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gli stati d’animo e le motivazioni sembrano assolutamente realistici.

5.

1- Sulla parola “simbolo” grava un carico pesante perché simbolo come cultura è stato usato

riferendosi a una grande varietà di cose. L’insieme di simboli viene nominato “modello” e

nel termine modello sono contenuti due sensi:

senso “di”= si mette in rilievo la manipolazione delle strutture simboliche in modo da

• portarle più o meno in parallelo con i sistemi non simbolici prestabiliti. Sono molto più rari

e tra gli animali viventi si limitano all’uomo.

senso “per”= si mette in rilievo la manipolazione dei sistemi non simbolici nei termini dei

• rapporti espressi in quelli simbolici. Essi si trovano in tutto l’ordine della natura, perché

dovunque vi sia la comunicazione di un modello si richiedono simili programmi. Tra gli

animali, l’apprendimento per imprinting è forse l’esempio più probante perché indica la

presentazione automatica di una appropriata sequenza di comportamento da parte di un

animale modello alla presenza di un animale che apprende.

Questo duplice aspetto distingue i veri simboli dagli altri tipi di forme significative.

2- Nel caso dei simboli e dei sistemi simbolici religiosi questa possibilità di trasformazione

è chiara. La resistenza, il coraggio, l’indipendenza che caratterizzano la ricerca della visione

a cui si dedica l’indiano delle pianure sono le stesse appariscenti virtù con cui cerca di

vivere. Per quanto riguarda le attività religiose due tipi di disposizioni diverse sono indotte

da esse:

• stati d’animo

• motivazioni= tendenza persistente a compiere certi tipi di atti e sperimentare certi tipi di

sentimenti in certi tipi di situazioni.

La differenza più importante tra stati d’animo e motivazioni è che, mentre le seconde sono

qualità vettoriali, le prime sono scalari. Le motivazioni hanno un valore direzionale mentre

gli stati d’animo variano solo per intensità: non vanno da nessuna parte. Sorgono da certe

circostanze ma non sono indirizzate a nessuno scopo. Quando sono presenti sono

totalizzanti: se uno è triste tutti sembrano tetri. Mentre le motivazioni persistono per periodi

di tempo più o meno estesi, gli stati d’animo ricorrono solo con maggiore o minore

frequenza, andando e venendo per ragioni spesso insondabili. La differenza più importante

tra stati d’animo e motivazioni è che le motivazioni sono rese significative in relazione ai

fini verso cui si suppone conducano , mentre gli stati d’animo sono resi significativi in

relazione alle condizioni da cui si ritine e abbiano origine. Interpretiamo le motivazioni nei

termini dei loro esiti, interpretiamo gli stati d’animo nei termini delle loro fonti.

3- I simboli o sistemi simbolici che inducono e definiscono le disposizioni da noi chiamate

religiose e quelli che pongono quelli disposizioni all’interno di una cornice cosmica sono gli

stessi. La sfida empirica alla quale il senso di un particolare modello di vita minaccia di

dissolversi e che è stato maggiormente studiato è la malattia e il lutto. La religione aiuta a

sopportare situazioni di stress emotivo aprendo delle vie di scampo da situazioni che non

offrono nessuna via d’uscita empirica se non col rituale, la credenza nel dominio del

soprannaturale. Sono poche le tradizioni religiose, grandi o piccole, dove non si affermi con

vigore che la vita procura dolore, e in alcune di questo fatto è praticamente glorificato. In

quanto religioso, il problema della sofferenza non è come evitarla, ma come soffrire, come

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fare del dolore fisico, del lutto personale qualcosa di sopportabile e sostenibile: qualcosa di

tollerabile. La malattia viene espulsa col sudore e con il vomito, mentre la salute penetra

all’interno via via che il paziente navajo tocca, per mezzo del guaritore, il sacro dipinto di

sabbia.

