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Edilizia residenziale in Italia nell'altomedioevo

Capitolo primo. La casa altomedievale: un tema storiografico

Lo spazio abitativo è quello che rispecchia di più l'individuo (la mentalità, strutture e condizionamenti sociali, le possibilità economiche). Tipologie edilizie e modi dell'abitare sono uno dei modi con cui si riproducono e si trasmettono gerarchie e condizionamenti. Per lungo tempo lo studio dell'edilizia residenziale è stato messo da parte in favore delle indagini sugli spazi e monumenti pubblici oppure in favore delle necropoli. Al contrario della Francia con la scuola delle Annales, in Italia i rapporti tra scienze geografiche e storiche erano inesistenti, facendo sì che il paese scontasse un ritardo rispetto agli altri paesi europei (infatti da noi le ricerche sull'edilizia residenziale altomedievale si sono avviate quando altrove si era già alla fase delle monografie di sintesi, come quelle francesi di Jean Chapelot, Robert Fossier del 1980 e quella tedesca di Peter Donat del 1980).

La prima pubblicazione di strutture abitative altomedievali in Italia risale al 1865 ad opera di Luigi Pigorini, ma è una pubblicazione involontaria perché relativa ad alcune capanne che il paletnologo aveva scavato a Fontanellato (vicino Parma) scambiandole per protostoriche (Pigorini corresse l'errore vent'anni dopo), le definisce strutture barbariche aprendo il tema della definizione etnica delle tipologie edilizie altomedievali. Un altro erede della tradizione positivista è Paolo Orsi che nel 1942 studia l'edilizia rupestre siciliana, stabilendo per la prima volta la funzione residenziale di queste particolari abitazioni fino ad allora attribuite ad insediamenti monastici basiliani.

La nascita di un interesse per l'aspetto tipologico si deve a Michelangelo Cagiano de Azevedo, che con i suoi studi analizza i dati delle fonti scritte e contribuisce sullo studio delle tipologie residenziali urbane di alto livello (1972 Codex Traditionum Ecclesiae Ravennatis); a lui nel 1976 si deve una delle prime pubblicazioni di scavo relative a capanne altomedievali in legno (attribuite a popolazioni longobarde per via dell'edilizia in legno), anche grazie allo stimolo degli studiosi stranieri operanti nel nostro paese (es degli archeologi britannici scoprono due case in legno installatesi nel VI sec nel Foro di Luni, con riferimento all'edilizia bizantina superando la precedente ideologia errata che prevedeva case di legno per le popolazioni germaniche e quelle in pietra per i bizantini).

Nel 1974 nasce la rivista "Archeologia Medievale", è un periodo in cui in Italia gli archeologi si confrontano con temi storiografici di ampio respiro (Carandini 1975) e si diffondevano metodi di indagine stratigrafica in grado di indagare anche quelle fasi storiche con poche testimonianze monumentali e strutture solide (si scoprirono le strutture residenziali altomedievali, ma il fatto che vi fossero poche pubblicazioni rallentò i dibattiti storiografici).

Negli anni Ottanta furono i paesaggi urbani ad attirare l'interesse degli studiosi (perché visti come periodo di transizione tra città antica e medievale): vennero messe in luce le strutture residenziali di V-VII sec di Brescia e Verona (con Brogiolo 1987-1988 e La Rocca 1986) che aprirono il dibattito continuità/discontinuità tra città antica e medievale; invece per l'edilizia rurale ci si basava ancora sulle fonti scritte (Galetti 1983).

Nel 1992 il convegno di Siena costituì l'ingresso dell'archeologia nelle discussioni interdisciplinari altomedievali (Francovich e Noyè 1994) però l'edilizia residenziale era diviso nel saggio dedicato alle fonti scritte (P. Galetti) e nel saggio dedicato alle evidenze materiali (dell'archeologo R. Parenti). Il convegno di Monte Barro era dedicato all'edilizia residenziale e G.P. Brogiolo indicò dei filoni di ricerca da perseguire per valorizzare i dati archeologici: 1 componenti e tecnologia, 2 funzione e tipologia, 3 organizzazione del lavoro, 4 aspetti sociali ed economici.

Gli scavi toscani di Riccardo Francovich hanno portato un incremento nelle informazioni sui modelli di insediamento nelle campagne altomedievali e sulle tipologie edilizie ad essi connessi, promuovendo il primo inventario delle strutture abitative altomedievali in materiale deperibile.

