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Riassunto esame Antichità greche, prof. Santucci, libro consigliato I Greci delle periferie: Dal Danubio all'Atlantico, Braccesi

Riassunto per l'esame di Antichità greche del professor Santucci, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente "I Greci delle periferie. Dal Danubio all'Atlantico" del professor Lorenzo Braccesi . Vengono trattate le periferie del mondo greco, frequentate da coloni, mercanti ed esploratori. Voto esame 30.

Esame di Antichità greche docente Prof. M. Santucci

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ESTRATTO DOCUMENTO

La prima è l’estremo e marginale lembo di una colonizzazione greca che interessa l’area

mediterranea in tutta la sua estensione. La seconda è al polo terminale di una fitta rete di

carovaniere terrestri che interessano un continente europeo ancora tutto da esplorare.

[MAR D’AZOV Sezione settentrionale del Mar Nero.

ADRIA Rifondata nel 385 a.C. come colonia della potente Siracusa, nel quadro

dell’espansionismo commerciale in Adriatico promossa dal tiranno siracusano Dionisio il

Grande. Gli avversari politici di Dionisio fondarono Ancona.]

Il crocevia adriatico

I popoli dell’occidente e del settentrione non erano mai stati inglobati in una realtà statale come

poteva essere, in oriente, quella persiana achemenide, nè hanno conosciuto un’unificazione come

quella di Alessandro. Il massimo dell’aggregazione politica era quella tribale. Quindi il processo

avvenire tramite scambi con l’ambiente ellenico frammisti a

di acculturazione non poteva che

contatti con l’ambiente fenicio e punico. Queste regioni non cederanno nemmeno al dominio di

Roma. Parliamo della regione che va dalla Sirte all’Atlantico, dall’Atlantico al Reno e dal Reno

al Danubio. Le differenze tra le periferie sud-orientali e quelle nord-occidentali stanno nella loro

dimensione che è ellenistica, e non interessano la grecità arcaica o classica. Con la conquista di

Alessandro un gruppo di mercenari, mercanti, artisti e scienziati si spostano nelle nuove regioni

– –

di recente acquisizione. La grecità della prima età ellenica con il grande esodo verso oriente

trova così uno sbocco alla gravissima crisi economica che l’investe. Altri coloni (Apoikoi) sono

inviati dalle città-stato a fondare nuove poleis in occidente. Questi si muovono su rotte già

battute dai mercanti (Emporoi), i quali in età classica diventuo il Mediterraneo un mare

– si spingono verso le periferie estreme dell’ecumene (dove scorrono il Danubio,

ellenico il Po, il

Rodano, il Reno e l’Elba).

[Quindi in occidente arrivano prima i mercanti e poi i coloni. Con l’arrivo dei coloni i mercanti

dal Mediterraneo si spostano nell’Adriatico.]

Evocando l’orizzonte nord-occidentale del mercante si impongono come campo di indagine tre

periferie: la pontica, l’adriatica e l’atlantica. Il punto d’incontro delle tre è la laguna veneta, dove

“via

confluisce la argonautica” segnata dalla valle del Danubio. Dalla valle del Danubio parte

“via per poi proseguire verso l’Iberia. Da qui ancora sorge la

la eraclea” che arriva a Marsiglia

“via pelasgica” che conduce nel centro-Italia (a Roma).

Il marinaio greco penetrava all’interno della laguna veneta attraverso una “bocca principale”

il “Grande Porto” che costituiva uno svincolo decisivo

costituita dalla foce del Brenta: questa era

per le vie che attraversavano la laguna di Venezia. Qui entrano in contatto con i Medòaci, i

veneti della terraferma, destinatari delle loro mercanzie (i veneti della costa sono detti Henetòi).

individuare alcune costanti nell’Adriatico:

Possiamo

L’emporia qui comprende materie prime e cereali;

1) La localizzazione dell’Adriatico al confine tra Europa politica ed Europa geografica;

2) L’Adriatico è soggetto alla pirateria, a cui si legano le guerre per la tutela

3) delle rotte

marittime e per il controllo degli empori.

L’Adriatico non costituisce solo un corridoio di transito per l’importazione di materie

A. prime ma anche per l’importazione di cereali. Probabilmente sono due tipi di mercanti

con diverse specializzazioni a commerciare cereali e materie prime.

I primi hanno per interlocutori i popoli italici (gli Etruschi di Val Padana), con cui

commerciano direttamente e importano grano e cereali che avviano in patria con

sitopompiai (convogli a rimorchio finanziati da capitali privati).

Gli altri invece (gli importatori di materie prime o di prodotti di lusso) commerciano con

le popolazioni transalpine del centro o dell’estrema Europa in forma indiretta, tramite una

lunga serie di intermediari, ricevendo le merci via terra. Importano in Adriatico stagno

boemo e ambra nordica, ma non il ferro etrusco e l’argento iberico come accade in

Tirreno e in Atlantico. 2

L’Adriatico si situa al confine fra due Europe: quella che i greci avvertivano

B. come entità

politica e l’altra, che era solo un’espressione geografica. La prima era quella Balcanica,

È l’Europa politica creata da Filippo il

(Grecia continentale, Macedonia, Illiria, Tracia).

Macedone. [E’ un’Europa estesa dall’Adriatico alla foce del Danubio, ma non abbraccia

ancora la Penisola Balcanica in tutta la sua estensione].

Nell’Adriatico sono molto documentati

C. i casi di pirateria e di repressione della guerra di

corsa. Sono le genti di sponda illirica che si danno a queste attività, tanto che Diodoro ci

dice che spesso l’Adriatico era “impraticabile per i mercanti”. Atene nel V secolo

contrapporrà a questi episodi un’azione di polizia esercitata dagli Etruschi di Spina,

mentre Siracusa nel IV secolo utilizzerà la propria flotta militare.

è da escludere però che spesso la guerra di corsa diventasse una “guerra

Non

commerciale” a tutela degli scali e degli emporia greci. Conosciamo una sola guerra per

gli emporia, condotta da Gelone di Siracusa e con teatro la Sicilia fino alla costa della

(in Libia) contro i Cartaginesi (Erodoto). Ci potrebbe essere anche un’altra guerra

Sirte

per gli emporia fra Atene e i superstiti Etruschi di Spina sul finire del IV secolo, diventati

da protettori dei traffici a taglieggiatori.

In un’iscrizione ad Atene si parla però di emporia, senza accento, che potrebbe indicare

sia il “commercio” (Emporìa), sia gli empori propriamente detti (Empòria: scali

commerciali).

Osmosi culturali e grecità separate

Ci sono altri due problemi: quello dell’incontro fra mondo ellenico e superpotenze d’occidente,

come Roma e Cartagine, e quello dell’esistenza in età ellenistica non di grecità periferiche ma

cioè l’esistenza di universi greci separati e a sé stanti.

separate,

1. Con Cartagine i rapporti dei greci delle periferie sono essenzialmente commerciali, a

volte anche conflittuali.

