Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

comprensione di un fenomeno coreutico-musicale complesso ormai scomparso: il

tarantismo. Stabilisce correlazioni con fenomeni appartenenti ad altri contesti,

caratterizzati dalla possessione e dal suo trattamento coreutico-musicale.

Sulla dimensione coreutica, in quanto componente fondamentale di un fenomeno

rituale di tipo terapeutico, viene svolto un lavoro da un’equipe.

3. LA SVOLTA DEGLI ANNI ’60 e i Successivi sviluppi

Gertrud Prokosh Kurath, madre dell'etnologia della danza,è la protagonista della

svolta degli anni '60.

Danzatrice, insegnante e coreografa, studia le danze dei nativi americani e del

Messico.

Il suo nome è legato soprattutto al tentativo di fornire ai ricercatori del settore una:

metodologia di base.

• chiarisce i contenuti e gli scopi della disciplina della danza “dance ethmology",

• con una proposta metodologica arricchita di precisi esempi etnografici.

Illustra tre differenti circuiti di studio :

1. esamina i problemi e gli aspetti che lo studio dell’antropologia e lo studio della

danza hanno in comune;

2. illustra le procedure coreografiche;

3. espone considerazioni relative agli aspetti pratici del lavoro di documentazione

e di diffusione dei materiali;

Nel rapporto tra danza e relazioni sociali individua i seguenti soggetti d’indagine :

A) Il rapporto individuo/gruppo: lo spazio concesso alla creatività di un danzatore

varia secondo il contesto culturale, in base alla funzione assolta dalle danze. Le

danze profane in genere hanno più libertà di improvvisazione (prerogativa degli

uomini), mentre in quelle sacre l'aggiunta di nuovi elementi è scoraggiata.

B) Ruoli maschili e femminili: danze in cui o uomini o donne sono esclusi es.i

rispettivi rituali iniziatici. Importante anche l’assenza o la presenza e la qualità

del contatto fisico, che si stabilisce tra uomo e donna nell’ambito di una danza

collettiva o di una danza di coppia.

C) Organizzazione: una danza può riflettere gerarchie e ruoli occupazionali,

possono differire in base alla classe sociale o alla casta.

Riguardo quelle che definisce 'aree coreografiche' Kurath mette in evidenza come

l’ambiente influenzi il contenuto e la forma delle danze, ma sarebbe improprio stabilire

un criterio ecologico per individuare gli stili coreutici. Le danze possono continuare a

rappresentare degli elementi dell’ambiente ormai scomparsi, OPPURE MUTARE il

repertorio in concomitanza con l’abbandono di determinate pratiche.

Sostiene inoltre che lo studio delle forme coreutiche necessita di uno strumento

aggiuntivo, rispetto ai sistemi di raccolta dati antropologici tradizionali:il sistema

labanotation, ovvero un sistema di notazione del movimento ideato da Von Laban,

oltre che filmati e fotografie.

Le ricerche per la Kurath possono avere un certo peso se a farle sono esperti di danza.

K. sostiene che lo studio della danza o coreologia, è una parte legittima e necessaria

dello studio etnologico, che per essere compresa, deve essere considerata accordando

ad essa la stessa importanza che riveste nella cultura studiata. Sulla sua scia, si

formano in questo settore Kaeppler, Hanna, Williams, Peterson Royce ecc. Attingendo

da diversi paradigmi teorici e attirando l'attenzione sul nuovo ambito di ricerca.

A seguito di questo studio è nata l’istituzione Congress on Research in Dance,

un’associazione con sede a New York che inizia a pubblicare molti studi diventando un

punto di riferimento.

A partire dagli anni 80 sono stati fatti sempre più significativi studi nell’antropologia

della danza, da quella che è stata definita la “Seconda generazione degli studiosi della

danza”, basandosi sulle relazioni tra cultura, corpo e movimento.

