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Archeologia dell’Italia Medievale – Andrea Augenti

Capitolo Primo. Il Medioevo in Italia: strumenti per la navigazione

1.1 La periodizzazione : un solo Medioevo, molti modi di suddividerlo

Gli storici e gli archeologi quando periodizzano vogliono affrontare lo studio delle varie epoche scomponendole in blocchi

e individuandone i confini cronologici. Periodizzare serve a concentrare lo studio su periodi circoscritti, separando blocchi

cronologici ben diversi tra loro. Le periodizzazioni sono scelte soggettive che possono influenzare il taglio con cui si

affrontano i periodi.

Il Medioevo è un periodo largo che dura un millennio, secondo i manuali di storia l’inizio si colloca nel V secolo perché

succedono cose importanti in quell’epoca (migrazione popoli germanici e fine Impero Romano d’Occidente, ma NB -> il

476 la data della fine dell’impero romano d’occidente è solo una data persa per convenzione, perché la crisi c’era già da

prima). Il V secolo è un’epoca diversa dall’Antichità, per gli storici è l’inizio dell’alto Medioevo. La tarda Antichità è il

periodo tra IV-VII secolo: dal IV si afferma il cristianesimo, ma mantiene dei caratteri del periodo precedente fino al VII

secolo. Da ciò si dovrebbe affermare che l’alto medioevo dovrebbe iniziare dall’VIII secolo, ma ad oggi si afferma che: per

alcuni l’alto medioevo inizia nel V, per altri nell’VIII, ma entrambe coesistono con la tarda antichità (IV-VII secolo).

La fine del Medioevo è indicata col numero simbolico dell’anno Mille, altra convenzione che pensiamo all’”anno Mille”

come fascia temporale tra X e XI secolo, caratterizzati dalla mutazione feudale.

Gli studiosi concordano sul fatto che i secoli XI-XIII mostrano caratteristiche particolari, diverse da quelle dei precedenti e

successivi: l’incastellamento (ovvero la moltiplicazione e la diffusione capillare degli insediamenti fortificati in tutta

Europa), e l’affermazione delle ceramiche rivestite e smaltate. Questa sottoperiodizzazione viene definita come “i secoli

centrali del Medioevo”.

Dal IX in avanti viene definito basso Medioevo, che va fino al 1348 anno della peste nera che decimò la popolazione

europea (ponendo l’accento sull’Europa), o fino al 1453 anno della conquista di Costantinopoli da parte degli Ottomani

(ponendo l’accento sull’Oriente, erede dei Romani), oppure fino al 1492 anno della scoperta dell’America (ponendo

l’accento sul nuovo continente). Quindi anche per il basso medioevo coesistono una periodizzazione abbreviata (dal XIII

al XIV/XV secolo) e una più estesa (XI-XV secolo).

1.2 Breve atlante del Medioevo italiano: elementi di geopolitica

Secondo Robert Kaplan la geografia è determinante per la comprensione della storia, non è solo lo sfondo della storia ma

è essa stessa la storia e serve anche per l’archeologia. Per contestualizzare i rinvenimenti e i siti archeologici non serve

solo la geografia fisica ma anche quella politica.

Mappe

1. L’Italia tardoantica, tra l’Impero e il Regno Goto (IV-V sec)

L’Italia tardoantica è uno spazio unitario, l’unica suddivisione è di carattere amministrativo (al nord si trova la provincia

dell’Italia annonaria, al centro-sud quella dell’Italia suburbicaria). Le città hanno un ruolo fondamentale, vi è l’attività

politica e commerciale, per la maggior parte derivano da città antiche (all’epoca di Plinio, I sec dC, vi erano 370 centri

abitati, di cui un terzo venne abbandonato nell’alto medioevo). Tra le città esiste una gerarchia, per prima la capitale

dell’Impero d’Occidente (Roma, dal 286 Milano, dal 402 Ravenna fino al 751). Il regno goto non modifica la situazione

precedente: l’Italia rimane unitaria ma in mano ai Goti (a parte la Sardegna, occupata dai Vandali). Inizialmente, nel V

secolo, i 100mila goti che si stanziano si concentrano nel nord-est e nel centro (quindi sono pochi goti in uno spazio molto

grande). Il re Teodorico (493-526) sceglie Ravenna come capitale, ma potenzia anche altre città perché ne capisce

l’importanza: Pavia e Verona. Questa situazione permane fino al 535 (inizio guerra goto-bizantina).

Nel 540 Ravenna cade definitivamente in mano ai Bizantini e nel 553 termina la guerra.

2. L’Italia tra Bizantini e Longobardi (VI-VIII sec)

I Longobardi provengono dalla Pannonia (Ungheria), attraversano le Alpi Giulie ed entrano in Italia nel 568/569 (non si è

sicuri sulla data): un nucleo scende nell’area padana, prende possesso della zona tra Friuli, Veneto, Lombardia e

Piemonte; altri nuclei si spingono verso il Centro-Sud (verso la Tuscia e lungo l’Arno, verso Spoleto e verso Benevento).

