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Psicologia e salute

Modelli di salute

La salute viene concepita con due dimensioni:

Modello biomedico

Il modello biomedico concepisce la salute e la malattia come polarità opposte di un continuum e considera la salute semplicemente come assenza di malattia. Tale modello è centrato sulla malattia e attribuisce al paziente il ruolo di portatore passivo di un problema. Questo modello pone l'accento sulla misurazione oggettiva, univoca e ripetibile della malattia tramite la rilevazione dei parametri fisiologici, parlando quindi di salute oggettiva come condizione fisica misurabile oggettivamente.

Modello biopsicosociale

Il modello biopsicosociale tiene in considerazione il paziente come persona, il contesto sociale in cui vive e l'apparato sanitario che la società cui appartiene ha sviluppato per affrontare le conseguenze della malattia. Qui la malattia e il medico cedono il ruolo centrale a favore dell’individuo. Riguardo la patologia, emerge come tra le cause vi possano essere comportamenti attivamente scelti dall'individuo. Il modello ha come obiettivo la partecipazione dell'individuo anche nella fase di prevenzione, attraverso l'abbandono dei comportamenti nocivi a favore di quelli salutari. Dare priorità alla persona significa tenerne in considerazione la prospettiva soggettiva, poiché l'individuo è infatti capace di fornire una misurazione soggettiva del proprio stato, altrettanto affidabile dei parametri e degli indicatori oggettivi.

Indicatori di salute secondo Veenhoven

Veenhoven afferma che gli indicatori presentano due dimensioni, una relativa al contenuto e una alla valutazione. La differenza oggettivo/soggettiva si può applicare a ognuna di esse. Un contenuto può essere oggettivo oppure soggettivo, così come la valutazione. Contenuto e valutazione danno origine a quattro possibili combinazioni:

  • Contenuto oggettivo/valutazione oggettiva: è il caso della ricchezza di una persona misurata in base alla somma di denaro sul conto corrente.
  • Contenuto oggettivo/valutazione soggettiva: la medesima ricchezza materiale è misurata attraverso la percezione individuale di ricchezza.
  • Contenuto soggettivo/valutazione oggettiva: un esempio è la misurazione della felicità di una popolazione in base al tasso di suicidio.
  • Contenuto soggettivo/valutazione soggettiva: in questo caso la felicità è misurata tramite auto-valutazioni effettuate da individui della popolazione.

Per i contenuti soggettivi le critiche sono di due tipi: da un punto di vista pragmatico si sostiene che essi siano instabili (variano nel tempo e nella situazione), incomparabili (persone diverse si basano su criteri diversi) e inintelligibili (le cause dei contenuti sono ampiamente implicite, inconsapevoli). Per quanto riguarda le valutazioni soggettive, le critiche vengono rivolte alla capacità dell’individuo di accedere attraverso l'auto-valutazione ai contenuti che si vogliono indagare. Si tratta di dubbi di validità legati alla possibilità che le domande possano evocare nelle persone contenuti diversi da quelli che aveva in mente il ricercatore.

Vantaggi delle misurazioni soggettive

I limiti degli indicatori soggettivi non sono di per sé sufficienti a garantire la superiorità degli indicatori oggettivi, in quanto questi ultimi non bastano a fornire un quadro adeguato di fenomeni per definizione complessi. I vantaggi delle misurazioni soggettive potrebbero essere i seguenti: si tratta di misure più accurate e inclusive dello stato di salute e dei fattori di rischio, sono valutazioni dinamiche che tengono in considerazione l'andamento della salute nel tempo e non solo lo stato attuale, e influenzano il comportamento.

Concezione di salute dell'OMS

La concezione di salute adottata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità è: "La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non mera assenza di malattia o infermità". Essa sposta l'accento dall’assenza di malattia alla presenza di benessere e dalla cura alla prevenzione. Inoltre, comporta due conseguenze degne di approfondimento: anzitutto, salute e malattia non essendo più poli opposti di un continuum ma dimensioni almeno parzialmente indipendenti possono anche essere compresenti e influenzarsi reciprocamente. In secondo luogo, poiché salute e malattia hanno un'importante componente soggettiva, non ha senso soppesarle esclusivamente in termini quantitativi. Occorre piuttosto interrogarsi sugli aspetti qualitativi della vita delle persone in virtù del fatto che più non significa bene e tantomeno meglio.

