Estratto del documento

L'uomo è antiquato

Vol. 1: Considerazioni sull'anima nell'epoca della seconda rivoluzione industriale

Günther Anders

Riassunto dell'introduzione e della seconda parte (Il mondo fornito a domicilio, il fantasma, la notizia)

Introduzione

Come per i condannati a morte, la sorte degli uomini è già stata decisa; devono scegliere in qualità di consumatori di trasmissioni radiofoniche o televisive, sono esseri che si lasciano nutrire da fantasmi e non vogliono altro, poiché viviamo in un mondo dove hanno importanza i fantasmi e il loro consumo e non è possibile opporsi a questo. Il mondo reale è ormai un fantasma perché si presta alla “trasmissione”. L’uomo non è più libero di scegliere se usare o meno questi apparecchi, poiché esiste la “costrizione al consumo”, cioè questi oggetti sono ormai dei “must” (merci d’obbligo); se ne manca uno solo mette a repentaglio l’intera vita che è retta da questi prodotti. Quindi, chi rinuncia a uno rinuncia a tutti, e quindi alla sua vita. Non possono, inoltre, più essere considerati “mezzi”, perché il mezzo è secondario e serve a raggiungere un fine. Questi apparecchi sono invece decisioni preliminari, vengono prese dagli altri prima che l’uomo abbia la possibilità di decidere. In realtà sono LA decisione preliminare, perché ogni apparecchio è solo una parte dell’apparecchio e concorre quindi a creare la “totalità”, e questo sistema di apparecchi è il nostro mondo. Chi critica un apparecchio viene definito come ridicolo sabotatore delle macchine e si condanna alla morte intellettuale, sociale e pubblicistica. Si parla qui di “analfabetismo postletterario”: che è la costante inondazione di immagini. L’uomo è apparentemente partecipe del mondo, perché le immagini, a differenza dei testi, mostrano solo una parte di esso e quindi lo nascondono. Anders viene definito “reazionario romantico”. Reazionario: critica, si oppone al progresso, mostrandosi ostile ad esso. Romantico: sostiene la concezione umana dell’uomo. Secondo Anders, chi critica in Germania può essere identificato più che in altri luoghi a causa del regime nazista che eliminò gli oppositori e che ancora esiste in forma rudimentale.

La bomba atomica è una macchina, ma si evita questa associazione per non far perdere positività alla parola “macchina”; ciò dimostra che in realtà le macchine vengono già criticate anche se si ha paura ad esporsi per non essere sospettati “nemici delle macchine”. Oggi siamo tutti messi in pericolo da questi apparecchi. Ognuno li usa, e utilizza anche i loro prodotti. Oggi il punto saliente è “da cosa viene fabbricato il prodotto”. Anche l’uomo è un prodotto, poiché viene plasmato e alterato totalmente a causa del consumo di immagini. Anders si chiede cosa farà di noi la tecnica prima che l’uomo possa fare qualcosa di lei. La tecnica è il nostro fato e se non saremo in grado di guidare la mano del nostro destino dovremo almeno sorvegliarlo. Anders definisce i suoi saggi esempi di “occasionalismo” e “filosofia d’occasione”, cioè un incrocio tra metafisica e giornalismo. Una filosofia che ha come oggetto la situazione odierna.

L’uomo prova vergogna per la sua inferiorità davanti ai suoi congegni che sono di una perfezione umiliante. La “divagazione” in filosofia assume diverso significato, per i rigoristi significa l’opposto. Un rigorista ha criticato Anders dicendo che se si limita al particolare (problemi del giorno), rinunciando al generale e che pertanto non fa filosofia. Afferma che, poiché si è inoltrato in un settore inaccessibile alla filosofia, la sua divagazione è eccessiva. Secondo Anders per quanto il filosofo “vive nel generale”, deve sempre e comunque prendere di petto qualcosa di specifico e chi nega che il fenomeno singolo possa essere oggetto di studio della filosofia sta sabotando la propria attività filosofica. Nessun filosofo è in grado di dire dove inizia e finisce la sua competenza. Non è possibile dire in termini filosofici perché in antropologia filosofica si fa filosofia sull'uomo. Secondo Anders quanto più un filosofo si mostra sicuro di sé nel grado di specializzazione permesso, tanto più si è autorizzati a diffidare di esso. Alcuni filosofi hanno dovuto pagare per la loro sicurezza, perché per paura di fare passi falsi nell'epoca posthegeliana, hanno lasciato fare passi nuovi a filosofi che non avevano paura di allargare i loro confini. Chi fa veramente filosofia procede nella sua opera anche se non sa se ha oltrepassato i confini.

Nel testo alcune esposizioni appariranno esagerate perché esistono fenomeni che non si possono trattare senza ingrandirli, perché senza questa deformazione non li potremo scorgere ad occhio nudo, bisogna quindi esagerarli, deformarli, guardarli con una sorta di lente d’ingrandimento, proprio come accade nelle scienze, che alcuni fenomeni vengono analizzati con degli strumenti (microscopio, telescopio…), quindi si hanno due possibilità: “rinunciare a conoscerli”.