Gli uomini sono attivi, consci dei propri diritti, indagatori, avidi di imparare. Tuttavia sono

anche soggetti alla sofferenza ed alla morte, incapaci, ignoranti e poveri. La vita è insicura: i

calcoli umani spesso si dimostrano erronei e gli uomini spesso devono imparare

dall’esperienza che le conseguenze dei propri atti sono diverse da quelle che possono aver

anticipato o considerato eque

4- Che cosa significa credenza in un contesto religioso? di tutti i problemi con cui si scontra

l’antropologia della religione questo è quello che è stato maggiormente evitato e relegato

alla psicologia. Ma il problema non scompare poiché non è puramente psicologico e

nessuna dottrina antropologica delle religione non riesce ad affrontarlo. L’esistenza dello

sconcerto, del dolore e del paradosso morale è una delle cose che spingono gli uomini a

credere negli dei, negli spiriti, nei principi totemici o nell’efficacia spirituale del

cannibalismo. Parlare di prospettiva religiosa significa guardare la vita ed interpretare il

mondo in una maniera particolare. Si giunge quindi alla questione di stabilire, in primo

luogo, che cosa sia la prospettiva religiosa. La prospettiva religiosa differisce da quella del

senso comune per il fatto che si muove al di là delle realtà della vita quotidiana verso realtà

più ampie che le completano. Differisce dal prospettiva scientifica in quanto mette in dubbio

le realtà della vita quotidiana. La sua parola d’ordine è impegno ed incontro.

E’ infatti nel rituale che si genera la convinzione che le concezioni religiose sono valide. E’

una specie di forma cerimoniale che gli stati d’animo e le motivazioni che i simboli sacri

inducono negli uomini si incontrano e si rafforzano con i concetti generali sull’ordine

dell’esistenza che essi formulano per gli uomini. Sono principalmente determinati rituali più

elaborati e pubblici in cui sono coinvolti una vasta gamma di stati d’animo e di motivazioni

da un lato e di concezioni metafisiche dall’altro, che plasmano la coscienza spirituale di un

popolo.

Per i balinesi cadere in trance è varcare la soglia che porta in un altro ordine di esistenza.

coloro che sono caduti in trance, col tempo, cadono in un grande coma.

5-Le disposizioni attivate dai rituali religiosi hanno il loro effetto più importante, da un

punto di vista umano, al di furi dei confini del rituale stesso, poiché esse si ripercuotono

nelle concezioni che gli individui hanno nel mondo dei fatti fornendo loro una coloritura

specifica. La religione è sociologicamente interessante perché descrive come l’ambiente, il

potere politico, la ricchezza e l’affetto personale dà ad esso una forma. La credenza religiosa

è stata presentata come una caratteristica unica di un individuo. Quello a cui credono gli

uomini è vario come ciò che sono e questa affermazione manterrebbe il suo valore anche se

venisse capovolta. Questo carattere sempre particolare dell’impatto dei sistemi religiosi sui

sistemi sociali che rende impossibili valutazioni generiche della religione in termini morali

o funzionali. Anche all’interno della società stessa, ciò che uno apprende sul modello

essenziale della vita da un rito stregonesco o da un pranzo con commensali avrà affetti

alquanto diversi sul funzionamento sociale e psicologico. Le questioni generali, se la

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religione sia buona o cattiva scompare e si resta con valutazioni, giudizi e diagnosi

particolari su casi particolari.

Secondo l’antropologo l’importanza della religione risiede nella sua capacità di funzionare,

per l’individuo o per il gruppo, come una fonte di concezioni generali e tuttavia peculiari

circa il mondo e come fonte di disposizioni mentali radicate. I concetti religiosi si estendono

per fornire una cornice di idee generali nei cui termini si può dare una forma densa di

significato a una vasta gamma di esperienza. Gli stati d’animo e le motivazioni prodotte da

un orientamento religioso gettano una luce riflessa, lunare sui solidi tratti della vita secolare

di un popolo. Il grado con cui i sistemi religiosi stessi si sono sviluppati sembra variare

ampiamente e non su una semplice base evolutiva.

