Roma e il suo impero
Capitolo I – Dal princeps all'imperatore
L'oligarchia senatoria sillana non risolse i grandi problemi politici, sociali ed economici di Roma, stessa cosa per il problema degli Italici che erano stati integrati nella cittadinanza con la legge Plauzia Papiria (89 a.C.) e nei comizi vi era quindi un numero rilevante di cittadini, i più visti dall'élite romana ancora come sudditi. Silla aumentò i magistrati inferiori con l'integrazione progressiva dell'élite italiche, alcuni si imposero con atti di forza, altri si appoggiarono al tribunato della plebe (restaurato dopo Silla).
Dopo il fallimento Sillano, l'élite assistette impotente a Pompeo, Crasso, Cesare, nel 49 a.C. cedettero in favore di quest'ultimo. Cesare non aveva un progetto politico globale o un desiderio assoluto nel 49 a.C., egli avviò un programma di riforme ambiziose. Dopo la morte di Cesare l'élite senatoria si limitò a venire a patti con Marco Antonio, Lepido e Ottaviano. Questi tre si imposero in Italia facendo ratificare gli atti di Cesare e facendolo divinizzare. Infine dopo Filippi l'élite tradizionalista abbandonò la scena politica romana.
Marco Antonio ricostruì la configurazione delle province e dei regni alleati in Asia Minore e vicino Oriente. Ad Ottaviano Marco Antonio affidò compiti ingrati quali le distribuzioni di terra ai veterani smobilitati. Tra 43-38 a.C. nuova guerra sociale, Ottaviano era sostenuto dall'affetto delle truppe cesariane e dell'élite italiche e riuscì a riportare la pace e il consenso nell'élite e la fine delle guerre, delle proscrizioni, dei tributi eccezionali dedicandosi alla restaurazione della res publica, che si prolungò fino al 14 d.C. Il nuovo equilibrio istituzionale si organizzava poco per volta dopo numerosi tentativi.
La creazione del principato da parte di Augusto
Il primo approccio della nascita e natura del principato: si definì il quadro giuridico della posizione del principe e dell’esercizio dei suoi poteri (dal punto di vista del diritto pubblico). Secondo Mommsen, il principato è il risultato della volontà popolare rivoluzionaria; la posizione del principe è quella di un magistrato straordinario legittimato dalla sovranità popolare; dal punto di vista formale il governo della res publica non era concepito come una monarchia ma come una diarchia, cioè le responsabilità sono divise tra principe e senato; il principato si evolve verso la signoria quando l'imperatore diviene una fonte sovra legale del diritto e un padrone assoluto.
La teoria di Mommsen ha dato origine a due teorie:
- L'impero come una dittatura militare, mix tra potere monarchico effettivo e quadro istituzionale repubblicano, il principe governa con diktat e oscuri disegni più che con il ricorso ai poteri che gli sono stati legalmente conferiti, secondo von Premerstein Augusto si sarebbe fatto affidare gli incarichi di cura e tutela della res publica, dai quali avrebbe tratto tutti i suoi poteri civili e militari, quindi il principato sarebbe un regime assoluto mascherato, la cui facciata repubblicana sarebbe solo un inganno.
- La seconda teoria riabilita il punto di vista mommseniano, pur rifiutando di considerare che tra repubblica e principato ci fosse soluzione di continuità, Bleicken ha ricordato che l'ordine costituzionale consisteva in regole di diritto pubblico accompagnate da un insieme di costumi.
Repubblica restaurata: restaurare la res publica consisteva nel ristabilire le regole di diritto pubblico e nel lasciare spazio ai costumi che ad esse erano legati, non nel rimettere ogni potere nelle mani del senato. Secondo Bleicken la restaurazione augustea interessava l'élite politica senatoria ed equestre e la funzione del popolo. Il nuovo ordine pubblico augusteo era una reale continuazione del sistema politico repubblicano, completato da un elemento nuovo: i privilegi concessi per via legale al princeps e le regole nuove che ne derivavano. Augusto introdusse principi istituzionali della tarda Repubblica quali: elezioni e legislazione popolari, l'estrazione a sorte dei proconsoli, l'amministrazione diretta delle province da parte del senato, i limiti temporali e della collegialità dei poteri anche per il principe stesso.
NEW: venne sottratto al consolato l'imperium militiae riservato esclusivamente ad Augusto.
L'età triumvirale 44-28 a.C: furono anni di atti di forza e adozione dei poteri eccezionali e privilegi. Le elezioni furono turbate e controllate dai triumviri, le decisioni importanti strappate al senato con le minacce. Nel 43 a.C. il senato accordò a Ottaviano un imperium di propretore, accompagnato dalle insegne consolari, dal diritto di sedere in senato fra i questori, di prendere la parola e di votare con i consolari, nonché quello di poter aspirare al consolato dieci anni prima dell'età legale.
