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Riassunto esame Antropologia storica del mondo greco, prof. Cavallini, libro consigliato Ai confini dell'anima. I Greci e la follia, Guidorizzi

Riassunto per l'esame di Antropologia storica del mondo greco e della prof. Cavallini, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Ai confini dell'anima. I Greci e la follia, Guidorizzi. Scarica il file in PDF!
Riassunto diviso seguendo lo studio dei capitoli del libro, chiaro e completo.

Esame di Antropologia storica del mondo greco docente Prof. E. Cavallini

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CURE TRADIZIONALI DELLA PAZZIA

3 categorie: cura esorcistica – musicale – iniziatica

Esorcismo: esorcista era detto kathartès=purificatore, operava non solo esorcismi ma

anche purificazioni di comunità dopo malattie ecc. – follia denota forza misteriosa nel

corpo del malato, e esorcista placa (in ambiente giudaico caccia) l’entità. In Grecia

entità che possiede è sacra, quindi non va cacciata ma placata.

Purificatori rimediavano anche a colpe, e riti erano fatti con viso rivolto a oriente,

acqua, offerte e preghiere. Se individuo commetteva infrazione regole, poteva essere

riammesso dopo purificazione, che attenuava il senso di colpa.

Melampo = mitico purificatore: 3 figlie del re Preto di Argo, punite con follia da Era

per aver deriso povertà altare, Melampo organizza danza estatica radunando giovani,

con grida e ululati e inseguendo ragazze. 1 muore e 2 rinsaviscono. Qui si vede

modello tradizionale di pazzia e di cura: follia è causata da rottura tabù,

lanciata da divinità offesa: in questo modo si sacralizza la follia e la si cura

ritualmente. Così il pazzo è reintegrato nella società. Danze estatiche facevano parte

della cura, accompagnate da musica e dalla “teatralizzazione dei disturbi del malato”.

La follia iniziatica è invece quella giusta, prodotta con rituali e che può

curare, incanalandone gli eccessi, la follia cattiva causata dalle colpe

(PLATONE).

Nell’Atene del V a.C. c’era corporazione dei Coribanti: curavano con musiche la

pazzia, confraternita di danzatori. (in origine Coribanti erano demoni legati a culto dea

madre frigio cretese, per i Greci Rea o Cibele). Entravano in trance tramite musiche ed

erano considerati folli, per questo potevano curare. Si cura follia con follia rituale.

DUE MODELLI DI FOLLIA

Secondo Platone follia colpisce psiche (anima), come una malattia che si origina da

essa. Psiche formata da 3 parti: razionale, impulsiva e concupiscibile. Parte con cui

proviamo impulsi e desideri è la più grande e può espandersi grazie a desideri

corporei. Parte razionale è la più piccola ma quella che dirige, mentre parte volitiva

può cooperare con una o con l’altra.

Desideri e pulsioni della parte irrazionale, se non controllate da ragione trascinano

l’anima nella follia (mania): folle è chi non conosce bene e chi si lascia libere le

pulsioni.

Ognuno nasce con colpe radicate nella sua famiglia, come avviene nella tragedia

attica: l’eroe si ammala di follia per colpe precedenti della sua famiglia (follia di Oreste

matricida perseguitato da Erinni giunge da catena delitti padre e nonno – Edipo da

dissennatezza padre). Ma senso è che ognuno è prodotto della sua storia

famigliare e qualcuno ne rimane prigioniero.

Follia è lo stato in cui ognuno può precipitare se non tiene a bada gli impulsi. Ognuno è

potenzialmente folle. Basta allentare controllo su se stessi per farli emergere, es i

sogni: senza vigilanza parte razionale, quella irrazionale da sfogo a pulsioni profonde,

si sogna di tutto, ogni bassezza. Gli istinti profondi sono uguali sia per saggio che per

scellerato.

Tiranno (Platone, Repubblica) – è folle perché abbandonato a passioni: odio, vino,

violenza, sesso, invidia. Schiavo delle sue ossessioni. Come il tiranno, il folle è un

pericolo per la società e le sue regole e va eliminato.

SECONDO MODELLO DI FOLLIA

Follia buona è l’ispirazione divina (Platone - Fedro): quella che da surplus di

conoscenza ed è propria di poeti e profeti che comunicano con mondo invisibile.

Nessuno è profeta o poeta nel pieno della ragione. Muse, Afrodite, Apollo, Dioniso

danno la buona follia, gestita con metodo e controllata, collettiva e non singola. È

una follia gestita e sfruttata dalla società, non pericolosa e isolata come quella che si

genera dall’uomo come malattia.