Per Roma il discorso è diverso. I mercanti e i coloni greci, ribattendo le rotte di Ulisse,

sono portati verso l’area etrusco-laziale. Qui dall’amore tra Circe e Ulisse nascono i

capostipiti di dinastie etrusco-latine. Con questa base sorseso nel V secolo le leggende

e più tardi l’intesa diplomatica tra Roma e il Molosso (e

sulle origini troiane di Roma,

quindi il Grande Alessandro) in funzione antisannita, antilucana e forse anche antipunica.

Ancor più importante è il comune sentimento antigallico che vale a Roma, nel IV secolo

la qualifica di “città greca”. Essa si tramuta nella più periferica di tutte le comunità

elleniche, ovviamente a livello culturale e ideologico. Ma tutto ciò terminerà quando

d’Italia.

Roma inizierà la sua conquista, inglobando anche le città greche Tornerà ad

essere allora una nazione di barbari, nonostante questo per tutto il III secolo continuerà ad

essere guardata con rispetto dai grandi re ellenistici (come Antigono Gonata e Attalo di

– –

Pergamo) che al pari di Roma in Italia si scontrano con successo contro i galli

dilaganti fra Europa e Asia.

Alessandro

[IL MOLOSSO I d'Epiro, detto il Molosso, è stato re d'Epiro e zio materno

di Alessandro Magno].

2. Sul secondo tema si impone una distinzione fra periferie della grecità che sono inglobate

nell’orbita d’influenza politica romana, e periferie del mondo ellenico (anch’esse col

tempo destinate a cadere sotto il controllo di Roma).

periferie occidentali immuni dall’orbita

a) Le ellenistica conoscono un tramonto che

ha un esito omogeneo. Sono disseminate lungo le sponde mediterranee della

Gallia e dell’Iberia e sono sotto l’influenza di Marsiglia, alleata di Roma, che

garantisce la sopravvivenza e la continuità delle relazioni commerciali.

Stessa situazione per le periferie africane disseminate sulla costa della Sirte, che

gravitavano attorno a Cirene.

Le periferie settentrionali (Ponto e Adriatico), invece, conoscono un’evoluzione

b) autonoma e assumono una grecità separata, barbarizzandosi. Ci troviamo in

entrambi i casi (Ponto e Adriatico) alle periferie estreme dei monarcati ellenistici,

con l’elemento

dove gli insediamenti greci per non soccombere convivono

anellenico creando dei veri e propri stati di frontiera. 3

 Nel Ponto Eussino tutta la regione del Bosforo Cimmerio è soggetta a questo

fenomeno, e qui si potenzia il regno del Bosforo guidato da una dinastia tracia

(a partire del V secolo) che assoggetta tutte le vecchie città e emporia di

origine greca. [Più tardi, nel II secolo, tutta il Regno del Bosforo viene

inglobato nello Stato di Mitridate VI Eupatore, re del Ponto].

Comunque ci troviamo ai confini settentrionali del mondo Mediterraneo e in

questa remota periferia le città greche convivono con una dinastia di stirpe

tracia. Le popolazioni locali (sciti) finiscono gradatamente per ellenizzarsi per

ellenizzarsi. Mentre la monarchia, per rapido processo di acculturazione,

adotta nomenclature e forme istituzionali greche. Stesso discorso per il Regno

del Ponto (governato da una dinastia di stirpe iranica, ingloba il Regno del

Bosforo e adotta forme e titolature ellenistiche).

 L’Adriatico è interessato al fenomeno di forme di grecità separate, come le

tarde colonie (del IV secolo) di Issa e Pharos.

Issa, colonia di Siracusa, riesce a sopravvivere nel completo isolamento,

gradualmente scissa da legami col mondo greco di Sicilia e di Italia. Issa per

garantirsi la sopravvivenza è quindi costretta a riconvertire la propria

economia (non potendo più commerciale con i greci) e a intrattenere scambi

commerciali con l’elemento illirico. Assume così un ruolo di predominio nel

medio Adriatico orientale dando vita a un effimero dominio.

Pharos, colonia di Paro nel lontano Egeo, è anch’essa fondata nel quadro

dell’espansionismo siracusano in Adriatico. Pharos nel III secolo invoca un

disperato aiuto alla metropoli, che però nulla può fare in suo favore, e la città

si avvia all’inevitabile deriva politica e culturale. Nel II secolo infine gli Illiri

conquisteranno la decaduta Pharos.

Ma anche le periferie del settentrione pontico e baltico, come quelle

dell’occidente mediterraneo, finiscono in tarda età repubblicana e nella prima

età imperiale, per essere inglobate nel dominio romano (sia le colonie che gli

empori).

2: Le “odysseiai” dimenticate

Capitolo

Gli Eubei e la geografia dell’”Odissea”

La critica ha riconnesso la geografia dell’Odissea ad una matrice euboica, dato che le vicende di

Ulisse si accompagnano all’evolversi dell’avventura coloniale di Calcide ed Eritrea. Questa

geografia si identifica con Corcira (Isola dei Feaci nell’opera), lo stretto di Messina (sede dei

l’area

gorghi mostruosi di Scilla/Cariddi), nord-occidentale della Sicilia (dove si trova il pascolo

(dovrebbe trovarsi la caverna dei ciclopi), l’arcipelago

dei buoi del Sole), nei pressi dell’Etna

delle Eolie (dove Lipari è il regno di Eolo, signore dei Venti), Sorrento (dove ci sono le sirene), i

(con il lago Averno e l’ingresso al regno dei morti),

Campi Flegrei lo stretto di Gibilterra (dove

si trova la dimora di Calipso). Tutte queste località corrispondo a dei precisi posti descritti

nell’opera e tutte sono interessate da fondazioni o frequentazioni commerciali da parte dei greci,

che in età arcaica sono i protagonisti della colonizzazione ellenica nei mari occidentali. Ulisse

diventa quindi il precursore di mercanti, marinai e colonizzatori che raggiungono la nostra

penisola.

 L’isola di Corcira, prima ancora di diventare colonia corinzia, conobbe frequentazioni

controlla di fatto le vie per l’occidente.

euboiche di Eretria. Chi vi si insedia

 Lo stretto di Messina presenta le colonie di Reggio e Zancle, fondate dagli Eubei di Calcide.

 La Sicilia nord-orientale ospita le colonie di Nasso, di Lentini e di Catania: le prime due

sono colonie di Calcide, la terza una sub-colonia di Nasso.

 L’arcipelago delle Eolie con Lipari, oltre ad essere oggetto di tarda colonizzazione da parte

di Rodi, presenta tracce di frequentazione più arcaiche dove sicuramente ci sono stati gli

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interessi commerciali degli Eubei calcidesi di Zancle (che poi fondarono la sub-colonia di

Mile).

 Nei Campi Flegrei vi sono le più antiche colonie greche in occidente: Pitecusa e Cuma,

[L’emporio di Pitecusa –

entrambe frequentate da eubei di Calcide ed Eretria che è il più

arcaico insediamento greco è frequentato e potenziato dagli Eubei di Calcide e di Eretria

già nella prima metà dell’VIII secolo. La colonia di Cuma è dedotta poco dopo dagli Eubei

di Calcide, ed essa a sua volta è metropoli di Napoli.]