Come mai l'argomento di questo testo richiede un’esagerazione? La risposta è in forma indiretta nel sottotitolo: “considerazioni sull’anima nell’epoca della seconda rivoluzione industriale” “sulle metamorfosi dell’anima”. Dove sarebbe più esatto aggiungere alla domanda “l'anima ha progredito di pari passo con le premesse modificate?” La risposta è no. Anzi, noi uomini siamo incapaci di muoverci alla velocità dei nostri prodotti e di raggiungere i nostri congegni che ci sono sfuggiti di mano. Creando sempre nuove cose abbiamo creato disordine in noi stessi, e la nostra vita prosegue lentamente rispetto a quello che abbiamo creato.

Questo dislivello tra uomo e prodotto è definito “dislivello prometeico”, e questa distanza diventa sempre più grande. Dislivello, che era già stato trattato da Marx nella dottrina della sovrastruttura. Ci sono però altri tipi di dislivello: fare e immaginare; agire e sentire; conoscenza e coscienza; congegno fabbricato e corpo dell’uomo. Tutti questi livelli hanno in comune il fatto che uno di essi è in anticipo sull’altro. L’immaginare sta dietro al fare; il sentire dietro all'agire; il corpo umano sta a grandissima distanza dietro tutti.

Anders parla di “personalità armoniosa”, nel senso che il corpo stesso è composto da più funzioni che presentano un dislivello prometeico, non sono sincronizzate, pertanto vi è un dislivello all’interno dell’uomo stesso. Nulla ci vieta di pensare che i congegni procedano con troppa velocità e che i prodotti chiedano all'uomo qualcosa di eccessivo. Ma non è escluso il fatto che l'uomo è sul punto di creare un mondo con cui non è capace di tenere il passo. L'uomo ha un’adattabilità più o meno limitata: non può essere modellato a piacere né da altre forze né da lui stesso. Secondo Anders bisogna chiedere alla filosofia una critica di tutti i limiti delle facoltà dell'uomo, poiché oggi sono più visibili a causa della sua attività produttiva. A causa del “dislivello prometeico” la nostra anima è rimasta indietro in confronto al punto in cui è arrivata la metamorfosi dei nostri prodotti. Le anime di quest'epoca, a causa del dislivello, non sono ancora finite, e non saranno mai finite, perché resistono nel ricevere un’impronta definitiva. Se si prova a disegnare queste anime, si tenderà ad esagerare, a dar loro un rilievo alle quali non spetta, ma se si rinuncia all’esagerazione, si corre il pericolo di rendere irriconoscibili le fattezze. Questa esagerazione è legittima perché nella nostra epoca si tende a forzare la metamorfosi con mezzi esagerati. È la rappresentazione esagerante di ciò che viene prodotto dall’esagerazione.

Seconda parte: Il mondo come fantasma e come motrice

1. Il mondo fornito a domicilio

1.1 Nessun mezzo è soltanto mezzo

In questo testo radio e televisione saranno sottoposte a critica e la reazione che questa susciterà sarà: “dipende dall’utilizzo che si fa di questi servizi”. La credenza che ci siano parti del mondo che non sono altro che “mezzi” a cui si assegnano “scopi buoni” è un’illusione. Radio e televisione sono realtà che ci plasmano, qualunque sia lo scopo per le quali usiamo. Il fatto di dividere la nostra vita in “mezzi” e “scopi” non ha nulla a che vedere con la realtà. La nostra esistenza non è divisa in due parti. Questa divisione è legittima solo per azioni singole, ma non quando si parla di totalità. Chi articola la nostra vita in base a queste due categorie, la considera un processo tecnico. Anche chi rifiuta la legittimità di queste due categorie l'accetta, ammette che la loro applicazione nella vita è giustificata. La vera virtù di umanità comincia dove questa distinzione perde senso: dove non si può distinguere il mezzo dallo scopo. Per quanto riguarda la televisione, ciò che ci plasma e trasforma è il fatto che non vi prendiamo parte ma consumiamo solo la sua immagine. Ciò che ci plasma e ci altera sono i mezzi, che hanno una loro struttura e una funzione che ci determina. Queste pagine sono rivolte ai consumatori (ascoltatori e spettatori), che almeno una volta, davanti a una trasmissione si sono domandati “Ma che sto mai facendo?”. In sostanza, un mezzo non è un mezzo, ma una macchina in grado di plasmare e deformare l’uomo, con la conseguenza che non distinguiamo più mezzo e scopo. C’è stato un rovesciamento, ormai fabbricare mezzi è diventato lo scopo della nostra vita.

