni epistolari degli umanisti

Proprio all'ambiente umanistico fiorentino è da ricondurre il canone bibliografico scritto da Tommaso Parentucelli, futuro papa Niccolò V, su richiesta di Cosimo de' Medici, durante l'edificazione della biblioteca di San Marco a Firenze. I libri insomma si stavano trasferendo dagli scriptoria ecclesiastici, che li avevano ospitati per tutto l'alto medioevo, alle biblioteche, che iniziano ad acquistare una propria forma e una propria identità.

Invenzione della stampa e bibliografia

In questo periodo si situa l'invenzione, da parte di Gutenberg, della stampa a caratteri mobili. I tipografi si diedero ben presto un'organizzazione imprenditoriale, avvertendo la necessità di comunicare al pubblico la propria produzione. Necessità che portò ai primi esempi documentati di informazione bibliografica corrente. A questo periodo risale l'attività di quello che è stato considerato il padre della bibliografia, il teologo Heidenberg, che nel 1494 pubblica il Liber de Scriptoribus Ecclesiasticis, in cui elenca cronologicamente circa 1.000 autori, fornendo rapide notizie bibliografiche seguite dall'indicazione degli scritti. In tutto sono registrate 7.000 descrizioni di libri, seguite da un indice alfabetico secondo il nome degli autori.

È proprio la scelta dell'ordinamento alfabetico dell'indice a veicolare un simile giudizio nei suoi confronti. Alfredo Serrai ritiene che Conrad Gesner, medico e teologo zurighese, abbia avuto grande rilevanza nella storia della bibliografia perché nessuno, prima e dopo di lui, è riuscito ad allestire e pubblicare un catalogo universale degli scrittori e della loro opera. La Bibliotheca Universalis, per la quale il suo autore è da annoverare tra i padri della bibliografia, rimane, fino ad oggi, la sola bibliografia universale che sia stata data alla luce dall'invenzione della stampa in poi. Gesner si accollò un compito assai difficile: quello di delineare un bilancio di tutto il passato letterario, scientifico e storico della civiltà occidentale e di offrirne un inventario generale.

La Biblioteca Universalis, stampata a Zurigo nel 1545, elenca, secondo il rigore dell'ordine alfabetico, 12.000 libri latini, greci ed ebraici, descrivendo dettagliatamente le fonti utilizzate e costituite da cataloghi di biblioteche, bibliografie, cataloghi editoriali e visioni dirette di libri. Si avvalse quindi, per il suo lavoro, di ogni tipo di fonte. Gesner ritenne opportuno includere nella sua opera tutti gli autori nei quali si era imbattuto, anche quelli di scarso valore, così da permettere al lettore della Bibliotheca di disporre degli strumenti su cui fondare scelte autonome e consapevoli.

L'uso dei loci

Per questo era necessaria un’accurata formula di descrizione bibliografica che includeva, l’autore, il titolo dell’opera, le note bibliografiche, l’indicazione del formato, il numero delle carte e il prezzo. Egli segnalò anche le opere incluse in volumi miscellanei e precisò che il suo catalogo doveva essere reso disponibile presso ogni biblioteca. Secondo Serrai è con Gesner che nasce la bibliografia, a cui sono affidati compiti altissimi. Ad essa spetta il compito di raccogliere ed organizzare la letteratura e lo scibile, attraverso una selezione degli autori e delle opere che meglio rappresentassero l’intera eredità culturale e civile.

Lo strumento essenziale per effettuare questa riduzione indicale sono i loci, tecnica già noti nell’antichità classica. La loci (plurale del termine latino locus, che significa "luogo"), è una tecnica mnemonica attraverso la quale gli elementi da ricordare vengono associati a specifici luoghi fisici. Per rammentare in un certo ordine vari contenuti si ricorre alla memorizzazione di relazioni spaziali. L’uso dei loci permette di disporre di informazioni strutturate su qualsiasi argomento e di favorire, in tal modo, l’accesso dei lettori alle informazioni desiderate e richieste.

L'età della maturità della bibliografia

Verso la fine del XVI secolo la bibliografia entra in quella che si può definire l’età della maturità. Ciò coincide con la pubblicazione, nel 1595, del Catalogo dei Libri Inglesi Stampati di Maunsell, il primo dei bibliografi ad essere ispirato da ideali bibliografici moderni. Egli migliorò le tecniche di descrizione dei libri e per quanto concerne l’ordinamento si deve a lui la generalizzazione dell’uso di anteporre il cognome al nome. Si può considerare ormai chiusa la fase fondativa del pensiero della bibliografia.