 Il promontorio del Circeo pur non presentando insediamenti greci è comunque frequentato

ed è un’area gravitante su Cuma.

da calcidesi

 Il Transito per Gibilterra è nel punto dove convergono le rotte euboiche per raggiungere

l’emporio di Tartesso sulla costa atlantica dell’Iberia. Si tratta della rotta meridionale

(battuta dai Fenici) che rasentava il litorale dell’Africa; e della rotta settentrionale (battuta

dagli Eubei) che risaliva l’Italia tirrenica e quindi lambiva le sponde della Gallia e

dell’Iberia.

La localizzazione occidentale delle avventure di Ulisse è conosciuta già in età classica come

testimonia Tucidide che infatti identifica i vari posti dell’opera con quelli appena elencati,

sostenendo che dovevamo accontentarci di quello che avevano narrato i poeti. Quali poeti? Si

tratta di Esiodo, perché è proprio nella sua età (nella stessa della colonizzazione arcaica fra VIII

occidentale dell’Odissea

e VII secolo) che si ha la prima codificazione scritta della geografia

qualche decennio per tradizione orale e “marinara”).

(ovviamente già vulgata da

La localizzazione africana

Molto probabilmente gli Eubei codificarono la geografia occidentale dell’Odissea su più rotte:

non solo quella del Tirreno ma anche quella dell’Africa.

è la localizzazione dell’Isola

Comune alla rotta meridionale di Ogigia abitata da Calipso

sull’Atlantico, inoltre sulla costa dell’Africa abbiamo memoria di un monte che avrebbe preso

– –

nome dal Ciclope. Infine sempre in Africa un altro sito sulla costa libica fra Bengasi e

Cartagine può essere ricondotto al paese dei Lotofagi, di colonizzazione Euboica.

Sulla costa tunisina si trovava la colonia Euboica di Pitecusa omonima della colonia Pitecusa in

Italia (sempre euboica) nel golfo di Napoli. Il potenziamento dell’emporio tunisino è avvenuto

prima dell’emporio campano, che dal primo avrebbe tratto il nome.

Conseguentemente gli Eubei si sarebbero spinti nel Tirreno in età successiva a quella che vede i

loro confratelli stanziati sulle coste dell’Africa. Questi ultimi sono stati riconosciuti negli Ioni

e la loro colonizzazione si data nel corso dell’VIII

(stanziati in regioni cartaginesi) secolo e

conosce la sua età dell’oro nel secolo successivo. In età classica questo gruppo è già scomparso,

fagocitato dal sistema commerciale cartaginese.

La codificazione occidentale della geografia dell’Odissea – per quanto riguarda la rotta

settentrionale è già nota a Esiodo. Anche per la rotta meridionale disponiamo di solidi indizi

che il poeta Esiodo sia stato il primo a far conoscere la trasposizione africana della geografia

dell’Odissea. Egli nomina la Libia ancorandovi per la prima volta nella tradizione la trama della

Egli conosce le coste africane dove dall’Oceano (con navigazione del Nilo)

vicenda argonautica.

provengono gli Argonauti nella loro rotta di ritorno, approdando così da sud nel Mediterraneo.

Le geografia argonautica si incrocia in epoca arcaica con quella odissaica, ragion per cui Esiodo

potrebbe aver fuso tra loro le trame leggendarie di due contesti narrativi.

Lo stesso Esiodo ci dice dove ha preso queste informazioni (di odysseiai occidentali), cioè nella

stessa Eubea, a Calcide.

Distinti e privi di interferenza tra loro sono quei gruppi di coloni che localizzavano in Sicilia e in

Italia le avventure di Ulisse da quelli che li collocavano in Africa. Gli uni, navigando verso

occidente, seguono la rotta che doppia il canale di Otranto e lo stretto di Messina e quindi

lambisce l’Italia tirrenica, la Gallia e l’Iberia. Gli altri, sempre verso occidente, seguono la rotta

che guida a Creta per poi andare in mare aperto verso la Libia. Da qui verso la Mauritania e la

provenienti dall’Eubea si disgiungono nel Peloponneso.

Numidia. Le due rotte Entrambe però

convergono in un medesimo approdo: Tartesso, sulla costa atlantica, oltre lo stretto di Gibilterra.

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Le due rotte sono fra loro indipendenti da ciò si capisce che la Sicilia graviti univocamente sulla

rotta settentrionale. Ma gli eubei di Sicilia non hanno mai comunicato con quelli in Tunisia?

Non possiamo rispondere a questa domanda a causa della precoce scomparsa della grecità

inglobata all’interno del sistema commerciale cartaginese.

tunisina, Ci aiuta però ancora una

dell’Odissea, in particolare l’ubicazione dei

volta la codificazione occidentale della geografia

Oltre a quella nei pressi di Cartagine, esiste un’altra loro localizzazione meno nota

Lotofagi. (nell’opposta sponda del canale di Sicilia), lo

posta nel litorale fra Agrigento e Camarina

Ma questa non è un’area di insediamenti ionici-euboici,

testimonia Eustazio. bensì dorici: rodio-

cretesi, siracusani e geloi. Ne consegue che tale localizzazione dei Lotofagi non sia dovuta agli

Eubei di Sicilia, bensì a quelli dirimpettai di Tunisia. I Lotofagi di Agrigento o di Camarina

sarebbero quindi germinati per sdoppiamento dei più noti Lotofagi africani (nell’immaginario

collettivo di una popolazione greca che dall’estrema periferia delle coste libiche, guarda con

interesse alle opposte sponde del canale di Sicilia).

Tale sdoppiamento ci riporta all’epoca del massimo splendore della colonizzazione euboica in

terra d’Africa (VIII secolo). A un’età che è molto anteriore a quella delle fondazioni siciliane di

Agrigento e Camarina.

Gli eubei di Tunisia, con una base situata sull’opposta sponda del canale di Sicilia, vengono a

garantirsene il controllo. Cioè il controllo dei flussi commerciali tra il Mediterraneo orientale e

occidentale (come come gli Eubei di Zancle e Reggio dominano il transito attraverso lo stretto di

Messina).

“Odissea” e “Odysseiai”

Alle domande sull’esistenza di un’altra codificazione geografica dell’Odissea oltre a quella

settentrionale e meridionale e su quale di queste, per iniziativa degli Eubei, è stata localizzata per

prima si può rispondere solo introducendo un terzo dato.

La Propontide, che in area orientale è meta e transito di arcaici commerci euboici, è un mare in

cui vi è codificata un’odysseia dato che vi si possono scorgere memorie dei Ciclopi, dei

Lestrigoni ecc.. Quindi il Mediterraneo non presenta due ma più scenari odissaici ed inoltre il

primo di questi è da collocare in oriente e non in occidente, come testimonia la successione

cronologica dell’esplorazione coloniaria euboica.