L'Italia medievale è rimasta ai margini dei discorsi sull'edilizia residenziale e insediamenti altomedievali, ma in seguito ha recuperato con le ricerche avviate in Puglia da G. Volpe e P. Arthur. I temi sull'edilizia residenziale sono diversi, alcuni già anticipati da Brogiolo: i modi di costruire, le tecniche edilizie (in pietra e in materiale deperibile), l'organizzazione del cantiere e approvvigionamento del materiale (tema del reimpiego), tipologie edilizie (con interesse alle tipologie di strutture), le forme di insediamento rurale (articolazione e dislocazione nel paesaggio e forme materiali in cui si organizza), le città e il paesaggio urbano (soprattutto periodo altomedievale di VIII-X sec), transizione tra tarda antichità e medioevo. Altri campi di indagine marginali (se consideriamo lo scarso interesse verso l'archeologia postprocessuale): analisi delle strutture residenziali e storia delle mentalità, stili di vita, rapporto tra abitazione e struttura sociale.

Capitolo secondo. L'edilizia residenziale nella tarda antichità

Affonda le radici nel periodo ellenistico, ma si distingue da esso per alcune caratteristiche specifiche. Nel tardo medioevo la struttura sociale si evolve e c'è la distinzione delle classi marcando anche le differenze nelle tipologie edilizie, infatti l'aristocrazia tardo antica elabora tipi specifici sia in città che fuori città che si diffondono nel IV sec.

Le residenze della classe ricca sono di grandi dimensioni e ricche di decorazioni, sia quelle urbane che le ville sono complessi articolati e disposti attorno a spazi aperti (giardini e ninfei) decorati da mosaici e sectilia marmorei (Olimpiodoro paragonava queste residenze a delle città nella città). Nelle residenze tardo antiche vi erano ambienti absidati e polilobati: ambienti di rappresentanza, con strutture curvilinee legate alla diffusione dello stibadium (tavola ricurva che nel III-IV sec sostituisce l'antico triclinio nelle pratiche del banchetto).

A Piazza Armerina sono stati trovati sia ambienti polilobati che ambienti absidati, si suppone che i primi fossero destinati ai banchetti mentre i secondi aule di ricevimento per le apparitiones del dominus alla sua clientela (imitando i cerimoniali imperiali). A Faragola (vicino Foggia, Puglia) in una ricca villa del IV sec è stata trovata un'aula absidata con un raro stibadium in muratura quindi la sala era destinata ai banchetti connessi con spettacoli musicali o di danza (che nella tarda antichità sostituiscono le conversazioni che si tenevano nel triclinio). In ambito urbano queste dimore hanno diffusione limitata perché si concentravano là dove vi era una committenza di altissimo livello.

Alcune volte sono state individuate strutture abitative di limitate dimensioni dove vi erano elementi caratteristici delle abitazioni grandi (quindi presenza di aree aperte interne decorate con piccoli ninfei e porticati, presenza di ambienti absidati, ricca decorazione con marmi colorati — come domus romana di Octavius Felix), ma erano case di famiglie di livello sociale più basso che aspiravano agli stili di vita dell'aristocrazia senatoria oppure erano case di personaggi di alto livello che si trattenevano per poco tempo a Roma (magari per esigenze del loro cursus honorum).

Nelle campagne si diffondono grandi complessi residenziali che erano dell'aristocrazia senatoria e servivano come centro organizzativo delle proprietà. Tra media e tarda età imperiali vi è un processo di selezione che vede la sparizione di molte ville rustiche (attorno a cui si organizzava il sistema produttivo e proprietario delle campagne). Gli insediamenti rimasti raggiungono dimensioni e sfarzo giganteschi (es Piazza Armerina in Sicilia; quella di Desenzano sul lago di Garda; la villa dei Quintili a Roma; la villa di Faragola in Puglia) e ritroviamo elementi come aule absidate, polilobate, ninfei, decorazione marmorea, mosaici. Queste residenze aristocratiche hanno quindi la base nell'epoca precedente ma caratteristiche nuove che rimandano al Palazzo Imperiale di Costantinopoli.

Invece le abitazioni della classe medio-bassa continuano ad utilizzare tipologie edilizie ereditate dai secoli precedenti. Nei centri a forte densità abitativa (Roma, Ostia, Napoli) la massa della popolazione continua ad abitare nei complessi plurifamiliari a più piani (erroneamente definiti insulae) che vengono ristrutturate. Nei centri dell'Italia settentrionale continuano ad essere usate le domus ad atrio. Tra IV-V sec si interrompono o si abbassano le opere di manutenzione, data la poca possibilità economica e non per conservare gli edifici (anche perché vi è un degrado generale, addirittura usurano il pavimento fino al sottosuolo).