Benefit finding

Oltre ai diversi fattori all'origine di salute e malattia, è stato osservato come nella malattia sia possibile individuare aspetti positivi. Tale fenomeno ha preso il nome di benefit finding, ossia il conseguimento di benefici derivanti dalle avversità in generale e dalla malattia nello specifico. In uno studio con un campione di persone disabili è stato descritto un apparente paradosso: la maggioranza dei partecipanti riportava serie limitazioni nelle attività quotidiane e problemi nello svolgere il proprio ruolo sociale, tuttavia sosteneva anche di godere di una buona ed eccellente qualità di vita. Quindi, salute e malattia possono essere compresenti e sono caratterizzate da complessi rapporti di influenza reciproca.

Qualità di vita

Il termine qualità di vita si è diffuso rapidamente nel linguaggio degli operatori sanitari. Sviluppatosi negli Stati Uniti negli anni '60, il suo scopo era quello di introdurre nell’agenda politica americana la misurazione di indicatori sociali accanto a quelli economici, in quegli anni infatti si andava osservando come l’affluenza materiale non fosse sufficiente a garantire la "good life", quest'ultima infatti non poteva venire calcolata in dollari ma richiedeva la presenza di altre componenti come uguaglianza, partecipazione, rispetto, crescita personale.

L’OMS definisce la qualità di vita come "la percezione da parte degli individui della posizione che occupano nella propria vita, all'interno della cultura e del sistema di valori in cui vivono, e in relazione ai propri obiettivi, aspettative, parametri di riferimento e interessi". Spesso sono necessarie informazioni più dettagliate rispetto a un generale giudizio di miglioramento o deterioramento della qualità di vita, è importante quindi sapere con esattezza in quali aree si verificano tali cambiamenti. Il gruppo WHOQOL ha individuato a proposito sei ambiti: salute fisica, area psicologica, indipendenza, relazioni sociali, ambiente e spiritualità, religione e credenze personali. Infine, vi è una sezione generale relativa a giudizi circa la qualità della vita globale.

Importanza dei domini della qualità di vita

Non solo è importante considerare i singoli domini: i risultati della ricerca suggeriscono l'utilità di un indicatore globale di qualità di vita come strumento per identificare le persone ad alto rischio di esiti clinici avversi. In uno studio è stato infatti rilevato che i partecipanti che riportavano una qualità di vita globalmente scadente avevano maggiore possibilità di andare incontro a esiti clinici avversi. Inoltre, la misura della qualità di vita globale contribuisce a predire gli esiti avversi, anche indipendentemente da variabili socio-demografiche, condizioni mediche di base e salute percepita. Il giudizio di qualità di vita generale non è propriamente la sommatoria dei giudizi relativi ai diversi domini, si tratta piuttosto di una percezione globale in cui i domini e il loro relativo peso si combinano in maniera complessa.

Benessere secondo Carl Rogers

Allo psicologo umanistico Carl Rogers si deve la definizione di benessere come funzionamento completo, come dispiegamento delle potenzialità individuali. Nell’essere umano vi è cioè la tendenza di imprimere una direzione costruttiva allo sviluppo, verso la piena realizzazione degli aspetti sani e creativi della persona.

Psicologia positiva

Negli ultimi 10 anni si è assistito a un rinnovato interesse scientifico nei confronti del benessere con lo sviluppo della psicologia positiva. Il movimento nasce con l'intento di ampliare l’ambito di attenzione degli psicologi. Il trattamento terapeutico non implica soltanto riparare ciò che non funziona ma anche costruire su ciò che va bene, sulle risorse personali.

Definizione di benessere edonico ed eudaimonico

La definizione di benessere come piacere edonico o felicità viene fatta risalire ad Aristippo, egli insegnava come lo scopo della vita fosse ottenere il massimo grado di piacere. La versione dell’edonismo che ha prevalso in psicologia è quella di felicità soggettiva, non riconducibile al mero piacere fisico ma che può derivare anche dal raggiungimento di obiettivi o risultati relativi ai vari domini vita.