1.2 Oggi il consumo di massa ha un andamento “solistico”

Ogni consumatore è un lavoratore a domicilio non stipendiato che coopera alla produzione dell’uomo di massa. Prima che nelle abitazioni fossero installati gli apparecchi radio e i televisori, le famiglie affluivano nei cinematografi per consumare collettivamente, quindi come massa, i prodotti fabbricati per loro in massa. Per i produttori non fa differenza se questo consumo in comune costituisce una reale esperienza comune o la somma di molte esperienze individuali. Quel che importa non è la massa ammassata, ma quella suddivisa nel maggior numero possibile di acquirenti, la possibilità che ognuno, spinto da uguale bisogno, compri la stessa cosa. Questo ideale è stato raggiunto da moltissime industrie, ma è dubbio che l'industria cinematografica possa mai conseguire lo stesso ideale, perché essa offre ancora la sua merce come spettacolo per molti. L'industria radiofonica e quella televisiva godevano del vantaggio di poter smerciare gli apparecchi necessari al consumo e, a differenza del cinematografo, quasi a ciascuno. A differenza del cinematografo, la merce poteva essere fornita a domicilio con gli apparecchi. Le famiglie rimasero sedute a casa molte di quelle sere che prima trascorrevano al cinematografo. La situazione del consumo della merce di massa da parte di una massa era dunque eliminata. Ciò significa che esiste la produzione di massa per l'uomo di massa anzi, la produzione dell’uomo di massa stesso. Tramite questi prodotti fabbricati in massa, ognuno venne trattato come uomo di massa. Le famiglie consumavano adesso i prodotti di massa in famiglia oppure li si consumava anche da soli. Quanto più soli erano, tanto più li consumavano, così è nato il tipo dell’eremita di massa. Si parla di eremita di massa perché milioni di persone siedono, una separata dall’altra, come degli eremiti, per non perdere nemmeno una briciola del mondo che gli apparecchi presentano loro. L'industria ha abbandonato il principio della centralizzazione a favore di quello del decentramento. Questo principio del decentramento vige oggi anche per la produzione dell’uomo di massa. Consumo e produzione coincidono in modo curioso perché l'uomo è “quello che ingerisce”. Infatti, l'uomo di massa viene prodotto quando lui stesso consuma merci di massa. Ciò significa che, il consumatore della merce coopera consumando quest'ultima alla produzione dell’uomo di massa. Se il consumo è decentrato lo è anche la produzione dell’uomo di massa. La produzione ha luogo dovunque ha luogo il consumo. Sono tutti lavoratori a domicilio, prestano la loro opera per trasformare loro stessi in uomini di massa. Il lavoratore a domicilio, invece di essere pagato per questa sua collaborazione, deve lui stesso pagare i mezzi di produzione che utilizza e lasciarsi trasformare in uomo di massa. Oggi si procede a domicilio alla degradazione dell’individualità. All'uomo viene tolta la sua personalità in modo che preservi apparentemente la sua libertà, poiché questo processo di condizionamento ha luogo per ognuno separatamente e in questo modo vi è una migliore riuscita, anche perché non lo si fa sapere alla vittima.

1.3 La radio e lo schermo televisivo diventano il desco familiare di segno negativo, la famiglia diventa un pubblico in miniatura

Il consumo di massa non è stato chiamato con il suo nome ma è stato presentato come un’opportunità di rinascita offerta alla famiglia e alla vita privata. Nella “Wiener Presse” del 1954 è stato detto che la famiglia francese ha scoperto che la televisione è un ottimo mezzo per distogliere i giovani da passatempi costosi e trattenerli in casa, ed è una nuova attrazione nelle riunioni familiari. Ma in realtà questo consumo disgrega del tutto la famiglia, anche se sembra apparentemente che vi sia un’intima vita familiare. Ma in realtà la famiglia è disgregata perché quel che domina in casa è il mondo esterno che viene trasmesso dalla tv. Quando il fantasma diventa reale, la realtà diventa fantasma. La casa diventa un container e la sua funzione si riduce a contenere lo schermo della televisione. Sempre nella Wiener Presse del 1954 è stato detto che degli assistenti sociali hanno trovato in un appartamento due bambini abbandonati, nella stanza c'era qualche sedia rotta e in un angolo c'era un televisore nuovo. Non c'è stata una gara tra il regno domestico e quello dei fantasmi, ma questi ultimi hanno già vinto quando hanno fatto il loro ingresso in casa. Da alcuni anni si è potuto notare che il massiccio tavolo centrale della stanza del soggiorno, che prima serviva a riunire la famiglia intorno a sé, perdeva la sua forza di attrazione, sembrava antiquato di fronte ai nuovi apparecchi. Ha trovato infatti un nuovo successore che è appunto il televisore; ciò non significa però che il televisore è diventato il centro della famiglia, esso rappresenta proprio il decentramento della famiglia (è divisa), è il desco familiare di segno negativo. I membri della famiglia non sono più seduti l'uno di fronte all'altro come intorno al tavolo, la possibilità di vedersi l'un l'altro è dovuta solo una svista, quella di parlarsi soltanto per caso. Non sono più insieme, ma l'uno con l'altro, accanto all'altro come degli spettatori. La famiglia ha in comune solo il punto di fuga prospettico, l’irrealità o un mondo che non condividono con nessuno perché non vi prendono parte realmente, o lo condividono con milioni di solisti del consumo di massa. Quindi la famiglia è diventata un pubblico in miniatura, il soggiorno un locale di spettacolo in miniatura e la casa è diventata un modello di cinematografo. Ciò che aspettano è il momento in cui la loro comunanza sarà definitivamente...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher angela.fadda.98w di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia filosofica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Sassari o del prof Fiorato Pierfrancesco.
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