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Lezioni di bibliografia

Il documento

Il documento è sostanzialmente tutto ciò che testimonia, sotto le più diverse forme, con riferimento a tutte le epoche della civiltà e con il coinvolgimento di uno o più soggetti, un qualsiasi atto comunicativo.

Per bibliografia si può intendere sia lo studio delle finalità e delle procedure tecniche inerenti alla realizzazione di strumenti repertoriali, sia l’approdo concreto dell’impegno bibliografico, vale a dire un elenco di notizie edificato secondo vari e più o meno articolati criteri.

Libro antico e libro moderno

Intorno agli inizi degli anni cinquanta del XV secolo, in Germania, Gutemberg inventò un nuovo procedimento che consentiva una riproduzione dei testi più rapida, meno dispendiosa e in numero sensibilmente superiore rispetto alla tradizionale copiatura manoscritta, la stampa a caratteri mobili. Grazie a questo nuovo procedimento la società ha potuto disporre di un nuovo strumento fondamentale per la conservazione e divulgazione della comunicazione scritta.

Può essere considerato libro antico il manufatto realizzato mediante processo tipografico manuale a partire dalla metà del XV secolo fino ai primi decenni dell’Ottocento (1830), quando nuove invenzioni cominciano a modificare notevolmente tutto il processo produttivo del libro, distinguendo quest’ultimo come manufatto tecnicamente evoluto rispetto al passato, maggiormente standardizzato e caratterizzato tendenzialmente dall’uniformità delle varie copie di una pubblicazione.

Se gli incunaboli (termine con il quale ci si riferisce ai libri stampati nel 400 e, in alcuni casi, anche quelli della prima parte del 500 dato che molte loro caratteristiche esteriori sono molto simili a quelle delle stampe quattrocentesche, in buona parte analoghe a quelle dei manoscritti) furono per lo più stampati in latino, le pubblicazioni del secolo successivo, le cinquecentine, furono stampate sempre più in volgare in virtù dello sviluppo delle lingue nazionali. L’incremento della pubblicazione aumentava con l’incremento dei lettori. L’editoria italiana ebbe un grande successo soprattutto a Venezia, ma anche in altri paesi come Francia e Germania.

  • Paratesto: il testo si presenta raramente nella sua nudità, senza il rinforzo e l’accompagnamento di un certo numero di produzioni verbali o non verbali come un nome d’autore, un titolo, una prefazione, delle illustrazioni; elementi che contornano il testo e lo prolungano per presentarlo, per renderlo presente, per assicurare la sua presenza nel mondo, la sua ricezione e il suo consumo in forma di libro. Questo accompagnamento costituisce il paratesto dell’opera ed è attraverso di esso, dunque, che il testo diventa libro.

Nel periodo che va dal XVII al XVIII secolo si ha un periodo di crisi di crescita, segnato da un ulteriore incremento di lettori (appartenenti a molteplici ceti sociali) e pubblicazioni e da un progressivo divario tra pubblicazioni di pregio e, la gran parte, edizioni popolari. Si può parlare di decadenza tecnico formale del libro, spesso meno curato esteticamente e filologicamente. A partire dalla seconda metà del 700 grazie alla diffusione dell’istruzione la posizione del libro si consolida sempre di più, divulgando nuove ideologie e nuovi gusti letterari.

Questa inarrestabile crescita editoriale e la sempre maggiore diffusione e richiesta di libri induce alla produzione delle contraffazioni (una forma di pirateria in vigore in Italia prima dell’unità che consisteva nella riproduzione abusiva di un’edizione di successo realizzata per eludere diritti di proprietà e assicurarsi maggiore profitto) e a nuovi sistemi di copertura finanziaria, come ad esempio la sottoscrizione.

Nei primi secoli della stampa gli autori per vedere pubblicate le proprie opere non avevano esitato, in mancanza di protezioni o commesse, a farsi editori o addirittura ad impiantare piccole stamperie: nel 700 essi incominciano a ricorrere ad un altro sistema, quello della sottoscrizione che, basata su un rapporto di fiducia fra cliente e venditore, si configura come una proposta di acquisto con importanti vantaggi per il pubblico, quali il prezzo di favore, la rateazione della spesa e la possibilità di ricevere a domicilio l’opera.