In seguito a delle conquiste si viene a creare la Langobardia Major (regno settentrionale, dove risiede il re, comprende

area padana e Tuscia) e la Langobardia Minor (i ducati di Spoleto e Benevento). Nel 643, al tempo del re Rotari, la

Langobardia Major comprende anche la Liguria.

Nel 751, regno di Astolfo, si impadroniscono di Ravenna e della Pentapoli (zona nord delle Marche), unendo le due

Langobardie. Questo è il massimo sviluppo del regno longobardo (ma varie zone sono bizantine).

La capitale longobarda è dapprima Verona, poi Milano, infine Pavia. Città prima secondarie ora diventano veri cardini

dell’assetto territoriale (come Cividale, Spoleto, Benevento, Lucca) da cui controllare il territorio, mentre i principali

funzionari dello stato sono i duchi e poi i gastaldi.

La capitale della provincia bizantina è Ravenna, dove risiede l’esarca (governatore della Romagna), il resto è suddiviso in

ducati (il più importante è Roma, collegato a Ravenna tramite la via Flaminia). Anche nei territori bizantini le città sono

importanti, in cui le fortezze urbane e rurali giocano un ruolo fondamentale.

Oltre all’Esarcato e al ducato di Roma, restano a lungo possedimenti bizantini la Liguria (fino al 643), la fascia costiera del

Veneto, parte dell’Umbria (ducato di Perugia), il sud della Puglia e Calabria, alcune città costiere della Campania (Gaeta,

Napoli e Amalfi), la Sicilia e Sardegna.

3. L’Italia Carolingia

Nel 774 Carlo Magno sconfigge i Longobardi e il loro regno viene incorporato in quello dei Franchi. Carlo è “rex

Francorum et Langobardorum”. Divenuto imperatore nell’800, non unifica mai la penisola.

Vi è una tripartizione del territorio: i Franchi amministrano l’area padana, la Toscana e il ducato di Spoleto (attraverso i

conti e i marchesi); il papa sul Lazio, Romagna, Marche settentrionali; i Longobardi sul principato di Benevento, sul

principato di Salerno e la contea di Capua. I Bizantini hanno Calabria e Sicilia.

Le città più importanti del Centro-nord restano più o meno le stesse del passato: la capitale franca è Pavia, ma si afferma

anche Venezia; il principato di Benevento ha delle scissioni come Salerno e Capua.

Nel IX vi sono anche gli Arabi, che a partire dall’827 conquistano la Sicilia e si impossessano delle città pugliesi di Taranto

(840) e Bari (847).

4. Il regno italico, l’Impero romano-germanico (X-XI sec)

Nell’888 termina l’impero carolingio e si verificano dei tentativi di coordinazione dell’Italia settentrionale da parte del re

Ugo (926-947), ma l’obiettivo sarà raggiunto dal re di Germania Ottone I, poi proclamato imperatore. Il papa detiene il

territorio detto “Patrimonio di San Pietro” (grosso modo il Lazio attuale).

A sud, ai principati longobardi si affiancano i bizantini (in Puglia, Basilicata, Calabria) con i “temi”, ovvero ripartizioni

territoriali a carattere amministrativo-militare. La Sicilia rimane araba.

Nel X secolo si affermano le città marinare: Venezia, Pisa, Genova e Amalfi. Nel territorio bizantino nascono Catanzaro e

Troia. Questi sono indici di un’attività economica che ricomincia a trovare forte intensità e ripresa demografica. Il X secolo

è l’epoca dell’incastellamento. Le autorità civili e religiose creano fortificazioni per difendere i propri possedimenti in un

periodo di instabilità, oltre a svolgere la funzione di status symbol. Il fenomeno dell’incastellamento perdurerà fino al XIV

secolo.

5. L’Italia dei comuni e il Mezzogiorno dei Normanni (XI-XII sec)

I fenomeni più importanti di questo periodo sono due: affermazione dei comuni nel centro-nord e lenta invasione dei

Normanni a sud.

Per l’invasione normanna il primo insediamento consiste in due nuclei piuttosto ristretti, il primo dei quali tra Puglia e

Campania, nella zona fra Trani e Melfi, il secondo nella Campania costiera, con fulcro ad Aversa. A questi due nuclei

segue un’espansione notevole, alla fine del XII sec unifica parte del Mezzogiorno, Sicilia compresa. Il regno normanno è

unitario, le città sono importanti e fortificate.