In oriente doveva essere localizzato anche il teatro di azione della primitiva redazione

dell’Odissea. Ad oriente dobbiamo ricercare la reggia di Circe, dato che è posta “la dove sorge il

sole”. Inoltre gli eubei hanno avuto cospicui interessi commerciali in oriente soprattutto a Cipro

e Al-Mina. Proprio qui era stato attivato un importantissimo emporio commerciale già fiorente

alla fine del IX secolo. Ed è possibile che qui (ad Al-Mina) gli eubei abbiano sentito parlare

dell’occidente e delle sue ricchezze dai mercanti fenici. Trasferendo in occidente il fulcro

primario dei loro commerci, idealmente lo scenario dell’Odissea si è trasferito con loro, mentre

prima era ancorato al ristretto mare della Propontide.

Lo scenario delle avventure di Ulisse è quindi estremamente mobile e si dilata in occidente

quanto più gli eubei si spostano in zone inesplorate per i loro commerci. Ad esempio, l’isola di

Ogigia è la sede della ninfa Calipso. Prima di questa localizzazione però l’isola venne

individuata in altre aree, indicando sempre il confine estremo occidentale dove gli eubei si erano

spinti:  

rotta settentrionale l’isola viene

Sulla individuata presso Crotone tradizione

arcaicissima che fissava sulla costa ionica della Calabria la sede ultima dell’occidente.

si erano già

Tradizione nata quando i primi esploratori euboici nei mari dell’occidente

addentrati nel golfo di Taranto, ma non ancora nello stretto di Messina, né erano mai

giunti nel Tirreno.

 

Sulla rotta africana viene invece localizzata presso Creta o Malta tradizione

anch’essa antica che poneva le isole di Creta o Malta sulla via dell’occidente perché

ultimi avamposti mediterranei prima della traversata in mare aperto con rotta sulla

Libia, e quindi su Gibilterra.

 L’individuazione odierna presso le colonne d’Ercole avvenne solo quando gli eubei

fondarono insediamenti stabili sulla costa tirrenica (Pitecusa e Cuma) e sulla sponda

africana (Pitecusa tunisina, Euboia ecc). 6

Gli eubei impongono alla leggenda di Ulisse le medesime tappe della loro esplorazione

dell’occidente. della geografia dell’Odissea?

Qual è quindi la successione cronologica delle tre localizzazioni La

prima riguarda la Propontide, la seconda la rotta meridionale (che gli Eubei ereditarono dai

(come via per l’estremo occidente).

Fenici), la terza la rotta settentrionale Ma prima di

raggiungere quest’ultima (le coste dell’Italia e lo spazio tirrenico) gli Eubei ne trovarono una

quarta posta sulla coste orientali dell’Adriatico.

La localizzazione adriatica

In Adriatico ritroviamo un intero sistema di localizzazione della geografia dell’Odissea:

 L’accesso all’Ade possiamo trovarlo sul litorale epirota, come ci viene raccontato da

diversi autori.

 Il pascolo dei buoi del Sole è testimoniato presso la costa meridionale dell’Illiria da

Erodoto.

 La reggia di Circe presso l’opposta sponda dell’Adriatico, in area dauna (la Daunia)

presso il promontorio del Gargano.

 su un’isola

La dimora di Calipso si trova a ridosso della costa dalmato-illirica, fra

Meleda e monti Cerauni.

 La contrada dei Lotofagi (i mangiatori di loto) è attestata sulla costa dell’Illiria, in

prossimità di una città greca di Eraclea (non ancora identificata sul terreno).

 La scogliera di Scilla/Cariddi è anch’essa in Adriatico orientale: ce lo dice Callimaco

che sostiene anche che una parte dei Colchi insegue gli Argonauti sul Danubio per

approdare presso l’Isola di Corcira

Corcira allude il poeta, la ionica o l’adriatica?

Ma a quale isola di Corfù (Corcira ionica) o

Corcira Melaina,

Curzola (l’antica cioè la Corcira adriatica)?

Per capire di quale isola di Corcira si tratta è necessario menzionare la patria dei Feaci. Infatti

anche l’isola di Scheria ha un’antica localizzazione in area adriatica, ed è identificata con Corcira

Melaina e non con Corcira ionica (Corfù). In Adriatico quindi la patria dei Feaci è identificata

con Curzola e non con Corfù.

Un’altra fonte collocava la patria dei Feaci (isola di Scheria) più a settentrione nello spazio

adriatico, facendola coincidere con Corcira dello Ionio.

La patria dei Feaci fu infine definitivamente collocata nell’isola dello Ionio, sulla rotta del

Canale di Otranto.

Ma molto probabilmente Callimaco si riferisce alla Corcira adriatica (Curzola).

E’ così ulteriormente provata la connessione fra la geografia occidentale dell’Odissea e l’attività

marinara degli Eubei, in questo caso alle loro primissime esplorazioni dell’Occidente, quando

ancora non avevano scoperto la rotta del canale di Otranto.

La loro frequentazione dell’Adriatico non fu certo episodica se ha dato origine alla

localizzazione della patria dei Feaci, della sede di Calipso ecc. Tutte località di fantasia che si

alle tappe dell’esplorazione euboica lungo una rotta che dallo

allineano, in direzione sud-nord,

Ionio conduceva all’arcipelago Dalmata.

Dopo lo stanziamento degli Eubei di Eretria in Corcira ionica (Corfù, nella metà dell’VIII

secolo), Scheria cambia localizzazione e con essa quella dei siti delle avventure di Ulisse. Le

quali si proiettano fra l’Italia e la Sicilia, nelle stesse aree della colonizzazione Euboica.

Gli Eubei e l’Adriatico

Agli Eubei si deve il nome più antico di Adriatico, quello di Ionios Kolpos.

Kolpos significa “Golfo è un nome riconducibile ad Io, l’eroina amata da Zeus,

Ionios di Io”, Se agli Eubei si deve il più antico

nata ad Argo e rifugiatasi a partorire in un antro dell’Eubea. 7

nome dell’Adriatico questo prova che le rotte di questo mare, in età arcaica, sono state da loro

intensamente battute.

L’Adriatico è anche definito “Mare degli Ioni” in quanto “Mare degli Eubei”.

Ma chi sono gli Ioni? Un commentatore antico li identifica con gli Ateniesi del V secolo,

e di Spina. Ma in realtà gli ateniesi non c’entrano.

frequentatori dei mercati padani di Adria

Infatti Ionios Kolpos indica degli Ioni “periti”, cioè dei mercanti e marinai che – sperimentando

la dura realtà della navigazione naufragarono. Niente a che vedere coi grandi Ateniesi del V

secolo quindi.

Senz’altro questi mercanti-navigatori sono di nazionalità euboica: sono gli stessi esploratori

ellenici che codificano in Adriatico (e per la prima volta in occidente) le tappe delle avventure di

Ulisse. Quindi Ionios Kolpos (Adriatico) significa “Golfo

Gli Ioni sono i greci etichettabili come Eubei.

cioè degli Eubei. Significato poi caduto in disuso per la dilagante fortuna della

degli Ioni”

leggenda di “Io” (che suggerisce per l’Adriatico una nuova e affascinante – –

ma falsa

etimologia).