Lo studio antropologico della religione è pertanto un’operazione in due fasi:

analisi del sistema di significati incarnati nei simboli che formano la religione vera e

1. propria

il collegamento di questo sistema ai processi sociali, culturali e psicologici.

2.

Geertz è insoddisfatto perché il culto degli antenati, le feste sacrificali e il culto degli spiriti

sono poco studiati dagli antropologi contemporanei.

IDEOLOGIA COME SISTEMA CULTURALE

La parola ideologia un tempo indicava solo un insieme di proposte politiche. Attualmente

complesso integrato di affermazioni, teorie e scopi che costituiscono un programma

politico-sociale, spesso con implicazioni di propaganda artificiosa. Le principali

caratteristiche dell’ideologia come preconcetto, ipersemplificazione, linguaggio emotivo e

adattamento al pregiudizio pubblico.

Le scienze sociali non hanno ancora sviluppato una concezione dell’ideologia veramente

valutativa, questo insuccesso scaturisce più dall’incertezza teoretica che dall’indisciplina

metodologica. Questa incertezza si manifesta principalmente nel trattare l’ideologia come

un’entità a sé stante invece di considerarla nella concretezza dei suoi contesti sociali e

psicologici. Per dirla semplicemente, ci occorre una concettualizzazione più esatta del

nostro oggetto di studio, per non trovarci nella posizione di quel personaggio del folclore

giavanese, detto il “ragazzo stupido” che, consigliato dalla madre di cercarsi una ragazza

tranquilla, tornò a casa con un cadavere.

Il pensiero ideologico è qualcosa che dovrebbero essere bandito dalla nostra mente perché

mentre il bugiardo arriva almeno al cinismo, l’ideologo resta solo uno stupido. Entrambi

hanno a che fare con la falsità, ma, mentre il bugiardo tenta di falsificare il pensiero degli

altri, becchi il su pensiero personale sia giusto, una persona che è attratta da una ideologia è

essa stessa ingannata nei suoi pensieri personali e, se svia gli altri, lo fa involontariamente

ed inconsapevolmente. Lo studio dell’ideologia verte sulle cause dell’errore intellettuale. Le

idee e le credenze possono essere in rapporto con la realtà in due modi: o con i fatti della

realtà o con le tendenze a cui da origine.

Il termine ideologia si applica propriamente alle concezioni di coloro che sono rigidi nelle

opinioni e sempre in errore. Il problema dell’ideologia sorge dove vi è una discrepanza tra

ciò che si crede e ciò che si può stabilire come scientificamente corretto. Le ideologie sono

soggette ad una selettività ulteriori secondaria, più perniciosa dal punto di vista cognitivo, in

quanto esse mettono in rilievo alcuni aspetti della realtà sociale. 12 di 18

Esistono attualmente due approcci principali per lo studio dei fattori sociali che determinano

l’ideologia:

- la teoria dell’interesse= l’ideologia è una maschera ed un’arma. Le dichiarazioni

ideologiche sono viste sullo sfondo di una lotta universale per il privilegio. Il grande

vantaggio di questa teoria è la sua capacità di radicare i sistemi di idee culturali nel solido

terreno della struttura sociale. Questa teoria saldava la speculazione politica al conflitto

politico, facendo notare che le sue idee sono armi e che un modo eccellente di

istituzionalizzare una particolare concezione della realtà è di impadronirsi del potere

politico e farlo valere. I principali difetti sono che la sua psicologia è troppo anemica e la

sua sociologia troppo materiale e fisica. Mancando di un’analisi soddisfacente è stata

sempre costretta ad oscillare tra un utilitarismo superficiale. Essa è al tempo stesso un

concetto psicologico e sociologico in quanto si riferisce sia a un vantaggio sentito da un

individuo o da un gruppo di individui sia alla struttura oggettiva di opportunità entro cui si

muove un individuo o un gruppo.

- la teoria della tensione= l’ideologia è un sintomo ed un rimedio. Le dichiarazioni

ideologiche sono collocate sullo sfondo di uno sforzo continuo per correggere lo squilibrio

sociopsicologico. Tra le due, la teoria della tensione è la più penetrante e la più

comprensiva. L’idea chiara e distinta da cui deriva questa teoria è la debole integrazione

della società.

