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Edilizia residenziale in Italia nell’altomedioevo

Capitolo primo. La casa altomedievale. Un tema storiografico

Lo spazio abitativo è quello che rispecchia di più l’individuo (la mentalità, strutture e condizionamenti sociali, le

possibilità economiche). Tipologie edilizie e modi dell’abitare sono uno dei modi con cui si riproducono e si

trasmettono gerarchie e condizionamenti. Per lungo tempo lo studio dell’edilizia residenziale è stata messa da

parte in favore delle indagini sugli spazi e monumenti pubblici oppure in favore delle necropoli. Al contrario

della Francia con la scuola delle Annales, in Italia i rapporti tra scienze geografiche e storiche erano

inesistenti, facendo sì che il paese scontasse un ritardo rispetto agli altri paesi europei (infatti da noi le

ricerche sull’edilizia residenziale altomedievale si sono avviate quando altrove si era già alla fase delle

monografie di sintesi, come quelle francesi di Jean Chapelot, Robert Fossier del 1980 e quella tedesca di

Peter Donat del 1980).

La prima pubblicazione di strutture abitative altomedievali in Italia risale al 1865 ad opera di Luigi Pigorini, ma

è una pubblicazione involontaria perché relativa ad alcune capanne che il paletnologo aveva scavato a

Fontanellato (vicino Parma) scambiandole per protostoriche (Pigorini corresse l’errore vent’anni dopo), le

definisce strutture barbariche aprendo il tema della definizione etnica delle tipologie edilizie altomedievali.

Un altro erede della tradizione positivista è Paolo Orsi che nel 1942 studia l’edilizia rupestre siciliana,

stabilendo per la prima volta la funzione residenziale di queste particolari abitazioni fino ad allora attribuite ad

insediamenti monastici basiliani.

La nascita di un interesse per l’aspetto tipologico si deve a Michelangelo Cagiano de Azevedo, che con i suoi

studi analizza i dati delle fonti scritte e contribuisce sullo studio delle tipologie residenziali urbane di alto livello

(1972 Codex Traditionum Ecclesiae Ravennatis); a lui nel 1976 si deve una delle prime pubblicazioni di scavo

relative a capanne altomedievali in legno (attribuite a popolazioni longobarde per via dell’edilizia in legno),

anche grazie allo stimolo degli studiosi stranieri operanti nel nostro paese (es degli archeologi britannici

scoprono due case in legno installatesi nel VI sec nel Foro di Luni, con riferimento all’edilizia bizantina

superando la precedente ideologia errata che prevedeva case di legno per le popolazioni germaniche e quelle

in pietra per i bizantini).

Nel 1974 nasce la rivista “Archeologia Medievale”, è un periodo in cui in Italia gli archeologi si confrontano con

temi storiografici di ampio respiro (Carandini 1975) e si diffondevano metodi di indagine stratigrafica in grado

di indagare anche quelle fasi storiche con poche testimonianze monumentali e strutture solide (si scoprirono le

strutture residenziali altomedievali, ma il fatto che vi fossero poche pubblicazioni rallentò i dibattiti

storiografici).

Negli anni Ottanta furono i paesaggi urbani ad attirare l’interesse degli studiosi (perché visti come periodo di

transizione tra città antica e medievale): vennero messe in luce le strutture residenziali di V-VII sec di Brescia

e Verona (con Brogiolo 1987-1988 e La Rocca 1986) che aprirono il dibattito continuità/discontinuità tra città

antica e medievale; invece per l’edilizia rurale ci si basava ancora sulle fonti scritte (Galetti 1983).

Nel 1992 il convegno di Siena costituì l’ingresso dell’archeologia nelle discussioni interdisciplinari

altomedievali (Francovich e Noyè 1994) però l’edilizia residenziale era diviso nel saggio dedicato alle fonti

scritte (P. Galetti) e nel saggio dedicato alle evidenze materiali (dell’archeologo R. Parenti).

Il convegno di Monte Barro era dedicato all’edilizia residenziale e G.P. Brogiolo indicò dei filoni di ricerca da

perseguire per valorizzare i dati archeologici: 1 componenti e tecnologia, 2 funzione e tipologia, 3

organizzazione del lavoro, 4 aspetti sociali ed economici.

Gli scavi toscani di Riccardo Francovich hanno portato un incremento nelle informazioni sui modelli di

insediamento nelle campagne altomedievali e sulle tipologie edilizie ad essi connessi, promuovendo il primo

inventario delle strutture abitative altomedievali in materiale deperibile.