Gli eubei e i poemi omerici

Tutto poggia sull’idea che gli eubei conoscessero bene l’Iliade e l’Odissea, al punto che essi

potessero figurarsi di ripercorrere le rotte degli eroi omerici. Come possiamo provarlo? Una

scoperta archeologica ci permette di capire come le opere fossero conosciute dai primi coloni

euboici insediatisi a Pitecusa.

memorizzato il testo dell’Iliade con la descrizione della

Uno di loro aveva infatti coppa di

Nestore. Proprio a Pitecussa è stata ritrovata una tazza di produzione rodia in cui vi è una

comparazione fra il contenuto della tazza e, appunto, quella della celebre coppa. Quest’iscrizione

L’iscrizione sul

è in assoluto la più arcaica fra tutte quelle rinvenute in ambito occidentale.

prezioso manufatto testimonia appunto che i poemi omerici erano conosciuti dai primi coloni

euboici in occidente. si insediano a Pitecusa nella prima metà dell’VIII

Considerando che gli Eubei secolo e che la

sia databile all’ultimo quarto del medesimo secolo, possiamo

coppa di Nestore concludere che il

prima generazione di coloni dell’isola.

suo possessore sia uno appartenente alla Ai quali si deve

anche la più antica diffusione in occidente dell’alfabeto greco.

I coloni euboici di Pitecusa conoscevano anche i poemi del “ciclo troiano”, oggi perduti.

Capitolo 3: Dal Ponto all’Adriatico. La via Argonautica

La via “Egnatia” preromana

Dalle vie di mare passiamo a quelle carovaniere terrestri, precisamente quelle che univano le

regioni della Propontide e del Ponto all’Adriatico lungo un tracciato ripercorso dalle grandi vie

romane e, prima fra tutte, la via Egnatia.

Questa collegava l’occidente con l’oriente, l’Adriatico a Tessalonica. Secondo una ricostruzione

avrebbe ripercorso una pista commerciale aperta dai Corinzi per congiungere Epidamno a

e quindi gli insediamenti dell’Illiria a quelli della Calcidica.

Potidea,

La funzionalità di tale pista (nella programmata politica di imperialismo coloniale perseguita dai

argentifere dell’Illiria meridionale e

tiranni di Corinto) era sfruttare simultaneamente le miniere

dell’alta Macedonia per iniziativa delle loro colonie Epidamno, Apollonia e Potidea (le prime

due situate sulla cosa dell’Adriatico, l’altra sul litorale della Calcidica).

Lo studio si può poi allargare ad un’altra traiettoria dell’Europa balcanica. In un distretto ricco di

giacimenti in Tracia è attestata la colonia di Kypsela, riconducibile a Corinto. La fondazione è

situata sul tracciato della via Egnatia, comportando così che la stessa ricalchi una precedente

pista commerciale corinzia.

Kypsela doveva rappresentare il punto terminale e glorificare Cipselo, tiranno di Corinto da cui

prende il nome la colonia, che aveva dato via alla politica di espansionismo commerciale. 8

Questa linea però affiancava una più comoda rotta marittima. La necessità logistica sembrerebbe

incomprensibile ma sappiamo che questa pista serviva per congiungere le molte articolazioni

verso altri distretti minerari dell’entroterra tracico.

intermedie che da essa di dipanano

Letteratura paradossografica e vie carovaniere

che nessuna fonte letteraria registri l’esistenza di tale via prima che diventi

È possibile Egnatia

(che unisce il Ponto all’Adriatico)?

romana Possiamo trovarla in un opuscolo paradossografico

all’interno del corpus aristotelico, il L’autore narra di una

De mirabilibus auscultationibus.

carovaniera greca che viaggia dall’Adriatico al Ponto lungo una traiettoria sovrapponibile a

quella della via Egnatia.

Egli parla di un monte chiamato Delfio situato tra la foce del Danubio e il paese dei Mentori,

dell’Adriatico. Si parla anche di un mercato comune posto

stanziati sulla costa nord-orientale a

pari distanza fra i due mari dove i mercanti del Ponto commerciano manufatti di Lesbo, Chio e

Taso, mentre quelli Adriatici anfore corciresi. via “argonautica”

Qual è il percorso di questa lunga carovaniera? Si tratta della grande che dal

l’alto Adriatico

Danubio raggiungeva tramite i suoi affluenti più prossimi allo spartiacque

occidentale, cioè la Drava e la Sava. L’attestano in molti autori, tra cui l’autore del nostro

opuscolo.

L’Istro (cioè il Danubio) nell’immaginario greco ha dunque due diramazioni: una adriatica e

un’altra pontica. Ciò avrebbe consentito agli di accedere dal Ponto all’Adriatico per

Argonauti

via fluviale. la realtà concreta di una carovaniera terrestre che ripercorre a ritroso

Al di là della leggenda c’è

penetrando nell’area balcanica.

la grande via del mito

la grande via “argonautica” non può essere quella descritta nell’opuscolo perchè sul suo

Ma

tracciato non abbiamo testimonianze di presenza ellenica. La grande via argonautica è via che

parte dalla foce dell’Istro sul Ponto per raggiungere il Caput Adriae: nasce e termina quindi in

regioni fuori dall’orizzonte di quelle da cui provengono le merci transitanti per la carovaniera

descritta nell’opuscolo pseudo-aristotelico. E’ illogico pensare, infatti, che anfore di Corcira

penetrino nell’entroterra balcanico a partire dal caput Adriae o che manufatti provenienti

dall’Egeo raggiungano il versante adriatico passando dalla valle del Danubio.

Le regioni di provenienza di questi manufatti ci devono portare a ricercare il percorso della

nostra via argonautica a meridione e non a settentrione. Da un lato qui pervengono anfore di

Corcira, dall’altro manufatti convogliativi dall’area dell’Egeo settentrionale (da Lesbo, Chio,

indirizzate nell’entroterra balcanico, si

Taso). Le anfore corciresi (di provenienza sud-adriatica)

avviavano ad oriente passando per la pista commerciale che passava da Epidamno a Potidea per

andare verso Kypsela. I manufatti egei (di Lesbo, Chio, Taso) invece si indirizzavano in

occidente risalendo la via costiera che collegava Kypsela a Potidea per andare verso Epidamno,

cioè al contrario. (da Epidammo a Kypsela, la carovaniera corinzia congiungente l’Adriatico

È questa la via

all’Egeo e l’Egeo alla Propontide) che sarà poi l’Egnatia romana, cioè quella di cui si è parlato

precedentemente.

Nulla ci vieta però di pensare che ad oriente di Kypsela questa via proseguisse fino alla costa

la via d’accesso per

pontica, dato che la rivale Megara poteva facilmente chiudere a Corinto

mare al Ponto tramite le sue colonie (Calcedone e Bisanzio) sul Bosforo. Quindi il secondo

troncone della via assumeva un’importanza fondamentale per i commerci corinzi.

Occupiamoci ora di quel mercato posto a metà strada fra i due mari. Esso probabilmente si

tronconi dell’Egnatia romana si congiungono: presso Tessalonica,

trovava nel punto dove i due

posta a metà strada tra l’Adriatico e il Ponto. Il punto preciso potrebbe essere Pella che oltre ad

essere nell’area indicata (dove si congiungono i due tronconi dell’Egnatia), incrocia la pista

commerciale che dall’Egeo risale il corso dell’Assio/Vardar, lungo un tracciato che sarà poi via

romana da Tessalonica a Serdica.