Le prime falsificazioni erano dovute a una legislazione carente, le copie contraffatte portavano veritiere indicazioni tipografiche incuranti dei privilegi originari. La produzione e la commercializzazione del libro si consolidano nel corso dell’800 grazie a nuove tecniche di stampa e all’espansione dell’alfabetizzazione e con essa della consuetudine alla lettura. Cominciano ad imporsi nuove case editrici alcune orientate a soddisfare il mercato scolastico. La stessa veste del libro si modifica, nascono le collane e le serie, si sviluppa la stampa periodica.

Le parti costitutive del libro

Ci sono alcune componenti dell’oggetto libro che non possono non essere prese in considerazione ai fini della descrizione di una pubblicazione all’interno di una bibliografia; il primo elemento da focalizzare e prendere in primaria considerazione è il frontespizio poiché vi sono segnalati il nome dell’autore, il titolo, l’editore, il luogo e la data di edizione.

Esistono diversi tipi di frontespizio, tipografici (di soli caratteri), incisi (interamente prodotti tramite incisione) e con incisioni (con la presenza di incisioni accompagnate dal testo tipografico). Per quanto riguarda la struttura vi è la presenza della marca, di titoli molto estesi, di cornici e di notizie relative a dedicatari e dedicanti, curatori e commentatori, informazioni su tipografo, editore e libraio presso cui il libro è in vendita.

Altre componenti importanti e da considerare nel caso di una descrizione del documento più dettagliata sono: l’antiporta è posizionata nella pagina precedente il frontespizio e reca un’incisione in rame costituita da un’immagine o da un ritratto, può portare indicazione del titolo e dell’autore. Il corredo iconografico, del quale fa parte anche l’antiporta, può essere costituito da illustrazioni, tavole, capilettera, aggiunge un valore estetico alla pubblicazione. Infine il colophon si trova alla fine della pubblicazione, elenca i dati identificativi essenziali di un’edizione. Esso risulta importante soprattutto negli incunaboli, ancora privi di frontespizio, perché forniva indicazioni sul nome del tipografo e dell’editore, sulla data e sul luogo di stampa.

Il documento digitale

L’avvento del web ha dato vita ad un nuovo concetto di documento strettamente legato al supporto digitale con cui esso viene rappresentato. Il documento digitale è un oggetto (testo, immagine) la cui informazione è codificata con un linguaggio di rappresentazione di tipo numerico espresso in bit e memorizzato su un supporto (hard disk, dvd).

Il documento digitale si distingue da quello a stampa perché è manipolabile (può essere tagliato, modificato, integrato), flessibile (consente di combinare tipologie di materiali informativi diversi) e duplicabile (riproducibile all’infinito). Queste caratteristiche contrastano con i principi di autorialità, stabilità e inalterabilità del testo a stampa. La fluidità del documento digitale, la sua manipolabilità, l’essere luogo di interazione di numerosi soggetti che ne possono modificare la fisionomia originaria contrasta infatti con il principio di autorialità espresso dal diritto d’autore.

Tra il XVI e il XVIII secolo la pubblicazione di un’opera a stampa e l’esercizio dell’attività tipografica e libraria era soggetta alla concessione di privilegi conferiti in via esclusiva dalle autorità di governo soprattutto con la finalità di tutelare le opere dalle contraffazioni. Il primo privilegio di stampa fu concesso dalla Repubblica di Venezia nel settembre del 1469 a Giovanni Da Spira, conferendogli facoltà esclusiva di esercitare per 5 anni la stampa in tutto il territorio della Repubblica.

Nel 1710 il parlamento britannico approvò la prima legge europea sul copyright che riconosce nell’autore il titolare originario del monopolio sulla riproduzione del proprio lavoro. La legge che attualmente regola il diritto d’autore risale al 1941 e con essa si istituiva la tutela delle opere dell’ingegno, la tutela consiste in una serie di diritti esclusivi di utilizzazione economica dell’opera e di diritti morali. I diritti di utilizzazione economica durano per tutta la vita dell’autore e fino a 70 anni dopo la sua morte, trascorso questo periodo l’opera diventa di dominio pubblico, cioè liberamente utilizzabile senza autorizzazione e senza dover corrispondere compensi.

Il titolare dei diritti d’autore è dunque l’autore in quanto creatore dell’opera. I diritti economici sono quelli di riproduzione, esecuzione o lettura pubblica dell’opera, diffusione e di distribuzione, invece quelli morali sono i diritti di paternità dell’opera, di integrità (opporsi a deformazioni e modifiche) e pubblicazione (diritto di decidere se pubblicare o meno). In Italia la SIAE svolge un’attività intermediaria per la gestione dei diritti d’autore concedendo autorizzazioni per l’uso delle opere protette e riscuotendo i compensi per diritto d’autore.