Gli studi recenti sono arrivati all’immagine della danza come di un’espressione che

contesta l’ordine sociale, contribuendo a dare forma alle relazioni sociali.Gli studi di

settore si sono arricchiti di riflessioni sul ruolo svolto dal pubblico, analisi sul rapporto

tra artisti omosessualità, figure di danzatori emarginati.

Vecchi paradigmi e nuovi stereotipi

1. L'eredità di Curt Sachs:evoluzionismo ed etnocentrismo negli studi coreutici

C'è una mancanza di comunicazione nel rapporto tra gli studi etno-antropologici e

quelli relativi alla storia della danza, che prendono di riferimento gli studi di Sachs,

Storia mondiale della danza.

Il lavoro di Sachs aveva messo in luce:

la necessità di una contestualizzazione storica;

• i limiti di un'impostazione di approccio teorico ormai superato;

Diversi studiosi tra i quali Alexandra Carter, Theresa Buckland, Diego Carpitella hanno

in precedenza sottolineato l'ambito degli studi di Sachs e una necessaria lettura critica

della sua opera.

1.1 La critica a Curt Sachs:

Il libro di Sachs viene inteso comunque come un modello non appropriato per il

moderno studio antropologico della danza e diversi studiosi avanzano critiche al suo

lavoro:

Suzanne Youngerman è stata la prima a criticare sistematicamente, affermando

come il lavoro di Sachs fosse da collocare in una corretta prospettiva. I suoi dati erano

limitati e distorti, le sue teorie erano fondate sull'evoluzionismo, metodo che fu

successivamente scartato.La sua prospettiva era costruita sulla premessa che alcune

danze si congelano nel tempo mentre altre forme più "civilizzate" si evolvono.

Attualmente invece il punto di vista è che tutte le culture e le loro danze abbiano

storie uniche. Secondo lei i limiti di Sachs sono:

1. Sachs ipotizzava (attraverso la teoria del KULTURKREISLEHRE, ovvero cicli

culturali) l'esistenza di complessi tratti culturali presenti in una specifica area

geografica (etnocentrismo) che si sarebbero diffusi grazie alle migrazioni come

insieme organico. L'idea errata della sua teoria, è quella secondo cui le

popolazioni “primitive” contemporanee rappresenterebbero gli stadi iniziali della

società occidentale. Sachs nel suo studio analizza molti esempi di danze di

culture "primitiva", motivo per il quale il suo è stato erroneamente interpretato

come un libro di antropologia della danza.

2. Un altro limite del testo va rinvenuto nel ricorso costante della dicotomizzazione

delle culture, che Sachs divide in matriarcali e patriarcali: le culture matriarcali

sarebbero contraddistinte da agricoltura, culto della luna, case circolari, assenza

di danze che limitano i movimenti degli animali, danze circolari, movimenti

chiusi,Talento coreutico moderato, predominanza degli assoli; Le culture

patriarcali invece sarebbero caratterizzate da caccia, culto del sole, case

rettangolari, estroversione, presenza di danze che imitano i movimenti degli

animali, danze in fila, movimenti ampi, notevole talento coreutico,

predominanza della danza di gruppo..

3. Spesso ha utilizzato info di seconda o terza mano, decontestualizzate creando

così non una vera antropologia della danza, mescolando dati di differenti periodi

storici e aree geografiche, paragonandoli a circoli culturali a lui contemporanei.

Perpetuatore della fallacia di Sachs, Alan Lomax, promotore dei progetti:

Cantometrics: uno studio statistico che esplora le differenze e le somiglianze

• musicali in un'ottica comparativa transculturale;

Choreometrics: per rintracciare i tratti distintivi delle danze di differenti culture;

I suoi progetti presentano dei limiti nell'impostazione metodologica e nei risultati,

basandosi probabilmente su video non attendibili

Lomax ritiene che vi sia una correlazione tra danza e stile di vita, e che il livello di

complessità della danza dipenda dal livello tecnologico raggiunto dalla società:

"Lo stile di danza varia in modo regolare in base al livello di complessità e al tipo di

attività di sussistenza della cultura".