6. L’Italia di Federico II, e oltre (XIII-XIV sec)

Al tempo dell’imperatore Federico II (1220-1250) si ripropone la tripartizione dell’Italia: a nord i comuni nel regno d’Italia

(incluso nell’impero germanico) e liberi comuni (trasformati poi in signorie); al centro lo Stato della Chiesa; al sud il regno

di Sicilia (Federico II). Federico II non unifica la penisola, ma cerca di assoggettare al regno i comuni della zona centro-

settentrionale. Poco dopo la sua morte nel 1268 inizia la dominazione degli Angiò nel sud Italia.

Capitolo Secondo. Archeologia medievale: nascita, infanzia e

sviluppi di una disciplina

2.1 Origini: tentativi e false partenze (1861-1950)

Nel 1878 Claudio e Edoardo Calandra scavano nel cimitero altomedievale di Testona, vicino Torino, e considerano questa

prima scoperta scientifica come una necropoli longobarda.

I primi tentativi dell’archeologia medievale in Italia avvengono alla fine dell’Ottocento e inizio Novecento. L’archeologia di

quel periodo più che una professione era ancora un hobby borghese: come ad esempio Il conte Paolo Vimercati Sozzi

(1801-1883), collezionista e antiquario, che nel suo “Spicilegio Archeologico” prova a scrivere la storia del Bergamasco

utilizzando le fonti archeologiche.

I “medievisti per caso” sono archeologi impegnati in ricerche su altri periodi che si imbattono in strati medievali (a causa

della loro posizione più alta nei depositi): ad esempio studiosi di preistoria come Luigi Pigorini o Pellegrino Strobel che

documentano anche insediamenti medievali.

Invece Gaetano Chierici (1819-1886) era dedito agli studi preistorici (come nel castello di Canossa) ma si impegnava

deliberatamente nello scavo di stratificazioni medievali.

Altri studiosi sono più accorti alle testimonianze del Medioevo: come Paolo Orsi e Giacomo Boni.

Paolo Orsi (1859-1935), veneto, si trasferì al sud per lavorare nella soprintendenza, in Sicilia e Calabria documenta

chiese, villaggi, monumenti di vario genere; nel 1887 pubblica un articolo su alcune crocette in lamina d’oro di età

longobarda ad oggi nel Museo di Bologna. Per Orsi l’archeologia medievale esiste oltralpe ed è necessaria per

documentare fino all’anno mille.

Giacomo Boni (1859-1925), architetto a Venezia, quando scava le fondazioni del campanile di San Marco a Venezia

esegue uno dei primi scavi di un monumento medievale, ma è uno scavo di ricerca; tra i suoi contatti c’è John Ruskin;

Boni scava nell’Italia meridionale , schedando e indagando chiese e castelli medievali, poi viene trasferito a Roma

venendo risucchiato dal regime fascista.

Alfredo D’Andrade (1839-1915), architetto portoghese trapiantato in Italia, soprintendente ai beni architettonici del

Piemonte e della Liguria tra XIX e XX secolo, impegnato negli studi di architettura del Medioevo e restauratore, ma si

muove nel campo dell’archeologia indagando i monumenti medievali (es cattedrale di Torino o Palazzo Madama); è

attento ai monumenti superstiti e al deposito sepolto.

Nonostante l’impegno di queste personalità non è ancora il momento dell’archeologia medievale.

L’unico segnale proviene dal lombardo Ugo Monneret de Villard (1881-1954) che scava i monumenti medievali italiani ed

esteri, si dedica sugli aspetti del Medioevo incrociando fonti scritte ed archeologiche, diviene il primo docente di

Archeologia medievale al Politecnico di Milano nel 1913.

Nel 1966 il secondo docente di Archeologia Medievale è l’archeologo Michelangelo Cagiano de Azevedo nella Cattolica

di Milano.

Dalla nascita della nazione al secondo dopoguerra sono pochi i tentativi di fare archeologia medievale, questo perché il

Medioevo era considerato un periodo oscuro, negativo, durante il quale l’Italia era stata assoggettata da popoli stranieri,

mentre l’età romana era il vero fondativo della nazione (quindi l’attenzione era concentrata su quel periodo).

l’archeologia medievale degli inizi si pratica solo sporadicamente ed è indirizzata verso lo studio delle necropoli

barbariche( come Nocera Umbra e Castel Trosino scoperte nel 1897 e 1893) e più raramente verso lo studio dei

monumenti ed insediamenti.

2.2 Infanzia: “With a little help from my friends” (1950-1973)

Nel secondo dopoguerra vi è una maggiore consapevolezza dell’archeologia medievale in Italia.

Gian Piero Bognetti (1902-1963) da un forte impulso alla nascita della disciplina, è uno storico del diritto, interessato ai

temi portanti della storia italiana nell’alto medioevo, promuove due scavi importanti: uno sull’isola di Torcello (per far luce

sulle origini di Venezia), l’altro nel castrum tardoantico di Castelseprio (presso Varese, per indagare sugli insediamenti

longobardi), si rivolge a un’equipe polacca.