Dopo la battaglia di Modena, i due consoli in carica morirono, quindi Ottaviano si fece eleggere console con Q. Pedio e il suo primo atto di governo fu far votare la lex curiata che confermava la sua adozione da parte di Cesare; Pedio invece con la legge Pedia ricercava e puniva gli assassini di Cesare. A Bologna, Marco Antonio, Lepido e Ottaviano si incontrarono e si divisero il potere con il titolo di tresviri rei publicae constituendae (triumviri incaricati della costituzione della res publica), richiamandosi alle dittature di Silla e Cesare. Sempre nel 43 a.C. il plebiscito del tribuno della plebe P. Tizio conferì valore legale al triumvirato per una dittatura di cinque anni, avevano un potere uguale a quello dei consoli, quasi illimitato, per la restaurazione della res publica. I triumviri avevano anche il diritto di proporre candidati alle magistrature per i cinque anni successivi e di consultare il senato. Ad Antonio vennero affidate la Gallia Cisalpina e Transalpina e il governo sulle province di lingua greca; Lepido ottenne la Gallia Narbonense e l’Africa; Ottaviano le due province di Spagna, Sardegna e Sicilia, inoltre doveva sistemare i veterani smobilitati (le misure di espropriazione suscitarono un malcontento a Perugia).
Nel 40 a.C. le province vennero ridistribuite: Antonio manteneva le province a est di Scodra (Illiria) e doveva affrontare i Parti per vendicare la disfatta di Crasso; Lepido l’Africa; Ottaviano le province latine ad eccezione dell’Africa e di fermare Sesto Pompeo sulle coste dell’Italia. Ottaviano ricevette un’ovazione (forma minore di trionfo) e assunse come prenome il titolo di IMPERATOR. Nel 39 a.C. con la pace di Miseno Sesto Pompeo ricevette la Sicilia, Sardegna e Corsica in cambio di sgomberare tutte le basi italiane e levare i blocchi. Nel 37 a.C. a Taranto i triumviri si accordarono a prolungare i propri poteri per un nuovo lustro (5 anni) e Ottaviano lo fece approvare dal popolo. Nel 36 a.C. Ottaviano si accattivò la fiducia delle truppe di Lepido e inviò quest’ultimo in esilio a Circei. Ottaviano proclamò la fine delle guerre civili e lo sgravio delle imposte più pesanti; ricevette un’ovazione, un arco di trionfo, una colonna dorata, ornata di rostri e coronata con la sua statua trionfale, il diritto di portare per sempre la corona d’alloro. Proponendo ad Antonio di sciogliere il triumvirato un plebiscito gli conferì la sacro santità di un tribuno della plebe, il diritto di sedere in senato sui banchi dei tribuni (stessa cosa per Livia e Ottavia). I due triumviri finché non avessero superato la linea del pomerium avrebbero continuato a detenere anche nel 32 a.C. in modo del tutto legale l'imperium consolare, quindi Ottaviano disse che avrebbe abdicato se fosse venuto anche Antonio a Roma a fare altrettanto. L'inizio delle ostilità fu l'apertura del testamento di Antonio e gli ultimi senatori neutrali si schierarono dalla parte di Ottaviano. Il consensus universo rum: consenso unanime, decisione del senato e del popolo di far decadere Antonio dal consolato che doveva rivestire nel 31 a.C., di privarlo di ogni altro potere e di far guerra a Cleopatra.
Ottaviano fece fare un giuramento militare di fedeltà non solo alle sue truppe, ma a tutta l'Italia e agli abitanti delle province che controllava. Dopo Azio e Alessandria questo consenso si manifestò di nuovo con il conferimento di onori e privilegi a Ottaviano; il senato gli accordò la corona ossidionale e il trionfo su Cleopatra, archi di trionfo dovevano essere eretti a Brindisi e a Roma, e il tempio del divino Giulio doveva essere decorato con i rostri di Azio; si doveva offrire una libagione al genio dell'imperatore Cesare; gli onori furono completati nel 30 a.C. quando il senato accordò a Ottaviano il diritto di nominare dei patrizi, lo ius auxilii dei tribuni (a titolo vitalizio), accompagnato dal diritto di grazia (aggiungendo il proprio voto poteva modificare la condanna pronunciata con un solo voto di maggioranza) e dall'autorizzazione di portare il prenome di IMPERATOR.