L’Italia medievale è rimasta ai margini dei discorsi sull’edilizia residenziale e insediamenti altomedievali, ma in

seguito ha recuperato con le ricerche avviate in Puglia da G.Volpe e P.Arthur .

I temi sull’edilizia residenziale sono diversi, alcuni già anticipati da Brogiolo: i modi di costruire, le tecniche

edilizie (in pietra e in materiale deperibile), l’organizzazione del cantiere e approvvigionamento del materiale

(tema del reimpiego), tipologie edilizie (con interesse alle tipologie di strutture), le forme di insediamento rurale

(articolazione e dislocazione nel paesaggio e forme materiali in cui si organizza), le città e il paesaggio urbano

(soprattutto periodo altomedievale di VIII-X sec), transizione tra tarda antichità e medioevo. Altri campi di

indagine marginali (se consideriamo lo scarso interesse verso l’archeologia postprocessuale): analisi delle

strutture residenziali e storia delle mentalità, stili di vita, rapporto tra abitazione e struttura sociale.

Capitolo secondo. L’edilizia residenziale nella tarda antichità

Affonda le radici nel periodo ellenistico, ma si distingue da esso per alcune caratteristiche specifiche. Nel tardo

medioevo la struttura sociale si evolve e c’è la distinzione delle classi marcando anche le differenze nelle

tipologie edilizie, infatti l’aristocrazie tardo antica elabora tipi specifici sia in città che fuori città che si

diffondono nel IV sec.

Le residenze della classe ricca sono di grandi dimensioni e ricche di decorazioni, sia quelle urbane che le ville

sono complessi articolati e disposti attorno a spazi aperti (giardini e ninfei) decorati da mosaici e sectilia

marmorei (Olimpiodoro paragonava queste residenze a delle città nella città).

Nelle residenze tardo antiche vi erano ambienti absidati e polilobati: ambienti di rappresentanza, con strutture

curvilinee legate alla diffusione dello stibadium (tavola ricurva che nel III-IV sec sostituisce l’antico triclinio nelle

pratiche del banchetto). A Piazza Armerina sono stati trovati sia ambienti polilobati che ambienti absidati, si

suppone che i primi fossero destinati ai banchetti mentre i secondi aule di ricevimento per le apparitiones del

dominus alla sua clientela (imitando i cerimoniali imperiali). A Faragola (vicino Foggia, Puglia) in una ricca villa

del IV sec è stata trovata un’aula absidata con un raro stibadium in muratura quindi la sala era destinata ai

banchetti connessi con spettacoli musicali o di danza (che nella tarda antichità sostituiscono le conversazioni

che si tenevano nel triclinio). In ambito urbano queste dimore hanno diffusione limitata perché si

concentravano là dove vi era una committenza di altissimo livello.

Alcune volte sono state individuate strutture abitative di limitate dimensioni dove vi erano elementi caratteristici

delle abitazioni grandi (quindi presenza di aree aperte interne decorate con piccoli ninfei e porticati, presenza

di ambienti absidati, ricca decorazione con marmi colorati -> come domus romana di Octavius Felix), ma

erano case di famiglie di livello sociale più basso che aspiravano agli stili di vita dell’aristocrazia senatoria

oppure erano case di personaggi di alto livello che si trattenevano per poco tempo a Roma (magari per

esigenze del loro cursus honorum).

Nelle campagne si diffondono grandi complessi residenziali che erano dell’aristocrazia senatoria e servivano

come centro organizzativo delle proprietà. Tra media e tarda età imperiali vi è un processo di selezione che

vede la sparizione di molte ville rustiche (attorno a cui si organizzava il sistema produttivo e proprietario delle

campagne). Gli insediamenti rimasti raggiungono dimensioni e sfarzo giganteschi (es Piazza Armerina in

Sicilia; quella di Desenzano sul lago di Garda; la villa dei Quintili a Roma; la villa di Faragola in Puglia) e

ritroviamo elementi come aule absidate, polilobate, ninfei, decorazione marmorea, mosaici.

Queste residenze aristocratiche hanno quindi la base nell’epoca precedente ma caratteristiche nuove che

rimandano al Palazzo Imperiale di Costantinopoli.

Invece le abitazioni della classe medio-bassa continuano ad utilizzare tipologie edilizie ereditate dai secoli

precedenti.

Nei centri a forte densità abitativa (Roma, Ostia, Napoli) la massa della popolazione continua ad abitare nei

complessi plurifamiliari a più piani (erroneamente definiti insulae) che vengono ristrutturate.

