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Ritmi di festa. Corpo, danza, socialità

Impulso

In questo capitolo, lo scrittore ci fa degli esempi di avvenimenti realmente accaduti seguiti da delle

piccole spiegazioni dove ci introduce questo impulso, questa forza magnetica che unisce, anche

se solo per poco, persone sconosciute, a volte anche disprezzate in momenti di gioia, di festa, in

una maniera incredibile. Lui parla di questo qualcosa , un impulso a festeggiare. Di seguito

metterò le storie che ha usato come esempio:

1. Natale 1914

Viene raccontato il fatto incredibile che accomunò migliaia di soldati sul fronte durante la

gelida notte del primo Natale della prima guerra mondiale. Ci fu, senza alcun tipo di accordo,

una resa tra i soldati tedeschi, francesi, inglesi che da mesi ormai erano impegnati a spararsi

contro. Non si sa come, si iniziarono a intonare canti da ogni trincea e si decise di comune

accordo di fermare il conflitto per qualche giorno, giusto il periodo natalizio. Fu una cosa

straordinaria, persone che fino a poche ore prima si facevano la guerra ora ridevano e

festeggiavano tra loro, si scambiavano ricordi e si aiutavano a vicenda. Cosa fece avvicinare

queste persone le quali le circostanze le aveva rese nemiche? Non ci fu nessun apparente

motivo, ciò che li accumunava fu proprio questo impulso a festeggiare, si spinsero

reciprocamente a trascorrere un momento di festa, creare un Noi momentaneo tra nemici e

sconosciuti che li aveva legati come una sorta di magnetismo . Ovviamente la guerra continuò

ma fu difficile inizialmente riprendere a fucilate coloro con i quali si erano condivise gioie il

giorno prima. (impulso irresistibile e palpabile).

3. La cantina di Salonicco

Durante gli ultimi giorni di Hitler, i Berlinesi erano costretti a vivere in cantine strette,

accatastati tra polvere e macerie, vivendo di stenti per non rischiare di trovarsi nel fuoco

incrociato dei soldati. La storia viene raccontata da una ragazzina che spiega la gioia e

l’entusiasmo che colpì i superstiti alla fine della guerra, quando Hitler si uccise. Racconta che

come nulla fosse, persone costrette alla convivenza che avevano cominciato persino a

disprezzarsi viste le condizioni, improvvisamente incominciarono ad abbracciarsi, a baciarsi, a

piangere di gioia insieme. Racconta anche che dopo qualche giorno ognuno era tornato alla

vita di tutti i giorni, dimenticandosi dei propri compagni di gioie. Ecco ancora questo impulso

irrefrenabile che unisce persone che come abbiamo visto si disprezzavano addirittura, la fine

della guerra è un ottimo motivo per festeggiare, ma questo qualcosa fu così forte, questo

magnetismo fu così inevitabile che fece gioire persone nemiche.

5. La bettola di Salonicco

Ulteriore storia dove persone sconosciute si ritrovano a festeggiare mosse da nessun motivo

apparentemente molto forte. Ci troviamo in una taverna, dove un gruppo di 4 sconosciuti

scopre che fanno tutti lo stesso lavoro: il carpentiere. Il proprietario offre loro da bere e

iniziano a festeggiare. Di lì stavano passando un giornalista e un suo amico disegnatore che

furono presi e portati dentro a festeggiare con loro. Uomini di diverse lingue, uniti dai ricordi

delle loro famiglie portate via dalla guerra. L’impulso a condividere li ha uniti per tutta la notte,

per poi tornare ad essere sconosciuti il giorno dopo.

7. Il bar di Caracas

Un antropologo si trovava in Africa nel periodo dell’incontro tanto atteso di pugilato tra Ali e

Foreman, non era mai stato un tifoso di qualsiasi sport ma quella sera si trovò in un bar

circondato da sconosciuti pazzi per il pugilato. Inizialmente non capiva tutto il loro entusiasmo,

poi quando vide che tutti tifavano per Ali in qualche modo fu attirato in quella spirale di

emozioni e una volta che lui vinse, fu preso da una voglia irrefrenabile di gioire insieme agli

altri. Un impulso fortissimo di condividere quelle emozioni con dei totali sconosciuti. Non

festeggiavano per la compagnia, né per l’importanza, ma perché erano lì insieme, si sono

trovati lì e sono stati mossi da questo qualcosa che li ha uniti in quel momento.

Questi sono festeggiamenti senza comunità, tra persone sconosciute, trovate lì per caso, oppure

addirittura gente che fino a poco prima non sopportavamo. Non dobbiamo trovare il significato

fuori, ma dentro, osservare ciò che li unisce in quel momento, perché non c’è un Noi

consolidato, perché dopo quel momento tutto andrà a sgretolarsi di nuovo. I motivi non sono le

cause per cui avvengono i festeggiamenti, sono solo occasioni, a volte anche futili (es. l’oste che

offre da bere ai carpentieri), vengono uniti da quel qualcosa .