In ambito rurale le residenze delle classi medio-basse (di basso livello) sono state studiate marginalmente, comunque è attestata una lunga continuità d'uso delle strutture antiche come la fattoria del Podere S. Mario edificata nel IV sec a.C. e utilizzata con poche modifiche fino al V sec d.C., ha una struttura quadrangolare divisa in due ambienti da un tramezzo e da un cortile con cisterna, il piano di calpestio è ribassato e in terra battuta, l'elevato è in pietre legate da argilla e in incannucciata rivestita di argilla cruda. Strutture con basamento in pietra a secco e alzato fatto di materiali deperibili sono costruite ex novo nel IV-V sec (es insediamenti di Savignano presso Genova, di Felino presso Parma, di Gricignano presso Caserta).

Più problematico il ritrovamento di case fatte tutte in materiale deperibile (sappiamo dalle fonti che esistevano in epoca romana capanne in legno e frasche nelle zone rurali) e sono poche le testimonianze prima del V sec. A Colle Carletti vicino Pisa sono state trovate due capanne di III-IV sec, una quadrangolare con pali portanti ed elevato a incannucciata su pietre e laterizi, l'altra quadrangolare con pali su un lato e forse coperta da tettoia inclinata e impostata a terra. A Brignano vicino Alessandria (in frazione S. Giorgio e Frascata) sono state trovate capanne della metà-fine IV sec dove la una è rettangolare in argilla spalmata su legno e su base in pietra, l'altra è capanna circolare di 4m di diametro. Nel Suburbio di Roma le capanne in materiale deperibili sono legate a un popolamento stagionale.

Quindi semplici case unifamiliari da uno o due ambienti in materiale deperibile erano comuni nelle campagne tardo antiche, sia raggruppate in vici che isolate. La fine del loro uso avviene nel V-VI sec. A Roma le grandi domus aristocratiche vengono abbandonate (anche se continuano ad essere usati alcuni ambienti), come il complesso della stazione Termini: nel V sec venne abbandonato e interrato adattando però la parte meridionale in un piccolo quartiere residenziale disposto attorno a un piccolo cortile con portico, la planimetria rimanda alle domus di alto livello dell'epoca precedente (ma la decorazione marmorea è sostituita da specchiature), questa residenza venne abbandonata nel VI-VII sec. Nonostante un impoverimento dello standard qualitativo la tipologia edilizia di riferimento delle classi medio-alte rimane invariata.

Nelle altre città d'Italia si abbandonano le domus nel V sec, ad esempio a Brescia: nel VI sec le domus vengono destrutturate in cui gli spazi aperti vengono frazionati e utilizzati per attività artigianali o a fini abitativi, infine vengono demolite e sostituite da nuovi edifici che hanno nuove tipologie edilizie. A Roma le fonti di V sec testimoniano la presenza di strutture precarie in materiale deperibile nel Campo Marzio.

Nel periodo tardoantico le case di alto livello mostrano una maggiore persistenza, ad esempio a Ravenna (la grande domus/Palazzo di Teodorico è un complesso attorno a un peristilio che non ha modifiche fino all'epoca bizantina) oppure la domus di Cividale (identificata da Brogiolo con la residenza del duca longobardo articolata attorno a un peristilio con molti ambienti, tra cui aula absidata di rappresentanza, la domus viene restaurata nel VI-VII sec e nel VII deposto un sarcofago romano con un inumato col corredo longobardo), oppure i resti rinvenuti nel duomo di Monza (secondo Paolo Diacono era il palazzo di Teodorico ristrutturato da Teodolinda, sono due aule absidate tardo antiche ristrutturate nel periodo altomedievale). Sono rari i complessi tardoantichi ristrutturati in periodo altomedievale, ma servivano alle aristocrazie altomedievali non solo longobarde di cercare un rapporto di legittimazione attraverso il recupero del passato (questo spiega l'utilizzo delle colonne o altri elementi a fini decorativi e non strutturali).

Il luogo dove più si mantengono elementi di continuità è la Roma Pontificia, infatti ancora nel IX sec Leone III doterà il Laterano di triclini poliabsidati (che si ricollegano alle tipologie di IV-V sec). In questo periodo le ville tardo antiche vengono abbandonate e destrutturate per via della crisi del sistema produttivo. Nell'avanzato V sec si costruiscono nel sud Italia alcune ville che si adeguano alla tradizione costruttiva classica e sono dotate di ambienti absidati e termali delle strutture tardo antiche, ma vi sono anche delle innovazioni: aspetto compatto delle strutture che non si articolano in ambienti disposti attorno ad aree aperte ma sono un unico blocco di edifici; vengono trasferiti gli ambienti residenziali al piano superiore (elemento che caratterizza le strutture di alto livello) di incerta origine (non si sa se sono allogeni, longobardi oppure bizantini, ma probabilmente una semplice evoluzione interna al mondo romano) ma in grado di dare maggiore sicurezza (data l'incerta situazione politica e allentamento dei poteri centrali).