Nei centri dell’Italia settentrionale continuano ad essere usate le domus ad atrio.

Tra IV-V sec si interrompono o si abbassano le opere di manutenzione, data la poca possibilità economica e

non per conservare gli edifici (anche perché vi è un degrado generale, addirittura usurano il pavimento fino al

sottosuolo).

In ambito rurale le residenze delle classi medio-basse (di basso livello) sono state studiate marginalmente,

comunque è attestata una lunga continuità d’uso delle strutture antiche come la fattoria del Podere S.Mario

edificata nel IV sec aC e utilizzata con poche modifiche fino al V sec dC, ha una struttura quadrangolare divisa

in due ambienti da un tramezzo e da un cortile con cisterna, il piano di calpestio è ribassato e in terra battuta,

l’elevato è in pietre legate da argilla e in incannucciata rivestita di argilla cruda. Strutture con basamento in

pietra a secco e alzato fatto di materiali deperibili sono costruite ex novo nel IV-V sec (es insediamenti di

Savignano presso Genova, di Felino presso Parma, di Gricignano presso Caserta). Più problematico il

ritrovamento di case fatte tutte in materiale deperibile (sappiamo dalle fonti che esistevano in epoca romana

capanne in legno e frasche nelle zone rurali) e sono poche le testimonianze prima del V sec. A Colle Carletti

vicino Pisa sono state trovate due capanne di III-IV sec, una quadrangolare con pali portanti ed elevato a

incannucciata su pietre e laterizi, l’altra quadrangolare con pali su un lato e forse coperta da tettoia inclinata e

impostata a terra.

A Brignano vicino Alessandria (in frazione S.Giorgio e Frascata) sono state trovate capanne della metà-fine IV

sec dove la una è rettangolare in argilla spalmata su legno e su base in pietra, l’altra è capanna circolare di

4m di diametro.

Nel Suburbio di Roma le capanne in materiale deperibili sono legate a un popolamento stagionale.

Quindi semplici case unifamiliari da uno o due ambienti in materiale deperibile erano comuni nelle campagne

tardo antiche, sia raggruppate in vici che isolate.

La fine del loro uso avviene nel V-VI sec. A Roma le grandi domus aristocratiche vengono abbandonate

(anche se continuano ad essere usati alcuni ambienti), come il complesso della stazione Termini: nel V sec

venne abbandonato e interrato adattando però la parte meridionale in un piccolo quartiere residenziale

disposto attorno a un piccolo cortile con portico, la planimetria rimanda alle domus di alto livello dell’epoca

precedente (ma la decorazione marmorea è sostituita da specchiature), questa residenza venne abbandonata

nel VI-VII sec.

Nonostante un impoverimento dello standard qualitativo la tipologia edilizia di riferimento delle classi medio-

alte rimane invariata. Nelle altre città d’Italia si abbandonano le domus nel V sec, ad esempio a Brescia: nel VI

sec le domus vengono destrutturate in cui gli spazi aperti vengono frazionati e utilizzati per attività artigianali o

a fini abitativi, infine vengono demolite e sostituite da nuovi edifici che hanno nuove tipologie edilizie. A Roma

le fonti di V sec testimoniano la presenza di strutture precarie in materiale deperibile nel Campo Marzio.

Nel periodo tardoantico le case di alto livello mostrano una maggiore persistenza, ad esempio a Ravenna (la

grande domus/Palazzo di Teodorico è un complesso attorno a un peristilio che non ha modifiche fino all’epoca

bizantina) oppure la domus di Cividale (identificata da Brogiolo con la residenza del duca longobardo articolata

attorno a un peristilio con molti ambienti, tra cui aula absidata di rappresentanza, la domus viene restaurata

nel VI-VII sec e nel VII deposto un sarcofago romano con un inumato col corredo longobardo), oppure i resti

rinvenuti nel duomo di Monza (secondo Paolo Diacono era il palazzo di Teodorico ristrutturato da Teodolinda,

sono due aule absidate tardo antiche ristrutturate nel periodo altomedievale). Sono rari i complessi tardo

antichi ristrutturati in periodo altomedievale, ma servivano alle aristocrazie altomedievali non solo longobarde

di cercare un rapporto di legittimazione attraverso il recupero del passato (questo spiega l’utilizzo delle

colonne o altri elementi a fini decorativi e non strutturali).

Il luogo dove più si mantengono elementi di continuità è la Roma Pontificia, infatti ancora nel IX sec Leone III

doterà il Laterano di triclini poliabsidati (che si ricollegano alle tipologie di IV-V sec).

