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Interpretazione di culture di C. Geertz

L’etnografia è un complesso avventurarsi in una thick description (“denso, spesso, complesso, stratificato”) e in una thin description (“banale, superficiale”) per usare i termini di Ryle (es. del tic; ciò che il personaggio sta facendo – contrazione della palpebra – e imitazione di un ammiccamento). L’etnografo si trova davanti a strutture concettuali complesse sovrapposte tra di loro, irregolari e non esplicite e deve riuscire prima a coglierle e poi a renderle.

Trattando la cultura come sistema simbolico isolandone gli elementi, ci porta a separare l’analisi culturale dal suo oggetto, la logica informale della vita reale. L’etnografo infatti annota il discorso sociale e lo trasforma in un avvenimento fugace che esiste solo nell’attimo in cui si verifica, in un resoconto che si può consultare nei suoi scritti. L’analisi culturale consiste invece nell’ipotizzare significati, valutare le ipotesi e trarre le conclusioni esplicative migliori, ma senza avere la pretesa di scoprire il “continente del significato”.

Caratteristiche dell'analisi etnografica

  • È interpretativa;
  • Interpreta il flusso del discorso sociale;
  • Cerca di fornire una lettura di questo discorso affinché non svanisca;
  • È microscopica.

Soltanto con la ricerca sul campo qualitativa e partecipativa si può riuscire non a pensare ad essi ma a pensare con essi. Non si può scrivere una “teoria generale dell’interpretazione culturale”, e in ogni caso sarebbe inutile poiché non si deve generalizzare attraverso i casi, ma rendere possibile la thick description: il compito della teoria è di fornire un vocabolario con cui si possa esprimere ciò che l’azione simbolica ha da dire sul ruolo della cultura nella vita umana. L’antropologia interpretativa non ha lo scopo di rispondere alle nostre domande più profonde, ma quello di far emergere le risposte che altri hanno trovato aggiungendole all’archivio di ciò che l’uomo ha a disposizione.

Bisogna prendere le distanze dalla concezione uniformista dell’uomo, allontanandosi dal paradiso terrestre e accettando che l’umanità è tanto varia nella sua essenzaconsensus quanto lo è nell’espressione. Nell’illuminismo era presente l’idea del gentium, in base alla quale si riteneva che ci fossero alcune cose che tutti gli uomini si troveranno d’accordo nel definire giuste, reali o attraenti e pertanto si potevano definire tali. Questo metodo però non può produrre né universali né connessioni specifiche tra un fenomeno culturale e l’altro; si devono cercare rapporti sistematici tra fenomeni diversi, non identità sostanziali tra quelli simili.

Secondo Geertz la cultura non è un insieme di modelli concreti di comportamento (usi, costumi, tradizioni, abitudini), ma una serie di meccanismi di controllo per orientare il comportamento (progetti, regole, istruzioni); e l’uomo è l’animale più disperatamente dipendente dai programmi culturali. “Noi veniamo al mondo con l’equipaggiamento naturale adatto per vivere mille tipi di vita, ma finiamo con l’averne vissuta una sola”. La cultura non è un ornamento dell’esistenza umana, ma la base principale della sua specificità.

Recenti progressi dell'antropologia

  • Abbandono di una concezione sequenziale dei rapporti tra l’evoluzione fisica e lo sviluppo culturale;
  • La scoperta che i cambiamenti biologici dell’uomo che hanno portato al suo progresso ebbero luogo nel cervello;
  • L’acquisizione della tesi secondo cui l’uomo è un animale incompleto, e ci sono una serie di espedienti che deve imparare prima di poter funzionare.

Non è necessario cercare l’Uomo con U maiuscola, un’entità metafisica e irreale; la cultura segna il legame tra quello che gli uomini sono capaci di diventare e ciò che effettivamente sono divenuti nella loro specificità. Negli ultimi 50 anni si sono diffuse due concezioni sull’evoluzione della mente umana:

  • Tesi secondo cui i processi “primari” (Freud) – sostituzione, inversione... – siano filogeneticamente precedenti a quelli “secondari” – ragionamento coerente e logico – per cui i popoli tribali risultano come forme primitive di umanità;
  • Tesi secondo cui l’esistenza della mente umana nella sua forma moderna è un prerequisito per l’acquisizione della cultura. Questo presuppone l’esistenza di un “punto critico” della comparsa della cultura, e implica la dottrina dell’unità psichica secondo cui non esistono differenze essenziali nel processo del pensiero tra le varie razze di uomini viventi.

La teoria del punto critico non può essere accettata poiché in base ai ritrovamenti fossili si può notare come il cervello dell’Homo sapiens sia tre volte più grande rispetto a quello degli australopitechi, pertanto la maggior parte dell’espansione corticale ha seguito, non preceduto, l’inizio della cultura. È improbabile che l’aumento della capacità mentale dei mammiferi sia dovuta solo a un complessivo aumento dei neuroni. In realtà si tratta di esaminare congiuntamente i parametri biologici, sociali e culturali.

I simboli sacri e la religione

I simboli sacri servono a sintetizzare l’ethos di un popolo – il carattere, la qualità della sua vita, il suo sentimento morale ed estetico, la sua visione del mondo, le sue idee di ordine. Una religione è:

  • Un sistema di simboli;
  • Questo sistema produce stati d’animo e motivazioni;
  • Contiene la formulazione di concetti di un ordine generale dell’esistenza.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiaracalselli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Combi Maria Domenica.
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