L’opuscolo (al di là del suo intento fantasioso) conserva così memoria di un effettivo itinerario

terrestre da riconnettere al commercio corinzio (in età arcaica). Un itinerario presumibilmente

ancora attivo nella prima età ellenistica (quando è da datare il nucleo base dell’opuscolo pseudo-

aristotelico). 9

La via argonautica “maior” tra la foce dell’Istro e il paese dei Mentori di

Altro problema è quello del monte Delfio situato

Come detto è la via argonautica. L’appellativo Delfio deriva

cui parla sempre il nostro opuscolo.

da Delfi che è “l’ombelico del mondo” (questo indica la centralità geografica di Delfi) e quindi il

monte è visto come centro della smisurata distesa balcanica. Ma il nome reale è probabilmente

quello di Emo, oggi identificabile in uno dei vertici della catena dei Balcani centrali.

Sono Polibio e Livio che ci aiutano ad identificarlo. Da questo monte i due dicono che era

possibile vedere “entrambi i mari” cioè il Ponto e l’Adriatico. Ma in realtà l’Emo è troppo a

meridione per venire lambito dalla grande via argonautica (che dal Caput Adriae raggiunge il

Mar Nero per la valle del Danubio), così come è troppo a settentrione (anche se si trova in

per essere toccato dalla via carovaniera corinzia che sarà poi l’Egnatia. Pertanto è

Tracia)

probabile che questo monte sia solo una memoria leggendaria che si salda a quella reale di una

dall’Adriatico e dal Ponto.

carovaniera percorsa da mercanti greci provenienti

(Il monte è un raccordo visivo fra Oriente e Occidente, fra Adriatico e Ponto).

La via argonautica “minor”

Teopompo ci parla anche di un’altra via che non ha come termine adriatico il caput Adriae ma la

foce del Naron. Potrebbe quindi essere una carovaniera che dal Ponto risale il Danubio fino ad

immettersi nella Sava dove sarebbe arrivata in Bosnia e quindi nel Naron. E’ sempre una via

argonautica, ma definita “minor”. E’ una pista commerciale che è linea di demarcazione e di

confine per l’Europa politica di Filippo e che ospita ai suoi poli – presso le foci dell’Istro

estremi

e del Naron insediamenti greci: Istro e Issa.

Dunque due vie “argonautiche” una maior e una minor, con rispettive terminazioni alto e medio

adriatiche. Come per la prima, anche per la seconda non disponiamo di sicure testimonianze di

penetrazione ellenica. Inoltre sulla via “argonautica” è impensabile che transitino manufatti

provenienti direttamente dall’Egeo settentrionale, poiché tale via gravita in tutt’altro orizzonte

territoriale. Vi possono giungere solo per via indiretta.

L’orizzonte più arcaico che uniscono l’Adriatico alla Propontide e al Ponto

A transitare su queste vie sono i Corinzi, che

diffondono la leggenda argonautica. Prima di loro è però possibile che vi transitavano gli Eubei.

dell’Odissea sia in oriente che in occidente,

Essi infatti codificano la geografia occidentale

quindi sia nella Propontide che nell’Adriatico.

Capitolo 4: Il “caput Adriae” e la via delle lagune

La laguna di Venezia

La grande via argonautica terminava al Caput Adriae, dove per i greci aveva inizio la Henetikè:

l’area delle lagune venete. Dobbiamo capire quale percezione avessero i Greci di tale regione e

possiamo farlo grazie alla testimonianza di Livio.

Egli parla di Cleonimo, signore di Corcira, che sbarcò sul litorale della odierna isola del Lido ed

entrò nelle acque della laguna di Venezia attraverso una bocca di porto costruita alla foce del

Brenta (chiamato Meduaco, l’odierno Malamocco. Il fiume denominava l’approdo del

Meduacus). Da qui le imbarcazioni potevano risalire il fiume ed arrivare fino a Padova oppure ad

Adria ed Altino. Queste acque sono note a Cleonimo e ai mercanti greci, dato che la loro

frequentazione è archeologicamente documentata sin dall’epoca micenea.

Venezia prima di Venezia

Quando inizia la storia di Venezia prima di Venezia? Inizia o quando le sue acque ci

documentano contatti culturali e traffici commerciali con il mondo egeo in epoca molto arcaica,

10

oppure quando diventa spazio cittadino per aggregazione delle isole lagunari. Il divario

cronologico è però immenso, cioè un millennio.

La laguna presenta una grossa stratificazione di memorie leggendarie e cultuali. Qui riscopriamo

il mito di Antenore, di Diomede, dei Dioscuri e il culto di Apollo. Venezia è quindi al centro di

questo piccolo mare lagunare ed è conosciuta dai greci come abbiamo visto (sia che in epoca

arcaica vi venissero a importare metalli e resine preziose provenienti dal nord-Europa, sia che in

– –

epoca tarda vi pervenissero come il principe spartano animati da spirito di conquista). La

storia dell’Adriatico non può prescindere da una storia di Venezia e della sua laguna, non solo in

età medievale e moderna, ma già in età antica e preromana.

La realtà di II millennio (grosso modo nell’area di Adria) l’abitato di

Nel II millennio ai margini meridionali della laguna

Frattesina restituisce per la prima volta in Adriatico delle ceramiche micenee che attestano

come l’area lagunare sia stata interessata da traffici di manufatti micenei e quindi da

di mercanti venuti dall’area dell’Egeo.

frequentazioni

Questo abitato è un vero e proprio emporio protostorico dove, provenienti dal Nord-Europa,

confluiscono ambra greggia e metalli scambiati con manufatti esotici. La grande importanza di

questo emporio è relativo al suo essere polo di raccordo fra rotte marittime mediterranee e

carovaniere terrestri indirizzate ai mercati centro-europei. La sua funzione è la medesima di

quella di Adria e Spina, loro però in età classica.

Analoga situazione è archeologicamente testimoniata ai margini settentrionali della laguna, dove

vi è un altro insediamento protostorico (XI-X secolo) di connotazione emporica che attesta

contatti con l’ambito cipriota.

Al centro della laguna veneta (quindi nel cuore della Henetikè) vi è Venezia con le sue isole e le

sue acque, le quali sono anch’esse interessate da frequentazioni commerciali di popoli dell’Egeo.

Lo testimoniano i frammenti di ceramica micenea trovati a Torcello e Mazzorbo. Quindi la

laguna di Venezia è stata polo di ricezione per commerci con il mondo già a partire dalla

seconda metà del secondo millennio..

La realtà del I millennio

Nel primo millennio ai margini meridionali della laguna troviamo i grandi empori di Adria e

Spina. La prima nell’area nord del delta del Po era di orgine etrusco-venetica e meta di traffici

greci già in età arcaica; la seconda nell’area sud del delta, è una città etrusca (ma identificata

dove avvengono commerci ateniesi per tutta l’età classica.

nella tradizione come polis hellenis)

conosciamo analoghi empori nell’area nord, ma possiamo pensare che uno abbia prosperato

Non Adriae, nell’area della risorgiva del Timavo cioè Altino. In età preromana questo

presso il Caput aveva anch’esso un ruolo di emporio

insediamento (Altino) (come Adria e Spina) e lo sappiamo

grazie alla ricerca archeologica, infatti Altino preromana ci ha ceramica attica e bronzi di

importazione etrusca, risalenti alla stagione della grande fioritura dei commerci ateniesi. Questo

significa che Altino era un centro-cerniera per le merci transitanti verso il caput Andrie (o

provenienti da qui). Svolgeva la stessa funzione che Adria esplicava con la laguna di Venezia.