La Youngermann denota Lomax come un'epigone di Sachs, in quanto il suo studio si

fonda sugli stessi postulati errati che erano alla base della ricostruzione storica del suo

'mentore': fonti di dubbia validità, teoria diacronica formulata sulla base di dati

sincronici, concezione statica della cultura, l'idea che i processi storici siano il risultato

dell'interazione di poche tradizioni.

1.2 I manuali di storia della danza

La struttura dei manuali di storia della danza prevede di norma tre parti:

introduttiva: sulla danza primitiva

• intermedia: con esempi sulla danza in Medio Oriente e Asia

• conclusiva: in cui viene illustrata la danza occidentale

Come osservato già dalla Youngerman, l'ipotesi è quella di definire la “danza

primitiva” come l'origine dell'arte coreutica, che evolverebbe progressivamente verso

forme superiori il cui stadio più alto sarebbe incarnato dal balletto classico e dalle

espressioni artistiche della danza moderna e contemporanea. Esponente di questa tesi

è Gino Tani. In continuità con l'approccio di Sachs, per illustrare le cosiddette danza

primitive, gli autori fanno generalmente ricorso ad esempi tratti da danza di

popolazioni africane, australiane, asiatiche o delle Americhe.

Drid Williams narra del suo profondo imbarazzo nello spiegare ai suoi studenti del

Ghana, Asia e Medio Oriente cosa intendono gli Occidentali quando definiscono le loro

danze primitive, poiché si dà in questo modo per scontato che esse non siano mai

cambiate o evolute nel corso del tempo.

Marcia Siegel afferma come i critici occidentali valutino diverse le forme di danza in

base ad una gerarchia al cui vertice domina il balletto, sottolinea quanto lo stesso

balletto abbia subito modificazioni importanti nel corso dei suoi 25 anni di carriera, e

riflette perciò su quanti cambiamenti possa aver avuto dalla sua origine ai giorni

nostri.

Il concetto di danza primitiva, sebbene erroneo e ormai superato nell'antropologia

della danza, viene comunque applicato in altri ambiti, tra i quali quello terapeutico: la

psicoanalista e teorica della danza Schott-Billmann, ad esempio, evidenzia i presunti

elementi primitivi individuabili nelle "danze tribali", tra cui l'esecuzione in gruppo, la

vitalità, l'entusiasmo, la ripetizione, il dualismo, che le renderebbero un utile

strumento nella pratica terapeutica.

Tali stereotipi, però, anche se tendono ad evidenziare i caratteri positivi delle danze

tribali, hanno influenzato negativamente gli studi dei fenomeni coreutici e hanno

pesato sulla carriera dei danzatori neri.

1.3 “Hanno la danza nel sangue “: il ritorno del selvaggio:

L'affermazione è problematica e intrisa di stereotipi per cui vi sono abilità naturali

intrinsecamente legate ad un'eredità genetica, razziale o etnica.

Questa affermazione viene contestata da Alphonse Tierou, danzatore, insegnante e

coreografo, che ribadisce come “la danza non è questione di sangue, ma di cultura.Gli africani non nascono con un

cromosoma della danza in più. In tutti villaggi africani esistono persone che non danzano mai o che non sanno danzare”.

Il riferimento al "sangue" richiama ancora una volta le vicende della schiavitù. La

danza era il passatempo più popolare e più praticato dagli schiavi afro-americani,

soprattutto perché rappresentava un momento di sollievo momentaneo dal duro

lavoro e dalle ingiustizie subite. Nell'ambito del commercio degli schiavi, si racconta

con me gli equipaggi delle navi costringessero gli schiavi a danzare, poiché ritenevano

che questo fosse un bene per loro salute fisica e mentale. Coloro che si rifiutavano,

venivano frustrati, mentre a coloro che obbedivano, a volte le catene di ferro

strappavano la carne delle caviglie. Era richiesto loro di danzare anche in occasione

della loro vendita, cosicché i potenziali compratori potessero osservare le loro

condizioni fisiche. Con l'abolizione della schiavitù, non scompare la concezione di

un'inferiorità razziale dei neri, che si traduce anche in una subordinazione delle loro

forme espressive dei modelli più elevati della tradizione bianca.

