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I greci e la follia

L'invenzione della follia

Sapienza non è essere saggi - per i Greci la follia non era solo il buio della ragione, ma incontro con dimensioni della mente escluse al normale essere umano. La follia in Grecia oscilla tra: corruzione dell'anima e profonda esperienza che amplia i confini dello spirito. I rituali estatici di Dioniso offrivano con la follia una forma superiore di sapienza: Dionisio è signore della vita che comprende in sé anche la follia. Per i Greci la follia poteva essere ponte tra mente umana e lingua segreta degli dei.

Il solco tra follia e salute mentale nasce nel V a.C., secolo illuminista di Pericle e Socrate: ora la follia è considerata diversa dalla conoscenza, solo manifestazione irrazionale. Non c'è conoscenza senza razionale sviluppo del pensiero. La razionalità diventa nuova area per sapienti e medici che prima si muovevano anche fuori da essa.

Diverso era nella Grecia arcaica: fenomeni di alterazione della mente erano importanti nei riti e nella religione, avvicinavano al divino, la follia era usata nel santuario di Delfi e in riti di trance come quelli di Dioniso. Ma la follia aveva un metodo: i sapienti arcaici usavano purificazioni, visioni, meditazione. La sapienza greca si origina anche fuori dalla ragione, perché per questi sapienti, conoscenza viene da vita e vita è anche non ragione.

Praticavano estasi e trance divinatoria anche Socrate, Pitagora, Empedocle. Anche Eraclito (V a.C.) diceva che follia è dentro sapienza, sapienza sacra. Platone affermava che stati allucinatori erano mezzo di contatto con il divino. Persino il poeta ispirato e “posseduto dalle muse” opera posseduto da forza invisibile che lo allontana da ragione con la quale egli non riesce a comporre.

In teatro la follia è al centro, la mitologia è legata a follia (Eracle uccide figli, Edipo ecc.).

Il tribunale della ragione

Con l'epoca dei sofisti, con Platone, inizia l'idea che la follia sia ciò che porta l'uomo nella sua parte oscura e lo fa perdere. Nel V a.C. la cultura classica più che su orgoglio della ragione, si costruisce su consapevolezza della sua fragilità, unico modo per resistere a forze oscure.

Odisseo di Sofocle capisce la fragilità dell’uomo e della ragione solo vedendo Aiace reso pazzo da soffio di Atena. Non ci si abbandona più alla follia come un sapere sacro, ma la si combatte. Platone: follia e ragione sono nemiche, in uomo si combatte eterna guerra tra esse.

Il folle diventa colui che deve essere curato, inquietante colui che vede cose che solo lui vede, che mostra a tutti come uomo può essere inghiottito da qualcosa dentro di lui. Da qui nasce l'ode alla ragione che dalla Grecia si diffuse in occidente.

Sulla malattia sacra

Nel V a.C. compaiono i primi studi su malattie mentali in medicina - Ippocrate - “Sulla malattia sacra”: prima l'epilettico era considerato posseduto da dio che lo abbandona dopo attacco. Nel trattato sono elencati sintomi dell'epilessia ma per prima volta si nega la causa divina, il cervello è causa del male, la follia è malattia fisica, non divina. L'autore incolpa ciarlatani per false credenze e cure. Per la prima volta in scienza occidentale disturbi del comportamento sono nella sfera medica e laica.

Nel V a.C. si inizia a usare la parola “Mania” per indicare la follia - a fine secolo i sintomi della “mania” iniziano a essere esplorati. PHOBOS, terrore, è sintomo che di solito si accompagna a follia, descritti in “Sulla malattia sacra” anche attacchi di panico e allucinazioni.

Questi sintomi sono recepiti nelle tragedie del tempo: il pazzo è irrequieto, perseguitato da ansia, incubi e allucinazioni, spesso impersonificati da Erinni (come in Oreste di Euripide, rimorso per uccisione madre). Alla fine Oreste di Eschilo è curato con la ragione: assolto dal tribunale della polis analizzando razionalmente le colpe. La ragione vince su follia.

Dei ed eroi della follia

“Sulla malattia sacra” dà elenco dei responsabili della follia: da Era ad Apollo a eroi. Non c’è Dionisio nella follia che da terrore e incubi in quanto la follia dionisiaca è rituale e collettiva, non porta eccesso individuale di delirio. Nella concezione comune nel corpo del posseduto c’è contaminazione sacra, forza positiva e negativa, che santifica e annienta.