10. Festa e catastrofe

Un esempio dell’unione e della forza dei festeggiamenti si può ritrovare anche nei

’72

momenti di catastrofe. Nel un aereo precipitò sui ghiacciai delle Ande. I sopravvissuti

rimasero lì per mesi e in tutto quel tempo riuscirono a trovare dei momenti di

spensieratezza in cui festeggiavano i compleanni dei propri compagni di sventure, un

modo per sfuggire alla noia e non pensare alla morte.

Oppure nei gulag e nei lager, ci sono testimonianze di piccoli festeggiamenti, frammenti

di socialità festosa. Prima di andare a letto alcune donne danzavano, oppure

raccontavano frammenti di opere teatrali. Oppure gli uomini nei momenti più duri si

trovavano a intonare canti patriottici che li univano nella miseria, a festeggiare piccoli

o plea i, a a o ta si sto ie di do e a ate et … Nei lage ui di l’humor non

mancava, per sfuggire alla pesantezza di quei luoghi, alle sventure che li affliggevano gli

uomini scherzavano a volte sulle loro condizioni, facevano battute (es. a casa per il

camino ), oppure si faceva festa quando si aveva una porzione poco più grande la

domenica, giusto per non impazzire.

Si avevano dei Noi fragili, che duravano poco, perché le compagnie non erano stabili,

anzi si rischiava di rimanere soli, ecco perché in quei momenti di festa, il magnetismo tra

individui era inevitabile.

Ritmi 3. Comunità ritmiche

Quel magnetismo che accomuna le persone può essere definito con il nome di ritmo, le

relazioni che si vengono a costruire tra le persone sono relazioni ritmiche. Un esempio lo

abbiamo in un campo di concentramento dove un uomo doveva essere punito a frustate e

per non pensare al dolore del momento incominciò a intonare i versi della Marsigliese, che

piano piano divenne sempre più forte perché tutti i suoi compagni incominciarono a

seguirlo per stargli vicino. Qui abbiamo un esempio della forza ritmica, di come sia capace

di legare insieme persone vicine.

Comunità ritmica , cioè relazioni strutturate da ritmi, rappresenta il cuore di ogni

festeggiamento. È il dentro che si crea tra gli individui.

4. Musicalità comunicativa

Negli esseri umani c’è musicalità, è una dote innata, immersa nella loro fisiologia e coltivata

nelle esperienze di vita. Gli esseri umani sono gli unici dotati di ritmo, poiché gli animali non

sono in grado di seguire una certa musicalità e di andare a tempo tra loro. Invece l’uomo da

sempre anche con il semplice camminare si muove in poliritmie che sono attratte agli altri

impulsi umani. Il comunicare, il sorridere, movimenti, azioni, emozioni, tutto dettato dal tempo

ritmico tra gli individui.

5. Dialoghi ritmici

Nella concreta vita sociale non c’è un individuo astrattamente isolato, ma persone in relazioni

musicali , poiché ci sono corpi in dialogo ritmico perenne. Siamo orchestrati da forme ritmico-

musicali che scandiscono come metronomi invisibili il timing della nostra vita di relazione,

costanti nel nostro quotidiano ma intensificate in determinati condizioni. Rapporto madre-

figlio, lavori di gruppo, festeggiamenti e non solo. Non solo durante le vere e proprie feste

siamo uniti da forte ritmo, ma anche in una conversazione scoppiettante, in una risata

collettiva, in un racconto travolgente.

6. Andare fuori tempo

Ci viene presentata la storia di questa donna autistica che si occupa di zoologia. Racconta come

il suo problema le impedisce di andare a tempo con il resto delle persone, ad esempio non

riesce a battere le mani a tempo con gli altri. Oppure non riesce a capire bene i ritmi

comunicativi con gli altri individui, nel linguaggio c’è un ritmo da condividere, ci sono le pause,

le cadenze etc e lei purtroppo non riesce a subentrare ritmicamente nelle conversazioni.

Bisogna seguire il tempo: l’entrainment.