Von Laban associa il talento naturale dei neri alla loro incapacità di creare nuove

danze:Secondo lui “il negro ha un tremendo senso del ritmo e una mobilità ereditata dai ricordi della lotta fisica giornaliera

contro le forze della natura. Si rimarrà delusi se si penserà di trovare una cultura nella danza negra: il dono per l'invenzione della

danza,sembra essere il privilegio di altre razze. Il negro adotta le nostre invenzioni relativi alla danza come quelle relative a qualsiasi

altra cosa e li usa in modo grottesco, rimaneggiati per adattarli ai suoi sentimenti. Quando si tratta della musica, sembra possedere un

talento innato ma solo per me lo di ritmiche ed espressioni naturali non sofisticate”.

2.1 Talento Naturale e formazione dei danzatori:

Un elemento difficile da superare a causa di questi pregiudizi e stereotipi, è il

riconoscimento, nei confronti di danzatori di colore, della fatica dell'apprendimento di

una nuova tecnica.

Katharine Dunham aveva lottato per affermare la necessità di una formazione

rigorosa dei danzatori neri dall'apprendimento di tecniche quali il balletto. I suoi

spettacoli erano formati anche da danze primitive, ma certamente studiate e imparate

con tecnica e fatica."Il mio popolo, esattamente come quello bianco, deve imparare a danzare."

In virtù di questo presunto talento naturale, al danzatore nero vengono negate le

opportunità invece offerte ai danzatori bianchi:Franziska Boas denuncia le

conseguenze dello stereotipo sulla carriera dei ballerini neri:"Si dice che il ballerino nero possa avere

il lavoro senza studiare e che quindi per loro non è necessario istituire nessuna borsa di studio. Pochi di loro hanno trovato lavoro senza

fare assegnamento sul 'primitivo'. Devono essere aiutati al pari dei bianchi."

Il danzatore nero che non si limita ad approfondire le tecniche di matrice africana si

colloca in una posizione ambigua rispetto all'essenzializzazione delle identità nera e

bianca.

2.2 Una gravosa eredità:

Il presunto talento dei danzatori neri faceva si che essi fossero relegati a ricoprire ruoli

che non si allontanassero da quelli percepiti come 'naturali' per loro. Alcuni artisti neri

venivano criticati perché pretendevano di lavorare con altre tecniche. Dovevano

invece tornare alla loro "eredità africana".

Josephine Baker: criticata, perchè troppo contaminata dalla cultura bianca,

specialmente parigina.

Alvine Ailey: favoreggiava le aspettative del pubblico bianco seducendolo con quello

che si sarebbero aspettati da lei, tendendo ad alimentare lo stereotipo.

2.3. Predisposizione culturale e predisposizione naturale:

Un individuo, così come non può scegliere che lingua parlare non può decidere quali

forme del linguaggio del corpo può adottare.In tal senso l'uomo è un essere

incompleto,foggiato dalla cultura e tutte le pratiche corporee - il modo di mangiare, di

vestirsi, di lavarsi, di esplicare l'attività lavorative e,ovviamente, di danzare-variano in

base alla convenzione locali.

La determinazione culturale di ciò che viene considerato il “naturale” per eccellenza

(postura e movimento) è sottolineata da Marcel Mauss nel saggio “Le tecniche del

corpo” del 1950, dove afferma che l'errore di fondo è pensare che “esistano tecniche

nelle culture solo quando vi sono degli strumenti”: gli stili del nuoto, in modo di

marciare, le posizioni per il riposo e addirittura il modo di camminare dipendono dai

modelli culturali appresi.

