Capitolo 1: Periferie della grecità. Uno sguardo introduttivo
Quali periferie?
Le periferie della grecità sono quelle dell’emporos, cioè quelle del mercante. Venivano raggiunte in maniera diretta o in forma mediata (cioè con diversi interlocutori economici). Oggi non ci si meraviglia più nel considerare Marsiglia e Cirene sullo stesso piano di città come Atene e Sparta, comparando la grecità coloniale a quella metropolitana.
Gli ellenici interessano tutta l’area mediterranea, disegnando un’ellisse insediativa attorno alle sue acque e a quelle del Mar Nero. Essi imposero una sudditanza economica e a volte anche politica quando raggiungevano zone culturalmente meno evolute, mentre accettarono la sovranità di culture organizzate in stati senza però mai rinunciare alla loro autonomia politica e amministrativa. Elemento comune a tutti gli insediamenti coloniali è la vicinanza al mare, mentre l’entroterra era funzionale solo alla sopravvivenza quotidiana.
Il loro dominio quindi non è destinato alla conquista, bensì alla ricerca di colonie economicamente strategiche il cui controllo è garantito da infiniti punti di approdo, questi approdi erano gli empori (cioè emporia). L’emporion è una realtà insediativa elastica e polivalente, non c’è una definizione univoca e varia in rapporto sia all’ambiente indigeno sia alle frequentazioni esterne. In caso di compresenza con più componenti etniche, vengono stipulati taciti accordi che regolano la convivenza e l’esazione dei tributi. È diverso dall’apoikiai, cioè dalla colonia vera e propria, perché relativo al solo aspetto commerciale ed economico.
Differenze tra apoikoi (coloni) ed emporoi (mercanti)
- I coloni viaggiano esclusivamente per mare, mentre i mercanti per mare e per terra (le loro merci solo per terra, passando per una serie di interlocutori economici e piste carovaniere).
- I coloni tentano di stanziarsi definitivamente nelle nuove regioni, per trasformarle in città indipendenti e autonome dalla madrepatria. Il colono si mischia con la popolazione indigena, la sua lingua cambia. I mercanti invece cercano solo il profitto, viaggiano continuamente senza mai fermarsi in nessun luogo.
- Nell’immaginario del colono ci sono gli eroi, quelli di Troia, quelli che soffrono alla ricerca di nuove sedi. Anche per il mercante gli eroi sono importanti, ma quelli che soffrono alla ricerca della patria, come Ulisse. E poi Eracle e gli Argonauti, legati all’esplorazione terrestre. [Eracle sconfigge mostri, civilizza le regioni più rozze, pone con le sue colonne un confine all’esplorazione umana. Argonauti precursori di molti mercanti che si avviano sulle grandi carovaniere che attraversano l’Europa (dall’Adriatico fluvioterreni al Mediterraneo occidentale o dal Mar Nero all’Adriatico settentrionale).]
Ci sono anche degli elementi in comune.
- Entrambi hanno la stessa conoscenza geografica, delle rotte. Medesima è la spinta all’espansionismo trans marino.
- L’avventura si concreta sempre sul mare, di cui sono esperti di qualsiasi tecnica in grado di superare le barriere che esso presenta.
- Entrambi ricercano il loro paese, e non è un caso che le colonie greche abbiano un assetto geografico e climatico molto simile a quello della madrepatria (un esempio è Ancona). Ciò non toglie che, ad esempio, i mercanti riescano ad adattarsi per sete di guadagno a forti cambiamenti climatici (es: Adria in Veneto).
Se la prima è una periferia geografica [per i coloni] (Ancona ma anche Olbia sul Mar Nero), la seconda è una periferia psicologica [per i mercanti] (Adria ma anche Tanais nel Mar Nero). La prima è l’estremo e marginale lembo di una colonizzazione greca che interessa l’area mediterranea in tutta la sua estensione. La seconda è al polo terminale di una fitta rete di carovaniere terrestri che interessano un continente europeo ancora tutto da esplorare. [Mar d’Azov Sezione settentrionale del Mar Nero. Adria Rifondata nel 385 a.C. come colonia della potente Siracusa, nel quadro dell’espansionismo commerciale in Adriatico promossa dal tiranno siracusano Dionisio il Grande. Gli avversari politici di Dionisio fondarono Ancona.]