La scrittura elettronica introduce una nuova concezione giuridica del diritto d’autore e modifica la nostra percezione di testo. L’avantesto, cioè tutto ciò che precede il testo nella sua forma definitiva, sta scomparendo; bozze e appunti vengono assorbiti dal testo senza lasciare traccia. Inoltre grazie alla dimensione dell’ipertestualità, tipica del testo digitale, cambiano le relazioni interne tra le parti costitutive del documento stesso, non più inteso come testo chiuso e autosufficiente, ma reticolare ed esplorabile attraverso collegamenti (link) che lo aprono anche a risorse esterne ad esso.

L’ipertesto è un documento costituito da un insieme di informazioni di varia natura (testi, immagini, suoni, video), detti nodi e organizzato secondo un ordine che non risponde ad alcun vincolo di sequenzialità. Il passaggio da un nodo all’altro avviene da parte del lettore, il quale sceglie liberamente che itinerario percorrere, attraverso collegamenti detti link.

Raccolte librarie e tipologie di biblioteche

Sin dall’antichità si sono create raccolte di documenti costituendo più o meno corpose biblioteche, prima private e poi anche pubbliche. Una biblioteca è dunque un luogo dove si raccoglie un numero variabile di libri che vengono disposti e schedati secondo procedure diverse ma accomunate dalla volontà di agevolare il loro utilizzo da parte del lettore.

Queste raccolte si creano e arricchiscono attraverso: l’acquisto, il dono o i lasciti da parte di privati o associazioni, lo scambio fra biblioteche che consiste in un accordo attraverso cui i soggetti coinvolti si impegnano a scambiarsi le pubblicazioni, il deposito legale che prevede l’obbligo di inviare alle due biblioteche nazionali centrali di Firenze e di Roma e ad altre due biblioteche i documenti destinati all’uso pubblico prodotti in Italia, allo scopo di costituire l’archivio nazionale e regionale della produzione editoriale.

Esiste una distinzione tra biblioteche di conservazione atte a fungere da memoria storica dei prodotti comunicativi di una comunità di autori, biblioteche di ricerca che soddisfano le esigenze di studiosi e studenti e le biblioteche di pubblica lettura tese a promuovere e agevolare la fruizione e la divulgazione dei documenti.

Le biblioteche possono poi essere distinte in base all’ente di appartenenza, alle finalità, alle raccolte possedute, all’utenza a cui sono destinate e alle procedure adottate nei processi di mediazione. Per quanto concerne gli enti di appartenenza, oltre alle biblioteche che dipendono da comuni, province, regioni e università, quelle pubbliche statali rivestono una particolare importanza. Esse dipendono dal ministero per i beni culturali e ambientali, sono 46 e raccolgono la produzione editoriale italiana a livello nazionale e locale. Le due biblioteche nazionali centrali, di Firenze e di Roma, hanno il compito di raccogliere e documentare tutto quanto viene stampato in Italia.

La storia millenaria delle biblioteche coincide con tre grandi nuclei storici: nasce dagli scriptoria monastici, continua con l’opera dei grandi umanisti presso le corti rinascimentali e si consolida durante il secolo dei lumi e il periodo post-unitario. Esse sono i luoghi elettivi della ricerca, in quanto depositarie della memoria registrata. Insieme ad archivi e musei costituiscono i luoghi in cui si è stratificata nel tempo la memoria scritta.

La catalogazione è quella procedura che ha lo scopo di mettere in relazione i documenti custoditi presso una biblioteca, evidenziandone le peculiarità significative, coi bisogni informativi dei lettori. Suo prodotto compiuto è il catalogo che serve a comunicare al pubblico notizie intorno ad un documento, così da consentirne l’individuazione e il riconoscimento fra milioni di altri documenti e di catturarne i dati peculiari. Il catalogo è dunque uno strumento di comunicazione che svolge un ruolo di mediazione tra il libro e il lettore e che per essere comprensibile deve possedere due requisiti: normalizzazione e uniformità.