In molti contesti culturali, lo sviluppo dell'attività coreutica è favorito dalla pratica

diffusa di quest'espressione del corpo. Franz Boas: nella vita dei kwakiutl è sempre

presente qualche forma di danza, dalla culla alla tomba.Una maggiore competenza

nell'arte coreutica è da interpretare quindi come una predisposizione culturale e non

naturale. Valutare l'importanza accordata alla danza in un determinato contesto, non

è sufficiente appurarne la presenza: occorre anche considerare il valore che viene e

culturalmente assegnato a tale attività.

Adriano Favole e Stefano Allovio: nella Repubblica Domenicana del Congo, la maggior

espressione di nakira (termine usato per colui che ha acquisito abilità e intelligenza) è

la danza . Quindi la danza non è considerata solo una pratica estetica, ma è una

componente intellettuale, centrale nel definire l'essere umano.

Non vi è nulla di naturale, istintivo o spontaneo nell'arte motoria del corpo. Solo a

coloro che affinano le proprie capacità viene riconosciuto uno status differenziato.

Gli antropologi hanno studiato le difficoltà presenti soprattutto nelle danze,

analizzando le differenze fra danze nei riti di iniziazione, culti e svago:esse si sono

rilevate come realtà con un alto grado di elaborazione e strutturazione.

Pensare che le danze africane si sottraggano a regole prestabilite, è ricollegabile alle

"danze di possessione" proprie di alcuni culti quali il vodu haitiano, santeria cubana

ecc. caratterizzate dalla ricerca della perdita del controllo di sè, visto come possibilità

di accesso ad un mondo extra-umano. In realtà molto spesso le posizioni e i passi

delle danze di possessione sono altamente codificati perché ogni divinità ha un tipo di

personalità e un proprio repertorio di movimenti che si rendono manifesti

nell'esecuzione.

Ad es. il Vodu o Le danze di Haiti di Dunham, come afferma Lèvi-Strauss, Anche nelle

sue manifestazioni apparentemente più individuali, segue modi convenzionali e temi

stabiliti.

3. Alla ricerca dell'autenticità:

3.1 Le "vere" danze dogon:

L' idea che la danza africana sia naturale è connessa alla preoccupazione per

preservare la sua autenticità da ogni elemento di modernità. Le vere danze africane si

svolgerebbero in villaggi remoti in cui gli abitanti hanno pochi contatti con la civiltà e

sono, per questa ragione, non "contaminati” .

Spesso i tour operator o coloro che organizzano in Africa seminari per studenti di

danza europei, producono spettacoli in cui mostrano danze definite "autentiche"; in

realtà questo tipo di danze non corrisponde alle esecuzioni reali e quotidiane delle

stesse tra le popolazioni. Le performance fatte per i turisti permettono la

sopravvivenza di repertori destinati altrimenti a fallire, ma sono d'altra parte delle

messe in scena fatte per soddisfare i turisti da depliant.

3.2. Il balletto come danza etnica:

In un famoso articolo del 1969, Joann Kealiinohomoku si interroga sulle ragioni che

spingono gli studiosi a collocare le danze hopi e non, ad esempio, il balletto, tra le

danze etniche. Se per danza etnica intendiamo una danza che riflette le tradizioni

culturali nelle quali si è sviluppata; la danza classica è quindi una danza etnica, in

quanto tutti gli elementi che la contraddistinguono (L'uso di un palcoscenico e di

tendaggi, la durata dello spettacolo, l'abitudine di applaudire, i contenuti dei balletti, i

personaggi, le modalità di contatto fisico tra i partner) sono storicamente e

culturalmente determinati.

Anche il corpo del danzatore, e soprattutto quello della danzatrice, sono culturalmente

costruiti sulla base di un ideale estetico dominante. Anna Aalten, nei suoi studi sulla

percezione del corpo, ha sottolineato la necessità per le danzatrici di uniformarsi a un

preciso modello di magrezza che occulti le forme femminili.