Le “fossae” e la navigazione endolagunare

Abbiamo parlato di una via endolagunare che lambendo la Henetikè assicurava la navigazione

Adriae. E’ una via scavata dall’uomo

fra il delta del Po e il Caput già in età preromana e che

assicurava, con tagli e canali trasversali detti fossae, i collegamenti tra i rami fluviali del delta e

gli spazi lagunari. La via da Ravenna a Venezia è documentata da Plinio. In età romana furono

diverse queste fosse: la fossa Augusta collegava Ravenna a Spina; la fossa Flavia che

collegavano fra loro i rami del Po di Spina e del Po di Adria; la fossa Clodia per immettere il Po

nell’Adige e nella laguna di Venezia. Tutte e tre però non facevano altro che ampliare e

di Adria

riattivare preesistenti canali creati dai Etruschi e i greci. Due di questi canali prendevano nome di

Fossa Philistina e di Fossa Messanica, il che ci riporta alla presenza di coloni di Siracusa e

Messina. 11

[La Fossa Philistina è riconducibile ad ambiente siracusano e i Siracusani furono i colonizzatori

di Adria nell’età dei due Dionigi.

La Fossa Messanica è invece riconducibile a Messina, e quindi ad ambito siciliota e siracusano].

Questo sistema idroviario padano scandito dalle fossae finiva per Plinio nella laguna di Venezia.

Quest’ultima iniziava dove la fossa Philistina (e quindi la Fossa Clodia di età romana) formava il

porto di Edrone (che in età romana prenderà il nome di Chioggia).

Adria e l’Adriatico

la città di Adria da il nome all’Adriatico? Adria non è solo un polo terminale di una rotta

Perché

trans marina egea ma anche di due importanti carovaniere attive già dal II millennio che

collegavano l’alto Adriatico ai mercati del settentrione in Europa. Ad Adria affluivano materie

preziose (ambra, stagno, argento) e prodotti grezzi per la metallurgia. Una carovaniera proveniva

dal baltico e guadagnava il Brennero per poi discendere lungo l’Adige fino ad Adria. L’altra

nasceva in area danubiana e raggiungeva il crinale alpino per calare lungo la direttrice

dell’Isonzo fino al Caput via “argonautica” che consente di

Adriae. È (questa seconda) la grande

raggiungere il Mar Nero attraverso l’asse carovaniero segnato dai corsi della Drava (o Sava) e

del Danubio. –

Adria, tramite la fossa Philistina (in età siracusana mentre in età romana è nota come Fossa

Clodia ma è anche possibile che questo canale artificiale risale al tempo di Adria etrusca) era

collegato alla laguna di Venezia da dove le imbarcazioni elleniche possono raggiungere il caput

Adriae mettendola in relazione anche con la seconda carovaniera. E’ tramite questa città quindi

che vengono incamerate una grande quantità di merci provenienti da due carovaniere transalpine

ed è da essa che vengono indirizzate in area egea. E’ una duplice funzione che spiega il perchè

nome all’Adriatico. Il quale veicola sia nell’Italia padana sia

della sua importanza e il perché dia

nell’Europa transalpina l’influsso culturale della grecità.

Inoltre Adria è anche punto di partenza per due vie, la “pelasgica” e la “eraclea” destinate la

l’Italia tirrenica, la seconda attraversando le Alpi

prima a pentrare gli appennini per raggiungere

a raggiungere la Gallia e l’Iberia.

Capitolo 5: Dal “caput Adriae” al Lazio. La via “pelasgica”

Spina e la via della valle del Savio

La prima delle due carovaniere che si dipartono dal delta padano conduce sul versante dell’Italia

via “pelasgica”.

tirrenica ed è la Il nome ci è suggerito da un frammento di Ellanico,

testimoniato da Dionigi di Alicarnasso. Questi narra che in direzione nord-sud avrebbe percorso

(venuti dall’Epiro) che avrebbe fondato Cortona (oppure se ne

questa via il popolo dei pelasgi

sarebbe impadronito). Ellanico inoltre li considera antenati degli etruschi.

[Secondo Ellanico fu il re greco Nanas a determinare la diaspora dei Pelasgi].

Gli antichi consideravano Cortona il centro dell’Italia dato che si trovava nel mezzo di

un’importantissima via carovaniera che pone in comunicazione Adriatico e Tirreno avendo per

estremi le foci del Po e del Tevere, collegando quindi Spina e Cere (Cerveteri, vicino Roma).

o antenati Etruschi? A favore della prima ipotesi c’è

Chi sono i pelasgi? Antenati proto-Elleni

l’evidenza archeologica dei commerci micenei oggi documentata in area alto-adriatica. A favore

della seconda abbiamo la testimonianza di Dionigi di Alicarnasso che etichetta i Pelasgi come

antenati “di stirpe ellenica” degli Etruschi.

La via pelasgica è collegata a doppio filo con la città etrusca di Spina: il suo massimo splendore

si ha nel V secolo, quando Spina rafforza i suoi traffici commerciali spazzando via il primato di

Adria. Da Spina si dipanavano due vie: una, per Felsina verso l’Etruria padana, l’altra per

Cortona verso l’Etruria interna. Quest’ultima come detto è la via pelasgica che snodandosi da

Ravenna risale il corso del Savio fino alla sua sorgente sul monte Fumaiolo per poi ridiscendere

sul versante opposto della penisola. I traffici sono essenzialmente attici. 12

Dire Pelasgi equivale a dire Spineti, e definire “Pelasgi” questi ultimi equivale ad attribuire loro

un’origine ellenica, diretta o più probabilmente mediata attraverso la creazione, per loro tramite,

di antenati di stirpe ellenica.

Per la propaganda di Atene gli Etruschi, interlocutori dei traffici attici a Spina, avevano una

stirpe ellenica.

Verucchio e la via della valle del Marecchia

Partendo dall’Adriatico, Cortona e l’Etruria –

si possono raggiungere oltre che per la valle del

–anche per le vie “dei due mari” segnate sul terreno dalle direttrici di altre tre fiumi:

Savio il

Marecchia, il Foglia e il Metauro. Fiumi che defluiscono sempre dal monte Fumaiolo

assicurando i collegamenti tra l’uno e l’altro versante d’Italia. Lungo le loro valli transitano

già da età protostorica che, come la via “pelasgica”,

carovaniere attive immettono nella pianura

del Tevere a partire dal litorale medi-adriatico.

[La sorgente del fiume Tevere si trova sulle pendici del Monte Fumaiolo]

Qui il centro di Verucchio, presso Rimini, controlla l’accesso alla valle del Marecchia.