Il termine eudaimonia, inteso come il processo di sviluppo delle autentiche potenzialità dell'individuo, si deve invece ad Aristotele. Il filosofo greco intendeva contrapporsi alla felicità edonica, considerata un’idea volgare in grado di rendere gli uomini servili seguaci dei desideri. In questa prospettiva la vera felicità risiede piuttosto nella coltivazione ed espressione delle virtù individuali in armonia con il mondo circostante.

Distinzione tra eudaimonia ed edonismo

  • Eudaimonia è un processo di costruzione continua, di crescita di complessità; l’edonismo invece si riferisce a uno stato di appagamento connesso al raggiungimento di un equilibrio omeostatico ottenuto attraverso il soddisfacimento dei desideri.
  • Eudaimonia ed edonismo sono legati a differenti dimensioni dell'esperienza. La prima è correlata prevalentemente all’interesse, all'apertura verso le novità, all’opportunità di crescita, all’impegno e allo sforzo, il secondo alla piacevolezza e affettività positiva.
  • L’eudaimonia si sviluppa quando le attività quotidiane sono concorrenti con i valori profondi della persona. Non comprende solo la soddisfazione individuale, come nell’edonismo, ma anche un percorso di integrazione.

Benessere soggettivo

Il benessere soggettivo, proposto da Ed Diener, implica percezione di soddisfazione di vita e prevalenza di tono affettivo positivo rispetto a tono affettivo negativo. Nello specifico le persone sono chiamate a formulare giudizi assai generali circa questi aspetti cognitivi ed affettivi di benessere tenendo in considerazione globalmente la propria vita. La persona non è in grado di considerare tutti gli aspetti della propria esistenza e quindi tende a fornire una valutazione sommaria che non rappresenta una somma matematica bensì attribuisce maggiore rilevanza o salienza ad alcuni ambiti della propria vita piuttosto che ad altri.

La felicità viene intesa come una caratteristica individuale di tratto, cioè stabile, soggettiva e moderatamente ereditabile geneticamente: è stato osservato che coloro che si descrivono felici tendono a interpretare i medesimi eventi della vita in modo più favorevole rispetto agli infelici. Si è anche rilevato che fattori come salute, reddito, livello di istruzione o stato civile spiegano soltanto una piccola porzione della varianza registrata con le misure di benessere.

Teoria della selezione psicologica

Secondo Brickman e Campbell ciò è dovuto al fatto che di fronte a eventi positivi o negativi, inizialmente le persone reagiscono in modo estremo, con il tempo però tendono ad adattarsi e a tornare al livello originale di felicità che le caratterizza. La ricerca ha mostrato che vi sono persone che non si adattano mai completamente alle circostanze avverse anche dopo molti anni. Viceversa vi sono persone che raggiungono migliori livelli di benessere proprio a seguito di un evento sfavorevole, grazie all’attivazione di risorse personali come l'accettazione e l'attribuzione di significato.

In merito all’effetto del benessere soggettivo sulla salute, la ricerca ha mostrato l'esistenza di influenze positive dirette e indirette. Il benessere soggettivo infatti permette di predire salute fisica, relazioni soddisfacenti, gestione adeguata delle proprie condizioni di salute e longevità. Nonostante vi sia una correlazione positiva tra salute fisica percepita e benessere soggettivo, è probabile tuttavia che il quadro della situazione sia più complesso.

Oggetto della teoria della selezione psicologica è lo studio dell’esperienza soggettiva e del suo ruolo nel processo di crescita personale nella prospettiva eudaimonica. L'esperienza soggettiva è costituita da cognizioni, emozioni e motivazioni. Essa rappresenta l'elaborazione consapevole di informazioni provenienti sia dall'ambiente esterno che dal mondo interno. Tali informazioni devono essere selezionate poiché le funzioni psichiche deputate alla loro elaborazione sono fisiologicamente limitate.

Esperienza ottimale e flow

Numerosi studi hanno evidenziato come la qualità dell'esperienza sia funzione di due variabili chiave: i Challenge e gli skill percepiti. I Challenge rappresentano le sfide e le opportunità d'azione percepite dall’individuo nell’ambiente. Gli skill rappresentano le capacità che la persona percepisce di possedere nel fronteggiare tali sfide. È stato osservato che la qualità dell'esperienza si modifica in base alla valutazione soggettiva delle capacità possedute rispetto alle sfide offerte dall’ambiente, quindi quando si percepiscono Challenge elevati e skill adeguati per fronteggiarli viene riportato uno stato esperienza ottimale o flow. Proprio in virtù delle sue caratteristiche positive, l'esperienza ottimale tende ad essere ricercata e selezionata preferenzialmente dagli individui. Questo processo è stato definito selezione psicologica: l'individuo tenderà a organizzare la propria vita intorno alle attività specificamente associate all’esperienza ottimale dette anche attività ottimali.