In entrambe le teorie manca qualcosa di più di una concezione rudimentale dei processi di

costruzione simbolica

L’ideologia è la reazione strutturata alle tensioni strutturate di un ruolo sociale. Essa fornisce

uno sfogo simbolico ai disturbi emotivi generati dallo squilibrio sociale. Un’ideologia è una

malattia (come l’alcolismo) e richiede una diagnosi. Il concetto di tensione non è di per sé

una spiegazione dei modelli ideologici, ma un’etichetta generalizzata per i tipi di fattori da

ricercare quando si vuole elaborare una spiegazione.

Quattro principali tipi di spiegazioni sono stati usati più di frequente:

catartica= la venerabile teoria della valvola di sicurezza o del capro espiatorio, la tensione

1. emotiva viene alleviata incanalandola contro nemici simbolici (gli ebrei)

morale= la capacità di un’ideologia di sostenere individui di fronte alla tensione cronica.

2. L’ideologia supera il divario emotivo tra le cose come sono e come si vorrebbe che

fossero

della solidarietà= il potere dell’ideologia di tenere unito un gruppo o una classe sociale

3. patrocinatoria= si intende l’azione delle ideologie e degli ideologi nell’esporre anche se

4. in modo parziale e confuso le tensioni che li animano, portando così all’attenzione

pubblica

L’ideologia tende ad essere netta e semplice. La rappresentazione ideologica usa linee nette

e contrasti in bianco e nero. Al contrario è probabile che una descrizione scientifica dei

fenomeni sociali sia nebulosa e distinta.

L’estrema generalità e vaghezza delle capacità di reazione innate dell’uomo indicano che il

particolare dello assunto dal suo comportamento è giudicato prevalentemente da calchi più

culturali che genetici: questi ultimi predispongono il contesto psicologico generale entro cui

precise sequenze di attività sono organizzate dai primi. E’ attraverso la costruzione di

ideologie, immagini schematiche di ordine sociale, che l’uomo fa di se stesso un animale

politico. Nelle strutture politiche il ruolo dell’ideologia in ogni senso esplicito è marginale, I

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partecipanti agiscono come uomini dai sentimenti spontanei; nei loro giudizi e nelle loro

attività sono guidati, emotivamente ed intellettualmente da pregiudizi non esaminati. Ma

quando quelle sacre opinioni e regole di vita vengono messe in dubbio, fiorisce la ricerca di

formulazioni ideologiche sistematiche per rafforzarle o sostituirle. La funzione

dell’ideologia è di rendere possibile una politica autonoma, fornendo i concetti autorevoli

che la rendono più significativa. E’ proprio nel momento in cui un sistema politico inizia a

liberarsi dal dominio immediato di una tradizione che le ideologie formali tendono ad

emergere e prendere piede.

L’ideologia è una reazione alla tensione, anche la tensione culturale oltre a quella sociale e

psicologica. Benché i fermenti ideologici siano naturalmente diffusi nella società moderna,

la loro sede più importante si trova nei nuovi stati dell’Asia.

Le differenze tra scienza e ideologia come sistemi culturali siedono ricercare nei tipi di

strategia simbolica utilizzata per comprendere le situazioni che esse rispettivamente

rappresentano. La scienza definisce la struttura delle situazioni in modo tale che

l’atteggiamento implicito verso di esse è il disinteresse. Il suo stile è contenuto, scarno,

decisamente analitico; cerca di massimizzare la chiarezza intellettuale L’ideologia invece

definisce la struttura delle situazioni in modo tale che l’atteggiamento implicito nei loro

confronti è di impegno. Il suo stile è ricercato, vivace, deliberatamente suggestivo.