Ci sono “specialisti della follia”, che la sfruttano e la gestiscono, ne escono e rientrano

a piacimento, come poeti ispirati e profeti, e idea di sacro nella follia sopravvive anche

nella Grecia razionale del V a.C.

IL POETA CHE VOLA

Poeta è folle in quanto posseduto da dio, che gli dà energia psichica che lo fa

comporre, alienandosi dalla realtà che lo circonda in una trance creativa. In Grecia

arcaica poeti “folli” conservano memoria collettiva tramite miti e conoscenze

tradizionali, tramandate oralmente prima della scrittura: loro ruolo sociale era

importante. Poeta diventa folle quando entra in risonanza coi versi che recita, in

questo stato di coscienza alterata coinvolge pubblico e lo trasporta.

ENTUSIASTI E PROFETI - follia ha qualcosa d profetico x greci: mantikè (arte profetica)

è parola parente di manikè (pazzia). Preveggenza e follia, coscienza alterata, erano

legate. Pratica di “divinazione ispirata” (responsi di veggente in stato d

alienazione) è diffusissima in Grecia, luogo + importante è Oracolo

panellenico di Apollo Delfico: pizia in delirio causato da possessione Apollo dava

responsi (in fase primitiva forza non era Apollo ma dea femminile preellenica, Terra o

Gea).

Bacidi e Sibille erano invece profeti estatici che operavano fuori da strutture ufficiali

come invece era Delfi, giravano x villaggi. Primi spesso erano posseduti da ninfe

(come mitico Bakis) che davano follia felice, senza desideri e pene. Santuari oracolari

ufficiali usati per guerre, fondazioni di colonie ecc. avevano x divinità Apollo. Invece

Dioniso in Tracia, Zeus a Dodona, con uomini e donne in trance profetica (santuari

Dioniso erano estemporanei e popolari, con riti orgiastici dove cadevano in trance e

profetizzavano, no ufficiali).

Molti erano i ventriloqui: coloro che cadendo in trance profetica cambiavano voce

perché posseduti dal dio, a risveglio erano immemori.

Profezia x greci era risultato della possessione o estasi, follia transitoria e non

permanente. C’è sdoppiamento della coscienza: mentre profetizza ed è posseduto, il

profeta non ha sua coscienza, che riacquista alla fine: delirio gli impedisce di essere

schiacciato dalla sapienza del dio a cui mortale non reggerebbe. Quando si profeta, c’è

annullamento del tempo e si parla al presente (es indovina Cassandra di Eschilo,

Agamennone). Ospitare un dio è sempre doloroso e l’indovino si contorce, soffre, è

rispettato ma anche temuto.

Veggente Teoclimeno – Odissea - + antico esempio di profeta Apollineo e unico

caso di divinazione estatica in Omero – discende da famiglia profeti apollo, ha

allucinazioni profetiche – interessante perché: già in epoca arcaica profeta poteva

operare fuori contesto sacro, e visione non è indotta ma spontanea. (si trova

a Itaca in esilio x delitto da Argo, e profetizza morte pretendenti a isola).

MENTE E DISTURBI MENTALI IN OMERO

LA SOTTILE MATERIA DELL’ANIMA – psychè = anima, ma solo da epoca classica, da

metà V a.C. (x Platone, Socrate ecc.), psiche è nucleo vita spirituale dell’uomo, ove si

originano pulsioni e dopo morte sopravvive al corpo, quindi è il vero IO

dell’individuo.

X autori arcaici non era così: concetto di psiche = anima non esisteva,

inizia a svilupparsi in epoca arcaica piano piano, grazie anche a pitagorismo e orfismo

che insegnavano dualismo corpo\anima e metempsicosi. A queste correnti si deve idea

che durante sonno anima si libera dal corpo e può usare sue capacità profetiche, di

estasi: sua vera natura si manifesta solo fuori da gabbia piccola del corpo. Questa

idea sarà alla base dell’estasi profetica greca.

In Omero tutto questo è diverso: psychè=vita, soffio vitale che abbandona uomo

durante morte, per andare nel regno morti (psychè = farfalla anche, un qualcosa

quindi che vola via). Uno sbuffo che lascia il corpo da bocca o ferita.

Anche Omero credeva che psiche sopravviveva a morte, ma molto diversamente da

Socrate: ha ricordo vita ma esistenza larvale, ombra che può esser rianimata

solo con sacrifici (Ulisse nell’Ade che offre sangue a ombre).

