Arte destinata all'arredo e alla rappresentanza
Il bisogno di arte destinata all'arredo e alla rappresentanza favorì la produzione artistica a livello sopra regionale; ciò era possibile grazie alla diffusione di un linguaggio figurativo unitario e una scala di valori altamente standardizzata. Gli studi più recenti si indirizzano soprattutto verso problemi riguardanti il contesto storico e funzionale, il linguaggio specifico e le modalità di ricezione dell'opera d'arte; bisogna considerare l'importanza del luogo in cui l'oggetto artistico era collocato nella vita quotidiana, le intenzioni dei committenti, la posizione dell'osservatore e il suo orizzonte di aspettativa.
Arte romana nell'impero romano
Sempre più come arte romana viene definita la produzione artistica nell'impero romano, in senso spaziale e temporale; scrivere oggi una storia dell'arte romana significa elaborare una storia del linguaggio figurativo nel quadro di una storia generale della cultura dell'impero romano, impiantata su una solida ricostruzione delle strutture e della dinamica della società.
Si deve considerare che ai momenti di trasformazione strutturale del sistema sociale e culturale corrispondono momenti di svolta nella forma e nel contenuto del linguaggio figurativo. La concretizzazione alla forma artistica dipende dalla funzione dell'opera d'arte, quindi anche lo stile cambia con la destinazione.
Processo graduale di ellenizzazione
La storia dell'arte dell'impero romano è un processo graduale di ellenizzazione, considerando d'altra parte che il modello greco stesso non rimane costante:
- Età tardo repubblicana: si assiste a una crisi della forma di governo tradizionale, alla concentrazione della ricchezza del potere politico e all'emergere di interessi privati. La rapida diffusione della cultura ellenistica negli strati più alti della società romana aveva determinato una profonda trasformazione nella scala di valori tradizionale per cui l'orizzonte di vita si suddivise in ambito pubblico e privato, l'otium e il negotium.
- Tra il II e I sec a.C. si definiscono e si delimitano le funzioni dell'arte e un universo figurativo a esse corrispondente, che ancora durante la prima era imperiale si rafforzano in un sistema coerente. La classe dirigente romana adottò la cultura greca, nel quadro di un singolare processo di acculturazione, nella sua totalità, così come essa si manifestava nelle città ellenistiche e nelle corti reali del II sec a.C.
- Nello stesso periodo si andavano diffondendo tendenze retrospettive, che guardavano all'età d'oro di Atene come a un modello insuperabile da imitare. Poiché la cultura greca contemporanea aveva impronta fortemente classicistica, anche l'arte imperiale divenne tale: un nuovo linguaggio figurativo era costituito in larga misura dalle forme figurative fortemente caratterizzate e dalle potenzialità stilistiche dell'arte greca; il criterio di scelta alla composizione dipendeva dalla funzione, sia pubblica che privata, che la produzione artistica è chiamata a svolgere.
- Anche i temi figurativi nuovi derivati dalla realtà venivano adattati a modelli greci con un livello stilistico adeguato alla funzione che dovevano svolgere; appare sempre più evidente che non c'è stato alcun dualismo strutturale tra la tradizione italica e romana e quella greca.
Arte rappresentativa romana e influenza greca
Dal II sec a.C. il ricco repertorio dell'arte figurativa ellenistica venne inizialmente recepito dalla classe dirigente di Roma e dalle città italiche soprattutto nell'ambito della vita privata; le tensioni e conflitti, determinati dalla diffusione della cultura greca, tra la scala di valori tradizionale romana e la cultura ellenistica potevano essere superati da un punto di vista politico, ma anche psicologico, soltanto tramite una separazione spaziale tra antichi e nuovi ideali per cui si crea una separazione tra pubblico e privato.
Solo dal primo triumvirato l'arte rappresentativa romana si rivolge direttamente al popolo e assume un ruolo significativo nella propaganda politica (teatro di Pompeo e foro giulio di Cesare, concepito sia come abbellimento dello spazio pubblico, sia come dono al popolo e allo stesso tempo come spazio propagandistico di nuovo tipo per il dittatore).
Nell'ultimo quarto del II sec nelle importanti città dell'Italia centrale della Campania, le famiglie dei notabili locali si adoperarono per abbellire la città con opere di uso pubblico, seguendo il modello delle città ellenistiche d'oriente. Questa attività edilizia va intesa come espressione della concorrenza tra le città, prima e dopo le guerre sociali; è questa l'epoca in cui le aristocrazie locali si sforzano di ottenere una partecipazione attiva del senato romano e, dopo l'8...
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