La motivazione di questa esclusione, potrebbe essere che il termine "etnico” è sempre

stato utilizzato come eufemismo per "pagano" o "selvaggio”. Oggi invece designa

pratiche coreutiche che sono costruite come "altre" rispetto a quelle che hanno la loro

origine principale nei contesti teatrali americani ed europei. L'idea che il balletto, la

danza moderna, quella contemporanea, siano in qualche modo superiori alle danze

"etniche" non è tuttavia affatto superata.

Attualmente in Italia esistono numerosi corsi che si spirano dal punto di vista tecnico,

a discipline coreutiche sviluppatesi in diversi paesi. La realtà delle scuole di danza ha

contribuito a decostruire lo stereotipo delle danze "etniche" ponendo sullo stesso

piano i percorsi di danza classica e di danza afro, di hip-pop e di flamenco o il Bharata

Natyam..

3.3 Purezza vs. Contaminazione:

Proprio il Bharata Natyam, È una delle forme per cui si è sviluppato un dibattito

complesso in merito al problema dell'autenticità e della liceità dell'introduzione di

mutamenti nel repertorio. Alcuni autori interpretano le innovazioni come una

degenerazione, un allontanamento dall'autenticità; altri, al contrario, sostengono che

anche la danza, così come ogni altra forma di espressione artistica, è inevitabilmente

destinata ad assimilare e ad introdurre il cambiamento.

È interessante comunque notare come spesso ciò che alcuni chiamano

"contaminazione" nella sua accezione negativa, venga presentato dei protagonisti del

cambiamento come uno sviluppo, un'evoluzione della tecnica da loro praticata.

Gli artisti sottolineano spesso l'apporto che proviene dal contatto con altre forme

espressive: nel descrivere le proprie composizioni, ne evidenziano i tratti di fluidità,

determinati dal contesto, dal gusto individuale e da quello del pubblico e anche dalla

conoscenza o ignoranza di alcuni elementi.

3.4. Esigenze classificatorie nella danza contemporanea:

"Sono Linyekula.

africano, sono un artista, ma non sono un artista africano."Faustin

Sheperd e Visser: la danza occidentale è descritta come contemporanea o post

moderna, quella africana viene classificata come tradizionale o ibrida. Questi sono

termini inadeguati, andrebbero adottati termini come danza africana moderna o

contemporanea, e ammettere che la danza in Africa può prendere qualsiasi piega sia

al di fuori dell'immaginario occidentale.

Un problema molto comune è il tentativo di ricondurre a una presunta essenza il

lavoro dei coreografi contemporanei è un atteggiamento assai contestati dagli artisti,

che rifiutano il pregiudizio secondo il quale le innovazioni coreografiche sono

necessariamente da attribuirsi a presetiti dalla cultura euro-americana.

Alcuni di essi sono Nia Love a cui un'intervistatrice le chiese come avrebbe

definito/classificato la sua danza e alla quale Love rispose "non mi capacito del motivo

per il quale dovrei rinchiudere la mia danza in un colore o in una nazione";

e Shobana Jeyasingh che parte dalla sua esperienza da coreografa per illustrare gli

stereotipi relativi al suo lavoro: avendo un nome indiano il pubblico si aspetta

determinate cose.

TRA PROIBIZIONI E COSTRUZIONE DEL CONSENSO:

La storia della danza è anche una storia di proibizioni:danze giudicate immorali o

sovversive sono state vietate nel corso dei secoli. Le religioni hanno avuto a riguardo

un'influenza fondamentale:danze considerate lascive sono state addomesticate fino a

renderle moralmente accettabili, purificate anche da elementi superstiziosi e chi

praticava alcune particolari danze veniva addirittura denunciato all'Inquisizione.

Anche la politica ha avuto un ruolo regolatore, vietando espressioni artistiche

considerate offensive, politicamente pericolose o potenzialmente critiche nei confronti

dell'ordine costituito. Nel contesto coloniale la dimensione politica e quella religiosa si

intrecciano perché la danza viene spesso considerata una minaccia sia sul piano della

sicurezza sia sul piano morale.