8. Entrainment

Solo gli esseri umani sono in grado di andare a tempo tra di loro, hanno la capacità

dell’entrainment: ovvero sono in grado di trascinarsi reciprocamente e sintonizzarsi sullo

stesso ritmo. Ciascun essere umano è se stesso, distinto dal compagno, ma c’è qualcosa che

sempre lo spinge a una sincronia dei propri con gli altrui ritmi corporei. L’entraiment venne

scoperto dal fisico Huygens, mentre osservava due orologi a pendolo. I due orologi pur avendo

oscillazioni diverse tendevano dopo un po’ a uniformare il loro movimento. Noi uomini siamo

trascinati in molteplici entrainment, come ad esempio quelli biologici (ciclo notte-giorno),

quelle fisiologici (ritmi interni dell’organismo) ma soprattutto tra di noi, unito poi a

entrainment psicologico e culturale. (si uniscono i gesti, le amozioni, il controllo dei

movimenti).

10. Il bambino e sua madre

Mezz’ora dopo la nascita il bambino è già pronto ad entrare in duetto con la madre, a farsi eco

di lei, a mostrare di avere un impulso innato. Si fa specchio dei suoi gesti, movimenti,

apprenderà tutto ciò che occorre per vivere. Mimesi ritmica . Segue i movimenti facciali, si

calma al tocco della mamma, ascolta la sua voce come se fosse una musica che lo accompagna

portandolo a capire i vari timbri e le varie intenzioni in base ad essi. (rifiuto, gioco, emozioni).

Presto il bambino capirà le relazioni tra voce e movimenti del corpo, quindi di gestire

attivamente la sua parte musicale nel duetto che è andato a strutturare con la madre. Poi in

ambienti stimolanti il bambino riuscirà anche a entrare in duetto anche con gli altri suoi

coetanei, familiari e con altri gruppi. Le esperienze di comunicazione felice che il bambino avrà

nel tempo sono dovute all’imprinting che all’inizio ha avuto con sua madre, che lo ha aiutato a

sviluppare quella sua musicalità innata che lo porterà a entrare in contatto con gli altri. Come

con il linguaggio, nei primi mesi un neonato entra in relazione con le parole ma inizialmente

può esprimerle solo attraverso cadenze e suoni, dato che il suo cervello può esprimere le

emozioni solo in questo modo, con il tempo riuscirà ad impadronirsi della lingua e del ritmo

che racchiude in sé.

11. Il bambino e la sua cerchia

Ogni dialogo madre-figlio è basta su una cultura determinata e ogni cultura ha le sue

forme: la mamma trasmetterà al figlio suoni, gesti, espressioni tipiche della cultura e della

società in cui vive. Ma la modalità generali che fanno base al dialogo scavalcano le

culture. Infatti nessun essere vivente è in grado di stabilire la relazione parentale in forme

ritmico musicali così forti: il rapporto madre-figlio è il più forte in assoluto. Man mano che

cresce il bambino estende il legame stabilito con la madre ai suoi coetanei, ai parenti,

amici etc, verso i quali egli attiva gli atteggiamenti ritmici che aveva già appreso nella

prima infanzia.

13. Gli innamorati

Più c’è empatia tra due o più individui, più c’è musica, poiché attrazione, simpatia, amore,

condivisione si esprimono ritmicamente in forme che assomigliano a melodie e armonie.

Al contrario disprezzo, antipatia, distanza, si presentano con la perdita delle relazioni

umane fondamentali. Un esempio sono gli innamorati. Una storia d’amore è fatta di suoni

e ritmi, è un universo mimetico e ritmico. Due individui in una coppia sono quasi o

specchio dell’altro, la potenza dell’innamoramento li porta a prendere ciascuno il gesto

del corpo dell’altro, la postura, l’atteggiamento, a usare le stesse strutture sintattiche, a

cadenzare il respiro su quello dell’altro. Solo una leggera sfasatura di sincronia nella

risposta li separa.

14. Entrainment e cultura

Oltre ai vari entraiment che possono essere conversazioni, giochi infantili e non (sport,

danza), riti religiosi, militari ecc, si chiude il cerchio con l’entraiment per eccellenza: il

festeggiamento. Festeggiare è seguire un insieme di ritmi condivisi, variano da popolo a

popolo, persino da gruppo a gruppo. Le persone hanno poi sensibilità diverse, in base

anche all’addestramento culturale dei corpi. Per esempio noi uomini siamo più trascinati

da festeggiamenti spontanei che istituzionali. L’energia di un festeggiamento spontaneo è

in grado di attenuare quei numerosi operatori di divisione che sono normalmente attivi

nella vita quotidiana. Quindi non esiste un festeggiamento aritmico di solitari.

17. Accordi musicali

In un festeggiamento felice agisce un entrainment quasi irresistibile, nelle varie

testimonianze negli anni si sente parlare di infezione , contagio , corrente elettrica ,

ma si tratta di ritmo. Ritmo che esprime la musicalità dei corpi durante un

festeggiamento. Le parole, i gesti sono importanti ovviamente, ma senza il ritmo fisico, le

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecconimarta96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Apolito Paolo.
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