In questo periodo le ville tardo antiche vengono abbandonate e destrutturate per via della crisi del sistema

produttivo.

Nell’avanzato V sec si costruiscono nel sud Italia alcune ville che si adeguano alla tradizione costruttiva

classica e sono dotate di ambienti absidati e termali delle strutture tardo antiche, ma vi sono anche delle

innovazioni: aspetto compatto delle strutture che non si articolano in ambienti disposti attorno ad aree aperte

ma sono un unico blocco di edifici; vengono trasferiti gli ambienti residenziali al piano superiore (elemento che

caratterizza le strutture di alto livello) di incerta origine (non si sa se sono allogeni, longobardi oppure bizantini,

ma probabilmente una semplice evoluzione interna al mondo romano) ma in grado di dare maggiore sicurezza

(data l’incerta situazione politica e allentamento dei poteri centrali)

La dislocazione al piano superiore è presente nelle strutture extraurbane di personaggi importanti della corte

gota o al re Teodorico stesso, cioè i palazzi di Galeata e Palazzolo nel ravennate e il palazzetto di Monte Barro

presso Lecco, sono tutti complessi residenziali articolati intorno a un grande cortile quadrangolare con portici

sul quale affacciano ambienti disposti in serie, al piano superiore avevano mosaici (a Galeata) e intonaci

dipinti (a Monte Barro) indice di alto livello architettonico, invece l’avere l’impianto termale (a Palazzolo) e i

portici colonnati è un rimando alla tradizione romana, ma hanno anche elementi difensivi e l’aspetto funzionale

del cortile centrale di una tradizione diversa (forse provinciale, forse le ville fortificate pannoniche, modelli

assorbiti dai goti quando stanziavano sul Danubio).

Le somiglianze tra queste residenze gote e residenze dell’Italia meridionale ha fatto supporre che quest’ultime

erano di proprietari di origine barbarica ma vi sono anche caratteri di continuità con le ville tardo antiche (nelle

ville di S.Giovanni e Quote S.Francesco c’è la sala absidata e la casa ha una funzione produttiva oltre che

residenziale).

Queste strutture cessano nel VI sec, perché momento di cerniera in cui le tradizioni abitative che si rifacevano

al passato si esauriscono e si diffondono tipologie edilizie nuove.

Capitolo terzo. Edilizia rurale e in materiale deperibile

Nell’altomedioevo l’edilizia rurale ha strutture semplici, compatte, costituite da un unico ambiente o al massimo

divise da tramezzi interni in un paio di ambienti, fatte con materiali poveri e costruite in modo basandosi su

conoscenze tecniche condivise dalla popolazione rurale perché non vi erano maestranze specializzate. Vi

sono molte forme, tecniche e materiali utilizzati che rende difficile tracciare delle linee evolutive delle diverse

tipologie edilizie.

Tra VI-X sec non vi è la differenziazione delle tipologie edilizie urbane e rurali per le case delle fasce medie e

basse (perché nelle città le case fanno parte di insediamenti più piccoli e ruralizzati con attività agricole e non

urbane).

Planimetria: piante quadrangolari; rettangolari o quadrate; ellittiche; capanne circolari.

Tecniche e materiali costruttivi: con armatura a pali portanti che reggono il tetto mentre le pareti fatte da

incannucciata o graticcio di rami rivestiti di argilla; pareti in argilla cruda con o senza pietra a secco; pareti in

legno con assi verticali inseriti in una trave orizzontale di base (stabbau) o in tronchi orizzontali (blockbau) con

o senza zoccolo di pietra.

Livello di calpestio: pavimento a livello del suolo; pavimento scavato da alcuni decimetri a più di un metro

(grubenhauser).

Ulteriori diversificazioni: la posizione dei focolari o collocazione di annessi funzionali.

Dove vengono costruite: il quadro insediativo è tema di dibattito (tra Brogiolo, Chavarrìa Arnau e Valenti),

perché secondo la tradizione erano abitati rurali altomedievali sparsi con abitazioni isolate e in piccoli gruppi

fino all’incastellamento di X-XI sec che avrebbe portato alla creazione di siti fortificati d’altura voluti da centri di

potere ecclesiastici, monastici e aristocratici; invece Valenti e Gelichi (dati gli scavi toscani ) hanno optato per

un abitato accentrato fin dall’inizio creando villaggi in luoghi elevati voluti dagli stessi contadini.