Il crocevia adriatico
I popoli dell’occidente e del settentrione non erano mai stati inglobati in una realtà statale come poteva essere, in oriente, quella persiana achemenide, né hanno conosciuto un’unificazione come quella di Alessandro. Il massimo dell’aggregazione politica era quella tribale. Quindi il processo di acculturazione non poteva che avvenire tramite scambi con l’ambiente ellenico frammisti a contatti con l’ambiente fenicio e punico. Queste regioni non cederanno nemmeno al dominio di Roma. Parliamo della regione che va dalla Sirte all’Atlantico, dall’Atlantico al Reno e dal Reno al Danubio.
Le differenze tra le periferie sud-orientali e quelle nord-occidentali stanno nella loro dimensione che è ellenistica, e non interessano la grecità arcaica o classica. Con la conquista di Alessandro un gruppo di mercenari, mercanti, artisti e scienziati si spostano nelle nuove regioni di recente acquisizione. La grecità della prima età ellenica con il grande esodo verso oriente trova così uno sbocco alla gravissima crisi economica che l’investe.
Altri coloni (Apoikoi) sono inviati dalle città-stato a fondare nuove poleis in occidente. Questi si muovono su rotte già battute dai mercanti (Emporoi), i quali in età classica spingono verso le periferie estreme dell’ecumene (dove scorrono il Danubio, il Po, il Rodano, il Reno e l’Elba). [Quindi in occidente arrivano prima i mercanti e poi i coloni. Con l’arrivo dei coloni i mercanti dal Mediterraneo si spostano nell’Adriatico.]
Evocando l’orizzonte nord-occidentale del mercante si impongono come campo di indagine tre periferie: la pontica, l’adriatica e l’atlantica. Il punto d’incontro delle tre è la laguna veneta, dove “via confluisce la argonautica” segnata dalla valle del Danubio. Dalla valle del Danubio parte “via la eraclea” che arriva a Marsiglia per poi proseguire verso l’Iberia. Da qui ancora sorge la “via pelasgica” che conduce nel centro-Italia (a Roma).
Il marinaio greco penetrava all’interno della laguna veneta attraverso una “bocca principale” costituita dalla foce del Brenta: questa era il “Grande Porto” che costituiva uno svincolo decisivo per le vie che attraversavano la laguna di Venezia. Qui entrano in contatto con i Medòaci, i veneti della terraferma, destinatari delle loro mercanzie (i veneti della costa sono detti Henetòi).
Costanti nell’Adriatico
- L’emporia qui comprende materie prime e cereali;
- La localizzazione dell’Adriatico al confine tra Europa politica ed Europa geografica;
- L’Adriatico è soggetto alla pirateria, a cui si legano le guerre per la tutela delle rotte marittime e per il controllo degli empori.
L’Adriatico non costituisce solo un corridoio di transito per l’importazione di materie prime ma anche per l’importazione di cereali. Probabilmente sono due tipi di mercanti con diverse specializzazioni a commerciare cereali e materie prime.
- I primi hanno per interlocutori i popoli italici (gli Etruschi di Val Padana), con cui commerciano direttamente e importano grano e cereali che avviano in patria con sitopompiai (convogli a rimorchio finanziati da capitali privati).
- Gli altri invece (gli importatori di materie prime o di prodotti di lusso) commerciano con le popolazioni transalpine del centro o dell’estrema Europa in forma indiretta, tramite una lunga serie di intermediari, ricevendo le merci via terra. Importano in Adriatico stagno boemo e ambra nordica, ma non il ferro etrusco e l’argento iberico come accade in Tirreno e in Atlantico.
Confini dell'Europa
L’Adriatico si situa al confine fra due Europe: quella che i greci avvertivano come entità politica e l’altra, che era solo un’espressione geografica. La prima era quella Balcanica, (Grecia continentale, Macedonia, Illiria, Tracia). È l’Europa politica creata da Filippo il Macedone. [È un’Europa estesa dall’Adriatico alla foce del Danubio, ma non abbraccia ancora la Penisola Balcanica in tutta la sua estensione].
Nell’Adriatico sono molto documentati i casi di pirateria e di repressione della guerra di corsa. Sono le genti di sponda illirica che si danno a queste attività, tanto che Diodoro ci dice che spesso l’Adriatico era “impraticabile per i mercanti”. Atene nel V secolo contrapporrà a questi episodi un’azione di polizia esercitata dagli Etruschi di Spina, mentre Siracusa nel IV secolo utilizzerà la propria flotta militare.