Di qui la necessità di ricorrere a principi fissi e a rigorose regole di compilazione quanto più possibile universalmente riconosciute e condivise. Per garantire normalizzazione e uniformità sono state quindi approntate, a livello nazionale e internazionale, regole e norme. In Italia, dopo la pubblicazione nel 1979 delle RICA ossia delle Regole italiane di catalogazione per autore, nel 2009 sono entrate in vigore le REICAT, ossia le nuove regole di catalogazione che offrono una guida dettagliata, con un grande numero di esempi, per la catalogazione di tutti i materiali acquisiti dalle biblioteche, antichi e moderni.

I due tipi di cataloghi tradizionali fondamentali rispondono alle principali esigenze degli utenti; da un lato sapere se una specifica pubblicazione è disponibile nella biblioteca e dall’altro accertare quali testi sono disponibili su un determinato argomento:

  • Catalogo per autore (e titoli)
  • Catalogo per accesso semantico (per lo più per soggetto)

Il catalogo è dunque il cuore di una biblioteca poiché senza di esso una biblioteca sarebbe un ammasso di libri inutilizzabile. Il catalogo quindi nasce con la biblioteca, nel tempo ha assunto connotazioni differenti. Prima era scritto, poi venne stampato, ma erano sempre volumi che elencavano la collocazione dei libri posseduti. Il limite del catalogo era che essendo un libro una volta che veniva realizzato non poteva essere modificato quando doveva essere inserito un nuovo libro, si parla quindi di repentino invecchiamento soprattutto quando era stampato. Nel 800 nasce il catalogo a schede mobili, il libro viene rappresentato da una scheda cartacea così ogni nuovo documento poteva essere inserito al posto giusto.

I cataloghi elettronici delle biblioteche, gli OPAC, sono composti da registrazioni catalografiche (records) che hanno, come le schede dei tradizionali cataloghi cartacei, la funzione di descrivere e localizzare una pubblicazione. Ogni record è diviso in campi, ciascuno dei quali veicola elementi informativi e descrittivi diversi (autore, titolo, pubblicazione). È in atto un’evoluzione degli OPAC tradizionali verso più raffinati strumenti di ricerca, i cosiddetti discovery system, che consentono all’utente di espandere automaticamente la ricerca a risorse esterne al catalogo utilizzato.

I cataloghi delle principali biblioteche europee e statunitensi e i cataloghi collettivi nazionali rappresentano un fondamentale ausilio bibliografico per la consistenza informativa e l’accuratezza descrittiva. Tra i cataloghi più significativi:

  • NUC: cumula le registrazioni di un consistente numero di cataloghi di biblioteche statunitensi e canadesi
  • SBN (Servizio bibliotecario nazionale): che in Italia offre un catalogo collettivo online comprendente 12 milioni di registrazioni bibliografiche

Esistono tre principali strumenti di informazione libraria. L’abstract è un riassunto del contenuto di un testo in forma abbreviata (massimo 250 parole) e privo di elementi interpretativi e critici, che entra nel merito del documento andando oltre la funzione puramente nominale e segnaletica dell’informazione bibliografica di base. Così il documento, descritto nei suoi aspetti formali e semantici acquista piena visibilità dando all’utente la possibilità di decidere se la sua lettura integrale può essergli utile o meno. Esso, oltre ad essere sintetico, deve essere preciso nella citazione dei dati bibliografici e chiaro nell’uso del linguaggio che deve essere controllato, conciso e referenziale.

La segnalazione libraria, generalmente ospitata nella stampa periodica e in determinati siti on-line, si presenta simile all’abstract perché centrale, anche in questo caso, è la descrizione dell’argomento del libro. Tuttavia essa si distingue dall’abstract per il taglio agile e colloquiale e per la presenza di elementi valutativi.

La recensione è più complessa e più articolata (a differenza delle altre qui si raccomanda una lettura integrale minuziosa dell’opera) perché prevede di fornire informazioni sull’autore, fare il punto della ricerca sul tema proposto, descrivere il contenuto del libro ma senza limiti di spazio, illustrare le qualità e le lacune dell’opera, fare osservazioni sullo stile espositivo, vedere quali problemi il libro lascia aperti e se apre nuove prospettive di ricerca. Oggi, la crescente quantità delle pubblicazioni è inconciliabile con il mandato originario della recensione, che è quello di informare sulla qualità piuttosto che sulla quantità.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/08 Archivistica, bibliografia e biblioteconomia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher swanrhcp di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Bibliografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Montecchi Giorgio.
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