3.1 Strutture in armatura di pali portanti

Tipo più diffuso sia territorialmente che cronologicamente. La capanna è a pianta rettangolare e sostenuta da

pali portanti. Si attesta dal VI sec, ha una lunga continuità d’uso (nelle paludi pontine era utilizzata fino agli

inizi del XX sec). È difficile analizzare i dettagli costruttivi di queste strutture, dato che si analizzano solo i piani

d’uso e le fosse dei pali.

La copertura: o può poggiare su un trave portante centrale e poggiarsi con gli spioventi sui perimetrali, oppure

gravare solo sui pali perimetrali uniti in alto da traverse di congiunzione. Questi due sistemi hanno tecniche

diverse indice di diverse tradizioni costruttive, a livello archeologico la differenza può essere individuata solo

se la base delle strutture si è conservata oppure se sono presenti o no elementi di sostegno lungo l’asse

longitudinale.

Le pareti: il modo in cui sono state fatte è un elemento che non è sempre possibile individuare nello scavo, è

un elemento facilmente modificabile perché si basa sulle variabili ambientali non culturali. Nella maggior parte

dei casi le pareti sono fatte un intreccio vegetale (vimini, ramaglia) spalmato di argilla ma vi possono essere

anche pareti di sola argilla oppure di assi di legno.

Elementi particolari presenti in zone diverse: sono indice di tecniche ed espedienti costruttivi in contesti

diversi, forse dovuti a condizioni ambientali simili oppure con legami diretti che ad oggi ci sfuggono, è il caso di

capanne con pali perimetrali infissi dentro una canaletta che segue il perimetro della struttura (diffusa

nell’Europa centro-settentrionale e isole britanniche ma individuata di VII sec sia a Poggibonsi presso Siena

che a Roma nel Foro di Cesare); oppure un altro caso sono le capanne con armatura a pali portanti col piano

di calpestio interno ribassato (esempi di V-VI sec in Piemonte, Abruzzo ed Emilia -> a Martinsicuro/Truentum

vicino Teramo due case a pali di legno vennero edificate ai margini di un’antica via romana demolendo

precedenti strutture in muratura; a Fidenza vicino Parma sulla via Bacchini delle case in legno a pali portanti la

meglio conservata ha due ambienti divisi da un tramezzo centrale e un alzato conservato costituito da assi di

legno fissate all’esterno dei pali, è conservata un’unica fila di assi poggiati ai pali di sostegno, non ci sono

chiodi o legacci di fissaggio; a Collegno presso Torino strutture in pali portanti con alzati in terra sono in

relazione con una necropoli di età gota).

Nel VI-VII sec capanne a pali portanti sono attestate in diverse parti d’Italia. Nei siti toscani scavati da

Francovich sono stati individuati insediamenti accentrati d’altura risalenti ai primi secoli del medioevo

(Scarlino, Montarrenti, Poggibonsi, Donoratico, Miranduolo Chiusdino) con capanne rettangolari o ellittiche di

varie dimensioni e utilizzate per molto tempo dal VII al X-XI sec. La più antica di VII sec è una capanna di

Montarrenti, delimitata da pali scavati nella roccia e con un piano di calpestio formato dalla stessa roccia di

base livellata, la copertura è a un solo spiovente, di uso abitativo dato il focolare, utilizzata fino all’VIII sec. A

Poggibonsi e a Miranduolo gli insediamenti di epoca carolingia sono interpretati come curtensi, con una

grande struttura residenziale nella parte più elevata (centro dominicale): a Poggibonsi questa struttura ha

pianta ellittica costruito dopo una spianatura dell’area, rimane leggermente seminterrato, era retto da

un’armatura di pali e l’alzato era in terra, dentro vi sono tra ambienti distinti da tramezzi lignei (uno ad uso

residenziale per via del focolare a terra, un altro il magazzino o deposito di derrate alimentari), il tetto era retto

da una fila di pali centrali e ricoperto da materiale vegetale (mancano confronti precisi, ma è simile alle

longhouses dell’Europa continentale germanica che erano residenze del capo della comunità); a Miranduolo

questa struttura è forse la residenza del dominus o del suo rappresentante, è una grande capanna a pali

portanti con elevato in graticcio rivestito d’argilla, divisa in due navate da una fila di pali, forse aveva un

soppalco.

In Toscana la capanna rettangolare o sub rettangolare retta da pali e con un elevato in materiale deperibile

sembra essere la tipologia edilizia più diffusa nelle campagne della Toscana altomedievale, con attestazioni

anche in ambito urbano (come a Siena nell’ospedale di S.Maria della Scala), l’elevato sembra essere in

graticcio o intreccio di rami rivestito d’argilla e almeno in un caso è presente un elevato in elementi lignei

sovrapposti (a Miranduolo di VIII sec).