Entrambe si preoccupano di definire una situazione problematica e sono reazioni ad una

mancanza avvertita di un’informazione ritenuta necessaria. Un ideologo e uno scienziato

sociale operano in campi completamente diversi: mentre la scienza è la dimensione

diagnostica della cultura, l’ideologia è quella giustificatoria. Ma per quanto la scienza e

l’ideologia siamo imprese diverse, non sono prive di rapporti. Le ideologie avanzano delle

pretese empiriche sulla condizione e la direzione della società che è compito della scienza

valutare. La funzione sociale della scienza di fronte alle ideologie è prima di tutto quella di

capirle e secondariamente di criticarle.

PERSONA, TEMPO E COMPORTAMENTO A BALI

Questa indagine che ha svolto Geertz è esoterica solo nel suo aspetto descrittivo. Le idee

balinesi da un punto di vista occidentale sono sufficientemente strane da illuminare alcuni

rapporti generali tra diversi ordini di concettualizzazione culturale. E’ stato diretto il

tentativo di chiarire i concetti di struttura sociale e di cultura. Il problema iniziale di ogni

scienza (definire il proprio oggetto di studio in modo tale da renderlo suscettibile di analisi)

si è rivelato insolitamente difficile da risolvere.

I significati che i simboli incorporano sono spesso sfuggenti, vaghi ma possono essere

scoperti con un’indagine empirica sistematica se le persone che li percepiscono cooperano

un pochino. E’ attraverso i modelli culturali che l’uomo da un senso agli avvenimenti che

vive. In ogni particolare società, il numero dei modelli culturali generalmente accettati e

frequentemente usati è molto usato. I problemi, essendo esistenziali, sono universali, le loro

soluzioni, essendo umane, sono diverse. Ma la natura dei problemi di base rispetto a cui

questi modelli sono una risposata adeguata. Una necessità orientative diffuse è sicuramente

la caratterizzazione degli esseri umani individuali. I popoli hanno sviluppato dappertutto

strutture simboliche nei cui termini le persone sono percepiti non solo come tali, come

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semplici membri della razza umana, ma come rappresentati di certe categorie di persone

distinte.

Quello che vogliamo, e ancora non abbiamo, è un metodo maturo per descrivere e

analizzare la struttura di significato che informa l’esperienza cosi come viene recepita da

membri rappresentativi di una particolare società in un particolare momento, in breve, una

fenomenologia scientifica della cultura.

PERSONA

I balinesi hanno differenti modelli culturali che caratterizzano gli individui:

predecessori sono entrambi individui che non condividono neppure una comunanza di

A. tempo e non possono interagire, formano una specie di classe a parte rispetto ai

consociati e ai contemporanei che invece interferiscono tra loro.

successori essi non possono essere conosciuti perché sono nel abitanti non ancora nati di

B. un futuro a venire.

contemporanei= sono persone che condividono una comunanza di tempo ma non di

C. spazio. Non sono legati dalla diretta interazione sociale.

consociati= sono individui che si incontrano, persone in cui ci si imbatte in qualche luogo

D. nel corso della vita quotidiana. Essi condividono una comunanza di tempo e di spazio.

Essi sono coinvolti nelle reciproche biografie ed invecchiano insieme

A Bali ci sono 6 tipi di etichette hehe una persona può applicare ad un’altra per identificarla

come individuo unico:

nomi propri: esso è il meno complesso e meno importante. I balinesi hanno nomi propri

1. ma solitamente vengon usati per parlare dei bambini. Questi infatti sono chiamati i nomi

“da bambino”, o “piccoli”. i nomi propri non indicano legami familiari.

nome dell’ordine di nascita: Questi nomi di ordine di nascita sono i termini più

2. frequentemente usati con cui si parla e ci si rivolge nel villaggio ai bambini, ai giovanotti

e alle ragazze che non hanno ancora avuto prole.

termini di parentela: Un individuo classifica i suoi parenti in primo luogo secondo la

3. generazione che essi occupano rispetto alla sua, vale a dire fratelli e sorelle, cugini e

cugine e cosi via. I termini di parentela appaiono nel discorso pubblico solo in risposta a

qualche domanda o per descrivere qualche avvenimento che si è verificato. Il sistema

balinese di terminologia di parentela definisce gli individui in un linguaggio non

colloquiale. Vengono utilizzati solo per scopi di specificazione secondaria e usati

sporadicamente

i tecnonimi: vengono usati dal balinesi per rivolgersi l’un l’altro e per far riferimento alle