Stefano Santandrea, riferisce del “ru ndogo”, danza tipica delle occasioni

– solenni, condannata in quanto mostrava nudità negli adulti. Venne modificata

dal capo-governo in modo da non turbare l'aspetto morale del cristianesimo.

Terence Ranger: danza Zanzibar,descritta come frenetica e selvaggia che

– racconta una caccia o un combattimento. Si assiste ad un progressivo

disciplinamento del corpo, per i bambini, figli degli schiavi liberati.

Monica Wilson: nella sua analisi di un rito matrimoniale sud africano, evidenzia i

– mutamenti introdotti dai missionari e negli sguardi poiché considerati

peccaminosi.

In Papua Nuova Guinea ugualmente i missionari proibirono determinate danze

– poichè erano rivolte agli spiriti degli antenati e perchè pensavano incoraggiasse

la sfrenatezza sessuale. Inserirono così forme modificate delle danze originali.

L'elaborazione di nuove forme performative rappresenta una strategia per i movimenti

politici che cercano di affermarsi e per gruppi di potere che devono costruire consenso

intorno a una nuova identità nazionale.Es. La Repubblica Dominicana è rappresentata

dal merengue, una danza contadina che fu promossa negli anni '30 dal dittatore

Trujillo.

1. Censura politica: il caso Southland di Kathrine Dunham:

Danzatrice, coreografa e antropologa, attivista: opera in un periodo in cui essere una

donna nera, danzatrice e intellettuale era quasi impossibile.

Creò una tecnica di danza che fondeva movimenti di base africana con il balletto e la

modern dance per liberare ginocchia e bacino, modificando profondamente la danza

americana.Tua scuola di danza New York negli anni 40 formò una generazione di

artisti che contribuirono notevolmente all'indirizzo che prese poi il teatro americano.

Ella fu impegnata per tutta la vita a combattere ogni forma di discriminazione:nel

1992 attua uno sciopero della fame per protestare contro il trattamento riservato ai

profughi hitiani dal governo americano.

Negli Anni '50: realizza Southland, la sua opera più apertamente politica, dove ricrea

una coreografia sul linciaggio dei neri (senza che nessuno ne paghi le conseguenze).

Southland nasce in risposta alle esecuzioni di imputati neri accusati di stupro di donne

bianche in Missouri e Virginia. Sarà considerata antipatriottica, e sarà boicottata dal

governo americano che le negherà fondi, ricevendo anche minacce, linciaggi e altre

proibizioni.

Per creare l'opera, False della collaborazione di Dino Di Stefano, Gesuita residente in

Argentina che realizza un arrangiamento orchestrale di spirituals afro-americani e

John Pratt, marito e collaboratore, che propone una scenografia al cui centro pone un

albero di magnolia in fiore, simbolo delle terre calde e assolate del Sud. Nella

coreografia, oltre a sezioni create con e per i danzatori, vengono inseriti brani di

danze collettive già presenti nel repertorio della compagnia.

La prima parte della coreografa vede in scena due innamorati neri, lussi e Richard,

impegnati in un romantico passo a due. Entra poi una copia di bianchi, Julie e Landwood

visibilmente ubriachi: Lenwood picchia Julie fno al lasciar la terra in stato di incoscienza.

A questo punto entrano in scena Richard e altri lavoratori dei campi i quali, scorgendo la

ragazza terra, fuggono impauriti, consapevoli dei rischi che correrebbero se fossero trovati


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

17

PESO

163.65 KB

PUBBLICATO

4 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in dams (discipline delle arti, della musica e dello spettacolo)
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mir.romano85 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Natali Cristiana.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Antropologia culturale

Riassunto esame Antropologia Culturale, prof. Dei
Appunto
Riassunto per l'esame di antropologia culturale,docente Cristiana Natali, libro consigliato Elementi di antropologia culturale, Fabietti
Appunto
Riassunto esame Antropologia culturale, prof. Giusti, libro consigliato Il rione incompiuto, Scarpelli
Appunto
Appunti antropologia culturale
Appunto