Eroi, esseri ctoni esercitano potere di punire e proteggere, portano malattie mentali e fisiche e guariscono. Asclepio prima di essere dio era eroe, nei loro santuari si guariva da malattie e follia. Eroi erano collegati a follia perché molti furono folli (Alcmeone, Oreste, folli dopo uccisione madre, Eracle folle massacrò figli). In genere miti su follia rituale/iniziatica finiscono con purificazione e reintegro società.

Erinni invece non possiedono ma inseguono rendendo folle chi si macchia di omicidio. Ma la follia può essere anche sacra: introduce al divino e fa rinascere rinnovati: Dioniso reso folle da Era fu guarito da Rea e acquistò i suoi pieni poteri.

Ino che alleva Dioniso per conto di Zeus, è resa folle da Era, ma gettandosi in mare divenne la dea Leucotea. La follia trasforma mortale in dea e in Omero appare a Odisseo tra la spuma del mare (dea delle profondità).

La follia poteva essere anche punizione per colpe, per atti sacrileghi ad esempio: in Omero il re trace Licurgo aggredisce Dioniso, ma fu colto da follia e uccise figli, o si tagliò un piede o venne sbranato da belve. Il corpo maledetto viene smembrato. In questi miti c’è meccanismo rassicurante: follia cessa di essere incomprensibile se non è casuale, così fa meno paura.

Folli liberi per la polis

Non c’erano particolari restrizioni per folli in Grecia, restrizioni come il non portare armi, non poter fare testamento, per il resto abbastanza liberi. Solo Platone da vecchio teorizza una struttura per isolare e rieducare i folli. Plutarco narra che Ateniesi, stremati da guerra contro Megara, promulgarono legge che metteva a morte chi in assemblea proponeva ripresa guerra. Per aggirare legge Solone si finse pazzo e declama una elegia su Salamina (isola contesa con Megara). Come ispirato dalle muse, cittadini abrogano legge e riprendono guerra: follia poteva essere profetica per greci, e folle degno di rispetto e credibilità nel VI a.C.

Cure tradizionali della pazzia

Tre categorie: cura esorcistica, musicale, iniziatica.

Esorcismo: l'esorcista era detto kathartès = purificatore, operava non solo esorcismi ma anche purificazioni di comunità dopo malattie ecc. - la follia denota forza misteriosa nel corpo del malato, e l'esorcista placa (in ambiente giudaico caccia) l’entità. In Grecia l’entità che possiede è sacra, quindi non va cacciata ma placata.

Purificatori rimediavano anche a colpe, e riti erano fatti con viso rivolto a oriente, acqua, offerte e preghiere. Se individuo commetteva infrazione regole, poteva essere riammesso dopo purificazione, che attenuava il senso di colpa.

Melampo = mitico purificatore: tre figlie del re Preto di Argo, punite con follia da Era per aver deriso povertà altare, Melampo organizza danza estatica radunando giovani, con grida e ululati e inseguendo ragazze. Una muore e due rinsaviscono. Qui si vede modello tradizionale di pazzia e di cura: follia è causata da rottura tabù, lanciata da divinità offesa: in questo modo si sacralizza la follia e la si cura ritualmente. Così il pazzo è reintegrato nella società. Danze estatiche facevano parte della cura, accompagnate da musica e dalla “teatralizzazione dei disturbi del malato”.

La follia iniziatica è invece quella giusta, prodotta con rituali e che può curare, incanalandone gli eccessi, la follia cattiva causata dalle colpe (Platone).

Nell’Atene del V a.C. c’era corporazione dei Coribanti: curavano con musiche la pazzia, confraternita di danzatori. (in origine Coribanti erano demoni legati a culto deamadre frigio-cretese, per i Greci Rea o Cibele). Entravano in trance tramite musiche ed erano considerati folli, per questo potevano curare. Si cura follia con follia rituale.

Due modelli di follia

Secondo Platone la follia colpisce psiche (anima), come una malattia che si origina da essa. Psiche formata da tre parti: razionale, impulsiva e concupiscibile. Parte con cui proviamo impulsi e desideri è la più grande e può espandersi grazie a desideri corporei. Parte razionale è la più piccola ma quella che dirige, mentre parte volitiva può cooperare con una o con l’altra.

Desideri e pulsioni della parte irrazionale, se non controllate da ragione trascinano l’anima nella follia (mania): folle è chi non conosce bene e chi si lascia libere le pulsioni.

Ognuno nasce con colpe radicate nella sua famiglia, come avviene nella tragedia attica: l’eroe si ammala di follia per colpe precedenti della sua famiglia (follia di Oreste m

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/02 Storia greca

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Elakos86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia storica del mondo greco e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Cavallini Eleonora.
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