4. persone. Vengono usati in mancanza di un termine migliore

titoli di status: tutti a Bali hanno un titolo che pone ciascuno su un particolare gradino di

5. una scala di status. A bali lo status che è determinato dai titoli è una caratteristica

personale ed è indipendente da qualunque fattore inerente la struttura sociale. Ha

importanti conseguenze pratiche. Il sistema dei titoli di status è un sistema basato sul

puro prestigio. Il tipo di disuguaglianza umano nel sistema dei titoli di status è di tipo

religioso. Il titolo di un uomo non segnala la sua ricchezza, ma la sua composizione

spirituale. Tutti i titoli dipendono dagli dei

Titoli pubblici: noi spesso vediamo le persone attraverso il filtro di categorie

6. occupazionali. La funzione sociale serve da veicolo simbolico attraverso cui si percepisce

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l’identità personale: gli uomini sono quello che fanno. Il loro ruolo fa parte dell’essenza

delle loro vere identità.

TEMPO

Il passare del tempo lo si nota dal mutamento delle stagioni, le variazioni della luna e il

processo di invecchiamento biologico: la nascita, la maturazione, il decadimento e la

scomparsa degli individui concreti.

Le persone a Bali sono direttamente e profondamente coinvolte nella vita gli uni degli altri,

sentono veramente che il mondo è stato plasmato dalle azioni di quelli che sono venuti

prima di loro ed orientano le loro azioni al fine di plasmare il mondo di quelli che verranno

dopo di loro.

Le concezioni balinesi del calendario sono ampiamente usate non per misurare il fluire del

tempo ma per contrassegnare e classificare le modalità qualitative nei cui termini il tempo si

manifesta nell’esperienza umana. Il calendario balinese suddivide il tempo in unità definite

per descriverle e caratterizzarle. Essi utilizzano due calendari:

uno è lunare-solare: è diviso in 12 mesi numerati, viene usato nei contesti agricoli come la

• semina, la sarchiatura, il raccolto e simili..

permutazionale: esso è costruito intorno a cicli indipendenti di nomi dei giorni. E’ il più

• importante. Esso non viene utilizzato per misurare la scansione del tempo. Esso dicono che

tipo di giorno è. Vengono determinate tutte le feste e le celebrazioni della comunità (sono

in media una ogni sette giorni)

I calendari di Bali stampati non sono ancora molto diffusi

COMPORTAMENTO

Gli atti sociali sono in primo luogo e principalmente intesi a compiacere gli dei il pubblico,

l’altro e se stessi. L’importanza emotiva di quella che è stata chiamata “vergogna” nelle

relazioni interpersonali e il fallimento dell’attività collettiva nel costruire in direzione di

obbiettivi definibili è stato chiamato “mancanza di climax”

- La vergogna tende ad essere riferita a situazioni in cui la trasgressione è manifestata

pubblicamente.

- La vergogna è un sentimento di disgrazia e di umiliazione che segue una trasgressione

scoperta. La colpa si riferisce a situazioni in cui la trasgressione non è pubblica. E’ un

sentimento che si avverte per una segreta cattiveria e che accompagna chi non è ancora

stato scoperto

La vergogna balinese è un nervosismo diffuso, di solito blando, davanti alla prospettiva

dell’interazione sociale: una preoccupazione cronica, non troppo intensa, di non essere in

grado di affrontarla con la delicatezza richiesta. Esso è un nervosismo sentito quando si

appare davanti ad un pubblico.

L’assenza di un “climax” fa in modo che i problemi non vengono esasperati per giungere ad

una decisione ma vengono smorzati e addolciti nella speranza che il semplice evolversi

delle circostanza li risolverà o che semplicemente svaniranno.

La vita sociale balinese manca di un climax perché avviene in un presente immobile.