Verucchio è al centro di tutti quei fiumi che defluiscono dal Fumaiolo e grazie ai dati

documentari che abbiamo sappiamo che questo insediamento ebbe una forte influenza politica ed

economica su tutta quest’area. Questo lo sappiamo grazie ad altre città come Novilara (nel

pesarese. Si trova tra il Foglia e il Metauro) e Longiano (nel ravennate. Si trova tra il rubicone e

il Savio) dove sono state trovate ceramiche e corredi funebri direttamente riconducibili a

Verucchio.

[le analogie tra Novilara e Verucchio sono marcate, ma mentre il primo è un insediamento nord-

piceno, il secondo è sud-etrusco].

Verucchio, in virtù della sua felice posizione geografica, avrebbe esteso la sua influenza su tutto

il territorio fra il Savio e il Metauro.

In che rapporto si pone questo insediamento con la via pelasgica e, quindi, con Spina? La

cronologia degli insediamenti delle due città non è la stessa. Spina sorge dopo Verucchio e ne

limita il ruolo di tramite col mondo etrusco-tirrenico. Infatti più fortuna avrà la via pelasgica, più

secolo quindi l’influenza di Verucchio non

la direttrice della valle del Marecchia decadrà. Nel V

si estende più alla valle del Savio perchè per essa passava la via pelasgica (la grande carovaniera

spinetica), che ne determina la decadenza. Spina ne eredita la funzione di tramite di commerci

internazionali con il mondo etrusco.

Rispetto alla via “pelasgica”, Cortona non è solo nell’entroterra di Spina ma anche nell’epicentro

di una direttrice viaria che, dividendo la penisola, ha per estremi Spina e Cere. Esse sono due

città etrusche ma che ospitano interi quartieri ellenici. Spina e Cere inoltre sono spostate

leggermene a settentrione rispetto ai due “terminal” di questa carovaniera; terminal

contrassegnati dalle foci del Savio e del Tevere.

del Tevere non c’è solo Cere, bensì – –

Ma presso la foce subito a meridione anche Roma,

legate alle leggende che percorrono la via dei due mari (via “pelasgica”), con approdi le foci del

Tevere e del Po.

Ulisse a Cortona

Molte sono le leggende che legano Ulisse alla terra di Etruria. Probabilmente i coloni greci che le

elaborano conoscono anche Roma col suo approdo presso la foce del Tevere. Ma hanno scarse

informazioni sulla città che scambieranno per una fondazione di Tirreni, etruschizzando le loro

re di Alba Longa e Livinio che, di fatto, diventeranno figli dell’eroe

memorie patrie sui

dell’Odissea. Questo accade perchè, come detto in precedenza, i mercanti greci portano con se e

proiettano le loro leggende sulle rotte che seguono per i loro traffici.

Per stabilire più stretti legami con il lontano occidente, trasformano i due mitici re dei Tirreni

nei figli di Ulisse. Figli che egli avrebbe generato con Circe, quindi con una donna ormai

stabilmente localizzata in area tirrenica. 13

Un’altra leggenda parla di Demarato di Corinto, padre e antenato di re di Roma (e non di Alba

Longa o di Lavinio) unitosi con una donna indigena, quindi è molto stretta la connessione fra i

due mondi: l’Ellenico e il Tirreno.

Oppure quella della sepoltura di Ulisse (ucciso da un figlio avuto con Circe) presso Cortona, in

Etruria. Ulisse non solo approda in Etruria per unirsi con Circe, ma addirittura vi ritorna da

morto per essere cremato a Cortona. centro dell’Italia o, meglio, al

Questa città è importante per i greci perchè, come detto, è posta al

centro di una via carovaniera che congiungeva Spina a Cere.

Enea a Cortona

Cortona è anche la patria di Dardano, capostipite della casata troiana di Enea. Il quale (Enea),

dell’avo – –

profugo dopo la guerra di Troia, deve approdare nella città natale quindi a Cortona

E’ Virgilio nell’Eneide a ricordarci questa leggenda,

in cerca di una nuova patria. probabilmente

egli deriva da tradizioni Etrusche.

Cortona è una città situata su un asse viario che unisce l’Etruria Padana all’Etruria Tirrenica

lungo i corsi del Savio e del Tevere

Questo dimostra ancora una volta l’importanza economica e strategica di Cortona e della via

pelasgica (che congiungeva Adriatico e Tirrenico) ad esso collegata.

Se Dionigi di Alicarnasso conosce una Cortona di memoria pelasgica, Virgilio ne conosce

un’altra di memoria etrusca. Come i Pelasgi, sbarcati a Spina, giungono a Cortona procedendo

sempre verso occidente; così Dardano dalla medesima località (Cortona?!) migra verso oriente

per giungere in Adriatico. Enea infine è predestinato a tornare a Cortona percorrendo dalla foce

del fiume la valle del Tevere.

Ulisse ed Enea in terra di Etruria

È lecito domandarci se sia solamente virgiliana, o di matrice più antica, la leggenda che

predestina Enea a tornare nella patria degli avi in terra di Etruria. E se questa leggenda si incontri

– al tempo dell’amore con Circe – è anch’egli presente in Etruria. E

con quella di Ulisse, il quale

se le due leggende corrispondano al periodo “pelasgico”.

– – sa che Enea non solo vaga per l’Etruria ma

Licofrone che scrive due secoli prima di Virgilio

che qui incontra Ulisse. Secondo Licofrone è Ulisse che cerca Enea, che da nemico si trasforma

in amico, che gli giura fedeltà e che gli offre il suo esercito. Ma perché Ulisse si sottomette ad

Enea? Il fine della leggenda è quello di unire Ulisse ed Enea nella fondazione di Roma.

Licofrone assegna ad Ulisse l’attributo di – –

nanos. Nanas o Nanos è per Ellanico il re greco

che determina la diaspora dei Pelasgi in Italia (pag 11 del riassunto). Il nanos di Licofrone si

al Nanas/Nanos di Ellanico. È un attributo che significa “pelasgico”, che può

riconnette dunque

equivalere tanto a “pre-greco” quanto a “pre-etrusco”. Questo mostra come le due leggende di

Ulisse ed Enea siano influenzate vagamente da tradizioni pelasgiche che le ancorano al loro

medesimo orizzonte cronologico.

La testimonianza di Ellanico riconduce così alle leggende di Ulisse ed Enea, ma vi riconduce

centro della via “pelasgica” che

perché esse si ancorano a Cortona; questo perché Cortona è al

unisce, in direzione nord-sud, i due versanti della penisola.

Capitolo 6: Dal “caput Adriae” all’Iberia. La via “eraclea”

Letteratura paradossografica e vie carovaniere

La seconda delle due vie che si dipana dal delta padano conduce al di la delle Alpi occidentali, in

Gallia e in Iberia, ed è la cosiddetta via Eraclea. Il nome e la memoria di tale via sono conservati

ancora una volta nell’opuscolo all’interno del corpus

De mirabilibus auscultationibus,

aristotelico. 14


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eowyn87

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Corso di laurea: Corso di laurea in Storia
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A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eowyn87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antichità greche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Santucci Marco.

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