I polacchi erano tra i migliori stratigrafi d’Europa, ma anche i britannici della British School di Roma eseguono scavi nel

Lazio settentrionale e studiano le produzioni ceramiche; i francesi scavano castelli in Sicilia; gli svedesi scavano nel

Lazio; i tedeschi impegnati sulle tracce dei loro antenati (goti e longobardi) attraverso le fortificazioni (es il castrum di

Invillino in Friuli), le necropoli e lo studio di oggetti nei musei (settore in cui eccelle Otto von Hessen).

In questo periodo si costituiscono gruppi di italiani dediti alle ricerche archeologiche sul Medioevo.

In Liguria il promotore è Nino Lamboglia, archeologo stratigrafo, studia siti e monumenti di epoca medievale e stimola le

ricerche sulla ceramica medievale del giovane Tiziano Mannoni. Mannoni è fondatore e direttore del “Notiziario di

Archeologia Medievale” dal 1971 e dell’Istituto di Storia della Cultura Materiale (ISCUM), con lui l’archeologia medievale

sarà indirizzata verso l’indagine dei monumenti ed insediamenti e verso la storia della cultura materiale attenta ai processi

tecnologici.

In Toscana un altro gruppo è costituito dagli allievi dello storico Elio Conti, tra i quali spicca Riccardo Francovich, i quali

avviano scavi archeologici in maniera sempre più intensiva.

A Salerno alcuni docenti dell’università (Paolo Delogu, Paolo Peduto, Nicola Cilento) iniziano lo scavo del sito di Capaccio

assieme ai polacchi chiamati da Bognetti.

In Sicilia, a Palermo, lo storico Carmelo Trasselli fonda nel 1971 il Gruppo di Ricerche sull’Archeologia Medievale

(GRAM).

Tutti questi studiosi cercano un dialogo costruttivo tra storici e archeologi.

Nel 1966 grazie a Michelangelo Cagiano de Azevedo viene attivato all’Università Cattolica di Milano un insegnamento di

Archeologia e topografia medievale.

Nel 1967 apre il Museo dell’Alto Medioevo a Roma, dove vengono esposti i materiali delle necropoli di Nocera Umbra e

Castel Trosino. Nello stesso anno nasce anche la rivista “Alto Medioevo”, di cui usciranno solo due numeri.

2.3 Giovinezza e maturità (1974-oggi)

L’anno di nascita dell’archeologia medievale italiana è il 1974, l’anno in cui Riccardo Francovich fonda la rivista

“Archeologia Medievale”.

In Gran Bretagna già nel 1957 avevano la “Medieval Archaelogy”, in Francia nel 1971 la “Archéologie Médiévale” e in

Germania nel 1974 la “Zeitschrift fur Archaologie des Mittelalters.

Francovich, docente dell’Università di Siena, era promotore di imprese, come l’”Archeologia dei paesaggi medievali”

(un’indagine di dettaglio sull’evoluzione dei territori urbani e rurali della Toscana); tra i suoi scavi il più importante è quello

del castello di Montarrenti in collaborazione con un team di britannici guidati da Richard Hodges, mentre Graeme Barker

effettuava la ricognizione nel territorio circostante; altro scavo quello di Rocca San Silvestro, un castello nato per il

controllo dell’estrazione e lavorazione dei metalli; ha lavorato all’Atlante dei siti d’altura della Toscana, a indagini di

archeologia urbana a Siene e a Firenze, alla creazione di parchi e musei archeologici, organizzato numerosi convegni,

incontri e seminari.

Gli archeologi stranieri in questo periodo continuano a scavare:nel monastero di San Vincenzo al Volturno in Molise,

ideato e a lungo diretto da R.Hodges (poi Federico Marazzi); nei castelli del Lazio (es Caprignano) indagati dagli storici e

dagli archeologi dell’Ecole Francaise di Roma.

Per l’archeologia urbana, il primo scavo stratigrafico urbano attento alle fasi medievali è quello di colle San Silvestro a

Genova (iniziato nel 1967) che dal 1971 vede collaborare Tiziano Mannoni con gli archeologi inglesi Hugo Blake e David

Andrews.

H. Blake sposta i suoi interessi su Pavia, città oggetto di studio di Peter Hudson.

P. Hudson porta in Italia la tradizione metodologica di studi sulle aree urbane sviluppata in Gran Bretagna a partire dal

secondo dopoguerra (a Roma Daniele Manacorda scava la Cripta di Balbo).

L’archeologia medievale ha aperto la strada all’archeologia urbana in Italia. Nella rivista di Archeologia Medievale si

evince che dagli studi sulle fortezze si è passati all’etnicità, dalle ricerch

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/08 Archeologia cristiana e medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Shrewa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Santangeli Riccardo.
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