La presenza di elementi portanti sull’asse longitudinale mostra che la copertura doveva essere a spioventi

sorretti da un trave portante centrale.

Le capanne circolari: molto meno diffuse (testimoniate a Poggibonsi, Miranduolo, Rocchette Pannocchieschi),

il diametro è intorno agli 8m e i pali sono disposti a 1,5 m di distanza l’uno dall’altro, la copertura era un largo

cono, sorgeva accanto alla capanna rettangolare (è impossibile dire se la forma differente era per una

funzione differente oppure per una tradizione abitativa diversa, anche perché capanne circolari sono attestate

in toscana fino all’età romana).

Ritrovamenti di Luni: a confine tra Liguria e Toscana, le abitazioni altomedievali sono oggetto di pubblicazioni,

dopo l’abbandono del vecchio foro romano si impiantarono nel VI-VII sec due abitazioni simili ma che non

hanno confronti italiani, quella meglio ricostruibile aveva un muretto in pietre e argilla che faceva da base

all’alzato in materiale più leggero (che non aveva funzione portante perché la copertura era sostenuta da dei

grossi travi quadrangolari all’esterno dei muri come a formare una sorta di portico sui lati della casa),

all’interno vi erano due ambienti e nella capanna più conservata si riconosce il focolare a terra a ridosso del

muro di fondo (punti di appoggio per pali posti all’interno della struttura fanno supporre che il tetto poggiasse

su trave portante).

Le strutture con armatura di pali sono diffuse nelle zone rurali italiane. Nell’area padana gli elevati erano

realizzati con assi di legno fissati ai pali e a travi orizzontali posti alla base della struttura (vicino Parma a

Fidenza via Bacchini, a Ferrara corso Porta Reno, in Lombardia a Piadena, vicino Brescia a Rodengo Saiano,

vicino Bergamo a S- Tomè di Carvico, a Mantova). A Piadena c’era un insediamento di capanne rettangolari

allineate e separate da stretti angiporti, avevano il pavimento costituito da un assito e l’elevato fatto di assi di

legno.

Questa tipologia si evolve in quella con la struttura poggiata su un basamento di legno formato da travi

dormienti sul quale si incastrano in appositi alloggiamenti dei travi portanti che reggono la copertura e le assi

che costituiscono la parete. A Ferrara e a Fidenza è documentata la successione tra le abitazioni a pali

portanti e alzato ligneo e quelle di questo tipo in uso fino al basso medioevo. A Fidenza sono state trovate tre

capanne costruite di cui una con travi dormienti in legno di quercia, divisa in due ambienti da un tramezzo fatto

di assi di legno incastrate in un trave dormiente dotato di scanalatura (i due ambienti erano utilizzati uno come

stalla e l’altro come abitazione dato il focolare. A Bolovone e a S.Agata Bolognese presso Verona sono state

documentate capanne con strutture su travi orizzontali di IX sec e di IX-X sec.

Capanne con alzato ligneo convivono in questo periodo anche con altre che avevano l’elevato in graticcio

rivestito (documentata a Brescia) oppure con edifici rurali romani destrutturati.

Gli edifici con strutture in armatura di pali si trovano anche in Piemonte (Belmonte, Asti, Vercelli, Castelseprio

vicino Varese, Chiesa di S.Michele), oppure in Abruzzo (Martinsicuro, Pescara, Ortona, Vasto), o nel Lazio

(Ponte Nepesino, Bagnoregio, Torre Spaccata a Roma, Foro di Cesare a Roma).

Foro di Cesare: primo caso accertato di abitazione a struttura portante in legno archeologicamente

documentata a Roma, quando le fonti scritte ci parlano di rare strutture in legno, sono due capanne

rettangolari con uno dei lati corti semicircolare, orientate una ortogonale all’altra, la più grande è divisa da due

tramezzi in tre ambienti, con ampio portico sorretto da una fila di pali, mentre l’altra è priva di portico e divisa

all’interno in soli due ambienti, entrambe sono costruite con un’armatura a pali portanti alloggiati dentro una

canaletta scavata lungo il perimetro, gli interventi posteriori hanno asportato i piani di calpestio e non è

possibile accertare la funzione residenziale delle strutture (ma sicuramente lo erano) e sono inserite nel

periodo rurale del foro, la scelta del legno è una scelta culturale (anche perché si trovano nel Foro di Cesare e

di materiale ce n’era) legata a persone da poco trasferite in città.