Il principato di Augusto 27 a.C.-14 d.C
Dal 29 a.C. Ottaviano iniziò la restituzione dei poteri, nel 28 avviò un censimento del popolo e una lectio senatus (reclutamento del senato) in occasione della quale ricevette il titolo di princeps senatus, pubblicò un editto con il quale annullava le disposizioni illegali del periodo triumvirale. Augusto rimaneva un semplice console investito tuttavia della pienezza dell’imperium (domi e militiae, civile e militare). Nel 27 Ottaviano console propose al senato la rinuncia ai propri poteri straordinari, in questo modo gli conferirono la corona civica per aver salvato i cittadini fatta di foglie di quercia che fu fissata sopra la sua casa. Nel 15/16 un senatoconsulto definiva una divisione delle province e segnava la nascita del governo imperiale; il senato avrebbe amministrato le province attraverso proconsoli di rango consolare o pretorio, estratti a sorte secondo il modo tradizionale; il princeps riceveva l’incarico di governare per dieci anni la Spagna con la Betica, le Gallie, la Siria (con Cipro e la Cilicia) e di comandare le truppe dislocate in queste province in virtù dell’imperium consolare.
Quali erano i poteri grazie al quale il princeps controllava le sue province? Un imperium consolare come avveniva prima delle riforme di Silla oppure un imperium proconsolare? Augusto aveva confermato il sistema sillano dei poteri consolari, secondo Mommsen il senato e il popolo avevano conferito al princeps un imperium proconsolare che lo abilitava a comandare tutte le truppe e ad amministrare le province che gli fossero state attribuite.
Secondo Castritius, il senato conferì ad Augusto per una durata di dieci anni, il comando militare nei territori non pacificati (Spagna, Betica, Gallia, Siria), nello stesso tempo avrebbe accordato un imperium proconsolare accompagnato da alcune clausole supplementari, come il diritto di arruolare truppe e avere l’imperium anche entro il pomerium. Secondo Kromayer e Pelham, Augusto governava le sue province tra 27-23 come console, avendo un impium maius ("allargato") nelle province senatorie.
Da un’iscrizione di Cuma, nella provincia senatoria dell’Asia, sappiamo che si fa riferimento a una decisione del 27 di Augusto console che scrive col collega Agrippa al proconsole d’Asia per trasmettergli una decisione del senato che incaricava lo stesso Augusto di dare una direttiva. In seguito alla divisione delle province, il senato diede al princeps il famoso soprannome di AUGUSTUS, che dalla sfera augurale e legato al dominio dell’auctoritas significava che il suo detentore era dotato di una capacità e di una felicità d’azione eccezionali. Significava “dotato del massimo della forza sacra”. Nel 27 a.C. il senato gli accordò il diritto di ornare la sua porta di alloro e fece esporre nella curia, accanto alla statua e all’altare della Vittoria, uno scudo che enumerava le sue virtù cardinali (clipeus virtutis), il coraggio nel combattimento e l’energia nella vita pubblica (virtus), la clementia verso i vinti e verso i nemici, la iustitia (verso coloro che avevano turbato la vita e l’ordine pubblico dopo il 44 a.C.). Nel 27 ebbe il diritto di commendatio, raccomandare dei candidati per le elezioni.
Nel 23 Augusto decise di rinunciare al consolato, che aveva rinnovato ogni anno a partire dal 29 a.C. Il senato e il popolo accordarono ad Augusto a titolo vitalizio la potestà tribunizia, accompagnata dal diritto di convocare il senato e di poter fare una relatio (proposta) in occasione di ogni seduta del senato, egli continuava a governare l’enorme provincia, che gli era stata affidata fino al 18 a.C., ma ormai esercitava il potere consolare in quanto promagistrato.
Secondo Mommsen il giovane Ottaviano aveva ricevuto la potestà tribunizia completa fin dal 36 a.C., estesa fino al primo miglio del pomerium e dunque a tutto l’Impero. Secondo Kromayer, nel 36 a.C. Ottaviano aveva ricevuto la sacro santità e lo ius subsellii (diritto di sedersi con i tribuni) nel 30 lo ius auxilii (diritto di assistenza a un cittadino contro gli abusi di un magistrato) a vita, e nel 23 la potestà tribunizia completa. Oggi gli studiosi tendono alla posizione di Kromayer, ma sono anche d’accordo con Mommsen riguardo che la potestà tribunizia è l’espressione formale esatta e piena del potere sovrano di Augusto e dei suoi successori. Mommsen attenuava il carattere monarchico della potestà tribunizia, invece secondo gli storici era il motore e l’emblema della monarchia. Secondo Castritius la potestà tribunizia non aveva all’inizio del principato il carattere monarchico pensato dagli studiosi, ma poteva integrarsi in un ripristino della res publica. Secondo Castritius la potestà tribunizia ha due caratteri fondamentali: la separazione del potere dalla funzione e il suo carattere vitalizio (quest’ultimo non è antirepubblicano perché di fatto non era vitalizio ma annuale, rinnovato da Augusto davanti al popolo).