La dislocazione al piano superiore è presente nelle strutture extraurbane di personaggi importanti della corte gota o al re Teodorico stesso, cioè i palazzi di Galeata e Palazzolo nel ravennate e il palazzetto di Monte Barro presso Lecco, sono tutti complessi residenziali articolati intorno a un grande cortile quadrangolare con portici sul quale affacciano ambienti disposti in serie, al piano superiore avevano mosaici (a Galeata) e intonaci dipinti (a Monte Barro) indice di alto livello architettonico, invece l'avere l'impianto termale (a Palazzolo) e i portici colonnati è un rimando alla tradizione romana, ma hanno anche elementi difensivi e l'aspetto funzionale del cortile centrale di una tradizione diversa (forse provinciale, forse le ville fortificate pannoniche, modelli assorbiti dai goti quando stanziavano sul Danubio).

Le somiglianze tra queste residenze gote e residenze dell'Italia meridionale ha fatto supporre che quest'ultime erano di proprietari di origine barbarica ma vi sono anche caratteri di continuità con le ville tardo antiche (nelle ville di S. Giovanni e Quote S. Francesco c'è la sala absidata e la casa ha una funzione produttiva oltre che residenziale). Queste strutture cessano nel VI sec, perché momento di cerniera in cui le tradizioni abitative che si rifacevano al passato si esauriscono e si diffondono tipologie edilizie nuove.

Capitolo terzo. Edilizia rurale e in materiale deperibile

Nell'altomedioevo l'edilizia rurale ha strutture semplici, compatte, costituite da un unico ambiente o al massimo divise da tramezzi interni in un paio di ambienti, fatte con materiali poveri e costruite in modo basandosi su conoscenze tecniche condivise dalla popolazione rurale perché non vi erano maestranze specializzate. Vi sono molte forme, tecniche e materiali utilizzati che rende difficile tracciare delle linee evolutive delle diverse tipologie edilizie.

Tra VI-X sec non vi è la differenziazione delle tipologie edilizie urbane e rurali per le case delle fasce medie e basse (perché nelle città le case fanno parte di insediamenti più piccoli e ruralizzati con attività agricole e non urbane).

  • Planimetria: piante quadrangolari; rettangolari o quadrate; ellittiche; capanne circolari.
  • Tecniche e materiali costruttivi: con armatura a pali portanti che reggono il tetto mentre le pareti fatte da incannucciata o graticcio di rami rivestiti di argilla; pareti in argilla cruda con o senza pietra a secco; pareti in legno con assi verticali inseriti in una trave orizzontale di base (stabbau) o in tronchi orizzontali (blockbau) con o senza zoccolo di pietra.
  • Livello di calpestio: pavimento a livello del suolo; pavimento scavato da alcuni decimetri a più di un metro (grubenhauser).
  • Ulteriori diversificazioni: la posizione dei focolari o collocazione di annessi funzionali.

Dove vengono costruite: il quadro insediativo è tema di dibattito (tra Brogiolo, Chavarrìa Arnau e Valenti), perché secondo la tradizione erano abitati rurali altomedievali sparsi con abitazioni isolate e in piccoli gruppi fino all'incastellamento di X-XI sec che avrebbe portato alla creazione di siti fortificati d'altura voluti da centri di potere ecclesiastici, monastici e aristocratici; invece Valenti e Gelichi (dati gli scavi toscani) hanno optato per un abitato accentrato fin dall'inizio creando villaggi in luoghi elevati voluti dagli stessi contadini.

3.1 Strutture in armatura di pali portanti

Tipo più diffuso sia territorialmente che cronologicamente. La capanna è a pianta rettangolare e sostenuta da pali portanti. Si attesta dal VI sec, ha una lunga continuità d'uso (nelle paludi pontine era utilizzata fino agli inizi del XX sec). È difficile analizzare i dettagli costruttivi di queste strutture, dato che si analizzano solo i piani d'uso e le fosse dei pali.

La copertura: o può poggiare su un trave portante centrale e poggiarsi con gli spioventi sui perimetrali, oppure gravare solo sui pali perimetrali uniti in alto da traverse di congiunzione. Questi due sistemi hanno tecniche diverse.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/08 Archeologia cristiana e medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Shrewa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Santangeli Riccardo.
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