In Italia meridionale le strutture di questo tipo sono scarse, ma forse le ricerche sono poche, sono state

individuate in Puglia tra VI-VII sec in diversi siti (es nella villa abbandonata di Faragola, nel complesso di

S.Giusto e in quello di S.Pietro a Canosa, a Seppanibale), oppure in Calabria vi è un piccolo insediamento

nell’antico vicus di S.Maria del Mare presso Solacium (una capanna ovoidale in un complesso che comprende

un’altra struttura semicircolare, due fosse granaio, una base di macine e altre strutture lignee di difficile

interpretazione legate ad attività domestiche e artigianali).

3.2 Capanne seminterrate

Sono tra le strutture residenziali in materiale deperibile attestate nell’Italia altomedievale, viene chiamata col

nome tedesco di grubenhaus (al plurale grubenhauser), quindi attestato nel mondo germanico.

Hanno il piano di calpestio interno ribassato rispetto al livello del suolo, per una profondità variabile, forse vi

era una pavimentazione lignea a livello del suolo e la parte scavata serviva contro l’umidità o serviva come

deposito (alcune volte era possibile, altre la presenza del focolare sul fondo dello scavo dimostra che quello

era il livello di frequentazione della capanna).

Le strutture portanti sembrano essere state armature di pali e alzato in materiale deperibile, ma sono stati

attestati muri con basamenti in pietra che reggevano l’alzato ligneo (come a Villandro presso Bolzano e

nell’isola di S.Andrea nel lago di Loppio presso Trento, ma queste case sembrano riprendere una tradizione

protostorica).

Anche in altre parti sono state documentate case del genere in ambito rurale (es Subrurbio di Roma in epoca

arcaica, oppure nella fattoria del Podere S.Mario presso Volterra).

Nel medioevo europeo strutture di questo tipo sono diffuse in due distinti ambiti culturali: slavo e germanico.

Nell’ambito slavo l’abitazione risale al VI-X sec, costituita da capanne seminterrate profonde 50cm dal livello

del suolo, forma quadrata, con focolare in uno degli angoli.

Nell’ambito germanico sono strutture seminterrate di forma rettangolare (raramente circolare o sub circolare)

non abitazioni ma come annessi funzionali (magazzini, opifici, perché l’abitazione era una capanna al livello

del suolo e con pali portanti).

In Italia sono state trovate nell’area centro settentrionale e in Puglia, datate al VI-VII sec (poche di VIII). Le

prime grubenhauser sono state scavate a Brescia nell’area del Monastero di S.Salvatore: una quadrata e una

rettangolare con struttura a pali lignei ed elevato in graticcio e pavimento ligneo a livello del suolo, erano parte

di un insediamento di case con zoccolo in muratura che riutilizzavano strutture di una domus romana, le

ceramiche longobarde trovate ha fatto supporre che fossero connesse con la curtis regia e abitate da un

diverso gruppo sociale ed etnico, quest’insediamento risale ai primi tempi dello stanziamento longobardo in

Italia tra fine VI e inizio VII sec.

Altre capanne scavate sono presenti nell’insediamento di Oderzo presso Udine di VI-VII sec, dove sul podio di

un tempio romano spoliato vennero costruite 5 strutture quadrangolari delle quali 3 avevano buchi di palo sui

lati mentre le altre 2 nessuna traccia di struttura portante, vi sono edifici di forma allungata con staccionate che

delimitavano gli spazi attorno alle capanne, forse erano depositi per lo stoccaggio dei generi alimentari o per

attività produttive.

In ambito urbano delle capanne sono state rinvenute a Mantova, Cividale del Friuli, a Piacenza (dove quella

nel cortile della scuola Mazzini è datata a epoca longobarda, è circolare con buchi di palo lungo il perimetro e

all’interno un focolare che ne testimonia l’uso abitativo).

In Italia centrale sono state trovate a Cosa/Ansedonia vicino Grosseto dove due avevano basamento in pietra

interno allo scavo e elevati in materiale deperibile, un’altra aveva una struttura in armatura di pali, sono del VI

sec e sono abitazioni. A Siena nell’area del Duomo è stata trovata una capanna seminterrata a pianta circolare

di VI-VII sec, con un gradino sulla parete che testimonia la presenza di un pavimento ligneo al livello del suolo.

Più numerose le attestazioni in ambito rurale: a Villandro vicino Bolzano, a Frascaro vicino Alessandria

(capanna scavata ha un divisorio interno posto obliquamente rispetto alle pareti, forse di VI sec di una

popolazione gota).