La potestà tribunizia era stata pensata e inventata nel quadro e nel prolungamento dei riflessi istituzionali romani. Il senato e il popolo precisarono che l’imperium di Augusto, diventato proconsolare dopo la sua rinuncia al consolato, non si sarebbe estinto quando avesse superato il pomerium e sarebbe stato superiore a quello dei governatori delle province.
Nel 23 Augusto ricevette l’imperium proconsolare maius che gli permetteva di intervenire in tutte le province e avrebbe sostituito l’imperium consolare che abbandonava. Secondo Bleicken non esiste un imperium maius in senso tecnico nel diritto romano della Repubblica, l’uso di questo termine descrive rapporti di subordinazione reali o desiderati, non una gerarchia ufficiale dei poteri. Castritius ritiene che si è avuto torto a porre all’origine del principato il concetto di imperium maius, che sarebbe di fatto (in Dione) l’espressione dei rapporti di potere reali tra un proconsole e il princeps investito di poteri molteplici. Per Meier il privilegio ricevuto da Augusto nel 23, accordato anche ad Agrippa (lo sappiamo dalla laudatio/elogio funebre fatto da Augusto al suo funerale), era che il suo imperium non poteva essere inferiore a quello di nessun altro.
Per quanto riguarda il potere ricevuto da Agrippa nel 23 Koenen ha supposto che fosse l’imperium proconsolare maius le cui competenze sarebbero state conferite con mandati particolari; secondo Gray Agrippa avrebbe prima ricevuto un imperium aequum per cinque anni e rinnovato nel 18 poi sarebbe diventato maius nel 13; invece Bringmann dice che non ci sono prove che fosse proprio l’imperium maius quello della laudatio bensì Augusto attribuisce al correggente un imperium reale precisando che nessun altro imperium doveva essere superiore al suo; secondo Castritius vi sarebbe stato un ritorno alla collegialità del potere, quindi Agrippa ricevette con una legge la potestà tribunizia e l’imperium proconsolare di Agrippa e di Augusto sarebbe stato rinnovato per altri cinque anni.
Dopo il 23 i poteri di Augusto non crebbero più; l’imperium proconsolare fu regolarmente rinnovato nell’8 a.C., nel 3 e nel 13 d.C., mentre la potestà tribunizia fu rinnovata anno per anno. A questi poteri vennero ad aggiungersi alcuni onori o cariche transitorie, come l’ultima funzione importante del princeps, il pontificato massimo.
Nel 22 a.C. Augusto rifiutò la dittatura e accettò la cura annonae, in seguito fu sollecitato ad assumere la censura ma rifiutò e fece eleggere due censori (che furono un fallimento). Alla fine del 19, dopo il suo ritorno dalle province greche, Augusto accettò una cura legume et morum (incarico per le leggi e i costumi) per cinque anni, per restaurare i costumi sociali e politici, insieme a una censoria potestas, sempre per cinque anni. La cura morum si tradusse in una serie di leggi, le leges Iuliae del 18, ma Augusto stesso sottolineò di aver portato a termine gli incarichi che il senato gli proponeva con la potestà tribunizia. Si basò sulla censoria potestas e nel 18 ridusse il senato a 600 membri. Il potere censorio venne di sicuro abbandonato, perché con un imperium consolare organizzò i censimenti dell’8 a.C. e del 14 d.C. o anche la lectio senatus del 12-11 a.C.
Nel 19 i privilegi onorifici dei consoli gli vennero accordati, quindi era preceduto da dodici littori e in senato sedeva su una sedia curule tra i due consoli, gli venne accordato a titolo personale e per una durata limitata il pieno potere consolare civile e militare. Nel 12 a.C. morì Lepido il pontefice massimo, e quindi Augusto fu trionfalmente eletto pontefice massimo al suo posto. Inoltre nel 2 a.C. il senato lo salutò “padre della patria” col consenso popolare.
Una legge conferì a Tiberio nell’8 a.C. l’imperium proconsolare per cinque anni, completato nel 6 a.C. con l’assunzione della potestà tribunizia per cinque anni. Nell’1 a.C. venne conferito a Caio Cesare l’imperium proconsolare, cessato a Tiberio, ma dopo le morti di Lucio Cesare nel 2 d.C. e di Caio Cesare nel 4 d.C., Augusto finì con l’adottare Tiberio che fu investito di un imperium proconsolare e di una potestà tribunizia pari a quelli di Augusto.
L’investitura del principe dopo Augusto
Augusto preparò la successione fin dall'inizio.
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