È da escludere però che spesso la guerra di corsa diventasse una “guerra commerciale” a tutela degli scali e degli emporia greci. Conosciamo una sola guerra per gli emporia, condotta da Gelone di Siracusa e con teatro la Sicilia fino alla costa della Sirte (in Libia) contro i Cartaginesi (Erodoto). Ci potrebbe essere anche un’altra guerra per gli emporia fra Atene e i superstiti Etruschi di Spina sul finire del IV secolo, diventati da protettori dei traffici a taglieggiatori.
In un’iscrizione ad Atene si parla di emporia, senza accento, che potrebbe indicare sia il “commercio” (Emporìa), sia gli empori propriamente detti (Empòria: scali commerciali).
Osmosi culturali e grecità separate
Ci sono altri due problemi: quello dell’incontro fra mondo ellenico e superpotenze d’occidente, come Roma e Cartagine, e quello dell’esistenza in età ellenistica di universi greci separati e a sé stanti.
- Con Cartagine i rapporti dei greci delle periferie sono essenzialmente commerciali, a volte anche conflittuali.
- Per Roma il discorso è diverso. I mercanti e i coloni greci, ribattendo le rotte di Ulisse, sono portati verso l’area etrusco-laziale. Qui dall’amore tra Circe e Ulisse nascono i capostipiti di dinastie etrusco-latine. Con questa base sorsero nel V secolo le leggende sulle origini troiane di Roma, e più tardi l’intesa diplomatica tra Roma e il Molosso (e quindi il Grande Alessandro) in funzione antisannita, antilucana e forse anche antipunica.
- Ancor più importante è il comune sentimento antigallico che vale a Roma, nel IV secolo, la qualifica di “città greca”. Essa si tramuta nella più periferica di tutte le comunità elleniche, ovviamente a livello culturale e ideologico. Ma tutto ciò terminerà quando Roma inizierà la sua conquista, inglobando anche le città greche d’Italia. Tornerà ad essere allora una nazione di barbari, nonostante questo per tutto il III secolo continuerà ad essere guardata con rispetto dai grandi re ellenistici (come Antigono Gonata e Attalo di Pergamo) che al pari di Roma in Italia si scontrano con successo contro i galli dilaganti fra Europa e Asia. [Il Molosso I d'Epiro, detto il Molosso, è stato re d'Epiro e zio materno di Alessandro Magno]
Sul secondo tema si impone una distinzione fra periferie della grecità che sono inglobate nell’orbita d’influenza politica romana, e periferie del mondo ellenico (anch’esse col tempo destinate a cadere sotto il controllo di Roma).
- Le periferie occidentali immuni dall’orbita ellenistica conoscono un tramonto che ha un esito omogeneo. Sono disseminate lungo le sponde mediterranee della Gallia e dell’Iberia e sono sotto l’influenza di Marsiglia, alleata di Roma, che garantisce la sopravvivenza e la continuità delle relazioni commerciali. Stessa situazione per le periferie africane disseminate sulla costa della Sirte, che gravitavano attorno a Cirene.
- Le periferie settentrionali (Ponto e Adriatico), invece, conoscono un’evoluzione autonoma e assumono una grecità separata, barbarizzandosi. Ci troviamo in entrambi i casi (Ponto e Adriatico) alle periferie estreme dei monarcati ellenistici, dove gli insediamenti greci per non soccombere convivono con l’elemento anellenico creando dei veri e propri stati di frontiera.
Nel Ponto Eussino tutta la regione del Bosforo Cimmerio è soggetta a questo fenomeno, e qui si potenzia il regno del Bosforo guidato da una dinastia tracia (a partire del V secolo) che assoggetta tutte le vecchie città e emporia di origine greca. [Più tardi, nel II secolo, tutto il Regno del Bosforo viene inglobato nello Stato di Mitridate VI Eupatore, re del Ponto]. Comunque ci troviamo ai confini settentrionali del mondo Mediterraneo e in questa remota periferia le città greche convivono con una dinastia di stirpe tracia. Le popolazioni locali (sciti) finiscono gradatamente per ellenizzarsi. Mentre la monarchia, per rapido processo di acculturazione, adotta nomenclature e forme istituzionali greche. Stesso discorso per il Regno del Ponto (governato da una dinastia di stirpe iranica, ingloba il Regno del Bosforo e adotta forme e titolature ellenistiche).