A Flero una capanna costruita su trave dormiente con struttura rettangolare è stata considerata forno di

cottura invece Brogiolo la considera capanna seminterrata con pavimento ligneo poggiato sulla risega di VI-VII

sec.

A Poggibonsi presso Siena una grande capanna circolare scavata ha dieci buche di palo lungo il perimetro e

altre all’interno, doveva avere una copertura a cono in materiale deperibile.

A Miranduolo presso Siena sono state individuate tre grubenhauser di forma e dimensione diversa, con la

datazione con il radiocarbonio risale all’VIII sec, è una delle più tarde attestazioni di capanne di questo tipo in

Italia. Altre tarde sono quella a Donoratico e 8 strutture scavate nel quartiere portuale di Classe (tutte datate

col radiocarbonio all’VIII sec).

L’unica attestazione di questo tipo nel mezzogiorno è quella di Supersano presso Lecce, dove in un

insediamento di capanne seminterrate, 2 sono abitazioni (una circolare e l’altra ovoidale) con delle fosse

vicino considerate pozzi o butti, forse le capanne avevano pavimento ligneo a livello del suolo e lo scavo

serviva contro l’umidità, l’insediamento è di VII sec e dentro un pozzo è stata rinvenuta una grande quantità di

resti vegetali (tra cui dei vinaccioli di origine egea).

Il rinvenimento di Supersano è affiancato da altri come Apigliano e S.Pietro a Canosa.

Le capanne seminterrate in Italia rappresentano un quadro eterogeneo, convivono con altre forme di

abitazione, hanno forma quadrata rettangolare circolare e ellissoidali, con funzione abitativa o funzionale, si

scontra con le grubenhauser slave e germaniche per l’uniformità nelle proporzioni e funzione (perché sono

quadrate nel mondo slavo e pianta rettangolare in quello germanico).

3.3 Strutture in terra o in materiali deperibili

Ampiamente attestato nelle campagne italiane altomedievali, sono case realizzate in argilla cruda o altri

materiali deperibili, spesso con base in pietra. I muri di argilla (in pisè e in adobe) si sciolgono se esposti alla

pioggia e presentarsi come comuni strati di argilla se non vi è la base in pietra sotto (da qui la genesi degli

“strati neri”), ma non si sa se l’elevato continuasse in pietra fino all’imposta del tetto o se poggiassero muri in

argilla o legno sulla base (per proteggere dall’umidità).

L’utilizzo dei basamenti di pietra è attestato nel nord Italia insieme alle strutture in pali portanti.

In Piemonte a Brignano località S.Giorgio presso Alessandria nel IV sec si impianta nell’insediamento una

struttura rettangolare sopra strutture romane abbandonate, questa struttura ha muri fatti con base di pietre a

secco e un elevato fatto da ramiglia e listelli di legno spalmati di argilla impastata con pula e sterco, la

copertura era forse di tegole.

Esempi precoci sono nell’insediamento del lago s’Idro e risalgono al IV-V sec, la base dell’elevato è legno

leggero e una singola fila di pietre.

Di VII sec è quella a Mombello (stessa tipologia di quella di S.Giorgio9, un edificio quadrato, con muri di pietre

legate da argilla che proseguivano in elevato con un materiale più leggero, terra mista a pietrisco, all’interno

un focolare e forse una base di telaio, aveva funzione residenziale.

A Torcello sono attestati basamenti in pietra e struttura a pali portanti.

L’uso di basamenti in pietre legati da argilla ed elevati leggeri in legno e terra sono usati molto in Liguria: a

S.Cipriano vicino Genova una struttura del V-VII sec era forse fatto con una tecnica mista dato che vi è un foro

di palo nel basso muretto di pietre, ha elementi lignei verticali che hanno funzione portante, vi sono frammenti

in argilla concotta con impronte di rami che indicano che l’elevato era in ramiglia spalmata sull’argilla, mentre il

battuto conserva un focolare formato da laterizi.

L’insediamento di Savignone presso Genova è formato da varie abitazioni allineate a poca distanza l’una

dall’altra e separate da fossi di drenaggio, vi sono bassi muretti in pietre su cui poggiava un alzato in rami e

argilla e avevano pali all’interno per sostenere la copertura, vi sono semplici focolari a terra. Vi sono

massicciate formate da frammenti laterizi romani con cui era stato drenato il terreno prima della costruzione


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Shrewa

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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze dell'archeologia e metodologia della ricerca storica-archeologica
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Shrewa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Santangeli Riccardo.

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