Trasformazione dell'esperienza ottimale

Le condizioni fisiche di per sé non ostacolano direttamente il reperimento di esperienze ottimali. La situazione è più complessa quando la disabilità è acquisita, ossia conseguente a un trauma o incidente. In questo caso la ricerca ha individuato un fenomeno definito trasformazione dell'esperienza ottimale. A seguito di un evento disabilitante e delle limitazioni imposte dalle nuove condizioni fisiche un individuo può non avere più accesso alle attività precedentemente associate all’esperienza ottimale.

Esperienza ottimale in ambito riabilitativo

Il ruolo dell'esperienza ottimale è stato indagato anche in relazione al processo riabilitativo nell'ambito dei disturbi alimentari e dei disturbi psichiatrici. A questo scopo è stato utilizzato un metodo di rilevazione in tempo reale del contesto di vita dei partecipanti e dell’esperienza soggettiva ad esso connessa. Nel primo caso è stata monitorata la permanenza di 28 pazienti obesi presso una struttura ospedaliera dedicata al trattamento dei processi degenerativi delle malattie metaboliche. Durante l'ospedalizzazione i partecipanti riportavano elevato investimento nell’esercizio fisico e impegno a modificare le proprie abitudini alimentari. Una volta tornati a casa, però, si assiste a un calo nella frequenza delle attività ottimali connesso alla cura, con conseguente potenziale riduzione dei benefici ottenuti in ospedale. A questo punto diventa fondamentale prendere in considerazione i fattori contestuali della vita quotidiana delle persone al fine di aiutarle a preservare nella perdita di peso e favorire il mantenimento di una migliore forma fisica a lungo termine.

Nel secondo caso sono stati monitorati 27 pazienti con disturbi psichiatrici. I risultati hanno evidenziato come le attività riabilitative proposte siano fonte privilegiata di esperienza ottimale rispetto ad altre attività che le persone possono decidere di svolgere presso il centro nel loro tempo libero.

Esperienza ottimale mimetica

Nell'ambito della tossicodipendenza è stato rilevato un altro fenomeno interessante: l’esperienza ottimale mimetica. L'esperienza associata all’assunzione di sostanze psicotrope è risultata infatti per molti aspetti analoga a quella ottimale. Questa però, nel caso dell’esperienza ottimale, è associata all'investimento delle capacità personali in opportunità d'azione complesse; nel caso di consumo di droga è artificialmente provocata dalla sostanza.

Teoria dell'autodeterminazione

La teoria dell'autodeterminazione è stata proposta da Ed Deci e Richard Ryan. Essa sostiene che per comprendere il comportamento delle persone e poter identificare le azioni che conducono al benessere occorre anzitutto esplorare i bisogni da cui prendono le mosse. Gli autori sostengono che gli esseri umani sono spinti non soltanto da esigenze fisiologiche ma anche da bisogni psicologici di base definiti elementi nutritivi innati ed essenziali per la crescita psicologica, l'integrità ed il benessere. Questi bisogni sono tre: competenza, autonomia e relazionalità. Per definizione perseguire questi bisogni e soddisfarli con successo conduce al benessere psicologico e fisico dell'individuo.

Motivazione intrinseca ed estrinseca

Per quanto riguarda la motivazione viene introdotta la distinzione tra due tipi di motivazione: intrinseca ed estrinseca. La motivazione è definita estrinseca quando la ragione per svolgere un'attività risiede all'esterno dell'attività stessa. Il comportamento è cioè alimentato dal desiderio di ricompensa esterna e l'individuo si impegna ad attuare il comportamento per il tempo e con lo scopo necessari a ottenere la ricompensa. Per motivazione intrinseca si intende la propensione innata e naturale a svolgere un'attività per il piacere che ne deriva e non per ottenere gratificazioni o premi. Questi due tipi di motivazioni non sono compatibili.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giuggijr di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Attività in psicologia clinica e della salute e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Giangrasso Barbara.
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