L’Adriatico è interessato al fenomeno di forme di grecità separate, come le tarde colonie (del IV secolo) di Issa e Pharos. Issa, colonia di Siracusa, riesce a sopravvivere nel completo isolamento, gradualmente scissa da legami col mondo greco di Sicilia e di Italia. Issa per garantirsi la sopravvivenza è quindi costretta a riconvertire la propria economia (non potendo più commerciare con i greci) e a intrattenere scambi commerciali con l’elemento illirico. Assume così un ruolo di predominio nel medio Adriatico orientale dando vita a un effimero dominio. Pharos, colonia di Paro nel lontano Egeo, è anch’essa fondata nel quadro dell’espansionismo siracusano in Adriatico. Pharos nel III secolo invoca un disperato aiuto alla metropoli, che però nulla può fare in suo favore, e la città si avvia all’inevitabile deriva politica e culturale. Nel II secolo infine gli Illiri conquisteranno la decaduta Pharos. Ma anche le periferie del settentrione pontico e baltico, come quelle dell’occidente mediterraneo, finiscono in tarda età repubblicana e nella prima età imperiale, per essere inglobate nel dominio romano (sia le colonie che gli empori).
Capitolo 2: Le “odysseiai” dimenticate
Gli Eubei e la geografia dell’Odissea
La critica ha riconnesso la geografia dell’Odissea ad una matrice euboica, dato che le vicende di Ulisse si accompagnano all’evolversi dell’avventura coloniale di Calcide ed Eritrea. Questa geografia si identifica con Corcira (Isola dei Feaci nell’opera), lo stretto di Messina (sede dei gorghi mostruosi di Scilla/Cariddi), l’area nord-occidentale della Sicilia (dove si trova il pascolo dei buoi del Sole), nei pressi dell’Etna (dovrebbe trovarsi la caverna dei ciclopi), l’arcipelago delle Eolie (dove Lipari è il regno di Eolo, signore dei Venti), Sorrento (dove ci sono le sirene), i Campi Flegrei (con il lago Averno e l’ingresso al regno dei morti), lo stretto di Gibilterra (dove si trova la dimora di Calipso). Tutte queste località corrispondono a dei precisi posti descritti nell’opera e tutte sono interessate da fondazioni o frequentazioni commerciali da parte dei greci, che in età arcaica sono i protagonisti della colonizzazione ellenica nei mari occidentali. Ulisse diventa quindi il precursore di mercanti, marinai e colonizzatori che raggiungono la nostra penisola.
- L’isola di Corcira, prima ancora di diventare colonia corinzia, conobbe frequentazioni euboiche di Eretria. Chi vi si insedia controlla di fatto le vie per l’occidente.
- Lo stretto di Messina presenta le colonie di Reggio e Zancle, fondate dagli Eubei di Calcide.
- La Sicilia nord-orientale ospita le colonie di Nasso, di Lentini e di Catania: le prime due sono colonie di Calcide, la terza una sub-colonia di Nasso.
- L’arcipelago delle Eolie con Lipari, oltre ad essere oggetto di tarda colonizzazione da parte di Rodi, presenta tracce di frequentazione più arcaiche dove sicuramente ci sono stati gli interessi commerciali degli Eubei calcidesi di Zancle (che poi fondarono la sub-colonia di Mile).
- Nei Campi Flegrei vi sono le più antiche colonie greche in occidente: Pitecusa e Cuma, entrambe frequentate da eubei di Calcide ed Eretria che è il più arcaico insediamento greco frequentato e potenziato dagli Eubei di Calcide e di Eretria già nella prima metà dell’VIII secolo. La colonia di Cuma è dedotta poco dopo dagli Eubei di Calcide, ed essa a sua volta è metropoli di Napoli.
- Il promontorio del Circeo pur non presentando insediamenti greci è comunque frequentato dai calcidesi ed è un’area gravitante su Cuma.
- Il Transito per Gibilterra è nel punto dove convergono le rotte euboiche per raggiungere l’emporio di Tartesso sulla costa atlantica dell’Iberia. Si tratta della rotta meridionale (battuta dai Fenici) che rasentava il litorale dell’Africa; e della rotta settentrionale (battuta dagli Eubei) che risaliva l’Italia tirrenica e quindi lambiva le sponde della Gallia e dell’Iberia.
La localizzazione occidentale delle avventure di Ulisse è conosciuta già in età classica.
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