Achille sogna ombra Patroclo ma esso è sia immaginario che reale, si

manifesta solo nel sogno e negli estremi stati psicologici anche se è autonoma. È un

doppio del corpo che lo riproduce nella forma, detto “èidolon” =sembianza (greci vi

definivano fantasmi che pur confinati nell’Ade operavano ancora in terra). Si aggira in

una zona intermedia tra mondo vivi e morti, nella mente degli uomini. Mentre per

Socrate psiche è IO persona, x Omero è sbiadita copia dell’essere vivente,

destinata ad esistenza spenta – eppure definite da stessa parola quindi il concetto

si evolverà verso quello di Socrate.

Omero non ha termine che indica 1 sede unica da dove nascono

manifestazioni dell’io di ognuno: fenomeni mentali e loro alterazioni non nascono

da unica sede come in epoca classica, in epoca arcaica è diverso: follia quindi non è

malattia anima, dato che non è da essa che partono emozioni, non è stadio

definitivo ma sempre momentaneo, quasi un normale fenomeno dell’esistenza.

Fenomeni mentali e psicologia sono concreti in omero: sono anche

PERSONIFICAZIONI REALI OLTRE CHE ASTRAZIONI. (Colpa, si aggira sopra le

teste degli uomini) – Punizione, Contesa, Ecc. – ogni concetto astratto ha 1 doppio

demoniaco reale, che opera indipendentemente dalla psiche dei personaggi. C’è

proiezione verso esterno di fenomeni psicologici e idee morali in entità

demoniache.

Azione degli uomini in omero non parte da sede unitaria, dall’anima, ma dall’insieme

di diversi organi interni, quindi idea di follia=malattia anima non è applicabile

mancando sede unitaria dell’io.

L’ORGANIZZAZIONE DEGLI STATI MENTALI – psicologia omerica ha 3 punti:

1) – L’IO (che in futuro sarà psiche) è formato da più organi del sentire e del

pensare, che interagendo creano psiche di una persona. Forza che spinge ad

agire è thymos (cervello centra poco in generale) – la Phrèn (diaframma, in

futuro indicherà la mente) = area dove nascono rappresentazioni mentali

e dove individuo progetta sue azioni. L’IO è RISULTATO DI QUESTI 2

ELEMENTI.

2) Fenomeni psicologici interiori sono proiettati all’esterno, diventano fenomeni

con i quali l’individuo può dialogare

3) I disordini della mente, le idee improvvise, sono in genere opera di entità

demoniache\divine che operano sul soggetto. tutto è fluido nella psiche degli

eroi, ogni parte dell’anima opera autonomamente, quindi sono fortemente

“emotivi”. Thymos = organo dove si percepiscono emozioni\ passioni e trascina

uomo a seguire istinto immediato. Va ammansito e Ulisse è colui che ha

imparato meglio a controllarlo, infatti è figura nuova.

Sembra quindi il thymos la sede dei conflitti psicologici in Omero, spesso gli eroi vi

dialogano come se fosse una entità a se stante, quando sono indecisi se passare

all’azione o meno (Ulisse vorrebbe farla finita subito con ciclope, con spada nella

coscia ma poi si trattiene e aspetta).

INTELLETTO E DIAFRAMMA: a volte disturbi comportamento nascono dal phren (o

noos) ovvero il diaframma (parte che separa viscere da polmoni), inteso come

“mente”: organo delle rappresentazioni mentali, dove si progettano le azioni da fare.

Quando pensieri diventano sconnessi si perde senno.

Di solito il phren dirige il thymos (non lo placa), ma anche qui si possono scatenare

emozioni. “Odisseo fu incerto nel thymòs e nel Phrenès” (se uccidere subito

pretendenti o calmarsi aspettando giusta occasione).

Quando Phrenès (può essere sede intelligenza), luogo ove opera il thymos, si altera, si

può andare fuori di sé ma è stato momentaneo, non fisso.

FOLLIA PROVVISORIA: IL M(è)NOS – La follia in Omero raramente è conclamata perché

ha altre vie: si nasconde negli abituali comportamenti, era ovunque. Nei pochi casi in

cui traspare, è particolare: provvisoria e improvvisa, causata da accrescimento

energie emotive, il M(è)NOS. È un energia fisica\mentale che un dio getta dentro

l’uomo, dandogli coraggio e vigore (a Diomede ferito Atena raddoppia mènos

rendendolo invincibile). Quando uomo fa sforzo estremo riempie d’aria polmoni:

quello è soffio mènos che il dio dona a guerriero. Poi svanisce. Riempie il thymos

e le phrenès di qualcuno (Achille nella sua ira riempie di mènos le sue phrènes, Iliade).


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Elakos86

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3 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in ricerca, documentazione e tutela dei beni archeologici
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Elakos86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia storica del mondo greco e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Cavallini Eleonora.

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