Nei 150 anni trascorsi dall’invenzione della stampa a caratteri mobili la produzione e la circolazione di libri erano fortemente cresciute e rendevano più necessaria la disponibilità di strumenti di informazione bibliografica, sia per motivi di natura commerciale sia per le esigenze connesse alle attività di studio e di ricerca. I libri trovano spazio nelle biblioteche. Agli inizi del 1600 Gabriel Naudé pubblica una celebre opera nella quale vengono esposti i motivi che devono portare a costituire una biblioteca aperta al pubblico e i principi di cui avvalersi per gestirne l’attività. In un Europa in cui si avvertiva il peso della censura e della controriforma cattolica, una tale opera aspirava a inserire la biblioteca nelle dinamiche connesse alla produzione del sapere contemporaneo.

Naudé fu anche autore dell’opera con la quale debutta l’uso del sostantivo bibliografia: che l’autore compose mentre si trovava a Cervia e per questo non aveva potuto esaminare direttamente e dunque descrivere correttamente i volumi dei quali voleva dare notizia. Per questo ritenne opportuno non utilizzare il sostantivo allora più frequentemente usato (bibliotheca), scegliendo un termine nuovo per indicare un’opera che non era un semplice elenco ma che forniva informazioni critiche relative all’area disciplinare della politica.

Il ruolo dei giornali nella bibliografia

Nel corso del XVII secolo si afferma anche il ruolo dei giornali ai quali è affidato il compito di comunicare le informazioni bibliografiche di attualità (quelle correnti), mentre le altre repertoriazioni, denominate bibliothecae, assolvono la funzione di organizzare la memoria bibliografica retrospettiva, utilizzando il latino, la lingua dei dotti. Per l’Italia fu importante il ruolo del “giornale de letterati d’Italia” e delle “novelle letterarie”, de “la frusta letteraria” e de “il caffè” di Pietro Verri. Le problematiche relative all’organizzazione bibliografica si connettono alle questioni relative all’organizzazione del sapere e della conoscenza.

Queste problematiche sono evidenti nel Polyhistor del professore dell’Università di Kiel e bibliotecario George Morhof in cui viene coltivato l’ambizioso progetto di inserire in un modello di ordinamento coerente ed unitario la totalità del sapere. Quest’operadi risulta interessante in relazione all’evolversi del concetto di Historia Literaria. Con questa espressione, nel suo significato più generale, si fa riferimento a ciò che è scritto. Essa ha dunque un ambito molto più esteso di quella che diventerà la storia della letteratura. L’historia literaria, nel suo costituirsi si lega alle tendenze universalistiche che animano la riflessione del XVI e XVII secolo, tuttavia il graduale differenziarsi delle diverse tradizioni disciplinari elimina le connessioni che avevano collegato la teoria bibliografica e i modelli universalistici di organizzazione del sapere.

Nuovi significati del termine bibliografia

Con il giovane libraio Prosper Marchand il sostantivo bibliografia viene utilizzato in modo nuovo. Se fino ad allora esso aveva designato la descrizione di libri in forma di saggio o di elenco, ora per bibliografia si doveva intendere una scienza. La parola bibliografia, usata fino a quel momento soltanto come titolo di compilazioni bibliografiche, ora riunisce in sé gli elementi essenziali della descrizione e della notizia di libri. Questa concezione del termine e del concetto di bibliografia si diffuse a livello europeo.

Il bibliotecario francese Gabriel Peignot con il Dizionario Ragionato della Bibliologia, nel quale utilizza appunto il termine bibliologia, voleva realizzare un’opera che potesse essere utile a tutti i bibliografi, coloro che avevano a che fare con i libri e che dovevano possedere conoscenze di natura tecnica. Egli inoltre segnala la rilevanza dei compiti da attribuire alla figura professionale del bibliotecario. Intorno a questi temi, in Francia, si sviluppò una discussione che vedeva schierati da una parte coloro che difendevano le caratteristiche generali dei bibliografi intesi come librai e dall’altro coloro che ritenevano, invece, che la bibliografia dovesse coincidere con le competenze del bibliotecario.

Il rilievo di questo dibattito era alimentato dai concitati eventi della Rivoluzione, costituiti dalle confische di grandi quantità di libri che erano stati di proprietà degli enti ecclesiastici soppressi e degli aristocratici. Ciò determinò il trasferimento dei libri, divenuti beni culturali, in una nuova dimensione istituzionale.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/08 Archivistica, bibliografia e biblioteconomia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher swanrhcp di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Bibliografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Montecchi Giorgio.
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