IL “GIOCO PROFONDO” NOTE SUL COMBATTIMENTO DI GALLI A BALI 16 di 18

All’inizio del 1958 in un villaggio balinese con circa 500 abitanti formava un mondo a sé.

Gli abitanti del villaggio trattavano gli estranei come se non esistessero e fossero invisibili.

Questa indifferenza era solo apparente.

I combattimenti di galli sono illegali a Bali. L’élite vede il combattimento di galli come

primitivo, arretrato e disdicevole per una nazione ambiziosa. La polizia di tanto in tanto fa

irruzione durante i combattimenti e confisca i galli, multa le persone e talvolta le espone al

sol tropicale per un giorno (alcune di queste persone muoiono). I combattimenti di galli si

tengono di solito in un angolo isolato del villaggio in semisegretezza. Geert si ritrovò nella

situazione descritta precedentemente, ovvero con la polizia che fa irruzione. Per il principio

antropologico del “quando sei a Roma fai come i romani” egli e sua moglie decidono di

scappare. Il mattino dopo il villaggio per loro era completamente differente, infatti le

persone iniziavano ad interessarsi a loro ponendoli al centro dell’attenzione. L’intero

villaggio gli spalancò le porte.

Il combattimento dei galli non ha goduto di un’attenzione particolare. La corrispondenza

simbolica è voluta: i giochi di parole forzati funzionano sia in inglese che in balinese. I galli

sono visti come peni distaccabili, operanti da soli con una propria vita. Gli uomini di Bali

passano un’enorme quantità di tempo coi loro galli favoriti istruendoli, nutrendoli e

mettendoli alla prova uno contro l’altro. I galli da combattimento sono tenuti in gabbie di

vimini, sono alimentati con una dieta speciale, gli si spunta la cresta, gli si lisciano le penne,

gli si affilano gli speroni e gli si massaggiano le zampe.

Un combattimento di galli è in prima istanza un sacrificio cruento offerto, con i canti ai

demoni allo scopo di acquietare la loro fame rabbiosa e cannibalesca. Quando il padrone di

un gallo vincitore porta a casa la carcassa del perdente per mangiarsela, prova un miscuglio

di imbarazzo sociale e gioia cannibalesca poiché i balinesi ripudiano qualunque

comportamento considerato animalesco.

I combattimenti di galli si tengono in un ring e durano tre o quattro ore. Dopo che il

combattimento è terminato gli uomini scivolano con noncuranza nel ring con un gallo e

cercano di trovarsi un avversario adeguato. Ai galli selezionati vengono applicati gli speroni

affilati come dei rasoi. I due galli vengono collocati uno di fronte all’altro al centro del ring

ed iniziano ad attaccarsi quasi immediatamente sbattendo le ali e spingendo in avanti la

testa. Il gallo che ha inferto il primo colpo di solito prosegue sino a che non uccide il suo

avversario indebolito. La folla applaude ai propri campioni con muti gesti delle mani, alzate

di spalle, girate di testa, ritirandosi in massa quando il gallo con lo sperone assassino sbanda

verso un lato del ring.

Esistono due tipi di scommesse:

la scommessa assiale: è tipicamente grossa, collettiva, presuppone degli accordi studiati

1. scommesse periferiche: si svolge attorno al ring tra gli spettatori, è tipicamente piccola, si

2. accompagna con urla sfrenate, pubbliche offerte e pubbliche accettazioni da parte della

folla eccitata ai bordi del ring

La scommessa al centro è quella ufficiale con le regole stabilite. Quando la gara finisce tutte

le scommesse vengono immediatamente pagate, questa è una regola ferrea.

E’ nei combattimenti più piccoli e superficiali che vede coinvolti i piccoli gruppi di

giocatori in preda al vizio che si verificano i mutamenti reali nella posizione sociale, in gran

parte verso il basso. Ciò che rende profondo il combattimenti dei galli a Bali non è il denaro

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eliinyan

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in antropologia, religioni, civiltà orientali
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eliinyan di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Quaranta Ivo.

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